GLI INSETTI loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coli' nonni I ANTONIO BERLESE Direttore della H. Stazione d'Entomologia agraria di Firenze GLI INSETTI loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coll'uomo VOLUME SECONDO VITA E COSTUMI con particolare riguardo agli insetti praticamente interessanti Cini 895 incisioni intercalate nel testo e 7 tavole fuori testo Societ Editrice Libraria * * MILANO - VIA AUSONIO, 22 ^ * 1925 PROPRIET LETTERARIA Milano 1925. Tip. Societ Editrice Libraria INDICE DELLE MATERIE Cap. I. GLI AFFINI DEGLI INSETTI pag. I Onicofori 3 Aracni di 4 (Pentastomidi, pag. 5. Acari, pag. 10. Rapporti gli fra Acari e gli Insetti, pag. 25. Alcune interessanti specie di Acari, pag. 28. Astigmati, pag. 30. Sarcoptidi vermiformi, pag. 30. Eriofidi o Fitoptidi, pag. 30. Demodicidi, pag. 35. Sarcoptidi psorici o dermicoli, pag. 39. Sarcoptidi avicoli od Anal- gesidi. pag. 53. Sarcoptidi liberi o detriticoli (Tiroglifidi), pag. 55. Cripto- stigmati, pag. 62. Eterostigmati, pag. 63. Mesostigmati I (Gamasidae), pag. 67. Mesostigmati II (Ixodidae), pag. 74. Prostigmati, pag. 93. Fa- langidi od Opilionidi, pag. 100. Pseudoscorpioni o Clternetidi, pag. 101. So- li/ughi, pag. 102. Arancii, pag. 105. Palpigradi, pag. 127. Pedi-polpi, pag. 127. Scorpioni, pag. 128). MlBIAPODI 131 (Diplopodi, pag. 133. Sinfili e Pauropodi, pag. 136. Chilopodi, pag. 136. Mirientomi, pag. 139). Bibliografia relativa ai detti Artropodi 140 Cap. IL L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 152 Era paleozoica 155 (Siluriano e Decumani), pag. 155. Carbonifero, pag. 156. Paleodittiotteri, pag. 156. Differenziazione verso gli Ordini attuali, pag. 158. Protoortotteri, pag. 158. Protoblattoidi. pag. 159. Blattoidi, pag. 160. Protodonati, pag. 160. Protefemeridi, pag. 161. Megasecopteri, pag. 161. Reculoidi. Adentomoidi, Apalopteroidi, Mixotermitoidi, pag. 162. Permiano, pag. 162. Plecotteri. pag, 163. Protoemitteri. pag. 163. Paleoemitteri, pag. 164. Conclusioni circa la fauna entomologica dell'Era paleozoica, pag. 164). Era mesozok' a 1 65 (Triassico, pag. 165. Coleotteri, pag. 166. Neorotteii, pag. 166. Lassico, pag. 166. Odonati, pag. 167. Ortotteri, pag. 167. Rincoti, pag. 168. Coleotteri, pag. 168. Neurotteri, pag. 168. Megalotteri, pag. 169. Ditteri, pag. 169. Giurassico, pag. 169. Ortotteri, pag. 170. Odonati, pag. 170. Plecotteri. pag. 170. Rincoti, pag. 171. Neurotteri, pag. 171. Lepidotteri, pag. 171. Ditteri, pag. 173. Coleotteri, pag. 173. Imenotteri, pag. 173. Cretaceo, pag. 173). Era CENOZOif a 174 (Ortotteri, pag. 175. Psocidi e Termitidi. pag. 176. Tisanotten. pag. 176. Perlarii, pag. 176. Plecotteri, pag. 176. Odonati, pag. 176. Embioidi, pag. 176. Rincoti, pag. 176. Apterigoti, pag. 176. Neurotteri, pag. 177. Coleotteri, pag. 177. Strepsitteri, pag. 177. Imenotteri, pag. 177). Era quarternaria 179 Conclusione 180 (Prospetto ilei principali gruppi di Insetti, dalla loro apparsa sulla Terra, fina all'epoca attuale, pag. 181). Bibliografia relativa agli Insetti fossili 182 Cap. III. CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 189 Sottoclasse Apterigoti 192 {Apterigoti, pag. 192. Tisanuri, pag. 192. Collemboli, pag. 192). / ; v r-i INDICE DELLE MATERIE Sottoclasse Ptebigoti 192 (Ordine Ortotteri, pag. 192. Ordine Pseudoneurotteri, pag. 192. Ordine Fi- sapodi, pag. 193. Ordine Emittori, pag. 193. Ordine Neurotteri, pag. 193. Ordine Lepidotteri, pag. 193. Ordine Imenotteri, pag. 193. Ordine Coleotteri, pag. 194. Ordine Ditteri, pag. 194). Breve storia del Sistema 194 Bibliografia relativa alla classificazione degli Insetti 205 Cap. IV. LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI] 207 Le uova degli Insetti 208 (Varie maniere di uova, pag. 208. Aggruppamenti d'uova, pag. 213. Insetti vivipari, pag. 217. Schiusura della larva, pag. 217. Rivestimento del neonato pag. 219). Larva 219 (Diverse maniere di Larve olo metaboliche, pag. 221. Larve melolontoidi, pag. 221. Larve cruciformi pag. 222. Larve ciclopiformi, pag. 222). Differenze tra Larva e Adulto 223 (Capo ed appendici cefaliche, pag. 225. Organi boccali, pag. 227. Tronco e sue appendici, pag. 230. Costumi delle larve olometaboliche, pag. 237. Nutri- zione, pag. 237. Durata della vita larvale, pag. 242. Aumento della larva, pag. 243. Mute, pag. 244. Mezzi di difesa della larva, pag. 246). La Ninfa olometabolica 256 (Particolari appendici di alcune ninfe, pag. 259). Varie maniere di metamorfosi 260 (Origine della Olometabola, pag. 262. Ametabola, pag. 265. Emimetabola, pag. 266. Olometabola, pag. 267. Transizione dalla Emimetabolla alla Olo- metabola. Neometabolla, pag. 268. Punti di corrispondenza fra le varie maniere di metabola, pag. 270. Confronto fra le varie maniere di larve olometabole ed i corrispondenti momenti embrionali degli emimetaboli, pag. 270. Ipermeta- morfosi, pag. 279. Neotena e suoi effetti, pag. 283). La Ninfosi > 288 (Caratteristiche della ninfosi, pag. 290. Ipotesi sulla natura e sulle cause della ninfosi, pag. 291. Cause determinanti la metamorfosi, pag. 293. Teoria fa- gocitarla. Teoria della crisi genitale. Teoria asfittica, pag. 293. Teoria del- l'arresto fisiologico, pag. 294. Teoria della autofagia, pag. 294. Come la larva si prepara alla ninfosi, pag. 295. Dischi imaginali, pag. 296. Importanza del tessuto adiposo larvale. Depositi di sostanza nutritiva, pag. 298. Formazione della seta, pag. 299. Istolisi dei tessut ; larvali, pag. 299. Amebociti, pag. 300. Islogenesi, pag. 301. Fisiologia della ninfa, pag. 304. Respirazione, pag. 305. Ossidasi, Circolazione, pag. 306). Ripari della ntnfa durante la metamorfosi 307 (Ninfe anoiche, pag. 309. Ninfe emioiche, pag. 312. Ninfe evoiche, pag. 312. Pupa e pupario, pag. 313. Ninfe e Crisalidi protette, pag. 314). Bibliografia relativa agli stadi giovanili degli Insetti 327 Cap. V. L'ADULTO E GLI ATTI PER LA CONSERVAZIONE DELLA SPECIE. . 335 Sfarfallamento > 337 (Epoche dello sfarfallamento, pag. 345. Subimago delle Efemere, pag. 346. Definitivo assestamento dell'adulto, pag. 346. Sostanze escrementizie espulse dal- l'adulto, pag. 349). Maturanza sessuale 350 (Neotenia, pag. 351. Adresa, pag. 351. Iperadresa, pag. 352. Atelia, pag. 352. Pedogenesi, pag. 353). Funzioni speciali dell'adulto 355 (Partenogenesi, pag. 356. Partenogenesi accidentale, pag. 357. Partenogenesi normale, pag. 359. Parten. norm. occasionale, pag. 359. Parten. ciclica od Eteropartenogenesi, pag. 361. Partenogenesi cicl. regolare, pag. 362. Parten. cicl. irregolare, pag. 366). Gamogenesi 369 (Qamogenesi negli Insetti, pag. 371. Ragioni della riproduzione per via gametica o sessuale, pag. 372). I DUE SESSI DEGLI INSETTI E LE DIVERSE FUNZIONI SESSUALI 374 (O meomorfismo sessuale ed Eteromorfismo, pag. 375. Dimorfismo sessuali . pag. 375. Cause primarie intrinseche di divergenza morfo ogica fra i due sessi, pag. 377. Cause estrinseche di divergenza frrt i due sessi, pag. 378. Uffici e variabilit della femmina, pag. 381. - Uffici e variabilit del maschio, pag. 384. Graduatoria nelln importanza degli organi e delle funzioni sessuali, pag. 386. Graduatoria degli organi per la loro et, pag. 386. Percorso del regresso invo- lutivo, pag. 386. La ragione del dimorfismo sessuale, pag. 388). INDICE DELLE MATERIE CARATTERI SESSUALI SECONDARI 1 388 (Statura, pag. 3SS. Dimegetismo sessuale, pag. 388. Ornamentazione, pag. 390. Ornamentazione cromatica. Dicromismo sessuale, pag. 391. Ornamenta- zione plastica e Dimorfismo sessuale, pag. 393. Eutela (od Eumorfismo), pag. 394. Atela (od Atelismo), pag. 395. IpertelU (o Ipermorfismo), pag. 395. Ipe- ratella, pag. 397. Altre differenze sessuali secondarie, pag. 417. Regime ali- mentare. Difaga, pag. 417. Dioplismo, Pungiglioni, pag. 418). Polimorfismo > 419 (Polimorfismo individuale, pag. 421. Eteromisla, pag. 421. Variazioni da indi- viduo ad individuo, pag. 422. Gradi della variazione, pag. 423. Variazioni in rapporto ai sessi, pag. 424. Cause del polimorfismo individuale (da individuo ad individjo), pag. 427. Influenza della nutrizione, pag. 428. Influenza della nutrizione sulla determinazione del sesso, pag. 430. Variabilit, Evoluzione, Ipertela, Ateli:, pag. 431. Iperatela, pag. 433. Atela, pag. 433. Mege- tismo, pug. 437). Polimorfismo collettivo 440 (Polimorfismo di stagione od Oramorfismo, pag. 441. Polimorfismo di casta Po- tifila, pag. 445. Polifilia non sociale, pag. 446. Origine, e significato della Poli- fla non sociale, pag. 448. Ciclo normale, pag. 449. Ciclo ipernomico, pag. 450. Cicli catanomici. pag. 451. Ipoeiclo omeofilico, bisessuale, pag. 451. Ipic. omeof. ciclopartenogenico, pag. 452. Cicli catanomici polifilici, pag. 452. Ipociclo polifilico a maschi eutelici, pag. 452. Ipoc. polif. a maschi polimorfici, pag. 453. Ipoc. polif. a maschi atelici, pag. 453. Cicli disitici e cicli eteroici, pag. 453. Ciclo disitico, pag. 453. Cicli eteroici, pag. 454. Ciclo eteroico annuale, pag. 454. Ciclo eter. biennale, pag. 455. Ciclo incompleto, pag. 456. - Significato ed effetto della eteroicha e polisita pel vantaggio della pecie, pag. 461). Variet 463 (Variazioni individuili, pag. 464. Mostruosit, pag. 464. Oinandromorfismo, pag. 465. Aberrazioni, pag 466. Gene, pag. 467. Razze, pag. 468. R izze locali, pag. 469. Razze eterobiiche ed eterogeniche, pag. 469. Specie, pag. 470. Specie morfologiche, pag. 470. Specie biologiche, pag. 470. Variazione della specie, pag. 470). Gli amori degli insetti 473 (Segnalazione e richiamo, pag. 474. Segnalazioni a mezzo di odori, pag. 475. Segnalazioni a mezzo di suoni, pag. 478. Stridulazione dei Grilli e delle Locuste, pag. 478. Apparati di stridulazione in altri Insetti, pag. 481. Il Canto delle Cicale, pag. 482. Luminosit, pag. 483. Preliminari dell' accoppiamento, pag. 486. Profumi, 487. Precopula ed organi relativi, pag. 489. Accoppia- mento, pag. 491. Spermatofori, pag. 491. Varie maniere di accoppiamento, pag. 495. Speciali maniere di accoppiamento, pag. 498. Accopp. delle Libel- lule, pag. 499. Accoppiamenti singoli e multipli, pag. 500. Il ti segno dell'ac- coppiamento, pag. 502. Pervertimento sessuale, pag. 503). Determinazione del sesso 503 La prolificazione 504 (Varie maniere di riproduzione, pag. 505. Insetti vivipari, pag. 505. Insetti ninfogeni, pag. 506. Insetti prosopogeni. pag. 507. Insetti ovovivipari, pag. 508. Insetti ovipari, pag. 508. Poligenesi, pag. 509. Periodo di incu- bazione, pag. 510. Diversi ambienti dove sono deposte le uova, pag. 510. Ovoposizione, pag. 511. Ootassi, pag. 512. Nidi d'uova, pag. 514. Nidi d'uova entro corpi resistenti, pag. 517. Ovoposizione entro terra, pag. 517. Ovoposizione entro i legnami secchi e verdi, pag. 519. Ovop. entro foglie, fiori, frutti, pag. 523. Preparazione del nido coll'aiuto di altri organi oltre ai perige- nitali, pag. 525. Nidi pedotrofici, pag. 527. Nidificazione dei Lamellicorni coprofagi, pag. 531. Imenotteri solitarii, pag. 538. Modo di approvvigiona- mento del nido negli Imenotteri predatori, pag. 540. Paralizzazione della preda, suo trasporto nel nido dal predatore e deposizione dell'uovo sulla vittima, pag. 545. Guasto della vittima, pag. 546. Trasporto della preda nel nido del predatore. pag. 548. Deposizione dell'uovo, pag. 549. Nidificazione, pag. 551. Nidi cavit accidentali, pag. 551. Nidific. in cavit scavate dalla madre stessa, in terra, nei vecchi muri, nei legnami, ecc., pag. 554. Nidi scavati nei legnami, pag. 558. Nidi composti di celle allogate in cavit accidentali, pag. 559. Co. struzioni accessorie, pag. 562. Nidi in muratura, pag. 564). Diffusione della specie 68 (Migrazioni, pag. 571. Migrazioni di forme giovani, pag. 572. Migrazioni di adulti, pag. 573. Agglomerazioni, pag. 575). Bibliografia relativa alle funzioni speciali dell'adulto 576 mi INDICE DELLE MATERIE Cap. VI. L'INDIVIDUO NEGLI ATTI PER LA PROPRIA CONSERVAZIONE .. 590 Funzioni del sistema nervoso 591 Sensi e percezioni ' ivi (Tatto, pag. 592. Gusto ed odorato, pag. 595. Udito, pag. 599. Vista, pag. 600. Percezione dei colori, pag. 602. Pevcez. dei movimenti, pag. 603. Percez. delle forme, pag. 603. Visione a distanza, pag. 604. Diottrica e formazione delle immagini, pag. 605. Visione a mezzo degli ocelli od occhi semplici, pag. 609. Altri sensi, pag. 610. Funzioni del sistema nervoso centrale, pag. 611. Catena ganglionare nervosa, pag. 613. Rapporti dei gangli della catena ven- trale fra loro, pag. 613. Sistema nervoso viscerale, pag. (il 4). Istinto ed intelligenza 615 Locomozione e movimento 626 (Forza muscolare, pag. 628). Locomozione 628 (Locomozione terrestre, pag. 628. Locomozione acquatica, pag. 631). Volo 632 (// 1 motore della macchina volante Insetto, pag. 635. La macchina volante Libellula , pag. 635. Ala, pag. 639. Endoscheletro, Apodemi, pag. 640. Capi ed assi dei movimenti articolari, pag. 640. Movimenti dei Noti, pag. 641. Movim. dell'ala nel suo insieme, pag. 642. Movim. delle parti dell'ala, pag. 642. - Muscoli motori delle ali, pag. 643. Meccanica del movimento alare, pag. 644. Meccanica del volo nel tipo Libellula , pag. 646. Azione complessiva delle ali nella Libellula . pag. 646. La macchina volante tipo a Mosca , pag. 646. Acridio, pag. 650. Mosca, pag. 653. Movimenti dell'ala nel volo, pag. 656. Sollevamento, pag. 657. Movimenti dell'ala nel volo, 658. Differenza fra il tipo Libellula ed il tipo Mosca nel movimenti! delle ali, pag. 665. Posizione del- l'Insetto nel volo, pag. 666. Chiusura dell'ala, pag. 668). Nutrizione 669 (Respirazione, pag. 670. Movimenti di apertura e chiusura degli stigmi, pag. 671. Chimica della respirazione, pag. 672. Respirazione acquatica, pag. 673. - Respirazione branchiale, pag. 677. Resistenza all'asfissia, pag. 677. Dige- stione, pag. 678. Digestione interna, pag. 679. Assunzione del cibo, pag. 679. - Ulteriore triturazione degli alimenti solidi nel tubo digerente, pag. 682. Di- gestione ed assorbimento intestinale, pag. 682. Processi chimici nella digestione, pag. 687. Assorbimento, pag. 689. Particolare adattamento del tubo dige- rente negli Emitteri Omotteri, pag. 691. Speciali processi digestivi in taluni In- setti, pag. 691. Assorbimento diretto dell'azoto e del carbonio, pag. 692. Circolazione, pag. 692. Sistema circolatorio, pag. 693. Fuido circolante, pag. 698. Attivit fagocitica degli amebociti, pag. 699. Resistenza al dissan- guamento, pag. 701. Riserve, pag. 701. Escrezioni plastica, pag. 702. Vasi malphigiani, pag. 703. Secrezioni speciali, pag. 704. - ('uhm- animale, pag. 707). Autofilassi 708 (Proti -inm . pag. 708. Tegumenti, pag. 709. Mimetismo fanerico, pag. 709. Rivestimenti secondari, pag. 711. Ripari difficilmente accessibili, pag. 712. Difesa, pag. 714. Fuga, pag. 714. Arrotolamento ed appallottolamento, pag. 715. Crittismo, pag. 716. Crittismo mimetico, pag. 716. Necromi- mismo. pag.717. Mimetismo dittico, pag. 717. Omocromismo, pag. 717. Omeomorfismo, pag. 730. Foberismo, pig. 734. Difesa attiva, pag. 735. Secrezioni difensive, pag. 736. Organi veleniferi e sostanze velenose, pag. 737. Organi (e fluidi) difensivi in via secondaria, pag. 737. Autolinforrea, pag. 738. Offesa, pag. 740. Autotamia, pag. 740. Autotomia ed AutospasGi. pag. 742. Autofagia, pag. 744. Rigenerazione, pag. 744. Sonno e letargo, pag. 749. Atti oziosi, pag. 754). Vitalit degli Insetti 757 (Effetti della decapitazione, pag. 758. Effetti di altre lesioni, pan. 760. Resi- stenza .il digiuno, pag. -761. Resistenza agli agenti chimici, pag. 761. Resi- stenza agli agenti risici, pag. 763. Resistenza all'asfissia, pag. 765). Longevit degli Insetti 765 La fine dell'individuo 768 (La morte, pag. 769. Agonia, pag. 770. La morte, pag. 771). Bibliografia relativa alle funzioni fisiologiche degli Insetti 772 Cap. VII. LE SOCIET 798 Associazioni di individui omogenei 799 Colonie ' 800 Societ 800 (Polifilia sociale, pag. 802. Caratteristiche morali delle Societ degli Insetti, p. 803). l'i i-i divfrsi di Societ 804 INDICI-: DELLE MATERIE Vespe sociali 806 (Pulitina ilelle Vespe sociali, png. so". Vespaio, png. 812. Diverse maniere di vespai, pag. 813). Atidei sociali 821 (Bombai*, pag. 821. Melvpona, pag. 823). Lk Ari 825 (L'olitili i delle Api, pag. 828). Le Formiche 831 (Polifilla delle Formiche, pag. 831. Maschio, pag. 833. Femmina, pag. *:i4. Operaio, pag. 834. Caratteristiche individuali, pag. 837. Regime, pag. 841. Nozze, pag. 842. Fondazione del formicaio, pag. 843. Larve, loro allevamento, pag. 845. // Formicaio, png. 846. Cambiamento di domicilio, pag. 852. Rapporti fra pi formicai, pag. 853. Nidi composti, pag. 853. Plesobiosi; Lestobiosi, Xenobiosi, Parassitismo sociale, pag. 854. Dulosi, pag. 856. Formiche ni. Ili tur, pag. 857. Formiche nomadi, pag. 859. Formicai artificiali, pag. 861. Rapporti Ira le Formiche e. gli altri organismi, pag. 863. Relazioni tra Formiche e piante, pag. 863. Piante mirmecofile, pag. 865. Animali mirmecofili, pag. 865). Le Termiti 865 (Polifila delle Termiti, pag. 867. Gli Alati, pag. 868. Sessuati di sostituzione, pag. S09. Odi Atteri, pag. 870. Sviluppo delle singole caste e loro differenzia- zione, pag. 873. Uffici delle diserse caste, pag. 876. Origine della poliBlia, pag. 879. Diffusioni della specie, pag. 880. La vita della colonia, pag. 882. Re- dime, pag. 884. Provviste, pag. 884. Coltura di funghi, pag. 88o. Prepara- zione del materiale per le costruzioni, pag. 886. II Termitaio, pag. 886. Di verse maniere di termitai e loro classificazione, pag. 889. Animali t rmitofili, pag. 890). Bibliografia relativa alle Societ degli Insetti 897 Indice alfabetico delle figure contenute net testo e nelle tavole 923 Indice dei nomi sistematici, biologici, ecologici, ecc 931 Supplemento alla bibliografia dei singoli capitoli 957 Indice alfabetico degli autori citati nella bibliografia dei singoli capitoli 979 Errata corrige ' 99 1 CAPITOLO I. GLI AFFINI DEGLI INSETTI L PEGNO animale, cio l'insieme delle specie animali viventi nella presente o nelle passate epoche geologiche , dagli zoologi, diviso in due grandi sottoregni, dei Protozoi l'uno, dei Metazoi l'altro. Appunto in questa ultima sezione, che la sistema- tica frammenta in parecchi Tipi, viene collocato quello vastissimo degli Artropodi, al quale gli Insetti appar- tengono. Per verit, come pi diffusamente esporremo in se- guito, l'odierno Tipo degli Artropodi corrisponde a quella grande Classe degli Insetti, la quale, secondo il concetto linneano, seguito dalla maggior parte dei sistematici fino a circa la met del decorso secolo, abbracciava l'insieme di tutti quegli animali che hanno il corpo diviso in articoli o segmenti e che possiedono inoltre arti articolati. Si tratta adunque degli Entomuta di Ari- stotile, cio degli Inserta dei naturalisti posteriori. Il carattere desunto dalla presenza di arti articolati distingue gli Artropodi dagli Annulosi od Anellidi, che dire si vogliano, nei quali pure il corpo diviso in segmenti, ma fanno difetto le membra articolate. A questo carattere distintivo altri si aggiungono di non minore, anzi di mag- gior rilievo, ma essi si riferiscono ad organi interni. Di questi non il caso di intrattenersi qui, nel presente volume, dove non si fa luogo a notizie morfo- logiche pi minute e dove conviene accontentarsi, quanto alla parte dell'anatomia, solo a ci che pu essere veduto nella sola considerazione delle parti esterne dell'animale ed anche per quel tanto che strettamente necessario alla chiara intelligenza dei suoi modi di vita o per giudicarne della sua pi opportuna po- sizione nel sistema zoologico. Senonch i rapporti di parentela tra gli Artropodi e gli Annulosi sono cer- tamente molto stretti ed anzi si conoscono forme viventi, come sono quelle ap- punto di cui si compone il gruppo degli Onicofori, le quali stanno a mezza via fra l'uno e l'altro Tipo, e se possiedono arti, cos da dover esser ascritti, per quanto non soverchiamente bene, al Tipo degli Artropodi, mostrano anche parti- colarit anatomiche di grande rilievo, per le quali convengono cogli Annulosi. Intanto per, il Tipo degli Artropodi, oltre ad alcune classi che evidentemente stanno assai bene insieme e per le quali si pu ammettere, come si ammette vo- lentieri, una comune origine da forme attualmente scomparse, comprende ancora A. l'.tiii.i -!-, Oli Insetti, II. 1. CAPITOLO PRIMO altri gruppi, oltre gli Onicofori, pei quali le affluita colle classi pi alte solo tuttavia molto discusse ed incerte. Infatti il Tipo degli Artropodi generalmente suddiviso nelle seguenti classi, alcune delle quali si raggruppano insieme in sezioni maggiori, conforme appa- risce dalla seguente tabella: Classe 1.* Onicofori (Prototracheati) 2. a Pautopodi 3. a Tardigradi 4. a Crostacei 5. a Merostomi ) Chelicerati 6. a Aracnidi 7. a Miriapodi I . , x . . ', Antennati 8. a Insetti Ora, gli Onicofori, i Pantopodi ed i Tardigradi sono appunto quei gruppi pei quali i rapporti di parentela cogli altri sono meno manifesti, e tuttavia sog- getti a seri dubbi e molte discussioni. Ma i Chelicerati e gli Antenuati sono, molto credibilmente, derivati da an- tichi Crostacei, ora scomparsi, ohe i naturalisti comprendono nella sottoclasse dei Paleocaridi, rappresentata dai Trilobiti. Questa comune origine importa un grailo di parentela o di affinit che tut- tavia si pu rilevare col confronto delle forme viventi, nei loro caratteri morfo- logici e talora anche nello sviluppo, ma essa , certo, pi stretta fra gli Insetti ed i Miriapodi, che non fra quelli ed i Chelicerati ed i Crostacei. Intanto, secondo una classificazione che pure accusata di artificialit, tutti gli Artropodi si dividono in due grandi sezioni, a seconda del modo di respira- zione, se essa cio per branchie (od acquatica), oppure per trachee (o terrestre). Cos, fra i Branchiati si debbono annoverare i Crostacei, Merostomi e Pan- topodi e fra i Tracheati gli Aracnidi, i Miriapodi e gli Insetti. Quanto agli Onicofori, essendo essi forniti di trachee, certo dovrebbero, in cos fatto sistema, essere riuniti all'ultimo gruppo, quello cio dei Tracheati, e pei Tardigradi poi nulla si pu affermare perch la maniera di respirazione loro quella cutanea, cio senza particolari organi specializzati alla funzione respira- toria. Si tratta per, per questi Tardigradi, di forme acquatiche o viventi in am- bienti molto umidi. Questa suddivisione del Tipo, per quanto certo se non del tutto artificiale assai meno naturale dell'altra, pure praticamente ci giova e ne terremo conto qui, dove, oltre ai criteri strettamente scientifici, d'uopo far posto ancora ad altri pi ovvi ed alla mano, nella trattazione della materia. Ci asterremo quindi dal menzionare particolarmente, in questo libro tutte le forme acquatiche e perci non terremo parola dei Pantopodi, dei Tardigradi, dei Crostacei e dei Merostomi, per quanto la stretta parentela di questi ultimi con alcuni Aracnidi, cio cogli Scorpioni, sia assolutamente bene netta e ci occupe- remo invece delle forme terrestri esclusivamente, cio a respirazione tracheale, pur sorvolando molto brevemente sui gruppi i cui rapporti biologici cogli Insetti sono nulli o trascurabili, n altro interesse pratico richiama la nostra attenzione. Converr invece accennare con minore concisione a quelle forme di Artro- podi terrestri che, sia per la loro ingerenza nella vita degli Insetti, sia per quella che possono avere coll'Uomo, meritano di essere fatti conoscere in particolar modo. lil.I AFFINI DEGLI INSRTTI Oni cof or i. Non il caso di spendere molte parole intorno a questa singolare classe di Artropodi, che mostra cos granili affinit cogli Annulosi, ai quali sino a poco tempo fa era aggregata. L'importanza del gruppo certo grandissima pei sistematici e pei morfologi, ma in pratica, questi Peripatus, che da soli compongono la classe, non interes- sano per nulla e non se ne farebbe qui cenno se non giovasse conoscere le forme che sono conside- rate come l'anello intermedio fra gli Annulosi e gli Ar- tropodi, cio fra due tipi vicini. I Peripatus , che sono animali grandetti, come ap- parisce dalla flg. 1, in cui il P. capensis rappresentato nelle dimensioni na- turali, hanno tutto l'aspetto di un Bruco, col corpo cos molle e colle zampe car- nose, ma recano all'innanzi del capo due appendici articolate a guisa di antenne. La parte anteriore del corpo, o testa che sia, non bene distinta dal rima- nente e porta tre paia di appendici, cio le antenne gi accennate, le mascelle Fig. 1. Peripatus capensis in grandezza naturale (da Sedgwick). Fig. 2. Parti di un Peripatus. A, Estremo posteriore r dal ventre di P. Novac Zealandiae (g, apertura genitale; a. ano); B, Estremo anteriore del corpo, dal ventre, di P. capensis-, T, testa; ant, antenne; orp. palpi orali; F v primo paio di zampe; 0, Zampa di nn Peripatus (P. capensis) vista dal ventre; D, la stessa dal dorso (da Sedgwick). e le papille orali ; inoltre un paio di occhi semplici e la bocca in forma di foro rotondo, situata nella faccia inferiore della regione cefalica (fig. 2, B). Sulla faccia ventrale del rimanente del corpo stanno anche parecchie paia i piedi conici, brevi, carnosi, marcati di molte pliche e rugosit trasverse se non veramente segmentati e terminati da un piede claviforme con uncini (due) apicali. 11 numero di queste appendici varia nelle singole specie : ad es. : ve ne sono diciasette paia nel P. capensis; diciotto nel P. bal/ouri; da 29 a 34 nel P. ed- CAPITOLO PRIMO icardsi. In talune specie il maschio ha minor numero di zampe della femmina ri- spettiva. Il corpo tutto impresso di pliche trasversali, che ricordano la segmenta- zione degli Annellidi. Il genere stato fondato dal Guildiug noi 1829, su esemplari di S. Vincenzo nelle Antille. Egli consider questi animiti] per Molluschi. In seguito, su individui avuti da altre parti della regione neotropical6, gli zoologici ascris- sero questi Peiipatu? agli Annellidi od ai Miriapodi. Nel 1874 il Moseley, avendo scoperto la presenza di trachee quali organi respiratori in tali forme, le annover fra gli Artropodi, dove sembrano meglio a posto, secondo la pi comune opi- nione dei naturalisti. Pi tardi si scopersero parecchie altre specie in varie regioni nell'emisfero australe e nella zona tropicale ed ora si sa che i Peripatm si trovano nel Sud-Africa, Nuova Zelanda, Australia, Sud america, Indie occidentali. Se no conoscono qualche decina di specie, tutte configurate sul tipo indicato e poco o non bene diverse fra loro. Vivono, questi animali, nei boschi umidi, generalmente predando altri animali minori, su cui, per arrestarli, spruzzano un particolare umore glutinoso, che viene segregato da speciali ghiandole sboccanti nel secondo paio di appendici orali. La maggior parte delle specie sono vivipare. In quelle americane le uova sono molto piccole e l'embrione si svolge nel corpo della madre, a spese di una specie di placenta che vi si forma. Aracnidi . In confronto cogli altri Artropodi terrestri, che conosceremo pi innanzi, gli Aracnidi mostrano un corpo diviso in due sole regioni bene distinte e cio in un capotorace o prosoma, recante gli arti periboccali ed ambulatori ed in un addome, che generalmente nell'adulto non porta membra e pu essere diviso in segmenti distinti. In talune forme, come ad es. in parecchi Acari, il capotorace pu essere pi o meno confuso coll'addome in un tutto unico, che prende il nome di tronco: in altri casi invece la distinzione fra le due regioni riesce assai bene marcata anche da una notevole costrizione, come ad es. nei comuni Eagni ed in altre forme vicine. Quanto al numero delle appendici ambulatone pertinenti al capotorace, nessun dubbio cade circa gli arti ambulatori, che si vedono essere sempre in numero di quattro paia, salvo in forme giovanili di qualche grappo, ad es. degli Acari, ma non altrettanto facile definire il numero delle appendici periboccali che spette- rebbero strettamente alla regione cefalica e sul quale tuttavia aperta la discus- sione. A me non sembra che si possa ammetterne meno di tre paia, cio i elidiceli, i palpi e le mascelle ; ma qualche autore, sopratutto per desiderio di ricondurre tutti gli Artropodi ad un tipo comune di armatura boccale, ne indica anche pi, sebbene lo sforzo non sembri approdare ad esito felice. Altri autori riducono invece a sole due paia gli organi boccali, cio ai soli cheliceri ed ai palpi, ai quali, come loro pezzi basali, ascrivono le mascelle. Certo queste due paia di arti sono le pi vistose, ma a proposito degli Acari non si mancher di mettere bene in luce la composizione dell'insieme di pezzi circum- orali, che compongono ci che generalmente si indica per rostro. I cheliceri (o mandibole) sono pezzi composti generalmente di due articoli e GLI AFFINI DEGLI INSETTI rappresentano i pi appariscenti organi della bocca, variamente conformati a se- conda del diverso regime e talora in rapporto anche con ghiandole velenifere. I palpi stanno sui lati dell'armatura boccale e comunemente si vedono divisi in pi articoli, essi pure assai diversamente configurati in relazione coi partico- lari costumi dell'animale e con funzioni varie non solo rispetto alla nutrizione, ma anche, talora, alla riproduzione, come ne danno classico esempio gli Araneidi, oppure alla locomozione, il quale caso pi raro, anzi rappresentato solo dai Palpigradi. Quanto alle mascelle, rappresentino esse o meno un vero paio distinto di arti, si vedono molto sviluppate e complicate in taluni gruppi, sebbene pi difficili a riconoscersi in altri e prendono parte efficace ed esclusiva nelle funzioni di nutrizione. Cos, in generale, negli Aracnidi non chiara una distinzione fra una regione strettamente cefalica e quella esclusivamente toracale, ci che invece apparisce cos bene negli Insetti. Anche nei Solifughi, pei quali si accenna ad un capo distinto, devesi invece convenire che esso annesso alla prima sezione, nella quale si vede distinto il torace. Quanto all'addome, si detto che esso pu essere pi o meno distintamente articolato o non diviso affatto in segmenti definibili. Talora sono manifeste due regioni addominali diverse, cio una pi larga anteriore (addome propriamente detto) ed una pi ristretta posteriore, volgarmente detta coda, pi propriamente postaddome, come apparisce ad es. negli Scorpioni, in taluni Pedipalpi e nei Palpigradi. In taluni casi l'addome unito al capotorace per stretto peduncolo, in altri, piti comunemente, sessile, cio saldato al capotorace per larga base. La respirazione avviene per sacchi polmonari o polmoni, come brevemente si dicono, e per trachee ed il loro studio offre eccellenti caratteri per l'esatta deli- mitazione dei vari gruppi. Secondo le pi recenti ed accreditate proposte, la classe degli Aracnidi pu essere divisa in sottordini nel seguente modo: .Sottoclasse Cteidofori Sottoclasse Lipocteni ordine . Scorpioni ordine . Araneidi Polmonari . Pedipalpi . . Palpigradi ordine . Solifughi Pseudoscorpiom Tracheati Opilionidi Acari Pentastomidi ') Pentastomidi. Se gli animali di questo gruppo, che sono anche detti Linguatulidi, appar- tengono realmente agli Artropodi, noi possiamo considerarli come il pi vistoso ') Per qualche autore i Pentastomidi, pur aggregandosi agli Aracnidi, formano gruppo a a. Non si pu ricorrere all'esame degli organi respiratori per giudicare della esatta posizione siste- malica perch essi mancano. Noi qui li avvicineremo agli Acari, ritenendoli forme per lo mono affini, degenerate per parassitismo. CAPITOLO PRIMO esempio, fra i Tracheali, di estrema involuzione per opera del parassitismo, cos avanzato nella riduzione degli organi della vita di relazione da dare all'animale l'aspetto esterno di un essere molto inferiore, addirittura di un verme. E tra i Vermi infatti sono stati per luugo tempo collocati questi Linguatulidi. dei quali il pi comune in Europa, quello che vive allo stato adulto parassita nel Cane, noto fino dal secolo decimottavo, e sempre considerato per una Tenia o qualche cosa di molto vicino alle Tenie, fino a che, per opera del Leuckart, non si riconobbero i legami di parentela fra le forme larvali parassite in organi vari di animali diversi e la Linguatula adulta delle cavit nasali del Cane. Con ci si venne ad assodare che la forma larvale schiusa dall'uovo possiede due paia di arti (ngg. 3 e 5 B) rudimentali bens, ma cos fatti che giustificano l'annessione del gruppo agli Artropodi, separandolo completamente dai Vermi. Sono cos affermate, se non troppo evidenti, af- finit cogli Aracnidi e pi che mai cogli Acari. Fig. 3. Una larva di Linguatulide. Porocephalus pruboscitlens) forte* mente ingrandita e supina (da Shipley). k e g ^ r j a ( ;ure) pi ghe segmentazioni, trasverse del corpo nella terza larva o ninfa che sia e nell'adulto, fanno riportare queste Liuguatule [accanto ai Demodex ed essendo, specialmente negli Btadi giovanili, tuttavia manifesti solo due paia di arti, pare a taluno che possano rammentare gli Eriofidi, che non ne hanno di pi per tutta la vita. Pure, se vi ha parentela reale fra gli Acari e le Linguatule, converr richiamarsi a certi speciali Acari abitanti delle cavit nasali, appartenenti a; Mesostigmati della famiglia Pteroptidi (o costituenti famiglia a s dei Rinonissidi) dei quali si conoscono pi specie, parassite di Mammiferi ed Uccelli. La striatura della pelle carattere comune fra gli Acari e se l'addome allungato come nei Vermiformi, la striatura della cute dell'addome trasversa, come appunto si vede in questi ultimi. La tendenza ad allungamento in modo insolito dell'addome nei Rinonissidi, dovuta all'ambiente, manifestata sopratutto Aa\V Hala- raehne attenuata Banks, disegnata pi avanti, mentre un pi avan- zato grado di parassitismo pu benissimo condurre ad un allunga- mento maggiore oltrech alla perdita degli arti. Quanto al volume notevole che i Linguatulidi mostrano in coufronto degli Acari attuali, questo pu essere attribuito alla necessit di produrre un gran numero di uova (fino a mezzo milione per taltme specie di Linguatule), in rapporto colle complicatissime migrazioni che conducono ad una enorme perdita di individui, seuza del quale spediente la specie non si conserverebbe. Questa necessaria meravigliosa fecondit, si vede importare sempre l'aumento di statura, almeno della femmina. Cos ad es. : si potr notare (per non uscire dal gruppo degli Acari) che degli Eterostigmati, molte specie, ad es. dei generi l'arsopolipus, Podapo- lipus, Pediculoides, hauno femine di grandezza veramente insolita e colossale rispetto ai maschi e sopratutto rispetto ai generi affini (Tarsouemus, Pigmephorus) od a forme dello stesso genere, ma non parassite e quindi senza necessit di produrre un grandissimo numero d'uova. Nei Pediculoides liberi, che fanno solo poche uova e ne hanno mature contemporaneamente non pi d'una o due nel ventre, la statura anche della femina, piccolissima, non supera, ad es. i mm. 0,40, mentre per le speoie parassite, l'addome delle femmine ovigere pu raggiungere Fig. 4. Porocephalus an- nidatile Baird. Circa 2 / 3 della gr. nat. J, porzione anteriore del corpo dal ventre, ingrandita (da Shi- pley). GLI AFFIXI DKOI.I INSETTI ambe il millimetro di diametro, con una enorme sproporzione rispetto al rimanente corpo (vedi figura riportata piti avanti del Pedicul. ventriconun. Si pu dunque ammettere che i Linguatnlidi provengono da Acari enormemente ingrossati per le necessit della conservazione della specie a mezzo di disseminazione di una sterminata quantit d'uova e profondamente involuti negli organi di relazione, in grazia di uu parassitismo di antica data ed alto grado. Il grappo delle Linguatule o dei Pentastomidi che dir si vogliano, si con* sidera generalmente come un sottordine degli Aracnidi. Si trutta di animali vera- mente vermifrmi, senza arti allo stato adulto, recanti solo due paia di uncini nella parte anteriore del corpo, sulla faccia ventrale, ai lati della bocca, che una semplice apertura rotonda, piccolissima, inerme. Lo sviluppo postembrionale di queste forme complicato con migrazioni complesse. Gli adulti albergano nelle cavit nasali, seni frontali, trachee e vie ai pol- moni di Carnivori, Coccodrilli, Serpenti, raramente in Lucertole, Uccelli e Pesci. Le uova vengono espulse, col muco nasale o dalla bocca degli animali suddetti ospitanti l'adulto e rimangono sulle erbe, bene protette dal muco stesso, che si raccoglie e dissecca intorno. Cos possono rimanere vivaci per parecchi mesi. Se ingerite colle erbe nello stomaco di altri animali, quivi rimangono libero, sciogliendosi l'involucro dell'uovo nel succo stomacale e se ne sorte la prima larva, di forma generalmente ovale (figg. 3, 5 li) con due paia di arti molto brevi, con- siderati per zampe ed un apparecchio perforatore situato nella parte anteriore del corpo, al lato ventrale. Con tale ordigno le larve perforano le pareti stoma- cali e penetrano nei visceri di questo primo ospite, ordinariamente nel fegato, nel mesentere o nei polmoni e quivi incistidano, si trasformano in ninfa o seconda larva, perdendo quella specie di rostro ed i rudimenti di zampe. Questa seconda larva immobile, avvoltolata su se stessa a spira, non mostra traccia di segmenti (fig. 5 0). Dopo qualche tempo anche questa seconda larva, o ninfa prima che dir si voglia, si trasforma sul posto, per successive mute, in seconda ninfa (fig. 5 D), che molto somiglia all'adulto e che essa pure incistida ed attende di essere intro- dotta coi visceri dell'ospite entro lo stomaco dell'animale in cui potr raggiungere lo stadio ultimo, penetrando nelle vie aeree del nuovo ospite, definitivo. Linguatula rhinaria (Pilger) (fig. 5). la specie piti nota e da maggior tempo. L'adulto vive nelle cavit nasali del Cane e d'altri carnivori e non vi raro. Ha forma di foglia lanceolata, molto allungata, colla met posteriore del corpo assottigliata ed all'innanzi ottusa. Tutta la superfcie del dorso e del ventre impressa di solchi trasversi, di guisa che l'animale sembra segmentato e questi pseudo-annelli sono in numero di circa 90. La parte anteriore del corpo, per, non marcata di solchi, ina liscia, e sul ventre reca i quattro uncini (ultimi ru- dimenti degli arti) ai lati della bocca. 11 colorito bianco sporco. Il maschio alquanto pi piccolo della femmina; questa (fig. 5 E) misura da 8 a 10 centimetri di lunghezza, su 8 o 10 min. di larghezza massima; il maschio lungo da 18 a 20 mm. e largo all'innanzi 3 mm.; nella regione pi ristretta del corpo non pi di mezzo millimetro. Le uova (A) sono ovoidi e lunghe circa mm. 0,90; larghe mm. 0,70. La forma adulta stata per la prima volta avvertita dal Weisborg nel 1763, nei seni fron- tali d'un Cane e di poi dal Chabert, nel 1787, egualmente nel Cane e nel Cavallo. CAPITOLO PRIMO In seguito le osservazioni si moltiplicano come le indicazioni di ospiti vari. Grve trov la Linguatula adulta nelle fosse nasali di un Mulo, ad Oldenburg (1818); Bremser nel Lupo, a Vienna (1824) e cosi Colin, ad Auxerre (1824) e Mirain, a Wilua (1836); Brukmuller, in Austria, nella Capra; sembra anche nella Pecora da parte del Rhind, in Scozia; nel Cavallo, oltrech dal Chabert sopracitato, anche dal Leblanc, in Francia e da Rose, in Inghilterra e finalmente anche nell'Uomo da Landon, in Germania, nel 1878. Prima dei classici studi del Leuckart su questo parassita, esso era ritenuto un Verme, non troppo dissimile dalle Tenie. Il Wrisber" lo ritenne corno una specie di Sanguisuga, di cui ha bene le apparenze e Chabert lo consider per una Tenia, chiaman- dola Taenia lanceolata o Verme rinario. Pilger adotta il nome di Taenia rhinaria, che poi Kudolphi modific in Priono- derma rhinariiim e quindi in Polystoma taenioides, ed infine Pentasioma (o Pen- tastomnm) taenioides, nome con cui da molti Autori anche attualmente ricor- dato. Cuvier adott il nome di Prio- nodernta lanceolatum, ma dopo che il I.amarck propose di chiamare il paras- sita L gn aitila taenioides si attenne a questo ultimo nome. La sinonimia, del resto, complicata anche per tutti i nomi con cui stata designata la forma giovanile, che cor- risponde alla seconda ninfa e che molti osservatori incontravano nei visceri di animali diversi, senza che se ne cono- scessero ancora i rapporti biologici col parassita delle fosse nasali pi antica- mente noto, cio la forma definitiva. Lo stadio giovanile (fig. 5 D) era conosciuto fino dal 1789, incontrato dal Abilgaard alla superficie del fegato di un Cane, dal Flormann in una Ca- pra d'America; dal Frlich nel polmone di una Lepre, Nel 1S11 questo parassita fu rinvenuto dal Legallois nel polmone di una Cavia; nel 1829 dal Creplin nel fegato di un Gatto; nel 1825 dall'Her- mann nel polmone di Bue; nel 1838 dal Dujardin nello stesso organo della Cavia e dall'Otto nel Riccio. Si consideravano per forme diverse fra loro tutti questi parassiti ed il Rudolphi ne cre il genere Pentastomnm, cou pi specie, P. denticulalum Rud. fu detto quello della Capra; P. ser- ratimi Frlich quello della Lepre e P. emarginatimi Rud. quello della Cavia. Ma il Diesing, dietro uno studio comparativo, riconobbe l'identit di queste forme, che furono cos riunite tutte sotto l'unico nome di P. denticulatum Rud. Uopo ci il Pentastomnm in discorso si riscontr pi volte in animali diversi e sempre negli organi viscerali, come Coniglio, Pecora (gangli mesenterici), Cavallo, Oromedario, Antilope, Daino, Topo, ecc, in varie regioni d'Europa. N l'Uomo ne va esente, poich si conoscono parecchi casi di inquinamento da parte di questo parassita, dal quale si sono trovati invasi il fegato, i reni, il tessuto congiuntivo sotto- mucoso dell'intestino gracile, ecc. La frequenza dei casi d'inquinamento nell'Uomo dipende dalle occasioni di contatto dell'Uomo stosso col Cane. Klebes e Zaeslin trovarono nn caso su 900 autopsie e due su 1914. Laenger ri- Fig. 5. Linguatula taenioides. A, novo (ingr. circa 160 volte) contenente un embrione; B, em- orione acaiiforme, molto ingrand.; O, ninfa o pupa di 9 set- timane, molto ingrand. ; D, Lrni/uatula o Pentastomnm den- ticulatum, forma invanite della L. taenioides, ingrandita IO volte; E. Linguatula taenioides femmina adulta in gran- dezza naturale (da Lcul.mt). 01,1 AFFINI DEGLI INSKl I I scontr un caso di parassitiz/.azioue su -100 dissezioni. Non sembrava per gli ospiti ne avessero risentito nocumento. Invece, nelle Pecore, dove paro ohe pi frequentemente si trovino tali parassiti, essi inva- dendo specialmente i gangli mesenterici (dai quali poi possono sortire per raggiungere altri or- gani viscerali) inducono serie alterazioni ai gangli atessi, che riescono inetti al loro ufficio, cosi che le Pecore all'ette appaiono meno bene nutrite e predisposte alla cachessia. I rapporti genetici dei Pentastomum eolla Liti guattite sono stati primamente constatati e messi in vista dal Leuekart. eolle sue meravigliose ricerche, sia provocando lo sviluppo della Lingua- tuia nel Cane, somministrando a questo carnivoro i visceri di animali inquinati da Pentastomi, sia determinando la pentastnmiasi col far ingerire a Conigli uova di Linguatula espulse dal Caue. La Linguatula adulta si trova, come stato avvertito, pi specialmente nel Cane, nelle cavit nasali, dove rimane attaccata alle mucose merc i suoi piccoli uncini anteriori, ina si rinvenuta ancora, nelle stesse condizioni nel Cavallo. Mulo. Montone, Capra ed anche nell'Uomo. Gli effetti della sua presenza non sono per l'ospite veramente gravi, se non quando, come rarissimamente avvenuto, spostandosi dal luogo di dimora abituale e guadagnando le vie aeree, ed ostruendole ha provocato l'asfissia, ci che nel Cane si visto accadere. In generale la presenza della Linguatula adulta nel Canee manifestata da sternuti frequenti, specialmente a respirazione pi attiva, ad es. dopo una corsa. Talora gli animali si arrestano ansando, procurano di raccoglier aria con movimenti respiratori molto ampi, aprono la bocca e si sforzano di deglutire. Anche il sonno spesso interrotto da perturbazioni respiratorie. In ta- luni casi il Caue sembra minacciato d'asfissia, porta le gambe al muso come per sbarazzare le narici da un impedimento alla respirazione. Poi sopraggiungono periodi di tranquillit. Cogli sternuti sono espulse violentemente le uova iu gran numero, talora anche gli adulti stessi. La permanenza del parassita nelle cavit nasali del Cane pu durare molto a lungo, talora anche quindici mesi. Alla fine poi l'incomodo ospite espulso e non rimaue seria conseguenza pel Cane che ne stato affetto. 11 gruppo comprende pochi generi, anzi, per qualche Autore un sol genere con pi sottoge- neri; per altri si ammettono tre generi distinti, cio Linguatula, col corpo piatto, orli del corpo creuulati e cavita viscerale che manda diverticoli tino agli orli del corpo stesso; Porocephalus Humboldt, col corpo cilindrico, senza diverticoli della cavit viscerale e. Reighardia Ward, che non presentano anuulazioni, cogli uncini e l'armatura boccale poco sviluppati. Quanto al genere Pentastomum esso comprende stadi immaturi, precisamente la seconda ninfa di Linguatula e perci si deve considerare per sinonimo di questo genere. si conoscono una trentina di specie dei tre generi e tra queste non di tutte sono noti i rap- porti di parentela, sicch pu essere che molte, iudicate ora per distinte, appartengano ad un'u- nica specie, come suoi diversi stadi. Fra la Linguatula cito, oltre alla specie del Cane, una L. reeurvata Diesing dell'Onza; L. sub- triquetra Dies. del Caimano, probabilmente l'adulto di L. pusilla Dies. dell'intestino di alcuni pesci. Fra i Porocephalus si incontrano forme viventi allo stato adulto specialmente nelle cavit nasali ili Serpenti ed altri Rettili e le cui uova sono espulse traverso l'intestino dell'ospite. Al- cuni trovansi anche nelle vie aeree di Uccelli. 11 P. annulatus Baird (tg. 4) si trova, allo stato adulto, nei polmoni del Cobra egiziano (.V/ haje) ed allo stato giovanile nei visceri di una specie di Porphyrio. Il P. armlatim Wyrnau adulto si trova nei polmoni di certi Pitoni africani, e la forma immatura nei visceri di Scimmie ed anche dell'Uomo t'generalmente dei Negri). 11 P. crotali Humb. in polmoni, oltrech di Ret- tili, anche del Leone, del Leopardo, ecc.; il P. lari Mgu. nei sacchi aerei dei Gabbiani, ecc. La fteighardia sp. fu trovata nei sacchi aerei di Gabbiano e della comune Rondine marina del Nord-America. A BEBLEBB. Oli Insetti, II. 2. 10 CAPITOLO PRIMO Acari. Per qualche autore gli Acari costituiscono una classe a s fra gli Artropodi od almeno una sottoclasse e non mancano ragioni buone, desunte specialmente dalla embriologia oltrech dalla morfologia, a sostegno di questa tesi, ma per la maggioranza dei sistematici gli Acari vanno ascritti alla classe degli Aracnidi, coi quali convengono fondamentalmente. Qui io mi attengo a quest'ultimo modo di vedere, sopratutto per desiderio di semplificazione, cos come non seguir un troppo sensibile frazionamento in ordini della classe degli Insetti allorquando ne esporr il sistema pi innanzi. Intanto per certo che questo non ristretto gruppo di Artropodi merita di essere per noi qui conosciuto con maggiore larghezza di quanto si sia fatto per tutti gli altri, fra cui sono collocati gli Insetti, perch questi hanno cogli Acari stessi molto stretti rapporti di convivenza, di concorrenza, di parassitismo ed altri ancora pi singolari e degni di nota, cos che se ne dovr trattare molto di frequente, in particolar modo a proposito degli Insetti sociali, che accolgono nella propria societ un gran numero di specie di Acari, con vari uffici talora, sempre con rapporti curiosi e degni di attenzione. Il parassitismo poi, che molte specie di Acari esercitano su taluni Insetti, spesso con effetti rilevanti, anche pratici, deve pure essere accennato, perch la storia degli Insetti stessi non riesca manchevole e cos pure certe comuni e cu- riose abitudini, per cui gli Insetti riescono inconsciamente i pi attivi diffondi- tori degli Acari, che si servono degli Artropodi pi voluminosi come di un rapido veicolo per dislocazioni a grandi distanze. Questi ed altri rapporti intimi fra gli Insetti e gli Acari, rapporti che non si riscontrano con altri Artropodi, fanno s che per noi convenga conoscere pi minutamente, sebbene in modo tuttavia sommario, anche questi piccoli esseri, i quali hanno cos grande parte colla vita degli Insetti medesimi. E giacche pur conviene, per quanto si detto, trattare del gruppo degli Acari con non troppa brevit, cade acconcio di accennare anche a molte forme, le quali risiedono in questo ordine e che possono richiamare la nostra attenzione per ci che la loro presenza causa di particolari effetti, sempre pi o meno molesti, alle piante, ai prodotti agrari ed agli animali domestici, come pi in ge- nerale all'economia tutta della natura, per quanto essa interessa pi direttamente noi stessi. Giacch si accennato e si accenner pi diffusamente anche per gli altri Ar- tropodi terrestri a quelle forme che pi ci interessano praticamente, sebbene non si tratti veramente di Insetti propriamente detti, cio di Esapodi, cos converr conoscere anche qua non pochi Acari che meritano la nostra attenzione per un qualche effetto pratico determinato dalla loro esistenza. Qui tanto pi volentieri io ne parlo inquantoch non si trovano scritti po- polari che ne trattino particolarmente, come converrebbe, sebbene delle forme moleste agli animali domestici sia detto abbastanza in trattati di veterinaria e di quelli agrarii ne abbia detto io di proposito in due occasioni. Ma di tante altre specie domestiche od altrimenti viventi, con effetti per noi sensibili non fatta speciale menzione se non sommariamente e con notizie disperse per entro libri d'indole pi generale e non facili ad aversi. Accenneremo dunque agli Acari agrari, cio diventi a spese delle piante utili o frequenti su queste in difesa delle stesse, agli Acari parassiti dell'Uomo e degli auin ali domestici, a quelli che vivono con noi a detrimento delle sostanze GLI AFFINI DEGLI INSETTI 11 Fig. 6. Tre maniere di rostri di Acari : A, C visti dal dorso ; alimentari e di altri prodotti industriali utili e segneremo la posizione sistematica di tutti gli altri, il cui commercio cogli Insetti verr volta a volta ricordato ed illustrato trattando dei singoli Insetti stessi. Il nome di questi piccoli esseri deriva dal greco mpixla;, che significa minimo, indivisibile, poich Aristotile, che ne us primamente, aveva di mira il piccolissimo acaro domestico del formaggio e di altre derrate alimentari, il quale animaletto veramente ineschino, non oltrepassando il mezzo millimetro, cio con una statura da alienarsi appena ad occhio nudo, se non si rende sensibile col movimento. Ma non tutte le specie del gruppo hanno tali esigue dimensioni, poich le Zecche, ad es., che pur sono Acari, giun- gono, se ripie- ne di sangue, alla statura di un mezzano fagiuolo o me- glio di un se- me di ricino e nei paesi caldi vivono certi grossi l'rom- bidii, che ar- rivano ad una lunghezza, del solo corpo, di circa un centi- metro e mezzo. Ci non ostante, tale nome, per quanto improprio, rimane ormai e si d a tutto l'ordine. Il carattere morfologico pi in vista e che gli zoologi invocano per distinguere il gruppo fra tutti gli altri Aracnidi, quello del corpo non bene diviso in sezioni distinte, o, per meglio dire, malamente distinguibile in due re- gioni, l'ima anteriore, di poco pi piccola della seguente, che pu essere detta capotorace o prosoma, ed una posteriore, non frammentata in segmenti, che l'ad- dome. Il capotorace realmente risulta dalla fusione del capo coi segmenti tor- cali, mentre l'addome corrisponde all'omonima regione degli altri Aracnidi. Ad ogni modo certo che se per talune specie un segno divisorio trasverso, varia- mente sensibile, pu intercorrere fra le due regioni a delimitarle fra loro, in altre specie neppure tale linea pi si manifesta ed in simile caso tutto il corpo appa- risce come un'unica massa, senza traccia di frazionamento o segmentazione esterna od interna. Il corpo nudo, oppure coperto di peluria variamente foggiata e diversamente densa o semplicemente con qualche setola tattile di varia struttura e lunghezza. Talora le setole sul tronco sono anche pi lunghe di tutto l'animale, tal'altra elegantemente conformate a piuma, a squame, a foglia, ecc. La cute pu essere molle, o rinforzata da placche chitinose dure o tutta re- sistente; variamente scolpita o liscia; ornata di colori diversi, talora brillanti, che per lo pi sono nel gruppo dei gialli, rossi, bruni e neri per le forme terrestri e qualcuna delle acquatiche, oppure verdi, fino alla serie dei bleu, in molte specie viventi nelle acque. All'innanzi del corpo sta il rostro (fig. G), cio un complesso di organi per la presa A, di Criptoatigniati ed Astigmati ; B, di Gamasidi ; C, di Tronibididi. p, palpo diboia o chelicero; m, mascella; l, linguetta; e, corpo. B dal ventre. md t man- 12 CAPITOLO PRIMO degli alimenti, fra i quali organi si notano principalmente le mandibole (o chelieeri) che sono pezzi configurati a pinzetta, oppure a stiletto, o terminati da un'unghia a forma di ronca, ecc. Con tali organi l'animale dilacera il cibo. Notansi anche i palpi, che sono appendici per lo pi cilindriche, composte di pi articoli (fino a cinque), di varia forma e dimensione e stanno sui lati del rostro. Il rimanente del rostro stesso, che un complesso di piccoli pezzi sottostante alle mandibole, serve alla assunzione del cibo liquido o solido che sia, e forma l'ipostoma o l'in- sieme delle mascelle, che dir si voglia. Le mandibole talora sono retrattili inte- ramente entro il corpo e composte di pi pezzi, che rientrano l'uno nell'altro come i tubi di un cannocchiale, sicch, in talune specie esse sono, qualora tutte estroflesse, anche pi lunghe del cor- po stesso. Le zampe varia- no di numero e possono v a r i a r e dallo stadio giova- nile (larva) a quello successivo. Infatti nel maggior nume- ro di casi le larve sono esapode, cio hanno solo tre paia di piedi; manca il quarto, cio il poste- riore, che nasce pi tardi, in seguito ad una muta. Le zampe stesse sono fra loro pres- soch eguali, divise in cinque o sei segmenti e terminate dall' ambulacro od or- gano di adesione. Pure talora quelle del 1. paio e pi raramente qualche altro paio mancano di ambulacro. Nel primo caso (fig. 7) le zampe sono realmente organi sensoriali ormai inetti alla locomozione; negli altri casi, cio quando appartengono ad altre paia. la ragione della mancanza dell'ambulacro diversa e rappresenta o speciali allat- tamenti locomotori o carattere sessuale secondario, in rapporto coll'opera di ri- produzione. Tjn intero gruppo di Acari minutissimi, anzi fra i pi piccoli, cio gli Erio- fidi o Fipoptidi, che hanno importanza pratica notevole perch vivono sulle piante, con effetti sensibili, gode di sole due paia di zampe, le due anteriori, mentre le quattro posteriori fanno difetto o per meglio dire sono trasformate in setole e ci in tutte le et. Qualche minore differenza tra le diverse paia di zampe si pu avere relativamente alla lunghezza od alla grossezza, e spesso tale diver- sit in rapporto col vario sesso. Talora su qualche paio di zampe, generalmente sul secondo paio, stanno, nei maschi (ad es.: nel gen. Gamasus) organi stridulanti composti da tubercoli sui vari segmenti, i quali tubercoli hanno una superficie con minutissime strie e, sfregati l'uno coll'altro, determinano uno strido, del resto insensibile ai nostri orecchi. G-li ambulacri, od organi di adesione terminali delle zampe, sono per lo pi Fig. 7. Du Acaro dai piedi anteriori lunghissimi Ingrandito. Litio/iodes uolalorius (L.). CH.I Al'FINI DEGLI INSKTTI 1.3 dei semplici uncini, in numero da uno a quattro, pi comunemente due, tra i quali spesso tesa una membrana lobata o ad imbuto (ventosa) o rimane questa soltanto senza uncino di sorta e non di rado portata da peduncolo pi o meno lungo. Spesso fra gii uncini si notano altri organi di adesione, come apparecchi foggiati a pettine (pulvilli) o soltanto peli ricurvi all'apice (peli di adesione). Gli Acari respirano semplicemente per la cute durante il periodo larvale, pi tardi possono avere organi respiratori speciali in forma di trachee (presso a poco come si veduto negli Insetti) cio di sottili tubuli ramificati in tutto il corpo e facenti capo a stigmi, ossia aperture, il pi spesso in numero di due e collocati in varie regioni del corpo. Anzi la diversa posizione di tali aperture d fondamento ad una classificazione degli Acari in sottordini. In molti casi gli stigmi e le trachee mancano anche nelle forme adulte di ambo i sessi oppure nel solo maschio. Tale modo di respirazione comune anche alle forme acquaiole, ad Idrache ed Alacaridi come si chiamano, a seconda che vivono nelle acque dolci o nelle marine. Sonvi infatti molti generi di Acari i quali vivono entro l'acqua, sebbene alcuni di essi, allo stato- larvale, godano di vita aerea, precisamente in qualit di parassiti di Insetti che hanuo rapporti, per ragioni della loro esistenza, coll'acqua. Si vedr esempio di ci a proposito di forme paras- site delle Libellule (fig. S), e d'altri Insetti acquaioli insieme e buoni volatori. Ora questi Acari d'acqua si pu riconoscere che sono forme evidentemente derivate dalle terrestri, anzi da un solo sottordine di Acari terrestri, che sono appunto i Troinbididi e ne conservano, oltrech l'aspetto generale e l'identica conformazione degli organi principali, maniera di respirazione per mezzo di trachee, soltanto varia stigmi. Tra queste specie acquaiole, che per, allo stato adulto non potrebbero vivere fuori d'acqua, al quale ambiente sono adattate anche per la speciale armatura delle zampe del 3." e 4. paio atte al nuoto, si contano forme bellissime per elegante e singolare conformazione del corpo (fig. 9 e 10), come pure pei colori molto spesso assai brillanti. Nei nostri fossati, specialmente dell'Italia settentrionale sono comuni molte e belle specie di Idracne, come in mare, sulle alghe specialmente occorrono specie formose di Alacaridi e se ne conosce un grande numero. La specie pi voluminosa, quasi come un pisello, sferoidale, macchiata di rosso e di nero, vivente nelle acque dolci la Hydrachna geographica Muli. (fig. 11), la quale per non pare si trovi in Italia, mentre non rara nell'Europa nordica. Un particolare singolarissimo acaro acquatico, che comune nei nostri stagni, special- mente nell'Alta Italia, e vive camminando sulla mota del fondo il Limnoeares hoosericeus (D. G.) (tig. 12, B) tutto rosso scarlatto e che a prima vista si confonde- rebbe volentieri col comune Trombidio degli orti, del quale ha pure le dimensioni. Questa strana hlracna ha un corpo cos molle, che le contrazioni dei muscoli lo fanno continuamente deformare nel modo pi curioso, tantoch, se non si coglie un momento in cui l'animale in riposo, non possibile farsi un concetto giusto della forma del suo corpo. Fig. 8. Larva di Hydrodroma rubra K. dal dorso, ingrandita, parassita di Libellule, (dal Kramev). anche la comune la posizione degli 14 CAPITOLO PRIMO In generale poi le forme giovanili o larve (esapocle) delle Idracne (fig. 8). ricordano assai bene quelle dei Tombidi terrestri e sono perci molto differenti dalla forma definitiva adulta (fig. 12, A). Nell'acqua tutti questi piccoli esseri vivono, almeno allo stato adulto, predando animaletti minori e nuotano e si muovono nel loro ambiente con grande velocit, agitando rapidamente le loro zampe. Assai pi vario il modo ed il luogo di vita degli Acari terrestri, dei quali Fig. 9. Tre bellissimi Arrhenurus ingranditi, dal dorso. A, Eopolu tuberatus Koeniche (da Koen.); B, Arrhenurus maculator (Unii.), maschio dal dorso; 0, A. abbreviator Berlese, maschio supino (da Boriose). moltissimi sono parassiti d'altri animali fra gli Artropodi ed i Vertebrati ed altri godono di vita libera. Alcuni poi sono parassiti nello stato giovanile e liberi di poi. Fra gli Acari liberi, quelli che vivono entro terra, fra le foglie ed altri de- triti vegetali putrescenti ed in generale dovunque si trova sostanza organica in decomposizione hanno certamente in natura una importanza pratica grandissima, perch concorrono al rapido disfacimento della sostanza stessa e la preparano sollecitamente a rientrare nel circolo della vita. La piccolezza di questi esseri, che possono prendere di mira i pi esigui detriti organici per nutrirsene e la grande prolificit loro, per la quale in pochi GLI AFFINI DRGLI INSETTI 15 giorni ima sola femmina fonda, collii sua figliolanza, colonie di migliaia e migliaia di individui, fanno s che il loro ufficio nell'economia della natura prontamente seguito cos presto, come n la decomposizione chimica n il concorso di forme maggiori, come ad es.: di altri Artropodi o dei Vermi terrestri potrebbero ottenere. Stando in mezzo fra l'azione, lenta nel maggior numero dei casi, dei micror- ganismi o quella non sempre presente degli ani- mali pi voluminosi, l'attivit degli Acari alla modificazione continua dei detriti organici e delle sostanze in decomposizione del massimo rilievo. Gli animali pi grossi ed in confronto degli Acari possono includersi tra i maggiori anche gli Insetti, praticano in grande la dispersione della sostanza organica putrescente, ma non insi- stono fino agli ultimi detriti, ai quali invece accorrono gli Acari e ne ottengono la pi minuta distruzione. In confronto degli Insetti gli Acari sembre- rebbero in isvantaggio per ci che si riferisce a questo ufficio, giacche la piccolezza loro e la mancanza di organi di volo sono certo attitudini negative a trovarsi prontamente sul posto ove giace sostanza organica morta. Ma la maggior parte degli Acari terricoli o viventi fra le so- stanze putrescenti godono di una singolare facolt di diffusione, poich ricorrono per tale opera pre- cisamente ad animali di maggior volume e pi facilmente locomobili, in particolar modo agli Insetti stessi, sui quali si raccolgono come su comodo e rapido veicolo, per essere trasportati ben lungi, sollecitamente, a fondare nuove colonie. Per esempio, gli Insetti stercorari portano sempre sul loro dorso Acari stercorari (fig. 13), i quali cos emigrano dall'uno all'altro ambiente e concorrono, con un lavoro pi minuto e dili- gente, alla distruzione della sostanza putrida, dopo i primo e pi sommario attacco da parte degli Insetti stessi. Anzi, gli Acari, per questo ufficio sono dalla natura particolarmente provvisti di espe- dienti, talora molto singolari. Come l'Insetto a diffondere la specie gode di poderosi organi di volo, cos l'Acaro fornito di organi ade- sivi speciali per rimanere molto bene aderente al veicolo e talora anzi, merc una muta, as- sume una forma od un tegumento pi adatti ai disagi della peregrinazione, una vera e propria veste da viaggio, che talora d all'A- caro un aspetto diversissimo da quello della forma sedentaria. Per queste migra- zioni, nelle quali il veicolo rappresentato da Insetti di tutti gli ordini e pi raramente da Miriapodi, variamente si comportano diverse specie di Acari. Fig. 10. Un Alacaiide (Balacartis humerosus Troueas), prono : ingran- dito (da Tronessart). Fig. 11. La pi grossa Idracna europea, Hydrachna tjeographica Muli. A grandezza naturale. 16 CAPITOLO riIMO Taluni, semplicemente cos come sono allo stato libero, senza mutazioni di sorta, salgono sull'Insetto e vi si attaccano merc le zampe o meglio coll'aiuto delle mandibole foggiate a chela (flg. 14), colle quali stringono tenacemente i peli A B Fig. 12. Due Idracne fra le maggiori nostrali. A, Hydrodroma rubra K. ingrandita, dal dorso; B. Linnochares holoserceus {D. G.) ingrandito, dal dorso. A grandezza naturale (da Berlese). sparsi sul corpo dell'Insetto, n lo abbandonano se non quando sono certi di essere giunti in luogo opportuno alla vita della colonia che si promettono di fondare. Altri hanno organi speciali di adesione, in forma di ventose sul ventre e con queste aderiscono assai tenacemente alla cute liscia del veicolo. Altri ancora, come sono le Uro- pode, emettono dall'a- pertura anale un tenace e grosso filo di seta, col quale si attaccano forte- mente al corpo dell'In- setto (fig. 13) e non se ne liberano che giunti a de- stino. Altri finalmente seguono una pratica delle pi complesse. Quando l' ambiente diviene inadatto alla vita dell'Acaro, nella colonia sorgono, per metamorfosi, delle forme particolari molto ricche di organi di adesione e sprovviste invece di tubo digerente e di organi boccali, dal momento che durante il viaggio non devono nutrirsi. (Jos preparate queste forme migranti assalgono gli Insetti od altri animali, vi si fissano e si fanno trasportare altrove, in altro am- biente meno ingrato, dove giunte, discendono dal veicolo, raggiungono il luogo Fig. 13. Uu piccolo insetto stercorario (Onlophagus) coperto di Acari viaggiatori (ninfe di Uropoda). Si trovano anche delle ninfe di Oa- masis coleoplralomm (A). Ingrandito. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 17 opportuno a, fondare nuova colonia, si mutano nuovamente, riprendendo l'aspetto e gli organi della forma sedentaria, ringiovaniscono anche un poco, perch colla nuova muta guadagnano uno stato pi giovanile di quello del quale sono partite e Analmente, divenute adulte, provvedono alla riproduzione ed all'inquinamento del nuovo ambiente. Allorch si parler di Hypopus e di forme ipopiali, trattando degli Acari che albergano sugli Insetti, sar il caso di illustrare anche meglio questa singolarissima maniera di adattamento. Del resto le forme ipopiali si prestano anche a conservare in posto, sul corpo dell'ospite, alcune specie di Acari che vivono sugli Uccelli, sulle loro piume e che potrebbero disperdersi durante le mute del piumaggio. In molti casi, all'av- vicinarsi del cambiamento delle penne, sorgono, nella colonia di Acari, specialis- sime forme del tutto diverse dalle nor- mali e che penetrano e si trattengono entro la pelle stessa dell'ospite per poi, finita la muta, sortirne, riguadagnare le penne, trasformarsi nella forma comune e ricominciare l'ordinario ciclo di vita. La presenza quasi costante degli Acari nei pi svariati ambienti e colle pi diverse abitudini di vita in rapporto con altri animali superiori aveva persuaso i naturalisti di due secoli fa ad attri- buire a questi minuti esseri delle attitu- dini molto nefaste e si incolpavano gene- ralmente della massima parte delle ma- lattie, specialmente delle infettive. Gi prima all'epoca del Vallisuieri, il quale Autore di una teoria parassi- taria speciale, ad esplicazione di molti fenomeni morbosi, si ammetteva comune- mente la esistenza di vermicelli, come si chiamavano, quali causa primaria di non pochi morbi di infezione degli animali superiori ed il Vallisnieri ne faceva la sola e precipua causa di certe epizoozie che scoppiavano tra le vaccine. In certo qual modo sono cos preconizzati i microrganismi eie loro attivit, che solo molto pi tardi, per opera sopratutto del Pasteur, sono messi in luce e dimostrati. I contemporanei del Vallisnieri non sono mancati di affermare i vermicelli come cosa veduta, nel sangue guasto ed in organi alterati di animali infetti e li descrivono anche, perfino indicando bocca, occhi ed altri organi. Tutto ci parto di fantasia o si deve attribuire agli imperfettissimi strumenti del tempo, coi quali certo non era possibile, neppure lontanamente, distinguere mi- crorganismi come i bacilli, ecc.; ma il ragionamento, pel quale si veniva a con- cludere l'esistenza di organismi parassitari, causa precipua dei fenomeni morbosi, correva esattamente. Poco di poi, quando si giunse a riscoprire l'Acaro della scabbia, del resto assai bene descritto, figurato ed illustrato almeno un secolo prima, fra gli altri dal nostro Redi, e si dovette attribuire all'Acaro stesso la causa prima ed unica della malattia, un generale sospetto si sparse su tutti gli Acari e non manca- A. Berlese, Gli Insetti, II. 3. Fi. 14. Gamasiis coleoptratorum (L.). Ninfa migrante attaccata ad uu pelo del corpo di un Insetto, in atto di l'arsi trasportare. Ingrandito. 18 CAPITOLO PRIMO rono patologi che li tennero responsabili di pressoch tutte le manifestazioni morbose degli animali superiori e dell'Uomo stesso. Una osservazione mal fatta, nel principio del secolo decimonono, incoraggi notevolmente questo nuovo modo di vedere. Fig. 15. Mosca domestica con un parassita vero attaccato alla zampa anteriore (Larva di Trombidium), che si vede pi ingrandito a fig. 18 ed un acaro viaggiatore (Holostaspis marginatile Herm.) attaccato alla zampa posteriore. Il 18 Termidoro dell'anuo 2. delVa Repubblica il chirurgo Brasdov, all'ospitale militare di Strasburgo, sozionava un cervello tolto da un cranio, che aveva subito una grave frattura, ma la dura madre non era stata toccata. Allorch i due emisferi cerebrali furono separati e spostata la dura madre si vide correre sul corpo calloso un Acaro grossetto, che dall'Hermann fu poi de- scritto nel 1804, sotto il nome di Acarim marginatili. Non potendosi spiegare la presenza di questo acaro come venuto dal di fuori, parve necessario ammettere che esso si trovasse da tempo nel cervello del soggetto e si immagin tutta una teoria di particolari maniere d'in- gresso e permanenza di Acari negli organi interni di animali superiori e di circolazione nell'ospite, col sussidio dei vasi sangui- gni. In appoggio alla teoria l'Hermann cita non solo il caso della scabbia, ma ancora quello ricordato dal Lejenue, chirurgo del re, caso riferito dal Guille- meau, dal Mouffet e dal Gendron di Acari viventi nella cornea dell'occhio e che si toglievano con uno spillo d'argento. Altri casi, come quello di un altro Acaro (Acarus celiarla Herm.) vivente nelle cantine eppure dal Lauth trovato nel 1787 sulla ghiandola pituitaria di un pazzo morto all'ospedale e quello citato dal Cornelius Gemma, che in un cranio di femmina si erano trovati in gran numero Acari e Cimici sembrarono confermare indiscutibilmente le accuse che si rivolsero allora agli Acari, delle quali pi tardi invece fu fatta colpa a microorganismi. Ora si pu giudicare diversamente. Quello che fossero gli Acari della cornea dell'occhio nou possibile affermare. Certamente non mi consta che si sia riconosciuto di poi qualche Aracnide colle abitudini sopracitate. Ma per quanto riguarda V Acarua marginalit e VA. celiarla certo che il primo si trova non di rado mi- grante, attaccato colle sue mandibole, alle zampe della mosca comune (fig. 15). Sono l' Holostapia marginatali e talora anche V H. badiali, che si sanno viventi uei letamai e frequenti sugli Insetti ster- corari, in attitudine di migrare ed anche, sebbene pi di rado, sulla Mosca comune, che, come noto, si svolge nelle coucimaie e di l sorte all'aperto. Appeua la mosca giunge in ambiente che l'acaro pu credere opportuno a fondarvi una colonia, esso lascia l'ospite ed certo stata una mosca domestica ad abbandonare l'acaro sul cervello che si stava sezionando nella suddescritta occasione. Il caso riferito dal Lauth si deve attribuire al Gamassas lunaria, egualmente delle concimaie, la cui forma migrante (dall'Hermann, per la somiglianza confuso collocarti cellaris) si attacca ad un moscerino che frequenta le case. Quanto riporta il Gemma vero, ma uou si tratta di Acari, bens di vere e proprie Cimici dei letti e sono molti i casi ricordati di questi Insetti penetrati entro il crauio d'uomini, traverso il naso, e col moltiplicatisi grandemente. Ci nonostante il sospetto di una causa parassitaria per molte malattie contagiose, sospetto come si sa ora ben fondato, la piccolezza degli Acari, la loro frequenza dovunque e qualche caso ui.i AFFINI DUOLI INSETTI 19 di infezioni dovute veramente all'opera di talune forme parassite, come l'Acaro della scabbia, il VermanySBitt gnllinae, ecc. diedero origine alla teoria, che pi tardi il Raspali accett ed illustr largamente, che fossero gli cari, o vermicelli come si dicevano allora, gli esseri pi nefasti in natura e causa dei pi svariati morbi, dai cancri, pestilenze, dissenteria, ecc. e questi minuti ani- maletti subirono per molto tempo le pi immeritate accuse e furono oggetto di un vero terrore. Per la verit essi non sono tutti senza colpa, ma di gran lunga al di sotto di tutto quanto venivano gratificati quasi un secolo fa. Che fra gli Acari si trovino molte specie ectoparassite di animali superiori e di invertebrati non vi ha dubbio ed anche vero che spesso la loro presenza determina serie affezioni; ma quanto ad endoparassitismo non si conoscono veramente che pochi casi soltanto, bene certi. Ad esempio il Cytodileu nudit un acaro parassita della Gallina, nella cui trachea e nelle vie aeree, fino nei canali aerei delle ossa si pu riscontrare, con effetto grave anche letale per l'ospite. Cos anche il Laminosioptes cysticola raggiunge il tessuto sottocutaneo nella Gallina ed altri Uccelli di cortile. Contuttoci taluu autore non manca di ricordare qualche caso, molto incerto e discutibile, da riferirsi anche all'Uomo. Infine diro che il Banks, nel 1901, trov che acari della famiglia dei Gamasidi arrivano nelle Scimmie (Indie orientali) ad incistidare persino nei polmoni. Essi appartengono allo stesso gruppo di (incili che abitano le fosse nasali nelle Foche (Halaraahiie) odi taluni uccelli, ad es.: dell'Oca domestica (Kiuonissidi). Gi il Linneo tratta di un Acarus dysentcriae, che si sarebbe trovato abbondante nelle feci di persone affette da dissenteria, e l'Autore non sa trovarvi differenza in confronto di quello della scabbia, di quello della farina e d'altri. L'Orsolato, nel 1861, afferma di aver trovato in gran numero Acari, di un aspetto particolare, in deiezioni di un malato di dissenteria. La figura data da questo Autore dimostra trattarsi di un Tiroglifde, di quelli che vivono sulle derrate alimentari stante ed io ho dubbio che qui si nasconda qualche errore di osservazione. Intanto, pi recentemente (1897) al Giappone si trovato un acaro, del quale si dico che viva nel rene dell'Uomo, determinando una speciale ematotibrinuria e fu denominato Nephrophagns tanguinariu. L'Oudemaus ritiene trattarsi d'un Tarsonemide. Anche dal Brasile si hanno notizie di Acari usciti dalla vescica, in compagnia di Filarie ed ancor d'Acari, in un caso, trovati nella linfa estratta dallo scroto di persona affetta da elefantiasi. Finalmente il Blanchard illustra bene un Acaro nuovo (Hiatigasley spermaticus) trovato vivente, in grande quantit, nel liquido conte- nuto in una cisti dell'epididimo, in una persona che aveva soggiornato nelle Indie inglesi. Pi numerosa certamente la schiera degli Acari che possono molestare l'Uomo con abitudini di ectoparassiti, sia accidentali, sia tutto affatto particolari del re della natura e suoi propri. Questi ultimi, a dir vero, non sono che due specie, l'Acaro della scabbia e quello dei follicoli, ma degli altri, che all'occa- sione si possono servire dell'Uomo per trarne nutrimento, con danno o molestia dell'ospite, il numero assai maggiore e, senza contare le Zecche, di cui quasi tutte le specie non disdegnano di parassitizzare anche il pi alto degli animali, si possono ben noverare almeno un'altra decina di forme, che all'oc- correnza si nutrono del suo sangue o dei suoi umori. Cito, oltre alle Zecche anzidette, due o tre specie di Argas, almeno tre specie di Trombidium allo stato larvale (Leptus), il pidocchio pollino (Dermanyssus galUnae), il Pedictdoides rentricosus, un JDermatophagus e Dermatophagoides, che accompagnano in talune localit l'Acaro della scabbia, ecc. Degli altri Mammiferi, fra i marini, nelle Foche si sono trovati Acari, gi citati, viventi nelle l'osse nasali ed appartengono al gruppo dei Gamasidi ; ma nei Cetacei, Sirenidi e Pinnipedi non si sono peranco riscontrate malattie cu- tanee dipendenti da Acari, come sono invece comuni fra i mammiferi terrestri. Infatti alcune forme particolari di Acaro dei follicoli (Demodex) si incontrano sul Cane, sul Gatto, sulla Capra, sul Maiale, sul Montone e sul Bue, Cavallo, Volpe, Pipistrelli e non sempre inoffensive, come quella occorrente sull'Uomo, 20 CAPITOLO PRIMO perch nel Bue, nel Cane, ad es., possono determinare delle assai gravi infezioni cutanee, e non indifferenti nemmeno nel Maiale e nella Capra. Molte forme di Sarcoptidi psorici, che cio determinano varie specie di rogna, aggrediscono, oltre all'Uomo, ancora parecchi Mammiferi di quasi tutti i gruppi, particolarmente fra gli Ungulati ed i Carnivori. Ad es.: specie del vero genere Sarcoptes si sono incontrate sul Cavallo, Asino, Mulo, Cammello, Drome- dario, Lama, Giraffa, Antilopi e Gazzelle, Capra, Pecora, Bue, Elefante, Cane Lupo, Volpe, Iena, Furetto, Gatto, Leone, ecc. Pi raramente si trovano su Roditori, Insettivori e Chirotteri, come sulla Lepre, Coniglio, Capibara, Wombat, Topi diversi, Riccio, Pipistrelli in genere. Oltre ai veri Sarcoptes, anche forme affini di generi diversi, come Psoroptes, Ghorioptes, Notoedrus, Otodectes, Caparinia, Chelrocoptes, possono determinare molte serie malattie della cute, confinate a particolari regioni del corpo o diffuse a guisa di rogna con caratteri speciali. I Roditori, Insettivori e Chirotteri sono anche molestati da altri Acari del gruppo dei Gamasidi, molto maggiori dei Sarcoptidi, e viventi del sangue delle vittime. Si avvicinano al Pidocchio pollino o Dermanyssus gallinae gi ricordato, ma appartengono a generi diversi, cio Ijiiognaihus, Laelaps, Haemogamasus, Myonyssus, Pteroptus, ecc. A questi si aggiun- gono anche le larve di Trombidium o Leptus, che si vogliano dire, le quali ag- grediscono anche l'Uomo, ma non si incontrano sugli altri Mammiferi gi citati. Per qualche specie e particolarmente pei Chirotteri si debbono ricordare anche delle Zecche tutto affatto esclusive a taluni ospiti. Gli Uccelli sono pure vittime di particolari Zecche, le quali, specialmente nello stato giovanile, li aggrediscono, sopratutto infiggendosi nel capo dell'ospite, attorno all'orecchio. Sui Piccioni vive comune ed abbondante un grosso Argas (A. rejexus), specie di zecca piatta ed ovata, e talora dall'ospite abituale si reca ad aggredire anche l'Uomo. Ma oltre a questi Acari pi grossi, gli Uccelli ne albergano una sterminata quantit di specie e talora ne hanno ripiene le penne. Si possono trovare sugli Uccelli varie specie di Leptus che, se abbondanti, de- terminano rossore ed infiammazione della pelle, specialmente del ventre, ma pi comuni sono, nel piumaggio dell'ospite, Acari del gruppo dei Sarcoptidi, meno frequenti i Gamasidi e qualche Trombidide speciale, inteso alla caccia partico- larmente dei Sarcoptidi. Un vero mondo di piccoli esseri, ai quali vanno aggiunte non poche specie di Insetti, sopratutto del gruppo dei Mallofagi, che non mancauo mai e talora anche qualche Dittero o qualche altro insetto d'altro ordine. Gli Uccelli sono infatti una collezione circolante di parecchie specie di Ar- tropodi, parassiti in vario grado e con diverso danno dell'ospite, predatori dei parassiti, ecc. Restringendoci per ora agli Acari, dir che i Gamasidi apparten- gono ai gi citati generi Dermanyssus e Leiognathus, ma pi che sul corpo degli Uccelli stanno nei loro nidi o negli ambienti ove riparano nella notte ed in questo tempo salgono sull'ospite per suggerne il sangue. Comunissimi sono invece i Sarcoptidi ed appartengono a due distinti gruppi, quello cio dei parassiti veri, nutrentisi di umore circolante della vittima, e quello dei Pterofagi, che si limitano a rodere le penne o lambire la sostanza grassa di cui esse sono spalmate. Questi fanno meno danno e, per quanto nume- rosi, non provocano malattie cutanee o pi interne all'ospite, come fanno invece i precedenti, che appartengono sopratutto ai generi Cnemidoeoptes, Laminosioptes, ( 'ytodites. I Pterofagi invece, od Analgesidi, come si dicono, vivono sulle penne nel modo citato, alcuni sulle remiganti, altre sulle tettrici, pi rari sulle timoniere, GLI AFFINI DEGLI INSETTI 21 Fig. 16. Alcuni Sarcoptidi avicoli (Analgesidi) maschi. .1 Falciger rostratus (Bacon.) dei Colombi, dal dorso, gli altri tatti supini: B. Bdellorynchus pohimorphxis Tronesa. delle Anatre ; C, Anabjet clavipet Beri, delle Silvie; Z>, Thecarthra semaphora Xroness. della Sterna hirundo ; E, Frc/nnn anatia (K.) delle Anatre. 22 CAPITOLO PRIMO alcune forme entro il caule stesso delle penne maggiori, e vivono in colonie nu- merose, spesso pressoch immobili. Si contano uno straordinario numero di ge- neri e di specie. Ad es., sugli Uccelli italiani non sono meno di 150 le specie finora citate e vanno in molti generi, tra i quali i principali sono : Pteroliclms, Freyana, Pteronyssw, Megninia, Analges, Pterocolus, Proctophyllodes ecc. Si notano, per questi esseri, forme talora molto singolari (fig. 16), con uno spiccato dimorfismo sessuale, che si manifesta col diverso sviluppo delle zampe, le quali talora, nel maschio, sono, per certe paia grossissime e molto diversamente conformate da quelle della femmina, che diversa anche per la forma dell'ad- dome, nei maschi generalmente terminante con una configurazione molto com- plicata, con appendici varie, talora eleganti, ecc. Talora, nei maschi, si nota una singolare asimmetria delle parti, molto spiccata sopratutto negli arti e costante per ciascuna specie. Questi e gli altri Sarcoptidi sono, sul posto, insidiati da altri Acari predatori, specialmente Cheiletidi, ad es. Cheyletiella heteropalpa Mgn. co- mune sui passeracei nostrali (fig. 17), che, natural- mente, albergano in tutti gli stati sul corpo del- l'uccello. Anche gli Analgesidi riparati entro il culmo delle penne maggiori sono decimati da particolari Cheiletidi, lunghi e configurati opportunamente per la vita entro lo stesso ambiente. Trovansi Acari con abitudini intermedie fra gli abitatori delle piume e quelli che sulla cute determinano stati patologici. Tali Acari, non psoroptici, n pterofagi? vivono sulla cute, per al suo esterno, e si nutrono dei detriti, delle desquamazioni di questa. Le specie parassite dei pi comuni animali domestici nostrali possono rilevarsi dal seguente quadro (pag. 23), nel quale gli Acari sono aggruppati secondo le prin- cipali sezioni dell'ordine, conforme si dir poi. Si escludono dal quadro stesso le Zecche, perch queste non sono parassiti speciali e solo annoverato VArgas reflexus, che attacca particolarmente i Piccioni. Si escludono anche i Sarcoptidi Analgesidi perch senza interesse pratico e quelli Gliricoli (Listroforidi) perch viventi sui Mammiferi a spese del pelo, senza per danno sensibile dell'ospite. Le forme veramente nocive agli animali domestici sono le seguenti (vedi Tabella a pagina seguente). Oltre a ci si sa che qualche specie di zecca l'agente di diffusione di speciali malattie contagiose e questo appunto il caso del Rhipicephalus (Boo- philus) anmdatus Say (e R. (B.) bovis), che diffonde i microrganismi della febbre del Texas, ematuria dei bovini, non soltanto in America, ma ancora in Europa, Australia, ed altre regioni del globo. Questo, del resto, non il solo acaro dif- fonditore di malattie parassitarie, poich, come esso propaga, coWHyalomma aegyptium la Babesia bovis, si attribuisce alle Zecche nostrali pi comuni, Ixodes ricinus ed I. hexagonus, la diffusione della Babesia canis. Gli Argasini si riten- gono pegli agenti propagatori degli Spirocheti. VArgas persicus diffonde la febbre ricorrente. In altro gruppo di Acari, cio fra i Trombididi, uno speciale Leptus propaga, al Giappone, una particolare malattia infettiva, col denominata Kedani. Pi lungamente di tutto ci terr parola allorch dir specialmente degli Ixodidi e dei Trombididi. Anche in Italia, particolarmente attorno a Eoma e nelle isole, la malattia comune. Ma non sono questi i soli casi di organismi inferiori diffusi per opera degli Fig. 17. Un Cheiletide predatore di Acari avicoli (Cheyleliella hete- ropalpa Mgli.) supino, ingrandito (da Berlese). lil.I AFFINI DEGLI INSETTI 23 fri s ^ e a .- 3 K CD ^ > 3 ns w a - X s a -.1 s C3 MI a a < o .2 o a a o *d 3 S sB 5j 2 3 o -a "S O 43 ? 2 9 W Z; Oh '= 3 w- e- e- ( ce 1) 4? Ja Bh e. a. o o g S C3 g .3 B B S O - ~ - - - - * 3 S * O. 43 +3 a. 3 O c3 x o .a t- 9 i ^ 43 43 3 .Z - - /. co O 3 "d d 2 B B " B 43 c8 a a >> J U O O J5 3 3 Oh O O a SI 3 3 a cs Z, - 1> s 3 a a ,9 k .2- V. 3 M J M ut? 3 & 3 . 3 > "d !S co a . a - a S 5 S> O a o 3 C3 te o 3 .So tr *d ^ CO 3 c8 cs 2 a a s O r. O 24 CAPITOLO PRIMO Acari. Come questi profittano di forme pi voluminose per giungere pi sol lecitamente ed a maggiore distanza, cos esseri anche inferiori agli Aracnidi, come sono ad es. minuti Vermi, Anguillule, ecc., albergando dentro e fuori degli Acari e se ne servono come di pi rapidi veicoli. Gli Acari poi viventi nelle sostanze in decomposizione sono anche attivi diffusori di spore di funghi e di altri bassi vegetali. Una piccola schiera di Acari planticoli pu essere accusata di molestia e di danno alle piante in genere e quindi anche alle coltivate. Oltre a quei Fitoptidi, ai quali si accennato e tutti viventi a spese dei vegetali, ma di cui una o due specie sono seriamente nocive perch attaccano piante molto utili, con gran danno, certo che Acari alquanto pi voluminosi, come sono tutti quelli della famiglia dei Tetranichidi, riescono molto nocivi alla vegetazione, perch su gran numero di piante e fra queste su molte delle colti- vate, anche fra le pi utili, essi si sviluppano in cos numerose colonie, da pro- durre affezioni gravi e che diffcilmente si combattono. Basti l'esempio del Tetranychus telar ius e dei danni che esso reca alla Vite ed a molte altre piante coltivate. Fra gli Acari nocivi si possono anche annoverare quelli che albergano sulle derrate alimentari e, moltiplicandosi enormemente e con molta rapidit, finiscono per distruggerle affatto, se non intervenga riparo. In questo gruppo dunque sta tutta una serie di Acari, che sono defluiti per domestici ed abbondano nei ma- gazzini di derrate e nelle case, dove vivono a spese della farina, del formaggio, delle carni e delle frutta secche, ecc. e sono sempre mescolati ad altri Acari loro predatori, che vivono in mezzo alle colonie di quelli detriticoli, come si di- cono, per cibarsene e questi attivi predatori sono il precipuo freno alla molti- plicazione eccessiva di quelli nocivi. Ma gli Acari, i quali si trovano a vivere entro le sostanze putrescenti, si possono considerare per forme utili nella economia della natura. Ne ho gi ac- cennato e sono in grandissimo numero di specie di tutti i sottordini. Le concimaie, ad es., hanno una particolare fauna di Acari, i quali vivono nella costante alta temperatura della putrescenza ed, al solito, vi sono mescolate alle specie coprofaghe anche molte altre predatrici, che vivono a spese delle prime e queste, colla enorme fertilit, provvedono alla propria specie ed alla nutrizione dei molti predatori loro ; e quando l'ambiente pi non si presta alla vita delle une e delle altre, tutte insieme emigrano, col concorso di Artropodi pi volumi- nosi e pi rapidi. Queste specie coprofle vengono poi portate sui campi e si disperdono nel terreno, dove concorrono, con quelle abitudinarie del terreno, alla distruzione della sostanza organica morta ed alla diffusione dei microrganismi del terreno, necessari alla vita dei vegetali. Si pu sospettare che i concimi chimici non eguaglino la potenza fecondante di quelli naturali, tra l'altro, perch non albergano n microrganismi, n questi piccoli animali che diffondono cos attiva- mente e vastamente i microrganismi stessi, senza i quali il terreno sterile. Gli Acari viventi entro terra e che si nutrono di radici morte e decompo- nentisi, di tuberi, di funghi sotterranei, ecc. come quelli che in gran numero stanno tra i detriti vegetali che marciscono, e quelli che ancora vivono fra i muschi, i licheni, ecc. a fior di terra e sono moltissime specie di tutti i gruppi, certamente hanno una grande influenza nella rapida formazione dell'humus e nel continuo movimento della vita entro il terreno vegetale. In una palata di terra umida con detriti organici pu essere che non si trovi insetto di sorta od altro animale di una certa dimensione, ma impossi- bile non incontrare grandissimo numero di Acari. Sono questi principalmente i GLI AFFINI DK.OI.I INSETTI semoventi, che di continuo rimescolano, in seno alla terra, anche alla profondit di parecchie decine di centimetri, tutto quanto vive nel terreno. Ilo trovato, ad esempio, in nidi di topo campagnuolo, composti, come noto, di foglie secche e nascosti profondamente entro terra, uno o due Miriapodi, qualche porcellino terrestre, nessun insetto, ma una enorme quantit di Acari, da ascriversi ad almeno una cinquantina di specie e questa massa di attivi lavora- tori riducono presto tutta la sostanza morta in detriti impalpabili. inoltre si hanno continui spostamenti in senso verticale, nel seno del ter- reno, per parte degli Acari terricoli, i quali, dopo le pioggie risalgono, raggiun- gono anche la superficie e su quella, se umida, si muovono in tutti i sensi ed in lunghe peregrinazioni, per rientrare sotto la superficie, mano mano che l'umi- dit ambiente scema, sino a raggiungere profondit considerevoli, specialmente in estate. Tutte le quisquilie organiche dipendenti dagli animali sotterranei, composte dei loro escrementi, residui del pasto, dei loro stessi cadaveri, sono presto ri- dotte in detriti minutissimi e disperse, sopratutto per l'opera assidua di gran numero di specie di Acari. Rapporti degli Acari cogli Insetti. Xoi dobbiamo insistere sopratutto nel cono- scere gli intimi rapporti fra gli Acari e gli Insetti, i quali rapporti sono tali come non ne esistono, cogli Insetti stessi, da parte di nessun altro gruppo di animali. Cogli Acari gli Insetti hanno relazioni continue di convivenza, di commen- salismo, di parassitismo, oltre a quelli gi ricordati per la diffusione degli Acari stessi ed altri molto singolari, che possono richiamarsi ad una vera e propria simbiosi, per cui certi Insetti sociali, specialmente Termiti e Formiche, danno nutrimento ed alloggio a molte specie di Acari, per averne in cambio particolari servigi o semplicemente, a quel che sembra, solo diletto, come noi ne ritraiamo da parecchi animali che nutriamo nelle nostre abitazioni. Dei rapporti di commensalismo inutile dire troppo, avendo gi accennato al fatto che i medesimi ambienti possono albergare animali diversi e perci non di rado, anzi frequentemente, ad es. per le forme coprofile, per quelle delle so- stanze iu decomposizione, planticole, ecc. Acari ed Insetti si trovano conviventi e commensali nella stessa dimora ed alla stessa mensa, gli Acari colFnfficio, direi quasi, di una pi minuta e diligente dispersione della sostanza nutritiva. Invece, molto interessanti, non solo dal lato della vita degli Insetti, ma an- cora da quello pratico, secondo il nostro punto di vista, sono i rapporti di pa- rassitismo, cio le maniere e gli effetti coi quali taluni Acari vivono per davvero parassiticamente a spese degli Insetti, cio sul loro stesso corpo e dei loro stessi umori. Anche in questo caso, del resto, come si gi veduto pel parassitismo a carico degli Uccelli e dei Mammiferi, si notano non solo Acari veramente parassiti degli Insetti, i quali, nutrendosi degli umori loro circolanti sono di molestia e di danno all'ospite, non di rado fino ad ucciderlo, ma altre specie che vivono sul corpo degli Insetti solo per raccogliervi umori trasudanti e ne curano cos la pulizia, forse con vantaggio pi che con nocumento dell'ospite. Questi, che cos fanno, sono appunto gli Acari della famiglia Canestrinidae, i quali, anche per la conformazione generale, sono da avvicinarsi appunto a quegli Analgesidi che si sono detti vivere sulle penne degli Uccelli, nutrendosi di quel grasso che le spalma, senza per serio danno dell'animale che li alberga. a Bru ess, OH Inveiti. II. 4. 26 CAPITOLO PRIMO Fig. 18. Un Leptus (larva di Trombidide) comune pa- rassita di vari Insetti ; molto ingrandito, dal ventre (da Berlese). Molte specie di Coleotteri hanno colonie di Canestrinidi celate sotto le elitre, sul dorso dell'addome o sul petto e questi Acari vivono col in vario numero, con uova, giovani ed adulti, n si allontanano altrimenti dall'ospite. I Coleotteri medesimi, specialmente gli Scarabei stercorari, hanno per lo pi sotto le elitre anche altri Acari pi grossi, del gruppo dei Gamasidi (Copriphis e generi affini), i quali, probabilmente, si nutrono, se non anche di secreti dell'ospite, della sostanza che esso frequenta e di cui rimane il pi spesso molto im- brattato. Ma le vere forme parassite non sono in gran numero ed apparten- gono alle pi alte famiglie dei Pro- stigmati, cio ai Trombididi ed Eritreidi ed al singolare sottordine degli Eterostigmati. I primi corrispondono e si ac- costano a quei Leptus che si gi avvertito trovarsi allo stato paras- sitario anche sull'Uomo, oltrech su altri animali superiori. Per fissare le idee rammenter il comune Trombidium, quella specie di ragno rosso, come volgarmente si dice, lungo poco meno di mezzo centimetro e che si vede sulle piante, sui tronchi degli alberi specialmente o sulla terra, sopratutto in primavera. Esso VAUothrom- bium fuliginosum (Herm.) (fig. 19). Le larve esapode di questo Acaro (fig. 18) e di molte forme affini, che sono numerose, vivono come veri parassiti su altri animali, infiggendo il loro rostro entro la cute e, merc il singolarissimo or- gano di succhiamento che si diffonde con tanti rami, quasi una radice entro il corpo della vittima, ne sot- traggono gli umori a proprio pro- fitto. Sono di colur rosso scarlatto vivissimo, lunghe fino ad oltre un millimetro e si trovano comune- mente su molti Insetti. Ad es., sollevando le ali superiori delle cavallette, specialmente degli Acri- Fig. 19. Il comune Trombidio degli orti. Allo- thrombium fuliginosun (Herm.), dal dorso, in- grandito (da Berlese). didi, o delle Marititi, non difficile riscontrare in gran numero questi piccoli corpiciattoli, del pi vivace scarlatto, aderenti alle nervature delle ali inferiori. Questi sono quei Leptus o larve di Trombidium di cui ho fatto cenno pi volte e sono veri parassiti. Se ne incontrano anche sugli Aracnidi, ad es. Falangidi, sugli Afidi o pidocchi delle piante ed in generale su moltissime specie di Insetti, non escluse le Zanzare e le Mosche do- mestiche (fig. 15). Sulle Libellule, lungo le nervature delle ali, se ne trovano spesso, egualmente rosse e di forma sferoidale, ma pi piccoli (fig. S). Questi Ot.I AFFINI DEGLI INSETTI sono larve di Idracne od Acari d'acqua dolce che si vogliano dire. Tutti questi sono veri parassiti e molto molesti e pericolosi all'ospite, sopratutto per la sta- tura loro in confronto di quella dell'ospite medesimo. Fra gli Eterostigmati o Tarsonemidi, come anche sono detti, si contano per i parassiti i pi gravemente pericolosi degli Insetti, inquantoch alcune specie possono giungere, aggredendo in numero sufficiente l'ospite, ad ucciderlo. In modo speciale le larve molli di parecchi gruppi, sopratutto Lepidotteri, Coleotteri ed Imenotteri, sono attaccate da Tarsonemidi, i quali si moltiplicano in cos gran numero addosso alla vittima da finirla spesso in breve tempo. Sotto questo punto di vista alcuni Tarsonemidi riescono utili allorch si sviluppano abbastanza a danno di Insetti nocivi e non mancato chi ha proposto di trarne profitto ap- punto come mezzo di lotta naturale contro alcuni Insetti molto dannosi ; ad es. il Curculionide del Cotone in America (Anthonomus grandis) sebbene, in pratica, le speranze si sieno poi vedute riescire vane. I pi miti tra i Tarsonemidi insetticoli si accontentano di starsene alla base delle ali o lungo le nervature e quivi succhiano il sangue della vittima, senza per comprometterla troppo. Cos'i fanno i Podapoipus, Tarsopolipus, ecc., che vivono su Coleotteri ed Ortotteri. Ma i pi feroci, come sono i Pediculoides. hanno abitudini pi disastrose per l'ospite. Essi attaccano in gran numero le giovani larve, come si detto, e le succhiano con tanta avidit da ridurle presto a morte. In questi casi le femmine dell'Acaro ingrossano enormemente ed in modo paradossale il loro addome, cos che questo ne riesce una sfera, che po- trebbe contenere parecchie decine di volte il rimanente corpo e contiene intanto un enorme numero di figlioli, i quali, entro il ventre materno stesso, acquistano uno stato di evoluzione molto avanzata. Le femmine perfette, appena uscite di muta sono piccolissime e solo dopo la fecondazione e quando succhiano gli In- setti acquistano lo straordinario volume del corpo che si citato. Ora accade anche che tutti questi Acari, particolarmente le femmine pubere, ad addome cio non peranco turgido, si trovino in qualche ambiente in cos gran numero da doversene migrare per deficienza di cibo sufficiente ed allora si river- sano su quel che incontrano e se ci capita all'Uomo non mancano di tentarlo coi loro rostri e determinano sulla sua cute delle irritazioni assai vive e moleste. Questo il caso del Pediculoides rentricosus. che vive a spese delle larve di Insetti del grano nei granai (Calandra, Tiguuole) e, distrutte queste, quando si rimuove il grano e lo si trasporta nei sacchi, invade gli operai e ne induce una irritazione cutanea molto viva. Ci pu accadere anche pel riso, ecc. Adunque il Pediculoides rentricosus e specie affini veramente un nostro ausi- liario e lo si incontra attivo sopratutto a spese delle larve metaboliche e molli viventi nei legni marci o cariati, come sono quelle di vari Coleotteri, Cecidomie, Imenotteri, ecc. I rapporti simbiotici tra Acari ed Insetti sono tra i pi singolari ed in con- fronto noi perdiamo il vanto di essere i soli animali sulla terra a prodigare le cure ed affezione ad altri esseri di specie diversa, cos come noi accogliamo e nutriamo amorevolmente nelle nostre abitazioni i nostri animali domestici. Anzi non potremo mai dimostrare l'esistenza di animali incapaci di vivere da se, senza l'aiuto nostro e della nostra ospitalit, mentre io credo che tutti i nostri domestici guadagnerebbero ed acquisterebbero di benessere a non trovarsi in rapporti col l'uomo. Pel caso degli Insetti invece e dei loro animali domestici, che sono almeno dieci volte pi numerosi dei nostri, la cosa diversa. La domesticit, in questo caso, cos antica ed ha avuto effetti cos profondi sullo stesso organismo, che CAPITOLO PRIMO ue stato l'oggetto, da modificarlo, nel maggior numero dei casi, alterandone pi o meno la sua struttura, cos che esso, oggi, non potrebbe pi affatto vivere senza il soccorso dei suoi amici, clie lo accolgono in casa loro e lo nutrono e proteggono. Questo che io dico vale non solo a proposito degli Acari, ma ancora di molti altri Artropodi e specialmente di altri Insetti, che vivono in un vero stato di simbiosi, cio di vita in comune, nella quale ciascuna specie necessaria alla vita delle altre con cui convive. Per compenso alcune specie di Acari rendono dei servigi reali all'ospite, dal quale, hanno nutrimento ed alloggio e ci si vedr specialmente allorch, trat- tando degli Insetti sociali, converr mettere in evidenza tutti questi atti singo- lari ed i rapporti fra le specie conviventi e la ragione di alcune modificazioni morfologiche di specie che attualmente si trovano solo nella vita in comune, alla quale si accennato, ma sono evidentemente derivate da specie tuttavia libere e. diremo cos, selvatiche, nella stessa maniera che, per molte delle nostre specie animali domestiche, noi possiamo anche oggi indicare sicuramente la forma pri- mitiva selvaggia, tuttavia vivente in libert. Riprenderemo adunque questo argomento allorch entreremo a discorrere degli Insetti sociali e dei loro ospiti. Alcune Interessanti gpecie di Acari. il caso di conoscere pi davvicino qualche specie del gruppo, la quale o pei suoi effetti nella nostra economia , cio pei suoi rapporti con noi, co nostri auimali domestici, piante agrarie, prodotti agrari od industriali ecc. o per altro merita di essere ricordata qui, mentre per le specie eutomofile si potr trattarne di volta in volta, allorch si far menzione dell'insetto col quale l'Acaro ha qualche rapporto di esistenza. Per comprenderci meglio allorch a ciascuna specie si assegner il suo posto nel sistema ne- cessario accennare brevissimamente alla suddivisione sistematica del gruppo degli Acari. L'ordine si sciude in pili sottordini, che sono (a cominciare dalle pi basse forme e salendo alle pi elevate): I. Astigmata (od auche Cryptostigmata della 1." Sezione). Mancano in ambedue i sessi ed in tutte le et di ogaui respiratori. Generalmente piccoli o piccolissimi, da poco pi di un decimo di millimetro (Vermiformia) a poco pi di un millimetro (grossi Analgesidi). Tegumento il pi spesso molle, incolore, pi duro e oolorato in giallo o rossastro solo nelle specie avicole del gruppo di Analgesidi. Lunghi o lunghissimi peli b trovano spesso sul corpo e sugli arti. Zampe terminate da uua uughia o da una ventosa o da unghia e ventosa insieme. Mancano gli occhi. Le larvo 'esapode) sono simili all'adulto. Pu esistere una ninfa ipopiale (forma di viaggio, di- versa dall'adulto). Questo sottordine si pu dividere in due grandi sezioni dei Vermiformia, colle famiglie Erio- phydae o Fitoptidi delle piante e Demodiddae od Acari dei follicoli cutanei dell'uomo e degli ani- mali domestici. Lo seconda sezione sarebbe dei Sareoptiformia e comprende parecchie famiglie, delle quali lo principali sono le seguenti: Sarcoptidae (psorici); Epidermoptidae (epidermicoli non psorici); Anal- gesidae (pterofagi) ; Listi-oforidae (gliricoli o pilicoli); Tyroglyphidae (detriticoli, liberi). II. Cryptostigmata. Aperture tracheali negli adulti nascoste alla base delle zampe. Sta- tura minima superiore a quella dei precedenti, dei quali per non sono maggiori o di poco. Te- gumento duro, il pi spesso bruno o nero. Peli lunghi solo alla parte anteriore del corpo. Cute generalmente glabra. Mancano gli occhi. Zampe terminate da una a tre unghie, senza ventosa. Larve (esapode) poco dissimili o conformi all'adulto. Non esiste ninfa ipopiale. Si trovano nel terreno, in luoghi umidi, fra le borraccine, foglie e detriti vegetali putrescenti, mai nelle conci- maie, u mai parassiti o viaggiatori d'altri animali, raramente, viventi a danno delle piante. Parecchie famglie, delle quali basti accennare le maggiori, cio Hoplophoridre, Notliridae, Ori batidae. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 29 III. Heterostigmata o Tarsonemidi. Acari sempre minutissimi, non mai lunghi oltre il mezzo millimetro (forme non ovigere), di- versamente respiranti a seconda del sesso, giacch lo femmine adulte hanno stigmi (nella parte anteriore del corpo, alla hase del rostro) i maschi ne sono sempre sprovvisti Questi sono diversi per forma dalle femmine rispettive Mancano gli occhi. Tegumento molle, colori pallidi. Manca la ninfa ipopiale. Larve esapode, quando esistono, per forme non diverse dai rispettivi adulti. Poche famiglie, delle quali, le pi importanti sono : Disparipedidae, Tarsonemidae, Pediouloididae. IV. MjsSOSTIGMATA. Organi stigmatici in numero di imo per lato, situati sul fianco del corpo, al ventre, tra le zampe e l'orlo laterale. Specie che possono giungere alle dimensioni massime assegnate al gruppo degli Acari, cio anche a circa un millimetro e mezzo nelle femmine piene d'uova e di sangue succhiato (Ixodidae). Tegumenti duri o durissimi, gialli, color mattone tino al bruno marrone, nudi o vestiti da peli semplici di varia lunghezza. Esistono gli occhi o man- cano. Zampe terminate da due unghie e da ventosa. Larve il pi spesso esapodo e di rado dis- simili dal rispettivo adulto. Mancano forine ipopiali. Si pu dividere il sottordine in due sezioni cio: Alesostiymata I. o Gamasina. Statura non oltre i 5 mill. di lunghezza del tronco. Stigmi non collocati pi indietro dello spazio tra l'inserzione del 3. e del 4." paio di zampe. Lahhro inferiore non conformato a radula. Molte famiglie, delle quali le precipue sono le seguenti: Dcrmanyssidae, Laeaptidae, Gama- sidae, Pteroptidae, Celaenopsicae, Antennophoridae, Uropodidae. Questi Acari vivono negli ambienti pi disparati; alcuni sono parassiti di Vertebrati, altri vivono liberi nel terreno, nelle concimaie, sulle piante, nelle case, ecc. e molti sono ospiti di Insetti solitari o sociali. Il gruppo pra- ticamente dei pi importanti. L'altro gruppo, dei Mesostigmata II. od Ixodina, comprende le Zecche ed ha per caratteri : Statura molto maggiore, fino al limite indicato pi su. Stigmi collocati dietro le zampe del 4. paio. Esistono (il pi spesso) gli occhi. Labbro inferiore conformato a radula, cio armato di denti fitti ed in serie regolari, rivolti all'indietro. Due famiglie: Ixodidae, Argasidae. Sono pa- rassiti di Vertebrati, specialmente Mammiferi. V. Prostigmata. Statura da poco meno di mezzo millimetro fino a 15 mill., quindi fra le massime. Organi respiratori! negli adulti aperti ai lati del rostro o sopra il rostro stesso (nelle forme acquaiole si aprono al ventre, nell'addome). Tegumenti molli, talora coperti da fitta peluria di appendici variamente foggiate ; colori vivaci dal giallo al rosso vivo (raramente bruui), nelle forme terrestri, ed in molte acquaiole, oppure gialli, verdi, azzurri, ecc. in altre che fre- quentano le acque. Larve esapode, talora diverse per conformazione del corpo dagli adulti rispet- tivi. Due o quattro occhi sempre presenti. Zampe terminate da due a quattro unghie, spesso con pulvillo fra queste, mai con ventosa. Mancano ninfe ipopiali. Due sezioni distinte, cio: Hydrophila colle famigie principali di Halacaridm ed Bydrachnidae. Le prime vivono nelle acque marine, le seconde in quelle dolci. L'altra sezione dei Terreetria e comprende molto famiglie, tra le quali le pi importanti sono: Eupodidat, Bdellidae, Tetranychidae, Cheyletidae, Actinedidae, Erythraeidac, Trombididae, Cae- culidae, Nicoletiellidae. VI. Notostigmata. Aspetto di Opiliouidi. Statura mezzana o piccola. Cheliceri a tenaglia. Stigmi numerosi aperti sul dorso. A questo gruppo appartiene la famiglia Eucaridae. Il quadro della classificazione degli Acari apparisce dal seguente prospetto : Ordine ACARI. Sezione | Fami lie . Eriophyidae ; Demodicidae. Sottordine I \ Vermiformia I AStlginata | Sezione II ( Famiglie: Sarcoptidae ; Epidvrmopiidae ; Listrophoridae ; Sarcoptiformia ( Analgesidae ; Canestrinidae ; Ttyroglyphidae. Sottordine II Famiglie: Boplophordae: Nolhrdae; Damoddae: Tegeocranidae: Leiotomidae; CryptOStigmata | Pterogasterinae. 30 CAPITOLO PRIMO Sottordi I Famiglie: Tarsonemidae ; Dispari pedidae ; Pediouloididae. Heterostigmata I Sottordine IV Mesostigmata Sottordine V Prostigmata ( Famiglie: Dermanyssidae : Laelaptidae ; Ptcroptidae ; (iti- Sezione 1 aidae ; Celaenopsidae ; Heteroeerconidae ; Zer- Gamasina condae; Antennophoridae ; Uropodidae ; Ho- I lothyridae; Spelaeorhynchidae. Sezione II < ... , ... , -, ., ' b animile: Ixodidar ; Argasiaat. ' , | Famiglie: Bydrachnidae : Halacaridae. Hydracarina I 3 Sezione II Trombidiaa Famiglie: Eupodidae ; Bdellidac; Alichidae: Actinedidae ; Raphignatdae; Cheyletidae; Erythraeidae; Trom- bididae ; Hoplopidae ; Nicoletiellidae. Sottordine VI i Famiglie : Eucaridae. Astigmati. Sabcoptidi vermiformi. Si gi avvertito che comprendono due grandi gruppi, quello degli Eriofidi o Fitoptidi e quello dei Demodicidi. Eriofidi (o Fitoptidi). Gi da gran tempo antichi naturalisti hanno men- zionato e descritto particolari alterazioni della superficie fogliare di parecchie piante senza bene intuirne la causa. Il Malpighi (1679) nel suo trattato De variis plantarum tumoribus et excrescentis (in Anatome plantarum, pars altera, Londiui) fa cenno di alcune speciali alterazioni, che, solo re- centemente si riconosciuto doversi attribuire a Fitoptidi, rientrando cos'i nel gruppo degli Aca- rocecidi, come si definiscono oggid appunto siffatte alterazioni da attribuirsi alla presenza di Acari ed all'opera loro sui tessuti vegetali. Senza conoscerne la causa precipua o misconoscendola, ne hanno trattato molti autori fra i pi vecchi, oltre al Malpighi succitato, come ad es. : il Pollini, nel 1824, il Turpin 1833, il Wallroth nello stesso anno, ecc. Nel 1834 per, il Fe, parlando delle produzioni epidermoidali delle foglie di Acero e di Tiglio, produzioni che egli chiamava Phyllerium. Erineum, descrisse anche i Fitopti, che vi tro- vava per entro e la descrizione veramente esatta, per quanto l'Autore ritenga si tratti di forme larvali di altri Acari. Ces larves, egli dice que nous avons vues vivantes daus les Eri- neum acerinum et tiliaceum, ont una allure corame eiubarrasse ; elles difl'erent un peu dans les deux espces d'erineuni que nous venons de noraraer . Nel 1850 Th. v. Siebold denominava Erioplu/es gli Acari sopracitati, frequenti negli Erineum di piante diverse ed il Dnjardin, un anno dopo, non conoscendo il lavoro del Siebold, li chiamava PkylopluH ed avendo osservato entro il loro corpo delle uova concluse non trattarsi di larve ma di adulti, non ostante il numero dei piedi che di due anzich quattro paia. Il Dujardin stesso afferma poi che tali Acari erano stati veduti anche prima d'allora dal Dugs e perfino dal Raumur e dal Turpin; il certo che l'Hartig, mi 1834, aveva osservato dei Fitoptidi nelle galle dell'Abete. Nel 1864 il Lando8 descrive il Pliytoptus vitis e lo incolpa delle produzioni patologiche delle foglie. Hi qui in poi sono illustrate gran numero di specie di Fitoptidi, specificamente distinti. producenti alterazioni varie su piante le pi diverse e cos la famiglia, per gli studi del Frauen- feld (1865), del Rose (1866), del Thomas (1869-1890), del Low (1874), del Canestrini, del Nalepa. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 31 tus ritis e con Fig. 21. scudo, C Capotoraci, dal dorso, di Fitoptidi, per mostrare la striatura dello Molto ingranditi. A, di Eriophyes vitis ; B, di Eriophyes pyri; gallarum (da Nalepa). C, di Eriophyes covyli- tal nome ancora dal Briosi (1875), dal Nalepa (1889), dal Canestrini (1892), ecc. Ha il corpo cilindrico, gradatamente assottigliato verso l'estremit posteriore. Lo scado dorsale cefalotoracico (fig. 21 A) mostra una stria longitudinale mediana, pressoch rettilinea ed ai suoi lati parecchie strie pi sottili, molto fitte, pressoch parallele. La femmina lunga circa mm. 0,20. Questo Fitoptide, produce dei Jillerii (fig. 20, 22) sulla pagina inferiore delle foglie di Vite, che determinano un corrispondente rialzo sulla pagina superiore. I Fillerii od ammassi di peli (tricomi) si vedono dapprima di un bel bianco argenteo; in- vecchiando diventando gialli e finalmente di color rosso-bruno. Gli Acari, specialmente quando il fillerio giovane, si trovano sparsi fra i tricomi (fig. 22). Questi sono lunghi, compressi, subcilindrici, sem- plici o, talvolta, con qualche breve ramificazione ; sono fortemente ripiegati o contorti, ottusi al- l'estremit e nel loro insieme hanno l'aspetto di un feltro. Questa alterazione nota sotto il nome di Brinosi o Fitoptosi e non sempre del tutto in- nocua e non si pu evitare, qualora in una lo- calit mostri di svilupparsi troppo intensamente, se non togliendo e distruggendo quelle foglie giovani, via via che sorgono, le quali si mostrano affette dalla infezione. Si ritiene che i Fitopti della Vite passino l'inverno nella gemma stessa o sotto la corteccia della pianta. Il Canestrini, a met gennaio, trov molti Fitopti entro gemme di giovani tralci di vite. Appena appaiono le foglie, per quanto giovanissime, si riscontra alla loro pagina inferiore VFrineum. Fig. 22. Sezione di una foglia di Vite in corrispondenza i\e\V JZrineum pro- dotto dall' Eriophyes ritis, mostrante i peli alterati (e) e fra questi gli Acari (a) e loro uova (o). La lamica fogliare indicata in /. Ingrandito (da Rit- zema Bos). A. Berlfse, Gli Inulti, II. 5. 34 CAPITOLO PRIMO Sulla Vite, del resto, per quauto meno nocive del Fitopto ora ricordatOj trovansi anche altre due specie, recentemente descritte dal Nalepa, delle quali una (Phylloeopts vitis) ricordata dal Chodatam come nociva alle Viti in Svizzera, perch ne deforma li- gemme. L'altra (Epitrimerua rilh) dell'Europa centrale produce un particolare annerimento delle foglie di vite. Eriophyes piri (Pagenst.). - Descritto per la prima volta dal Pagensteclier nel 1S57; pi recentemente dal Canestrini, Nalepa, ecc. L'Eriueum che esso produce stato per illustrato molto spesso da parecchi fitopatologi, perch in realt l'altera- zione talora molto nociva al vegetale. Ne attaccato il Pero, il Melo e qualche altra pianta (ad es. : Sorbus aria; 8. aucuparia; S. torminalis; Cotoneaster rulgaris; Amelanchier vulgaris). Si trova in Europa e nel Nord-America, do- vunque cogli stessi effetti. una delle specie pi allun- gate (fig. 23 A), cio circa sei volte pi lungo che largo. Lo scudo dorsale (fig. 21 B) per- corso da molte strie longitudinali, di cui le tre di mezzo sono pi distinte, mentre le marginali sono Atte e sottilissime. La femmina lunga fino a mm. 0,25. Mano a mano che le tenere foglioline del Pero si spiegano, presentano delle piccolissime galle lenticolari, appena spor- genti dalle due pagine fogliari, di colore giallognolo e per, seb- bene piccole, bene distinte nel campo verde tenero della lamina. Pi tardi la colorazione di questo Erineum diviene rossiccia 23 E), allora fuoriescono gli Eriofidi. spesso, molto largamente inquinate da tale alterazione Lo sviluppo di questi Erineum stato Fig. 23. A, Eriophyes piri (Pgst.) visto dal ventre, molto ingrandito (da Nalepa). B Foglia di Pero beue spiegata, con galle numerose e con- fluenti, annerite, prodotte dall' E. piri. Grandezza natu- rale (da Kirchner). e finalmente bruna (fig. Le foglie sono cos, e la pianta ne soffre non leggermente bene studiato e descritto dal Berlese A. N. fino dal 1S92. Il Del Guercio riconobbe specialmente l'efficacia di emulsioni saponose di poli- sulfuri (non oltre il 5 7 00 , all' 1 7 ) di sapone nell'acqua, oppure di una miscela di sapone e zolfo (1 / , 3 / ) sospesa nell'acqua, ripetuta qualche volta dalla apparsa delle foglie in poi fino a che gli Erineum sono anneriti, od in altri termini nello intervallo compreso fra le due fogliazioni. Eriophyes coryligallarum (Targ.j. Gi il Vallot, nel 1836, descriveva un Avarus pseudogallarum nelle gemme deformate del Nocciolo, ma il Targioni vi distingueva due specie, ad una delle quali assegn il nome sovraiudicato, ascrivendolo ai Phytoptus. L'acaro fu poi illustrato dal Canestrini e dal Nalepa, il quale, senza ragione plausibile, lo ribattezz per Eriophyes avellanae. (LI AFFINI DKGI.I INMiril Lo scudo dorsale cefalotoracico (fig. 21 G) mostra parecchie strie longitu- dinali non molto fitte ed ondulate. La femmina lunga fino a mm. 0,2(1. Le ferule e le appendici interne delle gemme del Nocciolo, punte nei tessuti epidermoidali da questo Acaro, si ipertrofizzano, mutando spesso di colore, mentre inducono nelle gemme infette un ingrossamento che le deforma e ne accresce di parecchie volte il volume normale (fig. 24 B). La specie talora molto nociva, comi n'omettendo seriamente la fo- gliazione e la fruttificazione del Nocoiuolo. Si pu tentare una difesa ricor- rendo a qualche irrorazione delle miscele gi proposte contro la specie precedente. Di grandissimo numero di altre specie viventi a spese di piante diverse, anche fra li- cui ti vate si pn tralasciare di tener conto ([iti. mentre chi ne volesse avere notizia pu ricorrere, per autori nostrali, ai lavori del Massalongo, per quanto ri- guarda le "alterazioni del vegetale ed a quelli del Canestrini per la conoscenza della specie parassita. Non giova farne menzione qui perche si tratta in generale di forme mai o di rado seriamente nocive. Demodicidi. stato ben grande il rumore sollevato verso la met del decorso secolo da una molto singolare scoperta, dovuta ad un medico di Berlino, appunto il Simon, il quale, nel 1S42. faceva palese al mondo scientifico che entro la pelle dell'Uomo albergava comunemente un Acaro, allo stato di parassita, del quale animaletto non ancora si erano avveduti i naturalisti ed i medici. Difatti non poteva esser piccola la meraviglia degli studiosi, dovendo con- venire che in un soggetto cosi vessato dagli anatomisti, dai medici, dai chirurgi, a tanti anni dalla scoperta del microscopio e delle prime minute indagini micro- grafiche, si trovava frequente e numeroso un acaro e di dimensioni non trascu- rabili, perch giunge ad un terzo di millimetro. Tuttavia bisognava arrendersi alla evidenza. Il Simon aveva incontrato abbondante il parassita in pustole di un uomo affetto di acne sebacea, le quali erano il prodotto di infiammazione di uno o pi bulbi piliferi e nel grasso che racchiudevano, derivato dalle ghiandole sebacee che si aprono nei detti follicoli, se ne stava appunto, numeroso, il parassita in discorso. Dietro consiglio dell'Erichson, dottissimo entomologo, il Simon consider gli ani- maletti per Acari e denomin la specie Acarus tolliculorum. Anche 1' Henle, di Zurigo, aveva contemporaneamente trovato il piccolo Acaro nei follicoli pilosi del Fig. 24. A, Eriophyes coryliyallarum (Targ. Tozz.) visto dal dorso ; molto ingrandito (da Nalepa). B, Ramo di Corylus avellana, con semma a diverso grado di alterazione (a) e gemme (o, e) non alterate dall' Eriophyes. Grandezza naturale (Targ. Tozz). 36 CAPITOLO PIUMO condotto uditivo esterno dell'uomo, ma era rimasto in dubbio sulla natura dei corpicciuoli che aveva sott'occhio (tig. 25). Come ben facile immaginare gran numero di osservatori si sono dati su- bito, appresa la notizia, alla ricerca del parassita e lo si trov infatti comune nella massima parte degli individui, anche non producendo stato patologico di sorta alcuna, come il caso di gran lunga pi frequente. Ne riuscirono anche nomi dati all'acaro molto numerosi, con una sinonimia complessa. Ad esempio Owen (1843) lo chiam Demodex folliculorum, con una etimologia del nome generico tuttavia discussa '). Miescer lo denomina Maerogaster plalypus; Erasmo Wilson, Enwzoon folliculorum, e di poi Steatozoon ; Ger- vais, Simonea folliculorum, nome che gli autori francesi hanno spesso adottato. Ne hanno trattato gran numero di naturalisti, che ne stabilirono la storia naturale, fra i quali giova citare Erdt, Wald, Wedl, Gruby, Leydig, Kuchenmeister, Biirensprug, Valentin, von Siebold, Remak, Me" gniu, ecc. Soltanto pi tardi si sono scoperte altre forme molto simili a quella rilevata nell'Uomo, egualmente viventi nelle ghiandole sebacee cutanee e parassite di Mammiferi, specialmente fra i domestici. Cos attualmente si riconoscono parecchie forme abbastanza distinte. Secondo la massima parte degli Autori la specie sarebbe unica, cio il D. folliculorum e tutte le altre degli altri animali si dovrebbero considerare per semplici variet di quella umana. Le differenze specifiche, fra le diverse forme di Demodex, quella cio dell'Uomo in confronto delle altre scoperte su animali diversi, risiede sopratutto nelle dimensioni e proporzioni. Che si tratti di specie distinte sembra tuttavia potersi desumere dal fatto che non stato possibile ottenere la trasmissibilit dell'infezione dall'uno all'altro ospite. Almeno le esperienze fatte (ad esempio tra il cane e l'uomo) e riuscite di esito negativo, per quanto forse meno dimo- strative, non sono state contradette, sebbene dell'argomento si sieno occupati pi studiosi, come il Gruby fin dal 1845, Neiss ed Haubner, Lafosse e Eaillet, Coruevin, Pennetier, Zurn, Saint-Cyr, ecc. Fig. 25. L'Acaro dei follicoli (Demo- dex folliculorum O w . ) dell' uomo, ingrandito, dal ven- tre. CARATTERI dei Demodicidi. Rostro corto, trapezoidale, con mandibole (cheliceri) stili- tonni, appiattiti, collocati nella regione dorsale del rostro, fra i palpi; mascelle stiliformi, ven- trali, corte, comprendenti una tenue linguetta stiliforme. Palpi con articoli (tre) non bene de- finiti, all'apice con parecchie spinette, visibili dal lato ventrale, essendo i palpi stessi pie- gati all'ingin. Una lamina trasparente, a guisa di epistoma ricopre tutto il rostro ed i palpi al dorso. Cefalotorace anteriormente non striato di traverso, ma con sottilissime linee longitudinali, di poi con solchi trasversi come l'addome. Quattro paia di zampe, tutte fra loro eguali, conti- gue, corte, coniche, divise in ciuque articoli, decrescenti in larghezza, ma quasi eguali fra loro in lunghezza; l'ultimo, anulare, reca due unghie robuste. Epimeri costituiti da due liste chitiuose lineari, percorrenti tutto lo sterno nella linea mediana e pi o meno fuse fra di loro qua e l iu una lista unica. Da questa procedono bracci lineari trasversi, che si intercalano frale zampe. ') La piti generalmente ammessa fa derivare la parola demodex da 5m^ (= corpo) e -).': (= teredine, tarlo). Il Mgnin ritiene iuvece probabile l'etimologia seguente: tuttavia dubliio ed i- questa una questione che non pu tanto facilmente ossero risoluta, iilnuMio col solo esame dei caratteri morfologici esterni e tenuto conto delle abitudini. 11 erto si i' intanto che il precipuo carattere differenziale e soltanto il diverso ospite. Il Mc- guin vuole ammettere che anche nelle dimensioni Ira le singole torme si possono trovare buone differenze spcoilichc, ma ci, se e valevole per taluna t'orma, (die, molto piocola o molto grande iu confronto delle altre se ne pu distinguere agevolmente, non vale per por la maggior parte, ('osi ad es., a me. no credo ad altri, e riesoito possibile distinguere luorfologioamente il Saroopte dell' tomo da lincilo del Cane, eppure e noto che questo ultimo, che nel Cane determina tuia affezione cosi ribelle alle cure. sull'Uomo invece non attecchisce all'atto o solo momentanea- mente. Ad Ogni modo il Mgnin ritiene che la grandezza della specie sia in rapporto collo spessore dilla cute dell'ospite e perci i Paoli i deruii albergherebbero le -speoi e pi voluminose; verrebbero in seguito Carnivori, poi i Ruminanti, quindi i Roditori, ecc. I.a scala decrescente per le dimensioni, secondo il Mgnin stesso, sarebbe (per le specie piil comuni) la seguente: tuie, equi, htj>, oaprae, cornei, orti, hydrochoei'i, hominis. Secondo le misure date da altri per non con tanta precisione correrebbero le cose ed intanto, certamente, il Maiale oltre al Sarcoptes sui che e ben grande (la femmina raggiungo un massimo di min. ",50), alberga anche un Sniropten parrnlus, la cui femmina non supera e forse non rag- giunge i min. 0,30, cio o la piti piocola forma conosciuta. Il contagio fra animali di specie diverse, pur ciascuno per suo conto soggetto ad essere attaccato da suo speciale Saroopte, non riescito nuora, in linea gene- rale, sempre con effetto e perci si pu ammettere che le diverse forine sieno realmente specie diverse, per quanto morfologicamente simili od eguali. Tutti i Sareoptes presentano i seguenti caratteri, per cui il genere al quale spettano si differenzia dagli affini : Corpo rotondeggiante in ambedue i sessi. Felle del dorso (tig. 29 C) stirata di traverso fuorch nella parte di mezzo del dorso stesso ove coperta di rilievi conici, alti, acuti e brevi spine robuste rivolte all'indietro. Di queste spine tre iu ciascun lato si trovano nella regione scapolare, cio poco pi su della linea mediana trasversa del corpo, sui fianchi e sono dette dal Canestrini spine srapolari; altre sette poi si trovano, egualmente in ciascun lato, nella met posteriore del dorso e sono dette dallo stesso Autore spiiic iliache. Manca ogni traccia (anche al dorso) di solco toraoo-addominale. Maschio (tig. _'! />'), di quasi meta pi piccolo della femmina, ooll' organo copulatore fra le zampe del I." paio, protetto all'innanzi da un ceroine ohitnoso a ferro di cavallo, detto epiandrio. Le quattro zampe posteriori nella femmina e solo quelle del ter/o paio nel maschio terminate da lunga setola, senza ambulacro; le altre con ventosa por- ' tata da iiu lungo peduncolo. Apertura anale anche nel maschio situata al ventre, verso l'estremo posteriore. Sarcoptes scabiei (l>e Geer) (rtg. 29). Dal Canestrini, che seguiremo nel ripor- tare le dimensioni delle varie specie di Sarcoptes; a questo IS. scabiei sono asse- gnate le dimensioni seguenti: Maschio lungo nini. 0.20 a 0,24; largo min. 0,15 a 0,20. Femmina lunga mm. 0,30 a 0,45; larga nini. O.L'5 a 0.35. Questo l'Acaro che produce la scabbia pi comune nell'Uomo e da individuo ad individuo e assai facilmente trasmissibile, ma non dall'Uomo ad altri animali, come il Delafond e il Bourgnignon hanno dimostrato. Sion e d'ora certamente la sooperta ilell'Aoaro determinante la malattia (die i Greci chiama- vano Twoz ed i Latini Scabes, parole ambedue che si richiamano a verbi corrispondenti al no- stro .trattari, eerto iu causa del precipuo fenomeno pi saliente dell'affezione, (lucilo di prurito insopportabile, che sembra determinato dalla secrezione salivare dei pioooli animaletti. Questi. con tale eccitante, richiamano india pan.- offesa gli umori dell'ospite, dei quali si nutrono. (LI AFFINI DKcil.I INSETTI 41 Fig. 29. Acaro della Rogna, Sarcoptes scabiei (L.) dell' Uomo, fortemente ingrandito. A, femmina dal ventre; B, maschio dal ventre; C, femmina dal dorso (da Robin). A. Bkbi.ese, Oli Insetti, II. . 42 CAPITOLO PRIMO Gi Avenzoar, nel deciinosecondo secolo (1072-1161) accenna ad una speciale malattia cau- sata da un piccolissimo animale. Oriuntur egli dice aliqui in corpore sub cuti exterius pediculi parvunculi qui cum excoriatur cutis, exeunt auimalia viva tain parvuncula quod vis possint videri . Pi tardi vari autori fanno cenno, pi o meno distintamente, dell'Acaro della scabbia, come causa della malattia o come suo sintomo. Cos, ad es., Ingrassias, Ioubert, Gabu- cinus, ecc. Aldovraudi, nel 1596, avverte che il Pedicello o Sciro, sta fra la pelle e l'epidermide ; iufetta sopratutto i piedi e le mani, scavando gallerie sinuose e formando vescicole non suppuranti. Se queste si rompono ne sortono animali cosi piccoli cbe per vederli occorrono eccellenti occhi ed una viva luce. Ambroise Pare (1664) dice: Les cirons sont petits animaux cachs dans le cuir, dans lequel ils se tralneut, rampent et le rongent petit petit, excitant une fascheuse demangeaison et gra- telle... Ces cirons doivent se tirer avec espingles et aiguilles . Mout'et (1634) indica il punto preciso dove debbousi cercare gli Acari della scabbia nell'Uomo, cio non nelle pustole stesse, ma accanto. Hantpmanu (1657) d un non troppo buon diseguo dell'Acaro, che figurato meglio pi tardi (1682) dal Muller. Ne tratta auche il Haffeurefter nel 1657. Ma al Redi che spetta veramente il merito di aver attribuito all'Acaro o Pellicello la vera ed unica causa della rogna, negando, anche per questo piccolo animale, la generazione spontanea. Pegli antichi, la causa della malattia nel sangue del soggetto tenendo essi (antichi^ per fermo, che il male della rogna nascesse dall'abbondanza dell'umor melaucolico lussureggiante nel sangue, si sa la gran farragine di medicamenti interni che davano per bocca ai poveri rognosi, prima di veuire al proprio rimedio della rogna, cio a dire alle unzioni . E dopo aver descritto l'acaro ed i suoi efletti nella pelle umana conclude: da tutto ci si raccoglie che la rogna un male, che non dipende da vizio alcuno interno degli umori, u dal sangue, ma che l'unica cagione di essa sono i pelliccili. Che per a volerla ben medicare, e levarla presto da dosso a quegli, che l'hanno, l'unico e vero rimedio si quello di ammazzare i pelliccili... ed i tanti medicamenti interni, che dai medici sono dati ai rognosi per bocca, non servono assolutamente a nulla e non son buoni propriamente altro che a far ingrassare lo speziale . Iu questa lettera, in data 15 gennaio 1710, al sig. Diacinto Cestoni, e ad Antonio Vallis- nieri, il Redi si confessa autore dell'articolo precedente, nel quale illustr con buone ligure l'acaro della scabbia, ne scoperse e figur le uova, e tutto indic egregiamente. L'articolo pub- blicato sotto il pseudonimo di Giovancosimo Bonomo datato da Livorno, 18 luglio 1687, ed intitolato Osservazioni intorno ai pellicelli del corpo umano . Ci valga per quegli scrittori che, non conoscendo il vero Autore celato sotto il detto pseudonimo, attribuiscono ad un perso- naggio immaginario le belle osservazioni che spettano al Redi. Ma dopo queste cosi precise notizie intorno all'Acaro della scabbia, anche come agente della malattia, singolare il vedere come nel secolo XVIII, si inizia una confusione ed una serie di dubitazioni, per le quali tutta la questione, ormai ben chiara, subisce una marcia re- trograda. Linneo (1734) uon distingue l'Acaro della scabbia da quello del formaggio od Acaro dome- stico, di cui non sarebbe che una variet; Nylander (1757), allievo di Linneo, mette in dubbio che la causa della malattia sia appuuto l'Acaro. Segue una polemica vivace in seno ai patologi su questo proposito. Per alcuni, tra i quali si possono citare l'Avelin, Sauvages, Casal, De Ger, Wichmann, Walz, Gohier, Saint Didier, ecc., la scabbia una conseguenza del parassitismo del- l'acaro; per altri, che dimenticando le pi vecchie scoperte e sopratutto l' affermazione del Mouffet cercavano, Beuza trovarlo, l'Acaro nelle stesse pustule (come erroneamente aveva inse- gnato il Pinel), la malattia dipendeva da assorbimento cutaneo, per parte dell'ospite, delle sostanze escretive dell'acaro. Gale, nel 1812, pubblic una assai interessante memoria sull'argomento e non solo diede buone figure dell'animaletto, ma, con esperienze opportune, inoculando a s ed ai propri figli la ma- lattia, semplicemente col mettere sulle mani il Sarcopte, dimostr la natura parassitaria della scabbia. Ma l'incredulit riebbe il sopravvento, sino al punto che il Raspail dichiar non avere il Gals rappresentato nelle sue figure altro che l'Acaro del formaggio ! Si era ormai accettato per cosa sicura e ben ferma che non esisteva un acaro speciale de- GLI AI'KIXI [>K(iLI INSETTI 43 terminante la rogna, allorch il 13 agosto 1834 Francesco Renucci, di nazione Corso e studente medicina a Parigi, sentendo, nell'ospitale di Saint-Louis, alla lozione doll'Alihert negare l'esi- tenza dall'Acaro, propose di mostrarlo, seduta stante, ricorrendo al mezzo veduto praticare dallo 'emminette del suo paese, che tolgono dal l'ondo della galleria il Sarcopte merco uno apillo. L'A- caro venne cosi subito alla luce, con grande meraviglia dei presenti. Vi furono tuttavia degli increduli, senonch, qualche giorno dopo, cio il 20 agosto, nelle sale del dott. Emery, che aveva raccolto alla dimostrazione un gran numero di osservatori, tra i quali Alibert, Lugol, Miqitel, Nicod, Voisenet, ecc.. il dott. Albin Gras estraeva dalla cute di rognosi parecchi acari, che furono osservati al microscopio e lo stesso Raspali dovette riconoscere pertinenti alla specie indicata dal De Geer, cio all' ^4 canta scaiiei o Sarcoptes scdbiei degli entomologi pre- cedenti. Alla fine si convenne non solo nella esistenza di questo parassita, ma ancora della giustezza delle osservazioni dei vecchissimi medici ed entomologi. I lavori pi recenti, cio posteriori alla dimostrazione del Renucci, si riferiscono sopratutto alla morfologia del Sarcopte ed al trattamento curativo della malattia, in base alle cognizioni di storia naturale. Tra i pi importanti lavori meritano di essere citati quelli del Renucci stesso (1835), Albin Gras (1834), Aub (1836); Raspail, Eichstadt, Lanqnetin, Robin, ecc., e per la rogna degli animali gli scritti di Gurlt ed Hertwig (1844) ; Gerlach (1857); Fiirstemberg (1861); Robin (1869): Delafond e Bourguiguon (1862) e pi recenti e con particolare menzione si deb- bono ricordare i lavori del Mgnin, pi volte citato. Il primo sintomo della scabbia manifestato da un forte ed insopportabile prurito, pi comunemente sulle mani, o sui piedi, fra le dita e pi forte durante la notte che non di giorno. Appaiono, nel punto offeso, delle piccole vescicole o pustole, la cui base formata da una porzione del derma leggermente tumefatta e la cui sommit acuminata presenta spesso una tinta bruniccia, dipendente dalla sottigliezza dell'epidermide coprente la pustola che lascia trasparire l'interno di questa. La pustola ripiena di una sierosit e ne procede un cuniculo (sillon dei francesi) cio una stretta galleria, spesso tortuosa, variabilmente lunga, sempre per pochi millimetri, in fondo alla quale, in un punto che si pu riconoscere anche all'esterno per un ^piccolissimo sollevamento dell'epidermide e talora per una assai piccola macchiolina puntiforme, brunastra, se ne sta l'Acaro e si pu di quivi toglierlo merc uno spillo acuto, rompendo la pellicola che lo ricopre. Nel cunicolo, oltre alla femmina, se ne stanno le uova e forme giovanili. L'Acaro pu correre abbastanza velocemente sulla pelle della vittima e passando dall'uno all'altro ospite determina la contagiosit della malattia. Sarcoptes scabiel crustosae Fiirst. Il Canestrini col Fiirstemberg ed il Railliet ammettono uno speciale Sarcoptes determinante sull'Uomo la scabbia cos detta norvegiea. A giudicare dal maschio la specie sarebbe pi piccola della precedente. Nella femmina le squame dorsali sono ottuse e non lasciano sul dorso spazi vuoti come nel S. scdbiei . Inoltre le spine iliache sono lunghe, puntute e leggermente curve, anzich brevi, ottuse e dritte come nella specie precedente. Nel maschio le branche laterali dell' epiandrio si fondono bene cogli epimeri posteriori, ci che non si vede nell'Acaro della scabbia comune. Le dimensioni (dal Canestrini) sono le seguenti: femmina lunga mm. 0,41; larga 0,34. Maschio lungo min. 0,17; largo 0,15. II Mgnin ha trovato questa forma sul Lupo, determinante una speciale rogna e Railliet af- ferma di aver trovato una forma molto affine su un Cane affetto da rogna crostosa. Con effetti analoghi ai gi citati, cio con produzione di rogna sarcoptica su diversi Mammiferi, si conoscono altre specie o variet che sieno di Sarcoptes, tra le quali, quelle che aggrediscono gli animali domestici e ben note ai veterinari sono le seguenti, per le quali tutte pu valere, quanto ai caratteri morfologici, la figura sovraesposta della forma vivente sull'Uomo (fig. 29). 44 CAPITOLO PRIMO Sarcoptes canis (Gerlack). Molto simile al 8. scabiei, anche nelle dimensioni. Non attecchisce sull'Uomo se non del tutto transitoriamente; non attecchisce affatto su altri animali. Sarcoptes equi (Gerlach). Alquanto pi grande del 8. scabiei, cio: Fem- mina lunga nini. 0,45 a 0,50; larga 0,31 a 0,37, Maschio lungo mm. 0,22 a 0,28; largo 0,15 a 0,20. La presenza dell'Acaro sul Cavallo determina piccole zone depilate arrotondate, in varie parti del corpo dell'ospite. Questa la rogna pi grave del Cavallo, assai pi delle altre dipendenti da Psoroptes e Chorioptes, che conosceremo tra breve. La scabbia del Cavallo si trasmette facilmente all'Asino, al Malo ed anche all'Uomo, ma in quest'ultimo non dura a lungo. Sarcoptes suis (Gerlach). Pi rotondeggiante delle altre specie. Spine iliache lunghe, sottili, appuntite. Nel maschio le branche dell'epiandrio sono sal- date agli epimeri posteriori. Femmina lunga mm. 0,35 a 0,50 ; larga 0,29 a 0,39. Maschio lungo mm. 0,25 a 0,35, largo 0,19 a 0,30. La rogna del Maiale trasmissibile anche all'Uomo. Sarcoptes parvulus (Canestr). Specie istituita da Canestrini per una forma trovata dal Guzzoni nel 1877, nel condotto uditivo esterno del Maiale. Il Mgnin ne fa un cenno senza denominare la specie che sarebbe la pi piccola del genere. Femmina lunga mm. 0,288 ; larga 0,216. Ma- schio lungo mm. 0,168; largo 0,128. Sarcoptes caprae (Frst.). Femmina lunga mm. 0,345; larga 0,342. Maschio lungo mm. 0.243 ; largo 0,188. Sulla Capra, trasmissibile alla Pecora ed al Cavallo. Il Perroncito afferma che si trasmette ed alligna anche sull'Uomo, colla stessa intensit come pel S. scabiei. Sarcoptes ovis (Mgn.). Femmina lunga mm. 0,314; larga 0,300. Maschio lungo mm. 0,220; largo 0,100. Non frequente. Il Mgnin afferma che si pu trasmettere alla Capra, al Cane ed anche all'Uomo. Intorno alla trasmissione a quest'ultimo per il Railliet fa qualche riserva. Sarcoptes dromedarii (Gerv.). Le dimensioni date dal Canestrini si riferi- scono ad una femmina immatura. Secondo gli esemplari che possiedo io le di mensioni stesse sarebbero presso a poco conformi a quelle che ne d il Mgnin, cio: Femmina lunga mm. 0,44; larga 0,33. Maschio lungo mm. 0,28; largo 0,24. La specie vive sul Dromedario, Cammello, Lama, nonch sulla Giraffa, Antilope bubaus. molto comune e molto nociva nei nostri possedimenti d'Africa (Etiopia), specialmente perch diffusa sul Lama. Sarcoptes praecox (Can.). Descritto primamente dal Neumann sotto il nome di 8. cunieuli. La scabbia assai contagiosa da Coniglio a Coniglio, ma non si trasmette ad altri animali n all'Uomo. Le dimensioni sono presso a poco quelle del . 46 CAPITOLO PRIMO La scabbia che produce il F. cati sul Gatto assai grave, pressoch incu- rabile e conduce alla morte dell'ospite, come io ho veduto pi volte. Il parassita invade la testa e determina larghe croste, resistenti, su tutta la superficie del capo. Le specie seguenti spettano a tre generi, che sono particolari esclusivamente degli Uccelli. Cnemidocoptes mutans (Robin). Il genere Cnemidocoptes si distingue dai due precedenti perch nel maschio e nelle forme giovani di ambedue i sessi tutte le zampe sono terminate da ventosa peduncolata e nella femmina adulta invece tali ventose mancano su tutte le zampe, le quali sono terminate con una robusta Kig. 31. Due Cnemidocoptes delle Galline, molto ingranditi. A, 0. gallmat Kob., femmina dal dorso; B, O. mutans Rob. femm. supina; O, 0. muta. maschio supino (da Boriose). unghia tarsale, Il dorso non presenta spine o tubercoli, ma sul capotorace un robusto scudo chitinoso rettangolare. L'ano terminale. Mancano i dischi copu- latori del maschio in una specie, ma si trovano nel Cri. columbae e nel Cri. gallinae. Il corpo delle femmine talora pi largo che lungo, sempre rotondeggiante. Nel Cnemidocoptes mutans (Robin) (fig. 31 B, C) il corpo delle femmine pres- soch discoidale, terminato da due sole setole lunghe; nel maschio appena pi stretto, leggermente bilobo. Mancano in questo sesso, per questa specie, i dischi copulatori. Femmina lunga min. 0,45; maschio lungo mm. 0,21. Questo Acaro attacca le Galline ed anche altri Uccelli allevati assieme al- l'ospite preferito. Si trovato anche sui Passeracei. In tutti i casi vive sulle zampe, sulle quali determina incrostazioni talora vistose. ovoviviparo. Si me- dicano facilmente i soggetti affetti togliendo tutte le croste e lavando con sostanze insetticide. La specie nota da molto tempo e spesso confusa colla seguente. Ha ricevuto nomi diversi, ad es. Sarcopte* mutans (Robin, Reynal et Lanquetin, Mgnin, Perroncito, Railliet, ecc.); Bar- copta anaoanthei (Delafond et Bourguignon); Cnemidocoptes viviparus (Fiirstemberg); Dermatoryktes fossor (Ehlers). Col nome intestato illustrato da Canestrini, Berlese ed altri. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 47 Coemidocoptes gallinae (Railliet). La femmina pi larga che lunga, eoa otto setole mediocri nell'estremo posteriore del corpo. Il maschio, molto pi piccolo, ha forma pentagonale, ristretto di dietro e porta due ventose copulatrici (dischi al ventre). Femmina lunga fino a mm. 0,40; maschio nini. 0,22 (fig. 31 A). La specie vive sulle Galline, sul loro corpo, determinando la caduta parziale o totale delle piume. Si trasmette facilmente da un Pollo all'altro. Somiglia molto al seguente, dal quale per distinto per una statura maggiore e per qualche altro carattere. Cnemidocoptes columbae (Railliet). La femmina, pressoch tanto larga che lunga porta due lunghissime setole all'estremo posteriore del corpo, oltre a Fi. 32. Cnemidocoptes columbae Raill. dei Colombi, molto ingrandito. A, B femina prona e supina ; P, maschio supino (da Berlase). quattro piccolissime; lunga mm. 0,30. Il maschio ha le ventose copulatrici ed lungo mm. 0,17 (fig. 32). Vive sui Colombi, alla base delle piume, che si rompono a livello della pelle, producendo cos delle zone del tutto denudate di penne. Il Railliet lo chiam primamente Sarcoptes laevis var. columbae. Laminosloptes cystlcola (Vizioli) (fig. 33). E la sola specie del genere finora nota. I sessi si somigliano. Le ventose peduncolate delle due prime paia di zampe sono caduche. Vivono questi Acari entro la pelle delle Galline, determinando speciali, piccole escrescenze; sono poco molesti. Cytodites nudus (Vizioli). Sola specie del genere finora nota. L'insieme dei pezzi boccali forma un tubulo corto. Corpo ovale, nudo, simile in ambedue i sessi. Tutte le zampe terminate da ventosa con breve peduncolo, glabre. Ovoviviparo. Ambedue i sessi lunghi circa mezzo millimetro. Vive nelle vie aeree dei Gallinacei. Talora, sebbene di rado, si moltiplica al punto da determinare una grave irri- tazione con fenomeni asfittici (fig. 34). Anche questa specie ha ricevuto uomi diversi, come Cytodites glaber e Cytoleichus sarcoptoides (Mguin); Sarcoptes gerachi (Rivolta); Sarcoptes nudit (Vizioli), ecc. 48 CAPITOLO PRIMO Epidermoptidi (Sarcoptidi dermicoli). La seconda famiglia dei Sarcoptidi abbraccia specie viventi parassiticamente su Mammiferi od Uccelli e di cui talune determinano, sui primi, affezioni, in qualche caso abba stanza gravi, sebbene non cos come per la specie della famiglia precedente si veduto accadere. Ricorderemo perci qui le forme pi gravemente parassite degli animali domestici. I caratteri del gruppo sono qui infrascritti: Corpo nelle femmine rotondo od ovale, nei maschi il pi spesso diversamente foggiato, sopratutto nell'estremo posteriore dell'ad- dome, che quivi pu essere bilobo, fornito di appendici foliiformi, ecc. Pelle del dorso rinforzata da almeno uno scudo sul capotorace. Rostro pi grande che nella famiglia precedente, ma egualmente armato. Esistono i dischi copulatori nel maschio; mancano i dischi ge- nitali in ambo i sessi. I generi di questa famiglia finora noti sono i seguenti: Caparinia (Canestrini, 1894); Psoroptes (Gervais, 1841); Psoralaes (Trouessart, 1896), Hicrolichns (Trouess. et Neumaun, 1887) ; Hetero- psonis (id.); Paehilichus (Canestrini, 1894); Rivoltano (id.); Epder- moptes (Rivolta, 1876); Dermation (Trouess. et Neum., 1888). Fra gli Epidermoptidi le specie che meritano di cysiicoia (Vizioi), dai ventre essere ricordate, come determinanti affezioni, talora ab- moito ingrandito (dai Me- bastanza gravi? agli aniluali domes tici, sono le seguenti : Fig. 33. Lamnosioptes Otodectes cynotis (Hering). Il genere istituito con buon fon- damento dal Canestrini. bene distinto dai Psoroptes e Chorioptes per l'armatura delle zampe nei due sessi. Infatti negli Otodectes il maschio ha ventose ambulacrali su tutte le zampe e la femmina solo sulle quattro anteriori; le altre sono terminate da setole. La specie ha le seguenti dimensioni: femmina lunga mm.' 0,530; maschio 0,400. Vive nel padiglione dell'orecchio e nel condotto uditivo esterno del Cane e del Gatto, dove si nutre del cerume. Non produce alterazioni cutanee, ma eccita un prurito cos vivo che le vittime hanno veri accessi di frenesia e si feriscono, grattando violentemente, le orecchie. Gli autori ne trattano, al solito usando nomi vari, come Sarcoptes cynotis (Hering) ; Chorioptes ecaudatus (Mgnin); Symbiotes ecaudatus (Perroncito); Chorioptes auricularum (Railliet). ecc. Psoroptes equi (Ger.) e Ps. bovis (Ger.). Non ho trovato differenze morfologiche e piccolissime di statura fra le due specie, perci ne tratto insieme. Il genere, oltre ai caratteri della famiglia ricordati pi su, si distingue dagli affini, ad es: dal gen. Chorioptes, perch la femmina porta ambulacri a ventosa su tutti i piedi, all'infuori di quelli del terzo paio, che sono, invece, ter- minati de setole Le ventose hanno un lungo peduncolo diviso in pi articoli. Il maschio molto diverso dalla femmina ed ha l'addome posteriormente bilobo; ciascun lobo reca tre setole lunghissime, eguali fra loro e pi lunghe di tutto Fig. 34. Cytodites nudus (Vizioli); maschio supino, ingrandito (da Mgniu). GLI AFFINI DEGLI lNM'.rn 49 l'animale: sempre in questo sesso il 1." paio (li zampe brevissimo, appena lungo (pianto met di quelle del 3. paio. 11 P. bovi* ba le seguenti dimensioni: femmina lunga min. 0,62 : maschio lungo tuui. 0,55. Quanto al /'. equi esso sembra alquanto maggiore. Le misure da me raccolte souo: femmina lunga mm. 0,G0 a 0.70. larga mm. 0,40 a 0.50: maschio lungo nini. 0.50 a 0,58; largo min. 0.30 a 0,39. 11 Psoroptes ri/ni vive sul Cavallo, sull'Asino e Mulo, n attecchisce su altri animali, come Buoi, Pecore. Maiali. Cani, Gatti, u sull'Uomo. Esso causa della scabbia cosi detta psoroptiea. che per meno grave di quella sarcoptica, perch il Psoroptes non scava cunicoli nella pelle, come fauno i ISarcoptes, ma punge dal- Fig. 35. Psoroptes hovis (Ger.) molto ingranditi. .1. muschio; B, femmina, supini (da Beilesr). l'esterno, provoca la formazione di una piccola pustola, che poi si rompe ed il contenuto stravasato secca, dando origine ad una crosta. Siccome gli Acari vivono tutti insieme, cos le croste si fondono in una massa unica, che si estende gra- datamente e regolarmente sulla superficie del corpo. Le parti preferite e prime attaccate sono quelle coperte di crini, come la sommit del collo, sotto la cri- niera o la base della coda, ma ancora il garrese; poi si estende altrove. La diagnosi ne facilissima perch sotto le croste si trovano ammucchiati in gran numero gli Acari in tutte le et. La specie e stata illustrata da tempo. La malattia primamente segnalata dal Lonting, verso la met del secolo decimonono; la prima figura dell'Acaro e data da Goliier e Saint Didier nel 1813; di poi da Bosc nel 1816; da Raspail nel 1833; Hertwig ed Hering nel 1835; Gervais nel 1841: Dujanlin nel 1843; Gerlach nel 1857, ecc. Al solito l'Acaro ebbe nomi diversi; ed es., Dermatodeotes equi (Gerlach) ; Dermatokoptes communi (Piirsteiub.); Psoroptes longirostris var. eqni (Mgniu : Psoroptes communio var. equi (Railliet, ecc.). Il l'soroptes bovis (tg. 35) ha costumi analoghi ed esso pure preferisce (nel Bue) la parte superiore del collo, il garrese e sopratutto la base della coda. B. Bi BLESE, Oli Infetti, li. 7. 50 CAPITOLO PHIMO Psoroptes ovis ((Ieri.). Differisce lai precedenti sopratutto perch il maschio reca cinque setole su ciascuno dei coni addominali posteriori, delle quali due, molto lunghe, per quanto meno del corpo dell'Acaro, sono fra di loro eguali ed altre tre sono cortissime. La statura maggiore, cio: femmina lunga mm. 0,75; maschio mm. 0,60. Vive sulla Pecora, sta sulle parti coperte di lana, come sulla groppa, dorso, reni e collo, provocando depilazioni pi meno estese. Aggredisce anche la ( 'apra. Psoroptes cunlculi, Mgli, sul Coniglio. Molto affine al precedente, al quale somiglia morfologicamente. Vive Fig. 36. Chorioptes equi (Hering) supini, maschio: ]-!, fumraina, ingranditi (da Berlese). Chorioptes equi (Hering) e C. bovis (Ger.). Il genere stato istituito dal (lervais. Si distingue dal precedente perch nella femmina si trovano ventose ani- bulacrali solo agli arti del primo e secondo paio ; gli altri sono terminati da setole (fig. 36). Dagli Otodectes poi differisce perch il maschio ha l'addome posteriormente bilobo. Le tino specie del genere qui indicato non differenziano morfologicamente tra loro, neppure per la statura ; sembrano per diverse, essendo riesciti vani i tentativi del Gerlach e d'altri di comunicare al Bue la scabbia corioptica con Acari tolti dal Cavallo. Il maschio ha l'addome terminato da due brevi coni, ciascuno dei quali reca internamente due lunghe setole semplici e due lunghe appendici a forma di foglia lanceolata, molto allungata, trasparenti. Femmina lunga mm. 0,38; maschio min. 0.31 a 0,30. Determina la scabbia del piede, perch quest'Acaro, a differenza del Psoroptes, attacca le estremit, per non entro la pelle ma all'esterno, in ci affatto come si comportano i Psoroptes. Nel Bue invece attaccata di preferenza la base della coda, di dove il male si estende, poco a i;u affini ni'un.i ixsktti 51 poco, sulla groppa, sui reni e sul dorso. La scabbia corioptica o simbiotica, come detta, <. del resto, assai benigna. Sembra che la forma del Cavallo o sue va- riet si sia trovata anche sulla Capra (Vii. caprai', Del. et Bonrg.), sulla Pecora (Ch. ovis, Ziirn) e sul Coniglio (Ch. ouniculi, Zirn), con et'etti poco gravi. appunto il Ch. vini, rumi' il ]iii cornane, ha ricevuto numi diversi, cio Sarcoptes equi (He- rinr); Symbiotes (. G. di molti passeracei, specialmente del gen. Fringilla ed affini. Questi vivono sulle penne del capo. Si veda a fig. 16 C, come conformato il maschio di una specie comune sulle Sylvia nostrali. Altre forme non meno paradossali per l'ornamentazione e conformazione dell'addome nei maschi sono indicate nella stessa figura 16. Quanto alle femmine, ripeto, esse sono molto semplici e simili fra loro, ma assai diverse dai ri- spettivi maschi (vedi fig. 39, B). SARCOPTID1 1NSETTICOLI o Canestrinidi. Si pos- sono richiamare presso a poco agli Epidermoptidi come loro affini talune specie di Sarcop- tidi, le quali si trovano su diversi Coleotteri e stanno sulla pelle dell'ospite, sempre sull'adulto, probabilmente nu- trendosi de' suoi umori trasu- dati, senza per recargli danno sensibile. Sono Acari che ri- cordano gli Analgesidi e gli Epidermoptidi. sopratutto pel dimorfismo sessuale generalmente molto spiccato, almeno nei gen. Canestrinia e Ganestriniella. Se ne pu aver idea ricercandone la specie pi comune che la Canestrinia blaptis (Canestrini e Berlese) (fig. 40) vivente in colonie sul petto delle Blaps. Mettendo sul portaoggetti quanto con un ago si pu togliere dal prosterno di tali Insetti, allorch vi si vede una macchia biancastra rappresentante appunto la colonia degli Acari, appaiono tutti gli stati della specie in discorso. Altre forme congeneri vivono sotto le elitre di Coleotteri vari nostrali e forestieri. Tra le specie nostrali si possono ricordare le seguenti, oltre la C. blaptis citata: C. provriisti Berlese sul (Procmstes coriaceus); C. dorcicola Beri., sul (Dorcus parallelopipedus) ; C. rotnnda Beri, sul (Pentodon panciata); C. cerambici Cauestr. sul {Cerambyx litro*); C. giardi Trouess. (su Chrysomela : C. carabicola Beri, (su Carabo); C. procera Beri, (su Procerus). Tra le esotiche ricorderemo C. microdisca, Beri.; C. sjievtanda, Beri.; C. nepalensi, Beri.; (su Dorai ili Giava); C. remigali* Beri, (su Morica planata dell'Africa); C. negleeta Beri, e C. tramiUria Beri, (su Saaraboeu centanni dell'Africa); C. manicata Beri, (sulla Doryphora tessellata dell'Africa) nonch una Megacaneetrinia (M. mucronati Frag.; su "E Carabide d'Africa. Il genere Canetriniella Berlese, differisce dal precedente perch i maschi sono sprovvisti di ambulacri a ventosa nel 3. e 4. paio di zampe. Duo belle specie esotiche si conoscono, viventi sulle Batocera delle Indie, Giava, ecc., cio: C. togata Beri. (fig. 11) e C. amplexan Beri. Il genere Coleopterophagus Beri, differisce dai precedenti perch manca il dimorfismo sessuale ed il maschio non ha neppure i dischi copulatoli. La specie nostrale e il C. megninii Beri., che qualche volta si trova sotto le elitre della Ce- tonia metallica. Qualche altra specie esotica nota, vivente su Lamellicorni. Finalmente diremo che col gen. Coleoglyphns Beri., comprendente due o tre specie esotiche Fig. 40. Canestrinia blaptis C. et B. maschio prono, molto ingrandito (da Berlese). GLI AKKIN'I DEGLI INSETTI grandi, viventi su Lamellicorni specialmente, i Canestrinidi passano nei Tiroglifldi, perch in realt il genere pu rientrare bene in quest'ultima famiglia. Si comprende cosi che i Canestri- A B Pig. 41 Caneslriniella logala Beri, parassita di Cerambicidi (Baloeera) ilelle Indie. A, maschio; II. femmina, proni, ingraniiti. nidi, torme ormai multo differenziate, derivano dai Tiroglifldi liberi, adattati alla vita semipa- rassitaria su Coleotteri. Il pi aberrante fra i Sarcoptidi iusetticoli e certo non appartenente alla famiglia Canestri- nidi il Linocoptes cocoinellae Seop. (fig. 42), che si riscontra non di rado sulla Lina pupilli, sotto le elitre. Esso e veramente un Acaro strano, da non sapersi a quale famiglia ascrivere, se non sta vicino agli His'iostoma, che sono Tiroglifldi liberi, del tutto singolari per struttura speciale. Questo il quadro dei Sarcoptidi viventi in tutte le et loro sugli Insetti. Sarcoptidi liberi o detriticoli (Tiioglifidi). Pi particolare men- zione meritano gli Acari di questo gruppo, tanto pi clie vi si trova com- presa quella forma, la quale Ita dato il nome a tutto l'ordine e di cui parla Ari- stotele. Aristotele, adunque, scrive che anche nella cera si generano animaletti, ma cos piccoli che appena si possono vedere e perci sono detti x'.xpzot. Veramente per se la cera scevra da altre sostanze che sono negli alveari, non appetita dagli Acari domestici, ma credibile che quella tale cera, che si faceva allora e tuttavia si fa, greggia, potesse benissimo nutrire delle colonie di Acari domestici. Certamente nei nidi di altri Apidei, come Xyocopa, Chalichodoma, Megachile, ecc. Fig. 42. Linocoptes coccinellae (Scop.) maschio, prono, molto ingrandito (da Berlese). 56 CAPITOLO 1MMMO a spese della sostanza ivi accumulata a nutrimento delle larve, albergano Acari speciali, come vedremo, le cui forme migranti si trovano appunto sugli Insetti adulti delle specie indicate. Ma nelle case, chi voglia trovare qualcuno degli Acari domestici di questo gruppo, li cercher nei detriti del formaggio, special- Fig. 43. Un Histiostoma: A, femmina veduta dui dorso; B, maschio supino molto ingrandito (da Berlese). mente se conservato da tempo o se va in polvere per carie (flg. 48; ; nella farina o prodotti alimentari a base di farina, che in luogo non troppo asciutto sieno rimasti per gran tempo e cos sulle carni, sulle frutta, sui funghi secchi, ecc. Quivi si incontrano tre o quattro specie di Acari domestici, fra i (piali i pi comuni sono i Tyroglyphus siro (L.) e T. longior (Gervais) biancastri, lucidi, ovali, irti di peli lunghi quanto e pi del corpo e senza differenze pi cospicue fra i due sessi. Comune anche VAleurobius farinae (D. G.) od Acaro della farina propriamente detto, ovale allungato, bianco, colle zampe rosee. Il ma- schio pi piccolo della femmina e molto diverso, perch le sue zampe del 1. paio sono molto pi grosse delle altre ed armate di un robusto sprone conico nel loro primo articolo, alla faccia inferiore. Particolarmente sulle frutta secche ed abban- donate a s da tempo vive in numerose colonie il Carpoglyphus passularum (Fumouze et Robin), che si conosce perch non ha che quattro lunghi peli all'estremo posteriore del corpo, sebbene nel resto somigli ai Tyroglyphus. Probabilmente l'owa/Js&J di Aristotele uno dei quattro succitati (flg. 46 I), G, A, B, E). Ma nella polvere delle case, cio in ambiente alquanto pi asciutto e rara- mente in colonie, si incontra VAcarus domesticus degli autori, che poi il Gly- cyphagus domesticus (1). G.), come si chiama correttamente oggid (tg. 46 F.) Fig. 44. Un Tiroglifide dei detriti di fieno ; Glycyfthagus canestrinii Arni, molto ingrandito, prono (da Berlese). GLI AFE INI HKGI.I IN-1 I I I 57 Olyeyphagus significa mangiatore di cose dolci, ma l'Acaro si addatta a tutto, a detriti di ogni sostanza organica. Esso corre velocemente, non , cio, cosi pigro come quelli delle specie succitate, che sono pingui, obesi e si muovono malvolen- tieri. 11 Olycyphagus domesticus e le sue forme vicine, che vivono nei detriti di fieno, sono molto agili e veloci. Alla lente appaiono irti di lunghissimi peli, pi lunghi anche dell'animale e sono di colore bianco. Si distinguono dai Tyroglyphus perch hanno le zampe coll'ultimo articolo sottilissimo e terminato da una pic- colissima borsetta sferica, anzich da un'unghia ro- busta, come in tutti gli altri domestici gi citati. Questi sono i prin- cipali Acari del gruppo dei Sarcoptidi, che si tro- vano sulle sostanze ali- mentari (fig. 46) ma essi sono cacciati attivamente da altri Acari predatori, ad es. del gruppo dei Gamasidi {Laelaps margi- natila; L. casalis, ecc.) e pi frequentemente, anzi sempre . d a particolari Cheyletus, dei quali si gi descritta la poderosa armatura boccale. Nelle case i Vheyletus pi comuni sono il Ch. eruditus (Schrank), che ha ricevuto tale specioso no- me perch non raro nella polvere delle biblioteche, dove vive predando attivamente gli Acari tiro- glitidi che rodono i vecchi volumi (fig. 45 A) ed il Ch. doctus del Berlese, che somiglia molto al precedente. Questi sono bianchi ed hanno le zampe anteriori brevi. Si trova inoltre il bellissimo Cheyletus renustissimus (Koch), di colore giallo ranciato e colle zampe anteriori lunghissime. Questo per pi comune nei detriti di fieno. Anche questi predatori, allorch vogliono migrare, si attaccano a qualche insetto domestico e si fanno cos portare altrove. Questi piccoli difensori di quanto noi procuriamo di conservare per nostro nutrimento o per altro, non impediscono per l'attivit malefica degli Acari che, lasciati fare, presto compiono la loro opera rovinosa. I collezionisti di Insetti sanno benissimo, ad es., che le loro raccolte sono minacciate seriamente da una specie di carie, che manda i loro preziosi esemplari tutti in polvere. Anche in questo caso si tratta di un Acaro speciale, la Monie- zitlht entomophaga (Laboulb.) pi piccola del Tyroph. siro, alla quale potrebbe essere somigliata se non avesse peli sul corpo molto pi corti. Questo Acaro, nelle collezioni entomologiche, compie o prepara l'opera distrut- trice degli Anthrenus. qualora manchino le debite precauzioni di conservazione. Xei detriti e nella polvere che si trova sotto il fieno e le altre erbe secche, conservate, alberga una fauna acarologica speciale, con parecchi Olycyphagus, alcuni A. Bekt.fse. Gii Inselli, II. 8. Fig. 45. Due Cheiletidi ad enormi palpi. A, Cheyletus er-uditus (Scbr.) delle case; B, Cheyletus vorax Oudem., maschio, dal dorso, ingranditi (da Berlese e da Oudemans). 58 CAPITOLO PRIMO dei quali bellissimi, sebbene molto piccoli, perch hanno il corpo coperto di lunghi ed eleganti peli a ino' di piuma (fig. 44) come i Oh/c. plumifer Koch, Glyc. canestrinii Arm., od a guisa di foglia lanceolata {G. palmifer Founi. et. Rob.). Anche nei nidi di piccoli Mammiferi, sotterra (Talpa, Topi campagnoli, Arvicole, Sorex, ecc.) dove sono accumulate foglie secche, sostanze escrementizie, ecc. albergano colonie di speciali Sarcoptidi, che somigliano ai domestici ricordati e di cui le forme migranti si trovano fra il pelo dei mammiferi abitatori del nido. In generale tutti questi Acari, con molti affini, che vivono nelle sostanze organiche putrescenti, ad es. quelli del genere Histiostoma (fig. 43), che albergano in colonie numerosissime nelle sostanze animali o vegetali che si decompongono; oppure i Tyrogl. mycophagus, Mgn.; T. krameri, Beri.; Rhyzoglyphus ech inopus, Claparde, che si trovano particolarmente sui funghi, patate o radici guaste in genere, entro terra o fuori di terra, danno origine a forme ipopiali, cio migranti, con reste particolare da viaggio e tutti questi Hypopus, come sono detti, od anche Trichotarsus, Homopus, ecc. si trovano, talora in gran numero, su parecchie specie di animali, ma particolarmente sugli Insetti. questo un capitolo curioso di storia naturale, che merita realmente una pi ampia illustrazione. Gi si detta la ragione di esistenza di queste speciali forme migranti, che spettano alla famiglia dei Sarcoptidi esclusivamente. Ora, il confronto di alcune figure, cio delle specie rappresentate a fig. 46 nelle loro forme sedentarie colle corrispondenti indicate a fig. 47, che sono le migranti od ipopiali, fa vedere di quanto mutata la veste nell'un caso in con- fronto dell'altro. Si gi avvertito che Vhypopus si forma dentro una ninfa e di poi, mutan- dosi, d origine ad altra ninfa, che finisce poi per divenire adulto. UHypopus, come detta tale forma, pu assumere caratteri diversi, pei quali i pi vecchi entomologi (che non conoscevano cos fatte curiose trasformazioni, la cui scoperta dovuta al Mgnin) avevano creato diversi generi distinti, come ad, es. Tricodactylus, nome che fu poi mutato in Trichotarsus, per un inquilino molto comune della Xylocopa violacea; homopus, per certe forme che si incon- trano specialmente sui Mammiferi, Anoetus per altri, ecc. Le differenze consistono sopratutto nella armatura delle zampe e nel numero e configurazione delle ventose di adesione, che si trovano al ventre, presso l'estremo posteriore del corpo. Questi viaggiatori, infatti, hanno un sistema di ventose, che appaiono nella detta regione ventrale, in forma di dischi a zone concentriche, di varia grandezza e diverso numero. Con tali ventose circolari essi aderiscono tena- cemente alla cute liscia dell'animale che li porta, generalmente un Insetto od un Miriapodo. Le forme che si trovano sui Mammiferi servono a diffondere le specie alle quali appartengono e che vivono nei nidi e cubicoli dei Mammiferi stessi. Questi Acari, in tali casi, recano non gi ventose, ma il corpo loro, nella parte anteriore cos conformato da abbracciare strettamente un pelo dell'ospite, porta cio dei rilievi rotondeggianti, con cute striata di traverso, tra i quali, esattamente come fra le due branche di una morsa, pu essere stretto il pelo del mammifero ospite (fig. 47 ('). Le forme ipopiali pi comuni e pi degne di nota, che si possono incontrare sugli Insetti, sono le segnenti : Il Trichotarsus xylocopae (Duf.;, che si trova in gran numero in ciascun lato del torace, sotto le ali della Xylocopa violacea, l'Ape taglialegno a tutti ben nota. Ha unghie poderose alle tre paia di zampe anteriori e l'ultimo paio termina con lunga setola (fig. 47 A). GLI AFFINI DKGLI INSETTI 59 Pig. 46. I priucipali Sarcoptidi domestici nostrali (torme sedentarie). .1. maschio : B, femmina deWAleurobius farinae (D. G.) supini, egualmente ingranditi ; C, Tyroglyphus longor Kob. D, T. siro iLinn.) proni; E, Carpoglyphxis passvlarum (Hering) maschio supino; F, Olycyphagus domeeHctu (D. G.) prono. Molto ingranditi (da Berlese) 60 CAPITOLO l'RIMO L'adulto vive in gran numero nei nidi della Xylocopa stessa. Molte altre specie congeneri si trovano su altre Xylocopa esotiche e gli adulti nei loro nidi. L'Hypopus spini- tarsus (llerm.). si incontra sugli adulti di vari Lainellicorni, specialmente copro- fagi, sotto le elitre. L'adulto il Ttjro- glyphus mycophagus del Mgnin. che il pi grosso tiro- glifide nostrale e vive di funghi, pa- tate putrescenti, ecc. Un Hypopus si- mile al precedente si rinviene su Coleot- teri che vivono entro terra allo stato larvale e gli Iusetti in discorso lo por- tano con s da dentro terra. Appartiene al Rhyzoglyph us echino- pus, che conoscere- mo meglio perch molto attivo di- struttore delle ra- di ci , bu Ibi , ecc. morti e che imputridi- scono sotto la su- perfcie del suolo. L' Hypopus Tcra- meri (Beri.), di color rosso mattone, si trova spesso in cos gran numero ad- dosso alle Formiche da ricoprire tutto il capo ed il torace, con molestia dell'in- setto, che tenta in- vano di liberarsene coll'aiuto delle zam- pe anteriori. Questo hypopus d origine al Tyroglyphus krameri illustrato dal Berlese e vivente negli stessi ambienti del precedente. L'Hypopus mnscarum (Liun.), che corrisponde WAearus muscarum degli antichi autori, si pu vedere talora alla base dell'addome, al dorso, sulla Cyrtoneura sta- Fig. 47. C D Principali Hypopus (forme migranti) di Sarcoptidi detriticoli. A, del Trichotarsus xylocopae (Dut'.l : B, AeW Aleurobius farina? (D. G.) : 0, &M' Homo- pus talpae (K) ; D, di un Bistiostoma. Tutti supini, molto ingranditi (da Berlese). GLI AFFINI DKGI.l IXM-: I I 1 61 bulini*, mosca ohe esce dui letamai e che si incontra nelle case. Questo hypopus ha le zampe dell'ulti ino paio terminate <1 a una lunghissima setola ed citato anche dai natura listi pi vecchi. Spetta alVHistiostoma muscarum descritto dal Berlese. L' Hypopus julorum (Koch) occorre su gran numero di Insetti, che frequentane le concimaie ed altre sostanze putre- scenti ed ancora si rin- viene su Miriapodi, su altri Acari, ecc., si pu dire su qualunque Ar- tropode terrestre, che gli venga a portata. Spetta a specie del genere Hi- stiostoma, che, come si detto, vivono in colonie sterminate nelle decompo- sizioni (fig 47 D). Fig. 48. Come apparisce al microscopio la polvere di formaggio cariato. Si tratta di colonie del Tyrofflt/phiis longior Gerv. ; uova giovani e adulti. lutine VHomopus tal- pae (Kraiu.) (fig. 47 6'), che si incontra su piccoli Mammiferi viventi sot- terra, ecc. La forma i p o p i a 1 e delV Aleurobius farinae si pu trovare su Insetti ed altri Artropodi domestici (fig. 47 B). Anche i Qlycypluujus danno origine a partico- lari hypopus. Khizoglyphus echinopus (Rob.). Eecentemente stata richiamata 1' at- tenzione degli entomologi agrari su un Tirogliride sotterraneo, il Rhizogly- plius echinopus (Kob.), che da tempo si sapeva vi- vente sotterra, sulle so- stanze vegetali in decom- posizione e che da poco si accusato di concorrere colla Fillossera alla distruzione delle radici di Vite (fig. 49). Fig, 49. Maschi di Rhvsoglyphus echinopus (Rob.), supini A, omeomorto : li, eteromorfo ida Berlese). 62 CAPITOLO PRIMO Il RMzoglyphus in discorso, come tutte le specie congeneri, ha infatti abi- tudini di vita sotterranea e si incontra in gran numero, come % si avvertito, su radici, tuberi, bulbi, funghi, ecc. che marciscono sotterra o sopra terra. degno di nota pei suoi maschi polimorfi. Esistono cos due maniere di maschi. Gli uni (omeomorfi) non troppo dissimili dalle femmine, colle zampe tutte fra loro di eguale sviluppo e terminate da robusta unghia, con traccia di ventosa membranacea alla base; altri (eteromorfi) hanno il terzo paio di zampe pi volu- minoso delle altre e terminato solo da assai grossa unghia senza ventosa (fig. 49) Fig. 50. I pi comuni Criptostigmati nostrali (A, B, C, E planticoli ; D, F musuicoli). A, Nothrui bicarinatits, K. ; B. Oribatula plantivaga. Beri. ; C, Neoh'odes Iheleproctu? (Herm.) ; D, Pkthracarus lentulux (Koch) aperto; E. Sphaerozetee orbicularis, (Kochl : F, Hoploderm carinoti (Kocli). Tutti molto ingranditi. Le figg. D, F sono vedute di lato ; le altre prone (da Berlese). Per quello che riguarda il danno alle Viti per, da ritenersi che esso sia molto limitato, se non nullo, per parte dell'Acaro. Certo esso distrugge i tubercoli radicali prodotti dalla Fillossera e pu essere anche che, trovandosi a rodere, intacchi ancora del tessuto vivo, ma il regime di vita veramente necrofilo, cio a spese di tessuti morti e senza l'opera della Fillossera, che prepara le prime alte- razioni e la conseguente decomposizione dei caratteristici tubercoli, l'Acaro non sarebbe affatto nocivo. Questi sono gli Acari del gruppo degli xVstigmati, che meritano speciale menzione pei loro rapporti cogli Insetti, cogli animali domestici, colle piante col- tivate, i prodotti agrari e coll'Uomo stesso direttamente. Criptostigmati. Nel sottordine dei Criptostigmati stanno tutte forme libere, nessuna parassita d'altri animali e nessuna in alcun modo seriamente nociva. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 63 Qualche volta si iucoutra sugli alberi e particolarmente sulle conifere, io estate, qualche specie molto abbondante. Cito ad es.: tra le piti ovvie, il Peloribates humeral (Kooh), di cui le forme giovani si trovano d'inverno annidate nelle screpolature della scorza dell'Olivo e d'altre piante, il Nthru bioarnatus Kocb ; il Neoliodes Iheleprovtue (Herut.) e qualche altro (fig. 50). singolare che sugli agrumi stata segnalata, in Sicilia, una Orbatula plantivaga Beri, e nella Nuova Zelanda ed in Australia una specie affine, la 0. caudata (Mich.). Trovansi sulle dette piante in granile numero di esemplari, ma apparentemente senza mo- lestia del vegetale. Eterostigmati. Il sottordine degli Eterostigmati comprende, invece, talune specie che meri tano di essere ricordate, perch veri parassiti degli Insetti ed altre nocive alle piante od ai prodotti agrari. Fig. 51. Un Dispurpes (D. claviger Paoli). A, femmina ingrandita; B, maschio (del D. bombi Mich.) molto ingrandito; supini (da Paoli). Le forme libere degli Eterostigmati appartengono a vari generi, ad es. : Disparipes (tg. 51), ed affini (di cui qualche volta si incontrano specie migranti sugli Insetti, ad es. : il D. bombi, che ricorre sui Bombus ma anche su formiche), e le cui femmine sono molto singolari per una enorme espansione anteriore del capotorace, ricoprente tutti gli organi; Pugmephoius, con qualche specie insetticola e Tarsonemus. Tra questi ultimi alcune specie sono da considerarsi come nocive ai cereali, ad es. : il T. oryzae Targ. Le specie della famiglia pi degne di considerazione appartengono ai generi Tarsopolipus, Podapolipus, Pediculoides e sono parassiti di Insetti, ma ancora, una specie appartenente all'ultimo dei tre generi indicati seriamente pericolosa anche per l'Uomo, sebbene la sua attivit sia soltanto momentanea, a danno delle persone che vengono incidentalmente a contatto coli' Acaro in discorso. I Tarsopolipus (genere istituito recentemente dal Berlese) rappresentano forme intermedie fra i Tarsonemus liberi ed i Podapolipus molto degenerati dal parassitismo. Infatti nei Tarsopolipus, nei quali gli effetti riduttivi del parassitismo sono meno inoltrati, le femmine conservano ancora tu CAPITOLO PRIMO una forimi del corpo ricordante i Tarsonemm, ma hanno perduto le zampe del 4. paio. Nei Po- dapolipus le femmine adulte hanno pi o meno ridotte tutte le paia di zampe ed il corpo a forma di borsa ed assai grande per contenere ima enorme massa di uova. Quanto ai masclii, sia detto una volta per sempre, elle essi sono presso a poco dello stesso aspetto in tutti i generi della famiglia e sono molto diversi dalle femmine, ne sui maschi stessi ha influito in alcun modo il parassitismo, dovendo essi muoversi sopratutto per la ricerca della femmina (fig. 51, B). Nei Podapolpits qualche specie realmente degna di nota perch aggredisce animali nocivi. Gi il Berlese ha descritto un P. grami, che vive sul Pachytilut migratoriu, il famigerato Acridio migratorio, e ne occupa in colonie numerose le ali, ma non vi molto frequente. Nel 1906 il Prof. Lahille descriveva un Acaro, che riconosceva molto molesto alla terrihile Langusta dell'America del Sud, cio l'Acridide noto sotto il nome di Schi- stocerca paraeusis Burn. L'Autore rico- nosceva molto giustamente trattarsi di un Podapolipus ed anzi di una specie nuova, elle benignamente mi volle de- dicata, chiamandola Podapolipus berlesei (fig. 52). Questa specie apparisce diversa dalle altre precedentemente conosciute sopratutto per la conformazione della femmina adulta, che ha il corpo coperto di squame trasverse, un solo paio di brevi zampe (anteriori) sotto il rostro, al ventre e due processi, uno per lato, conici, carnosi comprendenti fra loro il rostro. lunga fino a nini. 1,10 e larga min. 0,80. Le ninfe ed i maschi, pur avendo l'aspetto e la grandezza consueta nelle specie del genere, mo- strano pure qualche differenza in con- fronto delle altre gi note. Il Lahille riscontr una percentuale molto forte di Langosta parassitizzate ed in localit varie della Repubblica Argentina, cio una percentuale fino a 78 / . Egli riconobbe che gli Insetti cos aggrediti e nei quali si trovano abbondanti colonie del parassita sulla pelle del collo tra il capo cio ed il protorace (fig. 52, A), si mostrano seriamente malati e poco attivi e che converrebbe quindi tentare una pi ampia diffusione dell'Acaro ai danni della Lnngosta, che costituisce, per quelle regioni del Sud America, il pii grave flagello dell'agricoltura. Fig. 52. Podapolipus berlrsei Lahille, parassita della Lan- gosta del Sud-America. A, capo e collo dell' Aeridide, ingranditi per mostrare in a le fem- mine adulte degli Acari ; B, la femmina adulta ormai apoda, in- grandita : 0, la ninfa molto pi fortemente ingrandita (da Lahille). Ma assai pi efficaci ai danni di molte specie di Insetti sono gli Acari Ete- rostigmati, che rientrano nel genere Pediculoides e ci perch questi veramente conducono a morte la vittima e si sviluppano in cos gran numero da distrug- gere completamente enormi quantit di Insetti durante il loro stato larvale. Il Pediculoides ventricosus (Newp.) gi menzionato si pu incontrare dove si trovano minute larve di Insetti diversi e gli Entomologi conoscevano da tempo la specie perch non di rado si sviluppava a danno dei loro allevamenti, come gi ebbero a lamentare il Newport ed il Lichtestein, il quale fu costretto ad ab bandonare le colture ili Imenotteri, che seguiva a scopo di studio, perch i Pe- diculoides distruggevano in breve tempo tutte le larve (fig. 53). Ma il fatto pel (piale molto pi si messo in vista questo Acaro si riferisce alle sue aggressioni all'Uomo, allorch si trovato in fortuito contatto con nu- merosi individui del Pediculoides. AFFINI DEGLI INSKTTI 65 La larve di Calandra granaria, delle diverse Tignole del grano e d'altri In- setti viventi nei granai, sono spessissimo decimate dal Pediculoides, che si svi- luppa in enorme quantit e, succhiando le larve stesse, presto le conduce a morte. Cosi si pu trovare anche nei depositi di granone, di riso ecc. ed allorquando gli operai maneggiano o trasportano questi semi o qualche persona si trattiene ricino ai depositi di cereali cos inquinati, gli acari si diffondono sulla pelle umana e pungendola determinano pruriti, arrossamenti ed infine una dermatosi. passeggiera bens ma non senza molta molestia e che pu essere confusa colla Bcabbia. La malattia, che in Toscana si elice dei moscione o della gaita porcina rappresentata da una eruzione eritnatoso-vescicolare (e in qualche caso vesoico-pustulosa) a chiazze multiple, piii o meno continenti, senza figurazione speciale, che comincia, generalmente, al collo, all'arto superiore e si diffonde al viso, al tronco ed altrove (figg. 54, 55). Il soggetto tormentato da prurito e cociore intenso, grande inquietudine e talora febbri siuo a 40. In Francia (di- partimento dello Gironda) i mugnai, che conoscono per diverse esperienze gli effetti dell'Acaro, chiamano la malattia febbre de 1 di convivenza, come avviene per altro Taraonenma, il /'. i'uxi fan. et Beri., che si trova tra le due pagine fogliari del Buxna aempertirena, in quelle nicchie che vi scava la nota, connine Diplosis buxi. Mesostigmati. Wesostigmati 1 (Gamasidae). Fra i Mesostigmati. che coni pongono il quarto sottordine, si trovano molte specie degne della massima attenzione nostra per molti riguardi. Vi incontriamo intatti parassiti molto temibili dell'Uomo e degli animali domestici, agenti diffonditori di infezioni gravi: forme nocive alle piante coltivate e parassiti, commensali e conviventi di Insetti. 11 grappo dei Gamasini com- posto di forme pi piccole di quelle degli Issodini e con abitudini del tutto diverse. Due intere famiglie di Gamasidi si compongono di parassiti sangui sughi di Vertebrati. Sono queste i Derma- nissidi ed i Pteroptidi, ma si trovano Acari con abitudini conformi anche in altre famiglie, ad es. : fra i Lela- ,J' J&flK \, "^ \i-M i!, 0!jBT^\ * ptidi ed i Gamasiili. I Dermanissidi sono certo i pi bassi e si vedono essere derivati dai l.elaptidi per adat- tamento alla vita parassitaria. Per tal modo di vita, le mandibole, specialmente nella fem- mina, sono divenute stiliformi, (tg. 56 A) cio atte ad incidere la pelle dell'ospite: il corpo e riescilo piii distensibile, per poter accogliere molto cibo, cio sangue tolto alla vittima, ed il tegumento meno resistente, trattandosi di minore necessit di protezione efficace. Contanti Dermanissidi siigli Uccelli, sui Mammiferi e sui Rettili. 11 pi noto il Dermanyasns gallinae iRedi) o pidocchio pollino, che vive nei pollai e di notte aggredisce i Gallinacei, non pero i Palmipedi. Si nasconde nelle fessure del muro e piti del legname e vi si trova in tutti gli stati ed in numero grandissimo. I Gallinacei domestici ed i Colombi ne sono gravemente tor- mentati e quasi sempre anche i Canarini, specialmente, che finiscono per morirne, fra gli Uc- Fiu. ."iti. Dermanyssiis gallinae (Redi) dal dorso, femmina ingrandita. A, Apice della in indiliola dulia femmioa molto ingrandito (da llt-rleee). 68 CAPITOLO ritmo celli che si tengono in gabbia. Anche in questo caso gli Acari sono nascosti nelle fessure ilei legno delle gabbie stesse entro le cannuccie su cui posano gli Uccelli, ecc. Di notte, come si (letto, sortono dai nascondigli e salgono sulla vittima. Specialmente le femmine si rimpinzano di sangue in modo da triplicare e pi di volume e quindi si lasciano ca- dere per riguadagnare il rifugio diurno. facile per liberare gli ambienti dove si tengono gli Uccelli domestici da siffatto paras- sita. Basta ricorrere ad una buona incatramatura dei muri e degli attrezzi del pollaio, usando catrame fluido od olio di catrame, distribuendolo diligentemente con un pennello, specialmente nelle fessure od anfrattuosita delle pareti, del pavimento, dei legni, ecc. Per le gabbie degli Uccelli sufficiente una passata di colore ad olio allungato nell'acqua di ragia e procurando che penetri in tutte le fessure. Fig. 57. Lophoptes patavinus Megn., (femmina) della Gallina padovana. A, dal dorao; B, dal ventre; senza zampe, ingrandito (dal Mgnin). Il Dtrmanyssus gallinae (g. 56), di color bianco giallastro, se digiuno, oppure di color rosso sanguigno o violaceo bruno se di recente pasciuto, di forma ovale. La femmina , lunga da min. 0,75 (digiuna) ad un niill. ed oltre, se turgida di sangue. 11 maschio appena pi piccolo. Altre specie distinte vivono sulle Ron- dini e sui Passeri. citato dagli Autori qualche raro caso di intenso parassitismo di questo Acaro anche sull'Uomo. Maucano per recenti osservazioni in proposito. stato descritto dal Mgnin anche un Lophoptes patavinus (tg. 57; assai simile al Dermanyssus gallinae e. che si trov molto molesto alle Galline pado- vane. Deve essere affine ai Leiognathus. Il genere Leiognathus differisce dal precedente perch anche nelle femmine la chela della man- dibola a due dita anzich stiliforme. Si trovano specie di questo genere particolarmente sui piccoli Mammiferi (Pipistrelli, Talpa, Topi domestici e campaguuoli), su qualche Uccello e per- sino su Lucertole. Sembra che VOphionyseus natrici dal Mgnin trovato sulla Biscia d'acqua nostrale non si GLI Al'l'INI DKUI.I INSETTI 69 Fig. 58. Pterojjtus vesperlilionis Duf. mascbu, dal dorso, ingramito (da Berleae). possa distinguere genericamente dai Leiognaihus, Vivono tutti questi oome i Dermanysant, Cio succhiando il sangue dell'ospite, ma u sono meno ingordi. Un'altra famiglia, composta di specie, le quali vivono parassiticamente quella dei Pteroptidi, la cui specie pi anticamente nota il Pceroptiis veapertilionis (Duf.), un piccolo Acaro romboi- dale, con enormi zampe grosse e lunghe. Tutti i l'teio- ptus e qualche genere affine vivono sui Pipistrelli. Sano vivipari e la larva ottopoda (fig. 58). Wi jj." 5 ) Probabilmente a questa famiglia va ascritto il yen. Greenia Ondemans, che mostra uno dei pi curiosi casi di simbiosi. Questa avviene tra l'Acaro ed alcune specie del genere Xylocopa, esotiche. Si conoscono gi quattro o cinque specie di Greenia (fig. 60); la pi comune e la pi voluminosa (fino a quasi 4 inill. di lun- ghezza) la G. perkimi Oudem. Di questi Acari si trovano tre o quattro, talora anche pi, individui femmine (i maschi non si conoscono o non esistono) nascosti be- nissimo entro una apposita borsa membranosa, che occupa tutto lo spazio interno del 1. se- gmento addominale della Xylocopa adulta e rimane un piccolo pertugio sul dorso, nella regione del peduncolo, pel quale gli Acari possono fuoriuscire se vogliono. Questa una cameretta entro il corpo dell'insetto, fatta ap- positamente dagli Acari di questo genere (fig. 59, 60). Che fanno essi col e di che si nutrono? Pu essere che mangino il polline che in quella regione del corpo molto spesso abbonda fra i peli dell'insetto o che divorino i molti Tricho- tarsus, che non mancano quasi mai, appunto ai lati del corsaletto delle Xilocope. Il certo che per taluna specie di questi Insetti che hanno la bor- sa, le Green i e non mancano mai di trovarvisi en- tro. Nella stessa fa- miglia, o meglio in famiglia a s, che il Trouessart propo- ne di chiamare lhy- nonysadae, si pu comprendere il ge- li e r e Haafaclme . molto singolare e molto modificato dalla ordinaria figura dei Gamasidi per effetto del parassitismo. Le forme giovani sono esapode. La specie da maggior tempo conosciuta V Haaraclme haliehoeri (Allmann, 1847), che vive nelle narici della Foca Balichoerun. un Acaro molto voluminoso, perch misura circa tre mill. di lunghezza allo stato adulte. Altra specie di Halarachne, la H. attenuata stata receutemente descritta dal Banks e si trovata nelle narici di una giovani- Foca a S. Paul (Islanda). Essa molto singolarmente formata, perch ha la figura di una lunga Fig. 59. Sezione di una Xylocopa esotica mostrante la borsa addominale con entro vari individui di Greenia, Ingrandita. 70 CAPITOLO PRIMO clava, con tutta la parte posteriore dell'addome, che molto lunga, assai assottigliata in con- fronto della parte anteriore del corpo. Misura 4 mill. di lunghezza (fig. 61). Nelle fosse nasali di Uccelli di varie specio albergano diversi Acari, da ascriversi a questo gruppo, alcuni dei quali voluminosi, certo lunghi oltre tre millimetri, come sono il Bhynonyesus ntzschi (Giebel) delle fosse nasali del Succiacapre (Caprimidgus europaeus); una specie pi piccola vivente sul Strepeilas interpres. mentre altre si trovano nelle fosse nasali dei Polli, Piccioni, Oca domestica, Cuculo e di molti altri Uccelli ; la Somatericola evinseni Trgardh, che vive nelle fosse nasali della So- materia mollissima in Groelandia. Alcune specie erano gi note fino dal 1871 (Nitzsch e Giebel) e dal 1882 (Weber e Ziirn), ma pi recentemente ne ha trattato il Troues- sart colla ordinaria diligenza e competenza. Il Trouessart illustra specialmente lo Slernostomum rkiiiolethnim, che una specie molto pi voluminosa del Dermani/ssus gallinae e vive nelle fosse nasali dell'Oca do- mestica. L'Autore dice che questi Acari e gli affini sono molto pi avidi di sangue che non i Dermanissi e che se ne impinzano straordinariamente. Essi possono provocare seri disturbi all'ospite (fig. 62). Finalmente ricorder che in questa famiglia stanno dei veri e propri parassiti degli Insetti, nutreutisi a spese della vittime, come sono le specie appartenenti al genere Berlesia, esotiche e trovate su Ortotteri e Lepidotteri. Fig. 60. Greenia afkeni Oudeui. Femmina dal dorso, ingrandita (da Berlese) La famiglia dei Lelapticli riceve il nome da un genere (Laelaps), di cui le specie sono parassite su Mammiferi, particolarmente Roditori, ma comprende un grandissimo numero di ge- neri con moltissime specie, le quali hanno abitudini delle pi variate. I pi piccoli della fa- miglia, generalmente a te- gumento molle ed incoloro, si trovano sulle piante e predano gli Acari planticoli. Baster citare i generi Seiu- lus, Iphidulus con qualche specie, ad es. S. vepallidis Koch, che la pi comune. Vi sono poi, nella stessa famiglia, una quantit di specie ad es. : dei generi Seius, Ameroseius, Iphis, Laelaps e sottogeneri, Po- docinum ecc. viventi n e i muschi o fra le sostauze vegetali putrescenti e sono tutti predatori di Artropodi pi piccoli. Alcune forme per si incontrano sugli Insetti, negli stessi rapporti che si sono gi citati per le Canestrinia, ad es.: molte specie del genero Vopriphis A Fig. 61 A, H. halichoeri (Alni.) B Due Haarachne. attenuata Bancks, dal dorso, ingrandite. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 71 Ooprolaelaps, che si trovano sotto le elitre o sul ventre di Coleotteri coprofagi adulti e possono esservene pi specie su un solo Insetto. Altri vivono nei formicai e nei nidi di Termiti eduna specie anche negli al- veari (Iphis alvearhts Berlese, tg. (13). Questi convivono cogli Insetti sociali e n sono molestati, n molestano i loro ospiti, ai quali certo rendono speciali ser- vizi in cambio di alloggio, nutrimento e difesa. Pg. 62. Sttriinstoititati rhynolt'thrttm (Trouess.). Parassita nelle fosse nasali dell'Oca domestica Femmina ingrandita. A, Supina; 3, prona senza zampe. Queste specie saranno conosciute pi innanzi assieme a quelle di altre famiglie di Mesostig- mati, allorch si verr a discorrere degli Artropodi mirmecofili e termitofili, che sono certo qualche centinaio di specie ed il luogo di trattarne appunto a proposito degli Insetti sociali e loro abitubini. Per ora basti sapere che parecchi generi affini ai Laelaps, come pure la singolare Xeobe^esia eguitans, tutti appartenenti alla famiglia Lelaptidi, sono co- muni ed abbondanti nei nidi di Formiche e Termiti, in tutto il mondo. Qualche specie parassita dei Topi domestici e campagnuoli, ad es. : dei generi M i/o ni/ ss uh e Lae- laps. Sui Topi domesti sono comuni il Laelaps agilin Koch e X. echidninuH Beri. (flg. 64). Questo il doppio pi grande dell'altro, ovale, di color rosso mattone e lungo circa un millimetro. Esso succhia il sangue dell'ospite ed assicura cos la evoluzione di un microrganismo, un Leueocitozoo, cio VHepa- tozoon pernicioHum Miiller. parassita dei Topi e che causa talora di epidemie mortali fra questi Ro- ditori, come avvenuto a Washington dei topi bianchi allevati nei laboratori dell'Ospitale di marina. Fig. 63. Un commensale delle Api {Iphis alvearius Beri.) Femmina dal dorso, molto ngrandita (da Herleso I leucociti parassitizzati contengono dei corpuscoli, che hanno il significato di gameti. Si congiungono nello stomaco del Laelaps e danno origine ad oocineti e zigoti. Questi traversano la parete gastrica e guadagnano gli organi dell'Acaro, al quale non sembrano troppo nocivi, e vi continuano il loro sviluppo sporogonico. Il Topo, dando la caccia ai suoi Acari parassiti ed CAPITOLO PRIMO ingoiandoli, introduce nel proprio tubo digestivo gli sporozoiti. Questi penetrano nella mucosa intestinale del Topo, cadono in una vena che li porta al fegato. Quivi infestano le cellule epa- tiche e vi si moltiplicano per schisogonia. I gameti, che finalmente ne nascono, cadono nel sangue e penetrano nei grossi leucociti mononucleari. Ecco uno dei pochi casi noti di trasmissione di agenti patogeni ai Vertebrati per mezzo di Acari del gruppo dei Gamasidi. Nella famiglia Gamasidi stanno forme, nelle quali i maschi mostrano un deciso dimorfismo sessuale rispetto alle femmine, non soltanto per l'armatura delle mandibole, ci che anche in altre famiglie, ma per lo sviluppo ed armatura delle zampe, specialmente del secondo paio, che sono provviste di tubercoli, spine, sproni e molto pi grosse delle altre. Ho mostrato altrove che quivi appunto risiedono nei maschi organi stridulanti molto delicati. Fig. 64. Laelaps echidninus Beri. Femmina molto ingrandita. A, dal dorso; B. dal ventre, n zampe n rostro (da Berlese). La maggior parte degli Acari di questa famiglia vive allo stato libero, nelle sostanze, spe- cialmente vegetali, in decomposizione, nelle concimaie, ecc., dando una attivissima caccia agli Ar- tropodi minori o meno hene armati. Sono tutti agili, veloci, bene corazzati ed attivissimi. In ge- nerale sono rivestiti di pelle dura, colorata di giallo-rossastro o rosso bruno. Moltissime specie si incontrano sugli Insetti in atto di migrare. La pi co- mune sugli Insetti coprofagi specialmente il Gamasus coleoptratorum (L.) (fg. 14), di cui l'adulto, meno bene corazzato, vive nelle concimaie in gran numero, e la ninfa che rivestita di placche dure, giallo-ranciate, si trova, in numero, talora grandis- simo, su molte specie di Insetti coprofagi, ad es. sui Geotrupes, ecc., al ventre e vi sta attaccata merc le mandibole, stringendo un pelo fra le chele, ma, mole- stato, se ne fugge rapidissimamente. Sotto il nome di G-amasus coleoptratorum per, i pi vecchi entomologi comprendevano tutti i Gamasiui insetticoli, cio una grande quantit di generi e specie. Alcune forme del gen. Haemogamasus Berlese sono veramente parassiti di Topi, specialmente campagnuoli, di cui succhiano il sangue, comportandosi come i Laelaps, ai quali somigliano molto nell'aspetto. Le specie pi grosse della famiglia appartengono al gen. Megalolaelaps Berlese, e raggiun- gono persino i quattro millimetri di lunghezza. Si incontrano anche sui Coleotteri coprofragi. GLI AFFINI DKtil.l INSETTI 73 A questa famiglia appartengono gran numero di specie pertinenti al gen. Bolostanpis Koleuati (ig. 65), fra le quali .*i annovera quel H. marginatila (llerin.), di cui si gi detto pel rumore olii- dest la sua presenza sul cervello, che si stava sezionando, di un soldato morto per ferite al capo. Auelie gli Boloatatpia si attaccano agli Insetti, specialmente coprofagi, per viaggiare. Due specie giallo-ranciate, cio B. vernali* Beri, ed B. Risentii Beri, si incontrano ad es. : sul- V Athtiicti* semipiinclaln* comune sulle nostre spiaggie. molto probabile che questi Acari, con molti attilli, si lascino rinchiudere nei nidi degli Insetti stercorari, dove trovano lauto cibo negli abbon- danti depositi che gli Insetti suddetti fanno a nutrimento delle loro larve e di poi, trattenendosi sulle ninfe, escano all'aperto coll'adulto, per diffondere la specie. Cosi tanno anche alcuni Laclaps, che si incontrano non solo sugli adulti di Coleotteri scara- bei di come Oryotes, Phjillognatliu*. Pentodon, Polyplujlla, ma anche sulle loro larve. Sono Acari sotterranei, che per migrare guadagnano le larve degli Insetti suddetti e si nascondono fra le pieghe della cute, poi si lasciano rinchiudere nel bozzolo ed al" loivh ne riesce l'adulto, si ar- rampicano su questo, in attesa che esso esca e formi il nido entro terra, per guadagnare al- trove un nuovo campo di azione nel sottosuolo. Alcune forme di questa fa- miglia e spettanti al gen. Hydro- gamaeus Berlese, vivono sulle rive del mare, sotto le alghe gettate sulla spiaggia e non te- mouo di essere inondate dall'ac- qua. La famiglia degli An- tennoforidi comprende spe- cie viventi sempre sii altri Artropodi (Insetti e Miria- podi) ma non in qualit di parassiti, bens di scorri- dori sulla pelle dell'ospite, in cerca di nutrimento, che pu derivare dall'ambiente o dall'ospite stesso. Come questi si comportano anche gli Eterozerconidi, che hanno grosse ventose al ventre per aderire all'ospite, generalmente un Miriapodo. Conosceremo pi davvi- cino gli Antennophorus, che sono Acari grassetti, molto amici delle Formiche, dalle quali sono amorosamente nutriti e portati in giro sul proprio corpo, gene- ralmente sul capo, come per noi si fa con qualche nostro animale domestico, die ci rechiamo volentieri in braccio. Finalmente, nella grande famiglia degli (Tropodidi comprendente specie ta- lora assai elegantemente scolpite ed ornate di peli, creste, ecc. si trovano molte specie Mirmecoflle e Termitoflle, di cui le principali conosceremo in seguito. Altre emigrano a mezzo degli Insetti, merc una loro forma ninfale, che pu emettere un filo di seta dall'ano (d'onde il nome di Uropoda), oppure una semplice papilla di adesione (Uroseius, Dinychus) (flg. 60). Le ninfe di Uropode cosi peduncolate (flg. CO B) non sono mancate di eccitare molto la curiosit degli entomologi pi vecchi, che ne facevano meraviglie poich consideravano queste forme per parassite degli Insetti, trovandosi esse talora in grandissimo numero sugli Insetti, specialmente Coprofagi (flg. 13), e ritenevano A B Fig. 65. Bolostaspis badius K., femmina ingrandita. A, supiua ; B, senza zampe (da Berlese). A. BSBLBSR, Gli Insetti, II. 71 CAPITOLO PRIMO che per mezzo del filamento di adesione il succo dall'ospite passasse nel corpo dell'Acaro. La meraviglia poi aumentava a dismisura qualora si rinvenivano pi Uro- pode in catena, l'ima col filamento aderente al corpo di altra e la prima della serie fissata tenacemente all'Insetto. Si diceva niente meno che cosi il fluido succhiato dalla vittima circolava tra- verso tutti gli Acari della serie ! Singolare concezione ! Quelli per erano i tempi, e durarono molto anche di poi, nei quali si credeva che l'Acaro non avesse organi speciali interni e t'osse un semplice sacco ripieno di una sostanza mucillagginosa. A B La famiglia pi alta com- posta di Gamasidi, che, per la loro dimensione e configurazione si scambierebbero volentieri con Falangidi (giacch il solo tronco raggiunge i 5 mill. di lunghezza) ; quella cio degli Olotiridi, col genere Holothymt Gervais, che comprende poche specie di grande statura e viventi nelle regioni equatoriali. L' Holothyrus coccinella Gerv. delle isole del mare delle Indie si rende molesto perch emi- nentemente irritante per contatto, probabilmente alla stessa maniera e per lo stesso principio at- tivo della Cantaride (fig. 67). Nell'Isola Maurizio noto assai bene col nome di Tonille-Canards ed in certe localit comunissimo nei muschi e sotto le pietre. Col non s possono allevare Oche ed Anatre perch si avvelenano ingerendo tali Acari ed anche gli Uomini che tocchino imprudentemente simili bestiole o peggio, se colle mani poi si toccano mucose della bocca degli occhi ecc. provocano, su queste delicate epidermidi specialmente, gravi irritazioni. Ci fa rammentare le intossicazioni per in- gestione dei giovani getti di Jtriplex, cibo co- mune frai Cinesi poveri, fenomeno che si conosce col nome di Atriplexismo ed dovuto ad un Fig 67 ._ So i olh;/rus coccinella (Gerv.). Acaro giallastro, che vive sulla detta pianta. A, grandezza naturale. Fig. 66. Due stati giovanili di un Uiopudide (allibano romana G. R. Can.). A, ninfa eteromorfa, dal dorso; B, ninfa omeomorfa (viaggiatrice), dal ventre, col filo di seta anale (mancano le zampe a destra per mostrare le fosse pedali). Ingrandite (da Berlese). Mesostigmati II (Ijcodidae). Dal lato pratico certamente il massimo inte- resse fra tutti gli Acari quello che si deve agii lssodini, vasto gruppo, ric- chissimo di specie diffuse in tutto il mondo e da raggrupparsi in due grandi fa- miglie, degli Argasidi e degli Ixodidi, ciascuna comprendente un grandissimo nu- mero di specie, tutte parassite di Vertebrati terrestri, specialmente lei superiori. Si tratta anche di Acari dalle dimensioni massime e che si comportano tutti C.M AFFINI DEGLI INSETTI 75 secondo una maniera
  • rso ; B. dal ventre, , soudo dorsale; br, base del rostro ; m. mandibole; 7, loro guaina; p, palpi (da Salinoli e Stiles). lato e dualmente dell'ipostenia, un pezzo impari, derivato dalla fusione pi o meno accentuata di due pezzi longitudinali e che occupa la regione inferiore, cio ventrale del rostro. La porzione basale (capitolo, testa di taluni autori) larga, ma corta, trapezoidale e porta, nelle femmine, sul dorso, una, o pi spesso due aree porose, cio zone ovali con molti minutissimi pertugi. Si tratta di un organo del senso. Su questo pezzo basale sono piantati i palpi sui lati e l'ipostoma nella regione ventrale. I palpi sono due pezzi laterali. Negli Issodidi sono laminiformi o meglio a cucchiaio, scavati internamente per accoglierei cheliceri, composti di 4 articoli; ma l'ultimo molto breve, tenta- coliforme e sta alla faccia inferiore del palpo. Negli Argasidi invece, i palpi sono composti di 4 articoli, e questi hanno forma cilindroconica e sono fra loro eguali. I palpi non penetrano nella pelle della vittima all'atto del succhiamento. I cheliceri sono al lato dorsale sopra l'ipostoma, col quale sembrano saldati, il che nou . Sou<> due, indipendenti abbastanza l'uno dall'altro, bacilliformi e terminano con una specie di chela a due dita, le qnali per, pur essendo a forma di ronca, sono ambedue incurvate dalla stessa parte e recano dentelli. Le mandibole sono rivestite da una guaina membranosa nella parte loro verso la base. L'ipostoma coperto, alla sua faccia ventrale, da numerose serie di dentelli robusti, tutti rivolti all' indietro. Ci per assicurare la aderenza del rostro nella ferita della vittima. Del resto anche le mandibole, talora i palpi, nonch la base del rostro in qualche specie di Issodide, sono provvisti di deuti acuti, voltati all'iudietro o talora anche il primo articolo delle zampe, special- mente del 1. paio. Lo scopo di tale armatura sempre lo stesso, rendere difficile la remozione dell'Acaro dalla pelle della vittima. II corpo degli Issodidi pi o meno convesso, quello degli Argasidi, invece, piano od esca- vai., (se vuoti) e nei primi esso provvisto di uno scudo chitinoso, duro, nella parte anteriore del 76 CAPITOLO PRIMO dorso nelle femmine, rimanendo poi la massima parte del dorso coperta di pelle molle; nei maschi lo scudo maggiore ed abbraccia quasi tutto il dorso, inoltre in questo eeseo si trovano anche scudi centrali pi o meno estesi sul ventre (ijorcs) o limitati ai lati dell'ano (Byalomma, ecc.). Cos il corpo nelle femmine si pu distendere enormemente per sangue succhiato e per uova con- tenute, ci che non deve n potrebbe accadere dei maschi (tg. 69). Le zampe sono pi o meno lunghe, ad articoli subeguali fra loro, n differiscono quelle di un paio dalle altre e tutte sono terminate da due rubuste unghie, con piccola membrana roton- deggiaute alla base e sotto a quelle. Nei tarsi del 1. paio, al dorso, trovasi uno speciale organo del senso (organo di Haller) cio una fossetta rivestita di minuti e fitti peli. Gli stigmi (fig. 69 J, ), che si trovano solo nelle forme adulte, sono collocati dietro le zampe del 4. paio, al ventre, su scudetto rotondeggiante, sul quale, attorno alla apertura respiratoria, si vedono scolpiti numerosi fori, facenti l'insieme della piastra un crivello. Si tratta di or- gano sensorio speciale. I maschi non sono parassiti, raramente si trova qualche poco di sangue nel loro ventre, essi non pensano che alla riproduzione della specie. L'atto a compimento delle nozze si effettua con par- ticolarit assai singolari, dopo il quale atto il ma- schio cade al suolo e muore in breve. La fem- mina ha diverso destino. Essa si riempie di sangue della vittima, per poter portare le uova che ha nel ventre a buona inaturanza. L'animale si rigonfia, raggiungendo un volume da cinque a venti volte mag- giore che non allo stato di digiuno, poi si stacca spontaneamente dalla vit- tima e cade al suolo. Quivi cerca un luogo riparato, sotto qualche pietra o nelle fessure delle muraglie, ecc. e depone le sue uova, che possono essere in numero da 10(10 a 4000 ; il pi spesso da 2500 a 3000. Mgniu cont fino a 12.000 uova deposte da una sola femmina di Hyalomma aegyptium; altri, per la stessa specie, ne hanno contate 8500 a 10.000. La deposizione dura da cinque a dieci giorni, dopo di che la femmina divenuta floscia e vuota e muore dopo quattro o cinque giorni. Dopo la deposizione l'uovo si arrotondisce e rigonfia, cosicch la massa totale delle uova molto pi voluminosa della femmina da, cui uscita. Le uova, che sono sferoidali, generalmente misurano da mm. 0,40 a min. 0,50. Le prime larve schiudono circa tre settimane dopo la deposizione delle uova, in estate, ma in autunno ritardano di pi, fino a tre mesi e, se deposte nel tardo autunno, probabilmente svernano e non schiudono che a primavera. Le larve hanno solo tre paia di piedi, nel resto somigliano abbastanza al- l'adulto. In una specie di Argaside, V Ornithodoros moubata, la larva non schiude; rimane nel guscio, vi si trasforma e ne esce invece la ninfa ottopoda. La larva si arrampica sulle erbe ed attende il passaggio di qualche animale da potersi attaccare per succhiarne il sangue. Al capo di B. Speranza il Loun- sbury ha contato fino 2250 larve di Boophilus decooratus all'estremit di un solo Fig. 69. Armatura ventrale di due Zecche maschi. A, di Ixodes ; B, Rhipicephalus. lil.I Al FINI DKG1.I INSETTI 77 Fig. 70. Una zecca degli Uccelli. lxodes avisugus. Beri. Femmina ingrandita (da Berlese). filo d'erba. Rimasero l, viventi per ben tre mesi. Possono infatti questi animali vivere assai a lungo senza cibarsi. In jieiierale le prime vittime di questi Acari allo stato di larva sono piccoli Mammiferi. Uccelli Rettili. Cominciano a succhiare sangue e crescono; entro tre o quattro giorni issi sono cresciuti abbastanza e cessano di nutrirsi; ordi- nariamente allora si staccano dall'ospite per seguire la evoluzione allo stato libero. 11 tegumento della larva si solleva, si strappa alla base del rostro e lungo i fianchi e sorte la ninfa, da (5 a 10 giorni dopo che la larva si riempita di sangue. S'ella ninfa le zampe sono in numero di otto; apparso il 4. paio. Si tratta veramente di una Protoninfa o Neoninfa (secondo Lahille) incapace di succhiare il sangue e soltanto dopo qualche giorno essa acquista tale facolt. provveduta di due stigmi e di trachee, so- miglia insomma moltissimo alla femmina adulta, manca per di apertura sessuale esterna e delle aree porose. Perci se ne riconosce il suo stato giovanile. Dopo sei giorni circa essa cresciuta abba- stanza e diviene Deutoninfa, che pu abbandonare l'ospite e cadere a terra. Due o tre giorni dopo, con una muta simile alla prece- dente, essa diviene adulta, ed allora soltanto se ne pu distinguere il sesso. Quanto all'adulto, da notarsi che, specialmente negli Ixodidi, la differenza di statura e di peso fra i due sessi sempre molto rile- vante, molto pi. poi, allorch il ma- schio messo a confronto colla ri- spettiva femmina ripiena di sangue. Xella femmina infatti, il tegumento dell'addome, essen- do molto elastico, allorch i ciechi in- testinali sono pieni di sangue succhiato, la distensione del- l' addome stesso massima e perci il volume ed il peso dell'animale, in confronto dello stato digiuno, sono grandissimi. Ad esempio, neWIrodes ricinus il maschio pesa gr. 0,000 appena, mentre la femmina raggiunge i gr. 0.24 ed anche 0,30, viene cio a pesare da 40 a 50 volte pi . Piana o Leggermente concava nello stato di digiuno, turgida e convessa in quello di reptazione. Il corpo ovale, allungato, a margini laterali convessi, pi stretto all'innanzi che di dietro, mostra, lungo tutti gli orli, al dorso, delle placchette rettangolari contigue e, sul dorso, gran numero di fossette rotondeggianti, nelle quali la cute liscia, circondata da pelle marcata di rughe complicate, le quali fossette sono simmetriche sui duo lati e portano un piccolis- simo pelo centrale. specie che gode triste fama poich passa per molto pericolosa anche al- l'Uomo, non tanto agli indigeni dei luoghi da essa abitati, che sono il Nord della Persia, specialmente Mineh e regioni vicine, quanto dai viaggiatori che, non accostumati per una specie di vaccinazione alle conseguenze della puntura del- l'Acaro, ne risentono effetti pi o meno gravi e non di rado anche mortali. Fig. 75. Argas persietts, ingrandito circa 8 volte. A, dal ventre; B, dal dorso (da Bodein). Del resto, la Persia, dove l'Acaro noto con nomi speciali come Cimice di Mineh , Guerib- gite: o Garib-gnez ; ilalleh ; Bh-ibguez (quest'ultimo nome significa mordente di notte) non la sola localit ove la specie si incontra, poich si trova ancora in China (Pekino) ; Turkestan ; Russia; Asia Minore; Egitto; Algeria; Sudan; Nubia ; Isola Maurizio e del Capo. Una sua variet, distinta dal Neumann col nome di A. persicus var. firmatili si trova in Algeria, Nell'Africa australe questo Argas noto coi nomi volgari di Aumpan; Tampa n : Wand Luis. Gli effetti disastrosi delle sue punture sopracitati non sembrano potersi attribuire soltanto all'avvelenamento, ma vanno riferiti piuttosto ad una malattia infettiva, che non si esita di richiamare a spirochetosi, per quanto manchino tuttavia prove dirette della cosa. Certo per questo Argas, in regioni diverse, specialmente in Algeria e nel- l'Africa australe, propaga una particolare epizoozia nei Gallinacei, dal Bevan attribuita alla Spirochaete gallinarum. Non sembra invece dimostrata la trasmissione per mezzo di questo Acaro di un parassita delle emazie, da avvicinarsi alle Babesia od alle Leismannia, tra i Gallinacei, al Sudan, secondo vorrebbe il Balfour. 86 CAPITOLO PRIMO Argas miniatus Koch. specie notissima e descritta da gran numero di naturalisti, anche sotto nomi diversi, oltre a quello che nel 1844 ebbe dal Koch ed soprariferito. Sembra che il De Geer la denominasse Acarus nigua. Certa- mente corrisponde aXVArgas americanus del Packard e d'altri, all' ^. sanchezi del Dugs, ecc., allM. radiatus del Kailliet ed noto coi nomi volgari Ghicken Tick; Foni Tiek ; Adobe Tick. La specie estesa al sud degli Stati Uniti (Texas, Arizona, Florida); Cali- fornia; Messico; Piccole Autille (Antigua); Guyana inglese; sud dell'Australia (probabilmente importata dal Nord-America). questo un Argas molto alfine alPJL. persicus F. v. W., anzi il Xeumann riun insieme le due specie. Tuttavia il Blanchard, con altri, afferma le due specie essere decisamente distinte, sebbene molto affini. L'aspetto generale intanto quello dell' A. persicus e le differenze specifiche si devono rintracciare in carat- teri minuti. Fig. 76. Oriitliodoros moubata, ingrandito circa 6 diametri. A, prono; B, supino (da Doflein). L'Acaro, che si incontra raramente sui Mammiferi, attacca in tutte le et gli Uccelli, specialmente Gallinacei selvaggi o domestici, come i Polli, Tacchini. Pernici. Vive nei pollai, a spese particolarmente del giovani Gallinacei ed l'agente di trasmissione della temuta Spirochaete gallinarum, per cui provoca tra i volatili una mortalit spesso molto elevata. I mezzi di distruzione sono quelli gi indicati per VA. reflexus. Il Blanchard accenna alla straordinaria resistenza di questo Acaro, non solo alla inedia, per cui la larva e la ninfa possono vivere pi mesi senza cibo e l'adulto si veduto vivere fino a sei anni in recipiente di vetro chiuso, ma ancora ad agenti tossici assai potenti, come sono, ad esempio, i vapori di acido cianidrico, nei quali l'Acaro ha resistito due ore, come vissuto per mesi entro scatole riempite di fiori di zolfo. Con tuttoci esso cede facilmente ad insetticidi liquidi come il petrolio, l'olio di catrame, ecc. Ornithodoros moubata (Murray) (fig. 76). Dal 1877, nel quale anno il Murray descrisse la specie sotto il nome di Argas moubata, moltissimi autori hanno illustrato questo Acaro e talora con nomi diversi da quello riferito, non di rado confondendolo coll'O. savignyi (Audouin). GLI AFFINI DEGLI INM ITI 87 mia specie fra le maggiori, poich la femmina misura da 7 ad 11,5 min., secondo lo stato di reptazione. Il corpo ovale, con una leggiera strozzatura verso il mezzo; la cute coperta di grosse placche rotondaggianti. Il colore bruno nerastro al dorso, pi chiaro al ventre. Il rostro e le zampe di un giallo pallido. Queste ultime Inumo fino a tre rilievi conici sulla parto dorsale di ciascun articolo dal terzo in poi. Non possiede occhi. La larva rimane inclusa nell'uovo, da cui sguscia la ninfa. La specie molto diffusa in Africa, dall'Egitto al Transvaal e dall'Oceano indiano all'Atlantico. Si trova al Soudan,, Ouganda, Congo. Angola, nel bacino dello Zambese e nella regione dei grandi laghi. Questo Acaro, dei pi temibili, era gi noto al Livingstone. Abbonda nelle case degli indigeni, nella polvere. Aggredisce di notte e solo le persone addor- mentate. Mentre succhia emette in gran copia dalle ghiandole cutanee, special- mente per il 1. e li. paio di zampe, un liquido chiaro. La puntura molto dolorosa e ne rimane, sulla cute della vittima, un cerchio di color cinereo-violaceo di ardesia di dieci millimetri di larghezza e bianco al centro e vi si forma rapi- damente una crosta. Il pericolo principale rappresentato dal fatto che questo Argaside l'agente di trasmissione della Spirochaete duttoni determinante la febbre delle Zecche o 77(7. fever dei patologi, come riconobbe primamente il parassitologo inglese I. Ewerett Dutton, che soccombette presisamente a questa spirochetosi. Secondo E. Koch e Carter, le Spirochete si accumulano negli ovari della femmina dell'Acaro e di l passano nelle uova che essa depone e sembra vi si moltiplichino, cos che i neonati sono capaci di diffondere l'infezione (fig. 73). Anche la Spirochete gallinarum, secondo Fiilleborn e M. Martin, pu essere propagata fra i Polli da questo stesso Acaro, e l'Acaro conserva la facolt tras- mettitrice dell'infezione anche dopo 103 giorni da che ha succhiato il sangue di un Uccello malato. Sono invece infondati i sospetti di trasmissione, da parte di questo Ornitodoro, della Filaria prestaus e del Trypanosoma gambieiise. Questo Acaro designato dagli indigeni delle regioni dove diffuso con nomi vari, cos ad es. si chiama: Bifitndikala a Leopoldville; Kibu uell'Ougauda ; Kimputu nella parte orientale dello Stato del Congo; Momjaia a Popokabata ; Ochihopio all'Angola; Papasi, Bimpusi, ecc. altrove. Ornithodoros savignyi (Audoua, 1827). Distinto dal precedente, al quale somiglia, sopratutto perch possiede gli occhi. Diffuso in Nubia ed Abissinia sin verso il sud ovest dell'Africa; dal Mar Rosso fino alle Indie. A torto il Blanchard ritiene come identico a questa specie V Jrgas conicrps Canestrini, trovato assieme all'J. reflexus nei nidi di Colombi a Venezia. Pi verosimilmeute si deve, invece, come ha fatto il Xeuniauu, considerare VA. coniceps sinonimo dell' Ornithodoros talaie Gur. Mn., di cui si far cenno pi sotto. Ornithodoros turicata (Alf. Dugs. Manca d'occhi. Il corpo di color giallo terreo; le zampe pi chiare. Il dorso rilevato in un alto margine, di cui la cute ha la stessa struttura del rimanente tronco. Tarsi con tre tubercoli dorsali rilevati. La femmina misura da 5 a 7 mill. di lunghezza per 3 a +,5 di larghezza. Questa specie abita nel Messico (Guauajato). Aggredisce il Maiale e l'Uomo. Il Blanchard ritiene, che questo Argaside in Colombia diffonda la spirochetosi umana. Ornithodoros megninii (Alf. Dugs, 1883). specie comune al Messico, dove noto col nome di Pinolia ; si trova anche negli Stati Uniti del sud. Si introduce e si fissa nelle orecchie del bestiame, come pure sul Cavallo, Asino, Cane, Montone, sulle Tartarughe terrestri ed auche sul- 88 CAPITOLO PRIMO l'Uomo, sul quale ultimo si trovato pi volte al Texas ed al Messico, nel condotto uditivo esterno, provocando dolori assai vivi e prolungati. Sembra si trovi anche nell'America del Sud, sul Llaina. Ornllhodoros pavimentosus (Nenmann, 1901). Specie simile all'O. aavignyi. Vive nel sud Africa, nella polvere, nei luoghi dove le carovane si arrestano. Attacca i viaggiatori e li punge attivamente allorch si sdraiano a terra. L'Ornithodoros tbolozani (Lahoulbne et Mgnin, 1882) vive in Persia, dove noto col nome volgare di Kn, ed anche nel Caucaso ; si trova nei pollai e sul Cammello e Montone. L'Ornithodoros talaje (Guerin Meneville, 1845), che si trova nell'America tropicale, nelle isole Hawai, come in quelle vicine alla Colonia del Capo e nell'Oceano indiano, si rinvenuto auche a Venezia ( Argas coniceps Canestrini), sui Colombi. anche sospettato di propagare malattie pa- rassitarie. La famiglia degli Ixodidi suddivisa, come ho accennato, in parecchie sottofamiglie, in tutte le quali si incontrano specie prati- camente importanti. Nella sottofamiglia degli Ixodini si trovano grandissimo numero di specie ap- partenenti al genere Ixodes (una trentina circa) e pochissime, come pure di scarso o nullo rilievo pratico negli altri due generi. La caratteristica degli Ixodes quella di vivere indifferentemente su ospiti i pi diversi e perci molte specie possono riuscire nocive o moleste agli animali domestici ed all'Uomo stesso. Noi qui per non citeremo che le due Europee pi ovvie e di cui una, anzi, accusata, a ragione, di diffondere gravi agenti patogeni in animali domestici. Il genere rappresentato in tutto il mondo. Ixodes ricinus (Linn) (tg. 77). la specie pi comune sui Cani e su pa- recchi altri animali domestici, perci pi volte descritta e citata da autori vari, anche con nomi diversi, tra i quali pi comunemente per Ixodes reduvius La femmina, a digiuno, misura 4 mill. di lunghezza su tre di larghezza ; allorch turgida raggiunge i 10 ali millim. di lunghezza su 6 a 7 di larghezza. .11 ma- schio molto pi piccolo, cio lungo non oltre 2,5 mill. comune in tutta Europa, Algeria, Tunisia, Arabia, Giappone, Stati Uniti, Capo. La larva e la ninfa si trovano sui piccoli Vertebrati (Mammiferi, Uccelli, Eet- tili). L'adulto si incontra su alcune specie di Uccelli e su molti Mammiferi fra i maggiori (Montone, Capra, Bue. Cavallo. Cane, Gatto, Riccio ed ancora sull'Uomo). Talora penetra sotto la pelle. Questo Ixodes propaga la babesiosi bovina e canina, almeno in Europa. Se- condo G. Martin non sarebbe capace di diffondere i Tripanosomi. Secondo Schandinn l'Emosporidio della Lucertola (C'aryoyssus lacertarum) si svolge nel tubo digerente dell' Ixndrs, passa traverso le uova uella nuova generazione e di qui ad altre Lu- certole. Ixodes hexagonns (Leach, 181r>). E una specie molto affine alla precedente e con altitudini con- formi. Essa pure trasmette la Bbesia canis. Trovasi in Europa e negli Stati Uniti, non meno co- mune del /. ricinus. Fig. 77. Ixodes ricinus (Linn). A, maschio ; B, femmina, supini, ingranditi (da Berlese). OLI AFFISI DEGLI INS1 ili MI La sottofamiglia dei Eipicefalini comprende parecchi generi, molto ricchi di specie. 11 tipo il Rhipicephalus sanguinella (Latr.), che comune anche in Europa. La maggior parie pero delle specie sono afrioane e molte, cosa ormai dimostrata, diffondono la Babesia parva e la B. cani*. L'infezione deve avvenire per puntura della ninfa o dell'adulto perch non passa attraverso l'uovo. Le larve non sono mai suscettibili d'infettare. Rhipicephalus sanguineus (Latr.) (fig. 78). la specie pi comune nelle nostre macchie, specialmente lungo il littorale mediterraneo ed infesta in grandissimo numero i Mammiferi domestici oltrech molti selvatici. La femmina pu raggiungere, se ripiena, gli 11 udii, di lunghezza, su 7 di lar- ghezza. Il maschio lungo al massimo mill. 3,35 e largo circa due mill. Talora porta una appendice conica all'estremit posteriore ed tutto di colore marrone, lucente al dorso e sulle, zampe. Di tale colore sono lo scudo dorsale, rostro e zampe della femmina, mentre il ri- manente corpo di un colore grigiastro oscuro. La specie cosmopolita. Ne aggredito anche l'Uomo. Nocard, Balfour e Cristophers accusano questo Acaro di es- sere l'agente trasmettitore della Babesia canis in Europa come iu Africa ed alle Indie. anche affermato che esso pro- paga i 1 Leucocytozoon canis. E. Koch ascrive a questo Is- sode anche la diffusione della Babesia parva nell'Africa del sud, ma pu esservi confusione con qualche Rhipi- cephalus affine, ad es. Rh. appendiculatus. Molte altre specie di Rhipicephalus in diverse regioni del globo diffondono la Babesia parva del Bue (febbre littorale) e sono le seguenti: Fig. 78. Rhipicephalus sanguinili Latr. A, maschio prono ; 7>\ femmina digiuna, prona. Ingranditi (da Berlese). Rhipicephalus appendiculalus Neum; Comunissimo nell'Africa australe sui Ruminanti domstici e selvaggi. Trasmette la Babesia parr, ma non la B. mutane. Uh. capensis C. L. Koch. Dal Sudan al Capo, su Ruminanti e su Sauri i. Rh. t irrisi Neum. Comunissimo nell'Africa orientale tedesca, fino al Capo, sui Mammiferi do- mestici e selvaggi. Trasmette anche la Babesia equi, Rh. nilens Neum. dell'Africa subequatoriale. Rh. simus C. L. Koch diffuso in tutta l'Africa su gran numero di Mammiferi. Trovasi anche alle Indie, Turkestan orientale, Borneo. Il Rhipicephalus bursa Canestrini e Fauzago (fig. 79) trovasi anche ne) mezzogiorno d'Europa, oltrech in tutta l'Africa, nelle Indie e nell'Arcipelago di Bismarch ecc. In Italia lungo il litto- rale mediterraneo comune qualche volta anche pi del Eli. sanguineus, col quale si trova me scolatu sugli stessi ospiti ed a cui, del resto, molto simile. Secondo Molas questa specie in Rumenta diffonde la babesiosi del Montone o oarceag. Boophilus annulatus Say (fig. 71). - - Di questa specie, descritta nel 1821 dal Say e che ha cos triste fama perch nel nuovo come nel vecchio mondo propaga l'ematuria dei bovini, hanno trattato gran numero d'autori sia d'America. d'Eu- A. Bf.rlf.se. (ili Infetti, TI. 12. 90 CAPITOLO PRIMI) ropa, d'Australia, come del Capo di Buona Speranza. Anche i nomi imposti a questa specie sono molti, aAVLxodes annulatus con cui fu primamente descritto dal Say; Haemaphysalis rosea del Koch ; Ixodes bovis del Riley ; Bhipieephalus ealoaratus del Binila; Eh. annulatus di molti autori; Margaropus annulatus, ecc. La specie del genere, che si distingue dall'affine Rhipicephalus pei caratteri sopraindicati, rappresentata da molte variet, con distribuzione geografica diversa. Il maschio lungo da 2,15 a 2,35 mill. su 1,30 di larghezza e nella forma tipica non ha l'addome prolungato, nell'orlo posteriore, in tubercolo conico. La femmina raggiunge fino i 13 mill. di lunghezza per 7,5 di larghezza. specie cosmopolita. La forma tipica diffusa agli Stati Uniti, dove propaga la febbre del Texas (Babesia bovis) ed ancora al Messico ed a Cuba. Aggredisce il Bue ed il Cavallo e compie tutte le fasi della sua vita sullo stesso ospite e diffonde sopratutto la Babesia bovis, che si trova costantemente nelle regioni dove si in- contra questo Acaro. Diffonde anche la Babesia parva; ci per meno bene dimostrato. Fig. 79. Una comune Zecca, Bhipiee- phalus bursa, maschio, ingrandito, dal T . dorso (da Berlese). La val '- '"'S^' 1 '' 8 Neum. si e trovata a Buenos Aires. La var. eaiulatus Neum., di cui il maschio presenta un tubercolo conico prominente dall'orlo posteriore del corpo, vive al Giappone e si attacca al Cavallo. La var. calcaratus Binda si trova nel Caucaso, Africa del Nord, Egitto, Marocco, .Sahara, Senegal, Congo. In Europa stata trovata in Italia, specialmeute nei dintorni di Roma. Sar- degna, ecc. ; iu Francia, in Germania ed altrove. La var. microplus Canestr. trovasi alle Antille, America centrale e Repubblica Argentina Australia, Nuova Guinea, Malesia, Filippine, Birmania, India, Ceylon, Africa del Sud. La Febbre del Texas o delle Zecche (Tick fever) come anche detta, Tristeza, come si chiama nel Sud America, oppure Emoglobinnria episootica od anche Ematinuria (volgarmente, in Italia : piscia sangue) malattia infettiva dei Bovini e dipende dalla Babesia boris, ematozoo detto anche Pirosoma o Piro- plasma bigeminum, Babesia bigtmina. Non ancora ben noto tutto il ciclo di sviluppo, ma si presenta con corpuscoli globulari o piriformi, per lo pi appaiati e contenuti nel globulo rosso del sangue, che ne pu essere inquinato nella proporzione del 40 al 90 / , come si osserva in animali morti per questa malattia allo stato acuto. Il parassita distrugge le emazie, i cui resti formano degli emboli ed ostruiscono i capillari, provocando accidenti vari. Oltre a ci, se la malattia ha decorso acuto, la morte pu avvenire in poche ore, come in pochi giorni, dal momento in che la febbre apparsa. Se gli animali non muoiono, la con- valescenza lunga e spesso con ricadute pericolose. Nei casi a decorso pi lento del morbo (febbre benigna o subacuta) la malattia si potrebbe dire anche cronica ed con effetti molto meno gravi che nell'altro caso. In Italia questo morbo fu osservato in Sardegna dal Manca, fino dal 1750. Il Metaxa lo riconobbe nell'agro romano e ne tratt egregiamente nel 1836. Di poi ne trat- tarono Carlo Lessona (1852); Saufelice e Loi (1895); Bastianelli (1896); Dionisi (1897); Celli e Santori (1897); Oreste (1892); Perroucito (1890); Padovani (1897-98); Nosotti, (1898), ecc. Alcune cifre desunte da quanto si veduto accadere da noi possono dimostrare la gravit della enzoozia. Gli animali di recente importazione in una localit infetta sono i pi colpiti. Possono mo- rirne tino all'80 o 90 / o . Nell'Agro romano ed altrove intere mandre svizzere furono completa- mente distrutte. In Sardegna un solo proprietario ebbe 800 capi bovini morti. Fig. 80. - Babesia bovis entro una emazia (da Dotlein). lil.I AFFINI DEGLI INsl: 1 l 1 91 La oara preventiva col chinino, iniziata al primo oaso constatato in una localit, ha dato eccellenti risultati. Bisogna inoltre ourare la distruzione dvlle Zecche nelle stalle, come sul corpo delle bovine. Boophilus decoloratus (lvocli). Affine al precedente. Trovasi in tutta l'Africa equatoriale e meridionale, dove l'unico rappresentante del genere. Esiste ancora nelle isole vicine (Capo verde, Maurizio, Riunione, Madagascar). Sulla costa orientale e mescolato al /'. anmilaliis. Fig. 81. Hyalomma aeijyptium (Liun). A., maschio prono: B, ano ventre: C, femmina digiuna e prona. Ingrandito (da Berleae). Trovasi su Mammiferi diversi, cio Bue, Capra, Cavallo, Cane. Nell'Africa del Sud trasmette al Bue la Spirochaete theileri e la Babesia bor'ts. Non sembra atto a propagare la B. parva e la B. mutali* al Bue, n la B. equi al Cavallo, come non diffonde le diverse ti ipanosomosi animali. Il genere Hyalomma comprende poclie specie, in generale per assai volumi- nose. La forma tipica del genere e comunissima anche da noi la seguente: Hyalomma aegyptium (Linn) (fig. 81) conosciuto da grandissimo tempo e de- scritto da molti autori spesso con nomi diversi, che si richiameranno pi innanzi. 92 CAPITOLO PRIMO la pi grossa specie fra le Zecche nostrali, poich il maschio misura da li a 7 mill. di lunghezza su 3,5 a 5 di larghezza. La femmina, che allo stato digiuno lunga solo 7 mill. e larga 3,5 pu giungere, allorch ripiena, tino a 20 mill. ili lunghezza, per 18 di larghezza. Questa specie stata introdotta in Europa ed altrove, nelle pi diverse re- gioni, dai paesi caldi. Si estende nel Nord dell'Africa, come anche al Capo, Se- negal, Arabia, Asia Minore, Persia. Afganistan, Turkestan. India. Mongolia ed anche a Pechino. Inoltre Brasile, Oruadalupa, Trinit. In Europa trovasi nella parte meridionale. comunissima in Italia, special- mente nella centrale, meridionale ed isole, pi che mai lungo il littorale medi- terraneo. Attacca il Bue, Cavallo. Mulo, Asino. Montone, Cane, Cammello, Drome- dario e si trova spesso anche sull'Uomo e con efletti temibili, conforme ha mo- strato il Roucisvalle (1891) per qualche caso. Esso pu trasmettere la Babesia bovis, ma non quella del Cavallo. Skinner, basandosi sul fatto che questo Acaro si incontra nei paesi dove infierisce la peste, vorrebbe anche renderlo responsabile della diffusione di questa terribile ma- lattia. Sono ricordate dagli autori parecchie variet della specie tipica, come, ad es.: var. drome- dari Kocli di Siria ed Egitto; var. lusitanicum Koch del Portogallo; var. impressi/m Kocli del Senegal. La specie, come ho detto, descritta e ricordata pi volte per regioni diverse e da molti autori ha una complicata sinonimia. Eccola: Acarus aegypiius Linn, ecc.: A, liispanus Eabr. ; Cy- norhaestes aegyptius Hertn.; Ixodes camelinus Fischer v. Wald. ; /. fabricii Aud. ; T. sarignyi Gerv. ; Hyalomma anatlum, B. dromedari'*, H. excavatnm, H. grommi, B. hispanum, B. impressimi, H. lusita- nicum, B. marginatimi, H. rufipes, B. triincatum Koch; I. gracilenti!* Lucas ; I. africanui Mgn.; B. dentatimi C. et F. ; B. eornuger Murray; /. algerieusis Mgnin. ; B. ntrieulus Berlese, ecc. Nella sottofamiglia Ambliommini ricorder i generi Amblijommu ed Aponomma con un gran- dissimo numero di specie, particolarmente pel primo genere, pero extraeuropee. L'Ambi, americanum (Linn) dell'America, dagli Stati Uniti al Brasile attacca il Bue oltrech diversi animali ed anche l'Uomo. Non si sa che diffonda malattie. VA. cayennense Koch trovasi nel Sud degli Stati Uniti, Brasile, Cuba, Giammaica, Trinit. la specie nota, con altre, sotto il nome volgare di Gai-rapata nell'America centrale. Le sue abitudini sono conformi a quelle della specie precedente. L'Ambi, hebraeimi Koch, dell'Africa (Sudan, a Zanzibar ed al Capo), vivente su molti Mam- miferi anche selvaggi e sull'Uomo. Non trasmette la Babesia bovis, bens, secondo Theiler la lieart- water al Montone, Capra e Bue. Il genere Dermacentor abbraccia parecchie specie esotiche ed una che si trova anche in Italia comune. Fra le esotiche inerita menzione il D. occidentali* Marx delle Montagne Rocciose, vivente sul Bue, Cavallo, Montone, Cervo e sull'Uomo. accusato di diffondere la febbre maculala delle montagne rocciose (Rocky Mountain spotted fever), che infierisce sugli abitanti delle localit dove l'Acaro presente. L'etiologia del morbo , del resto, molto oscura tuttavia. Dermacentor reticulatus (Fabr.) (fig. 82) che trovasi hi Francia, Portogallo, Uumenia, Caucaso, Persia, Turkestan, Siberia, Giappone e forse nel Sud-ovest degli Stati Uniti. Si incontrato anche in Italia, specialmente nella settentrionale. Si attacca al Cane, Bue, Montone, Capra, Cervo, Porco ed anche all'Uomo. In Europa esso diffonde la Babesia canis. un bellissimo Acaro a tegumenti molto resistenti, piatto, marmorato di bruno e di vena- ture aurulente. Nel genere. Baemapltysalis si conta un enorme numero di specie, per la massima parte esotiche e tra queste molte che attaccano gli animali domestici e taluna aneli.- l'Uomo. Una sola per, la GI.l AFFINI DEGLI INSETTI !C //. IkicIi (Ami.) conosciuta oggi come diffouditrice di Babesia santa, in Italia ed al Capo di Buona Speranza, ma solo allo stato adulto. Si sappone audio che al Giappone essa trasmetta al Bue la />. parva. La specie diffusa in tutta l'Africa e vive sul Cane, Gatto, Leone, Leopardo, Vi- verra, eco. Una variet (nn- stralis), che si trova a Su- matra, si incontra sulla Tigre; in Australia ed al Giappone sul Cavallo. Pare che anche V H. pun- ctata Can. et Fanz. cosmopo- lita e che vive allo stato adulto su molti Mammiferi ed allo stato di ninfa sui Rettili sia capace, secondo Stookmaun, di trasmettere la Batista bovis. Fig. 82. Dennacentor reiiculatus (Fabr.), femmina. A, dal dorso; B, ventre. Ingrandito (da Berlese). Questi sono i prin- cipali Acari di questo gruppo, che meritavano di essere citati per la loro importanza pratica Prostigmati. Il penultimo grande sottordine degli Acari quello dei Prostigmati, da dividersi in Acquatici (Idracnidi ed Alacaridi) e Terrestri. Dei primi si gi detto abbastanza e si anche accennato che le larve di talune specie si tro- vano su Insetti che frequentano le acque, come ed es. lungo le nervature delle ali di Libellule, oppure sul petto di Ditiscidi, sulle zampe di Eanatre ed altri Binitteri acquaioli. Quivi spiccano per la loro tinta rossa vivissima ed anche spesso per le dimensioni, perch non di rado queste larve sono grandette e rag- giungono talora il millimetro di lunghezza. Ala fra i Prostigmati terrestri si trovano parecchie specie degne di nota, perch nocive alle piante od altrimenti moleste all'Uomo e ad altri animali. Si contano per nel gruppo attivissimi predatori di altri Acari minori od altri Artropodi, mentre pu esser detto che mancano forme viventi nelle sostanze putrescenti animali o vegetali, a spese di queste. Tutto il gruppo infatti composto di divoratori di sostanza organica vivente e quindi non pu essere diviso che in parassiti di animali o di piante ed in pre- datori. I parassiti delle piante, come ancora attivamente semoventi conservano la caratteristica con- figurazione particolare alle specie del sottordine, ma quelli che vivono sugli animali hanno per- duto, pi o meno marcatamente, l'aspetto comune anzidetto, ci per involuzione degli organi lo- comotori, sviluppo maggiore del tronco, ecc. ed anche il colore vivace (pi comunemente rosso) che appartiene alla maggior parte delle forme planticole libere. Si pu audare dai Paorergates parassiti dei Topi, per le Alyobia, forme parassite di piccoli Mammiferi ed ancora poco involute, fino ai Sareopteriis, che sono parassiti di Uccelli, special- mente Passeraeei e molto ridotti negli organi loro locomotori, i quali sono ancora abbastanza evoluti solo nelle forme migratorie, ma in parte assenti o piccolissimi ed abortivi nelle forme sedentarie delle medesime speci. 94 CAPITOLO PRIMO Gli Acari del sottordine Prostigmati parassiti delle piante spettano per la quasi totalit ad una sola famiglia, quella cio dei Raflgnatidi o Tetranichidi, e di questi si tratter pi diffusamente. Fig. 83. Tydaeus foliorum (Scbr.) molto ingrandito, prono (da Bei- lese). Gli Autori non mancano di ascrivere ai parassiti delle piante ancho talune specie del ge- nere Tydaeus e quindi il pi comune T. foliorum (Sdir.) (fig. 83), che un acaro piccolissimo (lungo min. 0,40) bianco o bianco giallastro, agile; cammina con un caratteristico tremolo, e si trova in colonie numerose lungo la nervatura nella pagina inferiore delle foglie di piante le pi diverse, specialmente di quelle molto facilmente aggre- dite da Cocciniglie ed altri piccoli Insetti litofagi. Questo Tydaeus appartiene, con molte altre specie, alla famiglia Eupodidi, ma non si nutre veramente di succili vegetali cir- colanti, bens di detriti vari, muffe, spoglie di Insetti morti, specialmente Cocciniglie, die stanno sulle foglie. Perci non minimamente nocivo. Gli altri Acari della famiglia sono tutti eccellenti predatori. Per, a carico di un altra specie di Eupodide sono stati sollevati vivi lamenti da parte di qualche agricoltore e si accusato cos il Penlhaleus haematopus Koch di danni non lievi alla vegetazione in qualche caso, specialmente sulle Lat- tughe ed altri ortaggi. Questo PentkaUus un bell'auimale, dalle lunghe zampe rosse scarlatte, dal corpo nero di velluto, lungo (il solo tronco) poco pi di mezzo millimetro. molto agile e veloce e comunemente sta nei muschi o sul nudo terreno, generalmente del tutto innocuo. Ma nella famiglia suddetta dei Eafignatidi o Tetranichidi si trovano molte specie gravemente nocive alla vegetazione, per l'enorme incremento di individui che raggiungono a tutte spese delle piante, fra cui molte di coltivate. Il pi noto Acaro il Tetranychus telarius (L.), che ha un'area di diffusione molto estesa sul globo, ritengo tutta la zona temperata In America ed altrove si trovano specie affini, che si comportano come le congeneri del vecchio mondo. Veramente le forme nostrali pi comuni sono almeno tre, cio, oltre al citato, il T. pilosus 0. et F. ed il T. latus C. et F. Questi due ultimi per, sebbene in taluni casi si trovino molto diffusi, spe- cialmente il primo dei due, nelle serre, pure, in generale, sono assai meno comuni del T. telarius, che, da solo, si pu dire, sostiene tutto il peso della cattiva rinomanza della specie. Era ben noto anche agli Entomologi pi vecchi, appunto per le sue abitudini moleste seriamente alle piante. Fig. 81. L'Acaro fitofago pi te- mibile. Tetra ychas telarius (L.), femmina ingrandita, vista dal dorso (da Berlese). Tetranychus telarius (L.) (fig. 84). - un acaro piccolo, appena pi lungo di mezzo millimetro (min. 0,600 di lunghezza) di color rosso bruno sui due lati del corpo, rosso nel mezzo, coi piedi e rostro di color roseo o rosso giallo. E ovale, tutto irto di peli (lunghi quanto met della larghezza del tronco) sparsi sul dorso e peli lunghi ed abbondanti sono anche sulle zampe. Le larve sono esapode, GLI AFFINI DEGLI INSK.III 95 rosee e si trovano colle uova e con tutti gli altri stadi sulle foglie di piante diverse. Merc le mandibole armate di lungo ed acutissimo stiletto, l'Acaro punge le foglie e ne succhia l'umore. Inoltre le colonie di questo Acaro sono protette da sottili tele di seta o meglio di fili sparsi, formanti una trama sulla pagina infe- riore della lamiera fogliare e cos si riparano dall'aggressione di nemici vari. D'inverno parecchie femmine sopravvivono e si trovano nascoste sotto le cor- teccie; in tale epoca esse sono di colore rosso ranciato. L'Acaro nocivo molto alla vegetazione sia degli alberi d'alto fasto, come ad es. il Tiglio, per a foglia larga, sia e pi ancora agli ortaggi. Non facile combattere questo animaletto all'aperto ed io confesso di non esservi mai riuscito con abbastanza soddisfacimento. Ci dipende dalla resistenza dell'Acaro a molti agenti tossici, alla protezione delle tele sericee ed alla sua residenza alla pagina inferiore delle foglie, come pure alle dimensioni delle piante attaccate. Xon vi possono essere cbe le polveri (zolfo, calce viva, ecc.) cbe forse praticamente si possano raccomandare, non certo gli inset- ticidi liquidi, a meno cbe non si tratti di difendere ortaggi o piante nane e cbe consen- tano le spese di mano d'opera e di insetti- cida, che sono rilevauti, perch le irrorazioni vanno fatte con cura, pazienza e con una certa abbondanza di liquido insetticida. Nelle serre la difesa pi facile perch in ambiente chiuso si pu ricorrere utilmente alle fumigazioni di tabacco, ecc. L'Acaro preda di piccoli Coccinellidi dei generi .R/ii/- zobius, Scymnus, ecc. La specie ha ricevuto nomi diversi, dei quali ricordo solo i seguenti: T. Hntearius (Dufour ed altri); Dittigmatus pilosus (Donnadieu); T. teiuiipes, T, tiliarius, T. ulmi, T. maior, ecc. di altri autori. Fig. 85. Tetra yehopsis horrida (C. et F.) vista dal dorso, ingrandita (da Berlese). 11 Tetranychus pilosus Can. et Fanz. molto simile in tutto; differisce per pel colorito rosso- bruno pi vivace e pei peli del dorso molto pi robusti, tutti fra loro pressoch d'eguale lun- ghezza e sorgenti da grossi tubercoli. Il Tetranychus latus Can. et Fanz. invece col corpo pi corto, quasi tanto largo che lungo, peli cortissimi, appena visibili e le zampe molto pi lunghe e sottili che non nelle specie prece- denti e con peli radi e cortissimi. Meno frequenti assai sono da noi il T. minimus Targ. ; il T. gibbosus Can. e qualche altro. Nell'aftine genere Tetranychopais sta la T. horrida (C. et F.), che un bellissimo Tetranichide con alte e robuste setole cilindriche sul dorso, sorgenti da tubercoli molto elevati e col dorso pianeggiante. di colore verdastro, macchiato di bruno ed ha dimensioni da paragonarsi a quelle del Tetranychus telarius ed abitudini conformi. Vive su molte piante ed nociva (tg. 85). Nel genere Bryobia stanno Acari caratterizzati dall'addome depresso o scavato, glabro, rugoso e dal capotorace anteriormente provvisto di una lamina trasparente intagliata a quattro dentelli, su ciascuno dei quali sta una appendice a forma di ventaglio mezzo aperto. Appendici consimili sono qua e l sul corpo, molto piccole, appena visibili. Da noi si trovano due o tre specie; la pi comune la B. praetiosa (fig. 86), bruna o nera sull'addome, rossa sul capotorace, grandetta 96 CAPITOLO PRIMO Fig. 86. Bfi/obia praeliosa (K.). In- grandita, prona (ila Berlese). ,poco pi di mezzo millimetro), ".olle zampe anteriori lunghissime e tutte poi mule e rosse. Lenta; s i trova su molte piante, comunissima poi sull'Edera. specie poco nociva, ma nel genere sta una B. patenti*, della quale gli Americani hanno molto da lamentarsi, perch assai nociva a piante varie, specialmente nelle praterie. Meno temibili e di effetto trascurabile sono certi mi- nuti Tetranichidi, rossi scarlatti, pigri e non abbondanti, che pure si trovano sulle piante in qualit di loro parassiti ed ap- partengono ai generi Te" nuipapus (Donuadieu) (fig. 87). Xeophylobiiis Kerlese, ecc. Pare si debba anche ad un Tc- nuipalpns una speciale malattia di frutti di Agrumi, cio una specie di crosta biancastra che li ricopre in parte e li deturpa. Tutti gli altri Pro- 8tigmati sono predatori e qualcuno parassita di Vertebrati. Cos, ad esempio gli Eupterygosoma vivono parassiticamente, in tutti gli stati, sui Sau- riani. Sul comune nostro Patydactylus manritamem se ne trovano tre specie spettanti al sottogenere Gekobia e la pi comune la G. lutasti Mgn . ed altre su altre Lucertole esotiche ad es. del ge- nere Agama. Questi Acari in generale sono rossi scarlatti e di forma singolare, cio estesi trasversalmente, pi larghi che lunghi per offrire minor parte del corpo non protetto dalle squame, dell'ospite, tra le quali si insinuano e permangono tssi (fig. 88). Sulle piaute, a predare Acari ed altri Artropodi minori si trova comune da noi l'Jctineda vitis (fig. 89 D), bello Acaro rosso cinnabarino, globuloso, non pi lungo di un millimetro, coi piedi lunghi, estesi trasversalmente e corre sulle erbe e sulle foglie con movimenti vorticosi e velo- cissimi. Sotto le pietre ed altrove, in luoghi pi umidi occorrono le Bdella (fig. 89 C', dal lungo rostro conico e sottile e dai lunghissimi palpi che sembrano antenne. Nelle case, nei magazzini, granai, fienili, ecc. riuvengonsi i Cheyletut e ge- neri affini, alcune specie fornite di palpi enormi, che formano un forcipe pi voluminoso del ri- manente corpo. Sulla nuda terra dei cahipi o fra le erbe occorrono varie specie di Eritreidi, Acari di questo gruppo pi voluminosi e le cui larve, come (inelle dei Trombididi sono diverse molto dall'adulto e parassite di Artropodi, in tutto dunque da assomigliarsi appunto a (pici Leptu che conosceremo tosto. Il pi anticamente noto l' Erythrans pha- langioides (De Geer), dalle lunghe zampe, il corpo pressoch tanto largo che lungo o che misura circa due mill. Sui muri od altrove sulla terra in estate si rinviene comune V Achorolophut quUqniliarvm (Herm.) (fig. 89 A) di un rosso cinnabrino vivacissimo e le cui larve sono parassite degli Afidi e su questi Insetti si vedono benissimo perch Fig. 87. Un magnifico Tetra- nichide planticolo (Tenuipalpits palmatts Donn.). Dal dorso, ingrandito (da Berlese). Fig. 88. Gekobia neumanni Bei]., parassita di Agama colonorum dell'Africa. Ingrandita, dal dorso. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 97 spicca assai il colore loro roseo di cinabro su quello verde o bruno dell'ospite. Queste larve stanno attaccate al corpo od alle zampe della vittima e la succhiano avidamente. Del resto aggre- discono anche altri Insetti. Ma, dal lato pratico, la famiglia pi impor- tante quella dei Troni - bididi, in cui si trovano anche forme grandissime, come ad es. il Trombiti inni tinctorium (L.), che pu raggiungere il centimetro e mezzo di lunghezza, e, con due o tre specie affini, diffuso a tutta la zona tropicale e subtropicale. comunissimo ad es. a Massaua, dove talora tap- pezza le brulle arene, che da lungi si vedono larga- mente chiazzate di rosso vivo per le agglomera- ziono di tali Acari. Gli indigeni, in talune localit, se ne servono per ritrarne un bel colore rosso di cinabro molto persistente. 1 rappresentanti pi comuni da noi sono VAl- loth rombium fuliginosum (Herni.) (fig. 19), che si trova comune in prima- vera sulle piante, a cam- minare sui tronchi, sulle pietre, ecc Fig. 89. I principali Acari planticoli nostrali, predatori di altri Acari fltofagi. A, Achorolophus qutiquiliarum (Herm.) ; B, Iphididus plumiger (C et F.) : O, Bdella longirostris (Herm.) ; D, Actineda viti (Schr.). Quello indioato con Smi Gamaside, gli altri sono Prostigmati. Dal dorso, ingranditi (da Boriose) . e che a primavera inoltrata ripara sotto le pietre per deporre dei mucchietti di uova rotonde, rosse. lungo da tre a quattro millimetri, vellutato, di color scarlatto traente al rosso mattone, non troppo agile ne veloce. attivo divoratore di Insetti minori e specialmente delle uova ad es. di Afidi, di Cocciniglie, ecc. Sotto questo punto di vista si pu considerare per un animale utile. Nel Nord d'Italia e nella rimanente Europa centrale e settentrionale, anche comune, nella medesima stagione special- mente, il Sericothrombium holoserieeum (L.) (fig. 90), che pi largo e pi tar- chiato del precedente e di colore rosso cinabrino vivacissimo. Del resto, l'antico genere Trombidium, che io ho recentemente diviso in pi Fig. 90. Sericothrombium holoserieeum (L.)' da! dorso, ingrandito (da Beilese). A. Beklesk, Gli Insetti, II. 13. 98 CAPITOLO PRIMO generi, molto ricco di specie diffuse in tutto il mondo, dalle regioni pi fredde alle tropicali e tutte hanno abitudini pressoch conformi. L'interesse pratico destato sopra tutto dalla attivivit delle loro larve, le quali sono parassite di altri Artropodi e di Vertebrati e talora con effetti pato- logici molto serii. Queste larve , munite di soli sei piedi e tutte di color rosso vivo (fig. 18). hanno una organizzazione molto complicata e sono differentissime fra loro, a seconda che appartengono ad un genere piuttosto che ad altro, ma anche diversi- ficano assai dai rispettivi adulti, coi quali non hanno somiglianza morfologica ve- runa. Le figure riportate (18, 19) ne possono fare testimonianza. Ordunque queste larve, a partire da appena nate, debbono vivere parassitica- mente, succhiando gli umori di qualche altro animale superiore e per far ci, in- fisse che sieno col loro rostro traverso la pelle della vit- tima, si servono di un sin- golare specialissimo organo, che contengono nel loro ro- stro e che risulta da un insieme di appendici a cute sottilissima, che si diramano a guisa di radici e penetrano nei tessuti dell'ospite molto profondamente e succhiano gli umori cos come appunto le radici fanno nel terreno. Tali organi si incontra- no, collo stesso effetto ed apparenza anche in Crosta- cei parassiti, ad es. del ge- nere Sacculina, che succhiano altri Crostacei appunto diramando per tutti gli or- gani della vittima un cos fatto apparato austorio radiciforme. Si souo fatti ljuoni studi da parte di qualche Autore e pi recentemente del Trouessart, bu questo modo di succhiamento delle larve di Trombididi. Primieramente Guddeu (1871) ha descritto l'organo di fissazione del Leptus nella pelle umana : di poi Jourdain ha fatto le medesime ricerche per gli stessi Acari fissati nella cute di Mammi- feri e di Artropodi. Per questi ultimi egli riconobbe l'apparecchio radiciforme o stornato rizico, come egli lo chiama. da assomigliarsi, conforme si gi detto, a quello delle Sacculina (fig. 91). Fig. 91. Come un Leptus (larva di Trombidide) dirama il suo or- gano rizomorfo nei tessuti di un Artropodo per succhiarlo. C, l'Acaro visto di lato col rostro infsso e l'organo (&) ancora poco ramifi- cato ; A, rostro dell'Acaro coll'organo b appena visibile; l, lo stesso col- l'organo pia potratto ; 7>, lo stesso coll'organo radicitornie molto espanso e ramificato; a cute della vittima (da Flgel). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 99 Fig. 92. Un Leptus ossia una larva di Trombidide (Trombidium poriceps Oudem.), parassita ambe dell'Uomo, ingrandito, dal dorso (da Oudemans). Per, il Trouessart, che studi l'argomento (1897) avverte che nei Vertebrati il Leptus intro- duce la lingua entro la pelle della vittima e questa lingua un lunghissimo tubulo esile e ci- lindrico, sporgente fra i cheliceri. Attorno alla lingua si forma un tubulo cilindrico, in grazia degli essudati pro- vocati dalla ferita e rassodati. Cos la lingua dell'Acaro agisce come stantuffo entro un cilindro, che penetra ab- bastanza profondamente, cio presso a poco quanto l'Acaro lungo, entro i tessuti dell'ospite Il Trouessart non ha veduto, nel caso di parassitismo sui Vertebrati, l'apparecchio stomatorizico, ma credibile che esso appartenga alle specie che infestano gli Artro- podi, oppure soltanto in questi venga emesso da parte delle larve di Trombidium. Certo che la puntura dei Leptus (dai Fran- cesi detti Eoiii/rt automnal, Autat, Yendanyeur, ecc.) molto pi dolorosa di quella della Zanzara. Essa produce prurito forte, insopportabile, che obbliga il paziente a grattarsi di continuo e pro- voca insonnie delle pi penose. Intanto il paziente, grattandosi, provoca la formazione di piaghe, che, anche dopo guarite, lasciano cicatrici colorate visibili anche dopo quindici a diciotto mesi. Sono attaccati dal Leptus (fig. 92) oltrech l'Uomo anche alcuni animali do- mestici, sebbene non troppo spesso; ad es. il Cane, il Gatto e si crede ancora il Bue nonch le Galline. Sull'Uomo il parassita invade di preferenza gli arti inferiori, arrestan- dosi alla cintura. Sui Cani da caccia questo caso di paras- sitismo abbastanza frequente ed i Leptus si fissano sopratutto sulle zampe, al ventre ed alla testa ed il Cane se ne risente molto in causa di un vivo prurito. Contuttoci questa infezione di poca gravit perch di per se passeggiera. Si pu togliere facilmente con semplici frizioni di glicerina benzinata. Il Rouget, che parassita frequente del- l'Uomo in Francia ed altrove nell'Europa centrale non so che si comporti egualmente in Italia, eppure le specie nostrali di Trom- bidi uni corrispondono a quelle della rimanente Europa, in modo particolare della centrale. Ho sempre trovato comunissimi i Leptus di varie specie qui da noi su piccoli Mammiferi, Uccelli, Artropodi diversi, ma non mi mai accaduto di seutire che ne sieno stati aggre- diti Uomini o Mammiferi domestici. La famiglia dei Caecuiidi, rappesentata dal solo genere Caeculus, con parecchie specie. di cui la pi comune da noi il C. echinipes Duf. (fig. 93), segna un passaggio dagli Acari agli Opilionidi. Le specie del genere Caeculus sono grandette (circa 2 mill. di lunghezza pel solo corpo i e tutte coperte di cute e di scudi resistenti e bruni o neri. Le zampe, specialmente le anteriori sono molto spinose. Sono predatori, vivono sul terreno, sui muri, in luoghi asciutti. Fig. 93. Caeculus echinipes Duf., dal dorso. Ingrandito (da Beilese). 100 CAPITOLO PRIMO Nel sottordine dei Notosiigmata non si conoscono che pochissime specie, senza alcun interesse pratico Falangidi od Opilionidi. Questi Aracnidi, rappresentati presso di noi da parecchie specie, alcune delle quali molto comuni d'estate e d'autunno, sulle erbe dei prati o sulle roccie e che attirano l'attenzione per le loro zampe lunghissime ed esilissime attorno ad un / Fig. 94. Due Falangidi; A, il comune Phalangium opilio L. ; B, un Gonyleptes. Grand, natur. corpo piccolo e rotondeggiante, non hanno veramente alcun interesse pratico e perci se ne pu discorrere assai brevemente. Si avvicinano agli Acari, dei quali per, come dagli altri ordini di Arac- nidi pi alti, si differenziano per caratteri importanti, che si possono cos riassumere: Tracheati. Le trachee procedono da due stigmi situati presso le anche del 4. paio, sui lati del 1. arco ventrale. Addome sessile ed unito per tutta la sua larghezza al capotoraee. Ovipari ; non su- biscono metamorfosi. Addome con sensibile segmen- tazione. Un paio di ghiandole odorifere che si apre sul torace. Due occhi semplici. Cheliceri tri-artico- lati; i due ultimi articoli formano una pinzetta. Palpi non chelati. Mancano (od esistono assai di rado) organi per secernere e filare la seta. Fig. 9S. Trogulus Iricarinatus, ingrandito (da Berlese). Le principali famiglie comprendenti specie nostrali, sono le seguenti: Sironidae, Phalangodesidae, Phalangiidae, Ischi- ropsaidae, Nemastomidae, Trogulidae. Il Phalangium opilio L., che il pi frequentemente citato dagli autori come il pi ovvio rappresentante dell'ordine in Europa ed altrove, assai frequente anche da noi e basti questo esempio del gruppo (fig. 9-4, ^1). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 101 Alcune forme esotiche sono molto strane e di singolare aspetto, come ad es. quelle che appartengono al genere Gonyeptes ed affini, di una specie del quale diamo figura (fig. 94, B). I Trogidus (fig. 95) sono i Falangidi pi vicini agli Acari. Pseudoscorpioni o Chernetidi. Non raro il caso di incontrare, anche negli ambienti domestici, nella pol- vere dei magazzini, nei musei ed altrove, certi piccoli animaletti, non pi lunghi di mezzo centimetro, i quali somigliano a piccoli scorpioncini, con questa diffe- renza pi saliente, che essi mancano di coda, come volgarmente si dice, o post- addome, come conviene dire pi correttamente. La somiglianza deriva, quanto al- l'aspetto d'insieme, dai palpi allungati e terminati da una pinza, che sono caratteristici nei nostri Scorpioni. Ecco perch questi piccoli Aracnidi sono stati anche detti Pseudoscorpioni o falsi Scorpioni, e come si sono meritato il nome ancora di Cheliferi, per aver essi, come si detto, i palpi terminati da una chela. In realt per, tranne la somiglianza accennata, non hanno nulla a che ve- dere cogli Scorpioni, dai quali, per la struttura loro, sono infatti diversissimi. Questi Chernetidi sono predatori di altri Artropodi minori o di piccoli Vermi e quelle specie che si incontrano nelle case, come ad es. Chelifer cancroides, (fig. 96, A) la specie pi anticamente nota, gli Obisium, il Cheiridium museorum Leach (fig. 96 B), ecc., danno attiva caccia ad Acari e a minuti Insetti domestici. Altre specie vivono nelle sostanze in decomposizione, nelle concimaie, nelle borraccine, sulle piante, tutte coi medesimi istinti. Per emigrare qualche forma profitta degli Insetti maggiori, come appunto si veduto che fanno molti Acari. Ad es. non raro il caso di trovare qualche Mosca domestica con uno di questi Chernetidi (Chemes nodosus K.) attaccato alle zampe, in atto di farsi trasportare dall'una all'altra concimaia, dove comune- mente la specie vive a spese di Acari e Podure che ivi abbondano. Molte osservazioni consimili, anche per parecchie altre specie di Chernetidi d'Europa, d'America e d'Australia, sono state fatte e si sono trovati questi ani- mali aderenti non solo a Ditteri diversi, ma ancora a Coleotteri (sotto le elitre ed altrove) e perfino a Falangidi. Ho trovato, sotto le elitre di un grosso Cerambicide della Piata (Sterno - dontis damicomis F.) un centinaio circa di grossi Cheliferi, che ivi se ne stavano raccolti, bene protetti e nascosti, per farsi trasportare con tutta sicurezza e ra- pidit. Questi Aracnidi hanno un modo molto curioso di comportarsi per fuggire il pericolo. Essi, se toccati, corrono all'indietro velocissimamente, coi grandi palpi sollevati in atto di esplorare l'ambiente. Tra le specie pi ovvie da noi citer il Chemes nodosus sopradetto, la cui femmina, d'inverno, si vede onusta delle proprie uova, che porta in un mucchietto sul ventre; il Chelifer cancroides L., che spesso si rinviene negli alveari, dove vive dei detriti e predando insettini ed Acari che frequentano tali ambienti ed an- cora il Cheiridium museorum Leach, che specie molto comune dove si conservano collezioni zoologiche o nelle biblioteche e si trova col per dare attiva caccia a piccoli Artropodi molesti alle collezioni ed ai libri. 102 CAPITOLO PRIMO Si tratta adunque, in tali casi, di forine utili, ma la loro azione troppo scarsa per riescire efficace sensibilmente, perch mai si moltiplicano in grande numero, quale si converrebbe ad una seria difesa di ci che amiamo con- servare. I caratteri morfologici del piccolo gruppo cos si compendiano: Respirazione per trachee. Addome segmentato, con quattro stigmi, sessile, riunito al torace per tutta la sua lunghezza. Segmenti del torace confluenti o solo distinti con un solco. Postad- dome nullo. Cheliceri e mascelle grandi, multiarticolati, terminati da robusta pinza a chela. Zampe tutte eguali fra loro. Occhi nulli oppure in numero di due o di quattro. Fig. 96. Cheliferi comuni nelle case, molto ingranditi. A. Ohel/er cancroides L. ; B, Oheiridium museorum Leach (da Canestrini). La grandezza naturale rappresentata dalla lineetta accanto. Una sola famiglia (Cheliferidae) con non molti generi, appena una diecina di nostrali e poche specie compongono questo ordine, che, dal lato morfologico e pi da quello embriologico , invece, molto interessante. Solifughi. Sotto il nome di Phalanga, nella regione del Caucaso ed in tutta la Russia meridionale si designa ancora, come per testimonianza di Ebano anche antica- mente, si designa, dico, uno speciale Aracnidi, che, a prima giunta, richiama un grosso Eagno e che in scienza si conosce sotto il nome di Galeodes. Le specie europee sono due, il G. araneoides del Pallas ed il G. graeous. Questi Aracnidi per sono ben diversi dai Eagni propriamente detti, ed as- sieme ad altre forme vicine compongono il gruppo dei Solifughi, i quali tutti hanno una ben triste rinomanza, come di animali molto pericolosi e da temersi grandemente. La conformazione di questi Artropodi cos fatta, che i pi vecchi autori hanno creduto di trovarla intermedia fra gli Aracnidi e gli Insetti, ai quali ul- timi si sono accostati sopratutto pel carattere del corpo diviso in anelli ben chiaramente e di una regione anteriore bene riconoscibile e distinta, considerata per testa. GLI Al.'1'I.NI DKGI.I INSETTI 103 Per verit la segmentazione dell'addome ben chiara e cos pure quella del torace, ma quanto alla presenza di una testa distinta, su ci bisogna fare delle riserve, perch in realt, la porzione anteriore del corpo, che pu essere paragonata al capo, risulta dalla fusione di una porzione veramente cefalica con una toracale. Infatti il prosoma o capotorace che dire si voglia, diviso in quattro seg- menti, di cui i tre posteriori, esclusivamente toracali, recano ciascuno un paio- di zampe ambulatone e la porzione anteriore, risultando dalla fusione del primo segmento toracale con quelli cefalici, reca un paio di arti, che per non servono a cammi- nare e sono, come i palpi, privi di unghie e come questi rappre- sentano organi di tatto. Questo segmento porta inoltre gli organi boc- cali ed anche un paio d'occhi ben grandi e situati su un rilievo tu- bercoliforme comune. L'addome diviso in 9-10 segmenti liberi. In confronto degli altri Aracnidi questi Soli fughi presentano i seguenti caratteri : Aracnidi tracheati coi tre ultimi segmenti del prosoma e coll'addome se- gmentati. Il primo se- gmento del prosoma fuso colla regione cefalica. Cbe- liceri molto sviluppati e terminati da pinza. Palpi non terminati da unghia. Fig. 97. A B Un Solifugo (Galeodes araneoides Pallas). A, dal dorso e met circa della grandezza naturale; B, dal ventre, senza zampe, in grandezza naturale; a, b, orifizi degli organi respiratori toracali ed addominali (da Blanchard). La mala fama che circonda questi Aracnidi non dipende solo dalla loro fe- rocia, che davvero impressionante, poich essi assalgono, uccidono e divorano in breve tempo animali molto pi di loro voluminosi e che sembrerebbero non dover troppo temere dalle loro aggressioni, ma anche si sempre creduto fer- mamente alla grandissima velenosit di questi predatori. Questa tuttavia non dimostrata, anzi molto discussa. Certamente per assai bene provato il coraggio e la voracit di questi Solifughi. Interessanti osservazioni sulla loro struttura ha fatto recentemente il Ber- nard e cosi apparsa discutibile la natura della ghiandola, che fu interpretata per velenifera ed altri crede semplicemente repugnatoria ed anche la vera sede del veleno, se questo esiste. Non meno degne di curiosit sono le notizie che sui costumi di specie in- diane, ha fatto il capitano Hutton, fin dal 1843, su un Galeodes, probabilmente il G. fatalis Herbst. 104 CAPITOLO PRIMO Il nutrimento abituale consiste di Insetti d'ogni specie, cbe questi Aracnidi non solo succhiano, ma sbranano completamente. Si sono visti aggredire Lucertole, molto pi grosse di loro, aflerrarle alla nuca ed in breve tempo non lasciarne che le ossa, cos pure uccidere e divorare un piccolo Topo muschiato, un Pipistrello, un Passero e finalmente lottare con vantaggio contro uno Scorpione assai grande. Questi animali lottano e si divorano fra loro. La femmina per mostra grande affezione alla sua prole, come del resto accade generalmente degli Aracnidi. Si vide una femmina del G. fatali scavare in terra una galleria e deporvi una cinquantina d'uova, che essa vegliava assiduamente. Dopo 14 giorni avvenne la schiusura dei giovani che, fino alla loro prima muta, cio per tre settimane, rimasero immobili e di poi essi cominciarono a correre e crescere senza per prendere cibo di sorta. Questo accrescimento, che si osserva d parecchi Aracnidi, pur non assumendo essi alcun cibo, non affatto incomprensibile, quando si pensi alle loro funzioni digestive. In generale gli Aracnidi hanno grandissimi animassi ghiandolari, circondanti il piccolo tubo digerente, i quali sono composti di cellule, che fungono ciascuna come magazzino di sostanze nutritive, specialmente albuminoidi e quindi lentamente le digeriscono, scaricando pi i prodotti di digestione nell'intestino. Cos accade che l'animale pu crescere, senza mangiare, anche per molto tempo dopo l'u- scita dall'uovo, perch contiene nelle dette ghiandole gran parte del tuorlo dell'uovo da cui derivato. Inoltre, qualora questi Artropodi possano fare un abbondante pasto, essi poi a spese delle sostanze immagazzinate, vivono lungamente in un digiuno, che non se non apparente, poich senza che nuovo cibo venga assunto dal di fuori, essi utilizzano quello che conservano entro di s. Di tale guisa si sono veduti Issodi nascere e di poi crescere per tutta la loro vita senza nutrirsi e si gi detto che gli Argas possono vivere per pi anni senza mangiare, e negli Aracnidi facile constatare dei digiuni che possono prolungarsi per parecchi mesi, prima di giungere alla morte dell'animale, il quale se non perisce per sa bene rifarsi largamente della lunga astinenza alla prima occasione. In questo gruppo si contano parecchie specie di dimensioni vistose, come sono appunto i Galeodes. Rappresentanti dell'ordine si trovano largamente diffusi sul globo, sebbene le specie non siano molte numerose, tutte per appartengono a regioni temperate o moderatamente calde. In Europa se ne trovano d Spagna e Portogallo, Grecia, Eussia meridio- nale; in Africa nella parte settentrionale ed al Capo; in Asia; in America set- tentrionale e meridionale. Non se ne conoscono rappresentanti per l'Australia ed il Madagascar. In Spagna e Portogallo si trova una specie pertinente al genere Gluvia (G. dorsali o striolata) e nella Russia meridionale, Caucaso, Grecia, ecc., esistono le due specie di Galeodes ricordate, e che gli abitanti di quelle regioni chiamano Phalanga, conforme si avvertito. Intorno alle abitudini di queste ultime forme europee il Pallas narra cose mirabili ed afferma che il Galeode, comune nelle steppe della Eussia e nei paesi dei Calmucchi e dei Chirghisi, ha una fama delle pi paurose, tanto che sono abbandonate le localit dove questi Aracnidi sono frequenti, perch temuti non meno degli Scorpioni e reputati velenosissimi. Essi ferirebbero al ventre i Cam- nielli ed i Montoni, allorch questi animali si sdraiano sulla nuda terra. (ILI AFFINI DEGLI INSETTI 105 Vi ha tutto un curioso ricettario per medicare le ferite ed evitare gli ef- fetti del morso di questi Aracnidi, che molto spesso feriscono anche l'Uomo. I Galeodi stanno di giorno ritirati sotto le pietre od altrove in luoghi oscuri e non sortono che di notte; aggrediscono la preda con un balzo e la trafiggono colle loro mandibole. II gruppo si divide in tre famiglie, cio: Galeodidae, Solpugidae, Hexiso- podidae. Araneidi. Aracne, giovane lidia, figlia di un tintore di Colofone os sfidare Minerva a chi ricamasse meglio. La dea, vinta nel concorso, si vendic distruggendo l'o- pera della rivale, che per disperazione si impicc e fu poi da Minerva stessa, trasformata in Eagno. Dalla protagonista di questa favola intanto venuto il nome a tutta la classe degli Aracnidi, per quanto le forme cos bene note per la loro attitudine a fabbricare le tele meravigliose, si restringano al solo, gruppo degli Araneidi o Eagni propriamente detti, ed anche a non molti fra questi, pur essendo quasi generale la facolt di emettere fili di seta, colla quale si aiutano grandemente in molte circostanze della loro esistenza. ^Nonostante questa attitudine, per cui molte specie, tra le pi ovvie, si richia- mano alla ammirazione nostra, i Eagni hanno invece conquistato una non buona rinomanza, come di esseri detestabili e da temersi, perch velenosi o grande- mente pericolosi per altre non bene definite ragioni. Tutto ci abbastanza immeritatamente, perch se vero che taluna specie, anche nostrale, pu mordere con qualche effetto spiacevole anche per l'Uomo, pur vero che tale morso di gran lunga meno doloroso e pericoloso di quello dell'Ape, pel quale insetto invece da parte nostra non si ha che viva simpatia. Anche i Eagni, col muover guerra ad una quantit di lusetti, in qualche modo molesti o spiacevoli dovrebbero invece essere considerati come forme utili, senza preoccupazioni di sorta per le loro facolt velenifere, che sono trascurabili o nulle per noi, nella maggior parte dei casi, mentre invece hanno una reale energica efficacia per animali minori, come possono essere altri Artropodi, ecc. Le forme europee d'altronde, se se ne tolga la Malmignatta e la Tarantola, di cos terribile ed esageratamente cattiva fama, sono anche per l'Uomo senza pericoli di sorta, poich troppo resistente la nostra epidermide alle loro deboli mandibole e se pure fosse perforata tutto il male si ridurrebbe ad un insignifi- cante dolore, senza ulteriori conseguenze. Noi dunque pi equamente faremo considerando gli Araneidi come forme utili in generale e con non piccola .nfluenza, talora, nella economia agraria spe- cialmente, come attivissime distruttrici di specie nocive. Potremo riferire qualche esempio, dal quale apparir evidente il non pic- colo aiuto, per quanto ignorato, che danno certe specie di Eagni all'agricoltore, liberandolo da Insetti seriamente pericolosi. I Eagni domestici poi, prendono di mira specialmente le Mosche delle case e basterebbe questo solo merito per aver diritto alla nostra gratitudine, certo non meno, anzi molto pi, a mio giudizio degli Uccelli, ad es., dei quali si decanta cos male a proposito l'effetto utile in agricoltura, o dei Eospi e delle Lucertole, che trovano oggid tanti paladini, per quanto non possano A. Bbri.kse, Gli Inietti, IT. 14. 106 CAPITOLO PRIMO vantare come gli Uccelli in loro vantaggio almeno l'aspetto elegante e punto disgustoso. I Eagni compongono un vasto gruppo, con rappresentanti in tutte le regioni del globo dove gli Artropodi vivono. Essi possono essere distinti fra gli altri Aracnidi dai seguenti caratteri: Fig. 98. Mascella (eh) e palpi (pp) colla ghiandola velenifera (g) in Lycosa laren- tula. Respirazione per trachee e sacchi polmonari. Cefalotorace bene distinto dall'addome, che attaccato al cefalotorace stesso merc un esile pedun- colo. Ambedue queste regioni del corpo non sono divise in segmenti distinti. Cheliceri non terminati da pinzetta, bens da unghia perforata dall'orifizio della ghiandola velenifera. Palpi, nel maschio, modificati par- ticolarmente per l'opera di riproduzione. Addome fornito di papille-filiere. Molte particolarit appartengono alla struttura dei Eagni, le quali meritano di essere conosciute anche perch si riferi- scono ad effetti di interesse pratico. Le mandibole o cheliceri sono composte di due articoli, il basale grosso e cilindrico ; l'apicale conico, allungato, ter- minato a punta e resistente. Questo un vero organo perfo- rante. Esso poi traversato da un tubulo esile, che rappre- senta il condotto di scarico di una ghiandola piriforme (fig. 98 g), contenuta nel capotorace e che secerne il veleno. Lo sbocco di tale ghiandola all'apice stesso dell'unghia suddetta, cio del pezzo apicale della mandibola. Siccome l'una contro l'altra le due mandibole fanno insieme una tenaglia, che pu stringere gli oggetti fra i suoi pezzi terminali od unghie che dire si vo- gliano, cos accade che il Eagno, per mor- dere, stringa l'oggetto fra le sue mandibole e, penetrando l'unghia, introduca contempo- raneamente anche il veleno. Questa immissione del veleno volon- taria e dipende da contrazione della tunica muscolare periferica della ghiandola vele - nifera. In riposo l'unghia stessa ripiegata (fig. 99) sul pezzo basale, esattamente come la lama di un coltello a serramanico contro il manico stesso. Il veleno contiene Varac- nolisina, come principio attivo e mostra gli stessi effetti negli animali in cui ino- culato, del veleno delle Vipere. Questi effetti del veleno dei Eagni, particolarmente nella credenza popolare, sono stati molto esagerati, sopratutto per quanto riguarda animali voluminosi e lo stesso Uomo. Il volgo crede fermamente alla seria pericolosit di tutti i Eagni e teme questi animaletti, avendone spesso un vero ribrezzo. Non pochi studiosi della natura, tra i quali cito De Geer, Clerck, Wal- kenaer, Dugs si sono fatti mordere dai pi grossi Eagni nostrali, appunto per riconoscere l'effetto delle punture, ma non ne hanno mai risentito altro se non Fig. 99. Capo veduto dall'innanzi di Epeira diadema coi cheliceri e gli otto occhi. Ingran- dito (da Roesel). GLI AFFINI DKGLI INSKTTI 107 quello che avrebbe provocato la puntura di un sottile spillo, senza altre conse guenze pi gravi. Non sembra per potersi escludere in modo reciso che qualche specie di- Ragno, particolarmente fra i Licosidi e Terididi e che conosceremo tosto, sia da temersi pi seriamente, almeno secondo il parere di parecchie testimonianze, oltrech della tradizione, mentre per tali conclusioni sono da altri decisamente negate e trattate di superstiziose. singolare come a tutto oggi rimanga controversa una tale questione ed anche oggid si trovano persone degnissime di fede, anche fra i medici, le quali affermano, con molti casi a titolo di esempio, la seria velenosit della Tarantola da noi e della Malmignatta, precisamente quando altre esperienze, eseguite da altre persone non meno oculate e diligenti, giun- gono a concludere per l'assoluta innocuit del morso di tali Eagni. Non pare neppure che si possa trovare e scegliere una via di mezzo fra la inno- cuit affermata da taluno e l'effetto gravis- simo e talora letale accertato da altri, perfino sull'Uomo. Tuttavia si pu intanto ritenere, che certi fenomeni attribuiti al morso della Tarantola (Lycosa tarentula L.), dei quali tratt a lungo il nostro Aldovrandi (e di poi Baglivi e moltissimi altri), siano piut- tosto da attribuirsi a fenomeni isterici. Il Ragno (flg. 100), che ha preso il nome da Taranto, giacch comune nel- l'Italia meridionale, accusato di determi- nare, colla sua puntura, uno stato morboso speciale, che pu condurre alla morte e che, per essere curato, richiede l'inter- vento della musica, per cui il paziente si abbandoni ad una danza frenetica (la Tarantella) finch, perdute le forze, cada sfinito in un lago di sudore. Questa cura diviene necessaria ogni anno, occorrendo l'anniversario della puntura e pu durare anche per tutta la vita tale stato morboso. Senza l'intervento di cos fatto rimedio, o se avvengono incidenti speciali, ad es. che la musica si inter- rompa nel pi bello della danza, od altri simili, il paziente muore. Cotali effetti per non si avverano certamente nelle altre regioni d'Europa e d'Africa, nelle quali pure si trova la Tarantola di Puglia, n si avvera per le specie affini. Ma per converso, esperienze dirette negano qualsiasi effetto sensibile seriamente al morso della Tarantola. Anche persone fattesi mordere per prova dalla Tarantola di Puglia, non hanno avuto conseguenza di sorta dal morso, se non qualche poco di bruciore, non troppo diverso da quello che si pu risentire dalla puntura di uno spillo. Cito fra gli sperimentatori, nel detto senso, Leon Dufour, Giuseppe Erker, ecc. Essi invece riconobbero la efficacia mortale del morso di questa Ta- rantola rispetto ad Insetti diversi. Fig. 100. La tarantola {Lycosa tarentula L ). in grandezza naturale. 11 Fabre riconobbe la morte di un giovane Passero in tre giorni e di mia Talpa in 36 ore dalla puntura di una Tarantola. Le Api e le Vespe, quando morse nel collo, muoiono pressoch immediatamente e quivi appunto il Ragno di preferenza le colpisce, mentre se ricevono il morso in altra parte del corpo, ad es. nell'addome, possono vivere per parecchie ore. 108 CAPITOLO PRIMO Pi singolare quanto si riferisce a Bagni della famiglia dei Teridiidi e pi precisamente alle Malmignatte. Anche per questi, del resto, non mancano sperimentatori che, fattisi mordere essi stessi, non hanno avuto da tale puntura effetto nocevole alcuno. La comune Malmignatta (flg. 101), nostrale stata l'oggetto di queste prove. Anche recente- mente il Bordas, che ha ripetuto tale esperienza, non ne ha avuto danno. D'altro canto per impressiona il fatto che in regioni del globo lontanissime fra loro e diversissime, si incontrano le stesse affermazioni rispetto a specie di- verse di Malmignatte e tutte queste affermazioni accennano a fenomeni morbosi analoghi sull'Uomo, e tutti gravissimi, fino alla morte. Ci induce un terrore grandissimo di tali Ragni in localit le pi disparate, appunto come da noi temuto il Bagno volterrano, cio la comune Malmignatta (Latrodectes 13- guttatus Bossi). Cos, ad es., nel Madagascar, nella Nuova Zelanda, in Algeria, nelle Indie orientali ed in America del Nord trovansi specie diverse di Malmignatte (Latrodectes), tutte di dimensioni mediocri eppure grandemente temute. Al Madagascar due specie sono conosciute coi nomi volgari dati loro dagli indigeni, di Menavodi e Vancoho. Quest'ultimo il pi pericoloso. Affermasi, da persone degne di fede, che il morso di questi animali produca uno stato di sincope, che pu durare anche due giorni. L'effetto disastroso si pu evitare in parte provocando _.,,., r ,, , . nel ferito un'attiva traspirazione. Fig. 101. La Malmignatta (Latrodectes 13- guttatus La specie della Nuova Zelanda (Latrodectes scelio), Rosei) in grandezza naturale. ilK ii cata dagli indigeni col nome di Katipo, sebbene non pi grossa di un pisello, pure darebbe conseguenze disastrose col suo morso, cio dolori vivi per tutto il corpo, generale abbatti- mento, ecc. ; malanni questi da curarsi con difficolt ed in molto tempo. G-li indigeni hanno perci, di tale Bagno, un grandissimo, giustificato timore. Il Latrodectes mactans Fabr. la specie americana, di cui si dicono pessime cose quanto agli effetti del suo morso. Sono citati casi avvenuti nella Carolina del nord e sembrano bene accertati, di persone morte in conseguenza di tali punture. Un operaio, morso circa alle ore otto e mezzo del mattino, moriva fra le dieci e le undici ore di notte. In un altro caso l'individuo morsicato si salv dopo lunghissime cure e molto a stento. Quanto alla Malmignatta nostra, secondo la credenza comune e secondo anche affermazioni di persone di scienza, come ad es. il Dr. Graells, incaricato nel 1S33 dalla B. Accademia di Medicina e Chirurgia di Barcellona di studiare gli effetti del morso di questo Bagno, sembrerebbe che questi sieno veramente assai gravi, dal gonfiore della parte ferita al dolore estendentesi all'arto e spesso a tutto il corpo; convulsioni seguite da grande prostrazione e collasso. La gua- rigione si ottenne coll'aiuto di una abbondante traspirazione. Affermazioni conformi sono fatte da molti altri autori degni di fede, come Cauro, Boccone, Keisler, Lambotte, ecc. Per l'opposto il Lucas, che in pi occasioni si fece mordere dal Latrodectes, non ne ebbe alcun effetto morboso. Il Bordas, come si detto, che studi recentemente, colla consueta diligenza . le ghiandole velenifere ed il veleno della Malmignatta, conclude che punture fattesi fare da Malmignatte sulle dita, non produssero che una leggera zona in- fiammatoria, seguita da un piccolo gonfiamento rossastro, accompagnato da forte GLI AFFINI DEGLI INSETTI 109 prurito e da fenomeni locali senza carattere di gravit. Il tntto scomparve dopo qualche giorno, senza alcun trattamento. Invece sulle Mosche, Stafilini, Carabi, Grilli, Locustidi ed altri Insetti la puntura produce una specie di paralisi, seguita da morte a breve distanza. Anche il Phidippus morsitans del gruppo degli Artidi e fra i pi voluminosi, considerato come capace di sensibili effetti velenosi col suo morso e si pu dire accertato, che qualche specie, anche non vistosa per dimensioni, come il nostrale Chiracanthium punctorium Vil- lers. pu produrre nell'Uomo disordini nervosi col suo ve- leno. Intanto non si hanno pre- cise o sufficienti notizie sul grado di velenosit dei mag- giori fra i Ragui, cio di quelle grosse Mygale, che se fossero venefiche in proporzione delle loro dimensioni, sarebbero dav- vero temibilissime anche per l'Uomo. Fig. 102. Filiere di Ragno (Epeira). A, aperte; B, chiuse. Emettono il filo. Ingrana. Da Roesel. Un'altra particolarit morfologica degli Araneidi, in rapporto con una fun- zione caratteristica, cio la filatura della seta, si la presenza di organi appo- siti per tale ufficio, ossia delle cos dette filiere. I Ragni presentano, al ventre, appena al disopra dell'ano, un insieme di ri- lievi conici, papilliformi, che sono appunto le cos dette filiere (fig. 102). Tali ri- lievi sono abitualmente in numero di sei, cio un paio anteriore, uno posteriore ed uno mediano; per, in causa di riduzione di un paio o di un altro, essi possono trovarsi in minor nu- mero, cio di quattro od anche di due. Tali papille presentano anche pseudoarticolazioni e sono mobili abbastanza. Talora qualche paio notevolmente lungo e sporge come due codette dall'estremo posteriore dell'addome : per, in tale caso, queste papille non hanno pi l'ufficio di organi per la filatura della seta. Le papille sono, specialmente nell'articolo terminale, ricoperte fittamente di appendici coniche, sottili, rigide e troncate, abbastanza simili a peli, le quali sono tubuli, da cui esce il filo di seta. Se ne conta gran numero, ad es. 400 in Epeira diadema; 300 in Tegenaria domestica; 100 in Segestria senoculata, ecc. Da ciascuno di questi tubuli esce il sottilissimo filo di seta, e tutti insieme questi fili esilissimi, formano un filo unico, di cui il Ragno fa cos grande uso nella sua vita. Oltre a questo insieme d'organi, taluni Ragni possiedono anche il cos detto crivello, cio una duplice piastra, formante un insieme ovale allungato, collocata al ventre, al disopra delle papille e tutta fittamente perforata, appunto come un Fig. 103. Estremit della zampa 4." paio di un Ragno col ealmistro (da Warbuiton). 110 CAPITOLO PRIMO Fig. 104. L'estre- mit della zampa 'li un Raguo. Ingran- dita. crivello. Si tratta sempre di un organo per la filatura della seta ed i Ragni che lo possiedono hanno anche il pettine o calmislro (fig. 103), alle zampe dell'ultimo paio, sul penultimo segmento al dorso. Questo calmistro composto di una serie di spinette disposte regolarmente su una linea longitudinale, formanti una specie di pettine e serve a cardare la seta e disporla in matassa a fili paralleli, mano mano che esce dagli organi filanti. Simon, in vista della presenza o mancanza del crivello, divide appunto i Eagni in Gribelati ed Ecribellati. Anche gli organi di adesione collocati all'estremit delle zampe sono molto elegantemente conformati e con una certa complicanza (fig. 104). Infatti essi consistono principalmente in due unghie fal- ciformi, il cui orlo inferiore per armato di dentelli a guisa di pettine (solo in talune specie di Avicularidi le unghie sono semplici). Oltre a ci, in molti casi, l'apice del segmento estremo, sotto le unghie, porta un ciuffo di peli, detto scopula oppure peli piumati od anche una unghietta, minore delle principali, ma egualmente conformata. Certo totali organi pet- tini formi hanno l'ufficio di cardare i fili sericei, per disporli ordinatamente in serie. Speciale menzione merita anche il palpo del maschio adulto, il quale organo, come sar avvertito, specialmente conformato in modo spesso complicatissimo, per intervenire nell'opera della riproduzione (fig. 105). Invece, per le femmine e per le forme giovani della serie maschile, il palpo stesso semplice, cilindrico, cogli ultimi articoli non diversi dai precedenti e nel maschio assume la peculiare struttura solo all'ultima muta, allorch l'individuo diviene adulto. Gli occhi nei Ragni sono semplici, cio di una sola cornea e distribuiti sulla parte anteriore del capotorace. Essi sono generalmente in numero di otto (fig. 99) ; talora per il loro numero ridotto a sei, raramente a due ed in qualche specie caver- nicola mancano del tutto (Anthrobia mammuthica ; Stelita taenaria; Hadites tegenarioides). La disposi- zione degli occhi stessi, il numero, ecc., sono eccel- lenti caratteri sistematici. Quanto alla forma dei Ragni, cio alle varia- zioni dal tipo fondamentale, che ognuno ha in mente, bisogna convenire che essa mutabile assai, pi che altro per l'addome, che pu avere le forme pi diverse, da lineare, convoluto a globoso, breve, con spine a processi lunghissimi, ecc. come si pu vedere da alcuni esempi recati dalle figg. 100-108. Cos pure il Capotorace pu variare, specialmente per la regione oculare spesso elevata in cono pi o meno lungo. Le abitudini dei Ragni, per quanto riguarda gli ambienti in cui vivono, sono abbastanza variate, poich, mentre alcuni abitano sotterra od altrove bene nascosti in recessi bui durante il giorno, altri invece vivono alla grande aria, sulle piante, sopra terra, ecc. Qualche specie frequenta le acque, nelle quali anche pu immergersi senza bagnarsi, portando seco sul corpo un sottile velo d'aria. Questi animali non vivono ordinariamente in colonie od in societ, ma soli- Fig. 105. Schema dell'organo pal- pale. T, 'tarso; A, alveolo; H, ematodoca-, B, bulbo ; R, ricettacolo del seme ; a, suo orifizio; S. stilo (da WarbnrtoD). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 111 tari, neppure i maschi stanno colle loro femmine, poich ne verrebbero presto uccisi e divorati. Si hanno rari esempi di forme che si raccolgono a vivere in colonie numerose e questi esempi riguardano forme esotiche, come quelle specie che incontr il Livingstone nell'Africa del sud, di cui i nidi sono avvici- nati cos l'uno all'altro, da formare un tessuto ininterrotto di seta sul tronco intero di un albero. Anche Darwin parla di un Eagno incontrato a Santa Baiada (La Piata), i cui nidi verticali, discosti una sessantina di centimetri l'uno dal- l'altro, sono per riuniti da fili in comune e vi stanno insieme molti individui di questo grosso Araneide. Egualmente il Simon descrive qualche specie gregaria del Venezuela. Fi. 106, Ragni esotici di forme strane. Ingranditi (la grandezza natur. indicata dalla linea accanto'. A, Trithaena triatspidata Blanc. ; B, Oastercantha doride Sira. ; O, Acrosoma horrida Tacz. ; D, Acrosoma maronica Tacz. t E, Acrosoma oblonga Tacz. ; -F, Acrosoma luctuosa Tacz. (da Taczanowski e da Simon). Tele e nidi. Si detto che la caratteristica principale dei Eagni quella di filare della seta, che viene. emessa dalla parte posteriore del ventre. Con tale seta le femmine di tutte le specie avvolgono e riparano le loro uova ed inoltre molte specie fabbricano le tele, pi o meno complicate, mediante le quali si pro- curano la preda. Non tutte le specie di Eagni ricorrono a questo mezzo per provvedere al proprio sostentamento. Ve ne ha gran numero che meritano il titolo di vaga- bondi, i quali, senza dimora fissa, si aggirano continuamente in cerca di preda, che sanno catturare di sorpresa, uccidono subito e succhiano senza pi. Ma quelli che costruiscono tele molto bene architettate, hanno attratto da lungo tempo l'attenzione nostra e gi Aristotile distingueva tre specie di Eagni. appunto per la diversa maniera di costruzione della ragnatela. 112 CAPITOLO PRIMO La seta si trova negli organi sericipari dell'animale allo stato di sostanza fluido-gommosa, appunto come nelle ghiandole sericipare degli Insetti, ed ap- pena emessa traverso le filiere allo stato di filo, si solidifica all'aria. Il filo non si forma per se non per stiramento, sia praticato dal Eagno colle zampe, sia fis- sando la gocciola ad un punto ed allontanando- sene di poi. Cos, quando l'animale vuole discendere a terra se sia da questa discosto, fissa una gocciola di seta sull'oggetto ove si trova e di poi si abbandona nel vuoto (fig. 109). Pel suo peso esso discende ed intanto il filo si svolge fuori- uscendo dal suo ventre. Se il Eagno si vuole arrestare pu farlo a suo piacimento, poich in suo potere di intercettare l'uscita della seta ed in tale caso l'animale pu rimanere sospeso in aria, attaccato al sottile filo di seta. Il filo poi pu essere rotto dal Eagno stesso, stringendo e sfregando l'una contro l'altra le sue filiere. Questa facolt sericipara ha grandissimo gioco nella vita e nelle abitudini del Eagno, poich non solo i nidi, i sacchi per le uova e le tele sono fabbricati di seta, ma ancora i Eagni buoni filatori non muovono passo, si pu dire senza assicurarsi prima che qualche filo li trattenga in luoghi di dove possono facilmente cadere, o li accompagni nelle loro peregrinazioni per aver pronto e facile il ritorno al punto di partenza. I Eagni, allorch vogliono traversare un largo spazio nell'aria senza discen- dere a terra, e guadagnare pedestremente il punto desiderato, il che sarebbe Fig. 107. Gasteracantha arcuata Fabr. Grandezza naturale. Fig. 108. Profili di Ragni per mostrare strane forme di addome. A, Argyrodes paradoxug : B, Arianne Jlagellum; C, Stegosoma testudo. viaggio lungo e disagevole, oppure vogliano tendere i fili maestri su cui poi co- strurre le loro tele, usano un metodo semplice e molto opportuno. Essi lasciano andare un filo liberamente nell'aria e questo, se l'aria mossa, sventola in giro, fino a che viene casualmente a toccare un oggetto discosto e, merc il potere adesivo di cui fornito, vi si fissa tenacemente. Subito il Eagno ne tenta la resistenza, tirandolo colle zampe e se questa sufficiente a sopportare il suo peso, il Eagno vi si avventura sopra, curando intanto di emettere altro filo a Berlese - Voi. II. Tav. I. $0m m w Due Aracnidi fra i pi grossi indezza infunile). / l'na ir. roZi | 1/" '. '" ri) elei Brasile. ? Ono Scorpione [Pandinus a/ri ai var. iinprrator) i Africa. Milano - Societ Editrice Libraria. GLI AFFINI OBOLI INSETTI 113 rinforzo del primo e cos raggiunge il punto di adesione del primo filo e vi attacca il secondo. Si sono veduti cos fuggirsi dei Ragni da pezzi di legno galeggianti nel centro di vasi pieni di acqua. Persuasosi il Ragno che non vi aveva modo al- trimenti di traversare il piccolo lago, ricor- reva all'impiego di fili, da lasciar volanti, liberi con un capo nell'aria, ed allorquando avevano fatto presa, per quelli se ne fuggiva rapidamente. Del resto il Ragno sa esplorare anche la direzione del vento, appunto per cono- scere se l'aria mossa abbastanza da poter far sventolare i suoi fili. Una simile esplorazione della massima importanza per l'animale, ed esso la pratica standosene su un punto elevato, merc le zampe anteriori, che tiene sollevate quanto pi pu, mentre il rimanente corpo fermo e percepisce i moti dell'aria ambiente. Le tele dei Ragni si possono distin- guere in regolari ed irregolari, cio in quelle che, per ciascuna specie, hanno egual forma e distribuzione dei nli ed assumono una con- figurazione pi o meno geometrica; le altre variano a seconda delle condizioni del sito ove sono costruite e si possono piuttosto paragonare a tessuti di seta disposti senza ordine costante e definibile geometricamente. Fig. 109. Epeira veduta dal ventre, che discende sospesa al suo filo. Grand, natur. (da Roesel). Certo le tele regolari, nelle quali le nostre Epeire e tutti i Ragni della stessa famiglia si mostrano maestre, sono state quelle che fin dall'antico pi hanno eccitato la nostra ammira- zione e la cui costruzione stata piti accuratamente sorvegliata e descritta. Le Epeire fanno una tela circolare, sospesa e distesa nell'aria, fra le piante o nelle case ed stata bene seguita la costruzione della tela che fa la comune Epeira diadema (Limi.), il grosso Ragno ad addome grosso, globoso-conico, e variegato di varie tinte, che si incontra comune nei campi come nelle nostre case (tig. 110). Anzitutto si tratta di disporre il filo orizzontale maestro e per far ci l'animale ricorre a quell'espe- diente che sopra si ricordato. Pu anche il Ragno sospendersi esso stesso all'estremit di un filo pi o meno lungo, che penzola cos verticale e, mosso dal vento qua e l questo pendolo naturale, accade che il Ragno finisca per toccare qualche oggetto circostante, su cui subito si fissa. Cos si mette il primo capo e questo filo teso in tal modo fra due oggetti a distanza varia, da pochi decimetri a qualche metro, a seconda dell'ambiente in cui il Ragno lavora. Tutto il rimanente dell'opera varia naturalmente a seconda dei punti circostanti a cui l'animale pu fissare gli altri fili principali che debbono reggere tutto il tessuto, i quali peni debbono essere almeno tre fissi, meglio poi se sono in maggior numero. Comunque condotto il filo orizzontale maestro, esso sufficientemente rinforzato dal Ragno A. BgRLESE, Gli Insetti, II 15. Fig. 110. Epeira diadema (L.). Femmina in grandezza natur. (da Roesel). 114 CAPITOLO PRIMO B C O 9Q O G>9 QO O OQOOOG CiQ O Fig. 111. Diversi staili di formazione dei globuli viscosi sul filo (da Warbmton). c on altri (ili aggiuntivi e tutta questa prima sottile fuue tesa a sufficienza perch possa sop- portare la tela che vi sar fabbricata sotto. Si tratta ora di trovare un terzo punto d'appoggio. Per fare ci l'Epeira attacca una goc- ciola di seta al filo maestro e si abbandona nel vuoto, scendendo cos e formando un pendolo col suo filo, che gli esce dall'addome quanto occorre. In tal modo, il pi spesso passivamente, per opera dell'aria mossa circostante, il Ragno guadagna qualche oggetto sottostante e quivi fissato il capo, il filo principale trovato e con esso il terzo punto di appoggio. Bisogna ora istituire l'altro lato del triangolo, ci che l'animale fa rimontando lungo il filo verti- cale, fino al capo maestro e correndo su questo, mentre intanto un filo esce dal ventre, e fissando poi questo nuovo filo ad un punto prestabilito di quello orizzontale maestro. Ecco fatto il quadro su cui la tela pu essere costrutta. Ora il Ragno tira un filo diagonalmente ; nel nostro caso si tratta di una mediana del triangolo e dal punto di mezzo di questa mediana, come centro, il Ragno poi fa partire tanti fili raggianti, che vanno ai tre fili principali, che limitano il triangolo. Per condurre ciascuno di questi raggi l'auimale deve, ogui volta, partirsi dal centro, percorrendo il raggio precedentemente disposto. Tutto l' insieme del quadro primitivo e dei raggi fatto di fili di seta secchi, cio non ri- coperti di una sostanza glutinosa e vischiosa speciale, che segregata da certe particolari ghiandole. Ma il rimanente della tela, che fatto di fili sottili e girati spiralmente attorno al centro, la parte destinata a trattenere gli Insetti, che vi battono contro e vi si invischiano colle loro ali, merc la sostanza appiccicaticcia suddetta. Il Ragno dunque, partendosi dal centro, si muove spiral- mente attorno ad esso e cos conduce un solo lungo filo, che attacca via via ed incolla sui raggi, mano mano che li in- contra, fino all'ultimo giro della spira, che rappresenta il limite circolare estremo della tela. Guardando al microscopio tale filo lo si vede asperso della sostanza glutinosa. Dapprima, appena il filo sortito dal ventre del Raguo, la sostanza stessa vi distribuita sopra pressoch uniformemente; poi essa si raccoglie adagio adagio in tante goccioline (fig. Ili) pressoch equidistanti fra loro, che formano come tanti piccoli nodi attorno al filo e sono molto numerosi, tanto che sono stati calcolati a circa 120,000 in una sola tela. Dopo ci la ragnatela finita, ma l'Epeira vi aggiunge ancora due o tre fili che, bene tesi, vanno dal centro della tela al luogo dove il Ragno si tiene nascosto e sono come fili telegrafici, che, vibrando, allorch un Insetto batte nella tela, vi si impiglia e la scuote cogli sforzi che fa per liberar- sene, avvertono il predatore della cattura. 11 Kagno sta nascosto, come si disse, accanto alla sua ragnatela, cou essa in rapporto immediato, oppure vi sta nel centro, dove c'i secchi apposta perch vi possa stare sopra comodamente il costruttore. Non va obliato un tratto molto singolare, ricordato dal Ninni, che lo constato de visti, il quale dimostra quanto possa soccorrere una speciale ingegnosit, oltre al naturale istinto, in questi animali, per trarre profitto da spedienti vari in condizioni anormali per la costruzione di una tela. Una Epeira diadema intendeva di costrurre una tela sotto una tettoia, tra lo sporto di quella ed il muro della facciata. Ma quivi non erano possibili che due punti di appoggio, quello Fig. 112. Argope brunnicki Sci. iu grandezza naturale. una trama di fili GLI AFFINI DEGLI INSETTI 115 sullo sporto della tettoia e l'altro al muro. L'Epeira leg con un suo filo un piccolo sasso e, fis- sato l'altro capo dei filo alla tettoia, abbastanza discosto dal muro, su questo pendolo trov il terzo punto di appoggio e per quanto la tela fosse molto oscillante al vento, pure fu costrutta benissimo e serv allo scopo. l'u notevole costume illustrato dal Vinson per un Ragno dell'Isola Maurizio {Epeira mau- rtu), che costruisce le sue tele poco dissimili da quelle delle nostre comuni Epeire, ma che limilo nel centro un grosso filo bianchissimo, avvolto a zig-zag e di cui non si conosceva lo scopo. Esso serve a legare solidamente le grosse prede recalcitranti, perch se nella tela cade una Mosca, il Ragno la avvolge semplicemente con pochi fili leggeri, ma se vi batte entro un animale pi grosso, ed il Vinson ha veduto appunto tutta l'azione a proposito di una grossa Cavalletta, caduta nella rete, il Ragno usa del grosso filo per avvolgere solidamente e con grande prestezza l'insetto, che non potrebbe essere trattenuto dalle esili maglie della rete. In modo simile operano certi Ragni dell'America del nord, come V Argiope cophinaria Cook, nelle cui tele il filo spirale piegato a zig-zag tra due raggi vicini. Del resto un bel nastro di un bianco argenteo, fatto di fili sericei molto fitti e steso per lungo tratto fra due raggi della tela, a suo ornamento o per altra ragione, si trova anche nella ragnatela della nostra bellissima Ar- giope biuiiiiicki Sci. (tg. 112). Tale ornameu- tazione visibile anche in una ragnatela orizzontale e discoidale fatta da specie del genere Uoborus (fig. 113). Allorch la malaugurata vittima venuta a dar dentro nella tela, il Ragno Vi Si precipita addosso rapida- Fig. 113. - Tela orizzontale di roborus con fili , , ,., , rinforzati (da M. Cook). mente, la morde colle sue mandibole, cos che essa muore immediatamente e dopo avvoltata strettamente in pi fili, in guisa che anche se fosse viva non potrebbe dare un crollo, la trasporta nel suo covo e la succhia a suo agio, quando per la fame non spinga il Eagno ad una manovra pi sollecita, come quella di succhiare l'insetto uccidendolo senza legarlo altrimenti e senza traspor- tarlo fuori della tela. I cadaveri poi delle vittime sono gettati a terra. Qualora per l'insetto impigliatosi nella tela sia di dimensioni rilevanti e pericoloso ad accostarsi, come il caso di molti Imenotteri, allora la cattura opera difficile e da farsi con molta prudenza da parte del Ragno. Sono impie- gati pi fili di seta, che vengono da distanza lanciati sull'animale che si dibatte, fino a legarlo strettamente ed impedirne ogni movimento. Se per l'insetto cat- turato troppo voluminoso e troppo si agita con pericolo di tutto l'edificio o se il Ragno non troppo affamato e non vuol darsi la pena del lungo lavoro per immobilizzare la preda, allora il Ragno stesso, recidendo i fili attorno all'animale impigliato, ne facilita la fuga. Le tele sono fatte tanto dai maschi come dalle femmine, in generale per i maschi sono meno egregi costruttori o amano piuttosto il vagabondaggio in cerca delle rispettive femmine. Per talune specie la tela, anzich circolare, formata da un settore pi o meno ampio di cerchio. Cos ad es. per gli Syptiotes, la cui tela potrebbe essere paragonata ad un settore equivalente ad una quinta o sesta parte della tela di una comune Epeira e per di pi, da' centro del settore procede un filo ben teso, all'estremit del quale se ne sta il Ragno, celato sorto una foglia od altro riparo e dallo scotimento del filo stesso, allorch la tela tutta agi- tar .1 per esservisi impigliato dentro un qualche animale, il Ragno avvertito della cattura ed ac- corre tosto. Le tele di alcune specie di Ragni sono orizzontali, anzich verticali come quelle ora de- 116 CAPITOLO PRIMO scritte e spesso complicate con particolari costruzioni. Merita ad es. particolare menzione la tela della Argiope basilica del Texas, cos detta perch questo Ragno, entro una trama conica di fili radi, costruisce uua rete a cupola molto regolare e caratteristica (fig. 114). Singolari sono anche le tele costrutte dalla Spilassma artifex Sim. del Venezuela, della quale il Simon ha dato eccellenti figure e descrizioni (fig. 115). Esse tele sono orizzontali e circolari e nel loro centro portano una camera fusiforme, diretta verticalineute, che in parte sporge sotto la tela ed in parte sopra, ed essendo sospesa con un filo verticale, fissato in alto, regge tutta la tela. In tale camera di fitto tessuto sericeo sta nascosto il Ragno colle uova e coi piccoli nati di recente. Fig. 114. Tela della Argiope basilica Cook (da Cook). Molte specie di Ragni per costruiscono tele irregolari, cio con fili intrecciati in tutti i sensi, pi o meno fittamente ed in guisa da formare un tessuto senza forma determinata. Cos sono, ad es., le tele che si veggono lungo le siepi molto comunemente e pi appariscono al mattino per tempo, quando sono coperte di rugiada. Le pi ovvie e maggiori spettano a Ragui del gen. Hnyphia, comuni in Europa. Generalmente il Ragno sta sotto la rete, col ventre all'ins e gli insetti cadono sulla tela dopo aver inciampato ed essersi dibattuti contro i fili sparsi, tesi irregolar- mente al di sopra della tela stessa. Molti altri Ragni si accon- tentano di costrurre i loro ag- guati anche senza la tela sotto- stante orizzontale, cio semplice- mente con fili tesi irregolar- mente in tutte le direzioni, per entro a qualche pianta o cespu- glio. Cos fanno alcune specie del genere Theridion. Tele piane e con un tubulo dove ripara il Ragno, sono fab- bricate da specie dei generi Age- lena, ad es. A. labi/rintica, che fa le sue ragnatele sui margini dei fossati e nelle siepi. Della stessa maniera, si pos- sono dire le tele dei grossi Ragni domestici, spettanti al genere Tegenaria (T. domestica L.), che le costruiscono negli angoli dei locali meno frequentati ed ognuno le ha presenti, come pure il grosso Ragno nero, velloso, colle zampe molto lunghe, oggetto di non piccolo terrore alle persone che non ne conoscono la sua innocuit. Entro i loro naseon- Fig. 115. Tela e tubo di abitazione della Spilasma arti/ex Sim. ridotto di un terzo. B, spaccato del tubo mostrante il mucchietto di uova ed i piccoli ragui (da Simon). GLI AFFINI DUOLI INSETTI 117 digli tabulari i Ragni stanno in agguato (lg. 116), pronti a precipitare sull'Insetto, che, caduto nella rete e dibattendosi, avverte cos l'Araenide che una preda a sua portata. Ma non minore ammirazione delle tele destano nell'osservatore i nidi dei Eagni, siano essi loro dimore oppure costruzioni varie a difesa della loro prole. Le pi curiose dimore sono quelle che appartengono ai Ragni della famiglia Avioulariidi, i quali generalmente sono ad attivit notturna e durante il giorno stanno celati entro i loro nascondigli. Questi sono cunicoli molto complessi, scavati nel terreno, merc le mandi- bole, le quali in questi Ra- gni sono particolarmente foggiate appunto a questo scopo. Si tratta di gallerie cilindriche, che penetrano perpendicolarmente o con forte angolo nel terreno e cos larghe che il Ragno vi si pu rigirare per entro. Le pareti sono accurata- mente tappezzate di seta e l'orifizio chiuso da un oper- colo discoidale, che si adatta esattamente al foro d' in- gresso ed articolato in modo da potersi alzare ed abbassare. Tale opercolo (fig. 118, G), pu essere trat- tenuto dall'interno salda- mente dal Ragno, merc le sue zampe anteriori. L'opercolo fatto di strati alternati di seta e granuli terrei ed molto resistente. Xei nidi di talune spe- cie si trova anche un altro opercolo interno e situato sul percorso del cunicolo, di guisa che questo diviso in due camere. Il Simon illustr alcuni bellissimi esempi di nidi molto complessi, dovuti a Ragni di questa famiglia, come sono quelli ad es. dei generi Pachyloscelis, Sto- this, Idiops, Psalistops, Rhytidieolus, ecc., che sono tutte specie del Venezuela. Il Bhytidicolus structor Sim. fa nidi di tre camere, la prima eia terza ovale, quella dimezzo cilindrica. Gli opercoli della prima e della terza si aprono dall'esterno e quello della camera di mezzo dall'interno (fig. 117). La femmina depone le uova nella prima camera, di cui chiude all'interno i due opercoli e le uova stesse sono avvolte da un fitto tessuto di seta, e questo bozzoletto allungato sospeso alle pareti della camera come un'amaca. Qualche specie fa una galleria ad arco, che affiora alla superficie del terreuo con due aper- ture, ambedue chiuse da opercolo (Slothh xtitta Sim.) mentre altre specie dello stesso genere S. caenobita), si contentano di una camera a forma di fiasco e con un solo opercolo (fig. 118, A). Comune una maniera di gallerie fatte ad Y con un ramo di ingresso, chiuso da opercolo e Fig. 116. 11 ragno domestico (Tegenaria domestica L.) nella sua diinora in fondo alla sua tela. Debolmente ingrandito. 118 CAPITOLO TRIMO l'altro, ascendente, che giunge solo alla superficie del terreno, ma non pervio. C'osi fauno le Cteniza, le Nemesia, Atypus, ecc. Questi generi comprendono specie anche europee, particolarmente dell'Europa meridionale, come ad es., la Cteniza fodiens Valck., la Nemesia suffusa Sav., V Atypus sulzeri Lati'., ecc. Anche molte specie del genere Lycosa, in ffi cui notevole la famigerata Tarantola (L. ta- ri tuia L.), scavano gallerie entro terra e talora ne elevano gli orli all' orifizio con costruzioni in terra o con pezzetti di legno, ecc. (fig. 120), cos da formare dei cilindri vuoti sollevati sopra il piano. Cos partico- larmente fanno le specie pi voluminose, mentre le pi piccole non praticano costruzioni o gallerie di sorta. Singolare anche il nido del Cyrtauchenius eongatus (Sim.) del Marocco, il quale non solo scava un cunicolo perpeudicolarmente nel suolo e lo riveste di seta, ma il rivesti- mento fuoriesce di terra una decina di centi- metri circa e si espande ad imbuto, sostenuto dalle erbe adiacenti, cos che somiglia ad un fungo (fig. 119). Un Ragno molto degno di osservazione per le sue curiose abitudini, frequenta le acque, nelle quali si pu immergere e si im- merge anzi di frequente e rimane sott'acqua a suo piacimento. comune nei nostri fossati. Intendo parlare della Argyroneta aquatica L., che rappresento a fig. 122. Questo Ragno non respira diversamento dagli altri, che sono affatto aerei, ma pu vivere sott'acqua perche, attorno al suo corpo, in virt della peluria fitta che lo ri copre, rimane aderente un velo d'aria e con questo, a guisa di palombaro, il Ragno va sott'acqua, senza difficolt per la respirazione. Si vede cos come tutto argentato e da ci ritrae il suo nome. Fig. 117. Nido di Rhylidicolus struclor Sim. Spao- j cato; ridotto di un terzo (da Simon). Fig. 118. Nidi di Ragni del Venezuola. A, Spaccato del nido di Slothis eoenobita Sim. ; B, Nido di Pseudidiops opifex Sim. su un pezzo di ramo; 0, opercolo aperto del nido di Pachylotcelit scalops Sim. ridotto di circa un terzo (da Simon). Ora V Argyroneta fabbrica anche il suo nido sott'acqua, costruendo una cupola di seta ap- pena sotto la superficie, a ridosso di qualche corpo galleggiante e di poi vi porta dell'aria, che trascina seco in bolle e trattiene aderente al suo corpo coll'aiuto delle zampe posteriori in cia- scuna sommersione e di poi lascia libera sotto la cupola di seta, dove rimane. Cos, merc ripe- tute operazioni, il Ragno accumula una grossa bolla d'aria, trattenuta dalla cuffia di seta e quivi pu disporre le sue uova. GLI AKKIXI DEGLI INSETTI 119 La seta ha inoltre largo impiego nella fabbricazione dei nidi in cui vengono riparate le uova. Questi bonoli contenenti uova hanno t'orma eostante per ciascuna specie e caratteristica. Ad es. quello della comune Epeira diadema sferoidale, a guisa di batuffolo di seta gialla: altri sono variamente foggiati (fig. 121) e per lo pi nascosti in ripari bene scelti oppure esposti liberamente sulle tele stesse o sulle piaute od altrove. Talora i bozzoli sono numerosi, come avviene per due specie di Epeire d'America (del genere Cyclosa), che fanno tiuo a quattor- dici bozzoli, tutti ordinatamente legati ad un filo. Il modo di costruzione presso a poco lo stesso per tutte le specie. tessuto prima uno strato piano, sul quale o sotto il quale sono deposte le uova, che poi vengono ricoperte da altri strati di seta ed al bozzolo data la forma speciale. I Licosidi, dei quali molte specie sono anche da noi, fanno un bozzolo sferico, composto di due calotte saldate assieme , secondo una linea equato- riale. Le femmine portano con s continuamente questi bozzoli appesi al ventre e ne hanno grande cura e mostrano una vera e propria disperazione se essi vengono loro tolti (fig. 125). Anche il nostro comune Ragno a zampe lunghe ed esilissime, che si vede nelle case (Pholcus), porta sul ventre il suo bozzolo d' uova, a guisa di un piccolo sacchetto biancastro (fig. 123). Fig. 119. Tubulo di Oyr- tauchenius elongatus (Sim. (da Cook). Fig. 120. Torretta di Lyeosa carolinensi. (da Cook). Xon facile a spiegarsi, sopratutto per le nostre incomplete cognizioni sui costumi dei Ragui, sulle cause nemiche alle singole specie, ecc., la diversit grandissima nel numero d'uova che i Ragni depongono nel loro follicolo, diversit, dico, da specie a specie. Mentre i maggiori Ragni possono in- cludere fino a .3000 uova in ciascun bozzolo (Theraphosa eblondi), altre non ne mettono pi di due (Oonops pulcher). Nel bozzolo della Synagetes piet non sono pi di tre nova; sei in quello della Ero fureata; da due a cinque ne mette la Anthrobia mam- mouthica delle caverne d'America, ecc. I numeri pi elevati invece vanno alle migliaia, a cominciare dalle parecchie centi- naia (600 uova) della nostra grossa Epeira diadema, che fa fino a sei bozzoli, come dell'i/. quadrata; E. narbonensis ; alle 1150 fino a 2200 della Argiope cophinaria e ad un nu- mero anche maggiore per le grosse Avicularie. Si tentato di utilizzare la seta dei Ragni, ma se ci potrebbe essere possibile per talune specie esotiche, le quali emettono fili molto pi grossi e robusti delle nostrali, non riuscito pratico invece per le specie da noi pi ovvie. Fig. 121. Vari follicoli d'uova. A , di Theridion pollens {i diam.) ; B, di Agroeca bruniteci (grandezza naturale) ; O, di Ero fureata (4 di ara.) (da Warburton). 120 CAPITOLO I'ItIMO A E La seta, di cui sono protette le uova, pi robusta e pi facilmente filabile di quella delle tele. In modo vario si compor- tano i Eagni neonati, che sono molto simili od identici all'adulto ed hanno le mede- sime abitudini o le acquistano presto. In generale, per parecchi giorni dalla schiusa, i piccoli rag etti non prendono cibo; loro sufficiente la provvista che si portano dall'uovo nel loro intestino, e per lo pi vivono gregarii, come si pu vedere dal comune esempio dei neo- nati della Epeira diadema, che sono tutti riuniti nel fol- licolo, che conteneva le uova, da cui sono usciti e non ne scappano se non molestati ; nel quale caso si vedono dispersi in tutti i sensi sui fili che reg- gono il follicolo o su fili che essi stessi emettono abbando- nandosi verso terra (fig. 124). Tutto ci descrisse bene il Redi. Per alcune specie, come pei Licosidi, i neonati, usciti Fig. 122. L'Argyroneta aquatica L., in grandezza naturale. ,j a j follicolo d'uova, Ce la a, ii ano nido. madre in tutte le sue escur- sioni porta con s al ventre o fra le mandibole, si recano sul dorso della madre stessa, e l rimangono fermi e Fig. 123. Pholcus phalavgioidee (L.) delle case, che trasporta il suo mucchietto d'uova. Ingrandito circa tre volte (da Blaukwall). sono trasportati cos in giro, per circa una settimana, finch, abbastanza cre- sciuti, provvedono a se e si disperdono. GLI AI-FINI DBOLI INSETTI 121 Quelli che fabbricano tele, nei primi giorni di indipendenza, costruiscono le loro ragnatele le une poco discoste dalle altre. Xei primi tempi per, mentre i ragnolini sono tuttavia gregari, non una pratica infrequente quella del canni- balismo, ed cos che di tanti schiusi solo pochissimi, il pi spesso, riescono ad incamminarsi verso la maturanza. I giovani Ragni hanno, in generale, molta attrazione per veri e propri viaggi aerei, che essi compiono portati via dal vento, coll'aiuto di fili di seta, che emettono dal ventre e che servono come una leggiera matassa atta a sollevarsi nell'at- mosfera mossa. Anche i Eagni terricoli, come sono i Licosidi. sentono questo bisogno nella prima giovinezza. II ragnolino che vuol fare l'areonauta, profitta di una giornata ventosa; sale su un punto eminente e col, alzando l'addome e distendendo le zampe, reggendosi cio sulla punta dei piedi (tg. 126), emette dei fili dal- l'estremit posteriore del corpo, i quali fili, allorch sieno in volume sufficiente, portati via dal vento, trascinano con s anche il pic- colo Eagno, che viaggia a caso e finisce per cadere a distanza dal luogo di partenza. questo un buon mezzo di diffusione della specie e non a credersi che i voli riescano corti; talora superano molti chilometri. Darwin vide arrivare cos, sulla nave a 60 miglia dalla costa una quantit di piccoli Eagni rossastri. Questi fili vaganti, con tutti quelli di tele strappate dal vento, portati nell'aria, sono ben noti col nomignolo di fili della Vergine, fili di Maria, fili della Madonna, fili d'Autunno ed hanno molto preoccupato i naturalisti di due secoli fa per conoscerne l'origine. Pu essere per che vi siano anche compresi i sottilissimi fili di quell'Acaro, che abbiamo gi conosciuto sotto il nome di Tetranico tessitore. Oltre al cannibalismo suaccennato, sonovi altre cause avverse, che moderano la moltiplicazione dei Eagni, alcuni dei quali, essendo fecondissimi, come si gi veduto, sareb- bero in numero eccessivo specialmente rispetto agli altri che si sono indicati per migliaia di volte meno fecondi. I Eagui, per quanto bene armati di temibilissimi or- gani di offesa e difesa, temibilissimi dico per altri animali della loro stessa statura o di poco maggiori, pure sono insidiati, depredati, distrutti da molti animali, anche di minor volume, ma pi sagaci e meglio armati e che attivissimamente ne fanno caccia. Anzitutto vi sono Vespe del gruppo degli Icneumonidi, che conosceremo bene pi innanzi, da poich hanno una importanza pratica grandissima nella economia della natura, che depongono le loro uova entro i follicoli dei Eagni e le larve, che ne nascono, vivono a spese delle uova stesse, che distruggono com- pletamente. Ben inteso per che le uova di Eagno non debbono essere perauco schiuse, perch altrimenti avviene il caso inverso, che, cio, i giovani Eagni di- vorino la larva dell' Icueumonide. Fig. 124. Un nido di Upeira diadema mentre stanno nascendone i pic- coli. Grandezza uatur. (da Roesel). A. Bbrlkse, Gli Intetti, li. 16 122 CAPITOLO PRIMO Fig. 125. Dolomedes mirabilia col 9uo mucchietto di uova. Ingrandito oirca due volte (da Blankwall). Talora le uova sono distrutte da altri Eagni, ci che avviene ad es. per le Clubiona. Quando poi i Ragni sono schiusi allora sono insidiati non solo da altri Eagni di altra specie, se non della propria, ma da molti Insetti. Altri Icneumonidi de- pongono le loro uova sul corpo del Ragno e le larve che ne nascono, penetrano sotto la pelle dell'ospite ed in breve ne divorano gli organi interni ed uccidono la vittima, che non vi pu fare alcun riparo. Quanto ad endoparas- siti i Eagni sono anche ag- grediti spesso da vermi del gen. Gordius. Ma i pi terribili di- voratori di Bagni sono parecchie specie predatrici fra gli Insetti. Molte Vespe, partico- larmente della famiglia delle Sfegidi, nutrono i loro pic- coli di Eagni, che catturano e trasportano nei nidi dopo averli immobilizzati con una puntura nei centri nervosi. questo uno dei pi interessanti capitoli nella storia degli Artropodi e ne sar trattato colla larghezza che ne conviene, allorch si parler di queste me- ravigliose Vespe cacciatrici e delle loro abitudini. Le Formiche distruggono gran numero di Eagni, sia che li incontrino sulla terra o sulle piante ed essi non se ne sal- vano, in questo ultimo caso, se non lasciandosi cadere dal ramo, sospesi ad un filo, sul quale le Formiche non si avven- turano. Tutti gli Insetti predatori divorano volentieri i Bagni, che non sempre possono difendersi, ad es. contro la dura co- razza dei Coleotteri. Anche Eettili, Uccelli e Mammiferi, in certi casi, non disdegnano nutrirsi di Eagni, ma la loro azione certo meno efficace di quella degli Insetti alla distruzione di questi Aracnidi. Per sfuggire ai nemici, come pure per ingannare la preda, cos che essa possa essere aocostata facilmente, moltis- simi Eagni godono di colorazioni protettive o di forme mime- tiche, per le quali cio somigliano ad animali o corpi diversi meno paurosi per le vittime prese di mira. I casi di colora- zione protettiva, per cui il Eagno si uniforma alla tinta prevalente intorno a se e cos sfugge ai nemici suoi od accostato pi facilmente dalle sue vittime, allorch se ne sta in agguato, sono molto frequenti, anche fra le specie nostrali ed ognuno ha veduto Bagni di tinte verdi, che frequentano le erbe, altri screziati di colori grigi, che si trovano sul terreno, sulle corteccie degli alberi, ecc., dove riesce cos diffcile scorgerli quando non si muovano. Fig. 126. Giovane Ragno che si accinge ad un viaggio aereo Ingrand. (da Enier- ton). SU AFFINI DEGLI INSETTI t23 Ne vedremo un bell'esempio a proposito li un Ragno nostrale, che preda le Api, attendendole nei fiori, dove nascosto fra i petali e per la sua tinta non facilmente visibile. Colorazioni particolari di Ragni che frequentano una data pianta e ne imi- tano esattamente i fiori, sono citate comunemente dagli autori. Quanto alle forme mimetiche, sono comuni anche da noi alcune specie di Ragni, che per la loro forma somigliano le Formiche (fig. 127) e sono parecchie. La somiglianza non solo nella forma del corpo e nel colorito bruno, ma an- cora nel fatto che tali Ragni usano tre sole paia di zampe per camminare ed un paio anteriore simula i movimenti delle antenne dell'insetto. Gli autori citano il caso di un Ragno di Giava (Ornitltoscatoides decipienu), che, supino su un piccolo letto di seta su una foglia, imita assolutamente bene gli escrementi di Uccelli, dei quali vanno in traccia certe Farfalle. Queste, ingannate, vanno a posarsi sul Ragno, che le afferra senza pi. I naturalisti hanno trovato argomento di ammira- zione, a proposito dei Ragni, in quanto concerne i loro amori. Infatti si tratta di abitudini spesso molto singo- lari, compreso anche l'atto ultimo, pel quale, dal concorso dei due sessi, assicurata la conservazione della specie. L'umor fecondante portato dal maschio nelle vie sessuali femminili, non direttamente, ma a mezzo dei palpi del maschio stesso. Questi sono particolarmente conformati a ci nel Fig. 127. Un Eagno ohe ...... -.. somiglia ad una Formica. loro apice e sono talora complicatissimi, come pure diversa salticus formicariua (L.) ne la fabbrica da specie a specie, tanto che lo studio DaI k do ' in s randit0 ( da di questo intricato organo palpale, offre, caratteri diagno- stici eccellenti per la distinzione delle specie (fig. 105). II maschio adunque, raccoglie nell'organo suddetto del palpo l'umor semi- nale, che ha messo prima all'esterno dall'orifizio che sul ventre e tutti gli atti di corteggiamento verso la femmina, talora complessi e singolari, hanno per iscopo di far s che la femmina si lasci accostare abbastanza perch l'apice del palpo mascolino venga a contatto colle vie sessuali femminee e l'umor fecondante, contenuto in speciali spermatofori, che sono occlusi nel palpo del maschio, trovi la strada a cui destinato per raggiungere le uova. Ma questa operazione non per nulla scevra di difficolt, perch non basta vincere la ritrosia della femmina, necessario, in quasi tutti i casi, che il ma- schio sia molto guardingo, se non vuole cader vittima della femmina stessa ed esserne prontamente divorato, non appena compiuta la funzione sessuale se non anche prima. Perch le femmine, generalmente molto pi voluminose dei maschi, non di- sdegnano nutrirsene anche in occasione delle nozze, quando essi non siano abba- stanza solleciti a fuggirsene. Certi maschi (ad es. dei generi Argiope, N^ephila) non raggiungono che la millesima parte del volume della femmina, hanno quindi tutte le ragioni per te- merne seriamente. Non per le femmine di tutte le specie sembrano cos feroci, perch in ta- luni casi, come ad es. fra le Lini/ pitia, maschi e femmine, all'epoca degli amori, vivono insieme, e non sembra che i maschi dei Licosidi abbiano troppo a temere dai rappresentanti dell'altro sesso. Ad ogni modo per non mai senza un serio pericolo di vita pel minore fra i due sessi, che le nozze si compiono. 12 1 CAPITOLO PRIMO Fig, 128. Ma6chi in atto di danzare dinanzi alle rispettive femmine. A, di Astia vittata; B, di Icius mitrante (da Peckam). quindi naturale che i preliminari molto spesso siano laboriosi, desiderando il maschio entrare nelle grazie della rispettiva femmina, quanto pi sicuramente per s possibile. Per molte specie gli atti di corteggiamento e di seduzione, sono molto va- riati e complessi, ed i maschi mettono sotto gli occhi delle loro femmine, molto in vista, tutte le attrat- tive che derivano dagli ornamenti di colorazione del loro corpo ed anche taluni corteggiano a lungo la femmina, dan- zandole intorno con mo- vimenti vorticosi viva- cissimi, che sembrano irresistibili... Nella famiglia deg Atti di stanno specie eso- tiche, tropicali di mera- vigliosa bellezza per tinte smaglianti ed i maschi sono sempre pi riccamente ornati delle rispettive femmine e di tale loro van- taggio sanno trar profitto nell'opera di seduzione. Cos descrive il Peckharn la danza di un Ragno d'America, V Mabrocettum pulex Hentz, di- nanzi alla sua femmina. Giunto a quattro pollici da essa si arrest e di poi cominci la pi meravigliosa esecuzione che un maschio innamorato possa offrire ad una femmina ammirata. Essa lo guardava amorosa- mente, cambiando di tempo in tempo la sua posizione, cos da vederlo sempre. Il maschio, avanzava l'intero corpo da un lato col raddrizzare le sue zampe; lo abbassava col piegare le due prime paia di piedi, so- stenendosi or qua or l sugli arti, fino quasi a perdere l'equilibrio. Molte volte esso girava da una parte al- l'altra, mentre la femmina lo fissava, evidentemente ammirando la grazia delle sue movenze. Tali mosse si sono ripetute per ben centoundici giri, eseguiti dall'ardente maschio attorno alla femmina, alla quale egli si accosta girando sempre pi vivace- mente fino a raggiungerla in un rapidissimo vortice, Di nuovo il maschio indietreggia e ricomincia le sue evoluzioni semicircolari, col corpo diretto all'ins e la femmina, tutta eccitata, abbassa la testa ed alza il suo corpo, cos che esso quasi verticale. I due individui si accostano e le nozze si compiono . Fig. 129. Un maschio in attitudine stri- dulante. Chilobrachys stridularla, (da Wood Mason). Molte altre specie hanno abitudini ana- loghe e noi qui riportiamo le figure di due maschi in atto di danzare al cospetto delle loro femmine (fig. 128). Per richiamare le femmine rispettive, taluni maschi godono di organi stri- dulanti in forma di radule, come appunto pel Chilobrachys stridulans, di cui riproduciamo la figura (fig. 129) e per qualche altra specie. Durante lo strido i maschi si dispongono in una speciale posizione. Non sono per stati trovati ancora organi uditivi specializzati nei Ragni. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 125 si riferiscono da pi testimoni fatti che indurrebbero a credere esistere nei Ragni non solo un organo dell'udito atto a funzionare bene, ma ancora spiccata attrazione per la musica. si narrano parecchi casi di Ragni visibilmente attratti e molto vivamente, dai suoni di strumenti diversi, particolarmente a corda, come sono il violino, violoncello, ecc., ma anche da altri. I fatti sembrano troppo bene accertati per poterli mettere in dubbio, ma quanto alla na- tura vera di questa attrazione, se veramente un fatto, non lecito tuttavia pronunziarsi. Gli Araneidi sono divisi in oltre una trentina di famiglie, nelle quali tutte si notano specie molto interessanti, alcune anche dal lato pratico o perch ovvie. Essi sono distribuiti in tutto il mondo, ma le specie pi voluminose ed anche pi singolari per forma del corpo, colori, ecc., si incontrano nelle regioni calde. Fig. 130. 11 Ragno d'acqua. Argyroneta aquatica (L.) ingrandito circa il doppio (da Blankwall). Per la classificazione si tiene conto del numero di sacchi polmonari, se sono due (Dipneu- moti) o quattro (Tetrapneumoni); del numero e disposizione degli occhi; della presenza o man- canza del cribrello e del calmistro ; del numero di unghie nell'estremit delle zampe, ecc. Va- riano grandemente anche le abitudini nelle diverse famiglie. Accenner brevemente alle pi interessanti specie. Nella famiglia Aricnlaridi si trovano le maggiori forme e sono in gran parte esotiche. In Europa, nella regione mediterranea, si rinvengono alcune poche specie appartenenti ai generi Vienila, Nemesia, Atypiis, delle cui escavazioni sotterranee si gi detto. Ma alcune specie tropicali o subtropicali, specialmente del genere Avicitlaria, Mygale ed affini, sono di dimensioni enormi come ad es. della AI. javannensis Walken. di Giara, che misura 8 ceut. dall'orlo anteriore del capotorace all'estremo addome e presso a poco delle stesse dimen- sioni la AI. ui-sina Koch del Sud America. Un poco pi piccole sono la AI. avicularia Limi, egualmente del Sud America, la AI. biondi Latr. della stessa localit, ecc. affermato da pi autori che questi grossi Ragni predano non solo Insetti ed altri Artro- podi, ma ancora i piccoli Uccelli, specialmente i Colibr, li uccidono col loro morso e ne suc- chiano gli umori. Per le loro dimensioni questi Araneidi possono bene essere atti a ci. Nella famiglia Drassidi si contano moltissime specie nostrali e tra queste quel Ckeiraean- tkiitm punctorium Villers, di piccole dimensioni, eppure con effetti del suo veleno non trascurabili anche per l'Uomo. La famiglia dei Folcidi contiene il Pholcus phalangioides Fuessl., che si trova nelle case, agli angoli delle muraglie, molto comunemente e se ne gi accennato, come pure alla Tegenaria domestica L., che appartiene agli Agelenidi. 126 CAPITOLO PRIMO Fig. 131. Una mosca in pericolo, insidiata da un Sallicus pronto a lanciarsi sulla preda. Moltissime specie nostrali, assai importanti per molti riguardi, sono nella famiglia Teri- diidi e fra queste appunto quei Latrodectes, che hanno cos eattiva fama in tutto il mondo, se- condo si e detto. Singolare, per forma dell'addome, ornato di tre punte ai tre angoli la Trithaena tricuspi- data Sim. del Sud America, nonch taluue specie di vari generi esotici mirabili per la conforma- zione del capotorace, nel quale la re- gione oculifera < variamente sollevata in rilievi tubercoliformi o corniformi sul restante dorso. Ma la famiglia che comprende le pili singolari e belle specie si quella ricchissima degli Epeiridi, di cui il rappresentante nostrale pi noto e pi ovvio la Epeira diadema L., il co- mune Ragno dei giardini e di cui si descritta la costruzione della tela. Molte altre belle specie del genere sono anche nostrali. In Italia ed altre regioni del Sud Europa si incontrano le Argiope, come la nostra bellissima A. brunnicki coll'addome a fascie alternate di colore giallo, bianco argenteo e nero (fig. 112) e le zampe zonate di nero. Fa tele rotonde, bellissime, nelle siepi. Il genere Gasteracantha, tutto di forme esotiche, meraviglioso per le spine o meglio pro- cessi conici, acuti, duri, talora lunghissimi, di cui rivestito l'addome. Ne d alcuni esempi (figure 106, 107). I Tomisidi, famiglia ricchissima di oltre 110 generi, sono rappresentati in tutto il mondo e moltissime specie sono nostrali. Curioso il loro modo di camminare; stanno colle zampe di- stese lateralmente e camminano cosi bene verso l'innanzi, come di lato o all'indietro. Sono, in generale, forme caccia- trici, che attendono la preda nascoste in agguati o la scovano ed aggrediscono (fig. 132). In generale non [emettono che radi e disordinati fili, anzich una vera tela. Si incontrano sui muri, sui tronchi d'albero, sulla terra o sulle piante in agguato od in atto di cacciare. Tra gli Agelenidi troviamo la Argyroneta aquatica L. (fi- gura 130), di cui si detto, che frequenta le acque e vi si pu immergere portando seco la provvista di aria . Anche la Tegenaria domestica L. appartiene a questo gruppo. I Licosidi abbracciano vari generi, comprendenti grosse specie, anche quelle del genere Lycosa (colla Lijcosa tarentula nostrale), assai ricco di forme, specialmente nella regione mediterranea. Finalmente fra gli Attidi o Salticidi che dire si vogliano, trovatisi Ragni vagabondi, non facenti tela e che vivono cac- ciando e predando insetti, sui quali, dopo essersi con prudenza avvicinati, si lanciano con un salto. L'esempio pi comune rappresentato da noi dal Salticus scenicits L., che vediamo insidiare le Mosche delle case, con molta astuzia (fig. 131). Questo Ragno sa accostarsi all'insetto, celan- dosi opportunamente fino ad una certa distanza, e di poi con un balzo salta sopra la preda e subito la ferisce ed uccide. Qualche specie della famiglia gode di forme mimetiche, per cui somiglia a Formiche Fig- 132. Un ragno vagabondo, Thomsus cambrdgii, ingrandito, dal dorso (da Blanlrwall). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 127 Palpigradi. Dotti anche MicroteUfonidi. questo un ordine circoscritto a sole pochis- sime forme, costituenti il genere Eoenenia, delle quali la prima specie fatta co- noscere agli studiosi la E. mirabilia (fig. 133), scoperta dal Grassi in Sicilia, ma che si trova anche in altri luoghi, specialmente meridionali. Si tratta di piccolissimi Aracnidi, che si aggirano intorno al millimetro di lunghezza, bianchi, molli, deli- catissimi e molto rari. Si rinvengono nell'humus, tra le foglie secche, ecc. La loro importanza pratica affatto nulla, mentre invece sono forme interessantissime dal lato puramente zoologico e morfologico. Fig. 134. Phrynns pattasti Latr. , dal dorso, in grandezza natur. (da Blanchard). Fig. 133. Koenenia mira- bilia Grassi, molto ingran- dita (da Hansen). Pedipalpi. Questo ordine com- prende forme non di rado molto voluminose e proprie delle regioni, calde. Sono caratteriz- zati dalle zampe an- teriori allungate, an- tenniformi, coll'ultimo articolo sottilissimo, flagelliforme, tattile. Cheliceri e pedipalpi non terminati da chela. Addome diviso in se- gmenti distinti ed attaccato con larga base al prosoma. Respirano per polmoni. L'ordine diviso in due famiglie, cio dei Telifonidi e dei Frinidi. Nei Telifonidi (Telyphonidae) l'addome si allunga in una sottile coda articolata. I paini sono ini. usti e lunghi quanto il capotorace, sono terminati da un'unghia forte ed acuta. I Telyphonus (di cui alcune specie sono dell'Asia tropicale, altre del Messico) sono temuti pel loro morso, che praticano colle mandibole non diversamente da quello che fanno i Ragni. In generale le specie sono piuttosto voluminose; alcune grandi anche molto pi della nostra 128 CAPITOLO PRIMO figura (fig. 135). Ad ea. il Teyphonus yiganteua Koch del Messico lungo (senza i palpi) cin. da 7 ad 8, dal vertice del capotorace all'apice della coda. Nei Frinidi (Phrynidae) (fig. 131) l'ad- dome ristretto alla base, quasi peduncolato, uia non si prolunga in coda ed composto di 11 articoli; i palpi sono grandissimi, termi- nati da unghia. Il capotorace reniforme, largo trasversalmente. Anche questi sono Aracnidi di dimensioni discrete ; alcune specie anzi piuttosto grandi. Scorpioni. Si gi avvertito che questo or- dine il solo della sottoclasse Cteido- fori o porta pettine, che si distingue dagli altri Aracnidi per caratteri mor- fologici di grande rilievo, e per non piccole affinit coi Merostomi, a cui si gi accennato. Il corpo degli Scorpioni si com- pone qui pure di prosoma e di ad- dome, ma quest'ultima regione risulta dall'addome propriamente detto, largo e composto di sette segmenti e del postaddome (o coda), che diviso in sei segmenti, di cui l'ultimo sferoidale, terminato da un'unghia acuta, legger- mente curvata. Questo ultimo articolo contiene una doppia ghiandola vele- nifera, che inette all'esterno traverso l'unghia suddetta, la quale dunque perforata per lungo e presso l'apice mostra due piccoli fori, pei quali geme il veleno. Anche questa ghiandola velenifera, come quella dei Eagni, circondata da una tunica muscolare che, contraendosi, determina la eiaculazione del liquido velenoso (fig. 137). 1 cheliceri sono divisi in tre articoli e terminati da chela; essi si vedono sporgere disotto l'orlo anteriore del prosoma o capotorace. I palpi sono grandissimi e, col loro ultimo articolo foggiato a chela robusta e pi grosso degli altri, danno il caratteristico aspetto allo Scorpione. Le zampe sono di grandezza crescente dal primo all'ultimo paio, semplici, terminate da due unghie. Su quell'articolo dell'addome che si conta per secondo, vedonsi, al ventre, i caratteristici pettini (fig. 136 p), cio due appendici, inclinate all'indietro ed al- l'esterno, coll'orlo inferiore intagliato in tanti denti ordinati, cos che il nome di pettini veramente giustificato. Al ventre poi, dal 3. al 6. articolo dell'addome, veggonsi, sui lati, le fes- sure (fig. 136 s), che portano nei sacchi polmonari, e sono quattro paia. Fig. 135. Thelyphonus caudatus (Linn.), dal dorso, in grandezza natur. (da Blanchard). ll.I AFFINI DEGLI INSETTI 129 Fig. 136. Uno Scorpione velluto dal ventre; p pettini; s, stigmi (ila Emery). Sul capotorace trovansi due grandi ocelli, situati accosto alla linea mediana longitudinale. Inoltre, presso il margine del capotorace, trovansi generalmente altri occhi (da due a cinque per Iato) pi piccoli. Gli Scorpioni sono diffusi nelle regioni calde, o nei paesi pi ealdi delle regioni temperate. Cos ad es. in Europa, essi non salgono oltre il 45. grado di latitudine nord. Nei paesi subtropicali o tropicali si tro- vano inoltre le specie pi voluminose e peri colose. alcune delle quali raggiungono o su- perano una quindicina di centimetri, dall'orlo anteriore del capotorace all'apice della coda. Si comprende che questi grossi animali vele- niferi sono impressionanti e del resto la loro puntura veramente pericolosa anche per l'Uomo; mortale poi per animali minori. Sono tutte forme predatrici, che si na- scondono volentieri nelle fessure dei muri, sotto le pietre, ecc., durante il giorno e vanno a caccia specialmente di notte. Predano e si nutrono di ogni specie di Insetti, Ragni, ecc., che possono afferrare colle loro tenaglie ed uccidere subito, iniettando nel corpo della vittima il veleno contenuto nell'ultimo articolo della coda. Neppure si risparmiano fra loro. Essi succhiano la preda o la sbra- nano e divorano. Gli Scorpioni sono vivipari. 1 piccoli, di colore molto pallido, somigliano in tutto ai genitori. Essi, per qualche giorno dopo nati, stanno tutti sul dorso della madre e vi si trattengono tena- cemente. Di poi si disperdono ed ognuno provvede alla propria esistenza. Subiscono parecchie mute, cio sem- plici esuviamenti senza modificazione sensibile dei loro organi esterni. La triste fama e paurosa che godono gli Scorpioni di animali temi- bili e detestabili, non troppo giusti- ficata per le forme nostrali, ma assai meglio per le grosse specie tropicali o subtropicali, la cui puntura pu essere seriamente pericolosa ed anche mortale. L'efficacia del veleno varia non sol- Fig. 137 . - Estremo articolo caudale mostrante le ^^ coHe dimension j (lello Scorpione, "hmulole velenifere di Scorpione. * ,1. ..li loto e separatane nna : B, vednte di sopra. Ingrandito ma ancora Col Clima e colla tempera- la , Bianchard). tuv& ambiente, essendo esso pi attivo quando e dove pi caldo. singolare che alle punture degli Scorpioni sembra sia possibile una specie di adattamento, per cui esse fanno maggior effetto nella prima volta che non nelle successive e sempre in grado minore, fino a che non ne rimani' che quello meccanico della semplice ferita. Cos'i avviene che i cacciatori di Scorpioni, conforme ricorda il Redi, la A BBRLE8B, (ili Insetti, li. 17. 130 CAPITOLO PRIMO quale professione una volta era praticata piuttosto largamente, poich gii usi a cui si facevano servire gii Scorpioni, specialmente in medicina erano moltissimi, quanto, del resto, senza fondamento serio, per togliere questi animali dai sac- chetti in cui li portavano, vi introducevano le mani senza scrupolo alcuno e li toglievano a manate. Del resto la puntura dei nostrali Scorpioni comuni, dico di quelli italiani, che appartengono al genere Buscorpius, assai poco pericolosa. Ma fra le specie europee si annovera i Buthus europaeus (o B. occitanus di altri autori), pressoch cosmopolita, spettante all'Europa meridionale, cio Spagna, Grecia, ecc., che si trova anche nel mezzod della Francia, anzi vi comune, ma che, cosa stranissima, non si incontra, ripeto, da noi, e questo Scorpione molto pi grosso degli Euscorpius suddetti ed anche la sua puntura seriamente pericolosa. Molti sono i naturalisti che hanno fatto diligenti esperienze col veleno di questi Buthus e. d'altri Scorpioni e ne hanno avuto risultati che dimostrano l'attivit grandissima del veleno sugli Artropodi, ma ancora su Vertebrati anche di non piccolo volume, mentre invece non sembra altrettanto efficace contro i Pesci ed i Molluschi. Anche il nostro Redi ha eseguito innumerevoli esperienze e molto scrupolose col veleno di un grosso Scorpione africano e ne ha dimostrato la grande veleno- sit, specialmente rispetto ad animali non troppo voluminosi. Il veleno degli Scorpioni liquido e solubile nell'acqua, in- solubile invece nell'alcool assoluto e nell'etere. Secondo Toyeux, una goccia di tale liquido, sia pure allungato in acqua, iniettato sotto la cute di un Coniglio, lo uccide rapidamente. Anche gli Uccelli ne muoiono in poco tempo. La stessa quantit uccide da sette ad otto Rane. La massima efficacia si manifesta negli Artropodi, perch la centesima parte di una gpccia basta per uccidere un Granchio, anche ben grande e cos pure Mosche, Ragni ed Insetti sono come fulminati dalla puntura dello Scorpione. Un (Jane, che sub per quattro volte la puntura del Buthus europaeus L., dopo gonfiamento locale, vomiti, convulsioni, mor in cinque ore. Una puntura dello stesso Scorpione sul pollice di un Uomo determin il gonfia mento del braccio, che divenne grosso quanto la gamba; seguirono convulsioni, delirio, vomiti frequenti e sincope. Le condizioni migliorarono dopo cinque giorni, ma occorse molto tempo alla guarigione completa. In generale ad un periodo di eccitamento nell'individuo ferito dallo Scor- pione, segue un accesso di depressione. Il veleno agisce sul cervello ed in un modo da potersi paragonare all'azione del Curaro . L'ordine si divide in parecchie famiglie, cio: Butidi, Scorpionidi, Cherilidi. Cactidi, Veiovidi, Botriuridi. Le specie europee appartengono alla prima ed alla quarta famiglia. Nella prima si novera il Buthus europaeus L., gi citato (Isometrus europaeus di altri autori) e molte altre specie esotiche. La seconda famiglia comprende specie d'Africa, Asia e di America; la terza Fig. 138. Uno Scorpione comune {Enseorpus flaricaiidis Degeer) debolmente ingrandito, dal dorso. GM AFFINI DF.GLI INSETTI 131 forme orientali; la quinta specie Indiane e la sesta forme Australiane e Sud- americane. Nella quarta famiglia stanno i generi Euscorpius, con tre specie o quattro nostrali (E. flavicaudis De Geer; E. italious Herbst; E. fanzagoi Sim. ; E. carpa- thieus L., molto simili fra di loro e che si distinguono Pumi dall'altra solo per minute particolarit. La pi comune VE. flavicaudis De Geer (flg. 138). Anche il gen. Belisarius (con forme completamente cieche e delle grotte) appartiene ad altre parti d'Europa; ad es. il Belisarius xambeui E. Sim. dei Pirenei. Fra le maggiori specie va ricordato lo Scorpio imperator dell'Africa centrale che pu essere lungo fino a 20 centim. M i r i a p o d i . Fra tutti gli Artropodi, le forme meno discoste dagli Insetti sono appunto i Miriapodi, i quali ritraggono il loro nome dal numero grandissimo di piedi posseduti da talune specie, che se non sono precisamente diecimila, come vor- rebbe indicare la etimologia del nome stesso, possono raggiungere per la non Trascurabile cifra di anche un centocinquanta paia, sebbene nonostante un cos grande numero di appendici locomotorie, i Miriapodi, in generale, siano animali poto proclivi al moto e lenti, toltene poche specie, tra le quali giova notare la comune Scutigera delle nostre case, che invece velocissima, sebbene non cos ricca di piedi tino al numero sopracitato. Il gruppo interessante appunto per le ricordate affinit cogli Insetti, che sono tali da far s che alcune forme del gruppo dei Sintli sieno state conside- rate, se non come un auello ili passaggio fra i Miriapodi e gli Insetti, come qualche cosa di simile ad un un ceppo comune, dalle cui branche divergenti poi si sono incamminate le due classi suddette di Artropodi. Certo si per che il gruppo dei Mirientomi o Proturi, come si dicono, recentemente messo in luce, mostra insieme caratteri degli Insetti pi bassi ed altri dei Miriapodi, non potendosi per accordare bene n cogli uni n cogli altri e lasciando molto incerto il sistematico sulla loro precisa posizione, che in- tanto cade fra le due classi. La forma generale del corpo, comune fra i Miriapodi, quella allungata assai, tranne che pel gruppo dei Glomeridi, dove invece essa raccolta cos che questi animali ricordano molto quei comuni Porcellini terrestri, a tutti ben noti, che sono invece dei veri Crostacei. Il corpo dei Miriapodi diviso in segmenti numerosi ed omonimi, cio tutti eguali fra loro, ad eccezione del primo e di un riiccolo numero fra gli estremi e questo numero corrisponde, in certo modo, a quello dei piedi, poich per ogni anello si conta un paio di zampe (Chilopodi, Sin/ili, ecc.) o due (Diplopodi),, a seconda che il segmento o meno composto di un solo anello o di due fusi as- sieme. Anche nei Diplopodi per i tre primi segmenti del corpo (toracali) hanno ciascuno un solo paio di zampe. Sempre dillereuziato il capo, il quale molto somiglia a quello degli In- setti e sta alla parte anteriore del corpo, munito di ben visibili antenne, talora notevolmente lunghe e degli organi boccali. Talora l'estremo corpo (Chilopodi, Sinfili) porta due veri e propri cerei, che sono variamente foggiati, non di rado somigliando a zampe ambulatone essi 132 CAPITOLO PRIMO pure o costituenti insieme un forcipe, oppure conservando l'aspetto di organi sensoriali antenniformi. La respirazione, se affidata ad organi speciali, sempre per trachee dipen- denti da stigmi, che, in numero vario, a seconda di quello dei segmenti del corpo, si trovano aperti sui lati del tronco, di dove procedono tubuli aeri feri negli organi tutti del corpo. Nella Scutigera per i fori respiratori sono sul dorso dei segmenti, nel mezzo dello scudo dorsale e ciascuno comunica con ciuffi di tubi aerei. I pi vecchi autori sono stati in dubbio circa la posizione sistematica dei Miriapodi, alcuni volendo aggregarli ai Crostacei, sia per la somiglianza dei Glo- meridi con quei Porcellini sopracitati, sia perch nei Diplopodi il tegumento arricchito di sali calcarei, che lo rendono fragile e ricorda cos quello dei Cro- stacei, nei quali la presenza dei detti minerali nello scheletro di regola. II Leach per, molto giustamente, separ per primo i Miriapodi dagli altri gruppi di Artropodi, facendone una classe a s. Gli arti, per la forma dei loro segmenti, sono meno differenziati che non quelli degli Insetti. Quanto all'apparato boccale, esso si compone del labbro superiore, delle mandibole, delle mascelle e del labbro inferiore, per si notano rilevanti diffe- renze fra i vari gruppi di Miriapodi. Infatti nei Diplopodi, Pauropodi e Sinfili le mascelle sono fuse col labbro inferiore in un pezzo che prende il nome di ipostoma o gnatochilario e non esi- stono palpi, u mascellari, u labiali bene distinti, n entra a far parte della bocca alcun paio di zampe. Nei Chilopodi il labbro inferiore distinto dalle mascelle e reca due bei palpi articolati; inoltre il primo paio di zampe trasformato in piedi-mascelle. Nei Mirientomi le mascelle hanno palpi e sono distinte dal labbro inferiore, che porta esso pure palpi, mentre nessun paio di zampe viene a far parte della bocca. I piedi-mascelle dei Chilopodi sono composti di pi articoli ; i pezzi basali fusi assieme, formano una specie di labbro mobile dietro la bocca e sono traversati, nell'ultimo articolo foggiato ad unghia, dal condotto di una ghiandola velenifera, che mette all'esterno per un foro esistente nell'apice stesso dell'unghia (fig. 139, B). L'insieme di questi piedi-mascelle forma dunque una tenaglia entro cui l'og- getto afferrato viene stretto e contemporaneamente vi si inietta il veleno. Questa del veleno, il quale manca negli altri gruppi all'infuori dei Chilo- podi, non la sola secrezione vistosa dei Miriapodi, poich noto che i comuni Julus o Centogambe, sono molto puzzolenti, cio emettono una sostanza liquida, fetida, che loro esce da forellini minuti, aperti ciascuno su ogni articolo del corpo (meno alcuni primi e gli ultimi); noto inoltre che certi Geophilus. se molestati, emettono da ciascun segmento al ventre, una gocciola di sostanza rossa, fetida, ecc. Il Geofilo elettrico d fuori una secrezione luminosa molto appariscente nel buio, ecc. Gli occhi dei Miriapodi sono semplici ed aggregati in vario numero sul capo. Quelli della Scutigera sono invece composti alla guisa degli occhi degli Insetti. Speciali organi dei sensi si trovano disseminati sul corpo dei Miriapodi. Ad es. sul capo dei Diplopodi, si osserva il cos detto organo del Tomswary; nelle antenne dei Pauropodi vedonsi particolari organi sensorii in forma di papille sfe- roidali, ecc. In generale i Miriapodi sono ovipari. Lo sviluppo avviene senza vere meta- GLI AFFINI DEGLI INSETTI 133 mortosi, ma i giovani nascono con un numero di segmenti minore che non sia quello degli adulti rispettivi, ed il numero degli articoli cresce particolarmente ad ogni esuviamento. Questo il carattere per cui i Mirientomi non possono essere riuniti agli Insetti, come taluno autore vorrebbe. Alcuni Miriapodi sono di dimensioni veramente piccolissime, come si osser- vami ad es. nei Pauropodi, dove la misura media del corpo si aggira intorno al millimetro, mentre altri, specialmente fra gli esotici, nei gruppi dei Diplopodi e Ctiilopodi, raggiungono dimensioni vera- mente vistose, fino a molto oltre i venti centimetri. Tutti questi animali vivono in am- bienti piuttosto umidi, sotto le pietre, sotterra, fra le foglie marcie, ecc. e mentre i Diplopodi in generale si pos- sono dire non predatori, ma viventi piut- tosto di sostanze vegetali vive o putre- scenti, invece fra i Cliilopodi si incon- trano attivi e temibili predatori, temi- bili, dico per altri Artropodi e Vermi, che assalgono ed uccidono merc il ve- leno dei loro piedi-mascelle. Ma le Scolopendre, che sono i mag- giori Cbilopodi, sono da temersi anche per parte nostra, siano quelle europee, il cui morso pu recare la febbre per qualche giorno anche all'Uomo, sieno quelle forestiere, di cui taluna raggiunge perfino i 25 centimetri di lunghezza, ed davvero un animale pericoloso se, come si afferma, col suo morso, pu condurre alla morte l'Uomo stesso. Si comprende che mentre fra i pre- datori si potrebbe citare qualche forma da ritenersi utile, invece, fra i Diplopodi pu essere annoverata qualche specie agrariamente nociva, perch attacca spe- cialmente le piante al loro nascere. Divideremo, cogli autori pi accre- ditati, la classe dei Miriapodi nei seguenti sottordini : Diplopodi; Chilopodi; Sintli; Pauropodi; Mirientomi Fig. 139. Scolopendra cingidata. A, capo e pi imi segmenti del corpo visti dal disotto; Fin. piedi-mascelle; IT, mandibole; P. palpi. B, piedi -mascelle separati dal resto. Ingrandito. Diplopodi. Questo ordine, di cui si hanno ovvi esempi nei Centogambe comuni e che racchiude le seguenti principali famiglie: Polyxenidae ; Glomeri&ae; Polydesmidae; Ghordeumididae ; dicati. Julidate; Polyzonidae, distinto dai caratteri qui sotto in- 134 CAPITOLO 1MIMO Corj) cilindrico o depresso, composto di numero variabile di segmenti, ciascuno recante (all' infuori degli anteriori e degli apicali) due paia di zampe. Antenne di 7 od 8 articoli. Man- cano i piedi-mascelle. Non veleniferi. Alcuni si avvolgono a spira se molestati od in pericolo, altri a pallottola. Nella famiglia Pob/xenidae sono compresi piccoli animali (i nostri rappresentanti maggiori non superano i 5 millimetri di lunghezza), tardi, con ciuffi di peli molto ornati sui lati ed attorno alla testa e peli partico- larissimi in due scope, all'estremo poste- riore del corpo. Sono predatori di altri Artropodi minori. Le specie pi comuni da noi sono il Poyxenus lagurus (L.) ed il Lophoproctus lucidus (Oliai.) (fi- gura 140). Il primo pi comune del se- condo nell'Italia settentrionale. Vi- vono sotto le pietre o sotto le cor tecce delle piante, sui tronchi delle quali il P. lagurus si trova durante la calda stagione. Si creduto che il P. lagurus ci potesse essere utile come distruttore della Fillossera, ma se pure il piccolo Miriapodo all'occasione pu divorare un individuo o due del pericoloso Omottero, addirittura assurdo attendersene il bench minimo vantaggio La famiglia dei G-lomeridi composta di forme a corpo breve, scmicilin- drico, che possono arrotolarsi a pallottola come i comuni Porcellini di terra, ai quali somigliano. Molte forme esotiche raggiungono grandi dimensioni, anche 5 a centim. di lunghezza, ma le nostrali, appartenenti ai generi Glomeris, Gervasia sono molto pi piccole; le prime sono pi lunghe di un cen- timetro e le altre anche pi piccole, non arrivano a 4 inill. Vivono sotto le pietre, si appallottolano se impau- rite; non hanno importanza pratica di sorta e non sono nemmeno molto comuni dovunque (lg. 141). I Polidesmidi (fig. 142) e molti Gordeumidi hanno il corpo cilindrico, ma che sembra pianeggiante per espan- sioni carini formi dei segmenti, sui lati. Il numero degli anelli del loro corpo modesto, circa di una ventina nella prima famiglia e di una trentina nella seconda. Si Fig. 110. Due Polixeuidi nostrali, ingranditi ili ima decimi di diametri e proni (da Berlese). A, Poyxenus lagwrus (L.) ; B, Lophojroctus lucidus (l'imi ). b'ig. 111. Glomeris con- nexa Koch, var. lunato- sguala Costa. luiiraudita circa de] doppio (da Berlese). tratta di forme vegetariane con poco interesse pratico, e viventi sotto le pietre, nelle sostanze vegetali putrescenti, ecc., ma talora anche a danno di piante coltivate, poich ne attaccano le radici. La specie nostrale pi comune il Polydesmus cowplanatus (L.), che pu arrivare ai due cent, circa di lunghezza o poco pi. Il Del Guercio attribuisce al P. oomplanatus e ad un Strougylosoma, che appartiene alla stessa famiglia, nonch a specie di Craspedosoma, che spettano alla famiglia dei Cordeumidi, danni non indifferenti ai prati di Loiessa del Ferrarese ed ai campi di Grano delle provinole di Ferrara, Parma, Piacenza e Modena. I danni, come quelli delle larve di Elateridi, sono portati nella regione del colletto o nodo GLI Ali INI DEG1 1 INSET1 I 135 :ill:i viralo, dove questi Miriapodi Beavano un solco lungo l'aase longitudinale del l'usto e limitato parte dell'asse olorofillato contenuto nel terreno. Entro terra o fuori di terra, gli animaletti passano la una all'altra pianta e man mano che, coll'aumento della pianta stessa, i tesanti si fauno pi consistenti, dallo stelo dei cereali vernini i Miriapodi passano a quelli estivi, come il Panico, il Miglio ed il Granturco e, verso il giugno sulle l'i le radici della Carota, della Pastinaca, della Barbabie- tola, dal (avolo e di altre piante. 11 Del Guercio, da cui togliamo queste Dotizie, consiglia l'uso di Bolfosali alcalini o di solfuro di carbonio, trasfor- mato in solfocarbonato di potassa e di calce, alla dose dal 3 al 5 ,, nell'acqua e spargendo delle soluzioni col mezzo delle pompe a grande lavoro per le piante erbacee. L'Autore calcola a circa 60 lire, fra tutto, la spesa per mezzo ettaro ad un ettaro di terreno, spesa, che non grave pensando die questi Miriapodi generalmente invadono ristrette zone di terreno. Anche tra i Brachyde.smus, Diplopodi che molto somigliano ai Poydesmus, qualche specie avrebbe attitudini dannose alle piante, conformi alle citate. Quanto ai Craspedosoma essi sono accusati di attaccare i chicchi di Grano seminati allorch cominciano a germogliare. Fig. 142. Un Poydesmus (P. di- ,, , , .. ,. , . smylus Berlese) ingrandito circa .Molte forme esotiche sono assai pi grandi. In 4 volte e prono (da Beriese). condizione di timore, questi animali si avvolgono su s stessi a spira. Dei Polizonidi non vale la pena di tener parola, poich presentano interesse solo pegli zoologi, ma nella famiglia degli Julidi si incontrano molte forme, che meritano di essere ricordate per la loro frequenza e perch alcune sono accusate di danni alla vegetazione in par- ticolari condizioni. Gli scrittori di Entomologia agraria, hanno da tempo rivolto le loro accuse al Blaniulus guttulatus Bosc. del quale si dice che danneggia gravemente piante diverse, ma in modo particolare le Fragole (fig. 144). L'animale si cela sotto le foglie morte e nel concime attorno alle piantine e su queste sale per corroderne i frutti, nei quali penetra dalla base, allorch sono maturi e non di rado il consumatore mangia col frutto questo suo baco. In mancanza d'altro questi Midi offendono le piante erbacee, conforme si veduto fare da parte dei Polisdemidi ricordati e si combattono come questi. Qualche specie di Juus fra i comuni Centogambe, considerata come nociva a piante diverse, di cui roderebbe le radici. Ho avuto per occasione di constatare io stesso ch e non di rado il Paehvjulus flaripes (K.), l dove numeroso, come talora avviene in localit dell'Italia centrale e me- ridionale, dove la specie diffusa, pu riuscire seriamente nocivo alle seminagioni, specialmente di leguminose e cereali, rodendo i semi allorch germogliano e le tenere piantine da qualche giorno sortite di terra. Fig. 143. Tre Julidi cornimi. A. Pachyjuhu varine (F.) : B, Juh/s sabu- Insu* iL.i. f. altro Julus avvolto a epira. Tatto in grandezza naturale. 136 CAPITOLO PRIMO Le nostrali specie di luridi (fig. 143) pi comuni e piti grosse appartengono al genere Pachyjalns. Nell'Italia settentrionale molto comune il P. varimi (Fabr.), clie si trova talora anche sulle piante, nei grappoli d'uva matura, ecc., tutto nero di pece e coi piedi neri ; giunge a 9 era. di lunghezza. Il /'. oenologus Beri., di colere traente al sanguigno, molto scuro, quasi nero e coi piedi di color vinoso, lungo fino a 85 mill, e vivente nell'Italia centrale e meridionale ; il I'. flaripes (K.), bruno al dorso, giallo-bruno al ventre, coi piedi pallidi, lungo fino a 90 mill. e che si trova nell'Italia centrale e meridionale, ecc. Nel genere Jiins propriamente detto, va ricordato il J. satulosus L., di colore bruno, listato di due linee rosse longitudinali sul dorso; lungo fino a 45 mill., di tutta Italia e comune nel resto d'Europa; l'J. cavannae Beri., che somiglia al precedente, ma le liste dorsali sono piii discoste fra loro e piti pallide. Sonovi poi altri generi nostrali, ad es. Ophjiiliis, Diplojulus, Brachy- jiilus da me istituiti per forme minori e con molte specie nostrali. Fra le esotiche si hanno forme grandissime, appartenenti a gran numero di generi, ad es. Spirobolus, Spirostreptus , ecc., in cui si trovano forme colossali, che raggiungono e superano i 25 cent, di lunghezza. Fig. 144. Blaniulus f/utlnlalits (Bosc). 1 in grandezza na- turale; 2 ingrandito (da Del Guercio). Sinfili e Pauropodi. I due ordini comprendono forme minute, delle quali le maggiori pertinenti al primo gruppo superano di poco il mezzo centimetro e sono rappresentate da noi special- mente dal genere Scolopendica (fig. 145). Si tratta di animali molto interessanti dal lato morfologico e da quello dei rapporti filogenetici cogli Insetti, ma praticamente di nessun rilievo. Vivono sotto le pietre, nei detriti vegetali, sul terreno, ecc., assieme ai Pauropodi. Questi sono anche piti piccoli, cio poco pi lunghi di un millimetro (le specie maggiori); taluni pi piccoli ancora. Essi pure biauchi o leggermente colorati ; non hanno importanza pratica. Fig. 145. Scolopen- drella immaeulata Newj. molto ingran- dita (circa 8 diain. ) (da Berlese). Chilopodi. Sollevando le. pietre nei campi, negli orti, ecc., si mette alla scoperto una fauna speciale, talora molto ricca e molto rappresentata, specialmente se il terreno circostante fresco ed erboso. A limitarsi agli Artropodi non sar difficile vedere aggo- mitolata su s stessa e svolgersi lentamente per poi fuggirsene con velocit qualche grossa Scolopendra dalla tinta gialla, con sfumature olivastre o bluastre sul dorso. Ci accade molto spesso, se tale ricerca si fa nell'Italia centrale e nella meridionale. Si trover anche qualche Julus, qualche altro Miriapodo, parecchie specie di Insetti, ma quasi costante- mente poi certi altri Miriapodi, aventi tutto l'aspetto di piccole Scolopendre, per di colore rosso mattone e che non stanno avvoltolati, ma sempre stesi e fuggono velocissimamente appena la pietra si sollevata. Questi sono i Lithobiut cio animali viventi sotto le pietre, secondo la eti- mologia, ma che si trovano anche, sebbene pi raramente, sotto le foglie marce, nelle borraccine, ecc. (fi"-. 146). Non sar poi difficile che si trovi nello stesso ambiente qualche Geofilide, cio qualche cosa come una lunghissima Scolopendra, di color giallo pi o meno Berlese - Voi. 11. Tav. 11. Tre Miriapodi fra i pi grossi (grandezza naturale). / Scolopendra subftpinipcs delle Indie. 2 SpirogtrepUa indvt del Brasile. .v 1 "ii Glomerideo [Sphaerotherium) di ifrica, Milano - Societ Editrice Libraria. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 137 Fig. 146. Lithobius im- jiressus K., ingrandito circa una volta e mezza ; prono (da Berlese). intenso, con piedi numerosissimi, ma anche brevissimi, avvoltolato replicata- mente su s stesso e che si svolge con grande lentezza u fugge mai troppo velocemente (fig. 147). Non poi infrequente il caso di incontrare nelle nostre abitazioni la Scutigera coleoptrata Latr. (fig. 149), dalle lunghe zampe e dalle lunghissime antenne, grigia, cogli arti distesi sul piano, corrente con grandissima velo- cit sulle muraglie. Ecco i principali rappresentanti e pi comuni dei Chilopodi, i quali si dividono in parecchie famiglie e siano per noi ricordate le principali, cio; Geophilidae ; Lithobiidae ; Scolopendridae ; Scutigeridae. I caratteri morfologici dei Chilopodi si possono cos riassumere brevemente : Corpo depresso, composto di un numero variabile di segmenti, ciascuno dei quali porta un solo paio di piedi. Autenne lunghe di un numero variabile, talora grandissimo, di articoli, non meno di 12. Piedi del primo paio trasformati in organi di presa, al servizio della bocca. Veleniferi. Tra i Geofilidi, che contano molti generi e molte specie anche nostrali e che vivono entro terra anche profondamente, ricorderemo il Geophihis electricus (L.), che emette una secrezione luminosa, per cui l'animale brilla di una fosforescenza speciale e gli Himantarium, che sono i pi volu- minosi Geofilidi, dei quali da noi si trovano due specie comuni, VH. gabiielin (L.) e VH. rugu- osum Koch. Il primo arriva a 190 mill. di lunghezza ed ha fino a 173 paia di zampe ; il secondo, che molto gli somiglia, giunge a 120 millimetri ed ha fino a 100 paia di zampe (fig. 147). Questi animali predano Vermi ed Insetti molli. Assal- gono perfino i grossi Lombrichi di terra, sui quali si avvolgono a spira, senza per stringerli come risano fare i Serpenti, ed intanto li teuagliano coi loro piedi mascel- lari, li mordono, iniettando il veleno, fino a che riescono ad ucciderli. I Geofilidi sono accusati di danni alle radici di piante, come Patate, Carote, ecc. Secondo Kirby, questi animali, se in gran numero, fanno morire le Leguminose, forando di gallerie in tutti i sensi le radici, aiutati in ci dai Polydesmua e da Insetti e Verini diversi. I Litobidi, che contano grandissimo numero di specie e di generi distribuiti in tutto il mondo, non hanno importanza pratica di sorta. Le specie maggiori da noi, come il L. montanus K., sono presso a poco della grandezza indicata nella fig. 146, che per rappresenta altra specie al- quanto ingrandita. I pi piccoli si aggirano in torno al centimetro di lunghezza. Nella famiglia degli Scolopendridi si trovano i massimi rappresentanti di tutto l'ordine. Le specie pi voluminose e temibili pel loro morso si rinvengono nei paesi caldi. Da noi sono comuni alcune poche Fin. 147. Un Geofilide: Rimantarium rugnlosiim Koch., in grandezza natu- rale (da Berlese). A. Berlese. ali Insetti, II. 18. 138 caputolo pimio specie, delle quali la pi ovvia, specialmente nell'Italia meridionale, la Scolo- pendra cingulata L. ed un'altra forma, propria delle Isole (Sicilia, Sardegna, ecc.), che per si scosta alquanto dalle Scolopendre vere, di cui ha tutto l'aspetto, il Plutonium zwierleiini Gav. e sta, come la 8. cingulata, di cui ha le dimen- sioni, sotto le pietre (fig. 148). La Scolopendra cingulata L. o S. morsitans degli autori, la specie pi comune nel Sud-Europa, conni - nissima poi nell' Italia meridionale. Non si pu quasi levar pietra nei campi, che sotto non vi si trovi qualche esem- plare di questa specie. Si tratta, come delle for- me congeneri ed affini, di un animale notturno, che di giorno rimane cos nascosto e di notte va a caccia di Insetti, Arac- nidi e Vermi, che afferra tra le zampe, avvolgeu- dovisi attorno e tratte nendo la preda merc i piedi posteriori, che sono robustissimi ed armati di forti aculei, mentre intanto la morde coi piedi mascelle ed iniettandovi il veleno la uccide in brevissimo tempo, per divorarla poi con comodo. Il veleno non certo meno attivo di quello dello Scorpione nostrale anzi assai di pi, ed molto pericoloso lasciarsi mordere da questo im- pressionante animale, poich se ne pu avere, oltrech gonfiore della parte e vivo dolore, anche qualche accesso febbrile. Il colorito della Se. cingulata giallo con sfumature verdastre dorsali. Le nostre Se. dalmatica K. e Se. clavipes K. sono invece di colore olivastro. Il Plutonium zwierleinii, descritto dal Oavanna, ma forse gi noto al Costa, di coloro giallo ranciato. Si gi detto che alcune specie esotiche di Scolopendre, specialmente delle Indie, raggiungono dimensioni veramente colossali e sono molto pericolose anche all'Uomo. Sulle Scolopendre, nonostauto tutta la loro terribilit, si avventurano speciali Acari del gruppo dei Ganiasidi, che u percorrono continuamente tutto il corpo e non souo veramente troppo piccoli. Fig. 148. Le due massime Scolopendre nostrali in arandezza uatur. A, Scolopendra cingulata Latr. ; B, Plutonium zwierleinii Cav. e; LI AFFINI DEGLI INSETTI 139 Sulla Scolopendra nostrale comune illParantennulua scolopendrarum Bori., come sulla Scolo- pendra inbspinipe Leaoh ili Giava, si trova abbondante il Disco;irmi, mirbili Beri, e su Scolo- pendre e grossi Inlidi {Spirottreptus) di Giava, si trova anche l' Heterozercon audax Beri. Tutti questi Acari vivono o di qualche essudato dei detti Miriapodi o dei detriti od avanzi delle loro prede. La Scutigera coleoptrata L. (Se. araneoids, Cermatia variegata, araneoides, ecc., degli autori), che ha parecchi nomi volgari e la cui presenza in Italia creduta dal popo- lino un avviso di una prossima buona ventura (perci in talune regioni si chiama comunemente Fortuna) diffusa in Europa ed altrove, nel Nord-Africa, Asia. ecc.. mentre altre specie si rinvengono in altre parti del globo. un animale prevalentemente notturno e che di notte appunto d la caccia agli Insetti domestici e particolarmente alle Mosche co- muni. velocissimo e perde con tutta facilita, specialmente quando si afferra, le zampe, sopratutto le posteriori, che sono lunghissime. Forse si tratta di un caso di autotomia o per- dita spontanea degli arti in momento di peri- colo. Questo Miriapodo morfologicamente molto interessante per molti caratteri e par- ticolarit, mediante le quali si accosta agli Insetti. lungo circa 3 eentim. non computate le zampe e le antenne. Il colorito pallido, con tre liste longitudinali pi brune (flg. 149). Mirientomi. Questi singolari esseri minutissimi, giacche i mag- giori giungono a circa un millimetro e mezzo, hanno insieme i caratteri degli Insetti pi bassi e dei Miria- podi, ai quali certo si avvicinano perch nello sviluppo postembriouale aumenta il numero dei loro segmenti addominali da 9 a Ili; perch possiedono tre o quattro paia di arti addominali, sia pure allo stato rudimen- tale, ecc. L'aspetto per e gli organi boccali si avvicinano a quelli degli Insetti e possiedono tre paia di arti toracici, ma il luogo dell'apertura sessuale diverso. Le specie nostrali, che sono una dozzina circa finora trovate in Italia, mentre qualcuna si rinvenuta in altre parti d'Europa e nell'America del nord, si dividono in due famiglie, a se- conda che hanno stigmi e trachee (Eosentoniidae), o che ne mancano ( Acerentomida). In queste famiglie mancano affatto le antenne, ma in un genere esotico (Protapteron) delle Indie, le antenne si trovano e sono lunghe, cilindriche, multiarticolate. In questo genere ancora i piedi addominali sommano a quattro paia, mentre negli altri generi delle due famiglie no- strali, i detti arti sono in numero di tre paia soltanto. Sempre per ne sono forniti i soli seg- menti anteriori dell'addome. Questi animali hanno anche ghiandole repuguatorie all'estremo addome. Fig. 14il. La Scutigera coleoptrata (L.) delle case. Leggermente ingrandita (da Berlese). 140 CAPITOLO PRIMO Le larve, molto simili all'adulto, nascono con 9 segmenti addominali. Nelle successive mute il numero aumenta per ciascuna muta di uno, fino a rag- giungere i 12 segmenti. Cos ho trovato io, che ho pub- blicato una grossa monografia di questo ordine. Vivono tutti entro il terriccio ; fra le borraccine o le foglie marce o sotterra e sembra sieno predatori di animali minori. Sono lenti, portano le zampe anteriori sollevate ed in atto raptatorio, come fanno le Mantis (fig. 150). Per alcuni autori il gruppo forma un sottordine (Pro- turi) di Insetti fra gli Apterigoti. Come ripeto, queste forme, certo molto interessanti morfologicamente e dal lato sistematico, non hanno, che si sappia finora,, alcuna importanza pratica. Questi, cogli Aracnidi e le altre forme ricordate in precedenza, sono gli Artropodi tracheati affini degli Insetti, che conveniva conoscere abbastanza prima di iniziare lo studio della vita degli Insetti propriamente detti e sopratutto delle specie le quali, dal punto di vista pratico, hanno per noi un sensibile interesse. Fig. 150. Un Mirientomo (Acereti- tomon), molto ingrandito (da Berlese) Bibliografia. Opere zoologiche sugli Artropodi in generale, dove trattato degli Aracnidi e dei Miriapodi, oltre che degli Insetti. Albin E., Insectorum Angliae Naturalis Historia, etc. Loudini, 1731. Aldovrandus U., De animalibus insectis libri septem. Bononiae, 1602. Audouin J. V., Iconographie des Anelides, Crust., Arachn. et Myriapodes. Paris, 1829. Berlesk A., Acari, Myriopoda et Scorpiones hucusque in Italia reperta. Con 1200 tavole. 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L'ANTICHIT DEGLI INSETTI GRANDI archivi dove in pagine eterne scritta la storia degli organismi che hanno popolato il globo in tutti i tempi ; gli strati che compongono la crosta ter- restre e conservano le traccie ed i testimoni della vita attraverso le migliaia di secoli dalla sua prima manife- stazione al momento attuale ci dicono che specie di In- setti pi o meno somiglianti alle attuali hanno, da tempi remotissimi, abitato sul nostro pianeta e le loro vestigia sono impresse indelebilmente nelle roccie, come interi corpi e ben conservati si custodiscono nell'ambra, nel copale ed altrove ed illuminano lo studioso circa l'origine di queste meravigliose forme attualmente viventi. Ma se altri animali dotati di scheletro pi resistente ed impregnato di sali minerali hanno potuto lasciare le traccie loro pi abbondanti, complete e pi di- mostrative, come sono ad es. tutti quei Molluschi, Brachiopodi, Trilobiti, ecc. che formano la pi numerosa falange in appoggio della Paleontologia, pure anche degli Insetti, rappresentati da parti loro e spesso da interi e ben conservati corpi (come sono quelli compresi nell'Ambra e nel Copale) non scarse n poco carat- teristiche traccie si sono conservate nei vari strati. N solo Insetti adulti si trovano a testimoniare della presenza di questi Bsapodi nelle varie epoche, ma, ancora le loro forme giovanili o i follicoli delle uova od i bozzoli ed altre protezioni di larve e di ninfe od anche parti di piante colle speciali alterazioni dovute ad insetti diversi. Certamente il maggior numero dei resti di Insetti, che sono finora stati fatti oggetto di studio, si riferiscono alle ali, di cui la speciale disposizione delle ner- vature offre caratteri sicurissimi diagnostici e di confronto colle vicine forme attuali. Perci appunto questo studio pterografico, dal quale anche per gli Insetti attualmente viventi, in particolar modo di taluni ordini, cos grande ed eccellente messe di precise indicazioni si hanno, del pi grande rilievo alla definizione dei generi e delle specie, seguito col massimo interesse e scrupolo da parte degli studiosi delle forme fossili di Esapodi. Non e per da credere che a questo solo si restringa il materiale paleoen- l'antichit DEG INSETTI 153 tomologico, mentre si sono trovati resti numerosi e bellissimi anche ili molte altre parti del corpo ed impressioni ottime in roccie diverse particolarmente del periodo carbonifero. Cosi si hanno zampe posteriori e parti di ali, anche col caratteristico organo stridulante di Locnstidi primitivi; ed avanzi, con ovopositori e lunghe antenne setiformi di Elcanidi, che si considerano per progenitori degli attuali Locnstidi. Di un antenato dei presenti Eincoti, cio delV Eugereon si hanno mirabili impronte dell'organo boccale tutto. Nel Carbonifero si sono rinvenuti Esapodi da considerarsi come capostipiti degli attuali Ortotteri e mostrano le zampe poste- riori saltatone. Avanzi antichissimi di Insetti, forse i pi vecchi, come sono i Paleodittiotteri si hanno in bellissime impronte, che mostrano espansioni aliformi anche del protorace, ecc. Per tutte le epoche geologiche si trovano campioni di Esapodi rappresentati da vestigia, molto dimostrative ed addirittura preziose per la storia delle migliaia di secoli, di questo grande gruppo cos numeroso attualmente. Certo, confrontando il materiale di specie fossili conosciute tino ad ora, che non sommano ad 8000, delle quali 900 sono del periodo Paleozoico, circa 1000 del Mezozoieo e poco meno di 6000 del Cenozoico, con quello sterminato oggi vivente, che sono parecchie decine di migliai;!, esso pu sembrare scarso, ma a questo proposito giova tener presenti alcuni fatti. Anzitutto le specie attuali sono cos numerose in grazia del diligentissimo studio differenziale che pu essere fatto solo su numerosi e ben conservati indi- vidui e molte volte le differenze specifiche sono tenuissime, sebbene di valore indubbio, ma non tali certo che potessero essere riconoscibili in detriti pietrifi- cati od in individui da studiarsi traverso l'ambra. Inoltre moltissime forme delle pi alte fra gli Insetti appartengono ad epoca recentissima od alla attuale, come sono gli Acrididi, i Lepidotteri, i Coleotteri, gii Imenotteri parassiti, i Ditteri ciclorafi, ecc. Quello che pi interessa, nell'ambito della Paleontologia, si il mettere in vista forme diverse fra loro pi che specificamente a ci che il graduale progresso da specie geologiche alle attuali ed i rapporti genetici fra queste appaia nel miglior rilievo. Ora ci fatto gi molto largamente col sussidio delle forme sinora note fra le paleoentomologiche perch coll'aiuto dei frammenti a nostra disposizione attualmente si possa disporre un quadro abbastanza completo della fauna ento mologica di tutti i tempi, rappresentata ben inteso nelle sue linee generali. Le localit, che hanno dato buona o discreta n esse di materiale paleoento- mologico non sono finora molto numerose n egualmente essa abbondante per ciascun periodo geologico ; vi sono tuttavia, nell'un senso e nell'altro, non poche lacune. Ad esempio del periodo triassico e cretaceo ben pochi sono i rappresen- tanti di Esapodi messi in vista finora. Al contrario, alcuni sedimenti sono straor- dinariamente ricchi di rappresentanti del gruppo. Tale diversa ricchezza dipende dalla diversa capacit di conservazione per parte dell'ambiente, degli avanzi di questi Artropodi. La mancanza di determinate forine in un tempo, le quali per si trovano nel precedente e nel successivo, giustifica il pensiero che essa deficienza si debba attribuire alla natura dei sedimenti non atti alla conservazione delle traccio di Insetti. Perci ancora allorch una forma particolarmente specializzata si vede ap- parire d'un tratto senza alcuna predecessione che quasi la prepari, questa si deve logicamente ammettere per esistita e non ancora trovata o per insufficienza di A. Berlese. Oli insetti, II. 20. 154 CAPITOLO SECONDO ricerche o per inettitudine degli strati precedenti ad una sufficiente conservazione dei resti di simili organismi. Tutto sommato non sembra doversi giudicare per molto scarso il materiale paleoentomologico finora a nostra disposizione. Esso tale, perlomeno, da poter concorrere molto efficacemente ad una storia degli Esa- podi traverso le epoche passate. risultato," fra l'altro, che il pensiero di poter includere anche le specie d'altre et, scomparse ora, negli stessi ordini che attualmente compongono la grande Classe non da seguirsi e gli Autori pi vecchi, che a tale modo di ve- dere si attenevano, si trovavano \n\ spesso nel pericolo di ingenerar confusioni pi che altro. I gruppi attuali sono stati preceduti da altri con caratteri diversi e perci oggid sembra pi opportuno, anzich tentare di far entrare a forza le antiche forme nei gruppi attuali, il raccoglierle in ordini, famiglie e generi a s e pro- cedere ad un paragone, come delle specie cos anche degli aggruppamenti di forme fossili, coi corrispondenti d'oggid, i quali si pu credere che da quelli sieno proceduti. Da quando l'ambra fu ricercata come sostanza preziosa e d'ornamento e quindi attrasse l'at- tenzione anche per le sue note qualit elettriche, fu rilevata la presenza, molto frequente, di Insetti ed altri piccoli animaletti, compresi nel corpo dell'ambra stessa e ci non mancato di destare la viva curiosit degli osservatori di cose naturali. Molto spesso tra gli scrittori antichi fatta menzione di Mosche, Formiche ed altri piccoli animali, che si vedono iicorporati nell'ambra e gi l'Aurifaber ne parla fino dal 1551. Una dissertazione speciale in proposito fa l'Aldovrandi, in due classiche opere (1638 e 1648). Di Miacas majores et minore, culices, crabrone, ape, tineas, blatta*, formica, locustas incluse nell'ambra fa cenno l'Hartmann, poco di poi (1677 e 1699). Anche lo Scheuchzer, trattando di parecchi fossili del Monte Bolca e di Oeningen, accenna anche ad Insetti compresi nell'ambra e ne discorre anche il Mercati (1717). Anche il Vallisnieri parla di Hu- scas, culices, araneas, formica volante, scolopendra alia/ine ammalia, che sono nell'ambra e ci a pro- posito di certi fossili di Turingia (1715). Del resto, ili scarabaei et papiliones trovati nell'ambra in Westrogothia fa menzione anche il Brousell (1729). 11 Sendelius (1742) ricorda diversi insetti dell'ambra ed anche di una falsa ambra che viene dall' Africa e che lieve essere il Copale. Appartengono al secolo successivo accurati e Fig. 151. - Un Dittero dell'Ambra .1-1 Bai- cospicui lavori sugli Insetti fossili, a principiare tic, come apparisce per trasparenza, lugran- da quello di Brulle (1839), che [primamente fece ri- dite circa 3 diam. levare l'importanza di questi per gli studi geolo- gici, mentre il Germar (1839), coutinua gli studi sugli Insetti fossili degli schisti litografici di Solenhofen, studi del resto iniziati gi nel se- colo XVIII e proseguiti di poi dall'Hagen, dal Vou Heiden, dal Goldenberg, dal Giebel, dal Deichmiiller e dall'Oppenheim (dal 1866 al 1888). Importanti sono i lavori dell'Heer, apparsi intorno alla met del secolo scorso, pei quali lo studio degli Insetti fossili ricevette grande impulso. L'Heer illustr circa mille forme di Oeningen in Baviera, di Radoboj in Croazia, di Aix in Francia, dell'Argovia in Svizzera, di Madera, della Groenlandia, ecc. Sono meritevoli di considerazione le sue induzioni circa i modi di vita di questi esseri, i loro rapporti coi fiori contemporanei, i confronti colle forme attuali nonch sul clima delle antiche epoche geologiche. dello stesso tempo la classica opera del Berendt sugli Insetti dell'ambra. Parecchi autori trattano degli Insetti fossili, particolarmente del terreno Carbonifero, trovati in Inghilterra. I. ANTICHIT DEGLI INSETTI 155 I pi notevoli progressi della paleoentomologia si devono al Brongniart, in Francia, ed allo Scudder, negli Stati l" ni ti d'America. Essi, in gran numero di scritti, illustrarono la fauna ento- mologica ili epoche di\erse e di varie Idealit, specialmente dell'epoca carbonifera dei loro paesi. L'opera di questi autori continuata in America dal Cockerell ed in Francia dal Meunier. il finale ultimo sopratutto ba rivolto le sue ricerche agli Insetti dell'Ambra baltica e del Copale. Finalmente l'Handliraoh, in Austria, prese in esame gli Insetti fossili di tutti i tempi e di tutte le localit, pubblicando in proposito molti e voluminosi lavori, nei quali le considerazioni d'indole generale e sintetica sono ampiamente svolte. Noi seguiremo molto davvicino precisamente le opere di questo Autore, nella redazioni' ilei presente capitolo. Del resto lo studio degli Insetti fossili non si limitato alle regioni d'Europa gi citate, ma per molte altre esso stato felicemente seguito. Cosi, oltre ai lavori dell' Heer per la Groen- landia, del Meunier per l'Africa gi ricordati conviene tener presenti quelli dell' Eichwald 1 1864), del Hrauer, del Redtenbacher e del Gangelbauer (1889) per le formazioni giuresi della Siberia orientale; del Murray (18(50) e dell'Hislop (1862) per l'India centrale; dell'Etheridge e dell'Oliti' (1890) per l'Australia i Nuova Galles del Sud). Quanto all'Italia gli studi di Paleoentomologta sono meno ricchi in causa della scarsit di avanzi fossili di Insetti. Tuttavia debbonsi ricordare, colla dovuta lode, i lavori dell'Omboni, del Capellini, del Rebel, del Bosniaska sugli Insetti terziarii delle provincie di Pisa e di Livorno; del Canavari su quelli permiani del Monte Pisano : del Sismonda e del Sordelli pegli Insetti terziari del Piemonte e della Lombardia ; del Gandhi e Strozzi sui travertini toscani ; del Mas- salongo sugli Insetti terziari del Vicentino e del Veronese e del Senigalliese, sui quali ultimi aveva lavorato anche il Procaccini-Ricci. Gi nel 1838 il Guriu-Meneville aveva studiato gli Insetti dell'Ambra siciliana ed a questo proposito giova ricordare una lettera pubblica del nostro Rondani (1840), colla quale vengono emendate alcune determinazioni dell'Autore francese. Gli Insetti dell'Ambra siciliana sono stati, pi recentemente, studiati anche dal Malfatti, dal Tosi e dall'Emery; il primo dei quali aveva anche fatto ricerche sugli Insetti dei tripoli di Mondaino, presi in esame anche dal Cecconi. II Ponzi studi le forme plioceniche del Monte Vaticano ed il Pampaloni rinvenne alcuni minutissimi Insetti nel Disodile di Melili i in Sicilia. Era Paleozoica. Siluriano e Devoniano. Il Brongniart, nel 1885 descrisse una Paleoblitttina douvillei del Siluriano medio di Iurques in Francia e nel 1892 il Moberg illustr un Proiocimex silurieus degli scliisti a G-raptolit di Killeroed in Svezia. Queste due forme sembrarono da considerarsi pei pi antichi insetti cono- sciuti. Senonch. in seguito, esaminati con maggior diligenza i campioni, si dovette convenire che se il primo poteva riferirsi a frammento di Trilobite, il secondo sembrava non potersi neppure considerare per avanzo di cosa organizzata. Per ora adunque all'antichissimo Siluriano non possono essere attribuiti veri e propri Esapodi, mentre si hanno invece avanzi da attribuirsi sicuramente a Scorpioni. Quanto al Devoniano, generalmente sono ascritti a questo strato numerosi avanzi di veri Esapodi, trovati negli schisti di Sant John nella Nuova Brunswick e questa opinione molto frequentemente espressa nei testi di Entomologia e di Paleontologia. Ma i detti sciasti, che da taluno autore sono stati perfino attribuiti al Silu- riano, si riconosce invece che appartengono al Carbonifero. Perci neppure pel Devoniano si conoscono ora forme fossili di Insetti. 156 CAPITOLO SECONDO Carbonifero. A questo periodo appartengono veramente i pi vecchi Insetti conosciuti e se ne hanno numerosissime vestigia. Non gi nel Carbonifero inferiore (Oulm) per quanto sieno stati attribuiti a questo strato quei Kuhn Eiifer o Coleotteri del Culm, i quali si conservano a Berlino ed a Tiibingen, ma che ora non si ritengono neppure per resti di Ar- tropodi e del resto i Coleotteri sono assai tardivi a comparire nelle epoche geologiche. I veri Insetti appaiono, per la prima volta, in quella porzione di Antracitifero che dai tedeschi viene detta unteres Obercarbon e si rinvengono oramai molto numerosi ed in molte localit dell'Europa (in particolar modo Inghilterra, Francia Germania) nonch nell'America settentrionale, (specialmente Mazon Creek, nel- Plllinois). Compaiono, per verit, forme da ascriversi a gruppi ormai tutti estinti, all'in- JP Pig. 152. Un Paleodiottern. Stenodiclya lutala Brongn. A, figaro schematica (ial Brongniart) : B. la stessa ricnst.nuta {da Handlirseh). fuori dei Blattoidi, dei quali si hanno molti rappresentanti anche oggid, ma in molti ili questi gruppi si possono veramente riconoscere caratteri pei quali essi possono considerarsi come i capostipiti, ormai scomparsi, di parecchi gruppi attuali. Non certamente gli Insetti del Carbonifero debbono considerarsi per le prime forme apparse sulla faccia del globo, sebbene di precedenti, come ripeto non si abbia oggi sicuro vestigio. Tuttavia in questo periodo si trovano i resti di forme da ascriversi ad un notevole gruppo, quello cio dei Paleodittiotteri (Palaeodi- cty opter),. che, per ora almeno, sono le pi primitive conosciute. Paleodittiotteri. Tale nome fu primamente usato dallo Seudder per indicare tutti gli Insetti del periodo carbonifero. Ma l'Handlirseh ne ha fatto pi ordini, limitando quindi la primitiva estensione del gruppo come era intesa dallo Seudder. (ili avanzi che si hanno di Insetti di questo gruppo sono, come ho avvertito, numerosissimi ed appartengono ai depositi carboniferi dell'Europa (Inghilterra, Francia, Germania, Belgio) e dell'America del Nord. I. ANTICHIT HKOI.1 INSETTI 157 Fig. 153. Lycocercus yoldenbertj Brongn., figura schematica {'lai Brougniart). Paleodittiottero con appendici (gonapotsi ?) all'estremit dell'addome. In linea generale si hanno solo porzioni di ali, ma qualche volta anche pezzi piii o meno vistosi del corpo. Perci lo studio di queste forme ha potuto essere abbastanza sodili staceli te. Si ritiene che i Paleodittiotteri (tgg. 1512-154) avessero il capo grosso, roton- dato e fornito ili antenne semplici, brevi anzichen, tutte composte di articoli omo- nomi. Gli occhi, bene svilup- pati, erano composti e l'appa- rato boccale atto alla mastica- zione. Nel torace i due ultimi segmenti recavano ali e non troppo diversificavano fra loro e col precedente. Questo, cio il protorace, recava espansioni aliformi, le (piali sono state considerate per organi di volo rudimentali. Quanto alle ali del pterotorace esse erano tutte e quattro fra loro eguali e for- nite di una nervatura molto semplificata, secondo, cio, un tipo molto primitivo. Queste ali stavano sempre distese la- teralmente, non sembra che fossero molto mobili sul segmento toracale, al quale si univano per larga base. Le zampe erano eguali fra di loro, robuste, atte alla corsa e terminate da tarso con pochi articoli; esse erano in numero di tre paia. L'addome era sessile, di varia lunghezza, diviso in undici articoli, eoll'articolo estremo non ridotto e for- nito di cerei multiarticolati, spesso presenti oltrech nella forma adulta anche nelle giovanili. In talune forme, al lato ventrale dei segmenti 8. o 9. si trovavano anche appendici, da paragonarsi alle gonapotsi di molte specie attuali (fig. 153). Non di rado si scorgono delle appendici particolari, uscenti da espansioni pleurali nei segmenti dell'addome e che sono state considerate per tracheobranchie. il che indicherebbe, per queste forme, una vita anfibia probabilmente nelle frequenti paludi disseminate nelle ricche foreste e lussureggianti, proprie del periodo carbonifero. Branchie anche allo stato adulto in parecchi Paleodittiotteri devono aver esistito anche all'e- stremit dell'addome, ad un dipresso come attual- mente nelle larve di Effemeridi, che sono appunto insetti Antibiotici, come anche i Perlarii e gli (donati, essi pure affini a questi antichissimi Paleodittiotteri, che sono caratteristici del periodo carbonifero, nella quale epoca dovevano essere abbondantissimi. Si tratta di Insetti, alcuni dei quali raggiungevano dimensioni veramente enormi e del tutto inusitate attualmente. Ad es. : le ali del Megaptilus blanchardi (Brongn.) misuravano l(i cent, di lunghezza; 12 quelle del Rypermergethes schucherti Handl.; 9 quelle delle Paolia vetusta Smith, ma nientemeno che 36 cent, di aper- tura d'ali aveva V Archeoptilus yaullei Menu. Fig. 154 Un Paleoditiottero Euble- ptus danielsi Mandi. Ricostruito (da Haiidlirsch). 158 CAPITOLO SECONDO Anche il Titanophasma fayoli Brongn., il cui corpo lungo 260 uiill., forse esso pure un Paleodittiottero. Si ritiene che Insetti cos voluminosi, pi che volare bene come gli attuali nostri Odonati, facessero dei voletti corti e faticosamente, per passare d'uno in altro stagno. L'ordine stato diviso in ben 22 fa- miglie, nelle quali si contano specie molto importanti, perch considerate come caposti- piti di gruppi attuali. Fra le forme fossili, appartenenti a questo ordine, si possono ricordare la Litltomantis carbo- naria Woodw. fre- quentemente citata nei testi di Ento- mologia, perch sul pr torace reca due grandi espansioni aliformi, percorse da rilievi simulanti nervature. Fig. 155. Un Protortottero Dieconeura al- enata Scucili. Ricostrutta (da Handlirsch). Anche la Xenoneura antiquonum Scudder, che per molto tempo si ritenne il pi antico insetto fornito di organo stridulante (sebbene di poi si sia riconosciuto che le pliche speciali che avevano fatto credere a tale organo sono invece dovute a sovrapposizioni di parti) si pu ritenere che appartenga all'ordine dei Paleodit- tiotteri. Fig. 156. Un Protortottero alter i-ante. Gerarus longi- collis Haudl. ricostrutto (da Haudlirsch). Differenziazione verso gli ordini attuali. In questo grappo si trovano parecchie forme che segnano un passaggio verso ordini pi recenti, a partire da quelli pi antichi. Cosi i Protortotteri, di cui si conoscono una quarantina di specie, da riunirsi in varie famiglie e che si trovano nelle stesse localit dei Paleodittiotteri, rap- presentano forme transitorie verso gli attuali Ortotteri (flgg. 155-158). Questi Protortotteri avevano ali maggior- mente differenziate e, durante il riposo, si ri- piegavano sull'addome; le anteriori hanno gi qualche maggiore complicanza nella nervula- zione e questa, nelle posteriori, mostra gi un campo anale limitato da una piega e talora piccolo, ma altre volte piuttosto grande. La testa grossa, fornita di robuste mandibole e di antenne esili e lunghe. Il corpo piut- tosto tozzo, con protorace robusto o, in talune specie, molto allungato ed in qualche forma con espansioni laterali corrispondenti a quelle gi avvertite per alcuni Paleo- dittiotteri. Per tali espansioni non si sviluppano ulteriormente ed anzi tendono a scomparire; certo non se ne ha esempio nelle specie successive. Cominciano Fig. 157. Un protortotteri GyropJUabia longrollis Handl., figura schematica (da Handlirsch). 1 \\ il. imi i iiKui.l i\'m:i 11 t59 ad apparire, in talune torme, le zampe posteriori saltatone, cio pi robuste e pi lunghe delle altre, per quanto invece in molte altre specie tutte le zampe sieno fra loro di sviluppo conforme. Man- cano (inora gli organi stridulanti. I Protobialtoidei t'orinano un altro ordine, messo come anello fra i Paleodittiotteri ed i Bluttoidei, che appaiono per la prima volta nello stesso periodo carbonifero e si conser- vano traverso tutte le epoche Ano alla attuale. Vi ha chi ritiene che i Protoblattoidei rappresentino coi, Blat- toidei, due rami proce- denti da un unico sti- pite piuttosto che es- sere essi stessi i pro- genitori dei Blattoidei. Ancbe dei Protoblattoidi si conoscono una quarantina di specie, distribuite in diverse famiglie, che sembra doversi considerare rispettivamente i progenitori dei Blattidi, dei Fasmidi e dei Locustidi attuali (flgg. 159, 160). Tutti i Protoblattoidi presentano un capo tozzo, sebbene non cos come negli attuali Blattidi; ali ripiegate in riposo sull'addome, le ante- Fig. 158. Un Protortottero a zampe poste- riori robuste; Oedischia williamsoni Brongn. ricostrutta (da Haudlirseh). Fig. 15y. Un Proto - blattoide. Eucaenus at- tenuai us Haudl. (dal Handlirseh). non con campo anale ristretto, traversato da vene arcuate ed oblique verso il Fig. 160. Due Protoblattoidi. A, Eucaenus ovalis Seudder ; B, Protophasma damasi BrODgn., ricostrutti (da Haudlirsch). margine posteriore; il protorace largo ma non cos espanso come negli attuali Blattidi. Nella famiglia Oryctoblattinidae si trovano specie, le quali, pei caratteri delle ali, ricordano i Mantidi attuali, di guisa che si pu dubitare ne siano i progenitori. 160 CAPITOLO SECONDO Alla famiglia Protophasmidae appartiene il Protophasma dumosi, illustrato dal Brongniart nel 1878, quale precursore dei Fasmidi attuali non bene allora dal- l'Autore completato e ricostruito; pi tardi, dallo stesso Brongniart, messo nell'or- dine dei Neurotteri, colla Lithomantis e quindi nuovamente considerato per un Ortottero. nn vero Protoblattoideo, come quel Protascalaphus o Stenoneura fayoli dello stesso Brongniart, da lui ritenuto un Proto- mirmileonide. cio un capostipite di Neurotteri e di poi un Protofasmide. Finiscono, col Permiano, i Protortotteri e Proto- blattoidi, anzi in questo periodo sono essi rappre- sentati, a quel che se ne sa per ora, da una sola specie. Fi. 161. Una delle pi antiche e primitive forme di Blattoidi ge- nuini. Aplithoroblallina johnsoni Woodw., ricostrutta (da rian- darseli). Blattoidi. Si gi detto che tino dal Carbo- nifero si hanno resti di veri Ortotteri e pi preci- samente di Blattoidi, la quale famiglia vive tuttod. L'Handlirsch infatti ritiene che veramente si tratti della stessa famiglia, mentre lo Scudder vuole in- trodurre in una famiglia distinta (Protoblattariae) le forme fossili e ci dietro speciali considerazioni della nervulazione delle ali, modo d vedere questo che non condiviso dalla maggioranza degli autori. Certo che anche i Blattoidei antichi, come gli attuali, deponevano le loro uova in ooteche, che si sono trovate fossili nel Carbonifero. Si conoscono 11 famiglie, comprendenti 470 specie fossili e sono molto ab- bondanti nei depositi di Conemaugii (America del Nord) e di Ottweiler (Germania); appartengono alla parte pi alta del Carbonifero (Ouraliano e Stefaniano). Le due famiglie degli Archimylacridae e ilei Mylacridae presentano molto interesse, la prima perch numerosissima di specie finora note, la seconda perch vi si sono osservate forme decisamente mimetiche con foglie di Felci, fra le quali certamente vivevano. L'esempio pi dimostra- tivo rappresentato dalla Pieri domylacris paradoxa Handl. della famiglia Pteridomylacridae, le cui ali sono cos somiglianti alle fronde di talune Felci da lasciare spesso dubbio se si tratti di una cosa o dell'altra. I Blattoidei sicuramente erano forme terrestri, in tutte le et e le forme ninfali presentavano foderi di ali presso a poco cos come nelle nostre Blatte, sebbene meno rivolte all'indietro. Pig. 162. - Blaltoi- dea earri Sehuch. niufa (dal Scbu- ohert), Protodonati. Anche fra i Paleodittiotteri e gli Odonati at- tuali sta un ordine, che trovasi nel Carbonifero, rappresentato per ora da poche specie, non pi di nove e chiamasi dei Pro- todonati. Non convengono coi Paleodittiotteri, per ci che la ner- vatura delle ali pi differenziata, ma nemmeno cogli Odonati, poich mancano del pterostigma. Poco si pu argomentare della struttura di questi Insetti in base agli scarsi ed insufficienti resti che se ne hanno finora, sembra per potersi dire, con sicu- rezza, che si tratta di forme anfibie, le cui ali erano distese orizzontalmente e che raggiungevano dimensioni colossali. Infatti le ali di alcune specie di Meganeura (ad es. : M. monyi Brongn., M. brongninrti Handl.) raggiungevano i 30 centim. di lunghezza. Sono questi dunque i pi voluminosi insetti fossili conosciuti. ANTICHIT ttKGLI INSKl'II 161 Protefemeridi il . Questo gruppo, secondo il concetto dell'Hamllirsch, e finora Fig. 163. AH anteriore e posteriore di Mer/aneura, impiccolite, figura schematica (dal Handlirsch). rappresentato da una sola specie (fig. mentry in Francia. Tale forma presenta caratteri intermedi fra i Paleodittiotteri e gli attuali Efemeridi. Le ali in nu- mero di quattro sono tutte fra loro eguali e per la nervatura in gene- rale corrispondono ai Paleodittiot- teri. ma hanno dei caratteri speciali di quelle degli Efemeroidi attuali Inoltre la torma fossile possedeva un prolungamento filiforme dell' 11. tergite appunto come si vede essere in aluni Efemeroidi odierni. I seg- menti del torace e dell'addome erano omonomi e rispettivamente eguali fra di loro e gli occhi com- posti piccoli come nei Paleodittiot- teri. 164) trovata nello Stefaniano tipico a Oom- Fig. 161. Uu Protoefemeride. Triplosoba nnchella Brongu., ricostruita (dal Handlirsch). SI Megasecopteri. - Per Brongniart tratta di una famiglia da ascriversi ai Neurotteri, ma per l'Handlirsch, che (1) Con tale nome il Brongniart. che primo ne us, indicava talune forme appartenenti ai Paleodittiotteri, come Homaloiieiira, con cerei lunghi fino a 10 centim. ed ali, invece, poco pi lunghe di 3 centim. Qui noi usiamo tale parola secondo il significato molto diverso attribuitole dall'Handlirsch. A. Bbrlese, Oli Inietti, li. 21. 162 CAPITOLO SECONDO ritiene anche gli odierni Neurotteri come un complesso di pi ordini, i Megase- copteri costituiscono un vero ordine a s, da dividersi in cinque famiglie, com- prendenti 21 specie fino ad ora conosciute (tg. 105). Questi sembrano i precursori degli odierni Panorpati e derivano dai Paleo- dittiotteri. Le nervature delle ali scemano di numero e si dispongono pi ordinata- mente a quelle longitudinali, le quali pure diminuiscono di numero e si accostano pi strettamente fra di loro. La testa cordi- forme; il protorace piccolo eie quattro ali. indipendenti L'ima dall'altra, nel riposo se ne stanno distese orizzontalmente. Addome composto di segmenti omonomi, provvisto di due lunghi cerei. La piti gran parte delle specie si trovata a St. Etienne, in Francia, Questi Megasecotteri erano Insetti etero- metaboli, come si riconosciuto in seguito al ritrovamento di una ninfa, che presen- tava i caratteristici foderi delle ali, diver- genti ai lati del torace. Fig. 165. Un Megasecoptero. Miscoptera woodwardi Handl., ricostrutta (da Haudlirsch). Reculoidi, Adentomoidi, Apalopteroidi e Mixo- termitoidi. Sono questi altri gruppi minori, ma anche meno bene noti, perch fondati su poche specie e su scarso e mal conser- vato materiale. Concludendo, per quanto si riferisce al periodo Carbonifero, noi vediamo che in questo gli Insetti sono primamente rappresentati e con sicurezza dai Paleodittiotteri. Inoltre, accanto a questo maggiore gruppo trovansi parecchi ordini oggid scomparsi e che sono intermedi fra i Paleodittiotteri e gli attuali Ortot- teri Blattoidi, Odonati, Efemeridi e Panorpati. Tutti questi ordini intermedi per non sono rappresentati attualmente, u alcuno degli attuali esiste gi nel periodo Carbonifero. Fanno eccezione i soli Blattoidi i quali, com- parsi gi nel periodo Carbonifero, appunto si con- servano fino all'epoca attuale. Fig. 16i. Un Adentoiuoide : Ha- denlomum americanum Handl-, ricostrutta (da Handlirscb). Permiano. Il terreno Permiano molto meno ricco di avanzi fossili di Insetti di quello che non si sia veduto essere stato il Carbonifero ; potrebbe dunque ritenersi che la fauna fosse realmente meno abbondante. Il fatto principale di questo periodo la mancanza dei Paleodittiotteri. Nel Permiano fluiscono quegli Ordini precursori degli attuali che furono i Protobat- ioidi, i Protodonati ecc., mentre continuano i Blattoidi e se ne conoscono circa 120 specie, in massima parte spettanti alla famiglia Archimylacridae. Sono questi L'ANTICHIT lil'.IJLI INSETTI 163 i soli Insetti fossili dell'epoca paleozoica che si sieno trovati in Italia, cio sul Monte Pisano, dal Canavari. Gli Archimilacridi del Permiano sono per meglio differenziati che non quelli del Carbonifero. Oltre. alla detta famiglia, nel Permiano trovansi rappre- sentanti anclif di quella dei Mantoidei, come si argomenta da due ali che l'IIandlirscli trov nel Permiano superiore di Russia per le quali egli istitu il genere Palaeomantis. Non se ne sono trovate le zampe e perci dubbio se esse sieno sul genere di quelle delle nostre Mantidi, cio rapta- torie (ben inteso quelle del 1." paio). I Protodonati non sono pi che scarsamente rappre- sentati e se ne conosce una sola specie del Permiano infe- riore di Franconia, le cui ali misuravano almeno 10 centim. di lunghezza, ma se ne hanno solo incompleti resti. II Permiano poi contrassegnato tlall'apparsa di nuovi tipi molto importanti di insetti, i quali rappresentano i pi vicini progenitori di gruppi attuali. Pig, 167. Un Efeme- nii J-" " Odonati. Di questi Insetti aumenta il numero. (Ili Anisozigotteri sono in diminuzione e non se ne conoscono pi che 9 specie, da distribuirsi in almeno 3 famiglie. Aumentano invece gli Anisotteri e se ne hanno pi specie, da intro- dursi in due famiglie, cio Gonfidi (ancora esistente) e l'altra degli Eschnididi (Han- dlirsch) estintasi. A questa famiglia appar- tiene la Cymatophlebia longilat (fig. 173) del Germar, gi introdotta nei generi Li- bellula Aeschna, Afiax, Peialia, Gynacantha. In questo ultimo genere le femmine pos- sedevano un lungo ovopositore. Si trovano i primi Zigotteri e se ne conoscono 9 specie, che ricordano i Ca- lopterigidi e gli Agrionidi attuali e rap- presentano veri e proprii Epallagidi. Fig. 173. Cymatophlebia (otgialata Miiust. Giura n . . . t i r> i i t\- di Baviera (d;i Zitte] ). Plecotten. Le 16 specie del Giura ' sono rappresentate da avanzi cos in cat- tivo stato da non potersi esattamente classificare. Alcune forme sembrano doversi avvicinare ai Protefemeridi del Paleozoico, perch hanno le ali anteriori e le posteriori di eguale sviluppo; ma altre hanno maggiori le ali del 1. paio, come nelle forme attuali. I. ANTICHIT DEGLI INSETTI 171 Rincoti. Si conosconono 6 Gimnocerati (fig. 176) e 7 Criptocerati, molto simili alle forme attuali. Questi ultimi spettano alle famiglie dei Xepidi, Belosto- midi (fig-. 175), Xaueoridi, Notonectdi e Corixid, che sono tutte viventi. Veramente i Kepidi ili questo periodo dovrebbero considerarsi come forme di passaggio verso i Belosto- midi ed i Xaueoridi, perch non presentano i tubi respira- tori all'estremo addome, che sono caratteristici delle forme attualmente viventi. Gli Omotteri sono bene rappresentati. Si trova perfino il primo Afide, sebbene di or- ganizzazione abbastanza pri- mitiva: si trovato nel Pur- beck inglese. (Wi altri appartengono in gran parte ai Fulgoridi, fa- miglia tuttavia esistente. (Ili Insetti a metamorfosi completa sono molto abbon- dantemente rappresentati ed nel periodo Giurassico appunto che appaiono i primi Imenotteri ed primi Lepidotteri, mentre si arricchiscono gli altri Ordini. Fig. 174. Tarsophlebia eximia Hagen, del calcare di SolnhofeD, cou caratteri degli Anisopteri e degli Zigotteri. Ricostrutta (da Haudlirscb). Neurotteri. Se ne conoscono oltre 20 specie, delle quali 9 spettano ai Proe- merobiidi die gi esistevano nel Lias; gli altri possono rientrare in tre famiglie ora scomparse. La Kalligramma haeckelii Walther (fig. 177) era una forma gigantesca, perch le sue ali anteriori misuravano ben 122 millimetri e quelle posteriori 100 mill. di lunghezza; il corpo era lungo 7 cent. Tale insetto fu trovato negli schisti litografici di Solnhofen ed fra i meglio conservati. I Panorpati sono io. regresso; essi sono raj presentati da due soli ( >rtoflebini. Dei Friganidi, sebbene si rin- vengano nuove forme, pure essi sono ancora poco abbondanti. Pie. Ii5. Mesobelosio mum dc- perdilum Gemi., del calcare di Bavi.-r'. ricostratto (da Hau- dlirsch). Fig. 176. Arehegoei- mex f/t'inilzi Handl. (da Handlirsch). Lepidotteri. Ma ecco apparire l'aurora dei Lepidotteri, in questo periodo Giurese e se ne hanno 12 specie, da ascriversi alla famiglia Paleontinidi, che rappresentata solo nel Giura. Queste sono le prime origini accertate del bello e ricchissimo ordine delle Fattali.', sebbene si debba supporre che i veri progenitori del gruppo sieno anche anteriori, dappoich le forme del Giurassico sono orinai notevolmente specializzate. Circa la posizione sistematica degli Insetti, i cui avanzi sono ascritti ai 172 CAPITOLO SKCONDO Lepidotteri non stata piccola discussione, perch alcuni autori non ammettevano che potessero essere vissuti Lepidotteri, cio forme che si nutrono del nettare dei fiori, in un tempo in cui non esistevano piante fiorifere, essendo la flora tut- tavia composta solo di Crittogame e (limnosperme, mentre le prime scarsissime Monocotiledoni si trovano solo sul finire del piano Kimmeridgiano (in Portogallo). Fig. 177. Kalligramma haeckei Walter, circa met della grandezza naturale. Ricostrutto (da Hundlirseh). Ora per, messo da parte questo preconcetto e considerato d'altra parte che anche attualmente molte specie di Lepidotteri si trovano, che non si nutrono di nettare (ad es.: le specie australiane dei generi Pelora, Apoda, Doratiophora, ed anche negli Ophideres di Australia e di Africa la tromba sempre rigida e distesa serve a forare le frutta, come banani, aranci, per ritrarne il succo) si ritiene si tratti real- mente di Lepidotteri non troppo diversi dagli attuali, sebbene con abitudini d'altra maniera di quelle pi comuni alle odierne Farfalle. t%m Nel 1864 il Westvood illustr alcuni frammenti di ala trovati nel Purbeck inglese e li ascrisse a Le- pidotteri. Cos pure nel 1873 il Butler descrisse un'ala di Farfalla del Dogger di Stonesfield in Inghilterra ed intitol la specie Paleo ntina oolitica. Del Dogger della Siberia orientale sono due forme illustrate dall'Oppenheim nel 1885 (tig. 178). Fig. 178. Ali di un Lepidottero : Paleo- cosshs jurassicus Oppen. (da Oppenheim). La nervatura delle ali somiglia molto alla distribuzione delle trachee nelle ali di ninfe di Lepidotteri odierni. Le ali anteriori erano grandi assai pi delle posteriori ed a contorno trian- golare e nei resti fossili si vedono ancora le traccie delle squame da cui erano ricoperte. Il corpo era breve e tozzo. l A\ in III l \ DKGLI INSETTI 173 Ditteri. Gli Ortorafi Neniatoceri si sono veduti apparire nel precedente pe- riodo; proseguono nel (lima colla famiglia dei Bibionidi e come nuove compaiono le famiglie dei Mieetofilidi, Psioodidi, e Tipulidi; ina in questo periodo cominciano a trovarsi ancora i Brachiceri, rappresentati da una sola t'orma, clic appartiene alla famiglia tuttavia vivente dei Neme&trinidi. Coleotteri. Se ne conoscono 140 specie di diffcile aggruppamento in famiglie, sebbene sembri di potervi riconoscere dei Carabiiii. degli Idrofilidi, Elateridi, Buprestidi e forse Crisomelidi, Ditiscidi ed altri; con maggior dubbio poi Curculionidi e Lamellicornidi. Imenotteri. In questo terreno Giurassico cominciano a presentarsi gli Imenotteri. Il Deiclimiiller, nel 1SS6, dimostr che certi resti di Insetti trovati negli schisti di Solnhofen e dallo Schrter (1784), dallo Schlotheim (1S20), e dal Weyenberg (1869) considerati per farfalle; dall'Hagen (1862) "per Belostomidi e dall'Oppenheim Fig. 179. Un Lepidottero Eocicada la- meerei Hanill., del calcare di Solnhofen, ricostrutto (da Handlirsch). (1885) per forme affini ai Siricidi, sono veramente da ascriversi a quest' ultimo gruppo, sebbene per la ner- vatura delle ali ne sieno un poco discosti e meno evoluti. La configurazione generale del corpo e l'armatura del- l'estremo addome ricordano bene i Siricidi, ma non con- vengono completamente, di guisa che bene farne una famiglia a s, che quella Fig. 180. Pseutisirex sp., ricostrutto (da Handlirsch). appunto d e i Protosiricidi. Se ne conoscono 15 specie. Pare che si abbiano di questo periodo anche dei Pimplidi, adunque forme pa- rassite e per tale si ritiene una specie ritrovata in Spa- gna (Sierra di Montsech in Catalogna) col capo gros- setto, verticale; antenne lunghe e filiformi; coscie grosse, z a ni p e lunghette ; addome sessile con un ovo- positore lungo quasi il doppio del corpo. Le ali giungono quasi all'estremo addome. Si pu ritenere che tale forma segni il passaggio fra i Siricidi e gli Icneu- monidi. Per l'Handlirsch questo Insetto tipo di famiglia a s degli Efialtitidi. La presenza in questo periodo di un cos alto Imenottero tenderebbe a far supporre che l'ordine fosse rappresentato assai prima, ad es. nel Giura inferiore se non nel Lias (fig. 181). Fig. 181. Cretaceo. Con questo periodo si compie l'epoca Mesozoica e come al suo inizio (Trias) si dovuto lamentare una grande scarsit di Insetti fossili, tale da indurre una vera lacuna nelle cognizioni paleoentomolo- giche, cos altrettanto pu deplorarsi per questo ultimo periodo della medesima epoca. K/)hi(tliles jurassicus Memi, (ila Meunier). 174 Capitolo secondo Tranne che pel grappo ilei Coleotteri, del quale si noverano 24 specie, che per non si possono ascrivere a famiglie, tutto il rimanente materiale si riduce a ben poca cosa. Un solo esemplare di Blattoide trovato nell'America settentrionale; un Odo- nato (Aeschnidiide) nell'Australia: un'ala di Omottero, da riferirsi alla famiglia Cicadidi nel Belgio e oltre a ci solo astucci di Friganidi, formazioni da rite- nersi per galle di Imenotteri (un esemplare in Boemia); foglie erose sui lati come fanno le larve di Tentredinidi o le Megachile ; foglie con gallerie di larve mina- trici e foglie di Eucalyptux con produzioni ritenute galle di Coccidi e poco pi. Come si vede un assai scarso materiale. Col Cretaceo finisce Pra Mesozoica. In questa principiano ad apparire i primi Insetti olometaboli, cio i Coleotteri, di cui si trovano avanzi nel Trias e nei periodi successivi di questa ra meso- zoica si presentano tutte le altre forme a metamorfosi completa, cio Jfeurotteri. Pahorpati, Friganoidi, Ditteri, Imenotteri e Lepidotteri: in generale per diversi dai presenti, cos da non poter essere tutti inclusi nelle odierne famiglie, ma molte di queste pro hanno la loro origine precisamente in questa epoca. 11 quadro generale della fauna entomologica del giorno d'oggi adunque tracciato nelle sue grandi linee fino dall'epoca mesozoica, sebbene sia credibile che la quasi totale mancanza di Angiosperme e quindi di fiori, dovesse indurre serie differenze morfologiche e biologiche negli Insetti di allora, in confronto degli attuali. L'Australia per, la cui flora e fauna conservano alcune caratteristiche me- sozoiche, possiede tuttavia Insetti, come alcuni Lepidotteri e Xeurotteri (Lima- codidi e Psicodidi), che hanno molta somiglianza colle forme Giuresi (Farfalle e Proemerobiidi). poi degna di menzione la Palaeopklabia sn/jerstes del Giappone, che si avverti gi essere un vero avanzo di quella remotissima epoca. Colpisce ancora il fatto della grandissima diminuzione della statura negli Insetti, a passare dall'era paleozoica alla mesozoica, nella quale ultima essi sem- brano avere dimensioni medie anche minori che non sieno nelle specie attuali. I Paleontologi mettono tale riduzione in rapporto con una diminuzione della temperatura ambiente, la quale ipotesi semina ancora appoggiata dalla assenza di formazioni coralline Massiche nel nostro emisfero. La temperatura sarebbe poi aumentata nel periodo Giurassico ed in questo ricompaiono le formazioni corallino e la statura degli Insetti aumenta notevolmente. ra Cenozoica. Il materiale fossile spettante a questa ra molto abbondante, poich si an- noverano 6000 specie di Insetti conosciute e si sono ottenuti da localit diver- sissime. La caratteristica della fauna entomologica terziaria si di assomigliare gran- demente alla attuale. Per verit nessuna delle specie terziarie e oggi sopravvissuta, ma tutte le famiglie di quell'epoca sono oggid rappresentate, sebbene, per deficienza di ma- teriale, non si possa dire l'inverso. Si vede per che diversa e da quel tempo ad oggi la ricchezza di specie nei singoli ordini; inquautoch alcuni tra i pi abbondanti di specie oggi, ne contavano poche nell'era terziaria, come si pu dire, ad es. dei Lepidotteri e L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 175 forse ciano anche scarsi i Lamellioorni, i Ditteri Ciclorati. tutti gruppi oggid straordinariamente ricchi di specie. da notarsi ancora la granile somiglianza della tanna entomologica di Europa con quella dell'America settentrionale, durante l'Epoca terziaria. Una notevolissima parte di tutto il materiale palcoentomologico dell'era cenozoioa offerto dagli Insetti contenuti nell'ambra. Si sa fir questa sostanza e il prodotto resinoso fossilizzato delle piante del- l'epoca e mentre si trovava tuttavia allo stato molle si sono, in questa massa vischiosa, impigliati Insetti ed altri Artropodi numerosissimi e cos ne pervenuta a noi una eccellente collezione, con esemplari perfettissimamente conservati, non diversamente dal come si mantengono nelle nostre raccolte i piccoli Artropodi che includiamo in Balsamo del Canada. Questi animali inclusi nell'ambra si studiano per trasparenza ed il pi delle volte mostrano assai bene tutti i loro particolari anche pi minuti. E cos che si sono potute riconoscere e descrivere minute forme di Acari, di Ti san uri e Gollemboli e perfino di uno Strepsittero nonch di una quantit di piccolissime forme degli ordini gi veduti, che altrimenti sarebbe stato molto dif- ficile studiare bene, se non riconoscere, nei fossili pietrificati. Anche in Italia si sono trovate moltissime specie di Insetti appartenenti a questa ra. particolarmente nel Vicentino (Monte Bolca, Novale dell'Eocene medio; Ohiavon e Salcedo dell'Oligocene) in Sicilia (Melilli e diverse localit dove irovasi l'ambra, spettanti al Miocene medio) ; nelle vicinanze di Roma (Va- ticano e Parcareccia del Plioceni) : varie localit della provincia di Pisa e di Livorno, da riferirsi al Miocene superiore, con quelle delle Marche (Sinigalia, Ancona), della Lombardia (Montescano) e del Piemonte (Guarene, e di Sicilia (G-irgenti), che spettano tutte alla formazione gessozoltfera. Adunque non e pi in questa epoca granile scarsezza di Insetti fossili in Italia, mentre per le epoche precedenti essi non sono rappresentati che dai pochi del Permiano di Monte Pisano, come si avvertito. Oltre all'Italia si hanno abbondantissimi Insetti fossili dell'era cenozoica trovati in Erancia (Aix in Provenza); in Germania (Oeningen in Baviera, nel- l'Ambra, ecc.) e sono questi depositi interessantissimi sotto molti aspetti; in Svizzera. Inghilterra (Dorset ed altrove), in Croazia (Radoboj); in Groenlandia; in Siberia; nell'India centrale (Nagpur); in America (Elorissant nel Colorado, Columbia inglese, Alaska) ed in Australia (Nuova Galles del Sud, Nuova Inghil- terra, ecc. . L'assisa inferiore (Miocene superiore) di Oeningen in Baviera, detto anche Strato ari Insetti composto ili circa 250 straterelli, nei quali si riconoscono per/ino le successive stagioni. Intatti nella Melassa si incontrano foglietti che contengono liori di Canfora e cos indicano la prima- vera; poi frutti di Olmo e di Pioppo, testimoni della estate e quindi frutti di Canfora e ili Diospyros die indicano l'avvicinarsi dell'autunno. L'Oligocene ed il Miocene sono gli strati che pi abbondano di avanzi di Insetti. Le Ambre del Baltico appartengono all'Oligocene inferiore e quelle di Sicilia al Miocene medio. Ortotteri. Aumentano i gruppi e le specie in questi ed appaiono i rappre- sentanti di nuove famiglie. Infatti oltre agli antichissimi Blattidi ed ai meno vecchi Mantidi, Fasmidi, Locustidi. Grillidi, ecc. antecedenti, che nella era cenozoica si accrescono di specie, si aggiungono gii Acrididi, i Tridattilidi ed i Orillotalpini nell'Oligocene e finalmente i Labiduri nell'Eocene. 176 CAPITOLO SECONDO Psocidi e Termitidi compaiono nell'Oligocene. Tisanotteri. Cos pure in questo ultimo periodo appariscono ambedue i sottordini (Terebranti e Tubuliferi) dei Tisanotteri o Fisapodi che dire si vogliano. Perlari. tualmente. Questi erano molto abbondanti, anche pi che non lo sieno at- Plecotteri. Invece i Plecotteri si trovano in manifesta decadenza, poicb sono rappresentati da sole 17 specie. Odonati. L'ultimo rappresentante degli Anisozigotteri fossili si trovato nell'Oligocene medio di Ba- viera ed invece crescono i gruppi pi differenziati, cio gli Zigotteri contano 29 spe- cie; gli Anisotteri 56 (dei quali 9 sono Gomfidi, 10 E- schuidi, 37 Libellulidi). I Plecotteri scemano perch nel Terziario sono rappre- sentati da solo 17 specie. Embioidi. Anche que- sto gruppo gi presente nell'Oligocene. Infatti, nel- l'Ambra del Baltico si trovato conservato un rap- presentante del gruppo, cio la Oligotoma antiqua Pictet. da ritenersi che gli Em- bioidi sieno di data pi antica, ma allora, come sempre, essi sieno stati rappresentati da poche forine. Pig, 182. Un Emittero eterottero del Miocene di Westf'alia (ingrandito circa due volte). Rincoti. Si conoscono 700 specie di questo ordine, delle quali 400 sono Eterotteri. La proporzione adunque rispetto agli Omotteri di poco inferiore di quella odierna. Nel Giura Oriptoceratidi e Gimnoceratidi erano presso a poco egualmente numerosi; nel Terziario per i primi sono circa 10 volte pi numerosi dei se- condi, in questo periodo tutte le famiglie (meno le povere di specie) sono rap- presentate. Nel periodo cenozoico i pi numerosi fra gli Omotteri sono i Cercopidi, che raggiunsero l'apogeo nel Miocene. Abbondano assai anche gli Afidi ed i Ooccidi e ci si spiega pensando che questi insetti vivono in colonie di moltissimi individui. Apterigoti. Alcuni Tisanuri e Oollemboli si sono trovati nell'Ambra del Baltico e quivi appaiono per la prima volta. Dei primi si conoscono 15 specie di Machilis ; 9 di Lepisma e generi afflili. Di Collemboli 7 specie di Arthropleona. che non si possono bene determinare e 3 di Symphipleona non troppo discoste dal gen. Sminthurus attuale. L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 177 Neurotteri. Sempre scarsi sono i Megalotteri, che cos si vedono inai aver assunto notevole incremento. Nell'Oligocene compaiono per la prima volta i Ra- fidioidei. cbe nel periodio terziario furono numerosissimi molto pi d'ora. I Neurot- teri veri sono nella misura in cui tuttavia si conservano, sebbene pi abbondanti fossero nel Mesozoico. Anche i Pauorpati scemano, mentre i Friganoidi sono tuttavia nume- rosi ed il loro numero comincia a scemare solo pi tardi. Nell'oligocene di Alvernia gli astucci larvali di questi Insetti sono cos abbondanti da formare strati dello spessore di 2 a 3 metri del cos detto calcare a indusi (ftg. 183). Lepidotteri. Sono tut- tavia scarsi e se ne tro- vano pochi tanto nel- 1 ' Ambra quanto nei terreni sedimentari, nei quali, tra molti altri Insetti, rare si incon- trano le Farfalle. Si deve dunque ammettere che solo in epoca pi recente questi insetti hanno au- mentato grandemente di numero. Intanto le famiglie dell'epoca terziaria, corrispondenti alle attuali, sono le seguenti: Papilionidi, Pieridi, Licenidi, Ninfalidi, Esperidi, Sfingidi, Tineidi, Tortricidi, Psicidi, Piralidi, Arctiidi, Geometridi, e forse anche Sesiidi, Zigenidi, Litosidi. In tutto per si conoscono una ottantina di specie appena. Pig. 183. Astucci di Friganoidi del Calcare a incitisi di Alvernia (da Lyell). Fig. 184. Vanessa pluto Heer del di Croazia (da Heer). Miocene inferiore Coleotteri. Quasi 2000 specie di Coleot- teri si conoscono appartenenti al Terziario, che come dire 1 / 80 circa delle specie cono- sciute viventi attualmente. Quasi tutte le fa- miglie odierne, ricche di specie, sono rappre- sentate in quell'epoca, eccettuatane quella dei Brentidi, che oggi conta 900 specie, circa e non si trova nel periodo Terziario. Pu essere che allora questa famiglia non esistesse. Pochi rappresentanti anche dei Tenebnonidi e dei Lamellicorni si hanno di quel periodo, mentre le famiglie che contano maggior numero di forme fossili di quell' epoca, finora trovate, sono quelle dei Carabidi, Cicindelidi, Stafili- nidi, Pseafidi, Buprestidi, Anobiidi, Idrofilidi, Ooccinellidi, Crisomelidi e Cureulionidi. J' C '^/"i *.k*' .""I ' (" / ) A \ Fig. 185. Doritiles bosniaski Rebel (da Kebel). Farfalla miocenica di Gabbro. Strepsitteri. Si gi avvertito che una specie di questo gruppo (Mengea tertiaria Menge) stata trovata nell'Ambra del Baltico. Imenotteri. Si pu ritenere che gi nel Cretaceo esistessero condizioni fa- A. Bkrlesb, Oli Insetti, II. 23. 178 CAPITOLO SECONDO vorevoli all'incremento degli Imenotteri perch questi sono molto abbondanti fino dal Terziario inferiore. Anche per questo ordine tutte le attuali famiglie ricche di specie sono rappresentate nel Cenozoico; non si trovano quelle pi scarse di specie come i Pelecinidi, Trigonalidi, Agriotipidi, ma non pu dirsi che non esi- stessero. Anche dei Tinnidi, che ora contano circa 400 specie, non si hanno rap- presentanti terziari, ma queste forme, anche oggid, appartengono esclusivamente alla fauna Australiana, della Malesia e dell'America meridionale, di guisa che se sin d'allora essi erano limitati all'Emisfero australe non se ne pu trovar campioni nel nostro. Abbondantissimi sono i Formicidi, ci che lascia supporre la vita gregaria di questi insetti fino da quel tempo. Nell'Oligocene e nel Miocene sono molto comuni gii Imenotteri parassiti, gi benissimo differenziati ai diversi loro adattamenti. 9. Fig. 186. Coleotteri dell'Oligo- cene di Provenza. a, Uipporhinus heeri; b, Triphillus heeri; e, Hyl<8inus facilis (ila Zitiel). Ditteri. Del Terziario si conoscono quasi 1500 specie fossili di questo ordine. Anche per questo ordine vale l'osservazione gi fatta per tutti i pre- cedenti della rappresentanza cio, nel detto periodo, di tutte le odierne famiglie alquanto numerose di specie. Mancano per i Pupipari. Dopo i primi Ortorafi Nematoceri del Lias ed i Brachiceri del Giura, nel Terziario, oltre ai Nemaioceri alquanto pi numerosi dei Brachiceri, cominciano ad apparire i Ciclorafi che, rispetto agii altri, giungono ad una percentuale di quasi met dell'odierna. In conclusione il grande mutamento della fauna entomologica cenozoica in confronto di quella mesozoica pu essere attribuito alla rapida diffusione delle piante Angiosperme dal Cretaceo in poi, cio al grande cambiamento che subisce la flora del Globo. I rapporti degli Insetti colle piante sono cos stretti che qualsiasi variazione nel regno vegetale deve avere una adeguata ripercussione in quello degli Esapodi. Gli Acrididi, che appaiono appunto nel Terziario sono eminentemente fitofjigi e non si nutrono abitualmente di Conifere: i Fasmoidei Fig. 187. ilelyponorychtes Buccini Tosi. Apideo dell'umbra di Sicilia (da Tosi). sono in generale adattati al mimetismo colle Angiosperme, sebbene la forma bacillare comune a molti risulti fino dal Giurassico. I Lepidotteri adulti sono, per la massima parte, torisugi e cominciano ad apparire tali fino dall'inizio del periodo Terziario, ed aumenta il loro numero perch le larve sono per la massima parti divoratrici di foglie di Angiosperme. Cos su queste piante vivono quasi tutti i Tisanotteri ed eccone infatti i rappre- sentanti nel periodo cenozoico. Fra i Ditteri Nematoccri compaiono numerosissimi i Cecidomidi galligeni, adattati alle Angiosperme e ci fino dal Lias, mentre nel periodo Terziario appariscono tutti quelli che allo stato adulto praticano i fiori delle medesime piante e quelli che nello stato di larva si nutrono dei tessuti l'antichit dkgi.i insktti 179 delle Angiosperme. Cos ]>ure si presentano tutti quei Coleotteri che si nutrono delle dette piante e quegli Imenotteri che ne succhiano i fiori o che vi determi- nano galle, ecc. Se per gli insetti delle ere paleozoica e mesozoica sembra indifferente la maniera di flora, invece, per quelli cenozoici certo del massimo rilievo la flora stessa ed ha la massima influenza sulla fauna entomologica. Anche indirettamente, a mezzo cio degli animali superiori (Mammiferi, Uccelli) che si modificarono particolarmente nel periodo terziario, appunto in rap- porto alle mutate condizioni floristiche, gli insetti ne hanno risentito influenza con speciali adattamenti, quali sono quelli dei Parassiti, dei Coprofagi, ecc. Adunque nel terziario appaiono i pi alti tipi di Insetti, altamente differen- ziati, nonch i Sociali, che sono la pi elevata espressione del gruppo, cio ap- punto gli Apidei, i Formicidei ed i Termitidei e tutto il complesso delle famiglie di Insetti concorda con quello dell'epoca attuale. ra Quaternaria. Questo l'ultimo periodo geologico, quello cio che raccorda il Terziario coll'attuale. Le caratteristiche del periodo quaternario rispetto alla fauna entomologica del globo possono essere brevemente espresse affermando la somiglianza della tanna d'allora colla attuale, mentre esse non diversificano gi per famiglie, il quale caso rarissimo, ma solo per generi e per specie di Insetti. Le Argille, le Marne, gli Schisti quaternari di molte regioni dell'Europa e dell'America contengono resti di Insetti. In Italia se ne trovano uelle Marne e nei Tufi calcarei di molte localit di Lombardia (Lagozza, Moria, Leffe, Grone, Pianico) e del Piemonte (Re). Oltre a ci si ha nel Quaternario ancora una formazione analoga all'Ambra, cio il Copale, che esso pure una antica resina colata dalle piante, con entravi numerosi avanzi di Artropodi impigliativi e conservati perfettamente. Per verit il Copale molto recente. Esso conta solo poche migliaia di anni, anzi, secondo l'Hagerdou, non oltre due o tremila anni. Tale sostanza si trova in varie parti dell'Africa (Benguela, Guinea, Zanzibar, Madagascar) ed ancora in America (Brasile). Se ne fa ora attiva ricerca a scopo industriale, per cui gli Insetti che vi sono contenuti vanno miseramente dispersi, ma il Meunier e l'Hagedorn hanno potuto studiare parecchie centinaia di detti fossili. Gli Insetti dei sedimenti quaternari non sono molto abbondanti: ci pu essere spiegato sia con una diminuzione reale del loro numero in confronto dei periodi antecedenti, sia colla influenza del clima ambiente di quell'epoca. Certo i sedimenti quaternari, composti di ghiaie e sabbie grossolane, male si prestano a conservare avanzi fossili in genere e molto meno di Insetti. Non si_ pu d'altronde dimenticare il complesso delle epoche glaciali seguite durante il Quaternario, che, secondo i geologi, furono da quattro a cinque ed in conseguenza gran parte dell'Europa e dell'America settentrionale rimasero coperte di ghiaccio. Questo stato di cose deve aver certo impoverito la fauna entomologica in dette regioni e ricacciati gli Insetti pi verso i tropici. Come altra conseguenza probabile di tali gravi variazioni nel clima di buona parte del Globo, si ha non solo un principio di olometabolia, anche in gruppi 180 CAPITOLO SKCONDO primitivamente eterometaboli, ad es.: Tisanotteri, Coccidei, Afididei, Aleurodidi, Psillidi, ma ancora, probabilmente la prima causa della divergenza delle dne faune Europea e Nord-Americana, le quali, conformi nel periodo Cenozoico, non lo sono pi nel Quaternario, allorch gli Insetti, dopo sospinti verso l'Equatore durante le epoche glaciali, sono ritornati ad invadere i continenti, appena torn il clima temperato che perdura tuttora. Conclusione. Gli Insetti sono apparsi sicuramente sul Globo, come forme a s perfetta- mente definite e distinte dagli altri Artropodi che li hanno preceduti, durante il periodo carbonifero. Queste prime forme presentavano due grandi caratteristiche, l'una un insieme, morfologico con caratteri primitivi e di specie prevalentemente predatrici ; l'altra della enorme statura; in rapporto probabilmente colla elevata e pressoch costante temperatura del clima di quell'epoca. La prima grande causa di importanti variazioni nel gruppo degli Insetti dovuta alla modificazione del clima dopo il periodo Carbonifero, cio al forte ab- bassamento di temperatura, forse una vera e propria epoca glaciale, verificatasi durante il periodo Permiano. La fauna paleoentomologica, profondamente diversa ormai dalla prima apparsa sul Globo, si evolve dando origine a molti principali gruppi, del tutto ancestrali, da cui. per gradi molti, si potr giungere a parecchie delle famiglie attuali. La seconda grande causa di nuove e notevolissime variazioni fra gli Insetti dell'epoca mesozoica si la modificazione della flora colla apparsa delle Angio- sperme, avvenuta durante l'Era mesozoica e la loro larghissima diffusione nel- l'era Cenozoica. Con ci gli Insetti, pei loro ordini e per le loro famiglie, si avvi- cinano molto alla fauna attuale. Finalmente la terza causa di perturbazione nelll'uniforme progresso e diffu- sione delle forme entomatiche sulla Terra data dall'epoca glaciale quaternaria, la quale ha dovuto avere certamente effetti importanti, non solo per variazioni morfologiche, ma per la distribuzione geografica ecc. Dall'epoca mesozoica e pi ancora dalla cenozoica la maggior parte degli Insetti, oltre a differenziazioni grandissime, presentano il carattere di forme la cui esistenza strettamente collegata a quella delle Piante in generale e delle Angiosperme in particolare. Prospetto dei principali gruppi di Insetti dalla loro apparsa sulla Terra fino all'epoca attuale. ra paleozoica ra mesozoica ra ce- 'ra qua- nozoica ternaria o c D = w a 5 o O .2 S 53" 04 Paleodittiotteri . Protoblattoidi Blattoidi Mantoidi Protortotteri Ortotteii saltatori Fasmoidi Acrdidi. Giillotalpidi Labidurdi Isotteri (Termiti) Corrodenti (Psoeidi) . Embioidi . Tisanotteri . Protodonati Odonati (Anisozig.) Odonati (Anisot.) Odonati (Archizig ) . Odonati (Zgotterl Frotoefenieridi . Plecotteri . Perla ri Protoemitteri Paleoemitteri Emittori Megasecotteri Neuxotteii (Megalotteii) Panorpati . Friganoidi . Nenrotteri (Proenierobiidi Neoxotteri 8. str. (Rafidi oidei) Ditteri (Ortorafi Nemato ceri) .... Ditteri (Ortorari , Brachi ceii) .... Ditteri (Ciclorati) Coleotteri Strepsitteri. Lepidotteri . Imenotteri (Efialti tidi Pseudusi rie itti) Imenotteri (altri gruppi) Tisannri Collemboli . 182 CAPITOLO 8KC0ND0 Bibliografia relativa agli Insetti fossili. 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Tuttavia, giacch pi innanzi avremo spesso, come del resto si avuto nel precedente volume, occasione /^-i__ j "--^es-< \f '! accennare ai vari gruppi, specialmente ai maggiori, ^S^P fes^l^-^ ^ cos conviene conoscere almeno questi e come e dove stanno nel sistema ed a (piale titolo. Ma non andremo oltre le pi grandi sezioni ed appena accenneremo, colla sola citazione del nome, alle molte famiglie in cui ciascun ordine di Insetti si divide. Fra le troppo semplici classificazioni dei primi entomologi, i quali non am- mettevano, col Linneo (poich inutile partire di pi lontano), che pochi ordini di Insetti e quelle troppo frazionate, recentissime, che enumerano circa una tren- tina di tali maggiori suddivisioni, credo bene scelta una via di mezzo, per la quale agli ordini stessi lasciata (piasi interamente la primitiva dignit, sebbene essi sieno cresciuti di numero, in confronto dei pi vecchi sistemi. Tutta questa cos grande disparit di opinioni dipende da una diversa inter- pretazione del valore dei caratteri differenziali tra i gruppi e dal fatto che mentre certi ordini sono delimitati con assoluta precisione (ades. quello dei Lepidotteri, quello degli Imenotteri, ecc.) e non possibile trovarsi di fronte a forme essenzial- mente aberranti, altri invece hanno confini meno certi e si raccordano facilmente con tipi alquanto discosti. Ne risultano cos degli ordini, i quali sono poveri di specie e per di pi de- finiti per caratteri, intorno al valore dei quali lecito avere una opinione a modo proprio. Questi gruppetti noi annetteremo, in jualit di sottordini, ai gruppi mag- giori, quando ci possa essere fatto senza soverchio sforzo e senza offesa al cri- terio generale che informa il giudizio sul valore dei singoli caratteri. Cosi ad esempio, non irrazionale, il comprendere l'ordine degli Afanitteri fra i Ditteri, da poich pei caratteri del rostro e delle metamorfosi vi stanno bene e solo se ne distinguono per qualche altro particolare di minor conto; lo stesso dicasi dei Mallo fagi rispetto ai Pseudoneurot- 190 CAPITOLO TERZO teri od agli Ortotteri, come pure lo stesso pu essere detto per tutti quei gruppetti nei quali si fraziona il piccolo ordine dei Pseudonenrotteri ed anche quello dei Neurotteri stessi, che per certi autori, tra l'uuo e l'altro fanno quasi una diecina di piccoli ordini, con non poco imgombro e che, con piccolo sforzo, si possono radunare in due ordini soltanto, con vantaggio almeno della semplicit. I caratteri invocati ad una naturale divisione degli Insetti in ordini, si ri- feriscono sopratatto agli organi boccali ed alle ali delle forme adulte; in terzo luogo alle metamorfosi. I caratteri che si desumono dalle ali non sono tuttavia sempre molto certi, sebbene per taluni ordini il numero e la fabrica degli organi di volo siano as- solutamente tipici, poich, ad es., i Ditteri sieno bene contrassegnati dalla pre- senza di non pi di un paio di ali ; i Coleotteri dal paio superiore fortemente cbitinizzato; i Lepidotteri dalle ali coperte di squame generalmente colorate, ecc. Pur tuttavia in ciascun ordine si trovano frequenti le forme attere e queste vaDno messe a loro posto in considerazione di altri caratteri, presi da altri or- gani o dalle metamorfosi ed inoltre col sussidio dei soli organi di volo, si sa- rebbe molto incerti del dove introdurre molte famiglie di Ortotteri, Neurotteri, Pseudonenrotteri, ecc. Cos pure, se non esistessero le suddette forme attere in ogni ordine, il ca- rattere negativo della mancanza di ali sarebbe eccellente per delimitare il pi basso ordine degli Insetti, cio gli Apterigoti da tutti gli altri. Anche il numero delle ali non carattere sicuro, non tanto perch, per riduzione, molto spesso rimane un solo paio di ali (molti Coleotteri che non volano non hanno pi le ali mem- branose; i Ripitteri hauuo sviluppate le sole ali del secondo paio, ecc.); ma perch talora il paio posteriore riunito a quello anteriore e la lamina alare veramente unica (Cloeon e forme affini), oppure, in ordine che non certo quello dei Ditteri e dove tutte le altre specie hanno quattro ali vi possono essere interi gruppi veramente con due sole ali, del tutto alla stessa guisa dei Ditteri. Cosi dei Coccidi (maschi). Quanto a ci che insegnano i varii stadi precedenti quello di adulto e la maniera di passaggio dell'uno nel successivo, cio le metamorfosi, questo certa- mente un carattere di assai .maggior rilievo e perspicuit, ma anche qui fa capolino qualche incertezza a proposito di qualche gruppo. Ad esempio ci accade nei casi di Ipermetamorfosi, ma ancor pi perch, realmente, talora certi Insetti, che, senza nessun dubbio appartengono ad un ordine specificato da una data maniera di me- tamorfosi e nel gruppo stesso vi hanno strettissimi parenti, aberrano poi singo- larmente, seguendo una maniera di metamorfosi diametralmente opposta. Vedasi il classico esempio dei Coccidi, che sono senza dubbio da comprendersi fra gli Omotteri ed intanto, mentre questi si trasformano secondo metamorfosi incom- pleta, i Coccidi seguono una maniera di trasformazione che non si riconduce bene a quest'ultima maniera. E non questo dei Coccidi il 'solo esempio per tale caso. Minor numero di eccezioni o nessuno affatto soffre la divisione in tre grandi gruppi almeno, che pu essere fatta dietro considerazione della maniera di organi boccali. Essi cio sono decisamente succhiatori o masticatori o lambenti in cia- scuna graude sezione e solo negli Apterigoti varia alquanto il grado di attitudine loro ad uno ufficio piuttosto che all'altro. Per, questo carattere non farebbe che dividere gli Insetti in tre grandi sezioni e permetterebbe dei raggruppamenti in- naturali, come ad es. degli Emitteri coi Ditteri o dei Coleotteri cogli Ortotteri ecc. Lo studio dei caratteri desunti da questo particolarit insieme, cio degli or- gani di volo, di quelli boccali (dell'adulto) e delle metamorfosi, permette nomper- CLASSIFICAZIONE DEG INSETTI 191 tanto una naturale classificazione in Ordini, cio gruppi maggiori, mentre in taluni di questi, l'esame di caratteri pure importanti ma alquanto meno dei tre indicati Bara molto opportuno, per delimitare sezioni minori, cio sottordini, l dove l'ag- gruppamento di forme alquanto eterogenee. Ecco di quale maniera ciascuno dei tre gruppi di caratteri suindicati divide la grande classe degli Insetti: Considerata la diversa maniera di ali, gli Insetti si raggruppano cos : Ali Costauteinente mancanti in tutto il gruppo ed in tutte le et degli individui Ali mancanti solo in via eccezionale (riduzione secon- daria) Pterigoti Due sole ali Esistono le sole anteriori I Esistono le sole posteriori Quattro ali Apterigoti Iitleri li ip il Ieri (Sottord. di Coleotteri) Coleotteri Eterotleri prima met (Sottord. di Emilleri) Tutte coperte di squame ordi- natamente disposte .... Lepidotteri Ortotteri Pseiiioiienrotteri Fimpodi Neiirotteri Omotteri (Sottord. di Emilleri) Imenotteri In relazione alle metamorfosi gli Insetti si dividono nei due grandi gruppi seguenti: I Apterigoti I'sendoneiirotteri Metamorfosi incompleta _ . ' Ortotteri (o nulla) ... ,. Iisnpodi Emitleri Le anteriori* Ali anteriori tutte di consistenza almeno] cornea per metal Ali anteriori cornee nella sola cornee T n 1 1 e le q 11 a ttro ali mem- branose Senza squame (eccezionalmente con squame sparse disordina tamente e rade) Metamorfosi completa Neiirotteri Lepidotteri Ditteri Coleotteri Imenotteri La maniera di apparato boccale separa, fra gli Insetti, le tre grandi sezioni seguenti : | Apterigoti (in parte) | Ortotteri Apparato boccale masticatore j Pneiidoiieiirotleri | Neiirotteri Coleotteri Apparato boccale lambente . . . Imenotteri I Fisapodi Apparato boccale succhiatore [ Lepidotteri I Ditteri 192 CAPITOLO TERZO Tenuto calcolo delle predette variazioni, risulta il seguente sistema, nel quale d i caratteri dei gruppi maggiori, che dispongo secondo il loro livello nel sistema, stesso, dai pi bassi ai pi elevati. Sottoclasse Apterigoti. Nessuna metamorfosi. Ali sempre mancanti di regola. Esistono appendici ance- strali (locomotorie) nell'addome anche delle forme adulte. Un solo ordine. l. Ordine Apterigoti (Apterigota). Coi caratteri della sottoclasse, indicati. Il gruppo si divide nei due seguenti sottordini: Tisanuri {Thysanura), addome composto di 11 segmenti, colle seguenti fa- miglie : Lepismidae ; lapygidae ; Gampodeidae. Colleraboli (Collembola), addome composto di soli sei segmenti, colle seguenti famiglie: Aphoruridae ; Poduridae ; Entomobryidae; Sminthuridae ; Papiriidae (1). Sottoclasse Pterigoti. Metamorfosi complete od incomplete. Ali di regola presenti nell'adulto, mancanti solo eccezionalmente, per involuzione. Non esistono appendici ancestrali nell'adulto. A questa grande sezione appartengono tutti gli altri Insetti e vanno divisi nei diversi ordini, che qui si enumerano. 2. Ordine Ortotteri (Orthoptera). Quattro ali; le anteriori generalmente pi resistenti e meno larghe delle posteriori. Metamorfosi incomplete. Apparato boc- cale masticatore. Corrodenti (Corrodentia), con due suddivisioni cio dei Copeognati, colle famiglie Psocidae; Atroposidae; e l'altra divisione dei Mallofagi, colle famiglie Philopteridae ; Trichodectidae; Liotheidae ; Gyropidae. Ortotteri veri (Orthoptera genuina), colle famiglie: Forficulidae ; Blattidae; Phasmidae; M ariti dae ; Acridiidae ; Locustidae ; Gryllidae. 3. Ordine Psetjdoneurotteri (Pseudoneuroptera). Quattro ali, generalmente eguali fra di loro o le anteriori maggiori di quelle del 2. paio. Metamorfosi in- complete. Apparato boccale masticatore. 11 gruppo cos inteso veramente molto artificiale, perch comprende le Ter- miti, le Bmbie, le Efemere, le Perle, le Libellule, ecc., per le quali forme gli autori, non senza molta ragione, hanno fatto degli ordini o dei sottordini a s, rispettivamente degli Isotteri, degli Embiidi, dei Plecotteri, dei Perlarii. degli Odonati, ed anche per taluno il gruppo dei Mallofagi e quello ancora degli Anopluri, (il quale ultimo noi aggregheremo ai Rincori), rientrerebbero come sot- t'ordini nel gruppo dei Corrodenti assieme, adunque, ai Psocidi. Le ragioni di opportunit sovraesposte ci consigliano a rimettere in onore questo ordine dei Pseudo- neurotteri, intendendolo come si fatto e suddividendolo nei sottordini seguenti : Isotteri (Tsoptera), vita aerea durante tutti gli stadi anche giovanili ; colle famiglie Embiidae; Termitidae. Anfibiotici (Amphibiotila), vita acquatica negli stadi di larva e di ninfa ; da dividersi in tre gruppi cio: (1) Pel sottordine dei Mirientomi o Proturi, che sono da taluno ascritti agli Insetti in questa sottoclasse, vedi quanto ho detto a pag. 139 del presente volume. il OSSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 193 Perlarii (Perlaria) ; colla famiglia: Perii da e Odonati (Odonata); colle famiglie: Galopterygidae ; Agrionidae; Libellulidae ; Aeschnidae; Gomphidae. Efemeridi (JEphemerida), colla famiglia: Ephemeridae. 3. Ordine Pisapodi (Physapoda). Quattro ali membranose, con .strettissima lamina e larga frangia di peli lunghi. Metamorfosi incompleta. Apparato boccale Succhiatore, '/ampi terminate da ampolle di adesione, esertili. 11 grappo, detto anche dei Tisanotteri, comprende le seguenti famiglie, rag- gruppate in due sottordini : Tubuliferi [Tubulfera), addome terminato, nelle femmine, da un tubulo. Famiglia unica Phlaeothripidae. Terebranti (Terebrantia), addome terminato, nelle femmine, da una sega. Famiglie: Aeolothripidae ; Thripidae. 4. Ordine Emitteri (Eemiptera) Quattro ali; le anteriori membranose od in parte cornee. Metamorfosi incomplete. Apparato boccale succhiatore. Si divida l'ordine in tre sottordini, cio : Anopluri (Anopltira), parassiti di Mammiferi. Sempre atteri. Colla sola famiglia : Pediculidae. Omotteri (Homoptera). Liberi. Ali anteriori tutte membranose. Colle seguenti famiglie: Coeeidae : Aleurodidae ; Aphididae ; Psyllidae; lassidae ; Cercopidae : Scaridae ; Fulgoridae; Membracidae ; Cicadidae. Eterotteri (Heteroptera). Ali anteriori colla met basale cornea; membranose nella parte apicale. Colle famiglie: Gorixidae ; Notonectidae ; Naucoridae; Nepidae; Saldidae; Capsidae ; Cimicidae ; Bedviidae ; Tingidae; Pyrrhochoridae ; Coreidae; Pentatomidae. ">." Ordine Xeurotteri. (N^eur opter). Quattro ali membranose. Metamorfosi complete. Apparato boccale masticatore. Due sottordini cio: Planipenni (Planipennia). Ali posteriori conformate e grandi presso a poco come le anteriori. Colle famiglie: Mantispidae ; Raphidiidae ; Panorpidae ; Sialidae ; Goniopterygidae ; Myrmileonidae ; Hemerobiidac ; Ghrysopidae. Tricotieri (Trchoptera). Ali posteriori pi ampie delle anteriori e pieghettate per lungo per poter essere raccolte sotte le precedenti allo stato di riposo. Comprende le seguenti famiglie: Phryganeidae; Limnophilidae ; Sericostomatidae ; Leptoceridae ; Hi/dropsychidae ; Rhi/acophilidae ; Hydroptilidae. G. Ordine Lepidotteri (Lepidoptera). Quattro ali membranose, coperte di squame disposti ordinatamente. Metamorfosi complete. Apparato boccale succhiatore. Due sottordini : Ropaloceri {Rhopalocera). Ali, in riposo, elevate perpendicolarmente sul corpo, combaciane fra loro colla pagina superiore. Colle famiglie seguenti: Nymphalidae ; Lycaenidae ; Pieridae : Papilionidae : Hesperidae. Eteroceri (Heterocera). Ali in riposo ricoprenti il corpo a guisa di un tetto. Comprende numerose famiglie, cio: Micropterygidae; Tineidae ; Tortricidae ; Ahi- eitidae ; Pterophoridae ; Pyralidae; Uraniidae ; Noctuidae ; Geometridae ; Arctiidae : Lasiocampdae ; Drepanidae ; Hepialidae ; Gossidae ; Psyckidae; Zygenidae ; Se siidae; Notodontidae ; Sphingidae ; Bombycidae ; Saturniidae. 7. Ordine Imenotteri (Hymenoptera). Quattro ali membranose, nude. Meta- morfosi complete. Apparata boreale lambente. A BSRLB8E, Gli Insetti, II. 25. 194 CAPITOLO TERZO Due sottordini : Terebranti (Terebrantia), larve fornite di zampe. Comprende le seguenti famiglie: Tentredinidae ; Siricidae. Aculeati (Aculeata). Larve apode. Comprende le famiglie seguenti: Cynipidae ; Chalcididae ; Icneumonidae ; Braconidae ; Evanidae; Chrysididae; Formicidae ; Sphaegidae ; Pompilidae ; ScoHidae ; Vespidae; Apidae. 8. Ordine Coleotteri (Coleottero). Ali superiori cornee, formanti insieme un astuccio a protezione delle inferiori. Metamorfosi complete. Apparato bocoale ma- sticatore. Due sottordini: Ripitteri (Ripiptera), femmine vermiformi, apode. Maschi con ali anteriori ridotte, abortive ; posteriori molto ampie. Colla sola famiglia : Stylopidae. Coleotteri veri (Coleoptera genuina), femmine conformate presso a poco come i maschi. Ali anteriori pi o meno sviluppate, ricoprenti le inferiori. Colle seguenti famiglie: Cerambycidae ; Chrysomelidae ; Bruchidae; Scolytidae; Curculionidae ; Con- tharidae; Oedemeridae; Pyrochroidae ; Cistelidae; Tenebrionidae ; Lucanidae; Scara- boeidae; Buprestidae; Elateridae ; Cleridae; Malacodermidae ; Bostrichidae ; Derme- stidae; Coccinellidae ; Histeridae; Staphylinidae ; Silphidae: Qyrinidae ; Hydrophi- lidae; Dytiscidae; Carabidae; Cicindelidae. 9." Ordine Ditteri (Diptera). Due sole ali (le anteriori). Metamorfosi com- plete. Apparato boccale succhiatore. Da dividersi nei seguenti sottordini: Afanitteri (Aphaniptera), atteri, parassiti (allo stato adulto) di Mammiferi od Uccelli. Colla sola famiglia : Pulicidae. Ditteri veri (Diptera genuiina), alati (normalmente). Generalmente liberi. Questo gruppo si diville in tre sezioni, ciascuna con parecchie famiglie, cio : Nematoceri, colle famiglie: Psychodidae ; Blephat oceridae : Micetophilidae ; Ceci- domyidae; Culicidae; Chironomidae ; Tipulidae; Bibionidae ; Simuliidae. Brachiceri. Colle famiglie: Stratiomydae; Leptidae; Tabanidae; Nemestrinidm : Bombyliidae; Asilidae; Empidae; Dolichopidae; Platypezidae ; Conopidae; Syrphidai ; Muscidae ; Anthomiidae ; Tachindae; Sarcophagidae ; Oestridae. Pnpipari. Colle famiglie : Hippoboscidae ; Braulidae; Nycteribiidae. Breve storia del sistema. Nel volume precedente, nel capitolo I, che si riferisce alla Storia dell'Entomologia, ho gi accennato ad alcuni fra i pi antichi tentativi di classificazione degli Insetti nel gruppo degli Invertebrati, debbo richiamarli brevemente qui. prima di esporre i meno vecchi sistemi ed i pi recenti. Aristotile inseriva gli insetti (Vro/ia) nel suo gruppo degli anema, cio animali senza sangue, insieme coi Cefalopodi, altri Molluschi ed i Crostacei, ma bene distinti dagli Apoda o Vermi. Il gruppo degli Entoma di Aristotile corrispondeva, in certo modo, a quello attuale degli Ar- tropodi terrestri, perch comprendeva gli Aracnidi ed i Miriapodi. Bisogna giungere all'ALDOVRANDi (1522-1605) per trovare un nuovo sistema, che meriti la pena di essere ricordato. Questo Autore comprende nel gruppo degli Insetti anche i Vermi e lo divide in Terrestri ed Acquatici, cio: rl.v.-isIt'ICAZlONK DKGLI INSKTTI 195 Insetti Terrestri od aerei Ali Acquatici Anelitri (Insetti senza astucci) Coleotteri o vaginipenni I Insetti con zampe Non ali Insetti senza zan Vermi zampe o Quadripeuni (Insetti con 4 ali) Bipenni (Insetti con 2 ali) I Crostacei sono disposti fra gli animali acquatici e senza sangue. Le Api sono in prima linea fra i quadripenni senza elitre, insieme alle Farfalle ed alle Cicale. Fra gli Insetti con due ali e senza elitre sono noverati la Mosca, l'Estro, l'Asilo terrestre, le Zanzare. 1 vaginipenni, nome che corrisponde a quello di Coleotteri, comprende questi e gli Ortotteri. Fra gli Insetti senza ali e con zampe sono collocati la Formica, la Cimice, il Pi- docchio, la Pulce, la Scolopendra, il Porcellino terrestre, l'Iulo, ecc. Le larve degli Insetti, le Tignuole, ecc. sono associate ai Verini. Poco diverso e di poco migliore il sistema proposto dall'IoNSTON (1603-1671), che, nella sua Enciclopedia zoologica, divise gli Insetti in due categorie, cio dei terrestri e degli acquatici. Nei primi distinse tre gruppi cio: insetti con piedi ed ali; insetti atteri ma con piedi ed insetti senza ali e senza piedi. Quelli della prima categoria sono suddivisi in due gruppi, a seconda che hanno elitre o no. Nel primo gruppo stanno le Cavallette ed i Coleotteri e nel secondo Api, Libellule, Cimici, Farfalle e Mosche (fra queste qualche Icneumonide). La seconda categoria, cio atteri con piedi, comprende Formiche, Scorpioni, Ragni ed anche i Bruchi. Fra gli Insetti acquatici poi stanno rappresentanti di tutti gli Invertebrati ed anche i Ca- vallucci mariui (Hijpocampus), ecc. Meno lodabile il sistema adottato dal Mouffet (m. 1599). Giovanni Swammerdan (1637-1680) aveva fatto ben rilevare la diversa maniera di metamor- fosi degli Insetti, che egli distingueva nelle tre maniere delle quali poi il Ray per primo ha te- nuto molto conto in una repartizioue naturale della classe. Giovanni Ray (1628-1705) nell'opera postuma (1710), mette a profitto per la prima volta le differenze circa la maniera di metamorfosi, per suddividere in gruppi gli Insetti. Difatti egli se- para i Metamorphola (forme soggette a metamorfosi) dagli Ametamorphota (senza metamorfosi). Questi ultimi sono distinti in apodi e con piedi e tra gli apodi sono noverati i Lombrici, gli Ascaridi, le Sanguisughe; sono adunque i Vermi e pi specialmente gli Anellidi. Fra quelli con piedi si distinguono Insetti con sei piedi od Esapodi; con otto piedi od Ot- topodi; quelli che ne hanno da quattordici a trenta e finalmente quelli che ne possiedono un maggior numero e sono i Polipodi. Gli Esapodi sono terrestri, come le Cimici; il Pidocchio; il Ricino (larva, Aracuide); la Pulce, ecc., oppure sono acquatici e tra questi noverato anche qualche Crostaceo. Gli Ottapodi possiedono una coda, come lo Scorpione, o ne souo privi, come i Ragni, i Ri- cini ttapodi (adulti), gli Acari, ecc. Questi adunque corrispondono agli odierni Aracnidi. Gli insetti con 14 a 30 zampe corrispondono alla attuale classe dei Crostacei, ed i Polipodi a quella dei Miriapodi, coll'aggiunta di qualche verme del gruppo delle Nereidi. La suddivisione degli Insetti a metamorfosi si appoggia a criteri indicati gi dallo Swam- merdam ed la seguente: Insetti a metamorfosi incompleta (pi esattamente lo Swammerdam, il Ray ed altri seguaci la dicono mezzo completa), cio che nello stato di larve e ninfe si nutrono e muovono come gli adulti rispettivi, dai quali differiscono solo per mancanza di ali. Vi stanno le Libellule; le Ci- mici selvatiche, gli altri Emitteri, gli Ortotteri e le Efemere. 196 CAPITOLO TERZO Insetti a metamorfosi completa, la cui ninfa per non sta in un involucro formato dalla stessa pelle della larva. Qui sono compresi i Vagiuipenni o Coleotteri; gli Anelitri con quattro ali farinose, cio i Lepidotteri; gli Anelitri con ali membranose, sia in numero di quattro od in numero di due, cio gli Imenotteri; parecchi Neurotteri; ed alcuni Ditteri. Bay a questo punto mostra il metodo proposto dal Willughby (che ha dato la trama anche per tutto il rimanente del sistema qui indicato) per dividere le larve con fodero di Friganee. Finalmente vengono gli Insetti a metamorfosi completa, nei quali le ninfe sono in un boz- zolo fatto dalla pelle stessa della larva, cio quelli che ora souo indicati per Ditteri ciclorafi, per quanto pare che il Ray vi annetta qualche C'inipide (Imenotteri). Geoffrov (1762) cos divide gli Insetti: l. a Classe: Coleotteri. Ali coperte dagli astucci (elitre); bocca armata di mascelle duro. Divisa in tre ordini, cio di quelli con antenne a clava; antenne filiformi ed auteune seri- formi. i'. a Classe: Emittori. Ali superiori in parte cornee (mezzi astucci); bocca armata di una tromba acuta, piegata per di sotto lungo il corpo. Questa Classe divisa in due ordini, secondo la posizione della tromba, cio a rostro in- curvato posto sopra la testa od a rostro posto sul petto. 3." Classe: Tetratteri, con ali farinose (coperte di squame). Sono gli odierni Lepidotteri. Questa Classe e le tre seguenti non sono suddivise in ordini. 4. a Classe: Tetratteri, con ali nude (comprende gli ordini degli Imenotteri, Xeurotteri e Pseudoueurotteri, come si intendono oggid). 5. a Classe : Ditteri (due ali). 6. a Classe: Atteri. Questa comprende, oltre agli Insetti senza ali di parecchi ordini, ancora i rimanenti Artropodi. A Geoffrov si deve la suddivisione dei Coleotteri in gruppi a seconda del numero dei tarsi. Cotale divisione usata anche al giorno d'oggi. Schaeffer (1766) non migliora certamente il sistema proposto dal Geoffroy, per quanto nelle liuee generali vi si accosti, come apparisce dal seguente quadro : Con quat- tro ali Insetti alati l Le superiori tutte dure, cornee Co- leotteri Elitre pi lunghe del- la met dell'ad- dome Coleottero-ilacroiteri Elitre pi brevi della met dell'addome . Coleottero-Ma rotteri Le superiori membra- nose solo nella loro estremit apicale Coleottero- Imenotteri od Emittori Tutte membranose Coperte di una pol- vere di squamette . Imenotteri, Lepidotteri Nude Imenotteri, Ginnotteri Conducali Dithri Insetti senza ali Atteri. Il gruppo dei Coleottero-microthri comprende gli Stafiliui, le Meloe, Necidali e le Forficnle. Quello dei Coleottero-macrotteri suddivisa in quattro ordini, secondo il numero degli articoli tarsali. Del resto, questo stesso carattere impiegato anche per frazionare le altre classi, di cui la terza corrisponde agli odierni Emittori Eterotteri. La quinta classe comprende gli Ortotteri di Olivier, gli Imenotteri e gli Omotteri e l'ul- tima ha la stessa portata assegnatale dal Geoffroy. Questo perdere di vista caratteri importanti gi recati innanzi da altri, come sono ad es. CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 197 quelli desunti dalle metamorfosi e dalla maniera di organi boccali, per attenersi alla sola strut- tura delle ali causa dell'artificiosit del sistema e tale appunto pu essere fatto anche al Fa- brioius, die si appoggia ai soli caratteri desunti dalla diversa fabrica degli organi boccali. Questo indirizzo unilaterale seguito generalmente dagli entomologi della seconda met del secolo XVII. Carlo DE Geer, nelle sue Mmoires poiir servir a V Hiiioire des Insectes (1752-1778) presenta la convenienza di istituire un maggior numero di sezioni. E per vero egli suddivide gli Insetti in tanti gruppi, ehe per numero e significato corrispondono, con notevole precisione, a quelli molti che i pi recenti autori propongono. Infatti, il suo sistema comprende quattordici classi, delle quali la prima (Lepidotteri), la quarta (Imenotteri), la settima (Ortotteri), l'ottava (Coleotteri), la nona (Ditteri) hanno lo stesso valore attribuito loro anche attualmente. Ma il De Geer fa anche \in gruppo a se della Pulce, che corrisponderebbe agli Afanitteri d'oggi ed inoltre le divisioni quinta o sesta, valgono esattamente per gli Omotteri ed Eterotteri come souo intesi ora, mentre la seconda e la terza insieme compongono quel gruppo dei Neurotteri, nel quale, con tanto errore, anche in libri recentissimi si vede conservato il pensiero Linneano di compren- dervi forme a metamorfosi completa ed incompleta, purch abbiano un apparato boccale masti- catore ed ali membranose, nude. Quanto agli Atteri, cio agli Insetti senza ali ed a tutti i rimanenti Artropodi, il De Geer ne fa tre sezioni, che sono appunto la 12. a , 13. a , 14. a , ma solo nella prima stanno gli Esapodi e le altre comprendono Aracnidi, Miri apodi, Crostacei. Carlo Linneo nel 1735 pubblic la prima edizione del Systema Naturae e gi ventitr anni dopo vedeva la luce l'edizione decima. Ecco il suo sistema : Le superiori Quattro ali Tutte crostacee (chiti- nose, dure) Coleotteri Per met crostacee (chi- tinose, dure, la met apicale membranosa) !.. Emitteri Coperte di squame im- bricate Lepidotteri Tutte e quattro Membranose nude Coli' estremo addome non fornito di aculeo . Neurotteri C'oli' estremo addome fornito di aculeo . . Imenotteri Due ali. Bilancieri iu luogo delle ali posteriori Ditteri Maucano le ali e le elitre Atteri Come si vede il sistema lo stesso gi proposto dal Geoft'roy (Hist. Abrege'e des Insedi s Paris 1762) coi medesimi difetti, solo qui gli Imenotti sono distinti dai Neurotteri, ma non tenuto conto alcuno delle metamorfosi n dell'apparato boccale. Perci nel gruppo degli Emitteri sono compresi gli Ortotteri ed in quello dei Neurotteri anche gli attuali Pseudoneurotteri. Certamente per Linneo non perdette di vista la diversa maniera di apparato boccale se non pegli Emitteri e pegli Atteri, dove, nella prima sezione, che sono tutti Esapodi, mette insieme i generi Lepismu, Podura, Termes, Pediculus, l'iilex. Il sistema di PabriCIUS i 1775), che svolto uel Systema Entomologiae, fondato esclusiva- mente sulla fabrica degli organi boriali, pecca perci solo notevolmente, ma anche pel fatto che le principali sezioni non souo basate sulle maggiori cardinali differenze uegli organi della bocca, quali souo gli adattamenti diversi a cibo solido o liquido, ma sii differenze pi che secondarie e talune ancora difficilmente apprezzabili od errate. 198 CAPITOLO TERZO Vedasi infatti : Ordine 1. Mascella nuda, Ubera Eleutherata 2. Mascella coperta da una galea ottusa (lionata 3. Mascella unita al labbro inferiore Synistata 4. Non mascella inferiore Agonata 5. Mascella inferiore sovente armata di un'unghia . . Unogata 6. Una lingua a epira Glossata 7. Un rostro; guaina articolata Eyngota 8. Una tromba che succhia; guaina non articolata . Antliata Gli Eleuterati corrispondono ai Coleotteri; gli Ulonati agli Ortotteri; i Smistati ai Neurotteri cou alcuni Pseudoneurotteri, Imenotteri, Tisanuri e qualche crostaceo ; gli Agonati comprendono alcuni crostacei e gli scorpioni; gli Unogati alcuni Pseudoneurotteri, gli Aracnidi e i Miriapodi (in parte); i Glossati corrispondono ai Lepidotteri; i Ringoti agli Emittori insieme alla Pulce e ai Tisanotteri; gli Antliati comprendono i Ditteri, gli Auopluri odierni, i Mallofagi e parecchi Aracnidi e Crostacei. Questa classificazione modificata, con intenzione di migliorarla, avendone cos grande bisogno, da una seconda edizione nella Entomologia Systematica (1792) e vi sono aggiunti gli ordini dei Piezata (Imenotteri); Odonata (Libellulidi); Mitosata (Miriapodi ed Isopodi fra i Crostacei). In un Supplemento (1798) Fabricius fa un ordine per gli Aselli terrestri ed i Monocoli, che chiama Poligonata e dei EUistagnala, che corrisponderebbero ai Decapodi ; fra i Crostacei forma due sezioni. Il sistema, fino dalla sua apparsa, incontrava poco favore e ragionevoli critiche n troppi seguaci. Olivier (1789) ammetteva i seguenti ordini: 1. Lepidotteri; 2. Neurotteri ; 3. Imenotteri ; 4. Emitteri; 5. Ortotteri; 6. Coleotteri; 7. Ditteri; 8. Atteri. In generale questi ordini hanno il significato loro attribuito anche oggid, compresi i Neu- rotteri, che abbracciano le forme a metamorfosi incompleta e gli Ortotteri che corrispondono ai soli Ortotteri genuini odierni, ai Blattoidei e Mantoidei, essendo i Forficulidi compresi fra i Co- leotteri, mentre negli Atteri, oltre al gen. Pediculus (Anopluri, Mallofagi) stanno anche Aracnidi, Crostacei, Miriapodi. L'Olivier tiene conto, felicemente, della fabriea delle ali e di quella degli organi della bocca. Non diversamente fa il Latreille (Preci* d. char. gn. d. Ins., 1795), per quanto riguarda gli esapodi e gli ordini, che egli ammette sono quelli indicati dall'Olivier, con questo per che egli aggiunge l'ordine dei Tisanura e dei Parasita, mentre toglie e separa in quattro ordini distinti gli Artropodi non esapodi. Per Cuvikr (1805) (Lecons, ecc., Tom. Ili) tutti gli Artropodi si suddividono in nove ordini, ed il primo, degli Atteri con mascelle (Gnathoptres), comprende Aracnidi, Crostacei, Miriapodi e taluni esapodi, cio Poduridi, Fortcule e Zecche allo stato di larva (quando hanno solo sei paia di zampe). L'ultimo ordine quello degli Atteri, che sono sprovvisti di mascelle, cio con appa- rato boccale succhiatore e quivi stanno le Pulci, i Pidocchi e molti Acari (Aracnidi). Gli altri ordini sono esattamente quelli di Olivier (dei veri esapodi). Lamarck (1801) stacca in ordini a s i Crostacei e gli Aracnidi, per quanto fra questi ul- timi disponga i Poduridi ed i Pidocchi (assieme alle Scolopendre) e gli altri ordini, di veri esa- podi,, corrispondono a quelli del Latreille. Successivamente (1816) il medesimo Autore inverte la serie degli ordini, pone gli Strepsitteri fra i Ditteri, come sezione (Ripidotteri) ; in altri ordini introduce delle suddivisioni, come quella di Mentonales e Frontales con cui distingue gli Omot- teri dagli Eterotteri, la Sez. Corridori fra gli Ortotteri, nella quale include Blattoidi e Forficu- lidi, seguendo in ci le proposte del Kirliy (1813). Del resto oltre queste lodevoli innovazioni altre l'Autore ne reca meno buone, come la riunione dei Tisanuri ai Miriapodi, nella divisione Arachnides cruttaeennes e Mallofagi e Pediculidi in quella detta Arachnides acaridennes ; queste due divi- sioni egli le riunisce in un gruppo col nome di Arachnides antenns trachales. Le idee del Ray e dello Swammerdam sono riprese dal Leach (1817), che divide appunto gli Insetti in due sottoclassi, cio degli Ametabolia e dei Metabolia, sebbene poi gli Insetti sieno di- stribuiti nei due gruppi non lodevolmente, perch nel primo sono solo i Tisanuri e gli Anopluri i i OSSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 199 (comprendenti, questi ultimi, i Mallofagi ed i Pediculini) e gli altri Insetti tutti sono messi fra metabolici e suddivisi secondo la diversa maniera dell'apparato boccale. Certo il Leach intendeva per Ametaboli solo le forme senza metamorfosi affatto, i cui indi- vidui cio sono in tutte le et sempre egualmente configurati. Ad ogni modo spetta al Leach il merito di aver oiroosoritto esattamente la classe, limitandola ai soli Esapodi. Di minor rilievo sono le modificazioni apportate dal Nitzsch (1818) a questa classificazione. Non inerita cenno, se non per la sua stranezza, il singolare sistema ciclico o quinario pro- posto dal Mac Leay per un'inopportuno desiderio di simmetria, pel quale fra gli Apteru, sono ricollocati i Crostacei e gli Aracuidi con tutti gli Ametaboli e degli altri Insetti, eotto il nome di Plilola sono fatte due sezioni (Manilio uhi la ed Haustellata) ciascuna suddisa, non troppo bene, in cinque ordini. Ben altra cosa la classificazione proposta dal Latreili.k (1831), sebbene non vi si tenga conto delle metamorfosi, ma, pi che altro si fondi sui caratteri desunti dalle ali. Sono distinti gli Atteri, che comprendevano gli attuali Apterigoti ed inoltre i Mallofagi e Pediculidi (Paraxsili), nonch i Pulicidi (Siphonatteri) e per confronto gli Alati sono divisi in Elythroptera e (lymnoptera; nel primo stanno i Coleotteri, gli Ortotteri, i Dermatteri egli Emit- tori; negli altri i Neurotteri (e Pseudoneurotteri), gli Imenotteri, i Lepidotteri, gli Strepsitteri ed i Ditteri. Da tale sistema non troppo si scostano il Wkstwood (1831) ed il Brulle (1832), ma molto pi invece il Xkwman (1834), pi che altro per desiderio di novit e non il caso di dirne di pi, come nemmeno del tentativo lodevole del Burmeister (1835-38), il quale, se non sempre felicemente, trae profitto intanto dei caratteri desunti dalle metamorfosi, dall'apparato boccale ed insieme dalle ali. Cos non va ricordato neppure il sistema di Brulle e LuCAS (1840), che tol- gono dal novero degli Insetti gli Apterigoti, i Mallofagi ed i Pediculidi, per introdurli fra i Crostacei. Cito la classificazione dell' Agazziz (1851), che si fonda su dati embriologici, ossia sull'apparato boccale della larve in confronto di quello degli adulti, ma non mi sembra con pensiero felice. Si deve al Braier (1857) la separazione dei Perlari e Plecotteri ed Odonati (Pseudoneurotteri) dai Neurotteri e la loro aggregazione agli Ortotteri. Per Gerstaecher (1863) gli Ortotteri vanno divisi in sette sott' ordini, cio Orlhoptera socialia (Termiti); genuina (gli Ortotteri veri attuali senza i Forficulidi ; Dermaptera (Fortculidi); Corro- Gastrotheoidea. IV Classe. Pterigogenea. I Sottoclasse. Orthopteroidea. 1." Ordine. Orthoptera. 1." Sottord. Loc.istoidea (LocuBtidae, Gryllidae, Gryllotalpidae, Trydactylidae). 2. Acridioidea. 2. Ordine. Phasmoidea (Phasuiidae, Phylliidae). 3. Dermaptera (r= Euplexoptera, = Eudermaptera) (Forficulidae). 4. Diploglossata (Hemimeridae). 5. Thysanoptera (= Physopoda). l. Sottordine. Terebrantia (Aeolothripidae, Thripidae). 2. Tubulifera (Phloeothripidae). II Sottoclasse. Blattaeformia. l. Ordine. Mantoidea (Mantidae). 2. Blattoidea (molte famiglie). 3. Isoptera (Termitidae). 4. Corrodentia (= Copeognata) (Psocidae). 5. Mallopbaga. l. Sottordine. Amblycera (Gyropidae, Liotheidael. 2." Ischnocera (Tricodectidae, Philopteridae). 6. Ordine. Sipbuncnlata (= Pseudorhyucota, Auoplura) (Pediculidae). Ili Sottoclasse. Hymenopteroidea. l. Ordine. Hymenoptera. l. Sottordine. Sympbyta (Tenthredinidae, Siricidae). 2. Apocrifa (tutte le altre famiglie). IV Sottoclasse. Coleopteroidea. l. Ordine. Coleoptera. l. Sottordine. Adepbaga (molte famiglie). 2. Polyphaga (molte famiglie). 2. Ordine. Strepsiptera (Stylopidae). V Sottoclasse. Embidaria. l. Ordine. Embioidea (= Oligoneura, Adenopoda) (Embiidae). VI Sottoclasse. Perloidea. l. Ordine. Perlariae (Perlidae). VII. Sottoclasse. Libelluloidea. l. Ordine. Odonaia. l. Sottordine. Anisozygoptera (Neopalaeoplilebidae). 2. Zygoptera (Calopterygidae, Agrionidae). 3." Anisoptera (Gomphidae, Aeschnidae, Libellnlidae). Vili. Sottoclasse. Ephemeroidea. l. Ordine. Plectoptera (= Agnatha) (Epbemeridae). BIBLIOGRAFIA 205 IX Sottoclasse. Neuropteroiden. l. Online. Megaloptera (= Emmenognatha p. p.) (Chauliodidae, Sialidae). 2. Raphidioidea (z= Emmenognatha p. ]>.) (Raphidiidae). 3. > Neuroptera (= Megaloptera) (Dilaridae, Ostnylidae, Polystocchotidae, Sisyridae, Nymphesidae, Hemerobidae (Berothinae, Heinerobinae, Psycoptinae), Coniopterygidae, Chrysopidae, Mantispidae, Neurop- teridae, Myrmeleonidae (Myrmeleoninae, Ascalaphinae). X Sottoclasse. Panorpoidea, l. Ordine. Panorpatae (Bittacusidae, Panorpidae, Meropidae, Boreidae). 2. > Pbryganoidea (= Trichoptera) (molte famiglie). 3. Lepidoptera (molte famiglie).. 4. Diptera. 1." Sottordine. Orthorrapha (molte famiglie). 2. Cyclorrapha (molte famiglie). 5." Ordine. Snctoria (Pulicidae). XI Sottoclasse. Hemipteroidea. 1." Ordine. Hemiptera (= Heteroptera). i. Sottordine. Gymuocerata. 2." Cryptocerata. 2. Ordine. Homoptera. I." Sottordine. Auchenorhyncha. 2. Psylloidea. 3. Aleurodoidea. 4." Aphidoidea. .5. Coccoidea. In tutto sono 35 ordini, numero questo che, se non veramente eccessivo, non per tale che non possa essere giudicato molto rilevante. Crediamo che qui possa arrestarsi il breve prospetto della storia della Clas - sifcazione degli Insetti fino a tempi recentissimi. Bibliografia relativa alla classificazione degli Insetti. Gli Autori citati nella Bibliografia del primo capitolo (Linneo, Mouffet, Swammerdam, De Oeer. Fabricius, Latreille, Lamarck, ecc.) non sono qui ricordati. Agassiz L., The Classification of Insects from embryological data. Smithsonian Contr. II, Washington, 1851. Aristoteles, Historia animalium. Brnep. C, Zur Systematik der Hexapodeu. Zoolog. Anz., Bd. XXVII, n. 16, 17, 1904. Brauer F., Neuroptera austriaca, Wien, 1857. Betrachtung iiber die Verwandlung der Insekten imSinne der Desceudenz-Theorie Verhandl. I. K. K. Zool.-bot Gesell., Wien, Bd. XIX, 1869. _ Systematich-Zoologische Studien. Sitzunsher Kais. Akad. d. Wissensch., Wien, Bd. XCI, 1885. Brulle A., Introduction l'bistoire naturelle dea Insects, Paris, 1840. Burmeister H. C. C, Handbuch der Entomologie, Berlin, 1832-1855. 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LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI ARA tempo e luogo pi innanzi a trattare con suffi- ciente larghezza delle varie maniere di riproduzione proprie degli Insetti e ci quando si discorrer del- l'adulto ; allora converr esporre quanto riguarda i modi, coi quali essi provvedono alla conservazione della specie. Per ora giover affermare, intanto, che la maniera di riproduzione propria degli Insetti quella per via sessuale, la pi comune fra gli animali. Con tutto ci non sempre necessario l'intervento dei due sessi per ottenere la formazione di individui nuovi, ed in molti casi la sola femmina basta allo scopo, figliando per partenogenesi, come si dice, cio generando allo stato di verginit, per tradurre letteralmente la voce di origine greca. Anche di ci sar trattato pi innanzi. In tutti i casi per la madre mette al mondo uova, che hanno bisogno di un periodo d'incubazione per schiudere, oppure schiudono senz'altro ; od anche il neonato una forma libera semovente, per in uno stadio giovanile, che detto larva, od in uno pi avanzato, che spetta al secondo periodo (ninfale), alla pupa propriamente detta. Ecco quattro maniere di generazione, che sono dette rispettivamente per oviparit, per ovoviviparit, per viviparit e finalmente per pupiparit, maniera quest'ultima ristretta ad un solo gruppo fra i Ditteri. Quando si voglia distinguere la pupiparit in confronto della viviparit, evidente che a quest'ultima voce occorre dare un significato pi ristretto e definito, quello cio, ohe sarebbe indicato pi esattamente dalla parola larviparit, cio parto di forme nel pieno stadio semovente della vita dell'insetto. Per, come ho gi detto, il caso della pupiparit cos limitato, che si pu benissimo sottintendere non se ne voglia dire quando non se ne fa speciale menzione a proposito di forme vivipare. Conviene ora conoscere davvicino tutte queste forme giovanili, traverso le quali passano gli Insetti prima di raggiungere lo stadio di adulto od imagine, nel quale possono riprodursi e che il definitivo. 208 CAPITOLO QUARTO Converr poi vedere quali singolari processi intimi di trasformazione av- vengono nell'organismo dell'insetto, nel traversare questi stati, e quali sono gli atti coi quali la trasformazione si accompagna, specialmente nelle forme a meta- morfosi completa; un insieme di fatti e di particolarit questo, che rappresenta uno dei pi curiosi ed interessanti capitoli nella storia, degli Insetti. Le uova degli Insetti. Noi abbiamo gi conosciuto intimamente, non solo i fenomeni che si svol- gono negli organi materni e che conducono alla formazione dell'uovo, alla sua maturanza ossia alla attitudine a svolgersi, ma abbiamo ancora veduto come avviene devoluzione dell'embrione entro l'uovo stesso (voi. I, Oogenesi, pag. 926 e segg. e pag. 49 e seg.). Abbiamo anche accennato brevissimamente ad alcuni aspetti delle uova medesime; sar per utile che se ne tratti qui con maggiore diffusione. Varie maniere di uova. Oltre alla forma diversissima, che hanno le uova delle singole specie, aggiunge variet molto spesso la speciale fabrica di appen- dici diverse, di sculture del corion, di rivestimenti speciali, ecc. Vi sono uova nude, cio nelle quali il corion senz'altro a contatto del- l'ambiente, altre invece ricoperte da una teca speciale che le difende anche meglio- La graude maggioranza ha forma sferoidale od ovale o pi o meno a focaccia ma talune sono cilindriche o coniche, discoidali per notevole schiacciamento, pri- smatiche, ecc. Vi sono uova di forma molto curiosa, inquantoch sono fornite di un pe- duncolo filiforme pi o meno lungo, talora lunghissimo quattro o cinque volte pi del diametro maggiore dell'uovo stesso (uova peduncolate). Nella maggioranza delle uova, allorch viene rotto il corio dalla giovane larva, questo subisce una spaccatura semplice e senza direzione definita, ma in altri casi la rottura secondo una zona, per cui una calotta del guscio si stacca dal rimanente. Talora si tratta di un vero e proprio opercolo (uova opercolate), che si ri- muove per la pressione interna della larva nascente, come il coperchio di un vaso. Altre volte, sebbene pi di rado, veraineute un tappo che si stacca, spinto dal di dentro al momento opportuno, esattamente come avviene per una bottiglia. Il tappo tenuto in posto da una ripiegatura del guscio dispostavi sopra, che si frange allorch questo turacciolo viene premuto dal di dentro. Molta variet d alle uova la scultura del corio, che frequentemente or- nato di impressioni o rilievi, in maniera talora molto elegante. Si tratta a volte di costole salienti, longitudinali o trasverse, oppure di una reticolazione a poligoni, spesso regolari o di particolari punteggiature, o di rilievi a brevi punte (uova aciculate) o di appendici pi lunghette, molto ornamentali, che possono essere anche limitate a zone o ad aree speciali. Di tali produzioni spesso ornata la regione micropilare in modo elegante. Talune uova, che sono parzialmente introdotte in sostanze molli, a ci non vi si immergano del tutto, con pericolo di asfissia, hanno opportune appendici, che le arrestano ad un dato punto entro la massa in cui stanno, cos che non pos- sano penetrarvi di pi. I I 1 T\ GIOVANILI DK.GI.I INSETTI 209 lei maggior numero ilei casi le uova sono ricoperte di una materia appicci- caticela, con cui aderiscono ai corpi su cui la madre le depone; altra volta in- vece, specialmente se debbono galleggiare, sono rivestite di sostanze che l'acqua non pu bagnare, per cui esse rimangono a galla. Intatti tutte le uova debbono essere in contatto dell'aria, perch respirano di continuo. D'altro canto, quelle da cui nasceranno larve acquaiole sono per lo Fig. 188. Varie maniere di uova iti Insetti a diverso iugrandiniento. A, di f'opidyras gloveri (Lepid.); B, D. R, di altri Lepidotteri; O, di Ludryas grata (Lepid.) ; E. di Platyphyllum eoncavum (Ortott.): F t di Podisus spioU8; O, di Triphleps insidiosus (Emitt.); H. di Ohrysopa (Neurott.) : I, di Ohryaocoris festa-iella (Lepid.): L, di Presostemum subidatum (Eniitt.): M, di Bruchophagus funebris (Imen. Calcid.): V, di Eurytana (Imen. Calcid.): T, Mosca coniane ; P, di Scatophaga (Ditt.); Q, di Polygonia interrogationis (Lepid.); S, di altro Dittero. Da varii autori. pi a contatto coll'acqua o cos vicine all'elemento liquido, che la larva lo possa raggiungere senz'altro, o col pi breve tragitto od indugio. Si comprende che nei casi di contatto coll'acqua esse devono aver modo di non restare sommerse od almeno senza una scorta d'aria attorno. Talora il problema risolto per via di ovoviviparit, per cui le uova, coll'em- brione maturo ormai, allorch cadono nell'acqua, subito si rompono e la larvet- tina ne esce senz'altro vispa ed attiva. Quanto alle dimensioni, si comprende che la prima causa influente la statura materna; ma grandissima variet si pu avere rispetto alla proporzione delle uova verso la madre. A. Berlese, Gli Inietti, II. 27. 210 CAPITOLO QUARTO Pu esser detto che le uova sono proporzionatamente tanto pi piccole quanto pi immaturo lo stato della larva che ne schiude e quanto maggiore il numero, entro il corpo materno, di esse nova a pari grado di matu- ranza. Infine da considerarsi il diverso modo di aggruppamento delle uova, se siano cio deposte isolate e sparse senza ordine prestabilito o se riunite insieme in vario modo. Ancora devesi dire che in non pochi casi le uova stesse, riunite in gruppo, sono poi tutte assieme protette da un comune involucro, che prende il nome di ooteca, il quale si compone di sostanze varie e si presenta con aspetti mol- teplici. Svariatissimi poi sono gli ambienti in cui le uova sono deposte; per lo pi in rapporto col modo di vita della larva ed anche assai variati i modi con che la femmina provvede alla loro sicurezza; ma di questi ultimi fatti pi oppor- tuno parlare a proposito dell'adulto, come conclusione di tutto quell'insieme di atti, che ha per iscopo la conservazione della specie. Fig. 189. Uova di Clitre, ecc. diverse, nude o coperte dalla scatoconca* A, di Gryptocephalus bipunctatus, senza Bcatoconca ; i>, di Gryptoc. aur e o lue ; C, d Ctitra 4-punctata; D, di Olytra longpes coperti dalla scatoconea ; E, di Oryptoc. bipunct. solo in parte coperto di scatoconca. Da Fabre. Le uova nude, cio senza particolare involucro per ognuna di esse, fatto d'altra materia, rappresentano il caso pi comune, ma si conoscono dei bellissimi esempi di uova, invece, pro- tette, almeno parzialmente, da speciali teche. Il caso classico mostrato da Crisomelidi, fra i Coleotteri, ed illustrato col solito garbo dal Fabre (fig. 189). Le Clitre partoriscono uova a corio liscio, rotondeggianti, che sono contenute in uu invo- lucro, talora scolpito molto elegantemente e bruno. Esso fatto di materia fecale della madre, mescolato ad una speciale secrezione, la quale sostanza deposta attorno all'uovo, mentre esso si trattiene in una specie di cloaca, ove mettono capo insieme il condotto sessuale e rettale materni ed anche particolari ghiandole. Mescolate alle uova fuori uscite, cosi coperte dall'involucro che il Lewillon chiama xcatoconca, se ne trovano altre nude o con involucro incompleto, come si vede nell'annessa figura 189, E. Il Lewillon ha mostrato che la sostanza della scatoconca non si comporta di fronte ai rea- genti, come la chitina; ne dunque diversa. Per la maggioranza delle Clitre le uova sono isolate e lasciate liberamente cadere alla ven- tura, per altra specie, come la C. axicornis, che fa delle scatoconche bellissime, a zone rile- vate di traverso e con una specie di opercolo, sempre aperto per, alla bocca, esse sono aggrup- pate in mazzetti, ciascuna con un pednncoletto speciale (fig. 190). Alle volte queste scatoconche servono anche di prima base alla formazione del follicolo, in cui viene a celarsi la larva tino alla ninfosi. t.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 211 In generale l forma dell'uovo rotondeggiante o pi o meno ovale, ma altre volte, come si detto, si possono vedere le forme le pi disparate e strane. Si sono indicate gi nel primo volume le singolarissime uova cilindriche od anche prisma- tiche, che appartengono a Fasmidi fra gli Ortotteri e qui u ricordiamo la figura (voi. I, flg. 1262). Monne volte l'uovo rotondeggiante bens, ma schiacciato pi o meuo ad un lato, in modo da rappresentare tutti i gradi, da una forma subsferoidale, fino ad una placentoide assai poco alta. Queste gradazioni tutte si possouo vedere nei Lepidotteri ed ancora la depressione su ambo le l'accie dell'uovo, la quale pu giungere cosi innanzi da essere l'uovo stesso quasi laminare e con contorno ovale, come si vede in pi specie di Locustidi ed altri Ortotteri saltatori (fig. 188, E). Talvolta, pur avendo da un lato una depressione che serve di base all'uovo stesso, esso si innalza a guisa di cono o cou una forma ogivale, puntuto pi o meno all'apice e questa ma- niera d'uova si vede in molti Lepidotteri ed iu parecchi Coleotteri, specialmente tra i Crisomelidi e Coccinellidi. Non rare sono le uova cilindriche allatto ed anche tronco- coniche, talora anche pi larghe in alto che non in basso, terminate quindi, anche sopra, da faccia piana. Cos veg- gonsi in qualche Lepidottero ed anche fra gli Eterotteri. La pi curiosa maniera d'uova, quanto alla forma, quella delle peduncolate, cio rotondeggianti, ma fornite da un capo di un lungo o lunghissimo filamento, il quale un vero peduncolo allorch aderisce, ad un corpo e regge cos tutto l'uovo eretto o sospeso (Chrt/sopa fra i Neurotteri) (fig. 188, H) oppure una semplice appendice senza scopo evidente, allorch l'uovo riposa altrimenti sul corpo, sul quale stato deposto, come si vede accadere per le uova peduncolate di Imenotteri eudofagi e di Cinipidi (fig. 188, M, N). Questa cosi strana parvenza delle uova di Emerobidi tale che qualche naturalista, vedendo queste produzioni cos erette a perpendicolo sulle foglie o sui rametti delle piante, le ha scambiate per inicromiceti, cio per funghi e per tali denominati e descritti (fig. 195, L). Dna brevissima appendicela peduncoliforme si vede in uova di insetti diversi parassiti di mammiferi, perch con tale peduncolo i peli sono strettamente abbracciati e cos sono fissate e bene aderenti le uova di Ditteri, le cui larve sono eudoparassite e quelle di Anopluri e Mallofagi, che vivono in tutti gli stati sul loro ospite (fig. 198). Per ci che riguarda la scultura del corion bisogua convenire che essa, talora, somma- mente elegante. Perch se moltissime uova sono levigate o semplicemente marcate di minuta punteggiatura, in altri casi molto pi complesso il disegno a rilievo del gusoio. Una pi mo- desta modificazione della scultura a punti rilevati si quella di acicule, che rivestono tutto l'uovo e lo fanno sembrare spinosetto. Questo si vede, fra l'altro, nelle uova di qualche Cal- cidite (fig. 188, .V). Ma rilievi pi vistosi possouo essere in forma di appoudici cilindriche od anche arboriformi, in questo caso per circoscritte a zone determinate, come si vede ad esempio nelle due uova qui figurate, l'una pertinente ad un Eterottero e l'altra ad una Farfalla (fig. 188 /, L). Pi comuni invece sono rilievi costoliformi, che percorrono tutto il guscio di uova sferoi- dali o coniche, secondo meridiani, e, meno spesso, secondo paralleli; in tale caso per i rilievi sono pi fitti, meno sensibili cio e nell'insieme simulano una striatura piuttosto che altro. Questo vedesi iu uova di Lepidotteri (fig. 188, Q).. Ma talora, anzich di rilievi si tratta di vere incisioni, secondo meridiani ed allora l'uovo assnme pi o meuo l'aspetto di un popone o di un arancio sbucciato, dove si vedono nettamente distinti gli spicchi. La scultura pi comune del guscio e quella a poligoni, sieuo essi a contorno rilevato (caso pi frequente) od impresso. Ne portiamo qualche esempio e se ne possono dedurre da grandis- simo numero di uova, fra tutti gli ordini di Insetti. Del colorito delle uova non molto da dirsi, per quanto si possa affermare che non sono frequenti i colori vistosi, ma i pi comuni sono pallidi, dal bianco al giallo anche acceso e vi- vace, al rauoione, ecc. Meuo frequenti sono i colori bruni. Fig. 190. Uova a mazzo i Clijtra taxcorns. Da Fahre. 212 CAPITOLO QUARTO Fig. 191. Un uovo con opercolo .stac- cabile (di Ledi nix cephalotes). Da E- DJlcll. Il pi bel caso dato dalle uova a riflessi madreperlacei o metallici, talora splendidissime, come sono di parecchie specie di Eterotteri e di Lepidotteri, che sembrano veramente piccole e bellissime perle. Circa al modo di rottura del guscio qualche cosa si gi detto. In taluni casi, nei quali l'insetto rinchiuso nell'uovo rode il guscio per sortirne, non pu esservi una speciale maniera di rottura ; ma in altri casi il process diverso, perch la rottura del guscio avviene secondo determinate linee di minore resistenza. Si hanno dei veri opercoli (fig. 191) pi o meno a calotta sferoidale o piani, e questi si staccano dal rimanente (che resta in sito come un elegante vasetto) per una interna pressione dipendente dal nascituro. Questo caso assai ovvio. Le uova di Mosche comuni, anche di quella domestica e di quella della carne, sono longitudinalmente spaccate da una fessura, che ne per- corre tutta una faccia (fig. 188, 0, T), la quale per tenuta chiudi da una stretta lingua della stessa natura ed aspetto del guscio ed questa linguetta che viene spostata al momento della schiusa, in modo che cos rimane libera la fessura, da cui la larva possa sfuggire. Il pi singolare processo quello che fanno vedere certe uova di Emitteri, recentemente descritte e che meritano davvero una particolare menzione ; se ne brevemente accennato. Si tratta di cilindri lun- ghetti, i quali sono chiusi all'estremo superiore da un tappo del tutto simile per forma, salvoch elegantemente scolpito ed ornato, ai tappi delle bottiglie di sciampagna. Questi turaccioli poi sono tenuti in posto da una calotta membra- uosa, che procede dal corio del cilindro e si chiude a campana sul tappo medesimo, esattamente come per le bottiglie di vino scelto fanno le capsule di stagnola (fig. 192, B). Allorch la larva vuole schiudere, essa comprime e spinge il tappo dal di sotto; la capsula si rompe per spaccature longitudinali e cosi, traverso le strettoie, poco resistenti del resto, di questi brindilli della capsula, il tappo gettato all'esterno. Vedasi tutto ci nelle an- nesse figure 192, 193. Vi sono uova che, come ho detto, non debbono im- mergersi in sostanze molli, su cui sono deposte, se non per un certo limite. Queste uova hanno dello alette, che le reggono, impedendo cosi la immersione totale, mentre ri- mane all'aria una parte di dove pu avvenire la respi- razione. Ricorder due esempi classici, gi benissimo illu- strati dal Reaumur e che appartengono ad insetti co- muni (figg. 188, P, 194). Certe mosche grassette, pelose assai, gialle o brune, che frequentano gli escrementi umani, perch col vivono le loro larve, vi depongono alla superficie certe uova cilindriche, lunghe fino a due o tre millimetri, le quali sono per grau parte immerse, ma sporgono all'esterno con un capo e questo fiancheggiato da due eleganti alette triangolari. Questa parte sporgente bianchissima e perci spicca assai sulla tinta della sostanza su cui posa od tutta molto elegantemente scolpita di aree rilevate esagonali (fig. 194). Altre mosche viventi nelle sostanze, specialmente vegetali, putrescenti, fanno uova candide, le quali giacciono, invece, per lungo tempo sulla massa putrida, ma ne stanno fuori con una - 1 f^T ^^/^~v "';:'..v\;''| !.'''''"'' 1 ; '!' \ 1 Fig. 192. Le singolari uova di nu Emittero Reduvide di specie ignota ', E) di uova sono fuori d'acqua, affidati a corpi diversi. Cos pure fa qualche Friganea e qualche specie di Lepidottero ac- quaiolo (Botie potamogalis). In questi casi, nella massa trasparentissima sono immerse uova brunastre o rosse ed il tutto cos pel- lucido olie tali uova si prestano benissimo allo studio della evoluzione dell'embrione, come gi primamente fece il Balbiani. Taluni Insetti, che mettono le loro uova nell'interno di tessuti vegetali non di rado le dispongono secondo un dato ordine, spesso caratteristico. In tali casi il tessuto della pianta variamente inciso e nelle ferite cos praticate sono deposte le uova, non di rado anche assicuratevi pi tenacemente merc una qualche sostanza appiccicaticela. Parecchi Ortotteri fra i Locustidi ed i Grillidi, come i Cicadari fra gli Emitteri, ecc. de- pongono cos le loro uova a varia profondit, entro i rametti di piante diverse, sia nascoste addirittura entro il midollo, sia pi o meno sporgenti all'esterno (fig. 197). Di consimili casi pero, come di particolari nidi d'uova protetti da terra, ecc., i quali casi si riferiscono, in gran parte, ad Insetti litofagi e taluni economicamente nocivi, sar il caso di dire pi largamente in appresso, allorch si tratter delle specie che inte- ressano le nostre culture. Altra maniera di disposi- zione delle uova, tutto allatto particolare alle specie paras- site di Mammiferi o di Uccelli quella per cui le uova stesse sono tenacemente (is- sate al pelo od alla barba di penna dell'ospite. Tn generale, in casi si- mili, sia che essi si riferi- scano a Ditteri (fig. 198) op- pure a Mallofagi od a Pedi- culini. il sistema di adesione dell'uovo e sempre lo stesso; cio, oltre ad un glutine speciale, anche ad una parti- colare espansione del corio, per la quale l'uovo da un capo abbraccia il pelo o la barba di penna e vi aderisce stret- tamente. Vere e proprie ooteche solide, costituite da una speciale secrezione dell'addome delle fem- mine, entro i quali ripari stanno molto bene difese le uova, sono prodotte da Ortotteri e da qualche Coleottero (figg. 199-202). Ve ne ha di pi specie. In taluni oasi la sostanza fluida segregata attorno all'ammasso delle uova incolla anche della terra circostante allorch la deposizione avviene entro il terreno) e Fig. 19 Jticroce/trttx reti- nervis (Ortott.) in sito. Da Rilev. Fig. 198. Uova di Bi/poderma lineata (Ditt.). a, su pelo dell'ospite; b-d, isolate. Dall' Insect Life. 216 CAPITOLO QUARTO B Fig. 199. Ooteca con uova di Hydrophilus. A, aperta; S, chiusa. Da Miall. cosi ne riesce una specie di sacco allungato, resistente, liscio all'interno e scabroso da grani terrosi al di fuori, entro il quale le uova sono ordinatamente disposte di traverso od oblique, le uno sulle altre. Cos fatto il follicolo o cannello d'uova di Acrididi (fig. 202, A). Ma se la ooteca fabbricata in piena aria, o nel corpo stesso della madre, allora assume altra parven- za. Le ooteche costrutte fuo- ri del corpo materno, co- me sono ad es. quelle di Mantidi fra gli Ortotteri e di Cassididi fra i Coleotteri, essendo deposta la sostanza mano mano sulle uova che escono e quivi da fluida divenendo resistente, sono fatte di piloggie, strettamente addossate le une alle altre e formanti un tutto unico a configurazione costante per ciascuna specie. Le ooteche della comune Mantide sono state bene studiate da pi autori. Esse si trovano sulle pietre o sui rami di arbusti e vi aderiscono molto tena- cemente. Hanno forma ovale, e mostrano una striatura di traverso. Nell'interno si trovano una ventina di logge mediane, dove sono le uova e queste loggie piene, sono fiancheggiate da altre vuote, pi piccole e a struttura irregolarmente vacuolare. Iu ciascuna loggia piena Fig. 200. Ooteca di Man- sono da 8 a 10 uova, in basso, ed in alto si trovano delle lamine ^^"da'oni^oTtono" arcuate, addossate strettamente l'una all'altra. Queste ooteche pos- neonati. Da Roesel. sono raggiungere dimensioni molto vistose, come sono quelle, ad es., della nostra comune Mantis religiosa (fig. 200). Invece le ooteche fabbricate nel corpo della madre sono foggiate ad astuccio. Ne sono ot- timo e comune esempio quelle della nostrale, pur troppo ovvia, Blatta delle case (reriplaneta Fig. 20]. Ooteche diverse. A, di Aspidomorpha puncticosa (Cassidide africano) su una foglia; B, sezione della stessa, Da Sharp; G, sezione traa- versa di ooteca di Mantide dell'Australia (Insect Li/e). orientalis). Esse (fig. 202, B, C, D), sono dure, resistenti, brune, ovato-cilindriche, con una costola rilevata, longitudinale su una faccia. Entro vi si trovano le uova ordinatamente disposte di traverso in due strati, secondo le due faccio maggiori della ooteca e sono divisi da una parete, che forma due loggie nella capsula; in ciascuna loggia dunque le uova sono in un solo strato. Le femmiue si portano per qualche tempo simili astucci attaccati all'estremo del loro ddome, poi li abbandonano. I.K ET GIOVANILI DEG INSETTI 217 si tua Le outeche di Blatta sono composto ili una sostanza speciale, che, allorquando si trova fluida nelle aliandole, solubile nella potassa, ma diviene insolubile a contatto dell'aria. Essa ritenuta per una mescolanza di ohitiua e piccoli cristalli di ossalato di calce. Durante la formazione dell'ooteca l'uovo, che da un ovario passa nella cloaca questa al lato opposto, se viene dall'ovario di destra esso va a siuistra e viceversa; cosi avviene alternativa- mente. L'ooteca, nella vagina della comune Blatta delle case {P. orientalis) rimane disposta verticalmente: ma nelle piccole Blatte, che da noi si trovano nei campi (Blatta germanica) tale astuccio si rivolge e si dispone orizzontalmente, coll'orlo crenulato rivolto sul lato destro della madre. In quest'ultima specie la ooteca racchiude da 28 .a 58 uova (vedi Duchamp 1879; Kadyi 1879 ; Wheeler 1889, ecc.). Tua maniera speciale di protezione delle uova si quella che usano certe Farfalle della famiglia dei Bom- bicidi, come ad es., le comuni Ocneria dispai- e la Por- thesia ehrysorraea, le Orgya, ecc. La femmina ha molto pelo sull'estremo addome, facilmente caduco e mano mano che depone le uova le ricopre anche con questi peli, che le si staccano dal corpo. Si ha cosi un cusci- netto di forma varia, ovale per la Ocneria, allungato pi o meno per l'altre Farfalle, di color giallo terreo o giallo-oro e col le uova stanno molto bene riparate. Fig. 202. Ooteche diverse. A. Cannello d'uova di Stauronotus marocchanus (Ortott.}; B, di Periplaneta orientalis vieto dal di sopra: C, lo atesso di lato; D, lo stesso aperto (da Henneguy). Insetti vivipari. La viviparit iiou molto frequente fra gli Insetti, pure se ne hanno casi in quasi tutti gli ordini. Il pi conosciuto quello degli Aridi. Ti sono anche Efemere vivipare. Ma ancora tra gli olometaboli si citano parecchi Ditteri, a cominciare da quei Pupipari, eli cui pi volte si gi detto. Inoltre parecchie specie, ad es.. dei generi Musca, Authomyia, Sarcophaga, Tachina, Glossina, Denia, Mito- gromma, ecc., sono egualmente vivipare. Fra i Coleotteri notevole il fatto segnalato dallo Schiodte (1856) di Sta- nimi del Brasile, appartenenti ai generi Corotocha e Spirachtha, che sono paras- siti nei nidi di Termiti e le cui uova si sviluppano entro il corpo della fem- mina, nell'ovidutto e le larve possono nutrirsi, per un certo tempo, di una spe- ciale secrezione, che geme dalle pareti delle vie genitali. Si conoscono anche Crisomelidi vivipari. Il caso pi curioso quello di una Farfalla vivipara, vivente in Australia, citata dallo Scott, il quale fece partorire dei bruchi vivi, comprimendo l'addome della madre. Schiusura della larva. I fenomeni, che accompagnano la schiusura dell'uovo del giovane insetto non sono stati largamente studiati, eppure certo vi sarebbe messe buona di fatti sin- golari relativi ai modi speciali di praticare questa funzione. I due fatti pi rilevanti, che si notano in questo momento, sono l'uno la maniera particolare, che e seguita da certe larve per rompere il guscio dell'uovo e venirsene alla luce, l'altra della presenza di un involucro, che riveste in certi A. BKELB3E, Oli Inietti, II. 28. 218 CAPITOLO QUARTO casi le larve stesse subito dopo la loro schiusura e deve essere immediatamente abbandonato. Fra le larve, le quali non rodono il guscio dell'uovo, conforme si avvertito, alcune se ne trovano provvedute di speciali ordigni tran- sitori, duri, in modo da poter determinare 1 frattura del corio o si servono di qualche altro mezzo per otte nere lo stesso scopo. Processi cintinosi, duri, si sono rilevati in larve di parecchi ordini, come ad es. in , di Oalerita lecontei. I.K STA GIOVANILI DEGLI INSETTI 225 hanno di molto diminuito il peso del loro corpo e possono, per entro alle acque, nuotare e guizzare rapidamente. In altri casi esse sono per vero forine oacciatrioi in piena aria ed allora. quando i loro tegumenti non sieno abbastanza resistenti (cos come sono, invici', nelle larve di Carabidi, ecc.) si tratta di forme sedentarie, che vivono riparate e raggiungono la preda per agguato, come si vedono fare le larve di Formicaleoni, quelle di Cicindele (fig. 236), ecc. Da ci deriva anche tutto un altro ordine di cose, l'intervento cio materno per preparare alla progenie di larve molli, incapacissime di procurarsi la preda, costituita da altri animali meglio semoventi, appunto un adeguato cibo, sufficiente per tutta la vita della larva. Ed ecco le singolari abitudini, che conosceremo in seguito, di molti imenotteri per formare depositi di carne viva e sempre fresca, di cui possano nutrirsi le loro larve. In generale pu anche essere detto che la parte pi ardua nella ricerca dell'ambiente opportuno alla vita delle larve, sieno esse olometaboliche o no, affidata alla madre', la quale, fornita di eccellenti organi di locomo- zione e talora anche atta a vivere cos bene in terra come in aria ed in acqua, e provveduta ancora di finis- simi organi del senso, trova con facilit l'ambiente op- portuno per la propria prole e quivi affida la sua figli uo- lanza, cos che i giovani pochissima fatica e poca attivit debbono impiegare alla ricerca di quanto loro conviene per vivere e compiere il loro ciclo larvale. Si comprende ancora che le larve olometaboliche, cos poco atte a lunghi tragitti per virt propria e meno ancora quelle del tutto sedentarie non possono aver parte nella diffusione attiva della specie e che vi possono contribuire, in generale, solo per incidenza e del tutto passivamente, portate in giro cio da altre forze, che non sieno le proprie cos scarse; la maggior parte in tale ufficio , invece, riserbata all'adulto. Ben raramente infatti accade che gli adulti sieno meno locomobili delle loro larve e in questo ordine di fatti non si possono registrare che rarissimi casi di parassitismo (ad es. fra gii Stilopidi, fra i Ooccidi, ecc.), pel quale le femmine hanno perduto gli organi locomotori e la diffusione della specie affidata alle larve, che li hanno invece buonissimi (tranne le ali) ed attivamente o passiva- mente si incaricano di conquistare nuovi ambienti. Si pu dunque, fino ad un certo punto, stabilire una legge, per la quale il grado di locomobilit inversamente proporzionale tra le larve e i rispettivi adulti: alla quale regola mostreranno qualche eccezione le forme parassite (pren- dendo questa parola in senso larghissimo, fino al commensalismo), la cui migra- zione passiva quasi sempre; quello a vita anfibia, non potendo le larve, che sono acquaiole, dedicarsi alla ricerca di nuovi ambienti per s opportuni, senza uscire all'aria, dove perirebbero, come ancora qualche altra eccezione, non di grnppo ma per singola specie, potr essere rilevata, dipendente da particolarissime condizioni al di fuori Iella comune regola. Fig. 213. Larva apoda ili Dittevo(Culex). DaHowanl. Capo ed appendici cefaliche. Si gi notato, nel voi. I. a pagg. 104 e seg., che talune larve olometaboliche presentano un capo piccolo od incompleto od anche retrattile (fig. 214) entro i primi anelli toracali. Nel caso in cui il capo A. BBELESE, Gli Insetti, li. 29. 226 CAPITOLO QUARTO Fin. 214. Testa estroflessa (.1) e ritirata lei tutto (B) di larva ili Dicranota bimacu- lata (Ditteri). Da Miall. si definito per piccolo si deve intendere che esso non capace delle masse cerebrali, le quali sono perci spostate molto addentro nei segmenti del torace. Queste sono particolarit, che non si riscontrano mai negli Insetti adulti, neppure in quelli profondamente degenerati per parassitismo. Anzi, meno raris- sime eccezioni, il capo , nelle forme sessuate, sempre ben distinto, in grazia di un collo, dal rimanente tronco. Adunque la deficienza del collo, la riduzione del cranio e la possibile retra- zione del capo entro i primi articoli del torace, come pure il suddetto spostamento delle masse nervose cefaliche sono particolarit che, fra gli olometaboli, spettano alle sole larve e rappresentano un grado di involuzione, al quale mai giungono gli adulti. Un'altra vistosa differenza pu essere rilevata per quanto riguarda speciali appen- dici, sieno esse pertinenti al capo, od anche al tronco. Per ci che riguarda il capo si osserva intanto che nelle larve meglio evolute si vedono bene sviluppate le antenne e," meno che nelle forme viventi in ambiente del tutto buio, anche gli organi visivi. Quanto poi agli organi boccali, da poi che il pre- cipuo ufficio della larva quello di soppe- rire ai bisogni della propria esistenza e preparare ricchi depositi nutritivi nel suo corpo, per affrontare il digiuno durante lo stato ninfale e talora anche oltre, si com- prende che gli organi della bocca, per effi- cacia nulla debbono avere di meno che quelli dell'adulto. Talora anzi essi pos- sono essere ridotti nella forma sessuata, mai per nella larva, altrimenti questa non compirebbe certo il suo ciclo evolutivo. Le differenze tra le larve e gli adulti consistono adunque tanto nel grado di sviluppo degli organi sensori, quanto nella presenza di alcuni organi speciali, che spettano alla larva, ma non si riscontrano altrimenti nella forma definitiva. Per, per quella riduzione degli organi di relazione di cui si veduto esempio a proposito degli arti locomotori, sono meno riccamente costruiti anche gli organi sensoriali. Infatti, le antenne (e ci si dica ugualmente anche per le forme giovani degli insetti a metamorfosi incompleta) sono meno sviluppate che non quelle delle forme adulte ed in non pochi casi del tutto rudimentali, se non mancanti. Al solito le larve Melotontoidi sono, anche in questo, meglio provvedute di quelle Eruciformi, mentre le vermiformi sono generalmente con antenne tuberco- liformi e sprovvedute di occhi (vedi voi. I, pag. 115 e segg.), e sono anche meno evolute nelle Ciclopifonni. Quanto agli organi della vista si gi avvertito che le larve viventi entro ambienti bui, come sono quelle entro terra o dentro i legni o nei semi od altrove al riparo della luce, sono del tutto cieche. Lo sono del resto anche molte altre, le (inali vivono ove il buio non assoluto o dove pure ha luce. Cos, ad es. sono cicche le larve dei Ditteri eiclorafi, nonch quelle della maggior parte degli Imenotteri (eccettuati i Tentredinei) sebbene tali forme non vivano sempre del tutto all'oscuro, come tanno invece le larve di molti Coleotteri (Buprestidi, Ce- brionidi, Tenebrionidi, Eucnemidi, e molti fra i Curculionidi, Cerambicidi, Tene brionidi, Isteridi, Lamellicornidi, Ptinidi, Anobiidi, Tomicidi, ecc.). I.K EIA GIOVANILI DBCI.I INSETTI l'I' 7 Non ostante la assoluta mancanza ili organi visivi specializzati, pure molte di queste larve si sono mostrate sensibili alla luce. Un primo passo verso organi della vista veri e propri segnato da certe macchie li pigmento bruno distribuite su diversi segmenti del corpo, ed in rap- porto con terminazioni nervose, come si incontrano ad es., su parecchie larve di Ceoidoraidi ed altri Ortorar (Gorethra. Cui ex, Chironomus, Simulium ecc.) e clic ricordano gli occhi rudimentali, che si osservano su animali inferiori (fig. 215). Finalmente si hanno veri e propri organi visivi bene costituiti, ma questi, nelle larve olometaboliche, che li possiedono, sono sempre ocelli ossia occhi semplici od archeommi, che dire si vogliano (vedi voi. I, pagg. 6*57 e segg.), perch il regno dell'occhio composto si inizia solo col principio della ninfosi (Eoninfa) o collo stato corrispondente (Prosopon) degli emimetaboli. In tutti i casi gli ocelli, nelle larve metaboliche, non si trovano mai nel mezzo del capo, ma sui suoi lati e sono in numero variabile, talora riuniti in un gruppo (larve di Tentredinei. dove si trovano lino a 5 ocelli insieme) o pi comunemente abbastanza disgre- gati. V- Fig. 215. Capo, dal dorso, di larva di Simuli uni (Ditteri) con autenne, frangia laterali e macchie oculari. Da Aliati. In ocello per lato si trova in larve di Tricotteri e di parecchi Coleotteri (Lampiridi, Drillidi. Licidi, Teleforidi, taluni Crittofagidi, Cerambioidi e Cnrcu- liouidi) ; due in larve di altri Coleotteri (Birridi, Mclandiidi, Edemeridi, Tenebrionidi, Nitidulidi, Ela- teridi ed alcuni Lamellicoruidi) ; tre in molti altri Coleotteri (Cerambicidi, Teuebrionidi, Coccinellidi); quattro, sempre nello stesso ordine dei Coleotteri, in larve di Cicindelidi, molti Stafilinidi, Pirocroidi, alcuni Crisomelidi e Coccinellidi ; cinque nelle larve di moltissimi Lepidotteri nonch in altre di Coleotteri delle famiglie: deridi, Cisidi, Colidiidi, Micetofagidi, Eteroceridi, Parnidi, Lagriidi, molti Birridi e qualche Cerambieide ; sei nella maggior parte dei Lepidotteri nonch iu Neurotteri del gen. Staiti ed in molti Coleotteri delle famiglie : Carabidi, Ditiscidi. Girinidi, Cifonidi, Erotilidi e nella maggior parte degli Idrofilidi, Dermestidi, Crisomelidi; sette cnelli olometaboliche sono entro un mbito molto ristretto e tale che non tra- scende mai troppo al di fuori del tipico apparato boccale masticatore, come si gi conosciuto a suo luogo (voi. I, pagg. 143, 144 ed altrove). Si dunque col avvertito clic l'apparato boccale masticatore tipico si compone di tre paia di pezzi, che sono: Le mandibole, le mascelle (del 1. paio) ed il labbro inferiore o ma- scelle lei 2. paio. Il primo paio specialmente rappresenta la pi robusta coppia di organi masticanti e non reca palpi, mentre le due altre paia hanno ciascuno due palpi (mascellari e labiali). Ora, questo tipo (tg. 216) conservato precisamente cos nella massima parte delle larve olometaboliche, salvo riduzioni, ad es. degli organi sensoriali p eriboccali, per quei processi involutivi che si sono veduti dipendere da minori necessit della larva. Esso per abbastanza profondamente alterato per quelle forme, che, vivendo di cibo molle, commisto a molta parte liquida, debbono avere organi meglio adatti a questa speciale maniera di nutri- zione In tali forme, per sempre si presenta, oltre ad un insieme di organi boccali atti a sorbire la parte liquida od il cibo molto diluito, anche qualche organo capace di dilacerare sostanze resistenti e trasformarle in quella massa fluida, che richiesta dal particolare modo di vita della larva. Fig. 217. Capo et] organi boccali di larva acefala li Dittero ciclorafo (Piop/ii/a easei). Da Alessandrini. Questa particolare maniera di apparato boccale si pu vedere ad es. in molte larve di Ditteri ciclorati (tg. 217), come sono i comuni Bermi della carne che marcisce ed esse debbono, infatti, ridurre a poltiglia, dilacerando i tessuti, la carne stessa, per in- gerirne il fluido cosi derivato per questo lavoro meccanico e per effetto della putrefazione. Co- pure sono armate altre forme affini, che si nutrono dei visceri viventi di altri insetti, ma ne debbono prima incidere la pelle (ad es. larve di Sirfidi, Tabanidi, ecc.) o quelle degli Imenotteri endofagi (specialmente il primio stadio ciclopiforme), che dilacerano gli organi interni delle loro vittime e di questi ed insieme dei succhi circolanti si nutrono. In tali casi solo un paio di organi boccali mantiene la tipica consistenza ed foggiato ad uncino attissimo alla dilacerazione (tg. 211) e tutto il rimanente degli organi stessi ridotto od del tutto irreperibile e costituice un complesso orale destinato alla assunzione di sostanze fluide. Ma le larve che debbono rodere corpi duri, come sono quelle dei Lepidot- teri, della massima parte dei Coleotteri, di Xeurotteri, di molti Imenotteri, spe- cialmente Tendredinei e Siricidi, hanno il loro apparato boccale completo, se- condo il tipo masticatore indicato, sebbene gli organi tutti sieno generalmente meno vistosi che non nelle forme adulte n giammai presentino quelle secondarie variazioni, che non sempre dipendono dalla necessit della nutrizione, ma anzi, nel maggior numero dei casi, da influenze diverse e non sempre facili a ricono- scersi, variazioni che talora si palesano con modificazioni vistosissime. Per esempio, mai si potranno trovare nelle larve mandibole cos straordi- nariamente sviluppate come fanno vedere i maschi dei Cervi volanti e molti altri Insetti. Cos ancora, il capo, il quale negli adulti pu assumere forme le pi discoste dal tipo semplice larvale, in grazia di complicazioni dovute a scopi i pi sva- riati, o per molta parte per influenza della sessualit, si vede, nelle larve, se- condo la pi semplice espressione, cio di calotta sferoidale, racchiudente le masse muscolari motrici degli arti della bocca e quei modesti gangli cerebrali che spettano a tale giovanissima et. Assai di rado il capo reca appendici o sculture vistosi e di pi difficile interpretazione quanto ad ufficio. 230 CAPITOLO QUARTO Come si sono viste essere ridotte assai di volume le antenne, cos, analoga- mente, uno scarso sviluppo acquistano i palpi e piccoli sono, del resto, anche le mascelle ed il labbro inferiore, mentre possono essere pi lorti le mandibole, specialmente nelle forme predatrici, che debbono afferrare bene e trattenere la vittima ed in quelle ancora che rodono corpi molto resistenti. Speciali tipi di organi boccali. beue ricordare qui una particolare struttura
  • ma in taluni casi l jer radicali differenze. Infatti si hanno larve masticatrici, che riescono adulti egualmente provveduti di apparato boccale masticatore, e tali sieno i Coleotteri e molti Xeurotteri, ma se ne hanno altre ugualmente masticatrici, che allo stato adulto assumono un apparato boccale lam- bente, come si vede degli Imenotteri, oppure succhiatore, come accade dei Ditteri, specialmente Ortorafl e dei Lepidotteri, che mostrano il pi classico esempio di tali variazioni da giovane ad adulto. 11 Brauer, dietro considerazione degli organi boccali delle larve, in comparazione a quelli degli adulti, divide tutti gli Insetti in tre gruppi, che egli chiama con speciali denominazioni, cio: I. Insetti menoritiohi, con apparato boccale succhiatore tanto nelle larve che negli adulti (Rincori) ; II. Institi in mi oei; tubercoli ventrali carnosi armati o no, rappresentanti rudimenti di zampe; tubercoli dorsali callosi; propulsori (nel- LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 1>31 l'estremo addome); speciali organi per determinare particolari modi di locomozione all'infuori dei precedentemente citati. Le zampe delle larve metaboliche si distinguono in toracali o rere, le quali appartengono al torace e rappre- sentano impostazioni transitorie di quelle dell'adulto, del- le quali sono omologhe, nonch in addominali o false, e queste, nei Pterigoti adulti non trovano corrispondenza. Esempi vistosi di zampe false (flg. 219) accompagnate da quelle vere sono offerti dalle larve delle Farfalle (Brachi) e da quelle dei Tentredinei fra gli Imenotteri; ma sono meno frequenti presso altri gruppi e non cosi bene conformate come nelle suddette forme giovanili. Le false zampe, che si trovano per paia in numero vario su determinati segmenti addominali, sono brevi rilievi conici, carnosi, non retrattili, con o senza una corona di organi adesivi, in forma di uncinetti, lungo l'orlo della superficie rotondeggiante con cui sono termi- nate. Tali appendici non sono articolate, cio non si veggono essere divise in articoli distinti. Per converso le zampe vere sono benissimo articolate, dure e terminano con una unghia. Ora, da un tronco privo al ventre di qualsiasi appendice locomotoria, come si vede in moltissime larve apode, cos dette appunto perch mancanti di qualsiasi specie di zampe, ed in moltissime altre, che pure hanno le zampe vere soltanto, e in quella altre larve che sono fornite di zampe false benissimo conformate, come quelle dei Bruchi succitate, A B Fig. 219. Larve cruciformi mostranti le false zampe. A, di Lepidottero; B, di Ten- tredine. Fig. 220. Larve con rudimenti di false zampe ed una apoda (D). .1. di Mnsca: /;, ili Oecidomido; C, di Cionus fraxini (Coleott. Coroni.); D, Calabrone. Da vari autori sia tutta una serie di protuberanze pi o meno vistose e complicate, le quali segnano altrettanti passaggi graduali dall'una all'altra conformazione. In questi casi si tratta di veri rilievi carnosi (fig. 220), estroflettibili per lo pi, talora muniti di uncinetti, quali organi adesivi, o bagnati di un liquido vischioso allo stesso scopo. 232 CAPITOLO QUARTO Per tali larve, come ancora per quelle apode, ina che per eoa molta atti- vit si locomuovono, sia per cercare il cibo come per rinvenire un ambiente op portano per compiervi al sicuro la loro trasformazione in ninfa, l'incesso dell'in- setto tutto affatto speciale. Fig. 221. Incesso di larva cruci- forme con false zampe (bruco). Vari momenti da 1 in 5. Fig. 222. Incesso di larva eruci forme apoda (larva di Mosca) col- l'aiuto delle mandibole. I bruchi e i falsi bruchi (coin souo detti le larve di Tentrediueii procedono (fig. 221) sol- levando ad arco successivamente i diversi tratti del loro corpo a cominciare dalla parte posteriore, che per prima si porta in avanti e serve d'appoggio a tutto il successivo spostamento del tronco, fino alla regione anteriore, che l'ultima a solle- varsi ed a fissarsi pi innanzi. Il corpo del bruco cos per- corso da un movimento a guisa d'onda, che procede dalla parte posteriore alla anteriore. Le larve apode di Ciclorafi, invece, le quali si servono dei loro poderosi uncini boccali per punto di attacco a de- terminare una trazione sul rimanente corpo, incedono (fi- gura 222), sia nella ma- niera dei bruchi, ed in questo caso poco ufficio hanno i detti uncinetti della bocca, sia servendosi di questi ed in tale caso la prima a spostarsi la parte anteriore del loro corpo, il quale dapprima si allunga, si fissa cogli uncini boccali alle scabro- sit della superficie, quindi si contrae energicamente, in guisa da spostarsi tutto in avanti, non senza quel movimento d'onda gi veduto pei bruchi, ma questa volta in senso inverso, cio dall'innanzi all'iudietro. Per se queste larve procedono su superficie liscia, su cui gli uncini boccali non possano aver presa, allora si servono esclusivamente della maniera ricordata per i bruchi, col concorso del liquido in cui sono ordinariamente involte e che deter- mina una efficace adesione. I bruchi nelle Geometre (fig. 22IJ), tra le farfalle, detti appunto misurini o compatti, pel loro specialissimo modo di incesso, poich mancano di falsi piedi in mezzo al tronco e giacch i piedi veri, torneali, come in tutti i bruchi e falsi bruchi non sono atti al cammino, spostano all'iuuanzi la parte posteriore del corpo e con questa si fissano, sollevando ad arco molto stretto il tronco stesso. .Successivamente si stac- cano dalla superficie colla parte anteriore e la recano all'in nauzi. Tutto ci avviene con una parvenza come di compasso, che si apra e chiuda successivamente, donde il nome volgare dato a questi bruchi. Ma quelle larve meloloutoidi, le quali hanno zampe to- rneali atte al cammino, procedono diversamente, certo mai con quel movimento ondulato, che spetta alle cruciformi ed alle apode loro derivate. In taluni casi le larve melolontoidi, oltre alle zampe toracali possiedono anche altro appa- rato nella regione posteriore del corpo, atto a far punto di appoggio per la spinta all'innanzi del corpo stesso, ma non a sostenerlo, se tutto si sollevasse dalla superficie, come avviene pei misurini suddetti. Fig- 223. Incesso di larva di Geo metra; da A in C. I.E KX GIOVANILI DEGLI INSETTI _<:;:, Queste larve (fig. 224 A) spostano all'iunanzi primieramente la parte posteriore del corpo e la fissano alla superficie merc il propulsore, come detto l'organo speciale di adesione, Poi, facendo t'orza su questo, mentre eolle zampe (vere) non abbandonano la snperfioie su cui si muovono, ma vi procedono coli' aiuto dei piedi, non diversamente da tutti gli Insetti che non hanno se non questi arti, intanto, distendendo a forza l'arco dell'addome, puntando cosi sul pro- pulsore, aiutano assai bene il debole lavoro delle zampe e spingono pi rapidamente il corpo in avanti. Finalmente, le larve di questo gruppo, che non hanno alcun organo addominale in aiuto della locomozione e solo si servouo delle zampe toraciche, procedono pi o meno rapidamente, a Fig. 224. Il propulsore ed il suo impiego per la larva di Lampi/ri. A, usato per l'incesso ; li, per la pulitura del corpo. seconda della maggiore o minore robustezza degli arti e il loro modo di locomozione non pre- senta alcunch di speciale. Fra queste forme se ne trovauo per talune, come sono le larve di Lamellicorui e Pettinicorni che, pur avendo discrete zampe toraciche, qualora siano messe in una superficie all'aperto, non si servono delle zampe toracali per procedere, n si dispongono sul ventre per ci, ma si arro- vesciano sul dorso e, con movimenti ondulati del corpo, aiutandosi con innumerevoli spinetti' e corti peli rigidi rivestenti il dorso, procedono su questo, col ventre in aria e non troppo lenta- mente. per vero che il trovarsi cosi scoperte su una superficie non cosa normale per queste larve, che vivono entro terra o nei legni marci, ma sempre in cunicoli. Certo pero, anche in questi sono le successive contrazioni e distensioni dei segmenti del tronco che determinano il progresso all'innanzi, pi che le zampe toracali, che probabilmente non hauno ufficio negli spostamenti dell'insetto da luogo a luogo. Nel gruppo, infine, delle larve apode del tutto fig. 225) se ne trovano moltissime, le quali non si locomuovono affatto e non saprebbero farlo in alcun modo, come si riconosce allorch dal loro abituale ambiente si portano sul piano ed esse hanno pure tutto il desiderio di fuggirsene. Tutti i loro movimeuti, anche in tali casi, si riducono a delle contorsioni scom- poste, quanto inutili e nulla pi, e lo stesso accade non solo per larve assolutamente apode, ma anche per altre che pure hanno zampe toracali, ma non se ne sanno servire per l'incesso n trovano modo di spostare con esse il loro pingue corpo. Tutte queste larve non hanno evidente- mente Insogno di mutare ambiente per le necessita della loro esistenza. esse sono nate e vivono per tutto il periodo larvale in mezzo al nutrimento che richiedono, oppure, come avviene per le larve degli Insetti sociali metabolici, sono nutrite direttamente dai rispettivi adulti. Siauo esempio di questo estremo grado di riduzione degli organi locomotori, quelle cos dette uova ili formica, ben note e che sono cosi indicate pel loro aspetto e per la loro quasi im- mobilit, le quali noti sono altrimenti uova, ma le larve stesse delle formiche e possono vivere senza facolt alcuna di locomuoversi e pur con pochissima anche di solo muoversi, perch ad esse provvede benissimo la sollecitudine dei rispettivi adulti. Ilo parlato pi su di Propulsori. Questi sono organi addominali esclusivi ili larve metaboliche e ristretti a poche specie, ma molto diversi tra loro .intinto a struttura. Si incontrano in larve di Coleotteri specialmente, ma anche di di qualche Neurottero. A. BKKLBSI i, II. 30. Mg. 225. Tipo della larva apoda di Ime- notteri aculeati. Ita Ratzeburg. 234 CAPITOLO QUARTO I pi semplici sono rappresentati da una vescicola estroflettibile da un tubulo Glutinoso, che si trova Dell'estremo addome, o dal retto stesso, che un poco fuori esce all'occorrenza. Cosi per le larve di Elateridi (Coleotteri). Tale vescica, per un suo umore, adesiva abbastanza. I pi complicati si trovano nelle larve di Lampiridi sono rappresentati da una grande frangia di tubuli molli, vermiformi, coperti elegantemente di minutissime spinette, i quali sono estroflettibili tutti insieme e singolarmente, arrovesciandosi come si pu fare per le dita di un guanto. Un liquido pu essere spinto a forza in tali tuboli e li fa sortire all'esterno, i quali si diffondono sul corpo ove posa l'insetto, con un aspetto come di un pennello o meglio come una massa di tentacoli minutissimi, vermiformi, bianchi e quivi tenacemente aderiscono. Trovansi consimili organi, sebbene non cos ricchi come per le larve di Lampiridi, anche iu quelle di Carabidi, Stafilinidi, Crisomelidi. Nei Lampiridi essi servono, per testimonianza del Targioni, assai bene anche come organi di pulizia, perch le larve, ripiegaudo l'estremo addome verso le parti del loro corpo collocate pi innanzi, se ne servono a guisa di striglia per tergere, e rassettare la loro cute (fig. 224, li). (Per questi organi struttura vedi voi. I, pp. 287, 288). per la loro Un curioso modo di spostarsi per entro le loro gallerie scavate nel legno mostrano le larve di Cerambicidi (fig, 226), delle quali anche specie grossissime sono da noi comuni, come quel Cerambyx cerdo, clie fra tutti i nostrali il pi voluminoso e si incontra comunissimo, d'estate, nei boschi, spe- cialmente di Quercie e vola assai bene. Le larve di questi Insetti sono apode affatto, ma moltissime presentano delle vistose callosit sui segmenti addominali e non solo al ventre, ma aucora al dorso. Ora appunto appoggiandosi a queste asperit, che si impegnano ed aderiscono alla super- ficie scabrosa del legno eroso, che l'animale pu spingersi all'innanzi, merc contrazioni e successive distensioni degli anelli addominali. Le protuberanze ventrali hanno una muscolatura omologa affatto a quella delle false zampe dei bruchi e delle larve di Tentredinei, ma il singolare che (come ho mostrato nel I volume, pag. 421) anche le protuberanze dorsali sono iu ci affatto omologhe delle zampe addominali. Ecco delle larve ben sin- golari, con rudimenti di arti anche sul dorso ! Fig. 226. Larve uieloloutoidi. apode di Cerambioidi, mostranti i tuber- coli dorsali e ventrali. A, di faccia; (Xylorhza venosa) da Lu- caa: L, l'eiambyx di lato, da Kolbe. Del resto simili tubercoli (fig. 227) in uumero vario, talora terminati da spinette rigide, si trovano al ventre od anche al dorso di molte altre larve, sia che vivano in gallerie quanto all'esterno. Qui aggiungo auche le figure di larve lignicole di Edemere, come ad es. quella di Asoler caerulea, che qui riporto, con sei paia di tubercoli dorsali e tre ventrali, ilei tutto podiformi, almeno questi ultimi. Produzioni omologhe trovatisi in generi affini, come Nacerdes, Melandri/a, Hypulus, Abdera ecc. Molto singolari sono i tubercoli ventrali, in numero di otto paia, che si veggono al ventre di larve di Colasjris, tra i Crisomelidi e sono terminati da peli. Finalmente ricorder la singolare larva di Lencaspis (fig. 228), Imeuottero entomofago, de- scritta dal Fabre, la quale possiede ben undici paia di tubercoli ventrali, tre pel torace ed otto per l'addome e sono tutti uguali fra loro e terminati da un pelo rigido. Su questi lunghi tram- poli la larva pu camminare alla meglio. Uno speciale modo di locomozione quello che usano certe larve di Ditteri di specie diverse, cio col praticare dei grandi salti, pur non avendo zampe. LK KT \ GIOVANILI DEGLI INSETTI 235 Ci avviene con un meccanismo speciale. La larva si attacca coi suoi un- cini boccali, volgendosi ad arco, ad opportuni pezzi cintinosi duri dell'estremo addome, poi fa t'orza e quindi scatta come una molla. Xe sia esempio il comune verme del Formaggio (Piophila casei, fig. 229). Le larve di Cecidomie non usano le mandibole a ci, bens la spatola sternale. Appendici RESPIRATORIE. Lungamente ne ho trattato nel I volume, alle pagine indicate ed bene che chi desidera sapere abbastanza di tali organi con- sulti quanto col scritto ed illustrato con figure. '. di Sialis lutarla (ambedue Neurotteri) ; 0, di Paraponyx striolata (Lepid.) ; D, di Pelobius hermani (Coleott.). LE ET GIOVANILI DEGLI INSKTTI 237 Si detto che le pseudobranchie sono comuni anche nelle forine giovani di Insetti a metamorfosi incompleta. Ci si richiama ad una serie di organi larvali, i quali subiscono modificazione nelle successive mute, fino all'adulto, in questi In- setti, particolarmente allorch, colla diversa et, cambia anche fondamentalmente la maniera di vita. Di ci, sar quindi il caso di parlare trattando delle mute nelle torme ametabole ed emimetabole, le quali mute rappresentano una condizione di cose diversissima da quelle metamorfosi complete, che. appunto perla vastit delle modificazioni, che importano nell'organismo dell'in- setto, sono oggetto di pi viva meraviglia e presentano fenomeni pi complessi. Vig. 231. Larva acqua- iola di Aulonogyrus stria- his mostrante i processi respiratori addominali. Da Schiodte. Costumi delle larve olometaboliche. La larva degli Insetti a metamorfosi completa rap- presenta uno stato embrionale libero, con ufficio esclusivo di completare in s quei depositi di sostanza nutritiva, i quali non ha potuto avere dall'uovo e che le permet- tano di giungere allo stadio definitivo. Tutto ci sar benissimo fatto vedere in seguito, allorch si tratter pi particolareggiatamente delle modificazioni di organi e tessuti, che avvengono du- rante la ninfosi. In fine poi della sua esistenza la larva deve ancora, general- mente, trovar modo di mettersi in condizioni opportune, per trascorrere, senza pe- ricolo e nella quiete, il periodo ninfale, riparandosi, al caso, in modo efficace. In confronto dell'adulto adunque le larve si vedono esenti da due grandi cause di atti molti e complessi, cio quelli che, riguardano la conservazione e (salvo cii si speciali) la diffusione della specie. Xegli adulti, anzi, in generale, sensibilmente minore e talora nullo affatto tutto tjuel complesso d'azioni intese alla assunzione del cibo, perch l'adulto non ha le perdite che incontra la larva colle numerose mute e non deve costituire in se deposito alcuno di sostanza nutritiva. Nutrizione. Di tale guisa avviene che la quantit di cibo ingerita e dige- rita da una larva durante tutta la sua esistenza pu essere veramente sbalordi- tici, particolarmente per le forme vegetariane, che debbono elaborare una massa eiiorine di sostanza per ritrarvi la quantit di albuminoidi di cui vanno preci imamente in cerca. La caratteristica adunque della larva metabolica e il formidabile appetito, per cui quasi mai l'insetto si arresta dal divorare, quando non vi sia costretto da circostanze al di fuori della propria volont. Ma se nulla impedisce questa, e se il cibo nutriente, come accade pei car- nivori, tutte le funzioni digestive si seguono con tale rapidit meravigliosa, che la larva aumenta di volume e di peso in modo incredibile. Il Redi, parlando delle larve delle mosche viventi nelle carni putrefatte, ci fa noto che e quei primi bachi veduti il giorno avanti, erau cresciuti di grandezza al doppio: ma quello, che piii 238 CAPITOLO QUAKTO mi sembr pieno di meraviglia, si fu, che il seguente giorno arrivarono a tal grandezza, che ciascuno di loro pesava intorno a sette grani; e pure il giorno avanti ne sarebbero andati da venticinque a trenta al grano che poi quanto dire un aumento di duecento volte il proprio peso in sole ventiquattr'ore. E quanto al tempo impiegato a distruggere tutta la carne loro ap- prestata, dice il Redi, di siffatti bruchi che in un batter d'occhio, finiron di divorare tutta quanta la carne dei pesci, avendo lasciate le lische, e l'ossa cos bianche e pulite, che parevano tanti scheletri usciti dalla mano del pi diligente Notomista d'Europa *>. Questa ben altra voracit che non mostrano le larve vegetariane, sebbene esse pure siano state citate come esempi mirabili. Gi Malpighi aveva osservato che il Filugello mangia in un giorno tanta foglia per un peso uguale al suo proprio. Secondo Dandolo l'aumento del Baco da seta, dalla nascita al momento in che va a filare, crescita cio in volume e peso, indicato dalla seguente tabella e vale per Bachi di razza grande, di cui vanno 472 bozzoli per chilo. Lntighezza Peso Giorni Alla schiusura 3 mm. p. = Ogr.,000472 , , 5 giorni Alla uscita della 1. muta 8 mm. p. X 15 muta do l 10 5 " 6 giorni ^ 4 giorni , 2. a 15 mm. p. X 94 9 giorni f 6 giorni 3. a 28 mm. p. X 400 15 giorni 4. a 40 mm. p. X 1628 ( 10 giorni Al momento di filare il bozzolo 80 rara. p. X 7760 ' > 32 giorni Lyonnet calcol che un bruco del comune rodilegno (Comu cositi), al momento della sua tra- sformazione in crisalide, pesa almeno 72.000 volte pi che non alla nascita. vero per ohe questo insetto non impiega mai meno di due anni nel suo ciclo larvale. Anche la quantit di cibo che divora una larva giornalmeute davvero meravigliosa. Il Raumur aveva gi veduto che i bruchi di Cavolaia, in 24 ore divoravano tanta foglia di cavolo per un peso doppio di quello del loro corpo ed in questo tempo essi erano cresciuti di un decimo del peso precedente. 11 Dandolo sopralodato (1813), con esperimenti precisi, dimostr che un Baco da seta, dalla nascita a quando sta per filare consuma circa 13 gr. 33 di foglia, cio un peso pari a 60.000 volte quello del bacolino stesso neonato. Ma la larva del Ditisco cos ingorda che pu aumentare da 60 a 100 volte il proprio peso con un solo pasto! Natura del cibo. Quanto alle sostanze di cui le larve oloinetabole si nutrono, possiamo dire che esse vivono di cibo assai pi variato che non gli adulti. Intendo dire che questi ultimi non fanno loro nutrimento di parecchie sostanze, le quali invece sono, il cibo preferito di talune larve. Gli adulti, sono, pi che altro vegetariani, cibandosi di foglie e frutta di piante, o frugivori; molti poi sono carnivori, ed eccellenti predatori, ecc. Ma delle larve, troveremo molte nutrientesi non solo delle suddette sostanze, ma di humus, di radici, di legno fresco e secco, ed ancora di sostanza cornea. l>eli. lana, ecc.; di cera e perfino di petrolio! Alcune larve, che vivouo sotterra, come sono quelle di taluni Lamellicorni, si nutrono vera- mente anche di terriccio, come si pu giudicare bene dalla natura degli escrementi loro. Questi I.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI i:;h si vedono composti di terra ormai esaurita di tutte le sostanze organiche che conteneva. Ora, nessun insetto adulto, ohe si sappia, si nutre ili tale sostanza, cosi ingombrante e tanto povera ili nutrimento pegli animali. ]'. deguo di nota ohe \ i sono Insetti, i quali possono nutrirsi di cibi contenenti principii fortemente venefici non solo agli animali superiori, ma anche alla grande maggioranza o quasi totalit degli altri Insetti. Vi sono piante, le quali contengono un lattice eminentemente caustico e ne hanno in abbon- danza. Con tutto ci esse nutrono taluni Insetti, che ne rodono il fogliame senza danno alcuno : anzi questo il loro cibo esclusivo. Ma sin qui, franandosi di rapporti fra l'insetto e la pianta, che sono secolari, si pensa subito, con ragioue, ad uno dei tanti casi di adattamento, clie non pu tare si cessiva meraviglia. Lo stesso dicasi per parecchie specie di Insetti, che vivono a spese della pianta di Tabacco in erba, sia come loro speciali parassiti (Thrips, Aleurods) } sia inci- dentalmente, come ades. larve di Klateridi, che si nutrono delle radici e larve di Farfalle (Agrotis, Sphinx, ecc.) che rodono il fogliame. Anche pili singolare apparisce il fatto di Insetti che si possono nutrire, senza danno di sorta, di tabacco secco e queste sono specie che vivono abitualmente di altre foglie secche o resti vegetali non contenenti un cos potente veleno come la nicotina. Le foglie disseccate di tabacco, conservate nei magaz- zini e perfino i sigari e le sigarette sono spesso perforati da larve di Xyletinits serricornis. Questo col vivono tutta la loro esistenza fino all'adulto, nutrendosi benis- simo della costola legnosa delle foglie stesse, che pur contiene, come il tabacco pronto per fumo, ed anche in grado maggiore, una ben forte dose di nicotina (fi- gura 232). Le larve, le quali vivono di legno verde o secco, e sono parecchie, sia di Lepidotteri che di Coleotteri sopratutto, oltre ad avere un poderoso organo masti- catore, dispongono di fermenti tali, nel loro stomaco, capaci di alterare il legno, tanto da ritrarne un suffi- ciente nutrimento. Ma non facile comprendere come certe larve di taluni Insetti possano e trovino utile rodere persino i metalli ed altre nutrirsi e vivere in ambiente cos'i attivo insetticida come il petrolio. Molte volte avvenuto che palle di piombo, nelle loro cartuccie, si trovassero traversate da grossi fori ed anche nelle gallerie contenessero gli Insetti scavatori, in generale larve di Siri- cidi (Imenotteri), che sono abitualmente roditori di legno o di Cerambicidi, ad es., del genere Callidium o di Bostrichidi (Coleotteri). Per tale lavoro qualche volta compiuto anche dagli adulti, che si trovino impediti nella loro via da qualche ostacolo di piombo. Palle di fucile perforate da Insetti, sono state da ufficiali presentate ad accademie scienti- fiche, nel 1844, nel 1857, 1861, ecc., e persino lastre dello stesso metallo fece vedere l'Audouin nel 1S33, forate in pi luoghi. Queste lastre appartenevano al tetto di un fabbricato. Pare che un lavoro simile, nel 1844, fosse comune, a dauno dei tetti, perch le popolazioni se ne impensierivano seriamente. Nel 1840 il signor Du Boys mostr delle impronte tipografiche, le quali, come noto, sono di una lega durissima, perforate da numerosi buchi, di circa 4 mill. di diametro su quattordici di profondit. Tali gallerie erano state fatte da larve di Bostrichidi. Infine fu riconosciuta sperimen- talmente la facolt, che hanno i Callidium, di perforare lamine di piombo, quando ci loro convenga. Del tutto recentemente si sono verificati altri casi simili, ed io riporto figure tolte da gior- nali scientifici nord-americani, che illustrano questi fatti (lig. 233). Fig. 232. Sigarette bucate ed erose da larve di Xi/letinus serricornis. Da Ho- ward. 240 CAPITOLO QUARTO Fig. 233. Erosioui nel piombo fatte da larve di Insetti. (Instcl Life) Le ricerche, che si sono fatte |ier rintracciare il metallo nell'organismo dell'insetto, che lo aveva eroso, hanno provato che il piombo non si trova se non nel tubo digerente. Adunque, coin del resto ben credibile, gli Insetti che compiono colali lavori non lo fanno per nutrirsi, ma per caso, incontrando il metallo dopo il legno delle casse, o la carta di cui, ad esempio, erauo av- volte le cartuccie, per procedere nella loro galleria. Il certo si per che questi fatti dimostrano una potenza veramente insolita negli organi masticatori di queste larve che, pel loro aspetto e la mollezza della loro pelle, sembrerebbero tr.tt'altro che adatte a simile opera. Nel tulio digerente di Coleotteri Xilofagi si trova una diastasi, la xylanasi, che discioglie la xylane. S c min Seiller (1905) si mette in evidenza questo principio attivo, prendendo tubi di- gerenti di larve d Phymatodes variabilis e facendoli a brani in un poco d'acqua e di cloroformio e collocando il tutto in una stufa a 38, con uu grammo di xylane. Si ottiene un liquido che da le reazioni caratteristiche dei pen- tosi. Gi Lyonnet e pi recentemente Henseval avevano rilevato che la larva del Cossnx cossus, gi menzio- nata e che vive di legno verde, ri- getta dalla bocca una secrezione, che esercita un'azione corrosiva sul legno e permette alle mandibole di attaccarlo con maggior facilit. Anche la presenza di celluiosi capaci di digerire il cellulosio sembra comune negli Insetti. Kunckel e Bugnion suppongono che parecchi Insetti viventi di umori vegetali, iniettino nei tessuti della pianta dei succhi capaci di iniziare la digestione dell'amido ed intanto anche intaccare le pareti di cellulosa delle cellule vegetali. Vi sono inoltre parecchie larve, che vivono a spese di sostanza cornea, cio rodendo i peli delle pellicole o la lana dei tessuti e persino le corna di Ruminanti. Ognuno sa come bisogna difendere le pelliccerie dai tarli ed i panni dalle tignole, specialmente in estate. Ora anche questi Insetti hanno facolt di segregare, nel loro tubo digerente, sostanze capaci di disciogliere la cheratina, di cui principalmente si compone il loro cibo. Sitowski, a proposito della Tinn biseliella, una delle tignole dei panni, ritiene che il fer- mento digestivo, capace di sciogliere la cheratina, sia del gruppo delle tripsine e possa trasfor- mare la cheratina in una albuminosi. Egli per non giunto ad isolare il principio attivo. noto che gli alveari vanno soggetti all'attacco di speciali Tignole, che possono mandare a male in breve tempo la colonia di Api, poich ne intaccano e distruggono i favi. La Galleria melimi Ila e stata studiata, sotto il rapporto della digestione, da Mtalnikoff (1907), che per non pot trovare, nell'intestino di detto bruco, alcun fermento atto a sciogliere la cera. Questa, se- condo il detto Autore, sarebbe semplicemente emulsionata nell'intestino e la sua digestione non avrebbe luogo che nel sangue, in grazia dei fermenti segregati dagli amebociti. Intanto per la cera necessaria alla nutrizione di queste Tignole; esse poi trovano le altre sostanze azotate ed idrati di carbonio, di cui hanno bisogno per vivere, nelle impurit dei favi. Ter terminare mi questo argomento dei cibi strani a cui ricorrono le larve, dir del caso singo- lare gi ricordato, di larve viventi entro il petrolio grezzo e nutrentesi di cos fatto liquido. 1 valorosi entomologi nord-americani hanno richiamato l'attenzione su una larva di Efrifide i Ditteri), la (piale si trova, vivente in grandissimo ninner, nelle polle di petrolio grezzo, cos) comuni nella regione petrolifera della California. Specialmente Howard (1899) ed Hagen (1879, 1912) hanno illustrato questa singolare larva, descrivendone le paradossali abitudini. Si ritiene che essa viva di detriti organici, che pu trovare in quell'ambiente. L'incredibile pero si e che in un liquido, il quale e considerato efficacissimo insetticida anelie a dosi molto diluite, possa vivere e prosperare, continuamente immersovi, un insetto ed anche di cute molle e non nelle soluzioni diluite, ina addirittura nella sostanza pura. La specie, illustrata dagli Americani, si chiama Pailopa petrolei ; fu descritta dal Coquillet ed li: i: ri i;i,.\ asmi i.i:i;i i [NSET1 1 241 appartiene : 1 un genere, ls L '"> specie vivono bens in ambienti liquidi, ma non cos fuori di ogui verisiniiglianza. si comprende oome allorch il Compre, per primo, scoperse ed indic questi insetti e te loro abitudini, incontrasse la generale incredulit. SIMBIOSI NUTRITIVA. In onte condizioni le larve sembra che ricorrano ad una alleanza con altri organismi inferiori, che le aiuti :i ridurre il cibo in condizioni da essere utilmente e presto ingerito. Si possono citate due esempi, ambedue pertinenti al gruppo dei Mnscidi ed uno riguarda torme carnivore, L'altro vegetariane. Si ritiene che i baciti della carne putrescente accelerino la decomposizione della carne stessa disseminando speciali microorganismi, che danno Fig. 2'M. Larve che praticano la digestione all'esterno. A. di Ditisco, da Schidte; 11, di Falpares libelluloidts (Neiir.). da Braner : 0, di Chrysopa Tamburi (Neur.), da Froggatt. appunto questo effetto. Si ritiene per, secondo altro avviso, che la pi rapida innegabile pu- trefazione delle carni in presenza di larve di mosca sia dovuta ad un succo speciale delle ghian- dole salivari delle larve stesse, che abbia questo potere dissolvente. Il caso delle forme vegetariane si riferisce al classico esempio della Mosca delle olive, la quale pu vivere solo perch in alleanza con un microrganismo dell'olivo, il Bacillus oleae. Questo bacillo determina non solo sulla pianta speciali alterazioni dei rami, ma ancora, nella galleria che la larva scava entro la polpa delle olive, d origine ad un marciume delle pareti della gal- leria stessa, con che la larva non teme di essere stretta fra tessuti di cicatrizzazione e si nutre appunto del succo prodotto dalla polpa putrescente per opera di tali bacteri. Questi sono accu- ratamente disseminati dalla madre ad ogni deposizione d'uovo, nella ferita, assieme all'uovo stesso. Questo bello, caso di simbiosi, notevole anche dal lato pratico, sar bene illustrato pi innanzi. Speciale .maniera di assunzione del cibo in talune larve. da ricordarsi qui il caso indicato di digestione esterna, come detta dagli autori, al quale, del resto possono, tino ad un certo pnnto, essere anche riattaccati i citati casi delle larve viventi nelle carni in putre- fazione e quello di quei parassiti di piante, dei quali si e detto che sembrano esercitare colla loro saliva un'azione dissolvente sui tessuti vegetali. Il pi bel caso di digestione fuori degli organi a ci adatti , fornito dalle larve dei Ditisci e da quelle dei Formicaleoni e generi affini (fig. 234). i.i struttura della loro bocca . stata descritta gi nel voi. I a pag. 131. Le mandibole, se non si. no perforate per lungo, come si riteneva dapprima, possono per comporre un tubulo A. BERLB6E. Gii Insetti, II. 31. 242 CAPITOf.O QUARTO col concorso di altri pezzi boccali, die loro si addossano. Il certo che traverso questo canaletto decorre un liquido fortemente digestivo, che le larve stesse iniettano nella preda dopo averla stretta fra le acutissime maudibole e ferita cos. La larva non abbandona affatto la preda, che si dibatte furiosamente e che pu essere anche molto piti voluminosa e forte dell'aggressore, come avviene di Salainaudriue ed altri Batraci o Pesci, che sono aggrediti e vinti dal terribile insetto. Il succo iniettato decompone e digerisce gli organi della vittima, con rapidit incredibile e li riduce in liquido, che poi viene lentamente assorbito dalla larva, traverso la stessa via seguita dal fluido digestivo. Qualche momento dopo che una preda trasparente, come una larva di Dittero acquatico, stata ferita dal Ditisco, si vede ad un tratto un liquido nero invadere gli organi e fra questi diffondersi; la vittima allora come colpita da stupore; si agita un poco e quindi rimane immobile, morta. Si vedono in seguito rapidamente i suoi tessuti modificarsi, il tessuto adiposo in modo particolare fonde letteralmente. Tosto la larva di Ditisco aspira il liquido, che ha iniettato ed una corrente intensa si dirige verso le mandibole. Dopo poco la manovra rico- mincia e cos gli organi della preda souo mano mauo disciolti ed aspirati, finch non rimane che la pelle e le altre parti dure inattaccabili. indispensabile la presenza di un involucro, come una pelle indigeribile perch il fenomeno possa accadere normalmente. Si pu cos nutrire per artificio le larve di Ditisco offrendo loro tuorlo d'uovo o brani di carne entro un involucro di gomma elastica. cos che questo insetto si rimpinza nella misura gi ricordata e tanto da correre pericolo di asfissiare, uou potendo pi risalire a galla a prender aria. Fortunatamente per esso il principio di asfissia determina il vomito, pel quale la razione ingoiata vieue ridotta a pi ragionevoli proporzioni. Non diversamente si nutrono quelle voracissime e formidabili larve di Formicaleone e di Chrysopa e generi affini, che hanno un eguale meccanismo boccale. Resistenza al digiuno. In misura molto varia le larve resistono al digiuno e questo a seconda dei depositi nutritivi, che hanno ormai accomodati nel loro tessuto adiposo. Allorch sar detto della ninfosi, si mostrer come l'ufficio precipuo della larva sia quello di immagazzinare, nel proprio panicolo adiposo, sostanze plastiche pei momenti in cui occorrer molto materiale di ricostruzione. Siccome molte larve iniziano prestissimo tale deposito, cos avviene che queste sono pi resistenti al digiuno d'altre, che non hanno siffatte provviste. Berlese riferisce di una larva di Saperda populnea (Coleotteri) vissuta a digiuno pi di due mesi prima di trasformarsi in ninfa; Valry Mayet ha conservato per due anni e mezzo una larva di Triahodes amnios in digiuno assoluto, u dopo questo tempo era morta. Se le larve sono sottopposte all'astinenza poco prima di mutarsi in ninfa. avviene generalmente che esse anticipano la metamorfosi, ma gli adulti, che ne nascono, sono pi piccoli del normale. Sono atte a sostenere pi facilmente il digiuno quelle rare forme larvali che hanno per ufficio la diSusione passiva della specie, come accade ad es. pei Triungulini dei Meloidi, che stanno per pi giorni aderenti ai peli di altri In- setti che li trasportano. Parata della vita larvale. Pi innanzi, a proposito della ninfosi, si esporranno le ragioni per cui la maniera di nutrizione influisce sulla maggiore o minore durata della vita larvale. Per ora basti sapere che, in linea generale, pi rapido il ciclo della esi- stenza della larva quanto pi sostanzioso ed abbondante il cibo di cui pu disporre. Di tale guisa lo larve carnivore sono pi sollecite a compiere questo tratto della loro esi- stenza giovanile che non le vegetariane. Ma fra queste ultime le pi sollecite sono le frugivore, LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI l'43 di poi quelle viventi ili parti verdi, fresche delle piante ed intine, pi tarde, le lignivore, che hanno a che fare con un cibo poco sostanzioso e faticoso ad assumersi. Queste sono tanto tarde a diventar ninfe quanto quelle viventi di terriccio. Fra le carnivore poi le piii rapide e quindi le pi sollecite fra tutte a sbrigarsi del loro tirocinio larvale sono quelle che vivono nella carne putrescente e non fauno che nutrirsene senza posa alcuna, dalla nascita alla trasformazione. Altrettanto o poco meno rapidamente si comportano le larve endo-parassite, che divorano internamente altri insetti. Ma pi tarde procedono le cacciatrici, perch la loro buona volont e ostacolata spesso dalla scarsezza di preda e questa richiede sempre tempo e lavoro per otte- nerla, anzi, in proporzione della facilit di averla a portata della bocca procede la cortezza della vita larvale. Cos ad es. le larve di Sirridi, che sono Ditteri predatori di Afidi e vivono sempre in mezzo alle oolonie delle vittime, atterrandole e succhiandole senza posa, impiegano a diventar ninfe pochissimo tempo, assai meno che non le larve di Carabidi o di Stafilini, che da buone e vere cacciatrici vanno alla ventura a cercare la preda in ambienti diversi. Questa regola generale per subisce varie eccezioni, che dipendono da altre condizioni di esistenza. Anzitutto fanno divario le larve degli Insetti sociali, perch hanno dagli adulti, che le curano, speciale nutrimento, combinato in modo da influire molto sullo sviluppo che debbono seguire, il quale regolato secondo precisi criteri. Ma, altre volte, la causa diversa e dipende da condizioni multiple, n sempre agevoli a riconoscersi; in generale per con rapporti verso la maniera di ciclo d'esistenza, che la specie deve immutabilmente seguire. i '"-i, ad es. di due specie affini ed agevolmente viventi di sostanze simili, l'una compie il ciclo larvale in assai pi tempo che non l'altra, perch quest'ultima passa l'inverno in uno stadio che non quello larvale, mentre la prima incarica la larva di passare essa la cattiva stagione. Cosi, giustamente FHenueguy confronta fra loro due Farfalle molto strettamente parenti, cio la Porthesiit chrysorraea, che schiude dalle uova in autunno, sverna allo stato di larva ed incrisalida nella successiva primavera, contro la Ocneria dispar o altre specie affini, che nascono ed incrisalidano nella stessa stagione. Qui per intercede un periodo di sosta, durante il quale la larva non si nutre, che appunto quello invernale. Ma per tutte le ragioni la diversit suesposte della durata della vita larvale fra i vari Insetti davvero grandissima, giacch i pi veloci (Mosche) non im- piegano pi di 6 a 7 giorni, mentre pei pi tardivi si calcola ad anni, fin quasi ad una ventina, come deve esseri- avvenuto di quel Buprestide (Coleotteri), che dal Marsham tu veduto sortire nel 1810 da un mobile conservato in un ufficio fin dal 17SS o 1789. Ecco alcuni dati, oltre i citati: La durata della vita della larva , per l'Ape, di ><,10 e 13 giorni, secondo i sessi; per VArgynnis paphia (Farfalle) da 14 a 15 giorni; pel Baco da seta di 35 giorni. Questi sono divoratori di foglie verdi; pel Cosaus lossus da 2 a 3 anni; pel Lucajma cercai Cervo volante), da 4 a 5 anni; questi due sono divoratori di legno; per la Melolontha valgaris, il comune maggiolino, come ben noto, la vita larvale di 3 anni a 4, e questa specie vive sotterra. Nelle forme non olometabole troviamo poi una Cicala (C. tredecitn d'America), che vive entro terra allo stato di larva ben tredici anni, mentre una sua affine (C. septendedm) ne vive di- ciassette. Aumento della larva. L'insetto olometabolo ha tutto il suo incremento solo durante la vita larvale. Una volta iniziatosi il lavoro di metamorfosi nessun ulteriore accrescimento avviene, in via normale, se non apparente. In ci ancora 244 CAPITOLO QUARTO gli insetti di questo gruppo differiseouo dagli emimetaboli, poich in questi ultimi avviene certamente un accrescimento vero e continuo da larva allo stato definitivo. La maggior statura, che assumouo certi adulti rispetto alle ninfe, non che apparente e dovuta alla distensione di sacchi aerei, talora grandissimi, cbe sono nella forma definitiva. L'esempio classico dato dai Pupipari (Ditteri), i quali partoriscono una specie di uovo, che poi uu pupario e da questo nasce, naturalmente senza cbe esso cresca altrimenti, una forma sessuata. Esposta la cosa in tale forma parrebbe di dover convenire che il contenente sempre eguale per dimensioni al contenuto, il cbe assurdo. Avviene intanto che l'adulto fem- mina sempre almeno il doppio pi voluminoso del pupario, da cui sorto ed al quale d ori- gine, 'l'atto il segreto del fatto misterioso, cbe sarebbe altrimenti incomprensibile, da poich eerto che nessun aumento reale di statura interviene (e del resto nessuna nutrizione accaduta per parte dell'insetto una volta uscito da! ventre materno prima dello sfarfallamento) sta ap- punto nella dilatazione dei sacchi aerei, talora enormi, che sono entro il corpo dell'adulto (vedi voi. I, pag. 817). Bene il Redi, a [proposito delle mosche sgusciate dai pupari, e raffateonatesi tutte dichiara che impossibile parea come in quel piccolo guscio fossero mai potute capire. A ragione dunque questo nostro filosofo rimprovera al Chircher di far crescere di statura le mosche gi colle ali imperocch egli dice le mosche tutte, i moscherini, le zanzare, e le farfalle, per quanto mille volte ho veduto, scappano fuora del loro uovo (crisalide) di quella, stessa grandezza, la quale conservano tutto il tempo di loro vita . Ben pi grande la meraviglia di chi confronta un Formicaleone adulto od una Chrytopa colla piccola larva da cui uscito e di cui da tre a quattro volte piti lungo ed ancor consi- dera il piccolissimo bozzolo sferico, da cui l'alato sfarfallato. In queste specie per grandissimo gioco ha certamente il complesso dei sacchi aerei, alcuni dei quali sono veramente enormi, sicch l'insetto quasi una bolla d'aria allungata, ma anche fuor di dubbio che uu aumento reale di statura da larva ad adulto si avuto, come ha dimostrato Berlese appunto pel Formicaleone, nei suoi scritti sulla ninfosi (1901). Le cause ed il modo di tale aumento di statura non sono facilmente immaginabili. Mute. Per mute s'intendono quei cambiamenti di pelle cbe intercedono, pi o meno numerosi, nello stato di larva o di ninfa e che non importano alcun rilevante cambiamento di forma o di organizzazione. Sono semplicemente esuria- menti per abbandonare una spoglia insufficiente ormai, per ragioni diverse, all'a- nimale ed assumerne una nuova pi adatta. Gli adulti mai vanno soggetti a simile vicenda, bens l'embrione. Quantunque il fenomeno si corrisponda abbastanza nelle forme a metamorfosi complete od incomplete o nulle, pure qui, mentre si tratta degli stati giovanili olometabolici converr non tener parola li quelli emimetaboli, della loro orga- nizzazione e vicende, delle quali cose tutte parleremo subito dopo discorso di ci che si riferisce ai momenti larvali e ninfali nella olometabolia, essendo questo fenomeno, come si vede, diversissimo dall'altro semplice decorso dello sviluppo emimetabolo. Tutte le larve mutano la cuticola loro un certo numero di volte e non soltanto quella degli organi esterni, ma ancora tutto quanto rivestimento clii- tinoso di origine ectodermale, anche se appartiene ad organi interni. Cos se ne viene l'intima dell'intestino anteriore e posteriore e quella delle trachee. Dopo ciascuna muta l'animale ha nuovo impulso a rapida crescenza di statura. .Meccanismo delle mute. Esso iniziato dal distacco della cuticola vecchia dallo strato ipodermico sottostante ed a ci concorre un liquido segregato Mi RTA GIOVANILI HKiil.I INSKTT! 245 dalle ghiandole delle mute (voi. 1. pag. 792), che viene ad intercalarsi appunto fra l'assisa cellulare e la cuticola, e l'opera aiutata dalla contrazione dello strato ipodermale, determinata da quella della membrana basale, in obbedienza alla sua elasticit. La presenza ili questo liquido non basterebbe per a determinare il distacco sufficiente della outioola vecchia da quegli 9trati di nuova formazione, che si vanno costruendo colla secrezione dell'epi- dermide: e necessaria una violenta e subitanea contrazione di questa, in modo ebe aumenti lo spazio tra le cellule ipodermali e la cuticola da rigettarsi. A ci provvede l'elasticit della mem- brana basale, su cui le cellule ipodermali sono tutte fissate. Per tale elasticit, allorch scemi ad un tratto il volume degli organi interni, il che avviene sopratutto per svuotamento dell'intestino, la mem- brana basale si contrae, trascina seco l'ipodermide, che maggiormente si distacca dalla cuticola vecchia e pu allora formarsi la nuova, senza pericolo che questa venga ad incollarsi alla precedente. Tutto questo processo dimostrato dal Berlese (1901), mentre l'ufficio delle ghiandole delle mute stato primamente illustrato dal Verson (1891). Ecco come esso avviene, ordinatamente esposto. Anzitutto le cellule delle mute, ad un dato momento entrano in fuuzione, dopo un tempo di riposo. La loro secrezione, non potendo traversare la cuticola poich le ghiandole non hanno rap- porti coll'esterno, si stravasa fra l'ipodermide e la cuticola stessa, determinando cos il distacco dello strato cellulare dalla spoglia chitinosa (tg. 235, B). In secondo luogo l'intestino si vuota tutto e rapidamente, la membrana basale, che non pi distesa a forza, diminuisce di superficie e, cos con- traendosi, determina anche la contrazione od ag- grinzimento dello strato ipodermale. Di tale maniera le cellule ipodermiche, discoste ormai dalla cuticola abbandonata, possono segregare la sostanza fluida, che determina la formazione di uno strato cuticolare nuovo (C). Da questo momento si hanno due pelli (l>), la vecchia grinzosa e la nuova alquanto distesa, e tra queste intercalato un liquido speciale. Non resta pi che rompere l'involucro estenui ormai inutile. Fig. 235. Sezioni sagittali schematiche 'li mia larva, per mostrare la meccanica della unita, coll'intervento della membrana basale e della vuotatura dell'intestino. A. Intestino {In) ancora pieno e l'ipoderma (ip) e ancora adeiente alla pelle; B, come sopra; ma l'ipoderma comincia a staccarsi dalla chic; C, l'in- testino vuoto, la membrana basale (ud) si con- tiae e cos si accentua il distacco dell'ipoderma dalla cute; comincia la secrezione della nuova pelle (se) ; D, come sopra, ma la secrezione si raccolta t'ormando la cute nuova (cn), mentre la vecchia (cv) prossima a rompersi ; ijm, ghiandole della muta. La rottura della spoglia avviene per ogni forma, sempre nel medesimo luogo e secondo determinate linee, che corrispondono a punti di minore resistenza, ed resa facile dallo stato di disseccamento speciale dell'involucro vecchio. Tale rottura ottenuta dall'insetto merc movimenti bruschi e contrazioni opportune. Traverso lo spacco l'animale si fa strada dapprima col capo, poi col resto, finche fuoriesce. Colla cuticola esterna viene trascinato anche il rivestimento ectodermico degli organi succitati, che forma un tutto continuo colla pellicola avvolgente l'insetto. 246 CAPITOLO QUARTO Questo il caso pi comune, ma per altre specie la pelle si rompe al ventre, o come pegli imenotteri sociali avviene entro le loro celle, essa va in frammenti diversi, che talora rimangono per certo tempo ancora aderenti agii organi di re- cente usciti. Causa delle mute. L'opinione pi vecchia quella che l'esuviamento sia determinato da necessit di crescita dell'animale, che, non potendo pi capire nella primitiva vecchia spoglia, come troppo stretta, la abbandona, essendosene prima procurata una nuova, come un giovanetto che non cape pi nei suoi panni. Per il Pantel (189S) non ammette questa sola ed esclusiva ragione perch certo la cuticola, molto estensibile come , potrebbe molto pi a lungo servire di quello che non si vegga accadere. Egli ritiene che la caduta della spoglia vecchia sia causata da necessit di esistenza, le quali determinano la formazione di organi ectodermici nuovi, che debbono pur avere la loro cuticola protettrice. Per anche questo modo di vedere, che non soffre difficolt allorch tali organi nuovi veramente debbono presentarsi, non spiega certe mute, che non dipendono n dalla necessit dell'accrescimento, n da queste altre di variazioni morfologiche. Per esempio il Lowne ha constatato che la giovane larva di mosca della carne, subisce una muta due ore dopo la sua schiusura, cio quando n au- mentata di volume n appare diversa dalla forma neonata. Per molti casi, come pure per quel tale involucro del tutto transitorio che riveste di passaggio l'adulto di recente schiuso di certi pseudo-neurotteri, non bene palese la ragione della necessit della muta, e su ci converr ancora indagare. Tutte le larve olometabole subiscono un vario numero di esuviamenti prima di trasformarsi in ninfa; cosi i Lepidotteri per lo pi quattro volte, ma possono andare sino a dieci (Phyirarolia isabella, secondo Dyar), e talora con divario dall' un sesso all'altro. Ad es., secondo Riley, nel- VOrgyia leucostigma i maschi hanno 5 mute e le femmine 1; nella <>. antiqua, secondo Dyar. i maschi avrebbero 6 mute e le femmine 7. Secondo Milne Edward i bruchi delle farfalle, che svernano, hanno maggior numero di mute che non quelli a sviluppo estivo; per couveiso nelle specie a larga distribuzione geografica, i bruchi mutano pi spesso nelle regioni calde che non nelle fredde. fra gli Imenotteri si sa che i Pecchioni, lo Api e le Vespe mutano almeno 8 volte prima di riescire adulti. Dei Coleotteri si sa poco. Tuttavia, oltre i casi di ipermetamorfosi,per cui, ad esempio, una Meloe muta 5 volte, negli altri a sviluppo normale, possono pur riscontrarsi esuviamenti in nu- mero rilevante. Secondo Riley il Dermextes vidpinus ha sette esuviamenti, mentre il Plnjlonomus punctatu ne ha tre soltanto. I Ditteri si riteneva che non subissero mute durante il periodo larvale, ma Leuckart (1861); Weismaun (1864) e Kunekel (1875), hauno provato il contrario. Le larve di Mosca domestica subiscono tre mute (Packard) e cosi pure quelle di Estridi (Brauer), mentre, secondo Miall. quelle di Corethra hanno quattro esuviamenti e quelle di Chironomus forse anche pi. In molti casi, oltre a modificazioni veramente morfologiche, che si verificano in seguito ad una muta, come sono, ad es. quelle gi ricordate, di apparsa di zampe in qualche bruco, di peli, di spine, ecc.. come vide il Pantel nella terza larva di qualche Dittero, avviene anche una variazione di tinta, per macchie, ecc. diverse da quelle degli stati precedenti. Mezzi di difesa della larva. Questo essere, ordinariamente molle e mal destro, non abbastanza agile per sottrarsi ai propri nemici con una pronta fuga, sarebbe davvero molto esposto alle aggressioni di predatori diversi, tanto pi che riesce certo un cibo molto sostanzioso e ricercato. LE KT GIOVANILI DKGL1 INSETTI 247 Ora, a parte la difesa che la specie crea a se pi che altro sopperendo col numero di individui alle perdite che incontra per via nella loro schiera, certo che gli individui stessi reagiscono in qualche modo di fronte al pericolo. Quella scarsa agilit, che sopra ho ricordato, non appartiene intanto alle larve viventi libere nell'acqua, perch quivi il loro peso quasi scomparso o tolto via del tutto e quindi i movimenti di un essere, anche mediocremente pronto ad agitarsi o non bene fornito di arti adeguati, possono essere molto effi- caci alla locomozione, il che non accadrebbe in terra, dove occorre trascinarsi dietro tutto intero il peso del corpo. Anzi le larve olometabole acquatiche sono per lo pi apode, a meno che non si tratti di specie predatrici, perch allora molte di esse hanno robusti piedi in servizio della presa delle vittime, ed il movimento di traslazione entro l'acqua si fa per contorsioni del corpo tutto ed talora rapidissimo. Per poche specie soltanto adunque, fra quelle a vita area, pu essere facile sottrarsi fuggendo al pericolo ; per la maggioranza delle altre, quando non messa in pratica una supina rassegnazione al destino, i mezzi di difesa sono di altra natura. Essi possono essere di tre maniere : 1. Dipendenti da protezione per parte delle rispettive forme adulte. 2. Dovuti a protezione per opera dell'ambiente. 3. Mezzi di difesa propri della larva esclusivamente. Protezione da parte degli adulti. L'effetto di proteggere la prole raggiunto al grado massimo dagli insetti sociali, pei quali le l'orme adulte pen- sano esse ad allevare e difendere le larve. Cos delle Api, Vespe, Formiche. Per questi insetti adunque la forma giovanile pu liberarsi da ogni organo protettore od atto ad una locomozione quale si voglia e ridursi a veri sacchi digerenti e nulla pi, se non cogli organi ancora destinati a cooperare alla for- mazione del bozzolo per la ninfosi. Anche questa ultima funzione per molto ridotta nelle specie le quali compiono la loro esistenza larvale in nicchie, che di poi divengono anche i ripari per la trasformazione in ninfa, salvo a comple- tarli in qualche modo. Allo stesso livello di sviluppo organico sono le larve di quelle altre specie, le quali non hanno dai genitori una continua assistenza, ma per sono, fino dal principio, occluse in un ambiente bene riparato, di dove non debbono uscire se non allo stato adulto e dove sono nate e quivi hanno a portata delle loro man- dibole la sostanza nutritiva in misura sufficiente. Ecco per questo gruppo molte specie di Vespe solitarie, tutte le forme endofaghe e le larve che vivono entro un solo seme. Cos fatti insetti formano passaggio verso quella maniera di larve, che hanno per protezione l'ambiente stesso in cui vivono. Le loro larve sono apode. Ambienti: protettore. Di qui si passa alle specie, le cui larve vivono in condizioni da essere senza pi difese abbastanza dall'ambiente stesso in cui vivono, non trovandosi esse libere all'aria aperta ed esposte cos a facili at- tacchi. Metto in questo gruppo le larve, che vivono immerse nelle sostanze in pu- trefazione e le altre che si celano per tutta la loro esistenza giovanile entro terra od entro i legnami, in gallerie, nelle foglie, nelle frutta, ecc. Per tutte queste il tegumento generalmente molle, che non necessaria loro la difesa ili corazze: ma li queste larve quelle che vivono in ambiente tra versabile con facilit, anche se possono seguire lunghi tragitti, sono apode, come 248 CAPITOLO QUARTO ad < j s. quelle dei Ditteri eiclorati in genere. Ma le altre che stanno entro gallerie, che si scavano in mezzi poco facilmente permeabili, ed in questi vi debbono percorrere spazi non brevi, se non hanno vere zampe, possono per avere qualche cosa che le rappresenti, cos si vede accadere alle larve sotter- ranee di Scarabei, a quelle lignicole di Xilofagidi. Cerambicidi. Elateridi ed affini fra i Coleotteri, C'ossidi fra le Farfalle. Tignole, ecc. E bens vero per cbe anche questi ambienti. co> diffcili art essere violati per parte di ne- mici delle larve cbe vi si nascondono, non sono sufficiente schermo all'aggressione degli Imenot- teri endofagi. Difese da parte delle larve stesse. Ripari protettori. Qui si notano svaria- fissimi modi a cui le larve ricorrono, allorch debbono starsene all'aperto alla merc di tutti i nemici loro, per difendersi alla meglio, e si tratta d'ora in poi di larve tutte discreta- mente od anche bene fornite di organi loco- motori. Questi mezzi difensori possono distin- guersi in pi categorie. Vi sono ad es. gli agguati-difese, pei quali ci si avvicina al modo di riparo protettore pi su indicato. Trovansi cio larve molli, che predano altri Insetti liberamente vaganti, per esse stanno nascoste in un agguato, che intanto per loro anche una protezione. ; Fi". 236. Larva di Cicindela in agguato. Cos fanno le larve di Formicaleoni, cbe si celano entro sabbia e sporgono colle sole mandibole aperte nel fondo dell'imbuto scavato nella stessa materia: cos praticano le larve di Cicindela (fig. 236), cbe vivono in gallerie praticate nel midollo di qualche piccolo tronco rotto a fior di terra e solo col capo affiorano o quasi dalla loro gal- leria, in attesa cbe qualche sfortunato insettuccio venga a portata delle loro mandibole pron- tissime ad atterrare la preda. Ma le larve, che veramente abbandonano ogni nascondiglio ed accettano al- l'aperto la battaglia per l'esistenza, si difendono col riparare il loro corpo molle di integumenti di natura la pi diversa, quando non siano per s stesse suffi- cientemente corazzate. In questo ultimo caso trovansi le larve predatrici attive pertinenti a vari ordini, come si vede nei Carabidi, Staflinidi, ecc., fra i Coleotteri o cbe, pur non essendo cacciatrici, hanno pero abitudini randagie, per la necessit del loro nutrimento non facile a trovarsi (Lampiridi, Silfidi, ecc.). Quando la cuticola chitinosa non sufficiente alla protezione del corpo, necessario ricorrere ad altro e cos vediamo in pratica i pi svariati espedienti per mettere attorno al corpo molle una salvaguardia efficace. Cos si hanno larve, le quali vivono entro bozzoli da loro stesse fabbricati e che si trascinano sempre dietro ed in cui incrisalidano a loro tempo. Di tale maniera praticano forme diversissime e collocate in gruppi disparati. Si. novi i Kellissimi astucci, come si dicono, costruiti dalle larve di Friganeidi (Neurotteri), che vivono nelle acque dolci, dove abbonda la vegetazione. Si tratta di ciliudri, comunemente I.K KTA GIOVANILI DEG INSETTI 249 di due " tre centimetri di lunghezza, chiusi ad un lato come sacchetti tli seta finissima ed al- l'esterno vi sono Baldamente attaccati, merc la Beta i leaima, corpi diversi fra quelli che l'in- cetto incontra sott'acqua. Ad es. pezzetti di legno tagliati di una determinata lunghezza, fram- menti ili foglie e d'alghe, piccoli sassi, od anche, caso pi frequente, gran numero di piccole conchiglie Ielle chiocciolette pi ovvie nelle aeque dolci (figg. 237, 238 1. La meraviglia per siffatte co- struzioni annienta poi se si osserva che tutti questi corpi non sono di- sposti a raso, ma secondo una ele- fante regola, perch, ad es. i pez- zetti cilindrici di legno, si vedono in questi foderi di Friganee disposti di traverso sullo strato di seta, e fra di loro fanno l'angolo dell'esa- gono regolare, cos'i che questa figura geometrica, tanto comune nelle co- struzioni degli Insetti ed anche nella loro struttura, rappresenta la se- zione trasversa dell'astuccio con in- scrittovi il cerchio formato dal sacco di seta. Entro a questo sta la larva con tutto l'addome ed ha dei tuhercoli gonfiabili a volont, ehe le impedi- scono di sortire dal guscio, se non a cii> disposta. Essa sporge, a volont col torace dalle lunghe zampe e col capo e sono queste due parti protette da pelle pi dura. Iu caso di pericolo l'insetto si ritrae tutto entro il suo astuccio e non presenta all'aggressore che le sue robuste mandibole, proprio al- l' ingresso del fodero stesso. In questo, alla fine, incrisalida, dopo averne turato la bocca con tessuto di seta. Tali astucci sono comunissimi nei nostri fossati. Per altre specie vicine, come sono le He- licopsyche, l'astuccio fatto a spira e simula cos bene una chiocciola che per tale fu scambiato e una specie del Tennessee (fig. 238) stata prima- mente descritta appunto per un Mollusco (Vallata are- lifera). un astuccio di seta, tutto coperto di piccoli rani di sabbia e girato a spira, appunto come una comune chiocciola. Un mezzo conforme usano certe Farfalle della fa- miglia dei Psichidi (rig. 239) ed esse pure hanno astucci analoghi a quelli descritti, salvoch, trattandosi di specie viventi all'aria, i loro foderi sono ricoperti di detriti vegetali, come pezzetti di paglia o di legno, foglie secche, ecc. e ve ne sono di grandetti anche pi centimetri. si vedono questi astucci muoversi e spostarsi sulle piante o sui muri per effetto della larva che vi sta dentro, la quale invece non troppo si vede, perch sporge col capo e col torace, servendosi dei soli piedi toracali per procedere lentamente e con fatica (fig. 240). Anche queste specie incrisalidano nitro il loro astuccio chiuso alla bocca ed in quel punto fissato ai muri o Fig. 237. Foderi protettori di larve di Friganee diverse (Neurott.). A, rivestita di chiocciolette e pezzetti di legno: E, di sole chioccio- lette : B t D, di grani di sabbia ; C, un mazzetto di foderi. Da KiiDchel. Grandezza naturale o pnco ingranditi. Fig. 2;>s. Foderi a forma di chiocciola fatti dalla larva di Helcopsyehe shutle- wortfii. Da Kiinchel. A. Berlk.sk. G / 250 CAPITOLO QUARTO sulle piaute. Egualmente in questa famiglia, come in quella delle Friganee, si trovano specie, le cui larve fabbricano un fodero a chiocciola del tutto simile a quello delle Eelicopsyche sopradescritto e non raro vederne campioni sulle nostre muraglie. Alcune specie di 'figliuole si comportano presso a poco alla Btessa guisa, come fa ad es. la Fig. 239. Foderi protettori di larve di Psichidi (Lepid.) diversi. A, B, di Psyche gramineHa-, C, di Ts. quadrawjularis : D, di altra specie. Grandezza naturale. Tignola dei panni. Il Raumur ha bene ed a lungo descritto le abitudini di questa specie, allo stato di larva. Essa si forma un fodero di seta (fig. 241), a cui attacca tenacemente i peli della stoffa, che rode e con questo addosso se ne va in giro. L'insetto poi allunga il suo fodero via via che la statura sua aumenta, attaccando peli all'una ed all'altra estremit, che sono ambedue aperte e, per allargarlo, quando occorra, lo incide per lungo, di sopra e di sotto e nelle spaccature inserisce altri peli collegati con seta. In modo analogo si comportano certe larve di Farfalle predatrici di altri Insetti e sono molto singolari. Non fanno divario se non perch, al bozzolo di seta che sempre trascinano dietro ed in cui alla fine incrisalidano, ag- giungono, a rinforzo, gli avanzi degli insetti da loro stesse divorati. Cosi pratica ad es. la Erastria scitula (fig. 242), lepidot- tero che vive divorando le Cocciniglie (pi comune- mente Lecanium oline o Ceropastes rusci) e coi corpi vuoti delle sue vit- time rinforza all' esterno il suo bozzoletto. Tali pro- duzioni si trovano frequenti sugli alberi molto attaccati dalle dette Cocciniglie. Anche quei Crisomelidi, che abbiamo pi su citato, dei generi Cli/tra ed affini, vivono entro un bozzoletto durante tutto lo stato larvale e se lo trascinano dietro, esattamente come fanno le Friganee od i Psicidi (fig. 240, jB). Fig. 240. Larve che trascinano i loro foderi. A, di Psicuide (Lepid.); 13, di Coscino- ptera dominicana (Coleott.;, da Riley. Fig. 241. La larva di Tignuola dei panni nel suo fodero. A, in grandezza naturale sul i>, ingrandita. Da Koesel. panno ; LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 251 Gallerie PROTKTTK. Questo uu caso meno frequente, ina pure se ne hanno esempi fra certe Tignuole. La maniera di protezione consiste in ci che le larve viventi entro determinate sostanze ed a spese di queste si scavano nelle stesse delle gallerie, talora lunghissime, le quali esse rivestono con fitto tessuto di seta e l dentro stanno beue al riparo, non spor- gendone che quando si sentono al sicuro, per rodere e nutrirsi della sostanza ingoiata ed allungare intanto la galleria me- desima. Questo un mezzo, che si vede messo bene in pratica dalle Tignuole degli alveari (Galleria), le quali di tal guisa possono sfuggire alla vendetta delle terribili Api, di cui non temono cosi adatto il pungiglione. Le Api non hanno riparo alcuno .(Mitro la totale rovina del loro alveare, allorch le Tignuole vi siono penetrate. Esse infatti rodono i favi, nutrendosi della cera e li riducono tosto in una massa di detriti mescolati dei loro escrementi e di un intricato viluppo di fili di seta. Le Api debbono finire col cedere il posto a questo flagello della loro colonia. Fig. 242. Bozzoli larvali di Era- stria stilala (Lepid.) da Kouzaud. Fig. 243. Spaccato del nido in comune fatto dalle larve giovanissime di Euproctis chri/sorraea colle hirve (a) in grandezza naturale. Ripari vari. Diverse altre maniere di riparo usate dalle larve molli, specialmente da Bruchi, per sfuggire ai molti nemici possono essere ricordate, senza che accada di noverarle in taluna di quelle gi indicate come tipiche, ma pur esse ancora molto efficaci e singolari. Taluni Bruchi, ed es., merc i fili di seta di cui possono disporre durante la loro esistenza, si costruiscono ripari nelle sostanze stesse in cui vivono e di cui si nutrono, profittando anche dei detriti di queste, a rinforzo della loro stanza. Cos fa ad es. la Tignola del grano (fig. 244) , nonch molte floricole, ecc. Talune specie di llicrolepidotteri accar- tocciano le foglie delle piante su cui vivono e le trattengono cosi convolute merc fili di seta (fig. 245, A), perci appunto questi Insetti hanno meritato il nome di Tortrici. Merita di essere ricordato l'elegante pro- tezione di seta che si fabbrica la linea harisella (fig. 245, li). Il bruco fabbrica su una foglia una vera e propria amaca, sospesa per quattro fili esili a due robusti e paralleli, che costringono la foglia con un lieve accartocciamento longitudinale. Sottn l'amaca, che fissata immobilmente anche alla foglia merc altri quattro fili inferiori, sta uno straterello di seta, a guisa di tappeto soffice. Del resto, circa le varie maniere di protezione consimili si p tranno citare anche altri esempi allorch saranno pi diffusamente illustrate le specie economicamente interessanti. sidi in comune. Da questa maniera di prote- zione delle larve a (niella per cui esse formano ima casa in comune breve il tratto. Vi sono parecchie specie ed anche li statura cospicua, le cui larve riparano in comune entro grandi nidi filati di seta densa e robusta e quivi stanno al sicuro, non sortendo che a tempo opportuno per cibarsi (fig. 243). Fig. 244. Il riparo di seta con chicchi di grano, in cui si nasconde la larva di Ti- gnola del grano. Di tali nidi si dovr trattare a lungo, a proposito di specie nocive all'agricoltura, e perci rimetter ad allora una pi ampia descrizione di queste loro costruzioni. 252 CAPITOLO QUARTO Impiego di sostanze protettrici di varia natura. Vi sono larve predatrici, che vivono a spese di Insetti e delle spoglie di questi, dopo succhia- J Fig. 245. Ripari di larve di Tignole sulle foglie. A, foglia accartocciata e saldata eoo fili di seta, dalla larva di Tortrix viridana, da iloeael ; B, hartlac fatto dalla larva di linea harisclla-, da Pierre. . tili, si ricoprono il dorso per proteggersi. Tali spoglie sono tenute abbastanza aderenti e proteggono la molle larva, che vi si ritrae sotto e si cela quando sia intimorita. Fig. 246. Larva li Chrysopa (Neurott.) protetta dalle spoglie degli Afilli succhiati. B Fig. L'47. Larve (di Coleotteri) protette dai loro escrementi (Blepharda rhois). A, in grandezza naturale: T>. larva, dal dorso, denudata della massa protett. Da Riley. Cosi fanno lo larve di Chrysopa (fig. 246), il bel Neurotterino, che vive succhiando enorme quantit di Afidi, le cui spoglie esso reca poi sul dorso e porta continuamente in giro, non libe- randosene che all'atto di filare il bozzoletto. LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 253 Un mezzo abbastanza comune, a cui fanno ricorso certe larve di taluni Coleotteri e di Dit- teri 01 turati , . quello per cui la larva utilizza i propri escrementi per farsene un cuscinetto protettore sul dorso, l'alo maniera seguita dalle larve di Cassida (fig. 248), di Crioceris, ecc. fra i Coleotteri. Le prime hanno il corpo ter- minato con apposite appendici atte al lavoro di fiottare sul dorso la materia escrementizia. Ma quivi essa vi accu- mulata disoidi natameli ti-. Invece talune larve di ilycetophila (Ditteri ortorari), come ad es. la M. ancyliformans Holmgr., acconciano la materia del genere indicato, che si dispongono sul dorso, in modo che essa assume forme definite di un cappuccio od una conchiglia, di guisa ohe tutto l'animale somiglia davvero un pinolo Mollusco fig. 249). Una maniera di protezione veramente strana lineila impiegata dalla larva di Galliroa limacina Retz., elie profitta di una secrezione liquida, che rimane raccolta al di sotto della sua pelle e la ri- gonfia. Ci a differenza degli altri Tcntredinei. che hanno larve nude o che per difendersi ricorrono ad altri mezzi, come dir. Infatti la larva di Calliroa, che facile vedere sulla foglia di Pero, in estate, ritrae il suo nome specifico dal tatto che somiglia a una piccola lumachetta, sia per la forma, come per la tinta bruna, come pure per l'aspetto viscido che presenta (Mg. 250, J). Invece una larva come tutte le altre della famiglia, salvoch, allorquando muta la pelle, non rigetta la vecchia spoglia, anzi tra questa e la nuova, al dor-.o, viene ad accu- mularsi un liquido, forse lo stesso liquido delle mute, di cui si discorso pi innanzi, che col rimane per non avvenuta rottura della pelle da rigettarsi. Tutto questo involucro per viene abbandonato dalla larva immediatamente prima di in- ternarsi in terra per incrisalidare (fig. 250, B, C). B Fig. 248. Due larve di Cassida (Coleott.) eolla massa protettrice di escrementi. A, Laccoptera excavata, colla massa di escrementi e delle spoglie larvali nel- l'estrema coda, non rovesciata sul dor- so ; da Muir e Sharp ; B, di Cassida aurichalcea, ristaiti lato, per mostrare come si dispone sul dorso la sostanza protettrice; da Harris. Organi di difesa. A parte quelli della bocca, coi quali pi o meno efficacemente le larve si possono difendere, e che, in taluni casi, come ad es. per le robuste mandibole delle larve di Carabidi e predatori affini sono certo armi pericolose, si possono trovare altri organi speciali, intesi allo stesso scopo. Cito per prova- le iode retrattili dell'estremo addome in parecchi bruchi, come ad es. iu quelli di Harpyia, Dicranura (fig. 251, 256), Platypteryx, Dryopteris. Tali organi rappresen- tano le due estreme false zampe addominali, cosi modificate a guisa di flagello, che protrattile e retrattile. Con tale organo questi bruchi si discacciano di torno gli Imenotteri parassiti, che volessero aggredirli per inquinarli delle loro uova. Fig. 249. Larva di Myeetophila man* (Ditt.), colla massa di escrementi sul dorso. Da Holm- gren. Secrezioni speciali. Si a lungo discorso nel voi. I, a pag'. 52(i e segg. di secrezioni speciali di parecchie larve di tutti gli ordini, colle quali secrezioni esse procurano di allontanare i loro nemici e cosi pure si discorso, a pag. 504, dei peli urticanti di parecchie larve, specialmente di Lepidotteri, e dei loro effetti, veramente temibili anche per animali superiori. 254 CAPITOLO QUARTO Tanto le secrezioni che questi peli ad effetto caustico sono davvero mezzi ottimi per la difesa della larva e le forme che ne sono provvedute soqo schivate da predatori anche voraci, come ad es. gli Uccelli. Kig. 250. Larva di Calliroa limacina. A, in grandezza naturale su una foglia; J>, in- grandita e nuda; C, ingrandita e coperta dalla massa viscida protettrice (Insect Li/e). ^^ Fig. 251. Bruco di Dicranvra vinita colle code estrotiesse. Grandezza naturale. Molti bruchi, se impauriti, Fig. 252. Larve protette ila ani- massi cerosi. A, di Coleottero (Cryptoafmvs montru- zieri); B, di Iruen. Tentredineo (.Sa- lattria caryat). Da Froggatt ; da Packard. si avvoltolano su se stessi a spira, celando il capo ed il ventre ; cos fanno anche alcuni falsi bruchi, ossia le larve dei Teu- tredinei. Che tale abitudine sia seguita da quelle specie, che sono rivestite di peli urticanti si comprende e se ne intende anche la ragione, pensando al Eiccio od all'Istrice, ma che lo stesso facciano forme del tutto nude meno agevole a spiegarsi. Si potrebbe supporre si trattasse di abi- tudine rimasta anche dopo la scomparsa di peli, giacch pu essere che molte specie sieno, come il baco da seta, divenute glabre per adattamento, ma se ci vale pei bruchi, non serve pei falsi bruchi. certo per che queste larve cos arrotolate, cadono intanto tosto a terra, se sono sulle piante e di poi ruzzo- lano facilmente entro qualche anfrattuosita, dove sono pii riparate. In questo gruppo delle difese per via di secre- zione conviene mettere anche la formazione di ciuffi cerosi (fig. 252), che prodotta non solo da parecchi adulti, ma anche da larve ed in buon dato, sia di Tentredinei, come si gi fatto vedere nel voi. I (pag. 501), sia da altre di Coleotteri del gruppo dei Crisomelidi e Coccinellidi (fig. 252. A). Le larve di Tentredinei (falsi bruchi) come si gi detto nel I voi. (pag. 526, 528), hanno ghiandole repugnatorie dor- sali ed altre molto efficaci, sul ventre, tra le false zampe. A toccare questi insetti, essi, rimanendo attaccati alla foglia merc le zampe vere, rivoltano in su quasi tutto l'addome, facendo uno stretto arco col I.K ET GIOVANILI HKliI.1 INSETTI 255 dorso. Dal ventre iutauto vengono eetroliessi certi sacchi cilindrici e lunghetti, che sporgono fra le false zampe () e sono uno per ciascuno dei segmenti che li portano. C'erto di col deve sortire il liquido speciale capace di allontanare il pericolo di una aggressione (lig. 253). La larva di Agelaalica alni (Crisomelide) emette da tuber- coletti del dorso un Liquido di ignota natura, con forte odore di mandorlo amare, e la Lina populi (della stessa fa- miglia) espelle un liquore con odore particolare e che potrebbe essere acido salicilico. Anche la larva di Stafllino (Coleotteri) ha ghiandole repugnatorie su tutto il corpo, ecc. In larve di Tricotteri si trovano ghiandole sul petto nel primo articolo del torace, nonch tra il capo ed il protorace in molti Bruchi. Il liquido eiaculato a distanza da tale ghiandola per parte della Dicranura cimila molto caustico; il lancio pu giun- gere a 60 centimetri e pi di distanza. Per altri Bruchi (tig 254), si trovato che questo fluido contiene acido clori- drico abbastanza concentrato. Qui va ricordato anche l'Osmeteriam, cosi detto, dei Bruchi di Fayilio (tg. 255), cio quel processo biforcato, di color ranciato, che fuoriesce all' improvviso di dietro la nuca di questi bruchi, se b molestano e tramanda uno speciale odore poco gradevole. Borse ghiandolari estroflettibili si trovano ancora sul dorso di parecchie specie di Bruchi, ad es. delle comuni Li- cene e sempre col medesimo ufficio. Circa i peli urticanti, giacch se ne dovr dire, quanto agii effetti, a proposito di talune specie di interesse agrario, taceremo per ora, mentre chi desidera conoscerne abbastanza la Fig. 253. Larve di Tentredine! {Nemadfs varus) in attitudine di- fensiva. Grandezza naturale. Da Ratzeburg. *&/">?&>. *&&-' Fig, 254. Larva di Cossus cosans che eiacula il liquido difensivo. Grand, natili*., da Roesel. struttura ed il modo di azione pu leggere quanto se no scritto nel I volume, al luogo ri- cordato. Mimetismo. Con tale voce, come noto, si definisce il caso di somiglianza, quanto all'aspetto, di una forma ad un'altra discosta molto, sistemati- camente o ad un oggetto, 'per la quale imitazione la forma stessa goda un qualche beneficio di fronte alle cause avverse, da cui minacciata. Per esempio una Mosca, che del tutto inerme, qualra somigli molto ad un'Ape o ad una Vespa, maggiormente rispettata dai predatori che se non avesse tale vesta ingannatrice. Cos pure animali, che hanno il medesimo colore degli oggetti che li circondano, sfuggono all'occhio con tutta facilit, come la Lepre candida sulle nevi o quella grigiastra, nostrale, sul terreno brullo. in altri casi non soltanto il colore ma anche l'aspetto degli oggetti circo- Fig. 255. Larva di Pnpilio che estrofette V Osmeterium. Grand, natur. 256 C IPITOLO QUARTO stanti imitato dall'animale, in modo talora sorprendente e questo certo aiuta a sfuggire molti pericoli. Ora, casi di mimetismo fra le forme larvali olometabole si riscontrano cer- tamente e per quello che riguarda la forma, come pure pei colori, ecc., ma non sono cosi numerosi, a gran pezza, quanto quelli che si riferiscono alle forme adulte. Dovendosene trattare appunto quando si dir dell'adulto e convenendo al- lora ci fare con larghezza sufficiente, non pare il momento dire ora separatamente dei pochi casi che riguardano le larve e questi invece si indicheranno assieme a quelli degli adulti. Aspetti terrificanti. Anche di questo argomento si pu avere pi materia trattandone a proposito degli adulti e delle forme emimetabole, ma qualche caso tipico, che si richiama alle larve, bene sia rammen- tato qui. In generale sono i Bruchi che, se impau- riti, possono disporsi col loro corpo in modo da presentare un aspetto inusitato e che pu benissimo impensierire l'avversario. A questo proposito giova ricordare i bruchi della Dicraimra vintila, di cos straor- dinario aspetto o quelli della Harpyia (fig. 256), ecc., che sono anche pi insoliti ed, in certo modo, anche paurosi. Kit;. 26. L;irva di Harpyia fatji in atti- tudine terrificante. Granii, natur. La Ninfa olometabolica. 11 secondo stadio, traverso il quale debbono passare gli Insetti olometaboli, per raggiungere finalmente l'et adulta, prende il nome di Ninfa. Parimenti cos sono chiamati anche gii stadi precedenti l'adulto negli Insetti a metamorfosi in- completa, ma in tali casi la distinzione fra tutte le forme decorrenti dall'uovo all'adulto non cos netta e contrassegnata ila radicali differenze morfologiche e biologiche come lo , invece, negli Insetti a metamorfosi completa. Di questi adunque seguiteremo a parlare, riserbando a pi tardi le cose che si riferiscono agii stati giovanili degli Insetti a metamorfosi incompleta o nulla. La ninfa olometabolica rappresenta uno stadio di quiete per le funzioni di relazione e di nutrizione, i cui rispettivi organi, appunto durante questo periodo, vanno soggetti alle pi radicali modificazioni. Adunque la ninfa ne si locomuove n si nutre di alimenti plastici, e per queste caratteristiche essa differisce essenzialmente da qualsiasi stadio delle specie emimetabole. Il significato di cos singolare forma ed i fenomeni complessi, che avven- gono sotto questo ultimo involucro transitorio dell'insetto, perch poi tutto l'organismo assuma parvenze, strutture, abitudini ditferentissime dalle precedenti, saranno posti in vista trattando del processo cos meraviglioso della ninfosi. Per ora basti il conoscere, nelle sue apparenze esteriori, questa ninfa e ri- levarne le pi vistose differenze nei maggiori gruppi di Insetti. La spoglia larvale, ad un dato momento, cio allorquando la larva ha rag- giunto la sua maturanza, rotta ed abbandonata, fuoriuscendone un nuovo es- I.K KTA GIOVANILI l'I CI I INSKTTI 257 Fig. 257. Larva (.4) e ninfa (B) o pupario di un Dittero Ciclorafo (Dacus). Da Bei- lese. pi sere diversissimo dal precedente ; oppure essa spoglia si conserva, anzi si indurisce e la nuova forma si modella per suo conto entro il riparo della pelle stessa della larva, che non verr squarciata se non dall'adulto. Ecco due fondamentalmente diversi modi di formazione della ninfa, in rap- porto allo stadio precedente. 1 Ditteri ciclorafl, come sono ad es. le Mosche, se- guono precisamente il pi sollecito modo di procurare alla molle ninfa un buon riparo, utilizzando, nel tempo stesso, la pelle della larva, che viene a costituire, come ho detto, quell'involucro difensivo che chiamasi pupario (fig. 257, 258), in grazia del suo speciale aspetto. Pupe si dicono infatti pi specialmente queste ninfe di Ditteri, che non mostrano altra scultura all'esterno se non quella di solchi trasversi, paralleli. questo particolare aspetto, che ha valso loro il nome suddetto, perch appunto pupe si chiamavano presso i romani dell'antichit quelle figure umane di legno, cartone o cera, ricoperte o fasciate di bende, che le giovinette, toccando la pubert, consacra- vano a Venere. Questi pupari, adunque, non fanno vedere segno di altri organi di spettanza dell'adulto, ne possono farlo non essendo altro se non la pelle larvale indurita e distesa; essi conservano invece l'aspetto della larva da cui provengono meno raccorciata e raccolta in s. Ma tutte le altre maniere di ninfa si formano, come ho detto, colla rottura (al dorso) e l'abbandono della pelle della larva, la quale rimane secca e grinzosa accanto al nuovo essere sgusciatone. Questo per ha due aspetti fondamentalmente diversi e tali per cui fa ve- dere subito se appartenga, cio, ai Lepidotteri, od a qualcuno degli altri fra i Ditteri non cicloraft surricordati od ai Coleotteri, o ai Neurotteri od Imenotteri. Infatti la cuticola ninfale, nuovamente venuta all'aperto dopo l'abbandono dell'involucro larvale, pu rimanere nello stato di esilissima membra- nella, che avvolga tutti gli organi cos abbozzati del futuro adulto, come si disegnano nelle ninfe, ma appunto per la sua esilit, tale involucro non li tenga immobilmente quasi incollati, come si vede invece accadere nelle ninfe dei Lepidotteri. Cos gli arti sembrano liberi, cio non aderenti al tronco e possono, con agevolezza, esserne scostati, senza che l'animale ne soffra. Inoltre, queste ninfe sono bianche o di colore molto pallido e molli, delicate, n acquistano colore pi intenso e maggiore consi- stenza se non quando, sotto la tenuissima e pellu- cida cuticola propria della ninfa, viene a formarsi e ad acquistare la consistenza definitiva il tegu- mento che appartiene all'adulto. Questa la cos detta ninfa libera del Linneo e d'altri autori (fig. 259 A, 260). Invece, pei Lepidotteri, la cosa procede ben diversamente. In questi, la pelle ninfale, dapprima, cio appena sgusciata la ninfa di dentro alla larva, molle e bianca o debolmente colorata di una tinta giallognola, ma rapidamente, A. Beklese, Gli Insetti. II. 33. Fig! 258. larva (A) e ninfa (B) nel pupario di Stratiomys chamoe- leon. Da Swanimei daui e ila Reau- mur. 2f.8 CAPITOLO Q0ARTO per effetto dell'aria, la pelle della ninfa acquista durezza notevole e tinta pi carica, sia grigia o rossastra, rosso-bruna o marrone. Gli arti e le forme dell'adulto, sono bens delineati e scolpiti nella detta pelle, con una disposizione raccolta, non diversa da quanto si vede essere nelle ninfe pre- cedentemente descritte, m a, rappresentando solo impres- sioni della cuticola larvale indivisibile, non possono i rudimenti degli arti essere comunque scostati dal tronco, e quello che avviene sotto il detto invoglio non apparisce altrimenti, n per variazione di colore, n per aumento di consistenza, n per altro che appartenga al tegumento del- l'adulto, il quale, sotto il grosso involucro ninfale uou si vede affatto. Cos accade che mentre delle ninfe precedentemente un informe groviglio della tutta la spoglia una parte (ante- B Fig. 259. Ninfa Ubera (A) d Neurottero (Panorpa), daBrauer; e Ninfa oblecta o Crisalide {B, C) di Lepidottero (Cochylis). B, vista dal dorso; C, dal ventre (da Fulmek). descritte alla sortita dell'adulto non rimane che tenuissima spoglia ninfale, nelle ninfe di Lepidotteri invece rimane coi suoi primitivi aspetti, salvo che se ne staccata ro-ventrale) a permettere l'esito della forma definitiva. Parecchi autori, col Lin- neo, chiamano obtecta, ossia coperta, questa maniera di ninfa, che propria delle Far- falle (fig. 259, B, G). Molti Ditteri ortorafi hanno una ninfa (fig. 261), che non si ac- corda con quella libera pel fatto che gli arti sono incollati, per cos dire, fra loro, merc una sostanza solu- bile in alcool, ma non convengono per neppure esattamente coi Lepi- dotteri, nei quali la crisalide ha il suo guscio speciale duro e rive- stente insieme tutti gli arti ed il tronco. Fig. 260. Ninfe libere di Insetti d'ordini diversi. A. di Coleottero (Cerambyx); E veramente una disposizione quale usano i palombari e neppur questa volta, da parte nostra si trovato cosa nuova, che non fosse gi in natura e si vedr, conoscendo pi davvi- cino questo mirabile gruppo zoologico, che sono gli Insetti, come molte e molte altre volte il fatto si ripeta, mentre molti altri vantaggi di organizzazione e di espedienti di vita, che sono propri agli Insetti e vi sono perfetti, sono tuttavia desiderati invano da noi, che ci sforziamo di ottenerli per artificio. Anche la struttura di questo lungo tubulo aerifero meravigliosa, perch il delicato ramo tracheale circondato e protetto da un involucro leggiero, che, a guisa di rete, lo avvolge tutto ed flessibile ed elastico. Il tubulo impari, ma alla sua base nasce anche un breve processo a guisa di cornetto, che rappresenta una riduzione abortiva del tubulo del- l'altro lato del corpo, giacch anche tale disposizione, per quella grandis- sima simmetria che nelle parti del corpo degli Insetti, dovrebbe essere duplice. Infatti, nelle ninfe di Zanzare e generi affini, come sono i Corethra, ecc., che sono cosi sterminatamente numerose nelle nostre acque stagnanti e tanto comuni, che si vedono apparire in qualsiasi acqua lasciata per qualche giorno in un orto; in queste ninfe, dico, i cornetti respiratori sono due e procedono dal dorso del torace, ma essi sono cortissimi, a forma di imbuto, e tagliati obliquamente nella parte libera (fig. 261, B). La loro posizione tale che allorquando la ninfa, che pi leggera dell'acqua e perci affiora passivamente, si trova col suo dorso quasi al pelo dell'acqua, le aperture dei cornetti vi sono gi ed essendo coperte di sostanza grassa vengono a galla e cos l'aria pu penetrarvi fino al corpo dell'insetto. Qualora poi questo si immerga, l'aria non fuoriesce dalla strettissima apertura dei cornetti u l'acqua pu, per conseguenza, inva- dere le trachee. Nei Chironomus (fisi. 265) l'organo respiratorio ed il processo sono analoghi, specie si tratta di cornetti come i descritti, per altre invece, di ciuffi di Fig. 265. Ninfa ili Chironomus col ciuf- fo di appendici re- spiratorie (Si). salvoch in talune tubuli esilissimi, contenenti trachee. Sempre agli organi ninfali transitori possono essere ascritti quei peli rigidi, spinette ed altre accidentalit consimili, che orlano i segmenti addominali in molte crisalidi ed in talune ninfe di Ditteri ortorafi, specialmente quelle che su- biscono la metamorfosi in ambienti di sostanza resistente e debbono percorrere delle gallerie scavatevi preceden temente dalla larva o dalla stessa ninfa, per riu- scire all'esterno all'atto dello sfarfallamento. A far ci questi Insetti non si aiutano, quando sono ninfe, se non con movimenti di con- trazione ed estensione dell'addome. Necessitano perci queste serie di spinette ed organi ana- loghi, per impedire il regresso del segmento e permettere il solo progresso, puntando le dette spine contro la parete dura circostante ed essendo rivolte solo all'indietro. Finalmente si pu ricordare il cos detto or emaster, cio uno speciale apparecchio di fissa- zione, di cui godono alcune crisalidi e che si trova all'estremo loro corpo, mediante il quale esse possono rimanere sospese e molto bene aderenti a qualche corpo che offra resistenza. Se ne dir di pi a proposito dei modi speciali di prepararsi alla ninfosi, che sono seguiti da diverse larve. Varie maniere di metamorfosi. Se vi ha un fatto che apparisca strano al giudizio di chi ragionevolmente cerca l'uniformit od almeno l'analogia morfologica e biologica tra specie pertinenti ad un medesimo gruppo, una corrispondenza almeno nelle maggiori linee, questo appunto il constatare la diversa maniera di sviluppo postembrionale fra i vari Insetti. VE ET GIOVANILI m:.;u inskiti 261 Infatti alcuni si svolgono secondo una serie di mutamenti per nulla radicali e solo aumentano di volume, senza modificazione morfologica alcuna delle parti loro interne ed esterne (all'infuori delle sessuali) (ametaboli od a metamorfosi nulla); altri invece, col crescere, acquistano ali e talora assumono anche aspetti diversi dai primitivi, senza per incorrere in un periodo di inattivit locomotrice e digestiva (emimetaboli od a metamorfosi incompleta); altri infine subiscono muta- menti vistosissimi, che avvengono appunto coll'intermezzo di un periodo di immobi- lit e di astinenza dal cibo e sono quelli a metamorfosi completa od olometaboli. La difficolt di una buona esplicazione aumenta poi per le variazioni che accadono nei singoli gruppi minori, poich, ad es., mentre una parte degli Oinot- teri seguono metamorfosi incomplete, cio traversano uno stadio ninfale non immobile, invece i Coccidi ed altri affini hanno appunto una ninfa immobile e con tutti i caratteri della corrispondente forma degli Insetti a metamorfosi completa. Cos accade egualmente ai Tisanotteri, che pure sono senza dubbio forme emimetabole. D'altro canto non leggiero ostacolo ad una buona omologizzazione di questi fenomeni portano i modi speciali di metamorfosi dei Pupipari ed ancora i feno- meni di Ipermetamorfosi, che conosceremo a suo luogo. Questo quanto non mancato di affaticare la mente degli entomologi, sia per rintracciare le ragioni delle metamorfosi, sia della diversit cos vistosa di tali fenomeni nello stesso gruppo. Ma tutta questa variet nella maniera di sviluppo postembrionale, perder molto della sua mirabilit quando si pensi che appartiene ad un gruppo di ani- mali cos mutabili nei loro caratteri morfologici che si mostrano talora con gran- dissimo numero di specie distinte a rispondere alle esigenze di condizioni am- bienti simili od identiche. Per esempio, sulle stesse spiaggie nostre, coi medesimi costumi, noi vediamo almeno quattro specie di Atheucua; parecchie specie di Cetonia vivono degli stessi fiori, nel medesimo tempo; un notevole numero di Mosche si nutre egualissimamente delle sostanze putrescenti, in maniera del tutto conforme, ecc. Per converso, specie tra loro somigliantissime par caratteri morfologici, cos che per questi soltanto non possono certo essere distinte fra loro, vivon in ambienti diversi e per questo solo carattere si possono fra loro distinguere, souo, cio, delle specie biologiche. Basti l'esempio di parecchi Aspidioht* fra i Coccidi, parassiti su piante diversissime, senza che una specie possa vi- vere egualmente bene sugli altri ospiti ed intanto sono morfologicamente non dissimili. o Di presente noi dobbiamo indagare la ragione delle metamorfosi e quella ancora della grande variet del fenomeno. Per giungere a questo conviene intanto rilevare alcune necessit della esi- stenza e come gli Insetti vi rispondano, secondo la enorme versatilit loro. Vediamo innanzi tutto in quali modi gli Insetti provvedono alle perdite di individui che ogni specie subisce durante il suo cammino da uovo ad adulto procreante ed i perduti sono in numero maggiore o minore a seconda delle cause avverse alla loro esistenza, che incontrano per via. Il modo pi usitato si quello di gettare sul terreno di lotta un maggior numero di individui, il quale caso, a scopo di brevit potr essere detto di l'oli- gena (sostituita in rari casi dalla Poliembriona). Vedremo quali influenze importa nella organizzazione e nei costumi della specie. Altro espediente quello di abbreviare, quanto pi possibile, il ciclo di esistenza dalla schiusura dell'uovo della forma giovane, fino alla maturanza ses- suale della femmina. 262 CAPITOLO QUARTO Tale scopo si raggiunge in pi modi, cio sia coll'accorciamento della vita larvale, il quale per non pu avvenire che per circostanze di ambiente e non dipendenti da attivit della specie. questo un caso che potremo chiamare di Tachipeda. Si raggiunge per ancora colla anticipata maturanza sessuale in confronto degli altri organi (Neotena), cio la forma generante prima di essere definiti- vamente matura e pu riprodursi in uno stato da considerarsi per ninfale (o, pi raramente assai, larvale - Pedogenesi). Un efficace modo di evitare perdite eccessive di individui, sebbene pi raro, luche quello della riunione in societ, per cui la famiglia si protegge con ri- pari molto opportuni, difende la figliolanza, ecc. ed il mezzo tanto efficace che, allorquando si trova anche addizionato di altri non meno validi mezzi di protezione della specie, come sono ad es. la notevole fecondit, pu la specie stessa permettersi il lusso di produrre una enorme maggioranza o la quasi totalit di forme neutre. Questo per confronto di altri mezzi, pei quali invece soppressa la costante necessit di un sesso (l'elemento fecondatore), per aver solo femmine cio forme riproduttrici. Questi casi non sono comuni, ma pure se ne conoscono e bene con- statati, come ad es. di qualche Imenottero (Calciditi, Tentredinei, Cinipedi) e di qualche Cocciniglia, ecc. (Partenogenesi telitoca ed Eteropartenogenesi). La non ne- cessit del maschio poi comune e si rapporta ai casi di parto verginale ( Parte- nogenesi in generale). Ecco i coefficienti della fecondit della specie, poich essi determinano il nu- mero delle generazioni e quello degli individui generanti per ciascuna d'esse. Non si parla qui dei mezzi che gl'individui mettono in pratica per salvare s stessi, con che contribuiscono alla conservazione anche della specie. Tutti questi diversi espedienti, che la specie pu mettere in atto per soprav- vivere nel turbine della grande, continua lotta per l'esistenza, complicati anche dalle esigenze della sua diffusione, mentre dimostrano quanto fiera la lotta stessa per questi piccoli esseri, debbono anche persuadere altrui che, praticati da parte di forme cosi pronte ai mezzi pi disparati per rispondere a stimoli analoghi, importano una tale variet di abitudini e di modi di esistenza e di organizzazione, che fanno davvero faticare la mente di chi voglia ricondurli a tipi e ad origini comuni o simili. Questa biologia comparata, per questi cos versatili ed adattabili animali, rappresenta veramente un lavoro arduo pel filosofo naturalista. Gli effetti poi che queste diverse maniere di esistenza e di lotta per la stessa hanno sui modi di metamorfosi sono rilevanti, per importano variazioni che trascendono, come ben facile comprendere, dall'ambito delle singole specie ed anche dei generi, ma si possono manifestare da famiglia a famiglia, meglio da sottordine a sottordine o da ordine ad ordine. Le maggiori differenze, che sono quelle gi indicate tra ametaboli, emimeta- boli ed olometaboli, abbracciano pi gruppi, secondo si gi indicato per la classificazione degli Insetti. Ora, quale la causa di cos fatte differenze, che sembrano, a prima vista veramente cardinali:' Quali rapporti hanno esse rispetto a tutte quelle varie ma- niere di espedienti, che ho sopra citati, con cui gli Insetti provvedono alla con- servazione della specie? Origine della Olometabolia. Si gi vedute che durante l'ra paleozoica il primo ceppo degli Insetti e la prima divergenza dei rami maestri, poco influenzata ancora da! clima e dal- I.K ET GIOVANILI DKGI.] INSETTI 261! l'ambiente di vita uniformi o poco variati, importano la scarsezza e poca diver- sila delle forme e delle maniere di vita in quel tempo. Si tratta di predatori, per lo pi antibiotici e tutti a metamorfosi incompleta. Solo nell'era mesozoica, e pi precisamente nel Trias si cominciano ad in- contrare specie olometabole (Coleotteri e Neurotteri) e. pi tardi, nel Liassico e nel Giurese appaiono molti altri gruppi di Insetti a metamorfosi completa. cosa certa quindi che la olometabolia, la quale da altro non dipende alla fine, se non da una prematura schiusa della larva, o, in altri termini, da un periodo embrionale accorciato, rappresenta una maniera secondaria di evoluzione, dovuta a nuove esigenze di vita, mentre la tipica originaria quella per emimetabolia. Ma la causa vera, che ha determinato un cos vistoso effetto, quale quello di abbreviare di tanto il periodo embrionale, provocando tutti quei complessi fenomeni di ninfosi, che non trovano riscontro buono in alcuna fase della evoluzione onto- genica degli altri Insetti non palese e le ipotesi in proposito non sono persuasive. Per esempio non si pu ammettere coli' Handlirsch che la causa determinante sia stata un'epoca glaciale, per ci che le ninfe rappresentano uno stadio di riposo opportunissimo a superare i periodi di bassa temperatura. Anzitutto il fenomeno della apparsa di questa ninfa immobile non stato generale a tutti gli Insetti; in secondo luogo esso comune a forme attualmente nor- diche come ad altre equatoriali; infine la ninfa non la forma abitualmente svernante; assai pi sono gli Insetti, che traversano la stagione fredda allo stato d'uovo o di adulto. Il Packard ritiene essere stato uno dei principali fattori della metamorfosi la selezione na- turale, per ci che i primitivi Insetti hanno dovuto fuggirsene nell'aria, acquistando cos le ali, per non soccombere alle aggressioni di quelli che camminano sulla terra. Finalmente, col- l'acquisto delle ali e colla complicanza delle metamorfosi l'insetto divenuto un animale favo- rito in natura ed ha potuto moltiplicare in grandissimo numero di forme. Molte cose potrebbero osservarsi intorno a questo modo di vedere, ma ne quauto pi su riferito ne quello che ancora vi aggiunge il Packard serve a dare una risposta alla precisa do- manda che tutti gli entomologi si sono rivolti. Anche il Lameere (1899), che si occupato di proposito dell'argomento, deve, alla fine rico- noscere che attualmente la interpretazione definitiva della origine delle metamorfosi degli Insetti non pu essere data. Con tutto ci per il Lameere, dietro considerazioni sulla struttura delle larve primitive, ritieue che l'olometabolismo sia dovuto alla penetrazione dell'insetto entro il tessuto vegetale, alla conseguente riduzione degli organi di relazione, per cui la nuova forma veniva ad acquistare l'aspetto pi connine alle larve metaboliche, cio anello cruciforme o vermiforme (il campodeiforme sarebbe un caso di adattamento successivo) e finalmente la ninfa sarebbe stata una necessit per riaccomodare, in uno stato di assoluto riposo, il corpo, in modo da riacquistare le perdite sof- ferte negli organi di riduzione, per ottenerli al grado alto che raggiungono nell'adulto. Questa ipotesi stata combattuta con argomenti diversi e non male. Per mio conto io os- servo che il Lameere d troppo rilievo alla parvenza esteriore della larva e non tiene conto del fatto che, considerata al suo giusto valore, la larva non la forma pi o meno allungata e ver- miforme e cogli arti pi o meno evoluti, ma quella forma in cui non che in via di evoluzione affatto embrionale la maggior parte degli organi immaginali e che quindi deve subire una serie di processi regressivi e di distruzione di organi giovanili e costituzione di un complesso nuovo. La ninfa metabolica il periodo in cui avviene questo complesso fenomeno e questa la vera essenza della olometabolia. Ora nelle forme ametabole ed emimetabole, non vi ha mai, n durante la vita embrionale n nel periodo postembrionale un simile momento di vera distruzione di un organismo e ricostituzione di uno nuovo. La ninfa metabolica una necessaria conseguenza dello stato immaturo della forma larvale, ma appunto la ragiono di questa precoce schiusa dall'uovo che si ricerca e non quella di un adattamento ad una speciale maniera di esistenza. Non mi sembra che troppo diversa cosa sarebbe l'affermazione di chi sostenesse, dietro con- siderazione di-Ile Linguatule, che gli Anellidi sono derivati da tali Artropodi, in seguito ad adattamento. 264 CAPITOLO QUARTO Il Lubbock (1873), prudentemente, trattando della origine delle metamorfosi si limita per ad esporre dei fatti anzich a proporre una teoria. Egli infatti dice: 1. Le metamorfosi provengono da ci che alcuni animali non sortono dall'uovo in uno stato di completo sviluppo: 2." La forma della larva dell'insetto dipende molto dalle condizioni nelle quali essa vive. Le forze esterne che agiscono su essa differiscono da quelle che si esercitano sulla forma adulta. Cos i cambiamenti che subisce il giovane souo determinati dai suoi bisogni immediati, piuttosto che dalla sua forma finale; 3. Le metamorfosi possono adunque dividersi in due classi, quelle di sviluppo e quelle di adattamento; 4. La subitaneit apparente dei cambiamenti, che subiscono gli Insetti proviene in gran parte dalla durezza della loro pelle. Questa durezza si oppone ad una alterazione graduale della forma; ma essa necessaria perch sua merc che i muscoli trovano un appoggio sufficiente. 5. L'immobilit della ninfa o crisalide risulta dalla rapidit delle trasformazioni, che vi si effettuano . Non il caso di discutere queste affermazioni, che non hanno a che vedere col problema propostoci, solo si pn dire che, a parte molte cose, le quali potrebbero esser recate innanzi rela- tive alle proposizioni l. a , 2. a . riesce mal comprensibile la 3. a , perch certo il fenomeno delle metamorfosi di tale rilievo fisiologico e morfologico, nel ciclo evolutivo di interi ordini, da non poter esser certo scambiato con uno ristretto fenomeno di adattamento in certi casi; ma fa pi meraviglia che il Lubbock attribuisca alla durezza dei tegumenti la subitaneit dei cambiamenti nell'organizzazione degli Insetti, quando le metamorfosi complete, che sono le pil improvvise, sono invece l'appannaggio delle forme a cute molle negli stadi di larva e ninfa e solo i Lepi- dotteri, colle loro crisalidi fanno eccezione. Per Miall (1895) la metamorfosi degli Insetti resa necessaria dai bisogni della dissemina- zione della specie, che richiede la presenza di ali e tale fenomeno deve avvicinarsi alle meta- morfosi degli Anfibi anuri, perch nell'uu caso e nell'altro esso avviene alla fine del periodo di accrescimento. Ma lo stesso Miall avverte che lo sviluppo delle ali non pu essere la sola causa delle metamorfosi, perch vi sono degli Insetti alati senza metamorfosi ed io aggiungerei che il ravvicinamento cogli Anuri, forme attere, non solo ma tra le meno migranti, invocato assai male a proposito, anche perche le loro metamorfosi non cadono per nulla alla fine dell'accrescimento. L'Autore conclude che insomma difficile indagare le cause delle metamorfosi. Per mio conto io pure mi trovo in tale pensiero, che sia prudente, cio, per ora, attendere altri dati e lumi dalla Paleoentomologia prima di proporre qualche ipotesi intorno a questo argomento. Sono dello stesso avviso dell' Henneguy, il quale, in fine del suo bel volume sugli Insetti (pag. 604), cos si esprime: Nessuna delle ipotesi emesse tino ad ora per ispiegare l'origine della me- tamorfosi mi sembra risolvere questo problema, la cui soluzione, come quella di ogni questione relativa alla filogenia, non potr esser data che da uno studio approfondito dei documenti forniti dalla paleontologia. Questi documenti, man- cando assolutamente pegli stadi larvali degli Insetti, da temersi che non sa- remo per molto tempo ancora certi su questo punto cos interessante della eoi - briologia generale . Tuttavia non conviene trascurare quelle poche cose che pure sono in nostro possesso e ten- tare di coordinarle alla meglio, per vedere almeno come esse figurino di fronte al problema. Certamente il non conoscere le larve e le ninfe di quei primi Olometaboli, che appaiono nel Trias per la prima volta e una deplorevole difficolt, ma si pu ammettere che quei Coleotteri e quei Neurotter fossero realmente olometaboli, certo non conviene pensare altrimenti. In pari tempo sembra assodato, conforme a quanto si dice a pag. 165 del presente volume, che il periodo Triassico, cio la nuova ra dopo l'epoca glaciale Permiana, caratterizzato dalla grande scarsezza di resti d'Insetti, che da un 750 specie, quali si conoscono nel Carbonifero, sono rappresentati nel Permiano da solo una ventina finora note. Si anche detto che tale scar- sezza non solo nelle nostre cognizioni, poich, pur ammettendo che in generale i terreni triassici I.U ET GIOVANILI DKGL1 INSKTTI 26. r ) non siano i meglio adatti alla conservazione di fossili, tuttavia in taluni di essi si sono pure l'inverniti abbondanti resti vegetali benissimo conservati, ma tra questi non sono traccio di In- setti, cos che e da credere clie questi fossero allora realmente piti rari che non nei periodi pre- cedenti. Si e gi avvertito ancora che, probabilmente, le speciali condizioni di ambiente, non favorevoli alla fauna entomologica esistente, ne abbiano detcrminata la rovina e scomparsa, provocando l'olometabolismo, come un modo di fronteggiare la temperatura dell'epoca glaciale permiana, ap- punto secondo il pensiero dell' Handlirscli (che si mostrato per essere assai discutibile) che la ninfa olometabolica rappresenti una fonila a ci pi adatta. Che l'olometabolismo sia stato una necessit durante il periodo Triassico noi dobbiamo am- mettere senza piti, giacch cose non necessarie in natura non esistono, come dobbiamo d'altro canto ammettere che molte delle forme dell'epoca paleozoica abbiano potuto resistere, con meno profonde modificazioni per adattamento, alle nuove diversissime condizioni di ambiente. Questo rendeva necessario, ma anche permetteva, agli Insetti la nuova maniera di vita rap- presentata dall'olometabolismo e gli Insetti non sono esseri da non profittare senz'altro di con- dizioni favorevoli alla loro esistenza e da non adattarvisi subito. Le condizioni pi difficili di vita hanno obbligato gli Insetti a ricorrere ad uno di quei tanti mezzi di adattamento a cui sopra abbiamo accennato, ad elevare cio la misura della fe- condit, per gettare nella lotta un maggior numero di individui e sopperire cos ad una deci- inazione pi larga. Quale la natura di queste condizioni avverse, che hanno costretto gli Insetti all'olometa- bolismo e quali sono insieme le favorevoli, che lo hanno permesso? Questo il problema e solo futuri studi paleontologici vi possono rispondere. Non sembra che si possa errare di troppo accogliendo una ipotesi a termini molto lati, per la quale si supponga che profonde modificazioni nella temperatura e nella fiora terrestre, pi che altro, abbiano offerto agli Insetti nuovi modi di esistenza, purch pagati a prezzo di mag- giori difficolt, cio di maggior numero di vite, alla quale esigenza, in natura, sempre risposto colla, maggiore condiscendenza, perch il grado di fertilit il fenomeno pi facilmente e pron- tamente variabile ed , ripeto, il pi ovvio mezzo, a cui la natura mette mano per fronteggiare subito nuove, improvvise esigenze. Tutti gli altri adattamenti sono pi lenti nel loro sviluppo e non potrebbero avere un ef- fetto pronto quanto quello del sacrificio di migliaia di esistenze. Noi eleviamo inni sviscerati alla natura, allo spettacolo dei milioni d'esseri viventi, ma non pensiamo ai miliardi che la natura stessa uccide, per un effetto che ci sembra molto facile ad ottenersi senza tanta ecatombe. Certo riesce incomprensibile al nostro intelletto come una Tenia sia condannata a non aver altro modo di compiere il suo sviluppo se non migrando da ospite ad ospite e per via disse- minando milioni di morti della sua figliolanza. Ametabolia. L'assenza di ogni maniera li trasformazione durante il pas- saggio da larva ad adulto, riducendosi i mutamenti ai soli esuviamenti in vario numero, spetta essenzialmente agli Apterigoti. Vi ha per una ametabolia acquisita, la quale si verifica ogni qualvolta, per Insetti a metamorfosi incompleta, lo stadio definitivo ha perduto le caratteristiche della t'orma adulta, fra le quali certamente la pi vistosa la presenza d'ali. Adunque molte specie attere non subiscono metamorfosi di sorta per tutta la loro esistenza e, senza l'esame degli organi sessuali, non si pu giudicare se si tratti di adulti o di giovani. In tale caso incorrono gli Anopltiri ed i Mallofagi. molti Ortotteri ed al- cuni Pseudoneurotteri ; atteri Termiti, nonch alcuni Emitteri (fig. 206). Per questi casi, come tali insetti, pur essendo senza ali non vengono ragio- nevolmente ascritti pi ormai al gruppo degli Atteri (che sono gli odierni Apte- rigoti) cosi le loro trasformazioni non si devono definire per ametaboliche, ma per emimetabole, come quelle di tutti i loro affini, alati allo stato adulto. A. Heklese, Gli Insetti, II. 34. 266 CAPITOLO QUARTO Questa distinzione netta fra la vera Ametaboiia e (niella che si disse acquisita (Paeudoame- tabolia) non riguarda solo la esterna conformazione degli organismi, nel qual caso essa non [po- trebbe essere difesa bene, ma si fonda su un diversissimo modo di sviluppo e di organizzazione fra gli Ainetaboli veri (Apterigoti) ed i Pseu- doametaboli, che appartengono ai Pterigoti. Tutto ci sar veduto meglio in appresso. Questa maniera esercita sulle se- Fiv. 266. Esetapi di Ametaboiia acquisita o Psendo- ametabolia. A, Psocide (Pachytroctes brunneus \ da Ribaga) ; B, Mallo* lago {Lpeurus hyaUnus; da Neuman). Emimetabolia. di metamorfosi si gnenti forme: Una larva (Prosopon). la quale sempre sprovveduta di appendici am- bulatone addominali, possiede, invece, tre paia di zampe toraciche non troppo dissimili da quelle corrispondenti del- l'adulto. I segmenti toracali sono piti o meno differenziati fra loro e, cio per quel tanto che chiesto dalla loro funzione rispetto alle zampe ed alla deficienza d'ali. Per ci la larva somiglia (il pi spesso) molto sensibilmente all'adulto, salvo modificazioni morfologiche secon- darie, dipendenti da speciale adattamento e salvo le differenze che derivano agli anelli toracali per la detta deficienza di ali. Si comprende adunque che le maggiori differenze tra larva ed adulto rispet- tivo si troveranno in quelle specie per le quali V habitat diverso da larva ad adulto e questo possiede le ali. Questo appunto il caso degli Odonati (fig. 267) e di molti altri Pseudo- neurotteri, pei quali la larva acquaiola e l'adulto terrestre e ben fornito d'ali, oppure quei Cicadari, fra gli Omotteri, le cui larve vivono entro terra e l'adulto libero, volante all'aperto. Per converso differenze minime e pi che altro di statura intercederanno fra le larve e l'adulto rispettivo di specie, che vivono nel medesimo ambiente e per le quali l'adulto attero. In tali casi si giunge a quella ametaboiia acquisita o pseu- doametabolia, della quale pi sopra si detto Fig. 267. Una ninfa di Eterometabolo IPseudo-neurottero) (Libellulide, Ephiteca). L'adulto uua Libellula. Da Cabot. e se ne sono recati esempi. La coudizione intermedia rappresen- tata da forme con identico habitat per le larve come pegli stadi successivi fino all'a- dulto, poich in questo caso le sole differenze dipendono dalla presenza di ali nello stadio definitivo e talora nello sviluppo dei sessuali esterni. Ed ecco il bello esempio degli Ortotteri, alati allo stato adulto pei quali le differenze intercedenti fra le singole forme, da larva in poi sono, cos deboli che per essi stata proposta la parola paurometabolia (fig. 26S). Adunque la Emimetabolia cos pu essere distinta: 1. Pseudoametabolia. Pediculini, Mallofagi ; specie attere fra gli Emi- metaboli, come Embidi, Termitidi, Psocidi, Ortotteri, Tisanotteri, Emitteri. LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 267 2. Paurometaboia. Specie alate di Ortotteri, Tisanotteri, Eniitteri Ete- romeri, Omotteri a vita sempre all'aperto. 3. Eterometaboiia. - Pseudoneurotteri antibiotici, Omotteri a larve sot- terranee. La sola eccezione a quanto sopra si e esposto rappresentata dai Coccidi, che debbono essere ascritti accanto agli olometaboli, come dimostrato dalle metamorfosi della serie maschile. Quanto a ci che fanno vedere le femmine, sar bene spiegato pi innanzi come va inteso il loro ciclo evolutivo abbreviato. Certo questi Omotteri mostrano il passaggio dalla emiinetabolia alla olometabolia classica. Xinfa. La larva, mutata la pelle per un certo numero di volte, acquista pi o meno rapidamente i rudimenti delle ali ed allora si appella ninfa. Questo lo stadio che precede l'adulto. Fig. 268. Esempio di Paurometaholia in un Ortottero (Caloptenus ilalicue). A, larva (ingrandita); JS. ninfa (grandezza naturale); C, adulto (grandezza naturale). Da Berieae. Ordinariamente fra la ninfa e la forma alata non intercedono altri esuvia- menti, ma qualche eccezione pur nota, sebbene rarissima. Le differenze tra ninfa e larva non sono solo di dimensione, che, progre- dendo, aumentata, ma si richiamano anche alla presenza dei rudimenti delle ali, che importa una pi accentuata differenziazione dei segmenti toracali verso quella definitiva dell'adulto. Anche per la ninfa valgono le diverse maniere di emimetabolia, che si sono gi indicate per la larva, dipendenti dalle medesime cause, in ci solo differen- ziando dal primo stato, in quanto che la ninfa assume un aspetto pi simile a quello dell'adulto nei casi di Paurometaboia, una parvenza, insomma che ha in- sieme dello stato larvale e di quello definitivo. La ninfa di questi emimetaboli, come la larva, si locomuove e si nutre. In taluni casi per essa poco mobile o si sposta assai mal volontieri e con molta pena e disagio, se molestata, ed in ci si vede un avvicinamento verso la olometabolia (alcuni Coccidi, Tisanotteri ecc.). Olometabolia. Mentre le precedenti maniere di metamorfosi, per le non pro- fonde n subitanee modificazioni che inducono nell'organismo dell'insetto, meri- tano il titolo pi mite di Trasformazioni, invece le altre, che si compiono secondo la Olometabolia si sono appropriate quello di Metamorfosi, come di un grado di mutazione pi radicale, cio la metamorfosi completa degli autori pi vecchi. Questa caratterizzata, come ho detto, da uno stadio di ninfa immobile. Ma se si vuole bene intendere tutto il processo e trarne dei paralleli col ciclo vitale seguito nella emimetabolia, pur bisogno una maggiore esattezza nel distinguere i diversi momenti della vita post embrionale dell'insetto olometabolo. La larva compie il suo ciclo esattamente nel momento in cui perde la sua 268 CAPITOLO QIAKTO Fig. 269. Due momenti della nin- losi iu Tentredinei. A, Inizio. La larva ormai immobile e sotto la pelle nasconde la Eoninfa ; B, ninfa Tra i e sta la Proninfa. Da Ratzeburg. locoinobilit (fig. 2G9, A). Tuttavia essa iion ha ancora gettata la spoglia lar- vale, ma sotto a questa sono gi avvenuti cos profondi mutamenti nella orga- nizzazione dell'insetto, che esso non pi da richia- marsi alla larva esattamente, tanto vero che gli organi di locomozione sono ormai inerti. Da questo preciso momento, che pur precede la proninfa libera (fig. 270, A) e che potrebbe essere indicato colla voce Eoninfa (aurora dello stadio nin- fale), si inizia il secondo periodo della vita postem- brionale dell'olonietabolo, cio quello in cui cessano le funzioni di locomozione e di nutrizione, ossia vera- mente lo stadio di Ninfa. Ora, questo momento, cos fugacemente tran- sitorio, di Eoninfa, corrisponde esattamente a quello in cui il Prosopon degli emimetaboli schiude dal- l'uovo a vita libera. Segue lo stato di Proninfa, pel quale ormai la spoglia larvale caduta, ma gli arti tutti non hanno ancora assunto quello sviluppo, che acquisteranno per gradi, senza ulteriori esuviamenti, in breve tempo, fino a raggiungere la misura definitiva, che conser- vano durante tutto il rimanente stadio ninfale (fig. 270, B). Adunque, cos pu essere suddiviso il periodo ninfale degli olometaboli : 1. Eoninfa, tuttavia celata nella spoglia della larva, che per n si nutre u si loco- muove pi (fig. 27) ; 2." Prouinfa, che principia dal momento in cui la veste della larva rigettata e che, ordinariamente senza ulteriori esuviamenti, (fig. 270, A) si modi fica in 3. Ninfa, la quale continua fino alla trasformazione in adulto (figg. 260, 261, 270, B). Tutti questi periodi sono caratterizzati da un conti- nuo lavoro intimo di modificazioni dell'organismo, che, nel loro insieme, costituiscono il processo tanto mirabile della ninfosi e non appartengono alle altre maniere di trasfor- mazioni precedentemente citate. Se ne discorrer colla dovuta larghezza pi in- nanzi. Fig. 270. I due stadi liberi della ninfa olometabola. A, Proninfa; B, Ninfa (Calliphora) . Da Lowne. Fig. 271. Eoninfa di Hy- ponomeuta veduta dal ven- tre. (Tre giorni dopo che la larva inclusa nel bozzolo). Ingrand. Transizione dalla Emimetabola alla Olometabola. Neometabolia. Hanno sempre destato grande interesse fra gli entomo- logi, le metamorfosi di taluni insetti, le quali mostrano un deciso passaggio dalla Emimetabola alla Olometabola. Se ne pu avere esempio di diverso grado fra i Tisanotteri, e, meglio che mai, fra gli Omotteri, pi specialmente Coccidei. In molti Tisanotteri la ninfa si locomuove mal volentieri ed ha qualche arto, come le an- tenne, paralizzato (fig. 272 B). In tutto il resto le differenze da larva, ninfa, ad adulto sono cosV LK ET GIOVANILI DKGU INSKTT1 2o9 modeste che si pu bene parlare di metamorfosi incompleta, come sempre hanno alleluiato gli autori. Ma nei Coccidei si vede cosa mirabile. per d'uopo considerare i soli maschi, perch le fem- mine si arrestano nel loro sviluppo ad uno stadio corrispondente al larvale, n vanno oltre. I maschi per subiscono una metamorfosi, che rientra nella vera olometabolia. Infatti da una larva (fig. 273 A) oligopoda si passa, per esuviamento, ad un altra larva apoda (B). Questa forma non pu essere considerata per eoninfa perche possiede un buon appaiato boccale e se ne serve per nutrirsi. Alla larva apoda spgue, dopo esuviamento, una Proniufa (C) molle e con arti rudimentali. Questa, senza ulteriore muta, di- viene Ninfa (D, E) cogli arti alquanto pi sviluppati, alla quale lilialmente segue l'adulto, alato general- mente. Ora avviene che mentre nel gruppo di Dia- spiti esiste la larva apoda e gli stadi ninfali suc- cessivi sono assolutamente immobili, invece, per altri gruppi, ad es. pei Cocciti, manca la larva apoda e la Proninfa si muta in Ninfa in seguito ad esuviamento; per tanto la Proniufa che la Ninfa possono locomuoversi, se vengono stimolate, sebbene si spostino con molta pena e lentezza. Adunque i Coccidei mostrano vera- mente un passaggio dalla Eterometabolia alla Olometabolia, la quale maniera di metamorfosi pu essere detta per Neo- metabolia. Ora nei Coccidei stessi abbiamo forme e Neometabolia tipica (Coccidi, etc.) e cos pure in altri Omotteri (Cicadari) e Fig. 27*2. Metamorfosi di uu Tisauottero (Lnothrips poaphagus). A , larva ; /.'. ninfa ; O, maschio adulto ; /), femmina adulta. Ingrand. Da Binda. Fig. 273. Metamorfosi complete di Coccideo (Diaspite) ; serie maschile. A. prima larva dal ventre; B, larva seconda apoda dal ventre; O, proninfa (sapioa) ; D, ninfa prona; snpina. Molto iogr. Da Berlese. E, la stessa nei Tisauotteri, mentre, per gradi si passa finalmente alla Olometabolia vera e propria, come rappresentata dai Diaspini, ben inteso nella serie maschile. 270 CAPITOLO QUARTO Punti di corrispondenza fra le varie maniere di metabolia. Non tanto il riconoscere le divergenze tra le metamorfosi complete e le incomplete o nulle cbe abbia importato molta fatica all'osservatore e ci ben credibile, quanto il rintracciare, invece, i punti di contatto, cio le omologie ed analogie. Non si poteva infatti, n si pu ammettere, che animali pertinenti ad una medesima classe e morfologicamente tanto simili debbano poi differire cos reci- samente in fondamentali maniere di sviluppo e con effetti cos sensibili anche dal lato morfologico. Intanto per, a prima giunta, la metamorfosi completa sembra procedimento diversissimo affatto da tutte le altre maniere e non appare facile l'omologare questi vari modi di sviluppo postembrionale. La difficolt deriva, pi che altro, dalla confusione, che la non precisa defi- nizione dello stadio con cui si inizia la vita postembrionale induce in tutto il paragone. Si sempre infatti chiamato larva ogni forma appena schiusa dall'uovo, quasich il momento preciso della rottura del corion fosse matematicamente co- stante a segnare invariabilmente sempre lo stesso momento di sviluppo per tutti gii Insetti. Questo per non per nessun gruppo di animali. Anche per specie fra loro molto vicine il momento di schiusura dell'embrione, rispetto al suo stato di evo- luzione, diversissimo. Ora, data la variabilit circa il momento di schiusura del neonato, la quale grandissima negli Insetti, evidente che non possono i diversi stadi postem- brionali, nei diversi gruppi, essere paragonati fra loro, se non si tiene conto, per la comparazione, anche di taluni embrionali. Si dovr convenire che ad es. lo stato larvale di un gruppo corrisponde ad uno stadio tuttavia embrionale di altro, come il pulcino di un Passeraceo corrisponde ad un momento della vita del pulcino di un Gallinaceo, che quest'ultimo percorre entro l'uovo. Confronto tra le diverse maniere di larve olometabole ed i corrispondenti momenti em- brionali degli emimetaboli. Richiamiamoci alla storia dello sviluppo degli Insetti, che si fatta gi nel voi. I, da pag. 46 in avanti. Quivi si detto che l'ammasso di elementi cellulari distribuiti in pi strati addossati l'uno all'altro e raccolti secondo una striscia longitudinale sulla faccia ventrale dell'uovo, costituiscono la cos detta stria germinativa, di dove prende- ranno origine gii organi della larva; mentre tutto il rimanente di sostanza, che riempie l'uovo e che intanto si trova verso la faccia dorsale dell'uovo stesso, costituisce il tuorlo, che servir alla nutrizione dell'embrione. Ora dall'inizio della segmentazione fino alla apparsa dei primi rudimenti delle appendici della bocca e locomotorie, si pu ammettere che decorra una l. a fase dello sviluppo embrionale e questa per tutti gii Insetti si fa semine entro l'uovo. La 2." fase si inizia coll'apparsa dei rudimenti delle appendici, sia pertinenti al capo che quelle che spettano al torace. In tale tempo l'addome non ancora segmentato o non sempre troppo bene diviso in segmenti, almeno nel suo estremo posteriore e generalmente non reca traccia di appendice alcuna (stadio Protopo - diale). La condizione di segmentazione o meno dell'addome pure importante. Sappiamo che vi sono embrioni, in cui lo sviluppo avviene per macrosomiti, I.K KT GIOVANILI DEGLI INSETTI 271 che poi si suddividono in microsomiti. Certo il ninner tipico di 12 segmenti addominali non si vede ab initio nell'embrione, dove esso molto minore. Adunque potremo avere un embrione Protopodo oligomero (flg. '274, 1), che precede lo stadio di Protopodo polimero. Nel primo l'addome tuttavia, indiviso o con tracce di pochi segmenti; noi secondo esso ha raggiunto il numero di segmenti, che conserver anche nella larva. La 3. a fase caratterizzata dalla decisa apparsa di appendici (pleuropodi del Wheeler) su ciascun segmento dell'addome (stadio Polipodale) (tg. 274, 2). Nella 4. a fase le dette appendici addominali sono scomparse, mentre quelle torneali lianno acquistato maggiore sviluppo (stadio OMgopodiale) (flg. 274, 3). La regressione anche delle appendici toracali e talora di quelle della bocca de- rivata da speciale maniera di adattamento della futura larva, un fenomeno se- condario di scarso interesse nella questione generale. Questa 4. a fase pu condurre sino ad una forma con discreto differenziamento del tronco nelle due regioni di torace ed addome e dei segmenti toracali l'uno dall'altro, la quale per merita essere contrassegnata a s, quasi come una 5." fase, da definirsi nettamente. Il fatto saliente, in tale momento, la eteronomia sopra ricordata. Tale ultima fase degli eterometaboli rappresenta il Prosopon (tg. 274, 4) e schiude dall'uovo. Queste fasi si notano tutte nello sviluppo embrionale degli Eterometaboli (ma non tutte in quello degli Olometaboli). Esse non rappresentano per delle pause a cui l'embrione stesso momentaneamente si arresti nel suo svolgimento, il quale, come si sa, continuo, ma dal momento che ciascuna d'esse pu trovare un corrispondente stadio larvale (Olometabolo) tra quelli tipici, che si sono ricordati pi innanzi, cos bene definire in qualche modo anche i momenti embrionali che vi corrispondono. Ora, come per l'embrione tra l'uno e l'altro dei detti mo- menti intercedono stati infiniti nella evoluzione continua, cos lo stesso per le larve, di cui abbiamo infinite variet, entro quei pi generali tipi, che si sono indicati. Per queste ultime per si possono manifestare processi involutivi, che non si riscontrano generalmente nell'embrione. Ad es., una riduzione di sviluppo negli organi boccali o negli arti toracali mai si vede nell'embrione, che anzi questi membri procedono in continuo incremento. Cos non accade delle larve, ohe possono ridurre i detti loro orgaui, da uno sviluppo maggiore ad altro minore od alla loro scomparsa, in virt di speciali adattamenti. Cosi ad es., gli organi boccali delle prime larve di Imenotteri endofagi (Oielopiformi) sono pi robusti che non quelli delle seconde larve e lo stesso dicasi degli arti e dell'apparato boccale nel passaggio da Triungulino (prima larva di Meloidi) a quello di seconda larva, ecc., e vedansi ancora i bei casi di ipemetamorfosi da una larva con forti piedi toracali, come mo- strato ad es. dallo sviluppo dei Bruchila fra i Coleotteri, la riduzione degli arti nella seconda larva di Diaspiti (tg. 27S), B), etc. eet. Di tale maniera noi abbiamo delle condizioni larvali, che, per la involuzione di certi organi, non possono trovare riscontro con qualche corrispondente momento embrionale e sarebbero di difficile confronto coll'embrione e colle larve affini, se non se ne conoscesse la evoluzione o meglio la involuzione loro. In tale condizione sono tutte le larve apode e le microcefale e quelle ancora con organi boccali ridottissimi. Ora la forma apoda larvale (la quale, alla line dovrebbe corrispondere alla vermiforme od elmintoide degli autori, se pure si sa bene cosa si sia voluto indicare con tale nome) questa forma, dico, che non ha riscontro coll'embrione, almeno dallo stadio protopodo in poi, di puro adatta- mento e non conviene farne un tipo, appunto per la sua secondariet. Essa si deve richiamare a taluno degli altri tipi di larve ciclopiformi, cruciformi, melolontoidi sopraindicati, come una secondaria modificazione. 272 CAPITOLO CH'AUTO Conviene per rilevare che non sempre evidente il rapporto fra lo stato apodo e quello fornito di piedi tipico, da cui una larva deriva; non palese, ripeto, se non allorquando nello sviluppo embrionale della larva stessa si rico- nosce lo stadio tipico precedente, da cui essa derivata. Ad es. le larve apode di Coleotteri, sono da considerarsi come un adattamento successivo della larva Melolontoide tipica, poich nello sviluppo embrionale e postembrionale esse oltrepas- sano lo stadio oligopodo e dopo questo soltanto divengono apode. Per queste e per altre ragioni le larve apode degli Imenotteri (non per le C'iclopiformi) si devono ritenere per derivate immediatamente dalle Eruciformi ed intermedie fra queste e le Melolontoidi. Lo stesso dicansi per quelle dei Ditteri tutti, che sono pi o meno vicine alle Eruciformi. Abbiamo dunque forme senza piedi, da intercalarsi tra le Oiclopiformi e le Eruciformi, altre tra queste e le Melolontoidi ed altre posteriori alle Melolontoidi, tra queste cio e la Proninfa. Ora, se si volesse disporre in una tabella, per la oinologizzazione, i diversi mo- menti embrionali suddetti e le corrispondenti maniere di larve olometabole, si avrebbe il seguente prospetto : ETEROMETABOLI. Fasi embrionali Fasi postembrionali 5 6 Protopollo Polipodo Oligopodo I I I Prosopou \& Ninfa Alato Ci dopi forni e Eruciiome Melolontoide Niufit Fasi postembrionali. OLOMETABOLI. Fig. 274. Comparazione fra gli stadi embrionali e postembrionali degli Eterometaboli coi corrispondenti postembrionali degli Olometaboli. In generale tutti ammettono che la larva olometabola rappresenti un arresto ad uno stadio embrionale, che invece oltrepassato dalle forme emimetabole. Io l.K Hi GIOV imi.i DKG1 I INSK'l I I 273 chiamerei volentieri Progenesi t;ile fenomeno li nascita anticipata, pei quanto sappia che questa voce usasi anche in altro senso {Progenesi larvale per Pedo- genesi), pel quale per potrebbe essere meglio usata la parola Progenia quando non sembrasse conveniente di serbare l'antica panila di Pedogenesi, che va bene ed una sola. Per comprendere tutte le diverse maniere di larve olometabole, la ragione delle metamorfosi, il significato di parecchie forme in apparenza primitive o regredite, ecc., ed infine procedere razionalmente in questa ontogenesi comparata pur necessario ammettere non solo l'intervento, ma rile- vare l'influenza della Proge- nesi ed insieme della Neotenia. Noi dobbiamo ammettere che l'insetto, partendosi dalla primitiva emimetabolia. dove poteva risentire l'effetto della neotenia, ma non quello della progenesi, sia venuto man mano anticipando l'epoca della origine della vita postembrio- naie. Inoltre fuori di dubbio che gli Insetti, in progresso di tempo, hanno ognor pi anticipato l'epoca della schiu- sura dell'uovo, riuscendo cos, di mano in mano, le loro larve corrispondenti a stadi ognor pi giovanili dell' embrione. sino a quelle larve ciclopiformi di quasi tutti gii Imenotteri endofagi, che corrispondono evidentemente allo stadio pro- topodo embrionale. Tutto questo non solo chiarissimo dalla evoluzione dei vari gruppi d'Insetti olo- metaboli. ma anche pienamente giustificato (od almeno non sinora contrad- detto) dalla paleoentomologia, secondo quanto si esposto nel secondo capitolo. Fig. 275. Larve olometabole a piedi ridotti od apode affatto, A - D, derivate evidentemente Ha cruciformi (di Lepidotteri e di Tentredinei) ; E, derivata da Melolontoide (Coleotteri). A, di Limacodes tertudo (da Cfaapman); V>, di Frodoxus cinercus, da Riley; 0, di Frentez columba da Rley; />, di uu Tencreriiueo di Australia (da Froggatt) ; li, di Cnrculionide. Vediamo infatti : Nell'era paleozoica non esistono ohe Insetti eterometaboli, tali sono tutti cpielli che si conoscono di tale periodo, anche i Megasecopteri, di cui furono trovate le ninfe (pag. 161. 162). L'olometabolia compare per la prima volta nel Triassico, precisamente coi Coleotteri e coi Neurotteri. I primi hanno larve melolou toidi , e cosi pure molti dei secondi. Ora, la larva melolontoide corrisponde all'ultimo momento nella vita embrionale degli emi- metaboli. Beco adunque il primo passo nella progenesi ed esso tale da importare la necessita delle i" tamorfosi complete, le quali sempre intercedono per tutte le specie, che, nella vita loro post- embrionale, debbono traversare il tratto die precede immediatamente quello stadio di proninfa, che < comune a tutti gli Insetti. Ma ned Lias si trovano ormai gli Omotteri, alcuni dei quali, attualmente viventi, mostrano una maniera di metamorfosi veramente completa, come sono ad es. i maschi dei Coccidei e i tutti, li. 35. 741' CAPITOLO QUARTO qualche altro. Le larve di questi Insetti Bono per evidentemente da inscriversi tra le melolon. toidi, o meglio, giacche il paragone pu sembrare ardito per l'idea che noi abbiamo della spe- ciale larva dei Lamellicorni, si deve dire ohe le larve degli Omotteri corrispondono allo stato oligopodo dell'embrione. Nello stesso Lias compaiono Neurotteri (Proemerobiidi), Fnganoidi, Pauorpati, Ditteri (Or- torati, Nematoceri). Per questi gruppi sar facile mostrare che le larve di Neurotteri emerobiidi debbono ascriversi tuttavia alle Melolontoidi, mentre quelle degli altri Insetti succitati discendono anche pi gi, per incorrere in uno stadio, che corrisponde ad un momento intermedio fra quello oligopodo e quello polipodo dell'embrione. Soltanto nel Giurassico appaiono i Lepidotteri e gli Imenotteri con una famiglia dei Proto- siricidi e, con dubbio, con quella degli Icneumonidi. Ora, gli Imenotteri attuali, all'iufuori dei Tentredinei, hanno larve da omologarsi ad un momento embrionale intermedio tra l'oligopodo ed il polipodo, ma i Lepidotteri presentano, coi Tentredinei, il tipo classico della larva cruciforme, cio dello stadio polipodo, e che esistessero larve di Tentredinei in questo momento sembra dimostrato dalla maniera d'erosioni riscontrate sulle foglie. Una ulteriore anticipazione di nascita porta alla larva ciclopiforme degli Imenotteri eudo- fagi, corrispondente allo stadio protopodo embrionale. Finalmente, soltanto nell'era cenozoica compaiono per la prima volta gli Apterigoti, cio C'ollemboli e Tisanuri, i quali, per tutta la loro esistenza, corrispondono a momenti embrionali che precedono anche il polipodo, cio pei Tisanuri si accostano pi a quest'ultimo, pei Collem- boli, invece, convengono appuntino collo stadio protopodo, che il primo da noi considerato, fra quelli che trovano corrispondenti tra le forme che vivono di vita extraovica. Rifacciamo il cammino inverso da quello seguito dalla olometabolia nello svolgersi traverso le epoche geologiche e ve- diamo pi davvicino gli argomenti, oggi stesso constatabili, a favore della nostra tesi. Stadio protopodo (od aroheopodo). Nell'embrione (tg. 276, 277, A) esso carat- \SiL~s J terizzato dalle seguenti ^M ' ^f condizioni morfologi- che : 1. Pi o meno incompleta segmenta- zione della regione addominale: 2. Non sono ancora impostati u le trachee n gli stigmi ; 3. Il tubo digerente molto in- completo; 4. Il sistc ma nervoso tuttavia rudimentale e sono impostate solo le masse ganglionari, disgregate secondo una maniera molto primitiva. Questo per la parte negativa; per quella positiva invece: 5. Discretamente avanzate sono le appendici cefaliche e toracali; 6. L'orifizio boccale e quello anale sono aperti ed iniziata la formazione dello Stomodeo e del Proctodeo; 7. Le cellule sessuali sono gi da tempo presenti, come coetanee od antecedenti anche alla formazione del blastoderma. Larva Ciclopiforme. Il Marchall giustamente dice : Uno dei tratti d'orga- nizzazione, il piii importante della larva Ciclopiforme, risiede nello stato embrio- Fiff. 27(>. Embrione allo stadio protopodo oligomero (Manlis, da VinUjines) con soli 4 macrnsomiti ; lettere ciniie a fig. L'77; l t . t 3 , no- miti toracali. Fig. 277. A, embrione protopodo oligo- mero (Xiphidium cnsiferum, da Wheeler) eoa un solo grande macrosomite addomi- nale paragonato ad un corrispondente stadio larvale B, ciclopiforme (di Pnli/- gasltr herricki, da Knla^in) con addome indiviso; T, testa; Te, torace; A, ad- dome; o, bocca; An, antenne; M, man- dibole: Mi, mascelle; Z t -Z 3 , z;tmpe. LE V.l\ GIOVANILI inceli. I INSETTI Kig. 278. Due larve ciclopifornii. A, la tipica con addome di pochi maerosomiti, secondo Marcimi] ; li. di parassita di Oecido- uni, a l/cnids con molti niicrosomiti. Da Mar diali. naie ed incompleto della regione addominale . Infatti si vede chiaramente qui trattarsi d'una divisione macrosomitioa (voi. I, pagg. 68 e segg.) come in talune larve, con tendenza a divenire microsomitica, come per altre. E per vero, prendendo due termini estremi della segmentazione dell'addome in larve Ciclo- pi formi, comi' sono ad es. quella illustrata dal Kulagiu per prima larva del Plaiygasier herriki (lig. 277 l), nella quale l'addome stesso indiviso (o ne distinto tutto al piii il primo segmento) e, d'altro canto la prima larva d'Imenottero parassita di Cecido- mi/ia lycnidis, illustrata dal Marchall (fig. 278, l), che presenta almeno sette segmenti addominali, si ba una serie molto ricca e quasi completa. Il primo caso pu essere riportato ad uno stadio embrionale come quello che tolgo dallo sviluppo del- Xijili'uiium ensiferum, fig. 277, A); l'altro corrisponde al- l'embrione, ad addome quasi tutto segmentato. Ora, in mezzo vi sono gradi molti con vario numero di segmenti addominali e tra questi anche quel tipo di larva prima di Platigasteridi illustrata dal Marchall (fig. 278, A), che avrebbe, secondo questo Autore, 6 anelli addominali (compresa la forca) o che, computando i due primi per anelli toracici, come sembra verisimile da poi che il torace si differenzia prima, avrebbe quattro segmenti addominali, cio corrisponderebbe ad uno stadio bene indicato dal Viallaues per l'embrione di Manti re- ligiosa (fig. 276). Si possono avere adunque tanto per le larve Oiclopiformi che per l'embrione, vini sottostadi, a seconda del numero di microsomiti in cui l'addome diviso e cos potr essere detto, come si gi avvertito, oligomero allorch l'addome stesso non altrimenti segmentato ; polimero, invece, allorquando la divi- sione microsomitica gi molto avan- zata o totale. Quanto al resto della organizza- zione si vede che le larve Oiclo- piformi mancano d'apparato respirato rio, hanno molto incompleto il tubo digerente e, quanto al sistema nervoso, esso tuttavia disgregato. Per tutti i caratteri negativi adunque queste larve convengono coll'embrione protopodo, di cui si detto. Ma vi ha di pi. Per ci che riguarda gli arti toracici essi sono bene accennati nell'embrione, sempre in questo momento, ma pel- le larve Ciclopiformi, nel maggior numero dei casi solo il primo paio evi- dente. Questa per una variazione secondaria e noi troviamo bellissimo esempio di tutti e tre gli arti toracici sviluppati (sebbene tuttavia indivisi) nella larva Oiclopi- forme di un Cimbicide, che per essere adattato a vita entomofaga, ha una tale larva prima. Esso illustrato dal Keilin e De la Baume Pluvinel ed la Eucoila keilini (fig. 279. .4). Fig. 279. Le due larve di Eucoila keiUni. (prima) ciclopiforme : B, (seconda) cruciforme apoda, di- versamente ingrandite. Da Keilin e l)e la F.aume Plnvinel. l'Tii CAPITOLO Ql IRTO A B V\g. '280. Apterigoti-C'ollemboli, Poduride {Isotoma). A, dal ventre, da Haase; 7', di lato, d Schott. Adunque la larva Ciclopiforme il pi immaturo stato che esista fra i Pterigoti e si richiama allo stato protopodo dell'embrione di tutti gli altri Insetti, che non hanno siffatta larva. Apterigoti. Venendo ora agli Apterigoti troviamo che la loro organizzazione corrisponde esattamente a quella delle larve Oiclopiformi, salvo che il tubo digerente messo in condizioni di funzionare ed il sistema nervoso meglio collegato, seb- bene sempre mantenga il carattere embrio- nale, che spetta anche alle larve Oiclopiformi. Ora, gli Apterigoti, come le dette prime larve degli Imenotteri parassiti, si svolgono secondo lo speciale modo di segmentazione ca- ratterizzato dalla assenza totale del tuorlo nu- tritivo o da un tuorlo poco abbondante. In tale caso la segmentazione totale, come in certi Crostacei. Ci constatato da grandissimo numero di autori, sia per lo sviluppo di Imenotteri en- dofagi, sia per quello di Apterigoti. < )ra, se si confrontano i Oollemboli (flg. 2S0) collo stato protopodo dell'embrione si vede che essi corrispondono ad un momento della vita embrionale in cui l'addome non ancora tutto segmentato e corrispondono anche con quelle delle larve Oiclopiformi, che non hanno se non un certo numero di microsomiti; nou sarebbero troppo discosti adunque dal tipo della prima larva di Platygaster descritta dal Marchall, come ho detto. Essi non hanuo ancora il sistema tracheale. Non do troppa importanza, in questo paragone, alla jurca dei Oollemboli, che ha un corrispondente in quella con cui terminato l'addome della massima parte delle larve Oiclopiformi, ma un fatto che questa consonanza di caratteri non pu non impressionare. Quanto ai Tisanuri (fig. 1381) essi non possono essere paragonati se non a stadi tra il protopodo ed il polipodo embrionali, cio appena pi su dei Oollemboli, ma non ancora decisamente da richiamarsi allo stato polipodo vero, dove starebbero invece cos bene le. Scolopendrella. Essi mostrano per un sistema tracheale, sebbene tut- tavia molto primitivo. Oon ci si veggono essere molto vi- cini al secondo stadio embrionale. Per chi volesse mettere qui i Proturi o Mirientomi, i quali io lascerei di lato colle Scolopendrelle, potrebbe pensare che essi nascessero, non avendo ancora raggiunto l'ultimo limite della segmentazione addominale e che nou raggiunges- sero questa se non nello stadio adulto. Difatti la suddivisione microsomitica procede dall'innanzi all'indietro. I Tisanuri per nascono col numero definitivo di uriti, quindi sono vicinis- simi al momento polipodo dell'embrione. Essi hanno, in taluni casi, anche il primo paio di arti addominali discretamente sviluppati, ma non certo che il rima- nente delle appendici ancestrali sia da omologarsi alle false zampe. Anzi, a mio giudizio, tale omologia non si pn fare e ne ho dette le ragioni nel primo Fig. 281. Apterigoto-Tisa- nwo(Campodea) mostrante l'addomediviso in 11 uriti e con vescicole e stili su ciascun segmento. l.K IMA GIOVANILI KKlill INSKTTI 277 volume, quando non bastasse il vedere forme ohe, come le Soolopendrelle, hanno zampe ed appendici ancestrali insieme. Nello sviluppo embrionale di qualche Collembolo (Anutida) si vedono rudimenti da ascriversi a dette appendici e che scompaiono o si modificano in altri organi, che spettano a questo gruppo. Stadio polipodo. Veniamo a quella fase dello svi luppo embrionale che. col Pakard, pu essere detto em- brione polipodo. caratterizzato dalla evoluzione avvenuta del si- stema tracheale e dalla presenza di arti in tutti (tipica- mente) i segmenti dell'addome, che ormai esattamente diviso nel numero definitivo di articoli. Tutti gli altri sistemi sono notevolmente progrediti. Ora questa fase non stata n pu essere ricono- sciuta pegli Apterigoti e pegli Imenotteri a larva Oi- clopiforme; i primi perch non vi arrivano neppure nella vita postembrionale ; i secondi perch appunto fuori dell'uovo traversano questo periodo. Ma l'embrione polipodo (tlg. 282. L'.s:;. l, (!) e stato riscontrato nel ciclo di sviluppo embrionale di tutti gli altri Insetti. Fig. 282. Kmbrioue poli- podo di Eterometabolo (,\'- phidium ensiferum) suc- cessivo a 277, A . :t, :t. s , impostazioni (ielle zampe toracali ; za^-za^, di quelle ad- dominali. D:i Wheeler. Ad esempio in Lepidotteri [Sphins, Bombyx mori, Gastropacha qtiercifolia, Pieri, ecc. da Kowalevsky, Tichomiroff, Graber) ; Coleot- teri (Melolontha, Heloe, Hydrophiliis, Clithra, ecc. da Korschelt, Nusbanm, Heider, Graber, ecc.); Imenotteri {Apis, Chaliohodoma, Tentredinei, ecc. da. Biitschli, Carriere, ecc.): Ditteri (specialmente Pupipari), da Prato, ecc. hi furine emimetabole si sono vedute le appendici addominali ed assai bene studiate ni Ortotteri (Gryllotalpa, Oecavtkus, Stenobo- lltru*, Mun in. Blatta, Phyllodromia, ecc., da Rathke, Ayers, Wheeler, Graber, ecc.); Emit- tori tZaitha, Cica da, ecc. da Weeler, ecc.). liei significato e permanenza di questi pseudopodi e della loro omologia colle false zampe di parecchie forme larvali olometabole si gi discusso altrove (voi. I, pag. 283). Quello che certamente avviene la loro di- sparizione definitiva in parecchie forme anche di larve olometabole, sicch queste, come sono le Melolontoidi e le Vermiformi, debbono collocarsi ad un gradino pi alto delle Eru- ciformi vere, le quali conservino o meno i pleuropodi, ottenendone le zampe false larvali. E certo che intanto corrispondono, per questo carattere appunto, allo stadio polipodiale e quindi precedono di poco quello seguente, in cui le zampe addominali sono definitiva- mente scomparse. I Ditteri, specialmente gli < irrorati, coin pare alcuni Neorotteri, mostrano di avere larve, le (inali stanno fra lo stato polipodo ed il successivo, come si e detto. Infatti, i rudimenti di false zampe, di cui abbiamo dato largo esempio, tolto sopratutto dai Ciclorafj, e quelle protuberanze che si vedono anche nelle larve dei Ciclorafi, non possono non deporre a lavori- di questa tesi. Pig. 283. Stadi embrionali di Coleotteri. .1. protopodo polimero; B, polipodo di Hydrophilus, da Heider: O, polipodo di Melolontha, da Korselielt ed Heider. Lettere come a figura 282. 278 CAPITOLO QUARTO Per quel che riguarda i Pupipari si dovrebbe credere cbe la loro maniera di comportarsi, al momento di schiusura dell'uovo, fosse del tutto diversa da quella degli altri Ditteri, perch si vedono in realt i Pupipari mettere alla luce un uovo, ohe veramente un pupario e schiu- derne senz'altro l'adulto. Ma la diversit non che apparente. Infatti dentro all'utero che la larva schiude dall'uovo ed allorquando essa nasce in uno stadio non diverso da quello dei Ditteri Ciclorati. Nell'utero stesso peri), nutrendosi di secrezione venuta dal maschio e pi esattamente dello sperma maschile, per un accoppiamento successivo, la larva procede nel suo sviluppo, fino allo stadio ultimo di proninfa, entro la spoglia larvale (pupario). Adunque un caso questo da assomigliarsi a lineili d'endofagia e perci la larva pu essere ed infatti immaturissiina nei suoi organi di relazione e si comporta veramente come un em- brione, che procede nel suo sviluppo anche oltre quanto fanno gli emimetaboli. Stadio oligopodo. E caratterizzato nell'embrione dalla scomparsa delle appendici addominali ; permangono, anzi aumentano di sviluppo, quelle toraciche. A questo momento corrisponde la larva Melolontoide degli autori, che per n'itila differisce dalla Campo- deiforme o Tisanuriforme, che da altri si voluta distinta, perch una variata gradazione' nelle di- mensioni degli arti non mancata di suggerire molte altre distinzioni, delle quali per nessuno pu dare i limiti precisi, come non era stato bene detto il carattere della larva in questo stadio. Ma se ci si riferisce al momento corrispondente del ciclo em- brionale con tutta esattezza che si circoscrive questa larva, cos elevata fra tutte le olometabole. Anche le antenne sono bene sviluppate e l'ani- male tutto pu essere talora agile, robusto e ben \^ ""S^ZZ - 1 atto a P re dare. Vi sono anche qui forme apode, che per non rappresentano per nulla uno stadio pi avanzato verso la proninfa, ma semplicemente un caso di involuzione, derivato dalla comodit di vita. Alcune, come quelle di parecchi Coleotteri, non hanno zampe dalla schiusura dall'uovo, altre divengono apode dopo una muta, come sono quelle ad es., che sono dette prima ninfa in talune Cocciniglie (Dia- spiti, flg. 273, B) o negli Aleurodidi od altre che si trovano abbastanza comuni fra i Coleotteri (Meloidi, flg. 286, Bruchus, flg. 284, Carabidi). Anche questo ul- timo stadio secondario nulla per ha a che vedere colla proninfa, la quale, anche nei Diaspiti, viene di poi, conforme fanno vedere i maschi (flg. 273) ed in quasi tutte le altre Cocciniglie, non diversamente dagli altri Omotteri, nessuno stadio apodo intercede fra la larva e la proninfa. Dopo lo stadio oligopodo si inizia necessariamente la metamorfosi completa (Eoninfa) per le specie, le quali lo oltrepassano vivendo fuori dell'uovo, anche se per brvissimo tempo e con tenui modificazioni nella loro organizzazione, come succede di parecchie specie a matnranza sessuale, che segua, anche a breve distanza, a questa fase larvale. Per le specie a metamorfosi incompleta si ha invece la schiusura dell'uovo, che avviene con una forma (Prosopon) caratterizzata dalla presenza di occhi composti, che mai, pritna d'ora, si erano veduti nelle larve olometabole e nei corrispondenti stadi embrionali delle olometabole. Eoninfa. Nella serie postembrionale degli Olometaboli. l'ultima forma, la Fig. 2K4. Prima larva ili Bruchus fubae : a, sua zampa. Da Lintner. r.K K'[ \ GIOVANILI ni i. l.l INSETTI -7!) quale precede immediatamente il periodo di ninfosi di somma importanza, per quanto non si possa definire per caratteri morfologici esterni, essendo essa tut- tavia avvolta nella spoglia larvale. Questo momento per segnato da caratteristiche biologiche, cio dall'ar- resto delle l'unzioni di nutrizione e di locomozione. Per le prime esso arresto succede (in generale) dopo una abbondante evacuazione del tubo digerente; per le seconde esso avviene accompagnato per spesso da un accorciamento di tutto il corpo e dalla retrazione totale delle false zampe, quando esistono (tg. 20!). A- 292, A). Non per staccata la pelle larvale dalla sottostante nuova forma, il che avviene solo nella Proniufa; ma ne iniziato il processo. i Ira, questo momento fugace (fig. 271), col quale si chiude il periodo larvale nelle forme olometabole, corrisponde esattamente con quello della schiusura dell'uovo del Prosopon o larva degli emimetaboli. Adunque, per la Ortogenesi o nascita normale, cos detta perch la ma- niera seguita dagli Insetti, che primi sono apparsi sul globo e da cui procedono tutte le forme attuali, caratteristica la schiusura dall'uovo di una forma, che corrisponde esattamente a quella, che negli olometaboli, invece, chiude il primo periodo postembrionale. In questo caso la nascita stata anticipata pi o meno, si verificata cio quella Progenesi, che richiede necessariamente la ninfosi. Riassumendo il fin qui detto a proposito dei momenti di schiusura della larva negli Insetti olometaboli e negli auietaboli (veri) si pu dire che: 1. Tra gli Apterigoti, i Collemboli e fra i Pterigoti le larve Ciclopiformi rappresentano la schiusura pi precoce, corrispondente allo stadio protopodo oli- gomero dell'embrione. I Tisanuri nascono in uno stadio (protopodo polimero), che pi si avvicina a quello Polipodo, ma non lo raggiungono. 2. I Tentredinei ed i Lepidotteri hanno larve da richiamarsi allo stadio polipodo nella serie embrionale. Jon si conoscono forme sessuate, che si arrestino a questo stadio, come neppure in quello successivo di larva oligopoda o Melo- lontoide. 3. Gli altri Imenotteri, con larve apode per involuzione, possono richia- marsi a questo stesso periodo o poco oltre, che invece raggiunto, dopo una muta dalle larve Ciclopiformi. Parecchi Xeurotteri (in senso largo) non per gli Emerobidi, allorch schiu- dono possono omologarsi allo stadio polipodo o poco oltre e cos pure tutti i Ditteri. 4. I Coleotteri, gli Emerobidi fra i Neurotteri, ed alcum Omotteri (ad es. uccidi) hanno larve che convengono esattamente collo stadio oligopolio, anche se apode per adattamento. Tutto ci apparisce dalla annessa tabella (pag. 280), la quale mostra ancora i momenti d'arresto per neotenia di parecchie forme di ordini diversi. Ipermetamorfosi. Con tale voce indicata dagli autori una serie di speciali maniere di evoluzione postembrionale. per le quali il numero delle forme prece- denti lo stato ninfale superiore a quello indicato come tipo pegli olometaboli, cio larva, proninfa, ninfa. Si intende che questi Insetti ipermetamorfici sono olometaboli e presentano questo fenomeno solo come una secondaria maniera di adattamento. perci necessario distinguere subito due diverse e fondamentali maniere di ipermetamorfosi. Ipeioietamokfosi veba. -- In un caso, quello mostrato dagli Imenotteri a larva Ciclopi forine, si vede che si tratta di due forme larvali precedenti la pr- 280 CAPITOLO TKRZO STATI EMBRIONALI STATI POSTEMBRIONALI 1. 2. PHOTO PO DO 3. 4. PKOSllPON a) oligomero P0LIP0D0 0ZIG0P0D0 EU ')) polimero PIION1NFA NINFA E0N1NFA NB. Il segno indica la nascita; il segno ^ le varie tappe durante lo sviluppo embrionale; il segno .i"\ ivim DEGLI INSETTI 2X7 bruto, quasi tutto alla formazione dei tuorli. Infatti non tanto il compimento degli organi che si faccia attendere, quanto, iti generale la sufficienza dei tuorli delle uova. Non si creda che siano di poco effetto, in vantaggio o danno della specie, le condizioni suesposte. Ecco un esempio. Le Mosche, in generale, impiegano tanti giorni a schiudere dall'uovo, fino allo sfarfallamento dell'adulto, quanti poi impiega la femmina di questo ad attendere la maturanza delle uova. Ci vuol dire che il numero di generazioni di Mosche sarebbe raddoppiato se questi Insetti potessero Sortire dal loro pupario colle nova pronte ad esser deposte ed inoltre, in quei parecchi giorni di Peregrinazioni continue ohe l'adulto fa per procurarsi l'esistenza e per trovare il maschio, onnie per rintracciare ove preparare la sua figliolanza, la massima parte degli Insetti cadono vittime di insidie. Basterebbe anticipare ili qualche giorno la maturanza delle nova della mosca perch la terra tutta ne fosse ricoperta """"""N* o~-"*""" in pochi mesi ! \ V^i / Adunque, per questo caso, la enorme rapidit del ciclo \ f!"! J giovanile, la grande fecondit, la somma facilit di provve- \. 3E~^ dere alla propria esistenza od alla propagazione, tutti van- tn"'-. " \, \ tairsii considerabilissimi, di cui godono le Mosche, sono bilan- / /]'' ''' w v\\ ciati dal solo fatto della ritardata maturanza sessuale, dovuta I JcililH^J \ al grande dispendio por la formazione, nella ninfa, della pi " |f p ! .' liiii'y eccellente macchina volante che si conosca. \ teiWiiy Ricorriamo al caso inverso e quivi troviamo la massima \ fa-w / parte delle forme sedentarie, sopratutto di parassiti, sieno fcj ili animali che di vegetali e pi quelli che questi. Ncotenici jjl souo in abbondanza i carnivori, che non debbano faticare fig. l'93. Femmina 'ueotenica di molto al ritrovamento del cibo e che, in pari tempo, nep- Dittero (Soiaride, Peyerinhoffia , ,,, ,. sumeri-aura, Schmitt). Ingr. ; da pure debbano molto peregrinare per la ricerca dell'ambiente Schmitz. atto alla nutrizione della prole. In tutti questi casi la facile vita e l'abbondanza del nutrimento allo stato di larva consen- tono il precoce sviluppo dei genitali, in tempo in che gli organi di locomozione sono maturi e si evitano cosi quei detrimenti, che ho ricordato pi su a proposito delle Mosche. Quanto alla causa della neotenia essa gi in parte adombrata dal sopra- detto. da credersi che la misura del cibo e la sua natura, se pi o meno ricca di sostanze nutrienti intuiscauo assai sullo sviluppo, quanto ad epoca, degli or- gani e dei prodotti sessuali. Intendasi per sempre per la medesima specie Voglio dire che in condizioni favorevoli di nutrizione gli individui si tro- vano eccitati ad una maturanza sessuale precoce, la quale, per la stessa specie pu essere allontanata tino a coincidere collo sviluppo di buoni organi di volo, se le condizioni stesse di vengono meno fortunate, oppure se le riserve di so- stanza nutritiva, che si sono fatte durante il periodo larvale, vengono distratte in parte alla costruzione dell'organismo volante. un conflitto fra quello che l'individuo richiede per s, a buona formazione dei suoi organi locomotori, se- condo il tipo, e quello che domandano i sessuali in pr della specie. Se la richiesta, diro cosi, dipendente da necessit e meno viva in un senso, si guadagna nel- l'altro e viceversa. Allorch per la migrazione (diffusione a distanza), per la ricerca dell'altro sesso, per quella del cibo e di ambiente opportuno alla prole, necessit di buoni organi locomotori, allora ne scapita la rapidit di sviluppo dei sessuali, mentre che. per le specie sedentarie pur le generazioni tali in una data specie. 288 CAPITOLO QUABTO per la vicinanza dei due sessi o per la nessuna necessit di fecondazione (forme partenogeniche), per la comodit del cibo a portata non indispensabile un poderoso apparecchio locomotore, l'organismo, da buon amministratore, ritira la spesa in quel senso ed pi generoso all'incremento degli organi e dei prodotti sessuali. In tale caso accade di frequente che il sistema locomotorio rimanga imperfetto totalmente (Diaipiti, femmine di Ripitteri, ecc.) od almeno nelle ali, che sono la pi ampia maniera di locomozione. Nel caso inverso possiamo avere un ritardo nella maturanza sessuale, come quello avvertito delle Mosche ed il peggio accade poi quando, con materiale insudiciente, occorre provvedere ad una grande richiesta del sistema locomotorio. In tale caso ne risentono i sessuali, che rimangono immaturi (Ape operaia) e se neppur questa richiesta e viva ed ancor pi limitati i mezzi di cui l'organismo dispone, allora si ha il caso delle forme attere, arrestatesi allo stato di eoninfa o di proniufa e per lo pi immature anche sessualmente, come avviene dei neutri di taluni Insetti sociali (Formiche, Termiti). Si comprende che questo stato possibile solo nelle sooiet. Lo studio delle specie parassite, delle sessualmente dimorfe e delle polimorfe, in compara- zione colle altre sta a dimostrare quanto si detto. La ninfosi. Il meraviglioso fenomeno della metamorfosi, pel quale una creatura alata, insigne per forme, colori ed abitudini sorge da un modesto essere vermiforme e non di rado poco attraente, e nella nuova veste smagliante vive e brilla tanto diversamente dalla stia prima oscura et, non ba mancato di impressionare for- temente, in ogni tempo, la mente umana. Fino dalla pi remota antichit il fenomeno stesso non soltanto ricono- sciuto, ma fatto argomento di ammirazione e di singolari argomentazioni filo- sofiche. Pei G-reci la parola Psiche {1>xi) significa ad un tempo Farfalla ed Anima, per quella corrispondenza, che si voleva trovare fra il destino dell'uomo e la vita di questi piccoli esseri. Non vedete voi che noi siam vermi Nati a formar l'angelica farfalla? Oanta il poeta per quel concetto pel quale la. vita, la morte ed il risveglio altrove dell'uomo trovavano riscontro nella vita larvale, nel letargo e nel trion- fale risveglio della farfalla. Come la larva strisciante, l'uomo si trascina sulla terra, come la ninfa im- mobile, l'uomo dorme nella tomba: come l'amante dei fiori, insetto ad ali d'oro e d'azzurro, l'uomo rinasce alla vita nell'immortalit dell'anima . Ma, pur non volendo spaziare cosi liberamente a volo nei campi del fanta- stico e trattenendoci, con pi modestia e prudenza, alle meno ardite concezioni ed argomentazioni del filosofo naturale, fuori di dubbio che, pur sempre, il fe- nomeno della ninfosi riesce tra i pi mirabili e graziosi, che sieno in natura. Esso ha eccitato sempre la curiosit degli osservatori di cose naturali, da quelli che, pi anticamente, si sono appagati della semplice constatazione del fatto singolare, fino ai pi recenti investigatori, che hanno sviscerato il feno- meno in tutti i suoi pi minuti particolari, mostrandone il singolare processo, la r.K ! i\ li. .\ ami.i i>ki;i i i\-i i 1 1 289 complessit ed ottenendo dati in appoggio dell'antica, geniale interpretazione di un fatto cotanto singolare. Perche, conforme altra volta si avvertito, gi Aristotile, ricordando bene il processo della ninfosi, ne dava poi anche una ragione, che veramente la giusta. Le farfalle provengono cos egli dice da bruchi. Essi sono dapprima non piti grandi di un grano di miglio; in seguito sono piccoli vermi, ohe, in capo a tre giorni appaiono come piccoli bruchi. Quando questi bruchi hanno acquistato il loro accrescimento definitivo, perdono i movimenti e cangiano di forma. Si chiamano allora crisalidi. Esse sono av- volte in astuccio chiuso. Per quando si toccano >i agitano. Le crisalidi sono chiuse in celle fatte di una materia simile ai fili di ragno. Esse uon hanno n bocca n altre parti di. tinte. Poco tempo dopo l'astuccio si rompe e ne sorte un animale volante, che noi chia- miamo farfalla. Ne] suo primo stato esso mangia ed espelle escrementi; di- venuto crisalide esso non mangia pi nulla. La stessa cosa di tutti gli ani- mali che provengono da vermi (Hist. anim., lib. V, cap. XVIII . La siegazione del fenomeno, ohe Aristotile propone molto bene la seguente: Col tempo tutti gli em- brioni, che hanno formato le larve Uniscono per diventare una specie di uova. L'inviluppo che li rive- ste indurisce e durante tutto questo periodo essi sono immobili. Ci pu essere benissimo veduto nelle larve di Api, Vespe e nei Bruchi. Si pu dire che la natura ha fatto, in certo modo, una specie di uovo prematuramente, cotanto esso imperfetto e che la larva non che un uovo, ma destinato a crescer ancor molto L'uovo ingrandisce e prende nutrimento. Ano a che sia divenuto un uovo completo. Quando l'inviluppo della larva si 6 disseccato, l'animale sorte rompendolo, come sortirebbe da un uovo; esso allora tutto formato, esso alla sua terza metamorfosi. Ora si vedr come, seguendo appunto questo concetto e traendone ancora gli evidenti corollari, sulla scorta delle pi recenti diligentissime investigazioni. che lo dimostrano verissimo, si possa dare una limpida ed uniforme spiegazione di tutti intesti fenomeni di trasformazioni, per tutti gli Insetti, il che sarebbe arduo od impossibile fare non convenendo nella geniale interpretazione aristote- lica del fenomeno. Ma del come avvenga cosi grande mutamento da bruco a farfalla non si ebbe pensiero scevro da errore se non in tempi del tutto recenti. I pi antichi filosofi ritenevano infatti una mutazione cos radicale farsi su bitamente, come si favoleggiava nella mitologia ad es. di Atteone trasformato in cervo dalla vendetta di Diana, o di Aracne in ragno per Quella di Minerva. A. Bkklese, Oli Insetti, ti. Kig. 294. Metamorfosi completa. I tre stadi di una Far- falla. A, larva; B, ninfa; 0, adulto ( Deitephilo elpenor). A, ridotto di un terzo; B. 0, grandezza naturale. 290 CAPITOLO QUARTO Non che pi tardi assai, pegli studi del Redi, del Vallisnieri, dello Swani- niordaui e del Leuwenhoeck, che prende piede l'ipotesi della conservazione della individualit traverso tutte le metamorfosi. Caratteristiche della ninfosi. L'insieme dei fenomeni tsico -chimici, istologici, organo plastici, ecc., pei quali entro la spoglia della ninfa si compie la mirabile formazione dell'insetto adulto olometabolico, compreso sotto il vocabolo di ninfosi. Tali fenomeni per si iniziano negli ultimi momenti dello stadio larvale, o meglio, in questo momento essi cominciano ad assumere una improvvisa vi- vacit. Essi, per meglio dire, non hanno mai cessato di avverarsi dalla schiusa del- l'uovo in poi, durante tutto lo stadio larvale, ma, in questo tempo, si sono svolti con molta lentezza e tutto affatto in linea secondaria fra la intensa attivit delle funzioni vitali e di accrescimento della larva. Soltanto allorch questa perisce in tutti i suoi organi transitori e solo vive in quelli rudimentali, che spettano al fu- turo adulto, le funzioni e. le attivit di questi ultimi prendono energicamente il sopravvento e, dalla line dello stadio larvale fino ai primi momenti di quello del- l'adulto, si svolgono con vivacissima intensit, sotto l'involucro protettore e nel- l'apparente letargo funzionale della ninfa. Bisogna richiamarci alle ragioni del processo per intendere questo nei suoi particolari e nei suoi effetti. Si gi detto che la necessit, per parte dell'adulto, di accrescere il nu- mero di uova, per sopperire con pi ricca figliolanza alle maggiori esigenze della vita, importa la necessit di una riduzione delle uova stesse nel loro volume, non potendo la madre accrescere soverchiamente quello del proprio addome e trovar modo di sopperire al deposito di cos grande quantit di sostanza ela- borata per formare tuorli sufficienti ad un maggior numero di uova. Tale pratica, col ritardare la maturanza delle uova e coll'accrescere cos i bi- sogni della madre, aumenterebbe anche a dismisura la somma delle cause avverse alla gua esistenza, aggiungendo quindi difficolt alla conservazione della specie, precisamente quando queste sono gi sensibili oltre il limite di compatibilit colla esistenza della specie stessa. La madre adunque deve produrre un maggior numero d'uova nel medesimo tempo e contenerle nello stesso spazio, riducendo cos per ciascuna il volume del tuorlo stesso. Con ci si hanno effetti multipli oltre alla statura minore che le larve degli olometaboli hanno in confronto dei loro rispettivi adulti, paragonata alla pro- porzione, che generalmente si nota fra gli emimetaboli. Questi effetti sono i seguenti, nei quali appunto consiste il fenomeno della olometabolia: 1. Lo svolgimento dell'embrione viene interrotto quando ancora sono ap- pena accennate qua e l impostazioni di organi definitivi, prima che la sua or- ganizzazione sia tale da corrispondere fondamentalmente (cio quanto a tipo) a quella dell'adulto, salvo minor grado di perfezionamento dovuto alla immaturanza di alcuni sistemi ed organi. 2. Queste prime impostazioni ili organi definitivi (dischi immaginali, istoblasti), non essendo collegate non compongono sistemi atti ad una pro- ficua funzione, quindi l'embrione, che cos nascesse, quando non si trovasse in LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 291 condizioni di protezione, comodit di cibo, ecc. specialissime (Pupipari), sarebbe incapace di provvedere a se. 3. Si forma quindi un provvisorio adattamento e collegamento delle im- postazioni embrionali primitive, merc elementi istologici particolari (larvali pro- priamente detti) cos che gli organi, completati alla meglio, possono compiere le funzioni della vita postembrionale. 4. Gli organi larvali cos derivati sono pi o meno diversamente fabbri- cati e con funzioni quindi diverse da quello che avrebbero avuto ed avranno gli organi corrispondenti, derivati dalle prime impostazioni embrionali suddette. 5. Di qui diversit grandissima di aspetto, struttura, organizzazione, abi- tudini e maniere di vita della forma larvale cos raffazzonata, da quelle dei ri- spettivi adulti. ti. Pu intervenire la formazione di organi speciali del tutto spettanti alla larva e senza corrispondenza nell'adulto. 7. I soli organi riproduttori, che non hanno funzione nella larva, non ri- sentono il bisogno di alcun provvisorio aggiustamento per la possibilit della vita extraovica, e quindi essi rimangono senza transitorie snpercostruzioni. 8. La larva immagazzina la sostanza occorrente alla formazione in s del nuovo tuorlo, il quale, questa volta sar in proporzione tale da dare senza pi l'adulto nelle sue dimensioni. Questo l'unico ufficio della vita larvale. 9. Ottenuto questo scopo l'insieme degli organi e tessuti esclusivamente larvali muore, avendo compiuto il suo ciclo d'esistenza. 10. Avviene un disfacimento di questi organi e tessuti (Istolisi), dopo del quale, entro la spoglia della ninfa si trova il tuorlo nuovamente ottenuto; nonch il complesso delle prime impostazioni embrionali. Siamo dunque allo stadio ricor- dato ai numeri 1. e 2 . La sostanza derivata dalla distruzione degli organi lar- vali non va perduta, ma concorre ad arricchire il nuovo tuorlo suddetto. 11." Le prime impostazioni (dischi immaginali) acquistano una improvvisa grande energia di accrescimento, riprendono lo svolgimento interrotto e comple- tino la forma definitiva, a spese del nuovo tuorlo. Questa formazione nuova di organi e tessuti, in seno alla ninfa, dicesi fotogenesi. 12. Gli organi riproduttori compiono la loro evoluzione e l'individuo, ormai adulto, si libera dalla spoglia ninfale {Sfar fedi amento). Ipotesi sulla natura e sulle cause della ninfosi. Gli anticlii ammettevano senz'altro la nascita di un nuovo essere, da altro diversissimo, per inni di ([nei subitanei mutamenti, di cui avevano testimonio nelle loro credenze mitologiche. Anzi probabile che l'idea della metamorfosi, capace di trasformare un uomo in un animale e viceversa sia venuta dalla osservazione del bruco e della farfalla, nonch della ninfa, cio due esseri differentissimi, sorti successivamente, d'improvviso dal primitivo stesso individuo e non improbabile ancora che questo fatto abbia servito di base alla credenza nella metempsicosi. Si e visto per con quanto fine intuito Aristotile si apponeva alla ipotesi giusta. Il fatto della individualit unica, che si conserva traverso le metamorfosi, confermato dalle osservazioni del Redi, del Vallisnieri, dello Swammerdam e del Leuwenhoeck, i quali furono i primi a voler vedere pi addentro in tutta questa complicata successione di aspetti diver- sissimi. Raumur, per primo, accert che, recidendo una o pi zampe toraciche ad un bruco, la far- falla che ne riesce risulta monca dei membri corrispondenti. Ma le ipotesi piti vecchie, dopo quella cosi sagace di Aristotile, sono per del tutto errate. Swammerdam riteneva che sotto la pelle della larva si trovasse quella della ninfa ed in 292 CAPITOLO QUARTO questa quella dell'adulto, come tante vesti sovrapposte l'una sull'altra, addosso ad uno stesso individuo, ed alla guisa che vedonsi fare gli acrobati nei circlii, al momento buono questi invo- lucri fossero rotti e ne schiudesse la nuova forma nascosta. Lo Swammerdam and auche pi in l, pensando che la farfalla fosse gi tutta formata nell'uovo. Questa ipotesi del semplice sviluppo di parti preesistenti, alla quale inclinava anche il Raumur, fu accolta per buonissima tino ai classici studi del Weismann (1864) sulla ninfosi dei muscidi e che furono il fondamento di tutte le altre accurate e molteplici ricerche di poi. Parecchi autori per, prima di lui, avevano osservato e studiato i dischi immaginali. Il Lyouuet (1762), nel Cossus ligitiperda, riconobbe, nel 2. c e 3. segmento del tronco, quattro masse bianche contenute nel grasso, ciascuna riunita alla pelle da una profonda piega che essa aveva fatta e non pot venire a capo di comprenderne il significato, per egli ritenne che po- teva trattarsi di principii d'ali dell'adulto, e le stesse cose vide l'Hrold (1815) nel bruco di Cavolaia. Nel 1819 Lachat e Audouin descrivono certe placche , come essi le chiamarono, collocate in tre paia sui grossi tronchi tracheali di una larva di Dittero (Conops) endofaga dei Pecchioni (Bombusf. Newport (1841) concluse, per certe sue sperienze analoghe a quelle del Raumur sugli effetti della amputazione delle zampe dei bruchi, che le zampe nell'adulto si riproducono so non stato asportato il loro rudimento assieme al corrispondente arto della giovane larva. 11 Dufour (1845) consider per corpi gavglionoidi facenti parte dell'apparecchio sensitivo ed in rapporto col sistema nervoso, come altrettanti gangli speciali, certi animassi cellulari trovati nella testa e nel torace delle larve di uua mosca (Sarcophaga hemorroidalis), e di questa opinione pure lo Scheiber (1860). che studi le larve di Estridi. Fu il Weismann, che, come ripeto, colla scoperta dei dischi immaginali (i corpi ganglionoidi del Dufour, le placche, ecc. degli altri autori) e l'attribuzione loro del vero significato ed ufficio; colla rivelazione del fenomeno dell'JsfoHsi', voce da lui stesso pri- mamente usata, e quello di ricostruzione dei tessuti nuovi coll'in tervento anche delle sferule di granuli (Korekenkugeln), per quanto si poteva fare una settantina d'auni fa circa, deliue esattamente tutto il processo della ninfosi. Kunckel d'Herculais (1875) a proposito delle larve di Volucelle (Ditteri) descrive quattordici paia di dischi immaginali, che egli chiama istoblasti e ne riconosce la origine ipodermale (fig. 295). Il Gauin (1876) riconosce che quanto proviene dalla distruzione degli organi larvali non entra nella composizione degli organi nuovi. Viallanes (1881) non solo studi molto diligentemente i dischi immaginali pel loro numero, posizione e scopo, ma, ancora i fenomeni di istogenesi, per quanto la conclusione cui egli ar- riva, convenendo in ci col Weismann, d una formazione libera delle cellule, non sia am- missibile. HKowalewsky (1885 e 1887) pubblic lavori sulla metamorfosi delle Mosche, i quali mena- rono grandissimo rumore, per ci che riconobbe l'intervento della fagocitosi nella distruzione dei muscoli larvali, cos come il Metschnikoff la aveva rilevata a proposito della istolisi dei muscoli nella coda dei Girini, allorch questi animali perdono tale organo per assumere l'aspetto de- finitivo della Rana. 11 Kowalewski riconobbe la detta ingerenza dei- globuli sanguigni (amebociti, leucociti) anche nella ninfosi della Mosca e vide che quivi aggrediscono frammenti di muscoli, che inglo- bano e distruggono. Sono queste le sfere di granuli gi vedute dal Weismann. L'Autore ammette anche la succes- siva distruzione del corpo adiposo della larva per via fagocitica. I prodotti della digestione dei olobuli sanguigni passano poi nel plasma e servono alla nutrizione dei tessuti, che si vanno nuovamente formando. Kig. 295. Dischi imagi- nali Della larva di Volu- cella, secondo Kinckel d'Herculais. a, delle antenne; o, dell'occhio composto; z, z, z, delle zampe; al lt a? t , delle ali ; a 1 -^ 3 degli organi genitali esterni. I.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 293 Vini Rees (1888) conviene nelle conclusioni del Kowalewskv, quanto ai fenomeni di fagoci- tosi, ma, oltre a ci, fa nascere i globuli sanguigni dell'adulto dal tessuto adiposo larvale. Berlese (IStOO) nega la fagocitosi e d altra esplicazione della istolisi. Cos gli studiosi tu questo argomento si dividono in due campi: per gli uni fondamento di tutto il fenomeno istoli- tioo l'intervento dei globuli .sanguigni, che realmente divorano i frammenti dei tessuti larvali destinati a scomparire; per gli altri i detti amebociti non intervengono se non dopo avve- nuta una speciale degenerazione dei tessuti morti e non hanno ufficio fagocitico propriamente detto. Sono poi sorte non poche teorie ad esplicazione di tutto il processo di ninfosi o di singoli fenomeni secondari e ci per opera della maggior parte dei molti studiosi, che si sono occupati del diffcile e complesso argomento, cio il De Bruyne, il Korotneff, il Karawaiew, l'Anglas, il Terre, il Perez, il Bataillon, ecc. Cause determinanti la metamorfosi. Dopoch pi profondamente si studiarono le modificazioni, che avvengono entro la spoglia della ninfa oloinetahola, si sono messe avanti ipotesi e teorie per ispiegare le ragioni del fatto, quali cio sieno le cause che determinano il processo della ninfosi. Teoria fagocitarla. Ammesso il fagocitiamo da patte degli amebociti o corpuscoli del sangue degli Insetti, che dire si vogliano, sulla quale affermazione converr discutere, i partigiani del fagocitiamo stesso sono giunti perfino a, far dipendere tutto il fenomeno da una attivit pi energica in senso fagocitico, che si sviluppa negli amebociti, per la quale essi si sentono forte- mente inclinati a dare addosso e distruggere gli organi larvali. Si obbietta per che aucora uou apiegata la ragione di questo improvviso riaveglio di attivit fagocitica, e ricercarne la causa vale tanto quanto indagare quella della ninfosi e inoltre il processo fagocitico ai mostra solo nei Ditteri ciclorafi (oltrech nei Crostacei parassiti, nelle larve urodele di Ascidie) ; negli altri Insetti la distruzione dei tessuti larvali avviene per de- composizione. E poi perch gli amebociti svolgerebbero la loro attivit distruttrice su alcuni tessuti e non su altri? Teoria della crisi genitale. Secondo il Perez la causa della metamorfosi sarebbe la prolife- razione dei dischi immaginali in seguito a nutrizione eccessiva della larva. Ne verrebbe la for- mazione di sostanze, che, cadendo nell'interno dell'organismo ninfale, stimolerebbero alcuni tes- suti, avvelenandone altri e cos'i i leucociti interverrebbero a distruggere l'organismo larvale, mentre va formandosi quello adulto. Sarebbe la proliferazione delle cellule genitali la causa de- terminante l'incremento dei dischi imaginali. La metamorfosi dunque una crisi di maturit genitale. A questa teoria, completamente campata in aria e che non spiega nulla, si potrebbe obbiettare intanto che quel che si cerca e appunto la causa di questa crisi genitale. Inoltre vi sono parecchi fatti, che contraddicono subito la teoria del Perez. Il Bataillon, dopo aver rilevato la somma di ipotesi accumulate in questa teoria, fa vedere che nelle formiche neutre la ninfosi avviene egualmente bene per quanto le gonadi (cellule sessuali) non si muo- vano affatto verso una maturauza, che loro sempre negata. Lo stesso avviene in certe Stngi (Lepidotteri) della generazione autunnale, le cui ghiandole genitali rimangono atrofiche, ma le metamorfosi avvengono a puntino, come per la generazione precedente. Teoria asfittica. La teoria sorge dagli studi di Bataillon sulle metamorfosi dei Batraci. dei Pesci e del Baco da seta, e le esperienze di Terre su diversi Insetti olometaboli. Riconsciuto che nella ninfa scema la quantit di acido carbonico emesso, in rapporto al- l'ossigeno inspirato si conclude che avviene fissazioni; dell'anidride carbonica nell'organismo e quindi asfissia di alcuni organi, che cosi muoiono e si dissolvono. A questa teoria si pu obbiettare che l'asfissia entra in giuoco tardi e pi precisamente non durante il periodo istolitieo, il cui colmo accade durante lo stadio di proninfa, ma in quello istogenetico, dove parrebbe che dovesse invece essere richiesto molto ossigeno. Il fatto bene accertato della fissazione dell'acido carbonico durante la ninfosi non ha pro- babilmente rapporti colla fine dei tessuti larvali, richiesto da altre necessit nella chimica delle sostanze, che si modificano nell'interno della ninfa. 294 CAPITOLO QUARTO Teoria dell'arresto fisiologico. Appartiene all'Anglas e si accosta molto alla verisiniiglianz;i. L'Autore, riconosciuto che il fenomeno non pu essere esclusivamente attribuito alla asfissia, ri- leva che i tessuti e gli organi larvali sono stanchi del lavoro compiuto. D'altronde essi hanno cessato di funzionare e ci non pu non avere una importanza considerevole. Allorch la larva ha accumulato delle riserve sufficienti scrive l'Anglas le ghian- dole della seta segregano; il risultato ne l'imprigionamento in un bozzolo e la conseguenza l'immobilit e la separazione dall'esterno. I muscoli, come il tubo digerente, sono ridotti alla inazione; ora sono essi che presentano delle vere metamorfosi. Che avvenuto? In seguito all'arresto della funzione, l'equilibrio chimico instabile delle reazioni vitali distrutto, il tessuto inattivo colpito di morte, definitivamente. Da quel mo- mento esso una sostanza inerte, ma eminentemente assimilabile dai tessuti vicini ed il riassor- bimento segue dappresso la regressione chimica. Cos nei Vertebrati allorch la mucosa dello stomaco si necrosa in qualche punto, il succo gastrico delle cellule vicine attacca, ulcera e dissolve gli elementi stessi che lo segregavano prima. Si pu dire che avvengono fatti simili tutte le volte che un riassorbimento si fa nel tessuto necrosato. A questa opinione inclina lo Janet (1909), quando opina che, durante la ninfosi, per eause on precisate il fluido cavitario negli Insetti assuma attivit digestive, per secrezioni di tutti gli organi di succhi contenenti diastasi speciali, atte a distruggere i tessuti morti larvali. Teoria della autofagia. Il sovraesposto modo di vedere dell'Anglas (1903) si accosta a quello gi messo avanti da me due anni prima ed al quale oggi pure, anche in seguito a molti altri lavori apparsi sull'argomento, sottoscrivo pienamente. Gli organi ed i tessuti esclusivamente larvali, quelli che sono detti transi- tori, che permettono all'embrione immaturo la vita libera, periscono tutti alla fine della vita larvale, per quella stessa ragione per cui ogni organo ed ogni orga- nismo muoiono allorch compiuto il ciclo della loro esistenza. STon si sono inventate teorie speciali per spiegare l'arresto di sviluppo, la morte, la regressione ed il riassorbimento finale di tanti organi e tessuti, sia du- rante la vita embrionale (involucri dell'embrione; micropilo nell'Anurida, cellule vitelline, ecc.) o nell'adulto (cellule vitellogene, ecc.), che non sembra del caso proporne pel fenomeno della istolisi, il quale non differisce dai citati se non per la maggiore ampiezza. Tra gli organi larvali che periscono sempre anche il mesointestino, sia nella sua parete muscolare che in quella epiteliare. da notarsi che il mesointestino nelle larve sempre pieno e le sue pareti epiteliare e muscolare periscono appunto mentre esso inturgidito da una grande ultima ingestione di cibo. Le pareti ormai morte di questo organo non possono altrimenti impedire la fuoriuscita del contenuto stesso, il quale, infatti, colla sua parte fluida stravasa nella cavit viscerale e questa parte fluida contiene tuttavia in buon dato i succhi digerenti assieme a cibo pi o meno bene digerito. Che avviene in tali circostanze? Avviene appunto la digestione dei tessuti morti, i quali si disfanno, trasformandosi in una poltiglia, che tosto utilizzata per le nuove costruzioni (imaginali) assieme ai depositi albuminoidi formatisi durante il periodo larvale. L'ufficio degli amebociti in questo momento non diverso dal consueto, il quale, secondo me, sempre quello di portare attorno nell'organismo le sostanze plastiche ormai elaborate, a nutrizione dei tessuti e riportarne quelle escretive, per recarle agli organi ove possono essere fissate e trattenute. Io nego facolt digestiva agli amebociti e quindi non si tratta in alcun caso di /agia, ma seni- li: Kl\ GIOVANILI DUOLI INSKTTI 295 liliceinente ili inglobamento di sostanze ormai morte ed elaborate e ci per com- piere il loro dislocamento. Questa teoria combattuta dal Perez, il piti convinto fagocitista, con argomenti, per, poco seri. Egli mette in dubbio (1904) anzitutto lo stravasamento del contenuto dell'intestino nella cavit viscerale, cosa che ognuno pu vedere benissimo in sezioni di piano o trasverse, ad es. di larve di mosca, che cessano di nutrirsi, e del resto tutti gli autori, che si sono occupati delle vicende del tubo digerente da larva a ninfa hanno constatato. In secondo luogo mette in dubbio, senza dimostrarlo, quando gli sarehbe stato facile veder meglio, che il contenuto stesso stravasato non ha facolt digestiva, quando non si pu nemmeno supporre che sia altrimenti. In terzo luogo egli si schiera contro tutti non ammettendo una alterazione dei muscoli morti all'iufuori dell'azione fagocitica. In quarto luogo egli oppone che incomprensibile il fatto della distruzione non simultanea dei muscoli larvali, mentre ci dipende dalla non simul- taneit della morte, da tutti riconosciuta e non vede intanto che l'obbiezione potrebbe essere altrettanto rivolta a carico degli amebociti, che attendono tempi diversi per svolgere la loro azione. Molte pi difficolt, invece ed incongruenze incontra la ipotesi fagocitarla, ne valgono a sostenerla le non probanti osservazioni del Perez sulla endodigestione dei frammenti muscolari nell'interno dei leucociti (loc. cit.). La teoria fagocitica non spiega perch alcuni tessuti sieno attaccati ed altri no, mentre un elemento divoratore cos attivo dovrebbe aggredire anche tessuti vivi e gli stessi corpuscoli san- guigni dovrebbero divorarsi fra di loro. Si vede una facolt elettiva verso gli organi e gli elementi da distruggersi ed ormai morti, con che si deve ammettere subito che l'azione degli amebociti si esercita solo verso tessuti chi- micamente in condizioni speciali; gi un bel passo questo verso il convenire che tale chimica alterazione si richiama ai consueti processi di decomposizione e quindi di peptonizzazioue degli albuminoidi. Valgano a questo proposito i begli studi dell'Enriquez (1901) e di molti altri di poi. D'altro canto la dissimiglianza dei modi di agire degli amebociti nei diversi gruppi di in- setti dovrebbe pur dare da pensare. Non sono che i dolorati, i quali mostrino questa fagocitosi e per tutti gli altri Insetti ' i tessuti morti si scompongono in poltiglia, senza che vi intervengano amebociti. Per tali casi per i fagocitisti ammettono una secrezione di sostanze digerenti dagli amebociti, le quali get- tate nell'organismo, vanno ad attaccare a distanza gli organi morti, per provocarne la digestione. Questo processo detto di liocitosi dall'Anglas e si accosta alla teoria della autodigestione, col si. lo divario che mentre io attribuisco questo fenomeno al succo stravasato del tubo digerente, l'Anglas lo vuole ascrivere ai leucociti od a molti altri organi vivaci, destinati all'adulto. A parte molte altre considerazioni, che verranno esposte a proposito della istolisi, certo che si deve attribuire agli amebociti una attivit enorme giudicandoli capaci di segregare in poche ore (che poche ne decorrono durante il disfacimento delle masse muscolari larvali in taluni insetti) una cos grande quantit di succo digestivo, senza loro modificazione alcuna apparente, capace di disgregare e di peptonizzare, con tanta rapidit, una cos grande massa di sostanza proteica. Non si comprende come questi amebociti perdano poco dopo questaloro facolt digestiva e, d'al- tronde, non l'abbiano mai avuta prima d'allora. Un fatto di tanta estensione e cos improvviso, come quello della rapida distruzione di grandi masse di tessuti, non pu essere attribuito che a qualche altro grande fatto egualmente subitaneo ed unico nella vita dell'insetto, quale appunto lo stravasamento istantaneo, nella cavit viscerale, del contenuto del mesenteron. D'altronde vi sono le prove e le osservazioni dirette in appoggio di questa teoria e sono inconfutabili. Come la larva si prepara alla ninfosi. Se a noi sembra che la metamorfosi accada del tutto improvvisamente, con un passaggio in pochi minuti dall'una t'orma alla successiva, non per da ere- 29t> CAPITOLO QUARTO dere che realmente le cose avvengano con tanta subitaneit, mentre solo l'e- steriore apparenza, che subisce questa rapida mutazione. I processi complicati, che avvengono entro l'involucro ninfale, hanno una preparazione durante il periodo di larva. Questa preparazione si esplica principalmente in tre sensi, cio: 1. coll'incremento continuato dei dischi imaginali; 2. colla raccolta e con- servazione di sostanze nutritive in buon dato, specialmente albuminoidi, per rifare il tuorlo nuovo e sopperire alle neces- sit della costruzione dell'a- dulto; 3. colla segregazione di sostanze capaci di concor- rere alla formazione dei ripari, in cui la larva dovr celarsi, per passare al sicuro lo sca- broso periodo ninfale. Mentre i primi due ordini di fatti sono costanti per tutte le larve metaboliche, l'ultimo pu non essere seguito da ta- lune, quelle cio che, per tra- sformarsi, non ricorrono a ri- pari appositi costruiti col con corso di loro speciali secre- zioni. Dischi imaginali. Se ne gi tenuto parola a propo- sito della storia della loro scoperta. Si tratta di invagi- nazioni di tessuto ectoderniico eil in rapporto coll'ipoderma dell'insetto, le quali, crescendo, sono destinate a dare origine a parti dello scheletro dell'a- dulto. Evidentemente sono pi vistose, perch pi o meno come antenne, zampe, ali, Kig. 290. Schema della disposizione dei dischi imaginali nella larva A, nella ninfa B, C, D di mosca. Non sono rappre- sentati i dischi imaginali delle ali. Sezioni logitud. mediane. at, disco delle antenne; as, degli occhi: z^-z^, delle zampe; *, della proboscide. Inoltre p, faringe ; J, intestino ante- riore ; N, sistema nervoso; ve, vescicola cefalica. Da Van Rees, figura accomodata da Korschelt ed Heider. allungate, quelle che daranno origine agli arti, gonapofisi. Un fatto notevole per e il seguente, clic cio, queste ripiegature sacciformi sono bens com- poste di uno strato di cellule, che diverranno le ipodermali, destinate cio alla secrezione dello strato ehitinoso, ossia della spoglia dura dell'insetto, ma entro questo saccolo si trovano, molto precocemente, altri elementi non ordinati, con parvenza di cellule pi o meno allungate e col ammassate, le quali daranno origine alla parte muscolare dell'arto (miociti). Circa alla natura ed origine di queste cellule, che annidano entro il saccolo ectoderniico, che costituisce il disco immaginale si sono presentate diverse ipotesi. Per alcuni autori esse sono egualmente di origine ectodermale e derivano da sfaldamento dello strato pi esterno (Ganin, Viallanes, Van Rees, Lowne) coli' intervento o meno dei leucociti. Altri autori invece conside- rano questi ammassi cellulari come mesodermali (Kowalevsky, Karawaiew, Berlese, Perez, Hen- neguy) e ritengono che sieno tuttavia di origine embrionale. LE KlA GIOVANILI DEGLI INSETTI 297 Quanto al ninner dei dischi imaginali, secondo il KiincUel d'Hercnlais, se ne trovano quattordici, come si e dello, nelle larve di Yolucella. Questi danno origine ai seguenti organi dell'adulto: un paio, ohe et sui gangli oerebroidi, former gli occhi; un paio le antenne ; un paio il dorso del protorace e gli stigmi ninfali; un paio per ciascuno dei segmenti del pterotorace e Pie. 297. Sviluppo dei dinchi imaginali sempre estrotiessi Da A a D l'arto aumenta di lunghezza e gli elementi mesenehimatici (o) aumentano di numero e si ordinano per fare i muscoli, ecc. Fig. 298. Due dischi imaginali introflessi od endogeni. Si ve- dono circondati dallasottile niem- branella esodermica larvale. questi sono uno per le ali (mesotorace), tre paia per le zampe ed i pezzi sternali corrispondenti ed infine due paia di piccoli istoblasti pei pezzi boccali. Questi dischi si formano l dove decorrono nervi e trachee in rapporto colla pelle o meglio nervi e trachee concorrono col dove si devono svolgere a suo tempo gli arti dell'adulto. Il tempo dell'apparsa dei dischi iruagiuali varia non solo a seconda dell'insetto, ma ancora secondo l'arto al quale daranno origine. Cos talora si notano fino dall'embrione nell'uovo, come sono per le Mosche e pei dischi alari nei Lepidotteri : molti altri, specialmente quelli che daranno originenon ad arti ma a porzioni tegumentali, appaiono molto pi tardi e non hanno la caratteristica forma di sacchetto attaccato al resto dello strato cuticolare per sottile pedun- colo, come pure non godono di quel rivestimento mesen- chimatico speciale di cui si gi detto. Secondo Berlese, durante lo stadio larvale non solo aumenta di qualche poco la parte ectodermica del disco invaginale, ma ancora quella mesodermale e ci per un continuato incremento numerico dei miociti. Vi sarebbe un continuo concorso di questi element i, i quali deriverebbero, durante tutta la vita della larva, ma con maggiore intensit nel periodo delle mute, dai nuclei dei muscoli larvali, per proliferazione ibi nuclei stessi. I dischi imaginali poi ricevono un subitaneo impulso evolutivo all'approssimarsi della fine della vita larvale, cio della ninfosi. Di ci e del successivo loro svolgersi si parler dicendo della vita ninfale. Fig. 299. Dischi imaginali in una crisalide di Farfalla, tolto l'invo- lucro della crisalide. Testa e to- race. Da Packard. A. BBKLSSE, Gii Insetti, II. 298 CAPITOLO QUARTO Importanza del tessuto adiposo larvale. Depositi di sostanza nutritiva. Fig. 300. Cellula adiposa di larva di Calliphora con- tenente solo grasso in goc- ciole (nei vacuoli v). Da Berlese. Il tessuto adiposo delle larve ha un ufficio dei pi importanti, in quanto concerne la preparazione della larva stessa alla metamorfosi, perch funge da magazzino ove si depositano, grado, grado, le sostanze albuminoidi, che l'insetto ritrae dal cibo e, dipoi, le cellule adipose agiscono anche nel senso che elabo- rano la detta sostanza, per rimetterla in circolo pronta alla nutrizione dei tessuti. Perci il Berlese chiama Tro- fociti queste cellule adipose. Esse si trovano riunite in falde od in ammassi at- torno agli organi viscerali e si mantengono aggregate cos fino all'inizio della metamorfosi, nel qual tempo, si stac- cano l'una dall'altra e divengono indipendenti, libere cio nella cavit viscerale o tra gli organi dell'insetto. Esse anche aumentano di volume col crescere della larva (fig. 300). Ora da notarsi che, mentre in principio queste cellule non contengono entro il loro citoplasma se non guttule di sostanza grassa (voi. I, pag. 797), in epoca pi o meno avanzata della vita della larva esse iniziano il deposito di sostanze albuminoidi. per approntare il nuovo tuorlo ed allorch tale deposito sar sufficiente, al- lora soltanto la larva cesser di nutrirsi e sar matura alla trasformazione. Naturalmente la rapidit di formazione di questo deposito dipende da cir- costanze varie, cio anzitutto dalla natura stessa del nutrimento, di cui si ciba la larva, pi o meno ricco di sostanze protei- che, e cos pure influi- scono altre circostanze, cio il maggiore o mi- nore grado di serici - parit. Infatti an- che a formare il de- posito di sera nelle J&*** *y,*.r ghiandole sericipare f* -- * "";*.*' 1^--; occorrono sostanze azo- tate, che quindi ven- gono sottratte alla de- posizione nelle cellule adipose. Fig. 301. Cellula adiposa in ninfa di Calliphora contenente inclu- sioni albuminoidi (a-a) a vario gra- do di digestione. Da Henneguy. Fig. 302. Porzione di cellula adi- posa di Cyrtoneura all'inizio della ninfosi, mostraute i pseudonuclei entro i globuli albuminoidi. A, porzione del citoplasma: N, nu- cleo. Da Berlese. Questi depositi appa- iono in guisa di sferette incolore, molto rifrangenti la luce e convengono appieno, anche nell'aspetto, coi granuli albu- minoidi, che si contengono entro il tuorlo delle uova degli Insetti stessi. Nei processi, che questi grauuli subiscono dinante l'opera della digestione loro, che avviene in seno alla cellula adiposa (e secondo il Berlese per virt di enzimi, che procedono dallo stesso nucleo), avviene che essi presentino delle parti centrali, che possono essere colorate da quelle tinture, che si usano in microscopia e servono a rilevare la cromatina. Cos questi granuli hanno un lontano aspetto con elementi cellulari (iig. 301, a) e per tali sono stati scambiati dal Viallanes e dal Rees. I.K ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 299 Le Formiche presentano tali depositi albuminoidi nelle cellule grasse lino da uno stadio giovanissimo della larva, ma tali Insetti, per la qualit specialissima del cibo, non vanno messi nel confronto die segue. Le larve pi atte ad avere rapidamente un buon deposito albuminoide nel loro grasso sono quelle elle vivono entro la carne putrida o fresca e ne abbiano a sufficienza. Perci in queste larve la deposizione degli albuminoidi comincia molto tardivamente e del tutto in prossimit delle metamorfosi, ma si compie in brevissimo tempo, da computarsi ad ore, meglio eh.' a giorni. Seguono le predatrici, ma queste possono andar soggette a digiuni involontari, secondo le circostanze della loro caccia e perci hanno per tempo depositi albuminoidi nel tessuto adiposo, clie loro permettano di trascorrere senza danno i periodi di inanizione. In generale tutte le larve a deposizione precoce di riserve proteiche nel loro adipe possono resistere a lunghi digiuni. Ne viene la seguente scala relativa alla rapidit dello sviluppo larvale, per cui si procede dalle forme a ciclo pi rapido verso quelle che pi ritardano e tale diversit di tempo , con- forme si disse, in rapporto colla ricchezza in albuminoidi del cibo di cui la larva pu di- sporre. La pi breve durata della vita della larva appartiene ai Sarcofagi (Ditteri) ; seguono i pa- rassiti ed i predatori: quindi i vegetariani a nutrimento fresco (Imenotteri sociali, Lepidotteri, Coleotteri, Tentredinei, Ditteri); di poi i vegetariani a nutrimento secco, ma ricco di albumi- noidi (Coleotteri dei cereali); per ultimo quelle larve che vivono di cibo aecco e molto esausto, come sono i Xilofagi, i Funicoli, eco. Formazione della seta. Sull'argomento si detto parecchio nel voi. I, da pag. 517 e segg. Nel presente volume se ne riparler a proposito dell'impiego della seta nella formazione dei ri- pari, ecc., da parte della larva che si dispone a trasformarsi in ninfa. Istolisi dei tessuti larvali. La larva ha cessati) di nutrirsi : essa ha gettato all'esterno il contenuto inutile dell'intestino. Le forme come gli Imenotteri e qualche Xeurottero, per le quali, allo stato di larva non esiste comunicazione tra il mesointestino ed il postintestino. aprono in questo momento la via e di l si sbarazzano di tutto quanto avevano accumulato nel mesenteron durante la vita larvale. In un momento, che precede di poco o coincide collo stadio fugace di pro- ninfa si iniziano i fenomeni di istolisi, per la quale tutti i tessuti esclusivi della larva e che non troverebbero impiego nell'adulto vengono distrutti. In generale si tratta di organi e tessuti di origine mesodermale, ma non sempre si salvano tutti quelli di origine ectodermale. Per l'ipoderma, il sistema nervoso, gli epiteli del prointestino e del meso- intestino. come pure gli immaturi organi sessuali e loro sbocchi; gli enociti o cellule escretive, non vanno soggetti a distruzione ed in taluni casi nemmeno il tessuto adiposo. Cos pure si salvano parecchi muscoli, i quali, con leggiera mo- dificazione di dimensioni, ecc., permangono anche nella forma sessuata. Ma parecchi altri muscoli, l'epitelio del mesenteron, ghiandole speciali come le salivari, talora anche il tessuto adiposo ecc. periscono e si dissolvono, dando origine a sostanze plastiche, da utilizzarsi nella ricostruzione dell'adulto. Tra i primi tessuti, che se ne vanno, l'epitelio del mesenteron, che cade nel lume del me- sointestino stesso e la massa delle cellule, trasformandosi in poltiglia avvolta in peritrofiche, costituisce un corpo giallo (da non confondersi coll'omonimo, che si trova nel corpo di Emittori ed tutt'altra cosai, che lentamente si dissolve e viene riassorbito. Per, a ridosso della mem- brana propria, rimangono in posto vivacissime le cellule matricoli o di sostituzione (voi. I, pa- 300 CAPITOLO QUARTO gina 741 e segg.), le quali anzi aumentano di volume, anche a spese della sostanza derivata dalla distruzione dell'epitelio larvale e, adagio adagio, distribuendosi sulla tunica propria, che permane, giungono a costituire l'epitelio del nesenteron imaginale. I vasi malpighiani e le ghiandole salivari, quando scompaiono durante la ninfosi, come il caso, ad es. delle ghiandole sericipare degli Imenotteri e dei Lepidotteri, Neurotteri, ecc.. si vedono spappolarsi nella loro massa, nella quale sono compresi i loro grandi nuclei in via di disfacimento e sono tutti contornati da amebooiti, che asportano, per recarla altrove, la sostanza fluida, che deriva da questa decomposizione dei detti organi. Quivi mai si vedono amebociti che contengano frammenti dell'organo in dissoluzione. Il pi energico processo ili di- struzione si manifesta a spese dei mu- scoli larvali destinati a scomparire. Si hanno due diverse maniere di pro- cedimento, l'ima, la pi comune senza intervento di amebociti, o, per meglio dire senza che, questi corpuscoli si vedano inglobare frammenti solidi di muscoli : l'altra invece coll'ingloba- mento, da parte degli amebociti, di piccoli pezzi del muscolo in dissolu- zione. Questa maniera pi rara assai e si limita a muscoli delle larve di Ditteri ciclorafl (flg. 303) e, meno vi- stosamente, anche a qualche altro in- setto, ad es. fra i Lepidotteri. Anche in questo secondo caso per il muscolo gi in avanzato processo di dissoluzione e di frammentazione allorch intervengono gli amebociti. Ci riconosciuto da tutti gli autori. Dove invece la discussione tuttavia aperta si sul modo come considerare la natura dell'intervento degli amebociti, specialmente nei casi in cui si vedono tali elementi inglobare frammenti di muscoli, se cio si tratti di vero fagociti- sino o semplicemente di un lavoro inteso al solo trasporto di materiale, che si altera da s. Su questo argomento si discuter tosto, essendo il fenomeno di cardinale importanza nella ninfosi. Per ora vediamo il seguito di tutto questo lavoro. Il plasma derivato dallo spappolamento degli organi larvali transitori si mescola a quello venuto dall'ultima ingestione di cibo ed assorbito dalle cel- lule adipose, per essere dentro alle stesse elaborato completamente. Si vedono queste cellule espandersi quasi con brevi prolungamenti entro la massa del tiuido ed assorbirlo entro il proprio citoplasma, dove si modella in gocciole rotondeg- gianti, per subire di poi ulteriori processi digestivi, conforme si detto. In con- seguenza di tali processi il fluido stesso peptouizzato ed in tale condizione fuoriesce dalla cellula adiposa, per circolare fra gli organi, come materiale da es- sere subito utilizzato alle nuove costruzioni. Da tutto questo lavoro digestivo rimangono dei prodotti escretivi, in forma di sferette di arati, che vengono espulse dalla cellula adiposa. Kig. 303. Rapida dissoluzione dei muscoli larvali col concorso di Amebociti (Fagociti) in pupa di Callphora, a. Amebociti carichi di frammenti mu- scolari (sarcoliti); b, fibre del muscolo, che si dis- solvono; e, oariociti cio amebociti che hanno in- globato anche il nucleo muscolare. Da Bei-lese. Amebociti. Berlese ritiene che i globuli bianchi del sangue dei Vertebrati, del tutto come gli amebociti degli Invertebrati abbiano ufficio di trasportare sostanze proteiche ormai elaborate e recarle agli organi per loro nutrizione, riportandone prodotti escretivi. I fagocitisti invece sostengono che questi corpuscoli abbiano ufficio di inglobare e digerire sostanza viva e quindi LE un GIO ami I DEGLI INSETTI 301 ;inche microorganismi: ci allo scopo di liberarne l'organismo al finale appartengono. Nel caso poi (li distinzione di qualche organo, come . sempre nelle metamorfosi vere, gli amebociti avreb- bero ufficio di distruggere essi gli organi condannati e digerirne la massa, per utilizzarne la sostanza ohe ne deriva. Il caso delle metamorfosi dei Musi-idi e sembrato molto a proposito a sostegno della teoria fogocitica. Ma il fatto di inglobamento di pezzi tuttavia solidi n basta a dimostrare che essi poi ven- gano digeriti dallo stesso amebocito (la quale la vera condizione della fagocitosi), n gene- rale a tutti gli insetti, anzi ristrettissimo a rari casi, come si detto, i quali possono anche dipendere dalla natura stessa del muscolo o dello stroma muscolare pi resistente e dalle esi- genze di maggiore rapidit nelle funzioni della ninfosi, in forme che la compiono in brevissimo tempo. Certo il Perez, che il fagocitista per eccellenza tanto da sostenere anche ora che persino le cellule adipose finiscono sotto l'aggressione degli amebociti, porta dati in favore della dige- *tione intracellulare in seno agli stessi amebociti, ma sono dati suscettibili di discussione. D'altronde il sopralodato Autore non sempre trova modo di accrescere fiducia alle proprie affermazioni, poich non a ci mezzo buono quello di modificare, a tutto comodo della sua tisi e contro la verit, perfino le figure date da altri e disegnate dopo visto, rivisto, e da molti, l'og- getto in discorso. A tutto oggi io non ho incontrato alcun persuasivo argomento capace di modificare il mio pensiero di allora ed indurmi ad ammettere la vera fagocitosi, come la vogliono coloro che ne sono i propugnatori. Su questo argomento per, che ci condurrebbe troppo fuori del nostro compito attuale, bene soprassedere, in attesa di nuovi e pi dimostrativi risultati. istogenesi. Il periodo, nel quale entro la ninfa vengono a costruirsi organi nuovi non distinto, quanto a tempo, da quello della istolisi degli organi transitori, ma per un certo tempo i due processi sono contemporanei. Bisogna distinguere gli organi ed i tessuti, i quali non hanno d'uopo che di accrescimento o di modificazioni poco vistose per riuscire al loro stato definitivo, in confronto di quelli che debbono essere costruiti ex novo. Fra i primi si annoveri tutto lo strato ipodermale, coi processi a cui d ori- gine, ad es.. gli arti, che sono gi impostati nei dischi imaginali; il sistema nervoso, gli organi sessuali, l'intestino anteriore ed il posteriore, il tessuto adi- poso, in molti casi e qualche muscolo, nonch gli enociti. Tra i secondi l'epitelio del mesointestino, molti muscoli ed in taluni il tes- suto adiposo imaginale, almeno in parte. Pegli organi iscritti nel primo gruppo la modificazione, che quasi sempre consiste in un aumento di volume e diverso adattamento, avviene semplicemente per una rapida proliferazione, il pi spesso per via oariocinetica, degli elementi cellulari, di cui essi sono composti. Cos si vede aumentare straordinariamente lo strato ipodermico dei dischi immaginali, le masse ganglionari, ecc. Pegli organi da rifarsi del tutto il procedimento diverso e non pu esporsi cos brevemente, n in generale; conviene considerare caso per caso. Dell'epitelio del mesenteron si gi detto che deriva dagli isolotti di cehtlt di sostituzione, ma cade discussione circa la natura e l'origiue di tali elementi. Per taluni essi sono elementi embrionali, che rinnovano di continuo l'epitelio del mesenteron, per altri essi sono da conside- rarsi per elementi di immigrazione, cio veri leucociti o, secondo altra opinione, elementi di- stinti (splacnooiti. Essi, in ogni caso, hanno dei periodi di attivit moltiplicativa subitanea e considerevole, 302 CAPITOLO QUARTO come avviene appunto durante la ninfosi. In simili casi l'epitelio rinnovato tutto contempo- usamente (vedi, pel resto, voi. I, pag. 741-741). Veniamo alla costruzione dei muscoli nuovi o miogenesi, che dire si voglia. questo un argomento anche pi discusso e controverso della stessa miolisi. Su un punto, per, tutti gli Autori convengono, ed esso che altra maniera di incremento seguono i muscoli larvali, che, con poche modificazioni debbono conservarsi nello stesso luogo anche nell'adulto, altro modo tengono quelli esclusivi dell'adulto, che devono essere fabricati tutti tx nolo e con ubicazione nuova. Ma a questo soltanto si limita il comune consenso, perch, quanto al modo con cui il fatto avviene diametrale il divario. Premetto che qui ed altrove nella istolisi ed istogenesi si tratta di fenomeni molto complessi e difficili assai a studiarsi e, d'altro canto, il modo come essi si presentano tale, pei diversi gruppi di insetti, che la massima difficolt si trova ad omologare le conclusioni singole, talora certo apparentemente molto di- verse fra loro. Non vi ha dubbio che se si studia un solo insetto e di qui si intende trarre delle conclu- sioni generali, si pu giungere, come fa il Breed (1903), che vide il solo torace di un solo co- leottero, a dubitare perfino delle osservazioni (non dico delle ipotesi) d'altri, su tut- t'altri animali. Il lavoro analitico facile, ma allorch si debbono coordi- nare tutti i fatti raccolti per metterli assieme entro una dot- trina, che tutti li possa com- prendere, allora si vede di quanta difficolt sia il lavoro e come si debba forzatamente ricorrere ad ipotesi, che, vedute dal breve spiraglio di limitate osservazioni, non sembrano le pi plausibili. Chi studia il Coleottero soltanto dichiarer in errore colui che all'erma gli amebociti in- globare frammenti di muscolo ed in buon dato: chi si limita allo studio dei Muscidi non dubi- ter minimamente della pi chiara tangibile fagocitosi e sosterr che il grasso larvale non per- mane nell'adulto, ci che gli sarebbe negato da chi studiasse tutti gli altri insetti, meno i Muscidi. Ci, ben inteso, all'infuori di preconcetti, dei quali non pare che tutti possano o vogliano liberarsi. Ritornando all'argomento, i modi di vedere circa l'accrescimento, con indirizzo verso l'inda- gine, del muscolo, che deve conservarsi, e ritenuto avvenire, come ho detto, in due modi del tutto diversi. Alcuni autori ammettono che i nuclei larvali, grandissimi, si frammentino in posto, in nu- mero maggiore o minore di nuclei piccolissimi e questi sieno gli imaginali, che poi, diffon- dendosi sul muscolo stesso, raggiungano la loro ubicazione definitiva; questo mentre la parte contrattile aumenta di volume per suo conto. Altri, vedendo questi piccoli nuclei sul muscolo assieme ai maggiori larvali e ci anche non nel periodo di ninfosi credono che essi siano col pervenuti dallo strato mesenchimatico, che ri- veste all'interno i dischi imaginali (tg. 297, a). Intanto per i nuclei larvali degenererebbero e poi verrebbero distrutti. Tale modo di vedere ammette dunque un viaggio dai dischi imaginali ai dirti muscoli (centripeto). Io, che mi schiero eoi primi, penso invece che esista una migrazione in senso inverso, cio Fig. 304. Come si dissolvono i muscoli (fibre muscolari del retto) in un Lepidottero, Hyponomeuta inalinclla ninfa di tre giorni, >), muscoli eoi suoi nuclei; a, che proliferano (a,) dando origine a sarcociti liberi b e 6 h molto diversi dai veri amebociti l. Da Bei-lese. LE K1A GIOVANILI DEGLI INSETTI : 03 i nuclei (o meglio elementi cellulari) prodotti dai larvali migrino, centrifugamente, verso gli imaginali durante tutta la vita larvale, ma piti energicamente nelle mute. Nell'uno o nell'altro senso pu essere interpretato il fatto della presenza, in vicinanza del muscolo li questi iniocili liberi, ma non a favore della seconda tesi il fatto (assieme ad altri), che il loro numero nei dischi imaginali annienta nel periodo di tali migrazioni, anzich scemare. Maggiori divergenze nascono a proposito della origine degli elementi muscolari nei muscoli propri dell'adulto. Per questi io ho ammesso l'intervento degli elementi larvali, ossia staccatisi dal nucleo muscolare larvale per sua proliferazione, come nel caso sovraesposto, sia per molti- plicazione endogena della cellula medesima, dopo il suo distacco da muscoli larvali in pieno dis- facimento. Questo ultimo caso ho ammesso possibile anche per frammenti muscolari gi inglobati da amebociti, come avviene nei Muscidi. Per me, adunque, il cos detto nucleo muscolare non perirebbe altrimenti, neppure apparte- nendo ad un muscolo destinato a scomparire e che scompare infatti, la cui sostanza contrattile, insomma se ne va distrutta. Per altri invece queste apparenze di moltiplicazione nucleare, come io le ho ritenute, rappresenterebbero veri e propri stati di ca- riolisi, cio disfacimento del nucleo stesso. La differenza fondamentale fra questi modi di vedete sta dunque sulla persistenza o meno del nucleo muscolare larvale, comunque modificato, anche nella vita imaginale. Comunque derivino i miociti dell'adulto, il certo s che, ad un dato momento della vita della ninfa, nelle regioni ove debbono formarsi muscoli nuovi, si vedono ammassarsi in numero sterminato elementi cellulari piccolissimi, fusiformi (fig. 305 a), che sono appunto i miociti e si distinguono abbastanza bene dagli amebociti veri. Quivi questi elementi si ordinano in colonne, disposte secondo la direzione delle fibre del futuro muscolo e tra queste serie di miociti viene a collocarsi molto fluido granuloso, un plasma cio per la formazione della sostanza contrattile. Ci si vede a fig. .320, pag. 472 del voi. I. Quanto al tessuto adiposo esso, nella maggioranza degli Insetti, si conserva da larva ad adulto, e, dopo aver assunto, durante la ninfosi, le funzioni di trofocita sopraricordate, ritorna, nell'adulto, al suo abituale ufficio, che quello sopratutto di immagazzinare sostanze grasse ed alla consueta disposizione in brani, ritornando le singole cellule a ricollegarsi fra loro. In rari casi, come si quello dei Muscidi, si ha invece la distruzione delle cellule adipose larvali nei primi giorni della vita dell'adulto e la formazione di un tessuto grasso imaginale (tig. 307), che si inizia gi negli ultimi staili della vita ninfale. Il tessuto grasso della larva perisce per esaurimento del suo contenuto e finalmente dello stesso citoplasma e del nucleo. Il Perez non perde l'occasione di attribuire anche questa distruzione ai fagociti, ma in realt questo non affatto. Le cellule adipose si esauriscono per proprio conto, o col concorso delle nuove cellule grasse imaginali, che si addossano strettamente alle larvali, e ne ricavano il contenuto per via osmotica. Anche questo fatto e negato dal Perez, per poter lasciale ai fu- ijucit tutto il merito di tale distruzione, ma anche questa volta egli non nel vero. Sorge poi viva discussione circa la origine degli elementi adiposi imaginali. Il Supino li fa derivare da elementi meseuebima* ici vaganti. Il Perez lo loda in mio con- fronto poich nega la origine, che io ho attribuita al detto tessuto, ma lo rimprovera di aver pensato a tali elementi, che sono invece nuociti in cerca della loro sede definitiva ed ascrive agli elementi mesenchimatici dei dischi imaginali la prima origine del tessuto adiposo larvale. Questi elementi si troverebbero solo nei Muscidi ed abbastanza bene differenziati dai mio- citi e sarebbero mescolati ad altri di oil;i stodermale, che darebbero poi le cellule binu- cleate (fig. 306, e) mescolate alle adipose nel glasso imaginale, le quali pel Perez sono enociti dell'adulto. Fig. 305. Sarcociti o ed amebociti b carichi di detriti muscolari o meuo, nella composizione di un muscolo imaginale. Da Berlese. 304 CAPITOLO QUABTO Per questi deve il Perez pensare ad una origine diversa che non pegli altri Insetti, nei quali ni' enociti n tessuto adiposo larvale subiscono istolisi nella ninfa. Quivi essi deriverebbero per gemmazione dai larvali, nei Muscidi invece sorgerebbero nei diselli imaginali a contatto immediato dell'ipoderma. Il Berlese ba opinione diversa, facendo sor- gere i primi brindelli adiposi dell'adulto da nu- clei muscolari larvali tardivamente liberi o tut- tavia aggregati a frammenti muscolari (tg. 303, e). Avverrebbe una moltiplicazione endogena e la disposizione in colonnette dei nuovi elementi cellu- lari, le quali colonnette (fig. 306) risulterebbero composte di elementi binucleati (gii elementi ima- ginali del Perez) e da altre cellule mono- nucleate, che sarebbero le vere adipose. Tutti questi elementi sono di origine comuue per che le colonnette sono rivestite da una membra- nella, in cui tutti gii elementi suddetti sono pri- mitivamente inclusi ed entro la quale si trovano tuttavia disseminate sferule di granuli, cio ame- bociti con frammenti muscolari e nuclei mu- scolari larvali. Per sostenere la sua tesi il Perez costretto a negare questa comune membranella e giunge perfino a correggere una mia ligula (la figura che qui riportata in 306, A) adattandola al suo modo di vedere, cio togliendo la detta membrana comune che di serio ostacolo alla sua tesi. Questo non buon modo di discussione perch la detta membrana esiste e con me l'hanno veduta eccellenti osservatori ed ognuno la pu vedere. Il Perez farebbe cosa equa dubitando, quando gii cada acconcio, delle teorie e delle ipotesi, non della esattezza di fatti agevolmente riconoscibili anche da modesto osservatore. Ecco altro argomento di ulteriori ricerche. In conclusione, a proposito di taluni processi intimi della ninfosi, souo tuttavia molte incertezze, argomenti di dubbi e di ipotesi diverse, e cade acconcia tuttavia la raccomanda- zione dell' Anglars di ritornare su questi studi all'infuori di qualsiasi idea preconcetta, perch un fatto bene osservato importa sempre il suo insegnamento e sussiste in mezzo al- l'incessante evoluzione delle teorie . Kig. 30fi. Inizio del tessuto adiposo dell'adulti! nella ninfa avanzata di Calliphora A, colon- netta derivata da due sferule di granuli; B, la una sola; C, idem; D, stenda di granuli che inizia la evoluzione e espelle i sai-coliti ; E, altra sferula di granuli gi risolta in cellule; i>', cariolito in cui il nucleo muscolare larvale gi suddiviso in tre nuclei; a, nuclei musco lari larvali; b, cellule adipose imaginali; d, sarcoliti. Da Berlese. Fisiologia della ninfa. Fig. 307. Sezione mostrante il tessuto grasso larvale (G) e quello invaginale insieme G in adulto prossimo a schiudere di Calli- phora, Si vede la cuticola C(, e l'ipoderma (Ip.); umiche la base di un pelo (p). Da Berlese. Si creduto per molto tempo che lo stato di ninla (oloinetabola) rappresentasse una condizione di riposo di tutte le funzioni. In realt per, oltre all'attivissimo lavorio intimo, del quale si dato un cenno precedentemente, nella ninfa si compiono le funzioni principali, che sono necessarie alla vita; la sola funzione di nutrizione plastica fatta senza il con- corso dell'ambiente, ma a spese, come si veduto, delle riserve accumulate entro il corpo. Ma, per quanto ha riguardo alla respirazione ed alla circolazione, queste fun- zioni si compiono, anzi, attivamente. I.K KT\ GIOVANILI DKGL1 INSKTTI 305 Intanto, il passaggio da larva a ninfa ha portato, nell'organismo, una dimi- nuzione di peso, dovuta sia all'essersi vuotato l'intestino di materia inutile, sia alla filatura del bozzolo, in quelle specie che lo tanno. Per esempio, sooomlo Dandolo, il peso medio di un Baco da seta maturo di gr. 3,60 (razza assai grande, di cui v'hanno 35960 uova per oncia di 25 gr. e che d 472 bozzoli al chilo). Il boz- zolo (pieno) pesa gr. 2,t8; la crisalide gr. 1,48. Sicch nel passaggio da larva a ninfa l'insetto ha perduto gr. 1,48, cio presso a poco quanto pesa la crisalide stessa. La perdita aumenta durante la ninfosi, ma in misura minore; la farfalla perde poi molto per l'emissione del liquido, che avviene all'uscita del bozzolo. Respirazione. La presenza del fenomeno era stata riconosciuta gi speri mentalmente dal laumur, per le crisalidi, cio non solo la fuoriuscita dagli stigmi di piccole bolle d'aria in crisalidi immerse in liquido, ma ancora di va- pore acqueo. Secondo le osservazioni di Regnault e Keiset (1849), di Bert (1885), e pi recentemente del Luciani e Lo Monaco (1893), del Bataillon nello stesso anno, ecc. pel Baco da seta, si hanno variazioni nell'intensit di emissione di acido carbo- nico. I due autori italiani hanno trovato che un chilogrammo di crisalidi pro- duce ogni ora da gr. 0,1261 a 0,3692 di acido carbonico. Nei primi quattro giorni della ninfosi l'attivit respiratoria minore: segue un periodo di sette giorni, di respirazione pi attiva, seguito da una nuova fase di ribasso nell'attivit della funzione, di due giorni e mezzo, e finalmente un nuovo rialzo, che dura altri due giorni e mezzo. CO Anche notevoli variazioni subisce il rapporto -pr- 2 , cio fra l'ossigeno assor- bito e l'acido carbonico espulso; esso rapporto eguale ad 1 durante la fila- tura; poi aumenta l'emissione di acido carbonico, mentre l'assorbimento dell'os- sigeno rimane pressoch in misura invariata, cio il quoziente - -= scende a 0,5(1; poi si rialza, per riabbassarsi nuovamente, finch nel giorno eli schiusa esso risale tanto da giungere a 1,50. La scarsa eliminazione di CO, durante il vero periodo di ninfosi ha suggerito al Bataillon, che ha studiato il fenomeno con molta cura, la sua teoria della asfissia come causa della ninfosi, della quale si gi detto. Il Terre (1898) riconobbe che i fenomeni succitati possono considerarsi per comuni alle ninfe di tutti gli altri ordini di Insetti. Il Levrat (1899) mostr che in una farfalla a metamorfosi lenta basta va- riare la temperatura ambiente perch muti nello stesso senso la curva di respi- razione e le curve si corrispondono mirabilmente; solo, allorch la farfalla formata sotto la spoglia ninfale, la quantit di CO, eliminata aumenta brusca- mente all'infuori della influenza della temperatura. La luce e l'oscurit non hanno, invece, influenza sul fenomeno. Insieme allo studio della funzione di respirazione d'uopo rilevare anche le trasformazioni chimiche delle sostanze immagazzinate dalla larva, le quali si alterano nella nin- fosi e che sono poi quelle che forniscono il calore e la materia al lavoro della ninfosi. Nelle cellule adipose si trovano sostanze grasse, albuminoidi e glicogene. Claudio Bernard (1879) trovava tanto glicogene nelle larve di mosca da para- gonarle a sarchi ripieni di questa sostanza, che riconobbe raccolta sopratutto nelle cellule adipose. Secondo Bataillon e Couvreur (1892), Vaney e Maignon (1906) nel Baco da A. Beulese, Oli Inietti, II. 306 CAPITOLO QUARTO seta si constata un subitaneo aumento nella formazione del glicogeno all'inizio della filatura ed il maximum cade alla fuoriuscita della crisalide dalla spoglia della larva: in tale momento se ne trova gr. 1,60 per 100 di tessuto ed in tale tempo la quantit accumulata almeno doppia che all'epoca della filatura. Segue una rapida caduta, quindi una lenta e progressiva diminuzione e. di poi nuovo rapido ribasso poco prima dello sfarfallamento. Confrontando questo andamento del glicogeno, con quello della quantit di grasso contenuto nelle cellule larvali negli ultimi momenti della larva ed all'i- nizio della ninfosi, nonch coll'andamento della espirazione di 0O 2 il Couvreur (1895) conclude che il glicogeno deve formarsi a spese del grasso larvale. Il glicogeno in parte o tutto trasformato in zucchero durante la metamor- fosi ; secondo C. Bernard, Bataillou e Couvreur (1892) la proporzione dell'uno sarebbe inversa a quella dell'altro, che avrebbe il suo massimo tre o quattro giorni prima della schiusa dell'adulto, per poi scemare rapidamente. Bataillon at- tribuisce questa rilevante formazione di zucchero ad una specie di iperglicemia prodotta dall'asfissia per accumulo di COy Per Vaney e Maignon (1906) non cos netta la proporzione tra glicogene e glucosio, quindi la teoria del Bataillon non sarebbe sostenibile. Vaney e Maignon concludono che nel Baco da seta, durante la filatura, si ha formazione attivissima di glicogene e albumine solubili; quanto al grasso esso va scemando fino all'adulto. Questi risultati, a base di indagini chimiche, convengono perfettamente colle conclusioni delle osservazioni istologiche citate pi inuaDzi. Ossidasi. Trovasi nel sangue delle larve di Mosca, secondo il Dewitz, una ossidasi analoga alla tirosiuasi, la quale, agendo su una sostanza croniogena, determina il colore rosso o rosso- bruno del pupario. Secondo l'Autore questo principio ha grande parte nella ninfosi, poich gli agenti che neutralizzando la tirosiuasi ritardano la colorazione della pupa hanno eguale influenza sulla trasformazione della larva in pupa. Circolazione. Uopo le osservazioni di Kiiuckel d'Herculais (188-1), il quale riconobbe nelle larve di Volucella, che le pulsazioni del cuore durante la ninfosi non si arrestano che per un brevissimo periodo, cio mentre l'organo subisce talune modificazioni istologiche, sono venute le singolari constatazioni del Ba- taillon (1893). Egli ha riconosciuto, pel Baco da seta, che nella larva libera l'onda sanguigna decorre dall'indietro all'avariti, invece, al terzo giorno di filatura si producono inversioni periodiche dell'onda stessa. Cio, per cinque minuti l'onda corre normalmente (dall'indietro all'innauzi), poi per mezz'ora va inversamente, quindi di nuovo normale, ecc. e cos perio- dicamente. Dalla fine della filatura poi sino allo sfarfallamento la circolazione dapprima come si detto, alternante nei due sensi, poi indifferente, cio spinta all'innauzi ed insieme all'indietro per contrazioni della parte mediana del cuore e questo per poche ore prima e dopo la ninfosi; durante la vita ninfale la cir- colazione inversa e finalmente ritorna normale allo sfarfallamento. Infine dir che se le ninfe si mostrano, in generale, pi resistenti al freddo che. non le larve, esse per sembrano pi sensibili ai gas tossici. LE B'I'l cilnVANII.I DK.OM INSBTTI M1 Ripari della ninfa durante la metamorfosi. Anche la trasformazione liliale degli insetti a metamorfosi incompleta o nulla, quella cio per cui si ha l'adulto, non differisce gran fatto, quanto a pro- cedimento, da tutti gii esuviamenti per lo innanzi seguiti (tg. 308) e non avviene per nulla durante uno stato di riposo o letargo, di quiete, cio, per quanto si rife- risce alla- locomozione ed alla presa degli alimenti. In tale circostanza l'insetto a metamorfosi incompleta si contenta di trovare un sito ed una posizione convenienti per questa breve e transitoria funzione, per cui, rotta e rigettata la spoglia lar- vale, ne fuoriesce l'adulto. Il transito fra i due stadi semoventi di brevissima Fig. 3P8. Sfarfallamento di un Ortottero (Sciisiocerca peregrina) dalla sua ninfa. Successivi momenti da A a C (Il seguito a fig. 351). Grand, natur., da Kiinchel d'Herculais. durata anche per le forme che, come le Libellule (fig. 309) ed altre specie a larve acquaiole, mutano di ambiente, ad es. : dall'acqua o dall'interno del terreno passano nell'aria (fig. 310), con aspetti e talora con funzioni diversissime. Invece, la vera metamorfosi, che spetta agli insetti olometaboli, richiedendo, come si detto, un perodo pi o meno lungo, talora lunghissimo, di riposo, cio una coudizione di impossibilita di difesa alcuna da parte della ninfa, di fronte sopratutto ad aggressioni di predatori e parassiti diversi od altri acci- denti, che possono sempre intervenire, importa la necessit che la larva si pre- munisca abbastanza, nel suo momento estremo di vita larvale, per traversare senza danno o pericolo il periodo successivo, fino allo sfarfallamento. Di qui, mentre per minor numero di insetti la ninfosi si compie libera- mente, senza preoccnpazione alcuna, invece, per la maggioranza delle torme olo- metabole lo studio di ninfa protetto e riparato con mezzi diversi e talora etli 308 CAPITOLO QUARTO cacissinii, sopratutto se si tratta di ninfe molli e quindi facilissimamente vulne- rabili, e che sono cibo molto desiderato a predatori diversi. Pia 309 Sfarfallamento di una grossa Libellula (Aeschna). A, inizio della fuoriuscita dell'adulto ; B, C, due successivi momenti; D, l'insetto uscito del tutto dalla spoglia ninfale e sta distendendo le ali. Grand, natnr. Da Roesel. Lo stesso avviene anche nei casi di quelle metamorfosi, le quali si sono vedute rappresentare* un anello tra le complete ed in- complete (neometabolia) e che, ad ogni modo, si effet- tuano con una ninfa mal volentieri locomobile od im- pedita pi o meno negli arti. Adunque, trattando dei ripari protettori della ninfa noi ci occuperemo solo dei casi di olometabolia e neometabolia, non considerando gli altri, che non richiedono speciali procedimenti. Per non ricorrere a circonlocuzioni si potrebbero chiamare ninfe anoiche (non formanti una cella) quelle che, abbandonata completamente la spoglia larvale, espongono nude s stesse al mondo esterno e non si affidano, tutto al pi, se non alla difesa che pu offrire la cute ninfale, pi o meno indurita e resistente Chiameremo invece eroiche (che formano comunque una cella) le ninfe, le quali sono riparate entro una cella di varia natura e complessit, riparo questo Kig. 310. Come sfarfalla la comune Cicala (Cieada ple.heia). Grand, natnr. l.K KTA CIDVANII.I DKGL1 INHKTTI S09 creato dalla larva, come si detto e die pu essere di natura ed aspetto diver- sissimi. Si potranno per trovare forme intermedie tra i due vasti gruppi e saranno quelle ninfe, le quali rimangono solo in parte riparate dalla spoglia larvale, che pero, rotta in qualche punto, espone pi o meno la ninfa tuttavia parzialmente inclusa [emioiche). Ninfe anoiche. L'esempio della maniera pi deficiente in fatto di difesa della ninfa dato da qualche Coleottero. Cito per prova la Qallerucella calmariensis, cos nociva al- D F Fig. 311. Incrisalidameli to di una Farfalla diurna d'America (Ausonia phlexippits). A, Bruco pronto per la metamorfosi; B, inizio della spaccatura del dorso; C, comincia a fuoruscire la crisalide; 1), mag- giormente fuoriuscita; E, appena libera della spoglia ninfale; F, come nell'aspetto definitivo. Grand, nat. Da Folsoin. l'Olmo. Le larve mature, in giugno, scendono o si lasciano cadere a piedi del- l'albero e quivi ammassate incrisalidano. Le ninfe, gialle, molli, sono del tutto scoperte, senza riparo alcuno. Questo caso non per frequente, poich un riparo qualsiasi, anche se par- ziale, od insufficiente, oppure una cuticola duretta difendono l'insetto in questo stadio, in tutti gli altri casi ili ninfe anoiche od emioiche. Tuttavia vi possiamo aggiungere anche le larve di parecchi Ditteri ortorafi H10 CAPITOLO QOAHTO Fig. lil 2- Esempi ili varie forme di eremasler in Crisalidi ili Lepidotteri notturni. Ingrand. Da Roesel. che vivono nelle acque, come Zanzare e orme affini, le cui ninfe sono libere a fior d'acqua. Esse per possono sfuggire a qualche pericolo, perch tuttavia molto mobili e veloci al nuoto, entro il loro ambiente. questo il solo caso di ninfe olometabole locomo venti si. Le crisalidi di quasi tutte le Farfalle diurne sono anoiche, mentre le notturne fanno vedere tutte le gradazioni di ripari, dai pi semplici e poveri ai pi com- plessi e ricchi. Ma le larve di Lepidotteri diurni, per tutto rifugio cercano, al- lorch stanno per incrisalidare, un recesso fuor di mano, o sulla stessa pianta su cui sono vissute o nelle vici- nanze, negli angoli rientranti dei muri, nelle anfrattuosita delle roccie, nei tronchi, ecc., e quivi si arrestano, per compiere la loro trasformazione, per la quale si fissano coll'estremo loro corpo al iiunto di appoggio ed alcune si lasciano poi penzolare col capo all'ingi (Vanesse, ecc.). Tali crisalidi si dicono .sospese (fi- gura 311). Altre invece si circondano di un filo sericeo attorno al corpo, a guisa di cin- tura fissata al sostegno e. rigettata la spoglia larvale, quivi rimangono in posi- zione orizzontale o colla regione cefalica pi alta della posteriore. Queste sono le crisalidi dette succinte (fig. 314, III; 315'. Come in tutti gli altri Lepidotteri anche pei diurni interviene, du- rante l'incrisalidamento, una produzione di seta, che dipende dalle ghian- dole salivari ed esce per la filiera, che appartiene agli organi boccali (vedi voi. I, pag. 517-liO). Nei Lepidotteri diurni per la produzione della seta quasi insignificante e si riduce a quella cintura, che abbraccia le ninfe succinte ed a pocbi fili serici, che fanno un breve strato nel punto ove la crisalide fisser il suo estremo posteriore anche nel caso delle ninfe sospese. A B C Fig. 313. Formazione dei eremasler in Vanessa urteae, secondo Kiincliel d'Hereulais. A, parte posteriore di nn bruco sospeso pel- le zampe anali (dal ventre); B, l'apparato sospensore della ninfa dalla faccia dorsale; C, di lato. Ingrand. Il Raumur ha molto bene e diffusamente descritto la singolare maniera ili agire, che usano le crisalidi sospese per rissare l'estremo loro corpo al punto di sospensione, senza cadere dalla spoglia larvale, che ormai rotta per lungo. L'illustre osservatore, vide bene come (ad es. nelle Vanesse) la larva, filato nn piccolo cu- scinetto sericeo, a questo si attacchi merc le false zampe anali e gli uncini, che le orlano e di poi si lasci penzolare. Rottasi quindi la spoglia della larva, secondo una fessura nella linea mediana del dorso, ne fuoriesce in parte la crisalide, dapprima colla regione anteriore del corpo e quindi mettendo fuori anche l'estremo posteriore, che termina in nn prolungamento ornato all'apice di piccoli uncini (lig. 312), con questo raggiunge il cuscinetto di lili di seta e vi si impiglia tenacemente. I.K Kll QIOA \Nll.I DEGLI INSKTTJ SU Fig. 314. Crema 8 ter d crisalidi ili farfalle diurne se- condo Packard. I, ili Danaig; li, d Paphia : 111. Crisalide di Tata* Basata col cingolo di seta; x. placca iettale; e. crem^ster. Ci fatto la crisalide, merc movimenti oscillatoli del corpo, Unisce per liberarsi completamente Iella spoglia larvale e fuoriuscirne del tutto. Iviinckel d'Herculais (1880) considera l'appendice conica dell'estremo addome di queste cri- salidi come risultante da un ravvicinamento, pi o meno stretto o da fusione di un paio di arti addominali, da omologarsi a quelli della larva (tig. 313) Kiley (18801 aggiunge altre osservazioni su questo argomento e non consente esattamente nella omologia di questo apparato sospen- sore delle crisalidi (Cremaste! - ) colle zampe anali della larva. Il bruco egli dice poco prima ili trasformarsi attacca ad un corpo estra- neo, al quale esso vuol sospendersi, un piccolo ammasso di seta. Esso si fissa a questo ammasso per mezzo dolle zampe anali, merc i loro uncini, poi muta. I legamenti chitinosi, che risultano dalla muta delle trachee del nono paio di stigmi e dell'intestino posteriore e la parte della (ielle, che contorna l'ano e le zampe anali costituiscono un apparato sospensore, nel- l'interno del quale non vi ha pi tessuto vivo. Mentre le zampe anali, staccate dal loro invi- luppo chitinoso, si atrofizzano, la placca anale, situata al di sopra dell'ano si copre di uncini, si fissa a lato dell'apparato di sospensione di origine larvale e si allunga per formare una ap- pendice conica, terminata da un piccolo rigonfiamento coperto di uncini (tg. 314), che il ere- master. Alla sua base si trovano, allo stato atrofico, le parti contenute nel legamento sospensore larvale. L'apparecchio di sospensione della crisalide deriverebbe dunque dalla placca anale e si sostitui- rebbe gradualmente a quello del bruco, il quale pro- verrebbe dalle zampe anali e dallo parti chitinose, che fanno parte dell'ultima muta. La maniera poi di cingersi il corpo con un fa- scetto di fili sericei descritta minutamente dal Kaumur per la Pieris brassicae, cio la Cavolaia mag- giore. Il bruco (fig. 315) tre giorni prima di trasfor- marsi in crisalide, tappezza di un tessuto sericeo il piano al quale vuol fissarsi e vi si salda cogli uncini delle zarupe posteriori. Di poi, rivolgendo il capo fino accanto alla zampa falsa del primo paio, fissa un filo, che trae per sopra il corpo, ripiegando il capo ed i tre primi anelli del tronco, dorso contro dorso del restante corpo e cos, roteando verso l'al- tro lato, fissa il filo sericeo appunto accanto all'altra prima zampa falsa. Ripete questa operazione pi volte fino a che la cintura sia robusta abbastanza. Dopo ci e dopo un periodo di due o tre giorni di ri- poso avvieni- la rottura ed il rigetto della spoglia larvale e la crisalide rimane fissata per l'e- stremo posteriore e per la ciutura al piano scelto. Cos fanno le Pieridi, i Papilionidi, ecc., mentre invece le Vanesse e le Niufalidi hanno crisalidi sospese. Alle ninfe sospese possono essere paragonate anche quelle di taluni Imenotteri eudofagi, ad es. del genere Ciatotecus (tig. Siti), le quali si vedono fissate per l'estremo addome ad una foglia e sono generalmente numerose, disposte a cerchio, erette sulla pagina superiore della foglia stessa, nere, lucenti, lunghe qualche millimetro. Dipendono da larve eudofaghe di bruchi, dai quali sono fuoriuscite per incrisalidare senza pi all'esterno. Qualche volta rimane in sito la spoglia vuota del bruco, ma il pi spesso essa secca, cade e cos questo curioso anello di ninfe (gi veduto dal Raumur) rimane isolato e scoperto. Fig. 315. Come il Bruco delia comune Cavolaia (Pieris brassicae) si cinge (A) il filo di seta attorno al corpo; B, Bruco ormai fissato e che attende, ad incrisalidare; C, crisalide in sito. 312 CAPITOLO QUARTO Ninfe emioiche. Molto similmente alle crisalidi sospese si comportano quelle ninfe emioiche, le quali conservano attorno a s la spoglia larvale disseccata, rotta per lungo il dorso ed aperta cos che sotto apparisce, pi o meno ampiamente, la ninfa. Se ne hanno begli esempi in Coleot- teri delle famiglie dei Coeci- nellidi e dei Crisomelidi (fi- gura 317). con tutte le grada- zioni circa alla retrazione della spoglia larvale verso l'estremo posteriore della ninfa, cio di esposizione della ninfa stessa. Per questi insetti per la adesione della larva fatta per mezzo di un liquido col- loso, che dissecca all'aria e che la larva emette prima di incollarsi cos, e sospendersi col capo all'ingi. Tali ninfe sono comuni sulle piante invase da Afidi o da Cocciniglie, che sono l'or- dinario cibo della maggior parte dei Cocciuellidi, o sui vegetali ove vivono alcune specie di Crisomelidi e quivi sono attaccate, pi che altro, sulle foglie (fig. 317). Fi, . 316. Ninfe di Imenotteri) endofago (Crulolicus) fuori- uscite dalla vittima (Bruco) e fissatesi sulla foglia attorno al bruco morto. A, foglia colle dette ninfe in posto (il cadavere della vittima caduto) in grand, uatur. ; B, C, le dette ninfe ingrandite. Da Howard. Ninfe evoiche. Ma il gruppo delle ninfe, che si riparano in modo vario e talora efficacissimo il pi numeroso e le maniere di difesa sono molto svariate, cos che converr dirne con maggiore lar- ghezza, trovandosi an- che quivi esempi non solo importanti dal lato pratico, ma curiosi an- che e mirabili per sin- golarit di mezzi, a cui alcune specie fanno ri- corso, per ottenere un buon rifugio durante il periodo critico del riposo ninfale. Una prima divi- sione fondamentale, in seno alle ninfe evoiche, deve farsi riguardo alla parte, che prende nella protezione della ninfa la pelle larvale. Fig. 317. Larva (A) e ninfe (B, eiuioica (B) con graduale passag C) di Cocciuellidi. Esempio di ninfa ;io fino alla completamente nuda (C) li Adulta bipunciata. Nord -americani. A, B, Chlocoru simills. Ingrana. Dagli autori I.K BX GIOVANILI DKiil.l INSETTI 313 Fig. 318. Tre pupari ili Dit- teri ciclorafi; A, di ErislalU ; B, di Pipiza radicati* ; C, di Bacca lugens (Sirfide), quest'ul- timo ingrandito pi degli altri. Pupa e pupario. Si gi avvertito che un intero gruppo di Ditteri, cio i Ciclorafi ed i Pupipari, profittano appunto della pelle della larva per t'arsene un ben resistente e comodo bozzolo, in cui si cela la ninfa molle e delicata. Il procedimento semplicissimo. La larva, giunta a maturanza, si raccoglie su s stessa, assumendo la forma ovale pi o meno allungata, talora in guisa di goc- ciola o di pera, come nei Sirti li. oppure ancor pi lunga, come negli Stratiomys, ecc., che avr poi la pupa. Dopo di ci avviene una abbondante secrezione cutanea, per la quale la pelle larvale di- venta pi spessa e, disseccando la secrezione, rimane immobilmente fissata nella forma definitiva. Insieme, anche avviene, il pi spesso, una mutazione di tinta, per cui questo involucro protettore assume colorazione sempre pi intensa, dal bianco della larva passando, pel giallo ocra e pel rosso mattone, ad una tinta, che, spesse volte, addirittura mar- rone oscura o bruna. Queste modificazioni del colorito, della consi- stenza, ecc., dell'involucro avvengono in pochi mi- nuti. Anche le traccie delle divisioni fra gli anelli si attenuano ed, insomma, questo involucro, che non altro se non la pelle larvale, finisce per riescire molto diverso, per forma, lucentezza, resi- stenza, colore, ecc., dalla larva da cui proceduto e tanto diverso che non si potrebbe riconoscerne la origine. Esso prende il nome di pupario (fig. 318), voce che si deve usare pel solo involucro, mentre il complesso della forma si chiama pupa, giacch non sarebbe possibile distinguere l'insetto inclusovi dalle comuni ninfe, ad es. di Imenotteri o di Coleotteri. La resili razione, da parte dell'insetto contenuto nel pupario, che ad un esame superficiale sembra perfettamente chiuso, si effettua per le l'orme a vita larvale aerea, per aperture molto bene dissimulate. Ma per le specie ac quaiole, come sono ad es. gli Straliomi/s, le Eristalis, ecc., o per altre che vivono entro liquidi diversi, come sono ad es. le Drosofile, di cui una specie, la D. cellaris notissima, perch abbonda sui tini in fermentazione, le aperture di comunicazione dall'interno pupario coll'aria ambiente sono molto prossime e si trovano al punto stesso ove si aprivano gli stigmi della larva. Le stesse aperture re- spiratorie larvali continuano tuttavia a funzionare, salvo che nel pupario non immettono in un sistema tracheale, ma comunicano senza pi col vano interno del pupario medesimo (fig. 319). Alcuni processi speciali, che nella larva circondavano l'orifizio respiratorio, destinati ad impedire l'ingresso dell'acqua nelle vie aeree della larva ed a sostenere l'insetto, aprendosi sul pelo dell'acqua stessa, si conservano anche nella ninfa, salvoch quivi non sono mobili, cosi da potersi chiudere ed aprire a volont dell'insetto, ma ormai solidificati nell'insieme morto del pupario. Ne ho detto a pagg. 824 826 del voi. I. fig. 319. Pupario di Dio sopii ila mostrante in Si i pornetti respiratori cor- rispondenti agli stigmi an- teriori larvali. Ingran*. Da Berlese. A. lKKi.KSE 6li Insrtti, II. 314 CAPITOLO 1)1 AUKJ Per esempio, negli Stratlomya e nelle E ristali*, si tratta di una corona di peli cigliati, elio circondano il foro aperto sull'estremo caudale della larva. Tali cigli possono raccogliersi in uno stretto mazzetto od aprirsi a guisa di stella, come farebbe un fiore di margherita. Essi sono spalmati di sostanza grassa, clic respinge l'acqua. Allorch sono raccolti a fascio la larva pu immergersi entro l'acqua ed essi chiudono l'apertura stigmatica. Ma allorquando l'insetto sale, pel suo peso, ed affiora coli' estremo posteriore del corpo, il fase-etto di peli cigliati, giunto fuori d'acqua si apre e l'acqua stessa non pu bagnarlo. Cos stabilita subito la comunicazione coll'aria, che pu penetrare traverso gli stigmi situati nel centro della rosa o stella fatta dai detti cigli (fig. 320). Allorch la spoglia larvale diviene pupario, la rosa di cigli e sempre aperta e cosi rimane immobilmente fissata ed a fior d'acqua, restando anche lbero il transito all'aria traverso il foro centrale. Altre larve, come ad es. ([nelle di DrosopMta suaccennate, che pur vivono entro liquidi, hanno stigmi torneali situati all'apice di un cornetto retrattile e protrattile. Avvicinandosi la ninfosi, la larva affiora, allungando questi processi stigmatici, che poi induriscono col rimanenfe della spoglia larvale e cos la pupa apparisce fornita di due cornetti anteriori, con processi ramificati apicali, che sono, probabilmente, i primi tratti delle trachee. Merce questi espedienti avviene che tali pupe di larve acquaiole possono continuare a rimanersene entro il liquido in cui sono vissute e solo l'adulto sapr fuo- riuscire dal pupario, senza bagnarsi, per godere di vita totalmente aerea. Fig. 320. Corona caudale per la respirazione della larva di Stratiomys. Da Schwammerdam. Fra le pupe, del resto, si trovano alcune specie, che sono del tutto libere nell'aria, come ad es. quelle gi indicate di Sirtidi, che si ve- dono attaccate per l'estremo caudale alle toglie delle piante, su cui abbondano gli Afidi. Ma molte altre si celano anche entro qualche altro involucro riparatore, in ambiente scelto dalla larva nel suo estremo momento di vita in quello stadio. Cos moltissimi Ditteri ciclorati abbandonano l'ambiente in cui sono vissuti allo stato di larva, per guadagnarne altro, in cui nascondersi durante la ninfosi. Le mosche della carne, assai di rado, se non impedite, si trasformano in ninfa entro le carni ove sono vissute, ma raggiungono il terreno e, nella terra, pi o meno profondamente si celano. Cos fanno pure quelle che sono vissute parassiticamente entro il corpo di altri animali, come nelle cavit nasali o nello stomaco o sotto la pelle di Mammiferi, o le altre molte, che allo stato di endofagi hanno divorato gli organi interni di qualche insetto o quelle ancora, che hanno avuto per cibo e dimora la polpa delle frutta, sebbene per taluna di queste possa acca- dere eccezioue. Ninfe e Crisalidi protette. Il maggior numero per di ninfe e di crisalidi si trovano pi o meno bene riparate e nascoste, per passare, senza immediato pe- ricolo da parte di intemperie o di aggressioni, il difficile periodo critico. Salvo innumerevoli gradazioni, si possono distinguere due fondamentali tipi di difesa della ninfa, quelli cio che dipendono dal solo ambiente e quelli che derivauo da protezioni create dalla stessa larva con mezzi suoi. Si troveranno poi esempi misti, in cui l'una e l'altra maniera di difesa sono combinate e con gradazioni senza, fine, nella misura del concorso dell'una o del- l'altra. Non comune l'esempio di larve, le quali prima di trasformarsi in ninfa, pur trovandosi riparate in ambiente sicuro, nulla facciano per adattarsene un vano, ove poter con agio rimanere durante la ninfosi. I.K 1 I \ GIOVANILI DEGLI INSETTI 315 t~_ Pig. 321. La ninfa del muschio del Cervo volante {Lucanus cernia) nel suo bozzolo ili terra compressa e jjlnthiata. Grand, oatiir. Da Roesel. Per poco die sia il lavoro di adattamento della cella a ci scelta, certo che qualche cosa la larva fa sempre per renderla opportuna al nuovo ufficio. Vi sono per larve, le quali non concorrono con alcuna secrezione speciale a tale adattamento della nicchia ninfale, mentre altre vi danno una parte grandissima, con mezzi a ci solo destinati. Ma anche in assenza di se erezioni con questo solo scopo avviene, da parte della larva, al- meno un lavoro meccanico di adattamento dell 'ani hi e lite. Cos, ad esempio, non poche larve di insetti viventi entro terra e che quivi incrisalidano, giunte al termine del ciclo larvale, colla semplice compressione delle pareti di una parte della galleria scavata, allargano una cameretta ovale o ro- tondeggiante, a superficie interna liscia e pi indurita e debbono ostruire la gal- leria almeno da un lato per creare la stanza chiusa, che sar la loro cella nin- fale. Cos fatino molti Co- leotteri ed insetti di qualche, altro ordine a larve sotterranee (fig.321, 322, 323). A questo stesso gruppo si debbono ascri- vere le ninfe di taluni Imenotteri endofagi della famiglia dei Calciditi (e ne sia esempio la ben nota Prospaltella della Diaspis pento gona), che stanno entro la pelle della vittima senzaalt.ro riparo di propria formazione, ma il detto involucro e pi ancora gli scudi della coccinigla uccisa sono difesa sufficiente all'in- setto (fig. 324). Qui pure vanno in dieate le ninfe di taluni Coleotteri (Milabridi, Cur- % ?'i > % '"&U - '~ Fig. 322 culionidi, ecc.), che si Crisalide di JacrosiUt carolina (Sfingide) nel suo follicolo sotterraneo. Met della grand, natur. Da Howard. trovano occluse nell'am- biente (semi), in cui sono vissute allo stato di larva, minimamente modificato e quindi anche la maggior parte delle larve abitatrici delle galle, che nulla ag- giungono ili proprio a quanto altri agenti hanno preparato intorno a loro, per nu- trimento e difesa, e moltissimi altri esempi consimili si potrebbero citare di pro- tezione della ninfa, dovuta al solo ambiente, senza intervento alcuno di produzioni od altro lavoro da parte della larva. 311 CAPITOLO QUARTO A H Fig. 323. Bozzoli di terra della Stnge sud- detti!, da cui uscita la farfalla; A, in- tero; B, spaccato. Meta della granii. natur Da Howard. In modo analogo si comportano talune larve, che vivono a spese del paren- chima delle foglie (qualche, Gecidomide ed altri Ditteri, Microlepidotteri) che dal fondo della galleria scavata si tagliano fuori una nicchia, la quale risulta dalle sole due pagine della foglia e da un tappo di detriti, che impedisce l'ac- cesso alla cella ninfale dal lume della galleria. Cos pure fanno parecchie larve di Coleotteri o di Lepidotteri, che vivono entro il legno e per le quali tutto il la- voro a preparazione della nicchia ninfale si riduce ad un allargamento della galleria nel punto scelto ed alla costruzione di un tramezzo (o due se la parte scelta non al limite del cunicolo), di detriti legnosi. Quasi sempre per questi diaframmi sono fatti pi resistenti per virt di un liquido agglutinante, che viene se- gregato dalle ghiandole salivari della larva (fig. 326). Tali ghiandole infatti hanno grandis- sima parte nella costruzione del riparo per la ninfa, mentre per sole poche specie tale funzione invece devoluta a ghian- dole, che emettono il loro segreto dalla apertura anale. Di ci sar detto pi ampiamente in appresso. La secrezione delle ghiandole salivari delle pi variate anche, anzi sopra- tutto, nelle larve delle specie olometabole. Si va da un semplice liquido, pi o meno agglutinante fino alla, com- plessa sostanza, che forma il filo ili seta. Follicoli ninfali a pareti pi resistenti e per le quali evidente l'intervento di una saliva molto agglutinante ed in abbondanza, si vedono pure fatti da larve sotterranee o viventi nei detriti di legno marcio, od in quello verde od in altro, come sono ad es le larve di molti Lamelli- corni e Pettinioorni, ecc., fra i Coleotteri, di alcuni Lepi- dotteri (ad esempio l'roce.ssionarie, ecc., figg. 321-323), di JSTeurotteri, ecc. Per tutti questi si pu in realt isolare dall'ambiente una specie di bozzolo di forma definita, il quale si vede composto di detriti prestati dall'ambiente stesso, incollati fra loro tenacemente. La parete du- retta, resistente e, se rotta, mostra la faccia interna liscia e bene compatta. Con tutto ci non si pu ri- conoscere una forma definita alla sostanza glutinanto che, probabilmente, dovuta alla saliva pi che ad altre secrezioni della larva. Invece, in molti casi, specialmente per parte di Lepidotteri, la sostanza col- legante i detriti o, se vuoi, frammenti maggiori, ad es. di foglie secche od altro, perfettamente riconoscibile come filo di seta. Si tratta adunque dei primi ru- dimenti di un vero bozzolo sericeo. Vedi ad es. le celle ninfali dei Lepidotteri rodilegno entro i legnami stessi (tg. 326) o di moltissimi altri, specialmente fra gli Bteroceri (tg. 325), che si contentano di affidare la sicurezza del loro prossimo stadio di crisalide semplicemente a grovigli di foglie secche, pi o meno bene egati assieme da pochi fili di seta (Sfingidi, Nottue, ecc.). Fig. 324. Esempio di nu Iuieuottero eudofugo (Pros- paltella berlesi), ohe incri- salida entro la vittima (Diaspis pentagona) la cui pelle gli serve di riparo. Molto ingr; Da Berlese. LK ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 317 La combinazione di fili di seta e frammenti diversi tolti all'ambiente pu dare origine a follicoli molto complessi e talora mirabili per l'industria con cui sono esegniti. (ito alcuni esempi, ma essi sono innumerevoli. Moltissime larve mi- natrici fra i Microlepidotteri, cio viventi nel parenchima delle foglie, a crescenza larvale compiuta, in- cidono una porzione delle due pagine fogliari in cui si trovano e, riunite assieme lungo gli orli le due por- zioni cos staccate totalmente od in parte, ne ottengono un follicolo piatto e dovunque chiuso, in cui incrisalidano (tg. 327). Un esempio cospicuo > recato dal Fig. 325. Crisalide riparata solo da pochi fili di seta (Liinantliria dispai). Grand, uatur. Da Berlese. Rauinur e rappresenta certo un grado massimo di com- plicanza di lavoro per la costruzione del riparo nin- fale, combinando corpi estranei, collegati con liquidi di secrezione della larva. 11 Bruco della Falerni dille cortecce (fig. 328) forma, su un rametto, due lamine triangolari, fatte di pezzetti di corteccia rettangolari, saldati assieme con fili di seta, esattamente come i muratori fanno per rizzare un muro. Queste due ali ai lati del ramoscello sono poi accostate l'una all'altra e ne risulta un cartoccio aperto, il quale poi, chiuso alle due estremit, verr a formare il follicolo de- siderato. qui il caso di ricordare anche un altro sin- golare mezzo, che taluni bruchi adoperano a rin- Fig. 326. Crisalide di Cossus cossus, nel suo bozzolo ed in sito alla estremit della gal- leria erosa dalla larva. Grand, natur. Da Rntzelmig. forzo dei follicoli sericei, che essi costrui- scono per incrisalidarvi. Intendo parlare di bruchi pelosi, i quali impiegano la fitta e lunga peluria, di cui sono rivestiti, per rinforzare il bozzolo di seta, che pre- parano. Il Raumur lungamente descrive il modo di lavorare del bellissimo bruco della Acronycta aceris (fig. 329), che, fatto un semplice strato di seta, il quale forma la parte esterna del bozzolo, si strappa, merc le mandibole, ci u fri dei lunghi peli gialli, di cui rivestito e li dispone sulla parete interna e vi distribuisce i peli, che attacca e copre in parte con nuova seta filata. Cos il bruco nel bozzolo rimane completamente denudato. Il bruco della Arctia caja (tig. 33(1 1 si recide invece, mene le mandibole, i peli di cui co- Fig. 327. Bozzolo di Microlepidottero minatore, fatto delle due pugine della foglia, tagliate in forma elittica. A, foglia da cui stata recisa la porzione: B, il bruco, che si trae dietro il bozzolo ; C, la ninfa, che fuoriuscita dal bozzolo e sta per sfar- fallare. Da Roesel. 318 IPtTOI.O QtTAUTO w perto e li impiega egualmente. Un'altra specie di bruco villoso usa vin altro modo. Fatto un fol- licolo di seta rada, passa traverso le maglie la peluria, di cui rivestito e, impigliati cosi i peli, con movimenti vari del corpo se li strappa e ve li la- scia afferrati nel tessuto serie* di poco o punto sporgenti all'esterno, mentre lo sono molto internamente, ma il Iliaco li acquatta e fissa merc fili di seta e cosi la parete interna resta levigata e morbida. pure degna di menzione la maniera con cui certi bruchi rinforzano all'esterno il loro bozzolo merc piccoli granelli di terra, il Kcuiiuiur, per la Cuculila verbaaci, descrive il modo di agire in presenza di uno strappo fatto appositamente al bozzolo, tolto di terra non ancora ultimato. L' insetto, fuoriuscendo in parte dal buco trov, ed afferr colle mandibole un granellino di terra, che deposit entro il bozzolo e ripete l'operazione abbastanza finch conob'ie di aver raccolto sufficiente materiale, che poi dispose C Fig. 32X. Costruzione del bozzolo della Falena delle cor- teccie, secondo Kaiimur. Iugr. circa 4 iliani. A, le due ali sono ancora aperte; B, chiuse; C, il bozzolo termi- nato e veduto di fianco. dall'interno, granello per granello, su un tessuto di seta, molto lassa, tirato previamente sull'apertura, battendo col capo per dare la necessaria forma e consistenza, alla parete. L'ultima stretta apertura rimasta, per la '1 nule l'insetto non poteva pi passare, fu turata con un ultimo granello terroso, che, spinto dall'interno, fu fatto passare traverso i fili di seta e chiuse del tutto l'ultima breccia (fig. 331). Con simili mezzi bruchi, i quali incri- salidano entro terra, ottengono un bozzolo morbidissimo all'interno, perch tappezzato di delicato tessuto di seta e robusto nel com- plesso per l'aggiunta di uno strato di granelli di terra tenacemente fissati fra loro ed al folli- colo, merc fili di seta elle fortemente li legano (fig. 231. />). Taluni brucili, oltre al tessuto di seta con cui fanno il bozzolo, distribuiscono sulla parete Fig. 329. Bruco di Acronyeia aceris. A, pros- simo ad incrisalidare ; B, come si trova, ormai nudo, nel suo bozzolo. Grami, uatur. MI y "'"'' ' : Fig. 330. Il bruco (A) della Arotia oaja, die si accinge ad incrisalidare (B). Grand, natur. Da Kcauiiiiir. 1.1 K I GIOVANILI iiki.i.i [NSK I I I 319 interna di questo una sostanza secreta dall'ano, che dispongono in strato uniforme, merc il capo. Tale sostanza dissecca tosto all'aria e diviene anche pulverulenta. Fig. 331. A. Bruco ili Nottua ilei Verbasco {Cuculila verbasci), che riveste di piccoli sassi il proprio bozzolo e ne tura l'ultima apertura. Grand, natur.; B, spaccato del bozzolo di Cuculila umbratica. Grami, natur. Da Koesel. La parte riserbata a produzioni tolte dall'am- biente va scemando, come facile comprendere, quanto pi si accresce quella, invece, che. spetta alla larva. Si intende an- cora che se quest'ultima non solida o non as- sume rapidamente lo stato di solidit, sebbene emes- sa liquida, non pu ser- vire bene alla formazione di uno strato abbastanza resistente e spesso, da garantire la sicurezza dell'insetto occlusovi. In tali condizioni non vi pu essere di meglio della seta filata, sostanza cio fuoriuscente fluida, cne rassoda tosto all'aria e che, modellata in fili esili, non resistenti ed elastici, pu formare be- nissimo uno strato assai tenace, al quale d con- sistenza la stessa natura del filo e quella di so- stanze interstiziali, che possono essere usate a riunire e fondere in un tutto unico il tessuto se- riceo. Di seta sono rivestiti corpi duri, nei quali vissuta la larva, per pre- parare alla ninfa una ca- meretta dalle pareti sof- fici e resistenti. Cos le Tignole ed altri insetti viventi nei semi in ge- nere fanno del seme stesso la propria cella ninfale. A questo stesso gruppo si possono ascri- vere parecchi Imenotteri (fig. 333), che, vissuti durante la vita larvale in una cella scoperta, filano un opercolo di seta al- l'atto di trasformarsi in ninfa ed anche molte Tignole ed altri Lepidotteri, che allo stato di larva stanno entro grovigli sericei, od in foglie accartocciate od Fig. 332. Costruzione del bozzolo ila parte del bruco di un Microle- pidottero americano (Bucculalrx pomifoliella). A, il bruco fila la prima porzione del bozzolo ; B, iniziata la seconda porzione pi breve, complementare ; C, tutto il bozzolo filato e le due parti congiunte; D, bozzolo terminato, rivestito dalla sostanza cementale; E. alcuni bozzoli in sito, meno ingranditi ; F, disposizione del filo nella trama del bozzolo, tngraml. Da Slingedaud e Flescber. 320 CAPITOLO QUARTO altro simile riparo e quivi, con poco lavoro di adattamento, rimangono anche pel periodo successivo. Secrezioni d'altra natura, salivari o da ghiandole che si scaricano nel retto non sono altrettanto comode ed efficaci allo scopo e non servono mai da sole, cio senza la trama di seta o senza il concorso di detriti derivati dall'ambiente. Un'altra sostanza, che, quantunque assai scarsamente in confronto sopra- tutto della seta, pure usata da qualche insetto per la costru- zione di un follicolo riparatore, la cera od una cera-resina, in somma un composto solubile in alcool o negli idrocarburi. Ma la cera ha degli incon- venienti, come la sua impermea bilit ai gas, la impossibilit di modellarla se non di getto, la fragilit, ecc. ed perci che gli scarsi esempi di follicoli esclusivamente cerosi (maschi di Cocciniglie, fig. 334) fanno vedere che per dar luogo alla possibilit di respirazione da parte dell'in- setto occluso, necessario che il follicolo stesso presenti una pi o meno estesa soluzione di continuit, ci che non necessario per quelli a trama serica o con detriti agglutinati. In generale la cera ha ufficio diverso e se u gi detto anche nel 1 vo- Fit 333. Esempio di ninfe incluse in celle operoolate. Parte di favo di Calabrone. Grand, natur. Fig 334 per tra Foli k epareu ili oerosi di maschi di Cocciniglie. A, B, di diaspiti ( Diaspis pentagono): in B, si vede la ninfa; C, di Lecanite (Pulvinaria); D, di Lecauiodiaspite [Pollinw). In grand. lume, nei follicoli poi, quando si trova accompagnata da altre prodazioni, che formano la precipua massa del bozzolo e non vi che per complemento. Adunque la sostanza ottima per la costruzione dei bozzoli, a protezione della ninfa, la seta ed essa ha larghissimo impiego presso gli insetti di tutti gli or- dini, primi per i Lepidotteri, quindi negli Imenotteri, di poi nei Neurotteri, meno ancora nei Coleotteri, pochissimo nei Ditteri. Ho detto che la parte serbata alla seta coll'aumentare induce la diminu- zione di quella che rimane a produzioni derivate dall'ambiente. Cos bozzoli ormai riccamente costrutti di seta sono tutto al pi parzialmente protetti da LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI 321 Fi. 335. Bozzolo sericeo di una Nottua, protetto ria foglie ili salice fissate al bozzolo stesso. Grami, natur. Ha Koesel. foglie secche (fgg. 335, 33(5) ad immediato contatto col bozzolo, ma non una con- dizione necessaria. Oppure, la parte che aderisce ad una superficie rigida, le- gno, roccia, ecc., meno spessa e resistente di tutto il resto del bozzolo libero. Ma nei casi di alto po- tere sericiparo, come ad es. di molti Bombicidi, fra i Lepidotteri, come pure di qualche Imenottero e di Neurottero, il bozzolo li- bero, in ogni sua parte egualmente spesso e resi- stente e solo una atmosfera di tli sericei radi lo difende, mentii' anche lo sostiene sai corpi, sui quali stato costrutto. Questa la pi ricca ma- niera di bozzoli, che raggiungono la perfezione nel comune Baco da seta. Fra questi bozzoli per quelli di qualche, specie di Bom- bicide hanno da un lato un foro per l'uscita dell'adulto, foro ce- lato e condizionato in modo che non permette l'ingresso, mentre non impedisce l'egresso dell'in- setto. Cos si vede nelle Saturnie (flg. 337) e generi affini. In altri casi, e ne sia esempio il Baco da seta, il bozzolo totalmente chiuso e dovunque di uniforme spes- sore e struttura. Una certa diversit per fra la struttura della parete interna, sua levigatezza, compattezza, ecc. e quella esteriore in bozzoli to- talmente di seta, si manifesta sempre in grido vario, ma talora cos accentuata che addirittura si pu dire il follicolo essere co- strutto di due diflerentissime pa- reti, l'una dentro l'altra e la pi interna a trama fittissima o quasi omogenea, la pi esterna a lar- ghe maglie di seta, formanti un grosso e robusto reticolato. Cos ad es. pei bozzoli di molti Ime notteri Tentretlinei e ne sia esempio la comune Hylotoma rosae, che incrisalida sotterra. Talune specie di larve, specialmente di Farfalle costituiscono un riparo sericeo A. Berlebe, Oli Insetti, II. 41. Kig. 336. Bozzolo di Aniheraea pernyi su una foglia ili Quercia, fissato anche col suo peduncolo al ramo. Grand, natur. 322 CAPITOLO QUARTO Fig. 337. '- ';:"'!'&'---'- Spaccato del bozzolo di Saturnia pyri Grand, natur. Da Roesel. / comune, entro il quale incrisalidano tutte insieme. Il pi bello esempio certa - mente quello offerto da un Bombicide, Eucheira sociali (fig. 338). 11 comune nido, ben grande, ha fori d'ingresso ed egresso per le larve e finalmente per gli adulti, che sfarfallano nel suo in- terno. Una particolarissima e del resto rara maniera di bozzolo quella fatta da una secrezione speciale della :St- syra) (Wiegrnanu's Archiv f. Naturgesch., Bd. IX. 1843). Guyot .)., Contribution l'tude des larves des Gastrophiles (Oestrides) parasites de l'estouiac du Cheval (Arch. Parasit., Paris, Tome IV, pag. 169-221, 1901,. Hagen, H. 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