GLI INSETTI loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coli' nonni I ANTONIO BERLESE Direttore della H. Stazione d'Entomologia agraria di Firenze GLI INSETTI loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coll'uomo VOLUME SECONDO VITA E COSTUMI con particolare riguardo agli insetti praticamente interessanti Cini 895 incisioni intercalate nel testo e 7 tavole fuori testo Societ Editrice Libraria * * MILANO - VIA AUSONIO, 22 ^ * 1925 PROPRIET LETTERARIA Milano 1925. Tip. Societ Editrice Libraria INDICE DELLE MATERIE Cap. I. GLI AFFINI DEGLI INSETTI pag. I Onicofori 3 Aracni di 4 (Pentastomidi, pag. 5. Acari, pag. 10. Rapporti gli fra Acari e gli Insetti, pag. 25. Alcune interessanti specie di Acari, pag. 28. Astigmati, pag. 30. Sarcoptidi vermiformi, pag. 30. Eriofidi o Fitoptidi, pag. 30. Demodicidi, pag. 35. Sarcoptidi psorici o dermicoli, pag. 39. Sarcoptidi avicoli od Anal- gesidi. pag. 53. Sarcoptidi liberi o detriticoli (Tiroglifidi), pag. 55. Cripto- stigmati, pag. 62. Eterostigmati, pag. 63. Mesostigmati I (Gamasidae), pag. 67. Mesostigmati II (Ixodidae), pag. 74. Prostigmati, pag. 93. Fa- langidi od Opilionidi, pag. 100. Pseudoscorpioni o Clternetidi, pag. 101. So- li/ughi, pag. 102. Arancii, pag. 105. Palpigradi, pag. 127. Pedi-polpi, pag. 127. Scorpioni, pag. 128). MlBIAPODI 131 (Diplopodi, pag. 133. Sinfili e Pauropodi, pag. 136. Chilopodi, pag. 136. Mirientomi, pag. 139). Bibliografia relativa ai detti Artropodi 140 Cap. IL L'ANTICHIT DEGLI INSETTI 152 Era paleozoica 155 (Siluriano e Decumani), pag. 155. Carbonifero, pag. 156. Paleodittiotteri, pag. 156. Differenziazione verso gli Ordini attuali, pag. 158. Protoortotteri, pag. 158. Protoblattoidi. pag. 159. Blattoidi, pag. 160. Protodonati, pag. 160. Protefemeridi, pag. 161. Megasecopteri, pag. 161. Reculoidi. Adentomoidi, Apalopteroidi, Mixotermitoidi, pag. 162. Permiano, pag. 162. Plecotteri. pag, 163. Protoemitteri. pag. 163. Paleoemitteri, pag. 164. Conclusioni circa la fauna entomologica dell'Era paleozoica, pag. 164). Era mesozok' a 1 65 (Triassico, pag. 165. Coleotteri, pag. 166. Neorotteii, pag. 166. Lassico, pag. 166. Odonati, pag. 167. Ortotteri, pag. 167. Rincoti, pag. 168. Coleotteri, pag. 168. Neurotteri, pag. 168. Megalotteri, pag. 169. Ditteri, pag. 169. Giurassico, pag. 169. Ortotteri, pag. 170. Odonati, pag. 170. Plecotteri. pag. 170. Rincoti, pag. 171. Neurotteri, pag. 171. Lepidotteri, pag. 171. Ditteri, pag. 173. Coleotteri, pag. 173. Imenotteri, pag. 173. Cretaceo, pag. 173). Era CENOZOif a 174 (Ortotteri, pag. 175. Psocidi e Termitidi. pag. 176. Tisanotten. pag. 176. Perlarii, pag. 176. Plecotteri, pag. 176. Odonati, pag. 176. Embioidi, pag. 176. Rincoti, pag. 176. Apterigoti, pag. 176. Neurotteri, pag. 177. Coleotteri, pag. 177. Strepsitteri, pag. 177. Imenotteri, pag. 177). Era quarternaria 179 Conclusione 180 (Prospetto ilei principali gruppi di Insetti, dalla loro apparsa sulla Terra, fina all'epoca attuale, pag. 181). Bibliografia relativa agli Insetti fossili 182 Cap. III. CLASSIFICAZIONE DEGLI INSETTI 189 Sottoclasse Apterigoti 192 {Apterigoti, pag. 192. Tisanuri, pag. 192. Collemboli, pag. 192). / ; v r-i INDICE DELLE MATERIE Sottoclasse Ptebigoti 192 (Ordine Ortotteri, pag. 192. Ordine Pseudoneurotteri, pag. 192. Ordine Fi- sapodi, pag. 193. Ordine Emittori, pag. 193. Ordine Neurotteri, pag. 193. Ordine Lepidotteri, pag. 193. Ordine Imenotteri, pag. 193. Ordine Coleotteri, pag. 194. Ordine Ditteri, pag. 194). Breve storia del Sistema 194 Bibliografia relativa alla classificazione degli Insetti 205 Cap. IV. LE ET GIOVANILI DEGLI INSETTI] 207 Le uova degli Insetti 208 (Varie maniere di uova, pag. 208. Aggruppamenti d'uova, pag. 213. Insetti vivipari, pag. 217. Schiusura della larva, pag. 217. Rivestimento del neonato pag. 219). Larva 219 (Diverse maniere di Larve olo metaboliche, pag. 221. Larve melolontoidi, pag. 221. Larve cruciformi pag. 222. Larve ciclopiformi, pag. 222). Differenze tra Larva e Adulto 223 (Capo ed appendici cefaliche, pag. 225. Organi boccali, pag. 227. Tronco e sue appendici, pag. 230. Costumi delle larve olometaboliche, pag. 237. Nutri- zione, pag. 237. Durata della vita larvale, pag. 242. Aumento della larva, pag. 243. Mute, pag. 244. Mezzi di difesa della larva, pag. 246). La Ninfa olometabolica 256 (Particolari appendici di alcune ninfe, pag. 259). Varie maniere di metamorfosi 260 (Origine della Olometabola, pag. 262. Ametabola, pag. 265. Emimetabola, pag. 266. Olometabola, pag. 267. Transizione dalla Emimetabolla alla Olo- metabola. Neometabolla, pag. 268. Punti di corrispondenza fra le varie maniere di metabola, pag. 270. Confronto fra le varie maniere di larve olometabole ed i corrispondenti momenti embrionali degli emimetaboli, pag. 270. Ipermeta- morfosi, pag. 279. Neotena e suoi effetti, pag. 283). La Ninfosi > 288 (Caratteristiche della ninfosi, pag. 290. Ipotesi sulla natura e sulle cause della ninfosi, pag. 291. Cause determinanti la metamorfosi, pag. 293. Teoria fa- gocitarla. Teoria della crisi genitale. Teoria asfittica, pag. 293. Teoria del- l'arresto fisiologico, pag. 294. Teoria della autofagia, pag. 294. Come la larva si prepara alla ninfosi, pag. 295. Dischi imaginali, pag. 296. Importanza del tessuto adiposo larvale. Depositi di sostanza nutritiva, pag. 298. Formazione della seta, pag. 299. Istolisi dei tessut ; larvali, pag. 299. Amebociti, pag. 300. Islogenesi, pag. 301. Fisiologia della ninfa, pag. 304. Respirazione, pag. 305. Ossidasi, Circolazione, pag. 306). Ripari della ntnfa durante la metamorfosi 307 (Ninfe anoiche, pag. 309. Ninfe emioiche, pag. 312. Ninfe evoiche, pag. 312. Pupa e pupario, pag. 313. Ninfe e Crisalidi protette, pag. 314). Bibliografia relativa agli stadi giovanili degli Insetti 327 Cap. V. L'ADULTO E GLI ATTI PER LA CONSERVAZIONE DELLA SPECIE. . 335 Sfarfallamento > 337 (Epoche dello sfarfallamento, pag. 345. Subimago delle Efemere, pag. 346. Definitivo assestamento dell'adulto, pag. 346. Sostanze escrementizie espulse dal- l'adulto, pag. 349). Maturanza sessuale 350 (Neotenia, pag. 351. Adresa, pag. 351. Iperadresa, pag. 352. Atelia, pag. 352. Pedogenesi, pag. 353). Funzioni speciali dell'adulto 355 (Partenogenesi, pag. 356. Partenogenesi accidentale, pag. 357. Partenogenesi normale, pag. 359. Parten. norm. occasionale, pag. 359. Parten. ciclica od Eteropartenogenesi, pag. 361. Partenogenesi cicl. regolare, pag. 362. Parten. cicl. irregolare, pag. 366). Gamogenesi 369 (Qamogenesi negli Insetti, pag. 371. Ragioni della riproduzione per via gametica o sessuale, pag. 372). I DUE SESSI DEGLI INSETTI E LE DIVERSE FUNZIONI SESSUALI 374 (O meomorfismo sessuale ed Eteromorfismo, pag. 375. Dimorfismo sessuali . pag. 375. Cause primarie intrinseche di divergenza morfo ogica fra i due sessi, pag. 377. Cause estrinseche di divergenza frrt i due sessi, pag. 378. Uffici e variabilit della femmina, pag. 381. - Uffici e variabilit del maschio, pag. 384. Graduatoria nelln importanza degli organi e delle funzioni sessuali, pag. 386. Graduatoria degli organi per la loro et, pag. 386. Percorso del regresso invo- lutivo, pag. 386. La ragione del dimorfismo sessuale, pag. 388). INDICE DELLE MATERIE CARATTERI SESSUALI SECONDARI 1 388 (Statura, pag. 3SS. Dimegetismo sessuale, pag. 388. Ornamentazione, pag. 390. Ornamentazione cromatica. Dicromismo sessuale, pag. 391. Ornamenta- zione plastica e Dimorfismo sessuale, pag. 393. Eutela (od Eumorfismo), pag. 394. Atela (od Atelismo), pag. 395. IpertelU (o Ipermorfismo), pag. 395. Ipe- ratella, pag. 397. Altre differenze sessuali secondarie, pag. 417. Regime ali- mentare. Difaga, pag. 417. Dioplismo, Pungiglioni, pag. 418). Polimorfismo > 419 (Polimorfismo individuale, pag. 421. Eteromisla, pag. 421. Variazioni da indi- viduo ad individuo, pag. 422. Gradi della variazione, pag. 423. Variazioni in rapporto ai sessi, pag. 424. Cause del polimorfismo individuale (da individuo ad individjo), pag. 427. Influenza della nutrizione, pag. 428. Influenza della nutrizione sulla determinazione del sesso, pag. 430. Variabilit, Evoluzione, Ipertela, Ateli:, pag. 431. Iperatela, pag. 433. Atela, pag. 433. Mege- tismo, pug. 437). Polimorfismo collettivo 440 (Polimorfismo di stagione od Oramorfismo, pag. 441. Polimorfismo di casta Po- tifila, pag. 445. Polifilia non sociale, pag. 446. Origine, e significato della Poli- fla non sociale, pag. 448. Ciclo normale, pag. 449. Ciclo ipernomico, pag. 450. Cicli catanomici. pag. 451. Ipoeiclo omeofilico, bisessuale, pag. 451. Ipic. omeof. ciclopartenogenico, pag. 452. Cicli catanomici polifilici, pag. 452. Ipociclo polifilico a maschi eutelici, pag. 452. Ipoc. polif. a maschi polimorfici, pag. 453. Ipoc. polif. a maschi atelici, pag. 453. Cicli disitici e cicli eteroici, pag. 453. Ciclo disitico, pag. 453. Cicli eteroici, pag. 454. Ciclo eteroico annuale, pag. 454. Ciclo eter. biennale, pag. 455. Ciclo incompleto, pag. 456. - Significato ed effetto della eteroicha e polisita pel vantaggio della pecie, pag. 461). Variet 463 (Variazioni individuili, pag. 464. Mostruosit, pag. 464. Oinandromorfismo, pag. 465. Aberrazioni, pag 466. Gene, pag. 467. Razze, pag. 468. R izze locali, pag. 469. Razze eterobiiche ed eterogeniche, pag. 469. Specie, pag. 470. Specie morfologiche, pag. 470. Specie biologiche, pag. 470. Variazione della specie, pag. 470). Gli amori degli insetti 473 (Segnalazione e richiamo, pag. 474. Segnalazioni a mezzo di odori, pag. 475. Segnalazioni a mezzo di suoni, pag. 478. Stridulazione dei Grilli e delle Locuste, pag. 478. Apparati di stridulazione in altri Insetti, pag. 481. Il Canto delle Cicale, pag. 482. Luminosit, pag. 483. Preliminari dell' accoppiamento, pag. 486. Profumi, 487. Precopula ed organi relativi, pag. 489. Accoppia- mento, pag. 491. Spermatofori, pag. 491. Varie maniere di accoppiamento, pag. 495. Speciali maniere di accoppiamento, pag. 498. Accopp. delle Libel- lule, pag. 499. Accoppiamenti singoli e multipli, pag. 500. Il ti segno dell'ac- coppiamento, pag. 502. Pervertimento sessuale, pag. 503). Determinazione del sesso 503 La prolificazione 504 (Varie maniere di riproduzione, pag. 505. Insetti vivipari, pag. 505. Insetti ninfogeni, pag. 506. Insetti prosopogeni. pag. 507. Insetti ovovivipari, pag. 508. Insetti ovipari, pag. 508. Poligenesi, pag. 509. Periodo di incu- bazione, pag. 510. Diversi ambienti dove sono deposte le uova, pag. 510. Ovoposizione, pag. 511. Ootassi, pag. 512. Nidi d'uova, pag. 514. Nidi d'uova entro corpi resistenti, pag. 517. Ovoposizione entro terra, pag. 517. Ovoposizione entro i legnami secchi e verdi, pag. 519. Ovop. entro foglie, fiori, frutti, pag. 523. Preparazione del nido coll'aiuto di altri organi oltre ai perige- nitali, pag. 525. Nidi pedotrofici, pag. 527. Nidificazione dei Lamellicorni coprofagi, pag. 531. Imenotteri solitarii, pag. 538. Modo di approvvigiona- mento del nido negli Imenotteri predatori, pag. 540. Paralizzazione della preda, suo trasporto nel nido dal predatore e deposizione dell'uovo sulla vittima, pag. 545. Guasto della vittima, pag. 546. Trasporto della preda nel nido del predatore. pag. 548. Deposizione dell'uovo, pag. 549. Nidificazione, pag. 551. Nidi cavit accidentali, pag. 551. Nidific. in cavit scavate dalla madre stessa, in terra, nei vecchi muri, nei legnami, ecc., pag. 554. Nidi scavati nei legnami, pag. 558. Nidi composti di celle allogate in cavit accidentali, pag. 559. Co. struzioni accessorie, pag. 562. Nidi in muratura, pag. 564). Diffusione della specie 68 (Migrazioni, pag. 571. Migrazioni di forme giovani, pag. 572. Migrazioni di adulti, pag. 573. Agglomerazioni, pag. 575). Bibliografia relativa alle funzioni speciali dell'adulto 576 mi INDICE DELLE MATERIE Cap. VI. L'INDIVIDUO NEGLI ATTI PER LA PROPRIA CONSERVAZIONE .. 590 Funzioni del sistema nervoso 591 Sensi e percezioni ' ivi (Tatto, pag. 592. Gusto ed odorato, pag. 595. Udito, pag. 599. Vista, pag. 600. Percezione dei colori, pag. 602. Pevcez. dei movimenti, pag. 603. Percez. delle forme, pag. 603. Visione a distanza, pag. 604. Diottrica e formazione delle immagini, pag. 605. Visione a mezzo degli ocelli od occhi semplici, pag. 609. Altri sensi, pag. 610. Funzioni del sistema nervoso centrale, pag. 611. Catena ganglionare nervosa, pag. 613. Rapporti dei gangli della catena ven- trale fra loro, pag. 613. Sistema nervoso viscerale, pag. (il 4). Istinto ed intelligenza 615 Locomozione e movimento 626 (Forza muscolare, pag. 628). Locomozione 628 (Locomozione terrestre, pag. 628. Locomozione acquatica, pag. 631). Volo 632 (// 1 motore della macchina volante Insetto, pag. 635. La macchina volante Libellula , pag. 635. Ala, pag. 639. Endoscheletro, Apodemi, pag. 640. Capi ed assi dei movimenti articolari, pag. 640. Movimenti dei Noti, pag. 641. Movim. dell'ala nel suo insieme, pag. 642. Movim. delle parti dell'ala, pag. 642. - Muscoli motori delle ali, pag. 643. Meccanica del movimento alare, pag. 644. Meccanica del volo nel tipo Libellula , pag. 646. Azione complessiva delle ali nella Libellula . pag. 646. La macchina volante tipo a Mosca , pag. 646. Acridio, pag. 650. Mosca, pag. 653. Movimenti dell'ala nel volo, pag. 656. Sollevamento, pag. 657. Movimenti dell'ala nel volo, 658. Differenza fra il tipo Libellula ed il tipo Mosca nel movimenti! delle ali, pag. 665. Posizione del- l'Insetto nel volo, pag. 666. Chiusura dell'ala, pag. 668). Nutrizione 669 (Respirazione, pag. 670. Movimenti di apertura e chiusura degli stigmi, pag. 671. Chimica della respirazione, pag. 672. Respirazione acquatica, pag. 673. - Respirazione branchiale, pag. 677. Resistenza all'asfissia, pag. 677. Dige- stione, pag. 678. Digestione interna, pag. 679. Assunzione del cibo, pag. 679. - Ulteriore triturazione degli alimenti solidi nel tubo digerente, pag. 682. Di- gestione ed assorbimento intestinale, pag. 682. Processi chimici nella digestione, pag. 687. Assorbimento, pag. 689. Particolare adattamento del tubo dige- rente negli Emitteri Omotteri, pag. 691. Speciali processi digestivi in taluni In- setti, pag. 691. Assorbimento diretto dell'azoto e del carbonio, pag. 692. Circolazione, pag. 692. Sistema circolatorio, pag. 693. Fuido circolante, pag. 698. Attivit fagocitica degli amebociti, pag. 699. Resistenza al dissan- guamento, pag. 701. Riserve, pag. 701. Escrezioni plastica, pag. 702. Vasi malphigiani, pag. 703. Secrezioni speciali, pag. 704. - ('uhm- animale, pag. 707). Autofilassi 708 (Proti -inm . pag. 708. Tegumenti, pag. 709. Mimetismo fanerico, pag. 709. Rivestimenti secondari, pag. 711. Ripari difficilmente accessibili, pag. 712. Difesa, pag. 714. Fuga, pag. 714. Arrotolamento ed appallottolamento, pag. 715. Crittismo, pag. 716. Crittismo mimetico, pag. 716. Necromi- mismo. pag.717. Mimetismo dittico, pag. 717. Omocromismo, pag. 717. Omeomorfismo, pag. 730. Foberismo, pig. 734. Difesa attiva, pag. 735. Secrezioni difensive, pag. 736. Organi veleniferi e sostanze velenose, pag. 737. Organi (e fluidi) difensivi in via secondaria, pag. 737. Autolinforrea, pag. 738. Offesa, pag. 740. Autotamia, pag. 740. Autotomia ed AutospasGi. pag. 742. Autofagia, pag. 744. Rigenerazione, pag. 744. Sonno e letargo, pag. 749. Atti oziosi, pag. 754). Vitalit degli Insetti 757 (Effetti della decapitazione, pag. 758. Effetti di altre lesioni, pan. 760. Resi- stenza .il digiuno, pag. -761. Resistenza agli agenti chimici, pag. 761. Resi- stenza agli agenti risici, pag. 763. Resistenza all'asfissia, pag. 765). Longevit degli Insetti 765 La fine dell'individuo 768 (La morte, pag. 769. Agonia, pag. 770. La morte, pag. 771). Bibliografia relativa alle funzioni fisiologiche degli Insetti 772 Cap. VII. LE SOCIET 798 Associazioni di individui omogenei 799 Colonie ' 800 Societ 800 (Polifilia sociale, pag. 802. Caratteristiche morali delle Societ degli Insetti, p. 803). l'i i-i divfrsi di Societ 804 INDICI-: DELLE MATERIE Vespe sociali 806 (Pulitina ilelle Vespe sociali, png. so". Vespaio, png. 812. Diverse maniere di vespai, pag. 813). Atidei sociali 821 (Bombai*, pag. 821. Melvpona, pag. 823). Lk Ari 825 (L'olitili i delle Api, pag. 828). Le Formiche 831 (Polifilla delle Formiche, pag. 831. Maschio, pag. 833. Femmina, pag. *:i4. Operaio, pag. 834. Caratteristiche individuali, pag. 837. Regime, pag. 841. Nozze, pag. 842. Fondazione del formicaio, pag. 843. Larve, loro allevamento, pag. 845. // Formicaio, png. 846. Cambiamento di domicilio, pag. 852. Rapporti fra pi formicai, pag. 853. Nidi composti, pag. 853. Plesobiosi; Lestobiosi, Xenobiosi, Parassitismo sociale, pag. 854. Dulosi, pag. 856. Formiche ni. Ili tur, pag. 857. Formiche nomadi, pag. 859. Formicai artificiali, pag. 861. Rapporti Ira le Formiche e. gli altri organismi, pag. 863. Relazioni tra Formiche e piante, pag. 863. Piante mirmecofile, pag. 865. Animali mirmecofili, pag. 865). Le Termiti 865 (Polifila delle Termiti, pag. 867. Gli Alati, pag. 868. Sessuati di sostituzione, pag. S09. Odi Atteri, pag. 870. Sviluppo delle singole caste e loro differenzia- zione, pag. 873. Uffici delle diserse caste, pag. 876. Origine della poliBlia, pag. 879. Diffusioni della specie, pag. 880. La vita della colonia, pag. 882. Re- dime, pag. 884. Provviste, pag. 884. Coltura di funghi, pag. 88o. Prepara- zione del materiale per le costruzioni, pag. 886. II Termitaio, pag. 886. Di verse maniere di termitai e loro classificazione, pag. 889. Animali t rmitofili, pag. 890). Bibliografia relativa alle Societ degli Insetti 897 Indice alfabetico delle figure contenute net testo e nelle tavole 923 Indice dei nomi sistematici, biologici, ecologici, ecc 931 Supplemento alla bibliografia dei singoli capitoli 957 Indice alfabetico degli autori citati nella bibliografia dei singoli capitoli 979 Errata corrige ' 99 1 CAPITOLO I. GLI AFFINI DEGLI INSETTI L PEGNO animale, cio l'insieme delle specie animali viventi nella presente o nelle passate epoche geologiche , dagli zoologi, diviso in due grandi sottoregni, dei Protozoi l'uno, dei Metazoi l'altro. Appunto in questa ultima sezione, che la sistema- tica frammenta in parecchi Tipi, viene collocato quello vastissimo degli Artropodi, al quale gli Insetti appar- tengono. Per verit, come pi diffusamente esporremo in se- guito, l'odierno Tipo degli Artropodi corrisponde a quella grande Classe degli Insetti, la quale, secondo il concetto linneano, seguito dalla maggior parte dei sistematici fino a circa la met del decorso secolo, abbracciava l'insieme di tutti quegli animali che hanno il corpo diviso in articoli o segmenti e che possiedono inoltre arti articolati. Si tratta adunque degli Entomuta di Ari- stotile, cio degli Inserta dei naturalisti posteriori. Il carattere desunto dalla presenza di arti articolati distingue gli Artropodi dagli Annulosi od Anellidi, che dire si vogliano, nei quali pure il corpo diviso in segmenti, ma fanno difetto le membra articolate. A questo carattere distintivo altri si aggiungono di non minore, anzi di mag- gior rilievo, ma essi si riferiscono ad organi interni. Di questi non il caso di intrattenersi qui, nel presente volume, dove non si fa luogo a notizie morfo- logiche pi minute e dove conviene accontentarsi, quanto alla parte dell'anatomia, solo a ci che pu essere veduto nella sola considerazione delle parti esterne dell'animale ed anche per quel tanto che strettamente necessario alla chiara intelligenza dei suoi modi di vita o per giudicarne della sua pi opportuna po- sizione nel sistema zoologico. Senonch i rapporti di parentela tra gli Artropodi e gli Annulosi sono cer- tamente molto stretti ed anzi si conoscono forme viventi, come sono quelle ap- punto di cui si compone il gruppo degli Onicofori, le quali stanno a mezza via fra l'uno e l'altro Tipo, e se possiedono arti, cos da dover esser ascritti, per quanto non soverchiamente bene, al Tipo degli Artropodi, mostrano anche parti- colarit anatomiche di grande rilievo, per le quali convengono cogli Annulosi. Intanto per, il Tipo degli Artropodi, oltre ad alcune classi che evidentemente stanno assai bene insieme e per le quali si pu ammettere, come si ammette vo- lentieri, una comune origine da forme attualmente scomparse, comprende ancora A. l'.tiii.i -!-, Oli Insetti, II. 1. CAPITOLO PRIMO altri gruppi, oltre gli Onicofori, pei quali le affluita colle classi pi alte solo tuttavia molto discusse ed incerte. Infatti il Tipo degli Artropodi generalmente suddiviso nelle seguenti classi, alcune delle quali si raggruppano insieme in sezioni maggiori, conforme appa- risce dalla seguente tabella: Classe 1.* Onicofori (Prototracheati) 2. a Pautopodi 3. a Tardigradi 4. a Crostacei 5. a Merostomi ) Chelicerati 6. a Aracnidi 7. a Miriapodi I . , x . . ', Antennati 8. a Insetti Ora, gli Onicofori, i Pantopodi ed i Tardigradi sono appunto quei gruppi pei quali i rapporti di parentela cogli altri sono meno manifesti, e tuttavia sog- getti a seri dubbi e molte discussioni. Ma i Chelicerati e gli Antenuati sono, molto credibilmente, derivati da an- tichi Crostacei, ora scomparsi, ohe i naturalisti comprendono nella sottoclasse dei Paleocaridi, rappresentata dai Trilobiti. Questa comune origine importa un grailo di parentela o di affinit che tut- tavia si pu rilevare col confronto delle forme viventi, nei loro caratteri morfo- logici e talora anche nello sviluppo, ma essa , certo, pi stretta fra gli Insetti ed i Miriapodi, che non fra quelli ed i Chelicerati ed i Crostacei. Intanto, secondo una classificazione che pure accusata di artificialit, tutti gli Artropodi si dividono in due grandi sezioni, a seconda del modo di respira- zione, se essa cio per branchie (od acquatica), oppure per trachee (o terrestre). Cos, fra i Branchiati si debbono annoverare i Crostacei, Merostomi e Pan- topodi e fra i Tracheati gli Aracnidi, i Miriapodi e gli Insetti. Quanto agli Onicofori, essendo essi forniti di trachee, certo dovrebbero, in cos fatto sistema, essere riuniti all'ultimo gruppo, quello cio dei Tracheati, e pei Tardigradi poi nulla si pu affermare perch la maniera di respirazione loro quella cutanea, cio senza particolari organi specializzati alla funzione respira- toria. Si tratta per, per questi Tardigradi, di forme acquatiche o viventi in am- bienti molto umidi. Questa suddivisione del Tipo, per quanto certo se non del tutto artificiale assai meno naturale dell'altra, pure praticamente ci giova e ne terremo conto qui, dove, oltre ai criteri strettamente scientifici, d'uopo far posto ancora ad altri pi ovvi ed alla mano, nella trattazione della materia. Ci asterremo quindi dal menzionare particolarmente, in questo libro tutte le forme acquatiche e perci non terremo parola dei Pantopodi, dei Tardigradi, dei Crostacei e dei Merostomi, per quanto la stretta parentela di questi ultimi con alcuni Aracnidi, cio cogli Scorpioni, sia assolutamente bene netta e ci occupe- remo invece delle forme terrestri esclusivamente, cio a respirazione tracheale, pur sorvolando molto brevemente sui gruppi i cui rapporti biologici cogli Insetti sono nulli o trascurabili, n altro interesse pratico richiama la nostra attenzione. Converr invece accennare con minore concisione a quelle forme di Artro- podi terrestri che, sia per la loro ingerenza nella vita degli Insetti, sia per quella che possono avere coll'Uomo, meritano di essere fatti conoscere in particolar modo. lil.I AFFINI DEGLI INSRTTI Oni cof or i. Non il caso di spendere molte parole intorno a questa singolare classe di Artropodi, che mostra cos granili affinit cogli Annulosi, ai quali sino a poco tempo fa era aggregata. L'importanza del gruppo certo grandissima pei sistematici e pei morfologi, ma in pratica, questi Peripatus, che da soli compongono la classe, non interes- sano per nulla e non se ne farebbe qui cenno se non giovasse conoscere le forme che sono conside- rate come l'anello intermedio fra gli Annulosi e gli Ar- tropodi, cio fra due tipi vicini. I Peripatus , che sono animali grandetti, come ap- parisce dalla flg. 1, in cui il P. capensis rappresentato nelle dimensioni na- turali, hanno tutto l'aspetto di un Bruco, col corpo cos molle e colle zampe car- nose, ma recano all'innanzi del capo due appendici articolate a guisa di antenne. La parte anteriore del corpo, o testa che sia, non bene distinta dal rima- nente e porta tre paia di appendici, cio le antenne gi accennate, le mascelle Fig. 1. Peripatus capensis in grandezza naturale (da Sedgwick). Fig. 2. Parti di un Peripatus. A, Estremo posteriore r dal ventre di P. Novac Zealandiae (g, apertura genitale; a. ano); B, Estremo anteriore del corpo, dal ventre, di P. capensis-, T, testa; ant, antenne; orp. palpi orali; F v primo paio di zampe; 0, Zampa di nn Peripatus (P. capensis) vista dal ventre; D, la stessa dal dorso (da Sedgwick). e le papille orali ; inoltre un paio di occhi semplici e la bocca in forma di foro rotondo, situata nella faccia inferiore della regione cefalica (fig. 2, B). Sulla faccia ventrale del rimanente del corpo stanno anche parecchie paia i piedi conici, brevi, carnosi, marcati di molte pliche e rugosit trasverse se non veramente segmentati e terminati da un piede claviforme con uncini (due) apicali. 11 numero di queste appendici varia nelle singole specie : ad es. : ve ne sono diciasette paia nel P. capensis; diciotto nel P. bal/ouri; da 29 a 34 nel P. ed- CAPITOLO PRIMO icardsi. In talune specie il maschio ha minor numero di zampe della femmina ri- spettiva. Il corpo tutto impresso di pliche trasversali, che ricordano la segmenta- zione degli Annellidi. Il genere stato fondato dal Guildiug noi 1829, su esemplari di S. Vincenzo nelle Antille. Egli consider questi animiti] per Molluschi. In seguito, su individui avuti da altre parti della regione neotropical6, gli zoologici ascris- sero questi Peiipatu? agli Annellidi od ai Miriapodi. Nel 1874 il Moseley, avendo scoperto la presenza di trachee quali organi respiratori in tali forme, le annover fra gli Artropodi, dove sembrano meglio a posto, secondo la pi comune opi- nione dei naturalisti. Pi tardi si scopersero parecchie altre specie in varie regioni nell'emisfero australe e nella zona tropicale ed ora si sa che i Peripatm si trovano nel Sud-Africa, Nuova Zelanda, Australia, Sud america, Indie occidentali. Se no conoscono qualche decina di specie, tutte configurate sul tipo indicato e poco o non bene diverse fra loro. Vivono, questi animali, nei boschi umidi, generalmente predando altri animali minori, su cui, per arrestarli, spruzzano un particolare umore glutinoso, che viene segregato da speciali ghiandole sboccanti nel secondo paio di appendici orali. La maggior parte delle specie sono vivipare. In quelle americane le uova sono molto piccole e l'embrione si svolge nel corpo della madre, a spese di una specie di placenta che vi si forma. Aracnidi . In confronto cogli altri Artropodi terrestri, che conosceremo pi innanzi, gli Aracnidi mostrano un corpo diviso in due sole regioni bene distinte e cio in un capotorace o prosoma, recante gli arti periboccali ed ambulatori ed in un addome, che generalmente nell'adulto non porta membra e pu essere diviso in segmenti distinti. In talune forme, come ad es. in parecchi Acari, il capotorace pu essere pi o meno confuso coll'addome in un tutto unico, che prende il nome di tronco: in altri casi invece la distinzione fra le due regioni riesce assai bene marcata anche da una notevole costrizione, come ad es. nei comuni Eagni ed in altre forme vicine. Quanto al numero delle appendici ambulatone pertinenti al capotorace, nessun dubbio cade circa gli arti ambulatori, che si vedono essere sempre in numero di quattro paia, salvo in forme giovanili di qualche grappo, ad es. degli Acari, ma non altrettanto facile definire il numero delle appendici periboccali che spette- rebbero strettamente alla regione cefalica e sul quale tuttavia aperta la discus- sione. A me non sembra che si possa ammetterne meno di tre paia, cio i elidiceli, i palpi e le mascelle ; ma qualche autore, sopratutto per desiderio di ricondurre tutti gli Artropodi ad un tipo comune di armatura boccale, ne indica anche pi, sebbene lo sforzo non sembri approdare ad esito felice. Altri autori riducono invece a sole due paia gli organi boccali, cio ai soli cheliceri ed ai palpi, ai quali, come loro pezzi basali, ascrivono le mascelle. Certo queste due paia di arti sono le pi vistose, ma a proposito degli Acari non si mancher di mettere bene in luce la composizione dell'insieme di pezzi circum- orali, che compongono ci che generalmente si indica per rostro. I cheliceri (o mandibole) sono pezzi composti generalmente di due articoli e GLI AFFINI DEGLI INSETTI rappresentano i pi appariscenti organi della bocca, variamente conformati a se- conda del diverso regime e talora in rapporto anche con ghiandole velenifere. I palpi stanno sui lati dell'armatura boccale e comunemente si vedono divisi in pi articoli, essi pure assai diversamente configurati in relazione coi partico- lari costumi dell'animale e con funzioni varie non solo rispetto alla nutrizione, ma anche, talora, alla riproduzione, come ne danno classico esempio gli Araneidi, oppure alla locomozione, il quale caso pi raro, anzi rappresentato solo dai Palpigradi. Quanto alle mascelle, rappresentino esse o meno un vero paio distinto di arti, si vedono molto sviluppate e complicate in taluni gruppi, sebbene pi difficili a riconoscersi in altri e prendono parte efficace ed esclusiva nelle funzioni di nutrizione. Cos, in generale, negli Aracnidi non chiara una distinzione fra una regione strettamente cefalica e quella esclusivamente toracale, ci che invece apparisce cos bene negli Insetti. Anche nei Solifughi, pei quali si accenna ad un capo distinto, devesi invece convenire che esso annesso alla prima sezione, nella quale si vede distinto il torace. Quanto all'addome, si detto che esso pu essere pi o meno distintamente articolato o non diviso affatto in segmenti definibili. Talora sono manifeste due regioni addominali diverse, cio una pi larga anteriore (addome propriamente detto) ed una pi ristretta posteriore, volgarmente detta coda, pi propriamente postaddome, come apparisce ad es. negli Scorpioni, in taluni Pedipalpi e nei Palpigradi. In taluni casi l'addome unito al capotorace per stretto peduncolo, in altri, piti comunemente, sessile, cio saldato al capotorace per larga base. La respirazione avviene per sacchi polmonari o polmoni, come brevemente si dicono, e per trachee ed il loro studio offre eccellenti caratteri per l'esatta deli- mitazione dei vari gruppi. Secondo le pi recenti ed accreditate proposte, la classe degli Aracnidi pu essere divisa in sottordini nel seguente modo: .Sottoclasse Cteidofori Sottoclasse Lipocteni ordine . Scorpioni ordine . Araneidi Polmonari . Pedipalpi . . Palpigradi ordine . Solifughi Pseudoscorpiom Tracheati Opilionidi Acari Pentastomidi ') Pentastomidi. Se gli animali di questo gruppo, che sono anche detti Linguatulidi, appar- tengono realmente agli Artropodi, noi possiamo considerarli come il pi vistoso ') Per qualche autore i Pentastomidi, pur aggregandosi agli Aracnidi, formano gruppo a a. Non si pu ricorrere all'esame degli organi respiratori per giudicare della esatta posizione siste- malica perch essi mancano. Noi qui li avvicineremo agli Acari, ritenendoli forme per lo mono affini, degenerate per parassitismo. CAPITOLO PRIMO esempio, fra i Tracheali, di estrema involuzione per opera del parassitismo, cos avanzato nella riduzione degli organi della vita di relazione da dare all'animale l'aspetto esterno di un essere molto inferiore, addirittura di un verme. E tra i Vermi infatti sono stati per luugo tempo collocati questi Linguatulidi. dei quali il pi comune in Europa, quello che vive allo stato adulto parassita nel Cane, noto fino dal secolo decimottavo, e sempre considerato per una Tenia o qualche cosa di molto vicino alle Tenie, fino a che, per opera del Leuckart, non si riconobbero i legami di parentela fra le forme larvali parassite in organi vari di animali diversi e la Linguatula adulta delle cavit nasali del Cane. Con ci si venne ad assodare che la forma larvale schiusa dall'uovo possiede due paia di arti (ngg. 3 e 5 B) rudimentali bens, ma cos fatti che giustificano l'annessione del gruppo agli Artropodi, separandolo completamente dai Vermi. Sono cos affermate, se non troppo evidenti, af- finit cogli Aracnidi e pi che mai cogli Acari. Fig. 3. Una larva di Linguatulide. Porocephalus pruboscitlens) forte* mente ingrandita e supina (da Shipley). k e g ^ r j a ( ;ure) pi ghe segmentazioni, trasverse del corpo nella terza larva o ninfa che sia e nell'adulto, fanno riportare queste Liuguatule [accanto ai Demodex ed essendo, specialmente negli Btadi giovanili, tuttavia manifesti solo due paia di arti, pare a taluno che possano rammentare gli Eriofidi, che non ne hanno di pi per tutta la vita. Pure, se vi ha parentela reale fra gli Acari e le Linguatule, converr richiamarsi a certi speciali Acari abitanti delle cavit nasali, appartenenti a; Mesostigmati della famiglia Pteroptidi (o costituenti famiglia a s dei Rinonissidi) dei quali si conoscono pi specie, parassite di Mammiferi ed Uccelli. La striatura della pelle carattere comune fra gli Acari e se l'addome allungato come nei Vermiformi, la striatura della cute dell'addome trasversa, come appunto si vede in questi ultimi. La tendenza ad allungamento in modo insolito dell'addome nei Rinonissidi, dovuta all'ambiente, manifestata sopratutto Aa\V Hala- raehne attenuata Banks, disegnata pi avanti, mentre un pi avan- zato grado di parassitismo pu benissimo condurre ad un allunga- mento maggiore oltrech alla perdita degli arti. Quanto al volume notevole che i Linguatulidi mostrano in coufronto degli Acari attuali, questo pu essere attribuito alla necessit di produrre un gran numero di uova (fino a mezzo milione per taltme specie di Linguatule), in rapporto colle complicatissime migrazioni che conducono ad una enorme perdita di individui, seuza del quale spediente la specie non si conserverebbe. Questa necessaria meravigliosa fecondit, si vede importare sempre l'aumento di statura, almeno della femmina. Cos ad es. : si potr notare (per non uscire dal gruppo degli Acari) che degli Eterostigmati, molte specie, ad es. dei generi l'arsopolipus, Podapo- lipus, Pediculoides, hauno femine di grandezza veramente insolita e colossale rispetto ai maschi e sopratutto rispetto ai generi affini (Tarsouemus, Pigmephorus) od a forme dello stesso genere, ma non parassite e quindi senza necessit di produrre un grandissimo numero d'uova. Nei Pediculoides liberi, che fanno solo poche uova e ne hanno mature contemporaneamente non pi d'una o due nel ventre, la statura anche della femina, piccolissima, non supera, ad es. i mm. 0,40, mentre per le speoie parassite, l'addome delle femmine ovigere pu raggiungere Fig. 4. Porocephalus an- nidatile Baird. Circa 2 / 3 della gr. nat. J, porzione anteriore del corpo dal ventre, ingrandita (da Shi- pley). GLI AFFIXI DKOI.I INSETTI ambe il millimetro di diametro, con una enorme sproporzione rispetto al rimanente corpo (vedi figura riportata piti avanti del Pedicul. ventriconun. Si pu dunque ammettere che i Linguatnlidi provengono da Acari enormemente ingrossati per le necessit della conservazione della specie a mezzo di disseminazione di una sterminata quantit d'uova e profondamente involuti negli organi di relazione, in grazia di uu parassitismo di antica data ed alto grado. Il grappo delle Linguatule o dei Pentastomidi che dir si vogliano, si con* sidera generalmente come un sottordine degli Aracnidi. Si trutta di animali vera- mente vermifrmi, senza arti allo stato adulto, recanti solo due paia di uncini nella parte anteriore del corpo, sulla faccia ventrale, ai lati della bocca, che una semplice apertura rotonda, piccolissima, inerme. Lo sviluppo postembrionale di queste forme complicato con migrazioni complesse. Gli adulti albergano nelle cavit nasali, seni frontali, trachee e vie ai pol- moni di Carnivori, Coccodrilli, Serpenti, raramente in Lucertole, Uccelli e Pesci. Le uova vengono espulse, col muco nasale o dalla bocca degli animali suddetti ospitanti l'adulto e rimangono sulle erbe, bene protette dal muco stesso, che si raccoglie e dissecca intorno. Cos possono rimanere vivaci per parecchi mesi. Se ingerite colle erbe nello stomaco di altri animali, quivi rimangono libero, sciogliendosi l'involucro dell'uovo nel succo stomacale e se ne sorte la prima larva, di forma generalmente ovale (figg. 3, 5 li) con due paia di arti molto brevi, con- siderati per zampe ed un apparecchio perforatore situato nella parte anteriore del corpo, al lato ventrale. Con tale ordigno le larve perforano le pareti stoma- cali e penetrano nei visceri di questo primo ospite, ordinariamente nel fegato, nel mesentere o nei polmoni e quivi incistidano, si trasformano in ninfa o seconda larva, perdendo quella specie di rostro ed i rudimenti di zampe. Questa seconda larva immobile, avvoltolata su se stessa a spira, non mostra traccia di segmenti (fig. 5 0). Dopo qualche tempo anche questa seconda larva, o ninfa prima che dir si voglia, si trasforma sul posto, per successive mute, in seconda ninfa (fig. 5 D), che molto somiglia all'adulto e che essa pure incistida ed attende di essere intro- dotta coi visceri dell'ospite entro lo stomaco dell'animale in cui potr raggiungere lo stadio ultimo, penetrando nelle vie aeree del nuovo ospite, definitivo. Linguatula rhinaria (Pilger) (fig. 5). la specie piti nota e da maggior tempo. L'adulto vive nelle cavit nasali del Cane e d'altri carnivori e non vi raro. Ha forma di foglia lanceolata, molto allungata, colla met posteriore del corpo assottigliata ed all'innanzi ottusa. Tutta la superfcie del dorso e del ventre impressa di solchi trasversi, di guisa che l'animale sembra segmentato e questi pseudo-annelli sono in numero di circa 90. La parte anteriore del corpo, per, non marcata di solchi, ina liscia, e sul ventre reca i quattro uncini (ultimi ru- dimenti degli arti) ai lati della bocca. 11 colorito bianco sporco. Il maschio alquanto pi piccolo della femmina; questa (fig. 5 E) misura da 8 a 10 centimetri di lunghezza, su 8 o 10 min. di larghezza massima; il maschio lungo da 18 a 20 mm. e largo all'innanzi 3 mm.; nella regione pi ristretta del corpo non pi di mezzo millimetro. Le uova (A) sono ovoidi e lunghe circa mm. 0,90; larghe mm. 0,70. La forma adulta stata per la prima volta avvertita dal Weisborg nel 1763, nei seni fron- tali d'un Cane e di poi dal Chabert, nel 1787, egualmente nel Cane e nel Cavallo. CAPITOLO PRIMO In seguito le osservazioni si moltiplicano come le indicazioni di ospiti vari. Grve trov la Linguatula adulta nelle fosse nasali di un Mulo, ad Oldenburg (1818); Bremser nel Lupo, a Vienna (1824) e cosi Colin, ad Auxerre (1824) e Mirain, a Wilua (1836); Brukmuller, in Austria, nella Capra; sembra anche nella Pecora da parte del Rhind, in Scozia; nel Cavallo, oltrech dal Chabert sopracitato, anche dal Leblanc, in Francia e da Rose, in Inghilterra e finalmente anche nell'Uomo da Landon, in Germania, nel 1878. Prima dei classici studi del Leuckart su questo parassita, esso era ritenuto un Verme, non troppo dissimile dalle Tenie. Il Wrisber" lo ritenne corno una specie di Sanguisuga, di cui ha bene le apparenze e Chabert lo consider per una Tenia, chiaman- dola Taenia lanceolata o Verme rinario. Pilger adotta il nome di Taenia rhinaria, che poi Kudolphi modific in Priono- derma rhinariiim e quindi in Polystoma taenioides, ed infine Pentasioma (o Pen- tastomnm) taenioides, nome con cui da molti Autori anche attualmente ricor- dato. Cuvier adott il nome di Prio- nodernta lanceolatum, ma dopo che il I.amarck propose di chiamare il paras- sita L gn aitila taenioides si attenne a questo ultimo nome. La sinonimia, del resto, complicata anche per tutti i nomi con cui stata designata la forma giovanile, che cor- risponde alla seconda ninfa e che molti osservatori incontravano nei visceri di animali diversi, senza che se ne cono- scessero ancora i rapporti biologici col parassita delle fosse nasali pi antica- mente noto, cio la forma definitiva. Lo stadio giovanile (fig. 5 D) era conosciuto fino dal 1789, incontrato dal Abilgaard alla superficie del fegato di un Cane, dal Flormann in una Ca- pra d'America; dal Frlich nel polmone di una Lepre, Nel 1S11 questo parassita fu rinvenuto dal Legallois nel polmone di una Cavia; nel 1829 dal Creplin nel fegato di un Gatto; nel 1825 dall'Her- mann nel polmone di Bue; nel 1838 dal Dujardin nello stesso organo della Cavia e dall'Otto nel Riccio. Si consideravano per forme diverse fra loro tutti questi parassiti ed il Rudolphi ne cre il genere Pentastomnm, cou pi specie, P. denticulalum Rud. fu detto quello della Capra; P. ser- ratimi Frlich quello della Lepre e P. emarginatimi Rud. quello della Cavia. Ma il Diesing, dietro uno studio comparativo, riconobbe l'identit di queste forme, che furono cos riunite tutte sotto l'unico nome di P. denticulatum Rud. Uopo ci il Pentastomnm in discorso si riscontr pi volte in animali diversi e sempre negli organi viscerali, come Coniglio, Pecora (gangli mesenterici), Cavallo, Oromedario, Antilope, Daino, Topo, ecc, in varie regioni d'Europa. N l'Uomo ne va esente, poich si conoscono parecchi casi di inquinamento da parte di questo parassita, dal quale si sono trovati invasi il fegato, i reni, il tessuto congiuntivo sotto- mucoso dell'intestino gracile, ecc. La frequenza dei casi d'inquinamento nell'Uomo dipende dalle occasioni di contatto dell'Uomo stosso col Cane. Klebes e Zaeslin trovarono nn caso su 900 autopsie e due su 1914. Laenger ri- Fig. 5. Linguatula taenioides. A, novo (ingr. circa 160 volte) contenente un embrione; B, em- orione acaiiforme, molto ingrand.; O, ninfa o pupa di 9 set- timane, molto ingrand. ; D, Lrni/uatula o Pentastomnm den- ticulatum, forma invanite della L. taenioides, ingrandita IO volte; E. Linguatula taenioides femmina adulta in gran- dezza naturale (da Lcul.mt). 01,1 AFFINI DEGLI INSKl I I scontr un caso di parassitiz/.azioue su -100 dissezioni. Non sembrava per gli ospiti ne avessero risentito nocumento. Invece, nelle Pecore, dove paro ohe pi frequentemente si trovino tali parassiti, essi inva- dendo specialmente i gangli mesenterici (dai quali poi possono sortire per raggiungere altri or- gani viscerali) inducono serie alterazioni ai gangli atessi, che riescono inetti al loro ufficio, cosi che le Pecore all'ette appaiono meno bene nutrite e predisposte alla cachessia. I rapporti genetici dei Pentastomum eolla Liti guattite sono stati primamente constatati e messi in vista dal Leuekart. eolle sue meravigliose ricerche, sia provocando lo sviluppo della Lingua- tuia nel Cane, somministrando a questo carnivoro i visceri di animali inquinati da Pentastomi, sia determinando la pentastnmiasi col far ingerire a Conigli uova di Linguatula espulse dal Caue. La Linguatula adulta si trova, come stato avvertito, pi specialmente nel Cane, nelle cavit nasali, dove rimane attaccata alle mucose merc i suoi piccoli uncini anteriori, ina si rinvenuta ancora, nelle stesse condizioni nel Cavallo. Mulo. Montone, Capra ed anche nell'Uomo. Gli effetti della sua presenza non sono per l'ospite veramente gravi, se non quando, come rarissimamente avvenuto, spostandosi dal luogo di dimora abituale e guadagnando le vie aeree, ed ostruendole ha provocato l'asfissia, ci che nel Cane si visto accadere. In generale la presenza della Linguatula adulta nel Canee manifestata da sternuti frequenti, specialmente a respirazione pi attiva, ad es. dopo una corsa. Talora gli animali si arrestano ansando, procurano di raccoglier aria con movimenti respiratori molto ampi, aprono la bocca e si sforzano di deglutire. Anche il sonno spesso interrotto da perturbazioni respiratorie. In ta- luni casi il Caue sembra minacciato d'asfissia, porta le gambe al muso come per sbarazzare le narici da un impedimento alla respirazione. Poi sopraggiungono periodi di tranquillit. Cogli sternuti sono espulse violentemente le uova iu gran numero, talora anche gli adulti stessi. La permanenza del parassita nelle cavit nasali del Cane pu durare molto a lungo, talora anche quindici mesi. Alla fine poi l'incomodo ospite espulso e non rimaue seria conseguenza pel Cane che ne stato affetto. 11 gruppo comprende pochi generi, anzi, per qualche Autore un sol genere con pi sottoge- neri; per altri si ammettono tre generi distinti, cio Linguatula, col corpo piatto, orli del corpo creuulati e cavita viscerale che manda diverticoli tino agli orli del corpo stesso; Porocephalus Humboldt, col corpo cilindrico, senza diverticoli della cavit viscerale e. Reighardia Ward, che non presentano anuulazioni, cogli uncini e l'armatura boccale poco sviluppati. Quanto al genere Pentastomum esso comprende stadi immaturi, precisamente la seconda ninfa di Linguatula e perci si deve considerare per sinonimo di questo genere. si conoscono una trentina di specie dei tre generi e tra queste non di tutte sono noti i rap- porti di parentela, sicch pu essere che molte, iudicate ora per distinte, appartengano ad un'u- nica specie, come suoi diversi stadi. Fra la Linguatula cito, oltre alla specie del Cane, una L. reeurvata Diesing dell'Onza; L. sub- triquetra Dies. del Caimano, probabilmente l'adulto di L. pusilla Dies. dell'intestino di alcuni pesci. Fra i Porocephalus si incontrano forme viventi allo stato adulto specialmente nelle cavit nasali ili Serpenti ed altri Rettili e le cui uova sono espulse traverso l'intestino dell'ospite. Al- cuni trovansi anche nelle vie aeree di Uccelli. 11 P. annulatus Baird (tg. 4) si trova, allo stato adulto, nei polmoni del Cobra egiziano (.V/ haje) ed allo stato giovanile nei visceri di una specie di Porphyrio. Il P. armlatim Wyrnau adulto si trova nei polmoni di certi Pitoni africani, e la forma immatura nei visceri di Scimmie ed anche dell'Uomo t'generalmente dei Negri). 11 P. crotali Humb. in polmoni, oltrech di Ret- tili, anche del Leone, del Leopardo, ecc.; il P. lari Mgu. nei sacchi aerei dei Gabbiani, ecc. La fteighardia sp. fu trovata nei sacchi aerei di Gabbiano e della comune Rondine marina del Nord-America. A BEBLEBB. Oli Insetti, II. 2. 10 CAPITOLO PRIMO Acari. Per qualche autore gli Acari costituiscono una classe a s fra gli Artropodi od almeno una sottoclasse e non mancano ragioni buone, desunte specialmente dalla embriologia oltrech dalla morfologia, a sostegno di questa tesi, ma per la maggioranza dei sistematici gli Acari vanno ascritti alla classe degli Aracnidi, coi quali convengono fondamentalmente. Qui io mi attengo a quest'ultimo modo di vedere, sopratutto per desiderio di semplificazione, cos come non seguir un troppo sensibile frazionamento in ordini della classe degli Insetti allorquando ne esporr il sistema pi innanzi. Intanto per certo che questo non ristretto gruppo di Artropodi merita di essere per noi qui conosciuto con maggiore larghezza di quanto si sia fatto per tutti gli altri, fra cui sono collocati gli Insetti, perch questi hanno cogli Acari stessi molto stretti rapporti di convivenza, di concorrenza, di parassitismo ed altri ancora pi singolari e degni di nota, cos che se ne dovr trattare molto di frequente, in particolar modo a proposito degli Insetti sociali, che accolgono nella propria societ un gran numero di specie di Acari, con vari uffici talora, sempre con rapporti curiosi e degni di attenzione. Il parassitismo poi, che molte specie di Acari esercitano su taluni Insetti, spesso con effetti rilevanti, anche pratici, deve pure essere accennato, perch la storia degli Insetti stessi non riesca manchevole e cos pure certe comuni e cu- riose abitudini, per cui gli Insetti riescono inconsciamente i pi attivi diffondi- tori degli Acari, che si servono degli Artropodi pi voluminosi come di un rapido veicolo per dislocazioni a grandi distanze. Questi ed altri rapporti intimi fra gli Insetti e gli Acari, rapporti che non si riscontrano con altri Artropodi, fanno s che per noi convenga conoscere pi minutamente, sebbene in modo tuttavia sommario, anche questi piccoli esseri, i quali hanno cos grande parte colla vita degli Insetti medesimi. E giacche pur conviene, per quanto si detto, trattare del gruppo degli Acari con non troppa brevit, cade acconcio di accennare anche a molte forme, le quali risiedono in questo ordine e che possono richiamare la nostra attenzione per ci che la loro presenza causa di particolari effetti, sempre pi o meno molesti, alle piante, ai prodotti agrari ed agli animali domestici, come pi in ge- nerale all'economia tutta della natura, per quanto essa interessa pi direttamente noi stessi. Giacch si accennato e si accenner pi diffusamente anche per gli altri Ar- tropodi terrestri a quelle forme che pi ci interessano praticamente, sebbene non si tratti veramente di Insetti propriamente detti, cio di Esapodi, cos converr conoscere anche qua non pochi Acari che meritano la nostra attenzione per un qualche effetto pratico determinato dalla loro esistenza. Qui tanto pi volentieri io ne parlo inquantoch non si trovano scritti po- polari che ne trattino particolarmente, come converrebbe, sebbene delle forme moleste agli animali domestici sia detto abbastanza in trattati di veterinaria e di quelli agrarii ne abbia detto io di proposito in due occasioni. Ma di tante altre specie domestiche od altrimenti viventi, con effetti per noi sensibili non fatta speciale menzione se non sommariamente e con notizie disperse per entro libri d'indole pi generale e non facili ad aversi. Accenneremo dunque agli Acari agrari, cio diventi a spese delle piante utili o frequenti su queste in difesa delle stesse, agli Acari parassiti dell'Uomo e degli auin ali domestici, a quelli che vivono con noi a detrimento delle sostanze GLI AFFINI DEGLI INSETTI 11 Fig. 6. Tre maniere di rostri di Acari : A, C visti dal dorso ; alimentari e di altri prodotti industriali utili e segneremo la posizione sistematica di tutti gli altri, il cui commercio cogli Insetti verr volta a volta ricordato ed illustrato trattando dei singoli Insetti stessi. Il nome di questi piccoli esseri deriva dal greco mpixla;, che significa minimo, indivisibile, poich Aristotile, che ne us primamente, aveva di mira il piccolissimo acaro domestico del formaggio e di altre derrate alimentari, il quale animaletto veramente ineschino, non oltrepassando il mezzo millimetro, cio con una statura da alienarsi appena ad occhio nudo, se non si rende sensibile col movimento. Ma non tutte le specie del gruppo hanno tali esigue dimensioni, poich le Zecche, ad es., che pur sono Acari, giun- gono, se ripie- ne di sangue, alla statura di un mezzano fagiuolo o me- glio di un se- me di ricino e nei paesi caldi vivono certi grossi l'rom- bidii, che ar- rivano ad una lunghezza, del solo corpo, di circa un centi- metro e mezzo. Ci non ostante, tale nome, per quanto improprio, rimane ormai e si d a tutto l'ordine. Il carattere morfologico pi in vista e che gli zoologi invocano per distinguere il gruppo fra tutti gli altri Aracnidi, quello del corpo non bene diviso in sezioni distinte, o, per meglio dire, malamente distinguibile in due re- gioni, l'ima anteriore, di poco pi piccola della seguente, che pu essere detta capotorace o prosoma, ed una posteriore, non frammentata in segmenti, che l'ad- dome. Il capotorace realmente risulta dalla fusione del capo coi segmenti tor- cali, mentre l'addome corrisponde all'omonima regione degli altri Aracnidi. Ad ogni modo certo che se per talune specie un segno divisorio trasverso, varia- mente sensibile, pu intercorrere fra le due regioni a delimitarle fra loro, in altre specie neppure tale linea pi si manifesta ed in simile caso tutto il corpo appa- risce come un'unica massa, senza traccia di frazionamento o segmentazione esterna od interna. Il corpo nudo, oppure coperto di peluria variamente foggiata e diversamente densa o semplicemente con qualche setola tattile di varia struttura e lunghezza. Talora le setole sul tronco sono anche pi lunghe di tutto l'animale, tal'altra elegantemente conformate a piuma, a squame, a foglia, ecc. La cute pu essere molle, o rinforzata da placche chitinose dure o tutta re- sistente; variamente scolpita o liscia; ornata di colori diversi, talora brillanti, che per lo pi sono nel gruppo dei gialli, rossi, bruni e neri per le forme terrestri e qualcuna delle acquatiche, oppure verdi, fino alla serie dei bleu, in molte specie viventi nelle acque. All'innanzi del corpo sta il rostro (fig. G), cio un complesso di organi per la presa A, di Criptoatigniati ed Astigmati ; B, di Gamasidi ; C, di Tronibididi. p, palpo diboia o chelicero; m, mascella; l, linguetta; e, corpo. B dal ventre. md t man- 12 CAPITOLO PRIMO degli alimenti, fra i quali organi si notano principalmente le mandibole (o chelieeri) che sono pezzi configurati a pinzetta, oppure a stiletto, o terminati da un'unghia a forma di ronca, ecc. Con tali organi l'animale dilacera il cibo. Notansi anche i palpi, che sono appendici per lo pi cilindriche, composte di pi articoli (fino a cinque), di varia forma e dimensione e stanno sui lati del rostro. Il rimanente del rostro stesso, che un complesso di piccoli pezzi sottostante alle mandibole, serve alla assunzione del cibo liquido o solido che sia, e forma l'ipostoma o l'in- sieme delle mascelle, che dir si voglia. Le mandibole talora sono retrattili inte- ramente entro il corpo e composte di pi pezzi, che rientrano l'uno nell'altro come i tubi di un cannocchiale, sicch, in talune specie esse sono, qualora tutte estroflesse, anche pi lunghe del cor- po stesso. Le zampe varia- no di numero e possono v a r i a r e dallo stadio giova- nile (larva) a quello successivo. Infatti nel maggior nume- ro di casi le larve sono esapode, cio hanno solo tre paia di piedi; manca il quarto, cio il poste- riore, che nasce pi tardi, in seguito ad una muta. Le zampe stesse sono fra loro pres- soch eguali, divise in cinque o sei segmenti e terminate dall' ambulacro od or- gano di adesione. Pure talora quelle del 1. paio e pi raramente qualche altro paio mancano di ambulacro. Nel primo caso (fig. 7) le zampe sono realmente organi sensoriali ormai inetti alla locomozione; negli altri casi, cio quando appartengono ad altre paia. la ragione della mancanza dell'ambulacro diversa e rappresenta o speciali allat- tamenti locomotori o carattere sessuale secondario, in rapporto coll'opera di ri- produzione. Tjn intero gruppo di Acari minutissimi, anzi fra i pi piccoli, cio gli Erio- fidi o Fipoptidi, che hanno importanza pratica notevole perch vivono sulle piante, con effetti sensibili, gode di sole due paia di zampe, le due anteriori, mentre le quattro posteriori fanno difetto o per meglio dire sono trasformate in setole e ci in tutte le et. Qualche minore differenza tra le diverse paia di zampe si pu avere relativamente alla lunghezza od alla grossezza, e spesso tale diver- sit in rapporto col vario sesso. Talora su qualche paio di zampe, generalmente sul secondo paio, stanno, nei maschi (ad es.: nel gen. Gamasus) organi stridulanti composti da tubercoli sui vari segmenti, i quali tubercoli hanno una superficie con minutissime strie e, sfregati l'uno coll'altro, determinano uno strido, del resto insensibile ai nostri orecchi. G-li ambulacri, od organi di adesione terminali delle zampe, sono per lo pi Fig. 7. Du Acaro dai piedi anteriori lunghissimi Ingrandito. Litio/iodes uolalorius (L.). CH.I Al'FINI DEGLI INSKTTI 1.3 dei semplici uncini, in numero da uno a quattro, pi comunemente due, tra i quali spesso tesa una membrana lobata o ad imbuto (ventosa) o rimane questa soltanto senza uncino di sorta e non di rado portata da peduncolo pi o meno lungo. Spesso fra gii uncini si notano altri organi di adesione, come apparecchi foggiati a pettine (pulvilli) o soltanto peli ricurvi all'apice (peli di adesione). Gli Acari respirano semplicemente per la cute durante il periodo larvale, pi tardi possono avere organi respiratori speciali in forma di trachee (presso a poco come si veduto negli Insetti) cio di sottili tubuli ramificati in tutto il corpo e facenti capo a stigmi, ossia aperture, il pi spesso in numero di due e collocati in varie regioni del corpo. Anzi la diversa posizione di tali aperture d fondamento ad una classificazione degli Acari in sottordini. In molti casi gli stigmi e le trachee mancano anche nelle forme adulte di ambo i sessi oppure nel solo maschio. Tale modo di respirazione comune anche alle forme acquaiole, ad Idrache ed Alacaridi come si chiamano, a seconda che vivono nelle acque dolci o nelle marine. Sonvi infatti molti generi di Acari i quali vivono entro l'acqua, sebbene alcuni di essi, allo stato- larvale, godano di vita aerea, precisamente in qualit di parassiti di Insetti che hanuo rapporti, per ragioni della loro esistenza, coll'acqua. Si vedr esempio di ci a proposito di forme paras- site delle Libellule (fig. S), e d'altri Insetti acquaioli insieme e buoni volatori. Ora questi Acari d'acqua si pu riconoscere che sono forme evidentemente derivate dalle terrestri, anzi da un solo sottordine di Acari terrestri, che sono appunto i Troinbididi e ne conservano, oltrech l'aspetto generale e l'identica conformazione degli organi principali, maniera di respirazione per mezzo di trachee, soltanto varia stigmi. Tra queste specie acquaiole, che per, allo stato adulto non potrebbero vivere fuori d'acqua, al quale ambiente sono adattate anche per la speciale armatura delle zampe del 3." e 4. paio atte al nuoto, si contano forme bellissime per elegante e singolare conformazione del corpo (fig. 9 e 10), come pure pei colori molto spesso assai brillanti. Nei nostri fossati, specialmente dell'Italia settentrionale sono comuni molte e belle specie di Idracne, come in mare, sulle alghe specialmente occorrono specie formose di Alacaridi e se ne conosce un grande numero. La specie pi voluminosa, quasi come un pisello, sferoidale, macchiata di rosso e di nero, vivente nelle acque dolci la Hydrachna geographica Muli. (fig. 11), la quale per non pare si trovi in Italia, mentre non rara nell'Europa nordica. Un particolare singolarissimo acaro acquatico, che comune nei nostri stagni, special- mente nell'Alta Italia, e vive camminando sulla mota del fondo il Limnoeares hoosericeus (D. G.) (tig. 12, B) tutto rosso scarlatto e che a prima vista si confonde- rebbe volentieri col comune Trombidio degli orti, del quale ha pure le dimensioni. Questa strana hlracna ha un corpo cos molle, che le contrazioni dei muscoli lo fanno continuamente deformare nel modo pi curioso, tantoch, se non si coglie un momento in cui l'animale in riposo, non possibile farsi un concetto giusto della forma del suo corpo. Fig. 8. Larva di Hydrodroma rubra K. dal dorso, ingrandita, parassita di Libellule, (dal Kramev). anche la comune la posizione degli 14 CAPITOLO PRIMO In generale poi le forme giovanili o larve (esapocle) delle Idracne (fig. 8). ricordano assai bene quelle dei Tombidi terrestri e sono perci molto differenti dalla forma definitiva adulta (fig. 12, A). Nell'acqua tutti questi piccoli esseri vivono, almeno allo stato adulto, predando animaletti minori e nuotano e si muovono nel loro ambiente con grande velocit, agitando rapidamente le loro zampe. Assai pi vario il modo ed il luogo di vita degli Acari terrestri, dei quali Fig. 9. Tre bellissimi Arrhenurus ingranditi, dal dorso. A, Eopolu tuberatus Koeniche (da Koen.); B, Arrhenurus maculator (Unii.), maschio dal dorso; 0, A. abbreviator Berlese, maschio supino (da Boriose). moltissimi sono parassiti d'altri animali fra gli Artropodi ed i Vertebrati ed altri godono di vita libera. Alcuni poi sono parassiti nello stato giovanile e liberi di poi. Fra gli Acari liberi, quelli che vivono entro terra, fra le foglie ed altri de- triti vegetali putrescenti ed in generale dovunque si trova sostanza organica in decomposizione hanno certamente in natura una importanza pratica grandissima, perch concorrono al rapido disfacimento della sostanza stessa e la preparano sollecitamente a rientrare nel circolo della vita. La piccolezza di questi esseri, che possono prendere di mira i pi esigui detriti organici per nutrirsene e la grande prolificit loro, per la quale in pochi GLI AFFINI DRGLI INSETTI 15 giorni ima sola femmina fonda, collii sua figliolanza, colonie di migliaia e migliaia di individui, fanno s che il loro ufficio nell'economia della natura prontamente seguito cos presto, come n la decomposizione chimica n il concorso di forme maggiori, come ad es.: di altri Artropodi o dei Vermi terrestri potrebbero ottenere. Stando in mezzo fra l'azione, lenta nel maggior numero dei casi, dei micror- ganismi o quella non sempre presente degli ani- mali pi voluminosi, l'attivit degli Acari alla modificazione continua dei detriti organici e delle sostanze in decomposizione del massimo rilievo. Gli animali pi grossi ed in confronto degli Acari possono includersi tra i maggiori anche gli Insetti, praticano in grande la dispersione della sostanza organica putrescente, ma non insi- stono fino agli ultimi detriti, ai quali invece accorrono gli Acari e ne ottengono la pi minuta distruzione. In confronto degli Insetti gli Acari sembre- rebbero in isvantaggio per ci che si riferisce a questo ufficio, giacche la piccolezza loro e la mancanza di organi di volo sono certo attitudini negative a trovarsi prontamente sul posto ove giace sostanza organica morta. Ma la maggior parte degli Acari terricoli o viventi fra le so- stanze putrescenti godono di una singolare facolt di diffusione, poich ricorrono per tale opera pre- cisamente ad animali di maggior volume e pi facilmente locomobili, in particolar modo agli Insetti stessi, sui quali si raccolgono come su comodo e rapido veicolo, per essere trasportati ben lungi, sollecitamente, a fondare nuove colonie. Per esempio, gli Insetti stercorari portano sempre sul loro dorso Acari stercorari (fig. 13), i quali cos emigrano dall'uno all'altro ambiente e concorrono, con un lavoro pi minuto e dili- gente, alla distruzione della sostanza putrida, dopo i primo e pi sommario attacco da parte degli Insetti stessi. Anzi, gli Acari, per questo ufficio sono dalla natura particolarmente provvisti di espe- dienti, talora molto singolari. Come l'Insetto a diffondere la specie gode di poderosi organi di volo, cos l'Acaro fornito di organi ade- sivi speciali per rimanere molto bene aderente al veicolo e talora anzi, merc una muta, as- sume una forma od un tegumento pi adatti ai disagi della peregrinazione, una vera e propria veste da viaggio, che talora d all'A- caro un aspetto diversissimo da quello della forma sedentaria. Per queste migra- zioni, nelle quali il veicolo rappresentato da Insetti di tutti gli ordini e pi raramente da Miriapodi, variamente si comportano diverse specie di Acari. Fig. 10. Un Alacaiide (Balacartis humerosus Troueas), prono : ingran- dito (da Tronessart). Fig. 11. La pi grossa Idracna europea, Hydrachna tjeographica Muli. A grandezza naturale. 16 CAPITOLO riIMO Taluni, semplicemente cos come sono allo stato libero, senza mutazioni di sorta, salgono sull'Insetto e vi si attaccano merc le zampe o meglio coll'aiuto delle mandibole foggiate a chela (flg. 14), colle quali stringono tenacemente i peli A B Fig. 12. Due Idracne fra le maggiori nostrali. A, Hydrodroma rubra K. ingrandita, dal dorso; B. Linnochares holoserceus {D. G.) ingrandito, dal dorso. A grandezza naturale (da Berlese). sparsi sul corpo dell'Insetto, n lo abbandonano se non quando sono certi di essere giunti in luogo opportuno alla vita della colonia che si promettono di fondare. Altri hanno organi speciali di adesione, in forma di ventose sul ventre e con queste aderiscono assai tenacemente alla cute liscia del veicolo. Altri ancora, come sono le Uro- pode, emettono dall'a- pertura anale un tenace e grosso filo di seta, col quale si attaccano forte- mente al corpo dell'In- setto (fig. 13) e non se ne liberano che giunti a de- stino. Altri finalmente seguono una pratica delle pi complesse. Quando l' ambiente diviene inadatto alla vita dell'Acaro, nella colonia sorgono, per metamorfosi, delle forme particolari molto ricche di organi di adesione e sprovviste invece di tubo digerente e di organi boccali, dal momento che durante il viaggio non devono nutrirsi. (Jos preparate queste forme migranti assalgono gli Insetti od altri animali, vi si fissano e si fanno trasportare altrove, in altro am- biente meno ingrato, dove giunte, discendono dal veicolo, raggiungono il luogo Fig. 13. Uu piccolo insetto stercorario (Onlophagus) coperto di Acari viaggiatori (ninfe di Uropoda). Si trovano anche delle ninfe di Oa- masis coleoplralomm (A). Ingrandito. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 17 opportuno a, fondare nuova colonia, si mutano nuovamente, riprendendo l'aspetto e gli organi della forma sedentaria, ringiovaniscono anche un poco, perch colla nuova muta guadagnano uno stato pi giovanile di quello del quale sono partite e Analmente, divenute adulte, provvedono alla riproduzione ed all'inquinamento del nuovo ambiente. Allorch si parler di Hypopus e di forme ipopiali, trattando degli Acari che albergano sugli Insetti, sar il caso di illustrare anche meglio questa singolarissima maniera di adattamento. Del resto le forme ipopiali si prestano anche a conservare in posto, sul corpo dell'ospite, alcune specie di Acari che vivono sugli Uccelli, sulle loro piume e che potrebbero disperdersi durante le mute del piumaggio. In molti casi, all'av- vicinarsi del cambiamento delle penne, sorgono, nella colonia di Acari, specialis- sime forme del tutto diverse dalle nor- mali e che penetrano e si trattengono entro la pelle stessa dell'ospite per poi, finita la muta, sortirne, riguadagnare le penne, trasformarsi nella forma comune e ricominciare l'ordinario ciclo di vita. La presenza quasi costante degli Acari nei pi svariati ambienti e colle pi diverse abitudini di vita in rapporto con altri animali superiori aveva persuaso i naturalisti di due secoli fa ad attri- buire a questi minuti esseri delle attitu- dini molto nefaste e si incolpavano gene- ralmente della massima parte delle ma- lattie, specialmente delle infettive. Gi prima all'epoca del Vallisuieri, il quale Autore di una teoria parassi- taria speciale, ad esplicazione di molti fenomeni morbosi, si ammetteva comune- mente la esistenza di vermicelli, come si chiamavano, quali causa primaria di non pochi morbi di infezione degli animali superiori ed il Vallisnieri ne faceva la sola e precipua causa di certe epizoozie che scoppiavano tra le vaccine. In certo qual modo sono cos preconizzati i microrganismi eie loro attivit, che solo molto pi tardi, per opera sopratutto del Pasteur, sono messi in luce e dimostrati. I contemporanei del Vallisnieri non sono mancati di affermare i vermicelli come cosa veduta, nel sangue guasto ed in organi alterati di animali infetti e li descrivono anche, perfino indicando bocca, occhi ed altri organi. Tutto ci parto di fantasia o si deve attribuire agli imperfettissimi strumenti del tempo, coi quali certo non era possibile, neppure lontanamente, distinguere mi- crorganismi come i bacilli, ecc.; ma il ragionamento, pel quale si veniva a con- cludere l'esistenza di organismi parassitari, causa precipua dei fenomeni morbosi, correva esattamente. Poco di poi, quando si giunse a riscoprire l'Acaro della scabbia, del resto assai bene descritto, figurato ed illustrato almeno un secolo prima, fra gli altri dal nostro Redi, e si dovette attribuire all'Acaro stesso la causa prima ed unica della malattia, un generale sospetto si sparse su tutti gli Acari e non manca- A. Berlese, Gli Insetti, II. 3. Fi. 14. Gamasiis coleoptratorum (L.). Ninfa migrante attaccata ad uu pelo del corpo di un Insetto, in atto di l'arsi trasportare. Ingrandito. 18 CAPITOLO PRIMO rono patologi che li tennero responsabili di pressoch tutte le manifestazioni morbose degli animali superiori e dell'Uomo stesso. Una osservazione mal fatta, nel principio del secolo decimonono, incoraggi notevolmente questo nuovo modo di vedere. Fig. 15. Mosca domestica con un parassita vero attaccato alla zampa anteriore (Larva di Trombidium), che si vede pi ingrandito a fig. 18 ed un acaro viaggiatore (Holostaspis marginatile Herm.) attaccato alla zampa posteriore. Il 18 Termidoro dell'anuo 2. delVa Repubblica il chirurgo Brasdov, all'ospitale militare di Strasburgo, sozionava un cervello tolto da un cranio, che aveva subito una grave frattura, ma la dura madre non era stata toccata. Allorch i due emisferi cerebrali furono separati e spostata la dura madre si vide correre sul corpo calloso un Acaro grossetto, che dall'Hermann fu poi de- scritto nel 1804, sotto il nome di Acarim marginatili. Non potendosi spiegare la presenza di questo acaro come venuto dal di fuori, parve necessario ammettere che esso si trovasse da tempo nel cervello del soggetto e si immagin tutta una teoria di particolari maniere d'in- gresso e permanenza di Acari negli organi interni di animali superiori e di circolazione nell'ospite, col sussidio dei vasi sangui- gni. In appoggio alla teoria l'Hermann cita non solo il caso della scabbia, ma ancora quello ricordato dal Lejenue, chirurgo del re, caso riferito dal Guille- meau, dal Mouffet e dal Gendron di Acari viventi nella cornea dell'occhio e che si toglievano con uno spillo d'argento. Altri casi, come quello di un altro Acaro (Acarus celiarla Herm.) vivente nelle cantine eppure dal Lauth trovato nel 1787 sulla ghiandola pituitaria di un pazzo morto all'ospedale e quello citato dal Cornelius Gemma, che in un cranio di femmina si erano trovati in gran numero Acari e Cimici sembrarono confermare indiscutibilmente le accuse che si rivolsero allora agli Acari, delle quali pi tardi invece fu fatta colpa a microorganismi. Ora si pu giudicare diversamente. Quello che fossero gli Acari della cornea dell'occhio nou possibile affermare. Certamente non mi consta che si sia riconosciuto di poi qualche Aracnide colle abitudini sopracitate. Ma per quanto riguarda V Acarua marginalit e VA. celiarla certo che il primo si trova non di rado mi- grante, attaccato colle sue mandibole, alle zampe della mosca comune (fig. 15). Sono l' Holostapia marginatali e talora anche V H. badiali, che si sanno viventi uei letamai e frequenti sugli Insetti ster- corari, in attitudine di migrare ed anche, sebbene pi di rado, sulla Mosca comune, che, come noto, si svolge nelle coucimaie e di l sorte all'aperto. Appeua la mosca giunge in ambiente che l'acaro pu credere opportuno a fondarvi una colonia, esso lascia l'ospite ed certo stata una mosca domestica ad abbandonare l'acaro sul cervello che si stava sezionando nella suddescritta occasione. Il caso riferito dal Lauth si deve attribuire al Gamassas lunaria, egualmente delle concimaie, la cui forma migrante (dall'Hermann, per la somiglianza confuso collocarti cellaris) si attacca ad un moscerino che frequenta le case. Quanto riporta il Gemma vero, ma uou si tratta di Acari, bens di vere e proprie Cimici dei letti e sono molti i casi ricordati di questi Insetti penetrati entro il crauio d'uomini, traverso il naso, e col moltiplicatisi grandemente. Ci nonostante il sospetto di una causa parassitaria per molte malattie contagiose, sospetto come si sa ora ben fondato, la piccolezza degli Acari, la loro frequenza dovunque e qualche caso ui.i AFFINI DUOLI INSETTI 19 di infezioni dovute veramente all'opera di talune forme parassite, come l'Acaro della scabbia, il VermanySBitt gnllinae, ecc. diedero origine alla teoria, che pi tardi il Raspali accett ed illustr largamente, che fossero gli cari, o vermicelli come si dicevano allora, gli esseri pi nefasti in natura e causa dei pi svariati morbi, dai cancri, pestilenze, dissenteria, ecc. e questi minuti ani- maletti subirono per molto tempo le pi immeritate accuse e furono oggetto di un vero terrore. Per la verit essi non sono tutti senza colpa, ma di gran lunga al di sotto di tutto quanto venivano gratificati quasi un secolo fa. Che fra gli Acari si trovino molte specie ectoparassite di animali superiori e di invertebrati non vi ha dubbio ed anche vero che spesso la loro presenza determina serie affezioni; ma quanto ad endoparassitismo non si conoscono veramente che pochi casi soltanto, bene certi. Ad esempio il Cytodileu nudit un acaro parassita della Gallina, nella cui trachea e nelle vie aeree, fino nei canali aerei delle ossa si pu riscontrare, con effetto grave anche letale per l'ospite. Cos anche il Laminosioptes cysticola raggiunge il tessuto sottocutaneo nella Gallina ed altri Uccelli di cortile. Contuttoci taluu autore non manca di ricordare qualche caso, molto incerto e discutibile, da riferirsi anche all'Uomo. Infine diro che il Banks, nel 1901, trov che acari della famiglia dei Gamasidi arrivano nelle Scimmie (Indie orientali) ad incistidare persino nei polmoni. Essi appartengono allo stesso gruppo di (incili che abitano le fosse nasali nelle Foche (Halaraahiie) odi taluni uccelli, ad es.: dell'Oca domestica (Kiuonissidi). Gi il Linneo tratta di un Acarus dysentcriae, che si sarebbe trovato abbondante nelle feci di persone affette da dissenteria, e l'Autore non sa trovarvi differenza in confronto di quello della scabbia, di quello della farina e d'altri. L'Orsolato, nel 1861, afferma di aver trovato in gran numero Acari, di un aspetto particolare, in deiezioni di un malato di dissenteria. La figura data da questo Autore dimostra trattarsi di un Tiroglifde, di quelli che vivono sulle derrate alimentari stante ed io ho dubbio che qui si nasconda qualche errore di osservazione. Intanto, pi recentemente (1897) al Giappone si trovato un acaro, del quale si dico che viva nel rene dell'Uomo, determinando una speciale ematotibrinuria e fu denominato Nephrophagns tanguinariu. L'Oudemaus ritiene trattarsi d'un Tarsonemide. Anche dal Brasile si hanno notizie di Acari usciti dalla vescica, in compagnia di Filarie ed ancor d'Acari, in un caso, trovati nella linfa estratta dallo scroto di persona affetta da elefantiasi. Finalmente il Blanchard illustra bene un Acaro nuovo (Hiatigasley spermaticus) trovato vivente, in grande quantit, nel liquido conte- nuto in una cisti dell'epididimo, in una persona che aveva soggiornato nelle Indie inglesi. Pi numerosa certamente la schiera degli Acari che possono molestare l'Uomo con abitudini di ectoparassiti, sia accidentali, sia tutto affatto particolari del re della natura e suoi propri. Questi ultimi, a dir vero, non sono che due specie, l'Acaro della scabbia e quello dei follicoli, ma degli altri, che all'occa- sione si possono servire dell'Uomo per trarne nutrimento, con danno o molestia dell'ospite, il numero assai maggiore e, senza contare le Zecche, di cui quasi tutte le specie non disdegnano di parassitizzare anche il pi alto degli animali, si possono ben noverare almeno un'altra decina di forme, che all'oc- correnza si nutrono del suo sangue o dei suoi umori. Cito, oltre alle Zecche anzidette, due o tre specie di Argas, almeno tre specie di Trombidium allo stato larvale (Leptus), il pidocchio pollino (Dermanyssus galUnae), il Pedictdoides rentricosus, un JDermatophagus e Dermatophagoides, che accompagnano in talune localit l'Acaro della scabbia, ecc. Degli altri Mammiferi, fra i marini, nelle Foche si sono trovati Acari, gi citati, viventi nelle l'osse nasali ed appartengono al gruppo dei Gamasidi ; ma nei Cetacei, Sirenidi e Pinnipedi non si sono peranco riscontrate malattie cu- tanee dipendenti da Acari, come sono invece comuni fra i mammiferi terrestri. Infatti alcune forme particolari di Acaro dei follicoli (Demodex) si incontrano sul Cane, sul Gatto, sulla Capra, sul Maiale, sul Montone e sul Bue, Cavallo, Volpe, Pipistrelli e non sempre inoffensive, come quella occorrente sull'Uomo, 20 CAPITOLO PRIMO perch nel Bue, nel Cane, ad es., possono determinare delle assai gravi infezioni cutanee, e non indifferenti nemmeno nel Maiale e nella Capra. Molte forme di Sarcoptidi psorici, che cio determinano varie specie di rogna, aggrediscono, oltre all'Uomo, ancora parecchi Mammiferi di quasi tutti i gruppi, particolarmente fra gli Ungulati ed i Carnivori. Ad es.: specie del vero genere Sarcoptes si sono incontrate sul Cavallo, Asino, Mulo, Cammello, Drome- dario, Lama, Giraffa, Antilopi e Gazzelle, Capra, Pecora, Bue, Elefante, Cane Lupo, Volpe, Iena, Furetto, Gatto, Leone, ecc. Pi raramente si trovano su Roditori, Insettivori e Chirotteri, come sulla Lepre, Coniglio, Capibara, Wombat, Topi diversi, Riccio, Pipistrelli in genere. Oltre ai veri Sarcoptes, anche forme affini di generi diversi, come Psoroptes, Ghorioptes, Notoedrus, Otodectes, Caparinia, Chelrocoptes, possono determinare molte serie malattie della cute, confinate a particolari regioni del corpo o diffuse a guisa di rogna con caratteri speciali. I Roditori, Insettivori e Chirotteri sono anche molestati da altri Acari del gruppo dei Gamasidi, molto maggiori dei Sarcoptidi, e viventi del sangue delle vittime. Si avvicinano al Pidocchio pollino o Dermanyssus gallinae gi ricordato, ma appartengono a generi diversi, cio Ijiiognaihus, Laelaps, Haemogamasus, Myonyssus, Pteroptus, ecc. A questi si aggiun- gono anche le larve di Trombidium o Leptus, che si vogliano dire, le quali ag- grediscono anche l'Uomo, ma non si incontrano sugli altri Mammiferi gi citati. Per qualche specie e particolarmente pei Chirotteri si debbono ricordare anche delle Zecche tutto affatto esclusive a taluni ospiti. Gli Uccelli sono pure vittime di particolari Zecche, le quali, specialmente nello stato giovanile, li aggrediscono, sopratutto infiggendosi nel capo dell'ospite, attorno all'orecchio. Sui Piccioni vive comune ed abbondante un grosso Argas (A. rejexus), specie di zecca piatta ed ovata, e talora dall'ospite abituale si reca ad aggredire anche l'Uomo. Ma oltre a questi Acari pi grossi, gli Uccelli ne albergano una sterminata quantit di specie e talora ne hanno ripiene le penne. Si possono trovare sugli Uccelli varie specie di Leptus che, se abbondanti, de- terminano rossore ed infiammazione della pelle, specialmente del ventre, ma pi comuni sono, nel piumaggio dell'ospite, Acari del gruppo dei Sarcoptidi, meno frequenti i Gamasidi e qualche Trombidide speciale, inteso alla caccia partico- larmente dei Sarcoptidi. Un vero mondo di piccoli esseri, ai quali vanno aggiunte non poche specie di Insetti, sopratutto del gruppo dei Mallofagi, che non mancauo mai e talora anche qualche Dittero o qualche altro insetto d'altro ordine. Gli Uccelli sono infatti una collezione circolante di parecchie specie di Ar- tropodi, parassiti in vario grado e con diverso danno dell'ospite, predatori dei parassiti, ecc. Restringendoci per ora agli Acari, dir che i Gamasidi apparten- gono ai gi citati generi Dermanyssus e Leiognathus, ma pi che sul corpo degli Uccelli stanno nei loro nidi o negli ambienti ove riparano nella notte ed in questo tempo salgono sull'ospite per suggerne il sangue. Comunissimi sono invece i Sarcoptidi ed appartengono a due distinti gruppi, quello cio dei parassiti veri, nutrentisi di umore circolante della vittima, e quello dei Pterofagi, che si limitano a rodere le penne o lambire la sostanza grassa di cui esse sono spalmate. Questi fanno meno danno e, per quanto nume- rosi, non provocano malattie cutanee o pi interne all'ospite, come fanno invece i precedenti, che appartengono sopratutto ai generi Cnemidoeoptes, Laminosioptes, ( 'ytodites. I Pterofagi invece, od Analgesidi, come si dicono, vivono sulle penne nel modo citato, alcuni sulle remiganti, altre sulle tettrici, pi rari sulle timoniere, GLI AFFINI DEGLI INSETTI 21 Fig. 16. Alcuni Sarcoptidi avicoli (Analgesidi) maschi. .1 Falciger rostratus (Bacon.) dei Colombi, dal dorso, gli altri tatti supini: B. Bdellorynchus pohimorphxis Tronesa. delle Anatre ; C, Anabjet clavipet Beri, delle Silvie; Z>, Thecarthra semaphora Xroness. della Sterna hirundo ; E, Frc/nnn anatia (K.) delle Anatre. 22 CAPITOLO PRIMO alcune forme entro il caule stesso delle penne maggiori, e vivono in colonie nu- merose, spesso pressoch immobili. Si contano uno straordinario numero di ge- neri e di specie. Ad es., sugli Uccelli italiani non sono meno di 150 le specie finora citate e vanno in molti generi, tra i quali i principali sono : Pteroliclms, Freyana, Pteronyssw, Megninia, Analges, Pterocolus, Proctophyllodes ecc. Si notano, per questi esseri, forme talora molto singolari (fig. 16), con uno spiccato dimorfismo sessuale, che si manifesta col diverso sviluppo delle zampe, le quali talora, nel maschio, sono, per certe paia grossissime e molto diversamente conformate da quelle della femmina, che diversa anche per la forma dell'ad- dome, nei maschi generalmente terminante con una configurazione molto com- plicata, con appendici varie, talora eleganti, ecc. Talora, nei maschi, si nota una singolare asimmetria delle parti, molto spiccata sopratutto negli arti e costante per ciascuna specie. Questi e gli altri Sarcoptidi sono, sul posto, insidiati da altri Acari predatori, specialmente Cheiletidi, ad es. Cheyletiella heteropalpa Mgn. co- mune sui passeracei nostrali (fig. 17), che, natural- mente, albergano in tutti gli stati sul corpo del- l'uccello. Anche gli Analgesidi riparati entro il culmo delle penne maggiori sono decimati da particolari Cheiletidi, lunghi e configurati opportunamente per la vita entro lo stesso ambiente. Trovansi Acari con abitudini intermedie fra gli abitatori delle piume e quelli che sulla cute determinano stati patologici. Tali Acari, non psoroptici, n pterofagi? vivono sulla cute, per al suo esterno, e si nutrono dei detriti, delle desquamazioni di questa. Le specie parassite dei pi comuni animali domestici nostrali possono rilevarsi dal seguente quadro (pag. 23), nel quale gli Acari sono aggruppati secondo le prin- cipali sezioni dell'ordine, conforme si dir poi. Si escludono dal quadro stesso le Zecche, perch queste non sono parassiti speciali e solo annoverato VArgas reflexus, che attacca particolarmente i Piccioni. Si escludono anche i Sarcoptidi Analgesidi perch senza interesse pratico e quelli Gliricoli (Listroforidi) perch viventi sui Mammiferi a spese del pelo, senza per danno sensibile dell'ospite. Le forme veramente nocive agli animali domestici sono le seguenti (vedi Tabella a pagina seguente). Oltre a ci si sa che qualche specie di zecca l'agente di diffusione di speciali malattie contagiose e questo appunto il caso del Rhipicephalus (Boo- philus) anmdatus Say (e R. (B.) bovis), che diffonde i microrganismi della febbre del Texas, ematuria dei bovini, non soltanto in America, ma ancora in Europa, Australia, ed altre regioni del globo. Questo, del resto, non il solo acaro dif- fonditore di malattie parassitarie, poich, come esso propaga, coWHyalomma aegyptium la Babesia bovis, si attribuisce alle Zecche nostrali pi comuni, Ixodes ricinus ed I. hexagonus, la diffusione della Babesia canis. Gli Argasini si riten- gono pegli agenti propagatori degli Spirocheti. VArgas persicus diffonde la febbre ricorrente. In altro gruppo di Acari, cio fra i Trombididi, uno speciale Leptus propaga, al Giappone, una particolare malattia infettiva, col denominata Kedani. Pi lungamente di tutto ci terr parola allorch dir specialmente degli Ixodidi e dei Trombididi. Anche in Italia, particolarmente attorno a Eoma e nelle isole, la malattia comune. Ma non sono questi i soli casi di organismi inferiori diffusi per opera degli Fig. 17. Un Cheiletide predatore di Acari avicoli (Cheyleliella hete- ropalpa Mgli.) supino, ingrandito (da Berlese). lil.I AFFINI DEGLI INSETTI 23 fri s ^ e a .- 3 K CD ^ > 3 ns w a - X s a -.1 s C3 MI a a < o .2 o a a o *d 3 S sB 5j 2 3 o -a "S O 43 ? 2 9 W Z; Oh '= 3 w- e- e- ( ce 1) 4? Ja Bh e. a. o o g S C3 g .3 B B S O - ~ - - - - * 3 S * O. 43 +3 a. 3 O c3 x o .a t- 9 i ^ 43 43 3 .Z - - /. co O 3 "d d 2 B B " B 43 c8 a a >> J U O O J5 3 3 Oh O O a SI 3 3 a cs Z, - 1> s 3 a a ,9 k .2- V. 3 M J M ut? 3 & 3 . 3 > "d !S co a . a - a S 5 S> O a o 3 C3 te o 3 .So tr *d ^ CO 3 c8 cs 2 a a s O r. O 24 CAPITOLO PRIMO Acari. Come questi profittano di forme pi voluminose per giungere pi sol lecitamente ed a maggiore distanza, cos esseri anche inferiori agli Aracnidi, come sono ad es. minuti Vermi, Anguillule, ecc., albergando dentro e fuori degli Acari e se ne servono come di pi rapidi veicoli. Gli Acari poi viventi nelle sostanze in decomposizione sono anche attivi diffusori di spore di funghi e di altri bassi vegetali. Una piccola schiera di Acari planticoli pu essere accusata di molestia e di danno alle piante in genere e quindi anche alle coltivate. Oltre a quei Fitoptidi, ai quali si accennato e tutti viventi a spese dei vegetali, ma di cui una o due specie sono seriamente nocive perch attaccano piante molto utili, con gran danno, certo che Acari alquanto pi voluminosi, come sono tutti quelli della famiglia dei Tetranichidi, riescono molto nocivi alla vegetazione, perch su gran numero di piante e fra queste su molte delle colti- vate, anche fra le pi utili, essi si sviluppano in cos numerose colonie, da pro- durre affezioni gravi e che diffcilmente si combattono. Basti l'esempio del Tetranychus telar ius e dei danni che esso reca alla Vite ed a molte altre piante coltivate. Fra gli Acari nocivi si possono anche annoverare quelli che albergano sulle derrate alimentari e, moltiplicandosi enormemente e con molta rapidit, finiscono per distruggerle affatto, se non intervenga riparo. In questo gruppo dunque sta tutta una serie di Acari, che sono defluiti per domestici ed abbondano nei ma- gazzini di derrate e nelle case, dove vivono a spese della farina, del formaggio, delle carni e delle frutta secche, ecc. e sono sempre mescolati ad altri Acari loro predatori, che vivono in mezzo alle colonie di quelli detriticoli, come si di- cono, per cibarsene e questi attivi predatori sono il precipuo freno alla molti- plicazione eccessiva di quelli nocivi. Ma gli Acari, i quali si trovano a vivere entro le sostanze putrescenti, si possono considerare per forme utili nella economia della natura. Ne ho gi ac- cennato e sono in grandissimo numero di specie di tutti i sottordini. Le concimaie, ad es., hanno una particolare fauna di Acari, i quali vivono nella costante alta temperatura della putrescenza ed, al solito, vi sono mescolate alle specie coprofaghe anche molte altre predatrici, che vivono a spese delle prime e queste, colla enorme fertilit, provvedono alla propria specie ed alla nutrizione dei molti predatori loro ; e quando l'ambiente pi non si presta alla vita delle une e delle altre, tutte insieme emigrano, col concorso di Artropodi pi volumi- nosi e pi rapidi. Queste specie coprofle vengono poi portate sui campi e si disperdono nel terreno, dove concorrono, con quelle abitudinarie del terreno, alla distruzione della sostanza organica morta ed alla diffusione dei microrganismi del terreno, necessari alla vita dei vegetali. Si pu sospettare che i concimi chimici non eguaglino la potenza fecondante di quelli naturali, tra l'altro, perch non albergano n microrganismi, n questi piccoli animali che diffondono cos attiva- mente e vastamente i microrganismi stessi, senza i quali il terreno sterile. Gli Acari viventi entro terra e che si nutrono di radici morte e decompo- nentisi, di tuberi, di funghi sotterranei, ecc. come quelli che in gran numero stanno tra i detriti vegetali che marciscono, e quelli che ancora vivono fra i muschi, i licheni, ecc. a fior di terra e sono moltissime specie di tutti i gruppi, certamente hanno una grande influenza nella rapida formazione dell'humus e nel continuo movimento della vita entro il terreno vegetale. In una palata di terra umida con detriti organici pu essere che non si trovi insetto di sorta od altro animale di una certa dimensione, ma impossi- bile non incontrare grandissimo numero di Acari. Sono questi principalmente i GLI AFFINI DK.OI.I INSETTI semoventi, che di continuo rimescolano, in seno alla terra, anche alla profondit di parecchie decine di centimetri, tutto quanto vive nel terreno. Ilo trovato, ad esempio, in nidi di topo campagnuolo, composti, come noto, di foglie secche e nascosti profondamente entro terra, uno o due Miriapodi, qualche porcellino terrestre, nessun insetto, ma una enorme quantit di Acari, da ascriversi ad almeno una cinquantina di specie e questa massa di attivi lavora- tori riducono presto tutta la sostanza morta in detriti impalpabili. inoltre si hanno continui spostamenti in senso verticale, nel seno del ter- reno, per parte degli Acari terricoli, i quali, dopo le pioggie risalgono, raggiun- gono anche la superficie e su quella, se umida, si muovono in tutti i sensi ed in lunghe peregrinazioni, per rientrare sotto la superficie, mano mano che l'umi- dit ambiente scema, sino a raggiungere profondit considerevoli, specialmente in estate. Tutte le quisquilie organiche dipendenti dagli animali sotterranei, composte dei loro escrementi, residui del pasto, dei loro stessi cadaveri, sono presto ri- dotte in detriti minutissimi e disperse, sopratutto per l'opera assidua di gran numero di specie di Acari. Rapporti degli Acari cogli Insetti. Xoi dobbiamo insistere sopratutto nel cono- scere gli intimi rapporti fra gli Acari e gli Insetti, i quali rapporti sono tali come non ne esistono, cogli Insetti stessi, da parte di nessun altro gruppo di animali. Cogli Acari gli Insetti hanno relazioni continue di convivenza, di commen- salismo, di parassitismo, oltre a quelli gi ricordati per la diffusione degli Acari stessi ed altri molto singolari, che possono richiamarsi ad una vera e propria simbiosi, per cui certi Insetti sociali, specialmente Termiti e Formiche, danno nutrimento ed alloggio a molte specie di Acari, per averne in cambio particolari servigi o semplicemente, a quel che sembra, solo diletto, come noi ne ritraiamo da parecchi animali che nutriamo nelle nostre abitazioni. Dei rapporti di commensalismo inutile dire troppo, avendo gi accennato al fatto che i medesimi ambienti possono albergare animali diversi e perci non di rado, anzi frequentemente, ad es. per le forme coprofile, per quelle delle so- stanze iu decomposizione, planticole, ecc. Acari ed Insetti si trovano conviventi e commensali nella stessa dimora ed alla stessa mensa, gli Acari colFnfficio, direi quasi, di una pi minuta e diligente dispersione della sostanza nutritiva. Invece, molto interessanti, non solo dal lato della vita degli Insetti, ma an- cora da quello pratico, secondo il nostro punto di vista, sono i rapporti di pa- rassitismo, cio le maniere e gli effetti coi quali taluni Acari vivono per davvero parassiticamente a spese degli Insetti, cio sul loro stesso corpo e dei loro stessi umori. Anche in questo caso, del resto, come si gi veduto pel parassitismo a carico degli Uccelli e dei Mammiferi, si notano non solo Acari veramente parassiti degli Insetti, i quali, nutrendosi degli umori loro circolanti sono di molestia e di danno all'ospite, non di rado fino ad ucciderlo, ma altre specie che vivono sul corpo degli Insetti solo per raccogliervi umori trasudanti e ne curano cos la pulizia, forse con vantaggio pi che con nocumento dell'ospite. Questi, che cos fanno, sono appunto gli Acari della famiglia Canestrinidae, i quali, anche per la conformazione generale, sono da avvicinarsi appunto a quegli Analgesidi che si sono detti vivere sulle penne degli Uccelli, nutrendosi di quel grasso che le spalma, senza per serio danno dell'animale che li alberga. a Bru ess, OH Inveiti. II. 4. 26 CAPITOLO PRIMO Fig. 18. Un Leptus (larva di Trombidide) comune pa- rassita di vari Insetti ; molto ingrandito, dal ventre (da Berlese). Molte specie di Coleotteri hanno colonie di Canestrinidi celate sotto le elitre, sul dorso dell'addome o sul petto e questi Acari vivono col in vario numero, con uova, giovani ed adulti, n si allontanano altrimenti dall'ospite. I Coleotteri medesimi, specialmente gli Scarabei stercorari, hanno per lo pi sotto le elitre anche altri Acari pi grossi, del gruppo dei Gamasidi (Copriphis e generi affini), i quali, probabilmente, si nutrono, se non anche di secreti dell'ospite, della sostanza che esso frequenta e di cui rimane il pi spesso molto im- brattato. Ma le vere forme parassite non sono in gran numero ed apparten- gono alle pi alte famiglie dei Pro- stigmati, cio ai Trombididi ed Eritreidi ed al singolare sottordine degli Eterostigmati. I primi corrispondono e si ac- costano a quei Leptus che si gi avvertito trovarsi allo stato paras- sitario anche sull'Uomo, oltrech su altri animali superiori. Per fissare le idee rammenter il comune Trombidium, quella specie di ragno rosso, come volgarmente si dice, lungo poco meno di mezzo centimetro e che si vede sulle piante, sui tronchi degli alberi specialmente o sulla terra, sopratutto in primavera. Esso VAUothrom- bium fuliginosum (Herm.) (fig. 19). Le larve esapode di questo Acaro (fig. 18) e di molte forme affini, che sono numerose, vivono come veri parassiti su altri animali, infiggendo il loro rostro entro la cute e, merc il singolarissimo or- gano di succhiamento che si diffonde con tanti rami, quasi una radice entro il corpo della vittima, ne sot- traggono gli umori a proprio pro- fitto. Sono di colur rosso scarlatto vivissimo, lunghe fino ad oltre un millimetro e si trovano comune- mente su molti Insetti. Ad es., sollevando le ali superiori delle cavallette, specialmente degli Acri- Fig. 19. Il comune Trombidio degli orti. Allo- thrombium fuliginosun (Herm.), dal dorso, in- grandito (da Berlese). didi, o delle Marititi, non difficile riscontrare in gran numero questi piccoli corpiciattoli, del pi vivace scarlatto, aderenti alle nervature delle ali inferiori. Questi sono quei Leptus o larve di Trombidium di cui ho fatto cenno pi volte e sono veri parassiti. Se ne incontrano anche sugli Aracnidi, ad es. Falangidi, sugli Afidi o pidocchi delle piante ed in generale su moltissime specie di Insetti, non escluse le Zanzare e le Mosche do- mestiche (fig. 15). Sulle Libellule, lungo le nervature delle ali, se ne trovano spesso, egualmente rosse e di forma sferoidale, ma pi piccoli (fig. S). Questi Ot.I AFFINI DEGLI INSETTI sono larve di Idracne od Acari d'acqua dolce che si vogliano dire. Tutti questi sono veri parassiti e molto molesti e pericolosi all'ospite, sopratutto per la sta- tura loro in confronto di quella dell'ospite medesimo. Fra gli Eterostigmati o Tarsonemidi, come anche sono detti, si contano per i parassiti i pi gravemente pericolosi degli Insetti, inquantoch alcune specie possono giungere, aggredendo in numero sufficiente l'ospite, ad ucciderlo. In modo speciale le larve molli di parecchi gruppi, sopratutto Lepidotteri, Coleotteri ed Imenotteri, sono attaccate da Tarsonemidi, i quali si moltiplicano in cos gran numero addosso alla vittima da finirla spesso in breve tempo. Sotto questo punto di vista alcuni Tarsonemidi riescono utili allorch si sviluppano abbastanza a danno di Insetti nocivi e non mancato chi ha proposto di trarne profitto ap- punto come mezzo di lotta naturale contro alcuni Insetti molto dannosi ; ad es. il Curculionide del Cotone in America (Anthonomus grandis) sebbene, in pratica, le speranze si sieno poi vedute riescire vane. I pi miti tra i Tarsonemidi insetticoli si accontentano di starsene alla base delle ali o lungo le nervature e quivi succhiano il sangue della vittima, senza per comprometterla troppo. Cos'i fanno i Podapoipus, Tarsopolipus, ecc., che vivono su Coleotteri ed Ortotteri. Ma i pi feroci, come sono i Pediculoides. hanno abitudini pi disastrose per l'ospite. Essi attaccano in gran numero le giovani larve, come si detto, e le succhiano con tanta avidit da ridurle presto a morte. In questi casi le femmine dell'Acaro ingrossano enormemente ed in modo paradossale il loro addome, cos che questo ne riesce una sfera, che po- trebbe contenere parecchie decine di volte il rimanente corpo e contiene intanto un enorme numero di figlioli, i quali, entro il ventre materno stesso, acquistano uno stato di evoluzione molto avanzata. Le femmine perfette, appena uscite di muta sono piccolissime e solo dopo la fecondazione e quando succhiano gli In- setti acquistano lo straordinario volume del corpo che si citato. Ora accade anche che tutti questi Acari, particolarmente le femmine pubere, ad addome cio non peranco turgido, si trovino in qualche ambiente in cos gran numero da doversene migrare per deficienza di cibo sufficiente ed allora si river- sano su quel che incontrano e se ci capita all'Uomo non mancano di tentarlo coi loro rostri e determinano sulla sua cute delle irritazioni assai vive e moleste. Questo il caso del Pediculoides rentricosus. che vive a spese delle larve di Insetti del grano nei granai (Calandra, Tiguuole) e, distrutte queste, quando si rimuove il grano e lo si trasporta nei sacchi, invade gli operai e ne induce una irritazione cutanea molto viva. Ci pu accadere anche pel riso, ecc. Adunque il Pediculoides rentricosus e specie affini veramente un nostro ausi- liario e lo si incontra attivo sopratutto a spese delle larve metaboliche e molli viventi nei legni marci o cariati, come sono quelle di vari Coleotteri, Cecidomie, Imenotteri, ecc. I rapporti simbiotici tra Acari ed Insetti sono tra i pi singolari ed in con- fronto noi perdiamo il vanto di essere i soli animali sulla terra a prodigare le cure ed affezione ad altri esseri di specie diversa, cos come noi accogliamo e nutriamo amorevolmente nelle nostre abitazioni i nostri animali domestici. Anzi non potremo mai dimostrare l'esistenza di animali incapaci di vivere da se, senza l'aiuto nostro e della nostra ospitalit, mentre io credo che tutti i nostri domestici guadagnerebbero ed acquisterebbero di benessere a non trovarsi in rapporti col l'uomo. Pel caso degli Insetti invece e dei loro animali domestici, che sono almeno dieci volte pi numerosi dei nostri, la cosa diversa. La domesticit, in questo caso, cos antica ed ha avuto effetti cos profondi sullo stesso organismo, che CAPITOLO PRIMO ue stato l'oggetto, da modificarlo, nel maggior numero dei casi, alterandone pi o meno la sua struttura, cos che esso, oggi, non potrebbe pi affatto vivere senza il soccorso dei suoi amici, clie lo accolgono in casa loro e lo nutrono e proteggono. Questo che io dico vale non solo a proposito degli Acari, ma ancora di molti altri Artropodi e specialmente di altri Insetti, che vivono in un vero stato di simbiosi, cio di vita in comune, nella quale ciascuna specie necessaria alla vita delle altre con cui convive. Per compenso alcune specie di Acari rendono dei servigi reali all'ospite, dal quale, hanno nutrimento ed alloggio e ci si vedr specialmente allorch, trat- tando degli Insetti sociali, converr mettere in evidenza tutti questi atti singo- lari ed i rapporti fra le specie conviventi e la ragione di alcune modificazioni morfologiche di specie che attualmente si trovano solo nella vita in comune, alla quale si accennato, ma sono evidentemente derivate da specie tuttavia libere e. diremo cos, selvatiche, nella stessa maniera che, per molte delle nostre specie animali domestiche, noi possiamo anche oggi indicare sicuramente la forma pri- mitiva selvaggia, tuttavia vivente in libert. Riprenderemo adunque questo argomento allorch entreremo a discorrere degli Insetti sociali e dei loro ospiti. Alcune Interessanti gpecie di Acari. il caso di conoscere pi davvicino qualche specie del gruppo, la quale o pei suoi effetti nella nostra economia , cio pei suoi rapporti con noi, co nostri auimali domestici, piante agrarie, prodotti agrari od industriali ecc. o per altro merita di essere ricordata qui, mentre per le specie eutomofile si potr trattarne di volta in volta, allorch si far menzione dell'insetto col quale l'Acaro ha qualche rapporto di esistenza. Per comprenderci meglio allorch a ciascuna specie si assegner il suo posto nel sistema ne- cessario accennare brevissimamente alla suddivisione sistematica del gruppo degli Acari. L'ordine si sciude in pili sottordini, che sono (a cominciare dalle pi basse forme e salendo alle pi elevate): I. Astigmata (od auche Cryptostigmata della 1." Sezione). Mancano in ambedue i sessi ed in tutte le et di ogaui respiratori. Generalmente piccoli o piccolissimi, da poco pi di un decimo di millimetro (Vermiformia) a poco pi di un millimetro (grossi Analgesidi). Tegumento il pi spesso molle, incolore, pi duro e oolorato in giallo o rossastro solo nelle specie avicole del gruppo di Analgesidi. Lunghi o lunghissimi peli b trovano spesso sul corpo e sugli arti. Zampe terminate da uua uughia o da una ventosa o da unghia e ventosa insieme. Mancano gli occhi. Le larvo 'esapode) sono simili all'adulto. Pu esistere una ninfa ipopiale (forma di viaggio, di- versa dall'adulto). Questo sottordine si pu dividere in due grandi sezioni dei Vermiformia, colle famiglie Erio- phydae o Fitoptidi delle piante e Demodiddae od Acari dei follicoli cutanei dell'uomo e degli ani- mali domestici. Lo seconda sezione sarebbe dei Sareoptiformia e comprende parecchie famiglie, delle quali lo principali sono le seguenti: Sarcoptidae (psorici); Epidermoptidae (epidermicoli non psorici); Anal- gesidae (pterofagi) ; Listi-oforidae (gliricoli o pilicoli); Tyroglyphidae (detriticoli, liberi). II. Cryptostigmata. Aperture tracheali negli adulti nascoste alla base delle zampe. Sta- tura minima superiore a quella dei precedenti, dei quali per non sono maggiori o di poco. Te- gumento duro, il pi spesso bruno o nero. Peli lunghi solo alla parte anteriore del corpo. Cute generalmente glabra. Mancano gli occhi. Zampe terminate da una a tre unghie, senza ventosa. Larve (esapode) poco dissimili o conformi all'adulto. Non esiste ninfa ipopiale. Si trovano nel terreno, in luoghi umidi, fra le borraccine, foglie e detriti vegetali putrescenti, mai nelle conci- maie, u mai parassiti o viaggiatori d'altri animali, raramente, viventi a danno delle piante. Parecchie famglie, delle quali basti accennare le maggiori, cio Hoplophoridre, Notliridae, Ori batidae. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 29 III. Heterostigmata o Tarsonemidi. Acari sempre minutissimi, non mai lunghi oltre il mezzo millimetro (forme non ovigere), di- versamente respiranti a seconda del sesso, giacch lo femmine adulte hanno stigmi (nella parte anteriore del corpo, alla hase del rostro) i maschi ne sono sempre sprovvisti Questi sono diversi per forma dalle femmine rispettive Mancano gli occhi. Tegumento molle, colori pallidi. Manca la ninfa ipopiale. Larve esapode, quando esistono, per forme non diverse dai rispettivi adulti. Poche famiglie, delle quali, le pi importanti sono : Disparipedidae, Tarsonemidae, Pediouloididae. IV. MjsSOSTIGMATA. Organi stigmatici in numero di imo per lato, situati sul fianco del corpo, al ventre, tra le zampe e l'orlo laterale. Specie che possono giungere alle dimensioni massime assegnate al gruppo degli Acari, cio anche a circa un millimetro e mezzo nelle femmine piene d'uova e di sangue succhiato (Ixodidae). Tegumenti duri o durissimi, gialli, color mattone tino al bruno marrone, nudi o vestiti da peli semplici di varia lunghezza. Esistono gli occhi o man- cano. Zampe terminate da due unghie e da ventosa. Larve il pi spesso esapodo e di rado dis- simili dal rispettivo adulto. Mancano forine ipopiali. Si pu dividere il sottordine in due sezioni cio: Alesostiymata I. o Gamasina. Statura non oltre i 5 mill. di lunghezza del tronco. Stigmi non collocati pi indietro dello spazio tra l'inserzione del 3. e del 4." paio di zampe. Lahhro inferiore non conformato a radula. Molte famiglie, delle quali le precipue sono le seguenti: Dcrmanyssidae, Laeaptidae, Gama- sidae, Pteroptidae, Celaenopsicae, Antennophoridae, Uropodidae. Questi Acari vivono negli ambienti pi disparati; alcuni sono parassiti di Vertebrati, altri vivono liberi nel terreno, nelle concimaie, sulle piante, nelle case, ecc. e molti sono ospiti di Insetti solitari o sociali. Il gruppo pra- ticamente dei pi importanti. L'altro gruppo, dei Mesostigmata II. od Ixodina, comprende le Zecche ed ha per caratteri : Statura molto maggiore, fino al limite indicato pi su. Stigmi collocati dietro le zampe del 4. paio. Esistono (il pi spesso) gli occhi. Labbro inferiore conformato a radula, cio armato di denti fitti ed in serie regolari, rivolti all'indietro. Due famiglie: Ixodidae, Argasidae. Sono pa- rassiti di Vertebrati, specialmente Mammiferi. V. Prostigmata. Statura da poco meno di mezzo millimetro fino a 15 mill., quindi fra le massime. Organi respiratori! negli adulti aperti ai lati del rostro o sopra il rostro stesso (nelle forme acquaiole si aprono al ventre, nell'addome). Tegumenti molli, talora coperti da fitta peluria di appendici variamente foggiate ; colori vivaci dal giallo al rosso vivo (raramente bruui), nelle forme terrestri, ed in molte acquaiole, oppure gialli, verdi, azzurri, ecc. in altre che fre- quentano le acque. Larve esapode, talora diverse per conformazione del corpo dagli adulti rispet- tivi. Due o quattro occhi sempre presenti. Zampe terminate da due a quattro unghie, spesso con pulvillo fra queste, mai con ventosa. Mancano ninfe ipopiali. Due sezioni distinte, cio: Hydrophila colle famigie principali di Halacaridm ed Bydrachnidae. Le prime vivono nelle acque marine, le seconde in quelle dolci. L'altra sezione dei Terreetria e comprende molto famiglie, tra le quali le pi importanti sono: Eupodidat, Bdellidae, Tetranychidae, Cheyletidae, Actinedidae, Erythraeidac, Trombididae, Cae- culidae, Nicoletiellidae. VI. Notostigmata. Aspetto di Opiliouidi. Statura mezzana o piccola. Cheliceri a tenaglia. Stigmi numerosi aperti sul dorso. A questo gruppo appartiene la famiglia Eucaridae. Il quadro della classificazione degli Acari apparisce dal seguente prospetto : Ordine ACARI. Sezione | Fami lie . Eriophyidae ; Demodicidae. Sottordine I \ Vermiformia I AStlginata | Sezione II ( Famiglie: Sarcoptidae ; Epidvrmopiidae ; Listrophoridae ; Sarcoptiformia ( Analgesidae ; Canestrinidae ; Ttyroglyphidae. Sottordine II Famiglie: Boplophordae: Nolhrdae; Damoddae: Tegeocranidae: Leiotomidae; CryptOStigmata | Pterogasterinae. 30 CAPITOLO PRIMO Sottordi I Famiglie: Tarsonemidae ; Dispari pedidae ; Pediouloididae. Heterostigmata I Sottordine IV Mesostigmata Sottordine V Prostigmata ( Famiglie: Dermanyssidae : Laelaptidae ; Ptcroptidae ; (iti- Sezione 1 aidae ; Celaenopsidae ; Heteroeerconidae ; Zer- Gamasina condae; Antennophoridae ; Uropodidae ; Ho- I lothyridae; Spelaeorhynchidae. Sezione II < ... , ... , -, ., ' b animile: Ixodidar ; Argasiaat. ' , | Famiglie: Bydrachnidae : Halacaridae. Hydracarina I 3 Sezione II Trombidiaa Famiglie: Eupodidae ; Bdellidac; Alichidae: Actinedidae ; Raphignatdae; Cheyletidae; Erythraeidae; Trom- bididae ; Hoplopidae ; Nicoletiellidae. Sottordine VI i Famiglie : Eucaridae. Astigmati. Sabcoptidi vermiformi. Si gi avvertito che comprendono due grandi gruppi, quello degli Eriofidi o Fitoptidi e quello dei Demodicidi. Eriofidi (o Fitoptidi). Gi da gran tempo antichi naturalisti hanno men- zionato e descritto particolari alterazioni della superficie fogliare di parecchie piante senza bene intuirne la causa. Il Malpighi (1679) nel suo trattato De variis plantarum tumoribus et excrescentis (in Anatome plantarum, pars altera, Londiui) fa cenno di alcune speciali alterazioni, che, solo re- centemente si riconosciuto doversi attribuire a Fitoptidi, rientrando cos'i nel gruppo degli Aca- rocecidi, come si definiscono oggid appunto siffatte alterazioni da attribuirsi alla presenza di Acari ed all'opera loro sui tessuti vegetali. Senza conoscerne la causa precipua o misconoscendola, ne hanno trattato molti autori fra i pi vecchi, oltre al Malpighi succitato, come ad es. : il Pollini, nel 1824, il Turpin 1833, il Wallroth nello stesso anno, ecc. Nel 1834 per, il Fe, parlando delle produzioni epidermoidali delle foglie di Acero e di Tiglio, produzioni che egli chiamava Phyllerium. Erineum, descrisse anche i Fitopti, che vi tro- vava per entro e la descrizione veramente esatta, per quanto l'Autore ritenga si tratti di forme larvali di altri Acari. Ces larves, egli dice que nous avons vues vivantes daus les Eri- neum acerinum et tiliaceum, ont una allure corame eiubarrasse ; elles difl'erent un peu dans les deux espces d'erineuni que nous venons de noraraer . Nel 1850 Th. v. Siebold denominava Erioplu/es gli Acari sopracitati, frequenti negli Erineum di piante diverse ed il Dnjardin, un anno dopo, non conoscendo il lavoro del Siebold, li chiamava PkylopluH ed avendo osservato entro il loro corpo delle uova concluse non trattarsi di larve ma di adulti, non ostante il numero dei piedi che di due anzich quattro paia. Il Dujardin stesso afferma poi che tali Acari erano stati veduti anche prima d'allora dal Dugs e perfino dal Raumur e dal Turpin; il certo che l'Hartig, mi 1834, aveva osservato dei Fitoptidi nelle galle dell'Abete. Nel 1864 il Lando8 descrive il Pliytoptus vitis e lo incolpa delle produzioni patologiche delle foglie. Hi qui in poi sono illustrate gran numero di specie di Fitoptidi, specificamente distinti. producenti alterazioni varie su piante le pi diverse e cos la famiglia, per gli studi del Frauen- feld (1865), del Rose (1866), del Thomas (1869-1890), del Low (1874), del Canestrini, del Nalepa. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 31 tus ritis e con Fig. 21. scudo, C Capotoraci, dal dorso, di Fitoptidi, per mostrare la striatura dello Molto ingranditi. A, di Eriophyes vitis ; B, di Eriophyes pyri; gallarum (da Nalepa). C, di Eriophyes covyli- tal nome ancora dal Briosi (1875), dal Nalepa (1889), dal Canestrini (1892), ecc. Ha il corpo cilindrico, gradatamente assottigliato verso l'estremit posteriore. Lo scado dorsale cefalotoracico (fig. 21 A) mostra una stria longitudinale mediana, pressoch rettilinea ed ai suoi lati parecchie strie pi sottili, molto fitte, pressoch parallele. La femmina lunga circa mm. 0,20. Questo Fitoptide, produce dei Jillerii (fig. 20, 22) sulla pagina inferiore delle foglie di Vite, che determinano un corrispondente rialzo sulla pagina superiore. I Fillerii od ammassi di peli (tricomi) si vedono dapprima di un bel bianco argenteo; in- vecchiando diventando gialli e finalmente di color rosso-bruno. Gli Acari, specialmente quando il fillerio giovane, si trovano sparsi fra i tricomi (fig. 22). Questi sono lunghi, compressi, subcilindrici, sem- plici o, talvolta, con qualche breve ramificazione ; sono fortemente ripiegati o contorti, ottusi al- l'estremit e nel loro insieme hanno l'aspetto di un feltro. Questa alterazione nota sotto il nome di Brinosi o Fitoptosi e non sempre del tutto in- nocua e non si pu evitare, qualora in una lo- calit mostri di svilupparsi troppo intensamente, se non togliendo e distruggendo quelle foglie giovani, via via che sorgono, le quali si mostrano affette dalla infezione. Si ritiene che i Fitopti della Vite passino l'inverno nella gemma stessa o sotto la corteccia della pianta. Il Canestrini, a met gennaio, trov molti Fitopti entro gemme di giovani tralci di vite. Appena appaiono le foglie, per quanto giovanissime, si riscontra alla loro pagina inferiore VFrineum. Fig. 22. Sezione di una foglia di Vite in corrispondenza i\e\V JZrineum pro- dotto dall' Eriophyes ritis, mostrante i peli alterati (e) e fra questi gli Acari (a) e loro uova (o). La lamica fogliare indicata in /. Ingrandito (da Rit- zema Bos). A. Berlfse, Gli Inulti, II. 5. 34 CAPITOLO PRIMO Sulla Vite, del resto, per quauto meno nocive del Fitopto ora ricordatOj trovansi anche altre due specie, recentemente descritte dal Nalepa, delle quali una (Phylloeopts vitis) ricordata dal Chodatam come nociva alle Viti in Svizzera, perch ne deforma li- gemme. L'altra (Epitrimerua rilh) dell'Europa centrale produce un particolare annerimento delle foglie di vite. Eriophyes piri (Pagenst.). - Descritto per la prima volta dal Pagensteclier nel 1S57; pi recentemente dal Canestrini, Nalepa, ecc. L'Eriueum che esso produce stato per illustrato molto spesso da parecchi fitopatologi, perch in realt l'altera- zione talora molto nociva al vegetale. Ne attaccato il Pero, il Melo e qualche altra pianta (ad es. : Sorbus aria; 8. aucuparia; S. torminalis; Cotoneaster rulgaris; Amelanchier vulgaris). Si trova in Europa e nel Nord-America, do- vunque cogli stessi effetti. una delle specie pi allun- gate (fig. 23 A), cio circa sei volte pi lungo che largo. Lo scudo dorsale (fig. 21 B) per- corso da molte strie longitudinali, di cui le tre di mezzo sono pi distinte, mentre le marginali sono Atte e sottilissime. La femmina lunga fino a mm. 0,25. Mano a mano che le tenere foglioline del Pero si spiegano, presentano delle piccolissime galle lenticolari, appena spor- genti dalle due pagine fogliari, di colore giallognolo e per, seb- bene piccole, bene distinte nel campo verde tenero della lamina. Pi tardi la colorazione di questo Erineum diviene rossiccia 23 E), allora fuoriescono gli Eriofidi. spesso, molto largamente inquinate da tale alterazione Lo sviluppo di questi Erineum stato Fig. 23. A, Eriophyes piri (Pgst.) visto dal ventre, molto ingrandito (da Nalepa). B Foglia di Pero beue spiegata, con galle numerose e con- fluenti, annerite, prodotte dall' E. piri. Grandezza natu- rale (da Kirchner). e finalmente bruna (fig. Le foglie sono cos, e la pianta ne soffre non leggermente bene studiato e descritto dal Berlese A. N. fino dal 1S92. Il Del Guercio riconobbe specialmente l'efficacia di emulsioni saponose di poli- sulfuri (non oltre il 5 7 00 , all' 1 7 ) di sapone nell'acqua, oppure di una miscela di sapone e zolfo (1 / , 3 / ) sospesa nell'acqua, ripetuta qualche volta dalla apparsa delle foglie in poi fino a che gli Erineum sono anneriti, od in altri termini nello intervallo compreso fra le due fogliazioni. Eriophyes coryligallarum (Targ.j. Gi il Vallot, nel 1836, descriveva un Avarus pseudogallarum nelle gemme deformate del Nocciolo, ma il Targioni vi distingueva due specie, ad una delle quali assegn il nome sovraiudicato, ascrivendolo ai Phytoptus. L'acaro fu poi illustrato dal Canestrini e dal Nalepa, il quale, senza ragione plausibile, lo ribattezz per Eriophyes avellanae. (LI AFFINI DKGI.I INMiril Lo scudo dorsale cefalotoracico (fig. 21 G) mostra parecchie strie longitu- dinali non molto fitte ed ondulate. La femmina lunga fino a mm. 0,2(1. Le ferule e le appendici interne delle gemme del Nocciolo, punte nei tessuti epidermoidali da questo Acaro, si ipertrofizzano, mutando spesso di colore, mentre inducono nelle gemme infette un ingrossamento che le deforma e ne accresce di parecchie volte il volume normale (fig. 24 B). La specie talora molto nociva, comi n'omettendo seriamente la fo- gliazione e la fruttificazione del Nocoiuolo. Si pu tentare una difesa ricor- rendo a qualche irrorazione delle miscele gi proposte contro la specie precedente. Di grandissimo numero di altre specie viventi a spese di piante diverse, anche fra li- cui ti vate si pn tralasciare di tener conto ([iti. mentre chi ne volesse avere notizia pu ricorrere, per autori nostrali, ai lavori del Massalongo, per quanto ri- guarda le "alterazioni del vegetale ed a quelli del Canestrini per la conoscenza della specie parassita. Non giova farne menzione qui perche si tratta in generale di forme mai o di rado seriamente nocive. Demodicidi. stato ben grande il rumore sollevato verso la met del decorso secolo da una molto singolare scoperta, dovuta ad un medico di Berlino, appunto il Simon, il quale, nel 1S42. faceva palese al mondo scientifico che entro la pelle dell'Uomo albergava comunemente un Acaro, allo stato di parassita, del quale animaletto non ancora si erano avveduti i naturalisti ed i medici. Difatti non poteva esser piccola la meraviglia degli studiosi, dovendo con- venire che in un soggetto cosi vessato dagli anatomisti, dai medici, dai chirurgi, a tanti anni dalla scoperta del microscopio e delle prime minute indagini micro- grafiche, si trovava frequente e numeroso un acaro e di dimensioni non trascu- rabili, perch giunge ad un terzo di millimetro. Tuttavia bisognava arrendersi alla evidenza. Il Simon aveva incontrato abbondante il parassita in pustole di un uomo affetto di acne sebacea, le quali erano il prodotto di infiammazione di uno o pi bulbi piliferi e nel grasso che racchiudevano, derivato dalle ghiandole sebacee che si aprono nei detti follicoli, se ne stava appunto, numeroso, il parassita in discorso. Dietro consiglio dell'Erichson, dottissimo entomologo, il Simon consider gli ani- maletti per Acari e denomin la specie Acarus tolliculorum. Anche 1' Henle, di Zurigo, aveva contemporaneamente trovato il piccolo Acaro nei follicoli pilosi del Fig. 24. A, Eriophyes coryliyallarum (Targ. Tozz.) visto dal dorso ; molto ingrandito (da Nalepa). B, Ramo di Corylus avellana, con semma a diverso grado di alterazione (a) e gemme (o, e) non alterate dall' Eriophyes. Grandezza naturale (Targ. Tozz). 36 CAPITOLO PIUMO condotto uditivo esterno dell'uomo, ma era rimasto in dubbio sulla natura dei corpicciuoli che aveva sott'occhio (tig. 25). Come ben facile immaginare gran numero di osservatori si sono dati su- bito, appresa la notizia, alla ricerca del parassita e lo si trov infatti comune nella massima parte degli individui, anche non producendo stato patologico di sorta alcuna, come il caso di gran lunga pi frequente. Ne riuscirono anche nomi dati all'acaro molto numerosi, con una sinonimia complessa. Ad esempio Owen (1843) lo chiam Demodex folliculorum, con una etimologia del nome generico tuttavia discussa '). Miescer lo denomina Maerogaster plalypus; Erasmo Wilson, Enwzoon folliculorum, e di poi Steatozoon ; Ger- vais, Simonea folliculorum, nome che gli autori francesi hanno spesso adottato. Ne hanno trattato gran numero di naturalisti, che ne stabilirono la storia naturale, fra i quali giova citare Erdt, Wald, Wedl, Gruby, Leydig, Kuchenmeister, Biirensprug, Valentin, von Siebold, Remak, Me" gniu, ecc. Soltanto pi tardi si sono scoperte altre forme molto simili a quella rilevata nell'Uomo, egualmente viventi nelle ghiandole sebacee cutanee e parassite di Mammiferi, specialmente fra i domestici. Cos attualmente si riconoscono parecchie forme abbastanza distinte. Secondo la massima parte degli Autori la specie sarebbe unica, cio il D. folliculorum e tutte le altre degli altri animali si dovrebbero considerare per semplici variet di quella umana. Le differenze specifiche, fra le diverse forme di Demodex, quella cio dell'Uomo in confronto delle altre scoperte su animali diversi, risiede sopratutto nelle dimensioni e proporzioni. Che si tratti di specie distinte sembra tuttavia potersi desumere dal fatto che non stato possibile ottenere la trasmissibilit dell'infezione dall'uno all'altro ospite. Almeno le esperienze fatte (ad esempio tra il cane e l'uomo) e riuscite di esito negativo, per quanto forse meno dimo- strative, non sono state contradette, sebbene dell'argomento si sieno occupati pi studiosi, come il Gruby fin dal 1845, Neiss ed Haubner, Lafosse e Eaillet, Coruevin, Pennetier, Zurn, Saint-Cyr, ecc. Fig. 25. L'Acaro dei follicoli (Demo- dex folliculorum O w . ) dell' uomo, ingrandito, dal ven- tre. CARATTERI dei Demodicidi. Rostro corto, trapezoidale, con mandibole (cheliceri) stili- tonni, appiattiti, collocati nella regione dorsale del rostro, fra i palpi; mascelle stiliformi, ven- trali, corte, comprendenti una tenue linguetta stiliforme. Palpi con articoli (tre) non bene de- finiti, all'apice con parecchie spinette, visibili dal lato ventrale, essendo i palpi stessi pie- gati all'ingin. Una lamina trasparente, a guisa di epistoma ricopre tutto il rostro ed i palpi al dorso. Cefalotorace anteriormente non striato di traverso, ma con sottilissime linee longitudinali, di poi con solchi trasversi come l'addome. Quattro paia di zampe, tutte fra loro eguali, conti- gue, corte, coniche, divise in ciuque articoli, decrescenti in larghezza, ma quasi eguali fra loro in lunghezza; l'ultimo, anulare, reca due unghie robuste. Epimeri costituiti da due liste chitiuose lineari, percorrenti tutto lo sterno nella linea mediana e pi o meno fuse fra di loro qua e l iu una lista unica. Da questa procedono bracci lineari trasversi, che si intercalano frale zampe. ') La piti generalmente ammessa fa derivare la parola demodex da 5m^ (= corpo) e -).': (= teredine, tarlo). Il Mgnin ritiene iuvece probabile l'etimologia seguente: tuttavia dubliio ed i- questa una questione che non pu tanto facilmente ossero risoluta, iilnuMio col solo esame dei caratteri morfologici esterni e tenuto conto delle abitudini. 11 erto si i' intanto che il precipuo carattere differenziale e soltanto il diverso ospite. Il Mc- guin vuole ammettere che anche nelle dimensioni Ira le singole torme si possono trovare buone differenze spcoilichc, ma ci, se e valevole per taluna t'orma, (die, molto piocola o molto grande iu confronto delle altre se ne pu distinguere agevolmente, non vale per por la maggior parte, ('osi ad es., a me. no credo ad altri, e riesoito possibile distinguere luorfologioamente il Saroopte dell' tomo da lincilo del Cane, eppure e noto che questo ultimo, che nel Cane determina tuia affezione cosi ribelle alle cure. sull'Uomo invece non attecchisce all'atto o solo momentanea- mente. Ad Ogni modo il Mgnin ritiene che la grandezza della specie sia in rapporto collo spessore dilla cute dell'ospite e perci i Paoli i deruii albergherebbero le -speoi e pi voluminose; verrebbero in seguito Carnivori, poi i Ruminanti, quindi i Roditori, ecc. I.a scala decrescente per le dimensioni, secondo il Mgnin stesso, sarebbe (per le specie piil comuni) la seguente: tuie, equi, htj>, oaprae, cornei, orti, hydrochoei'i, hominis. Secondo le misure date da altri per non con tanta precisione correrebbero le cose ed intanto, certamente, il Maiale oltre al Sarcoptes sui che e ben grande (la femmina raggiungo un massimo di min. ",50), alberga anche un Sniropten parrnlus, la cui femmina non supera e forse non rag- giunge i min. 0,30, cio o la piti piocola forma conosciuta. Il contagio fra animali di specie diverse, pur ciascuno per suo conto soggetto ad essere attaccato da suo speciale Saroopte, non riescito nuora, in linea gene- rale, sempre con effetto e perci si pu ammettere che le diverse forine sieno realmente specie diverse, per quanto morfologicamente simili od eguali. Tutti i Sareoptes presentano i seguenti caratteri, per cui il genere al quale spettano si differenzia dagli affini : Corpo rotondeggiante in ambedue i sessi. Felle del dorso (tig. 29 C) stirata di traverso fuorch nella parte di mezzo del dorso stesso ove coperta di rilievi conici, alti, acuti e brevi spine robuste rivolte all'indietro. Di queste spine tre iu ciascun lato si trovano nella regione scapolare, cio poco pi su della linea mediana trasversa del corpo, sui fianchi e sono dette dal Canestrini spine srapolari; altre sette poi si trovano, egualmente in ciascun lato, nella met posteriore del dorso e sono dette dallo stesso Autore spiiic iliache. Manca ogni traccia (anche al dorso) di solco toraoo-addominale. Maschio (tig. _'! />'), di quasi meta pi piccolo della femmina, ooll' organo copulatore fra le zampe del I." paio, protetto all'innanzi da un ceroine ohitnoso a ferro di cavallo, detto epiandrio. Le quattro zampe posteriori nella femmina e solo quelle del ter/o paio nel maschio terminate da lunga setola, senza ambulacro; le altre con ventosa por- ' tata da iiu lungo peduncolo. Apertura anale anche nel maschio situata al ventre, verso l'estremo posteriore. Sarcoptes scabiei (l>e Geer) (rtg. 29). Dal Canestrini, che seguiremo nel ripor- tare le dimensioni delle varie specie di Sarcoptes; a questo IS. scabiei sono asse- gnate le dimensioni seguenti: Maschio lungo nini. 0.20 a 0,24; largo min. 0,15 a 0,20. Femmina lunga mm. 0,30 a 0,45; larga nini. O.L'5 a 0.35. Questo l'Acaro che produce la scabbia pi comune nell'Uomo e da individuo ad individuo e assai facilmente trasmissibile, ma non dall'Uomo ad altri animali, come il Delafond e il Bourgnignon hanno dimostrato. Sion e d'ora certamente la sooperta ilell'Aoaro determinante la malattia (die i Greci chiama- vano Twoz ed i Latini Scabes, parole ambedue che si richiamano a verbi corrispondenti al no- stro .trattari, eerto iu causa del precipuo fenomeno pi saliente dell'affezione, (lucilo di prurito insopportabile, che sembra determinato dalla secrezione salivare dei pioooli animaletti. Questi. con tale eccitante, richiamano india pan.- offesa gli umori dell'ospite, dei quali si nutrono. (LI AFFINI DKcil.I INSETTI 41 Fig. 29. Acaro della Rogna, Sarcoptes scabiei (L.) dell' Uomo, fortemente ingrandito. A, femmina dal ventre; B, maschio dal ventre; C, femmina dal dorso (da Robin). A. Bkbi.ese, Oli Insetti, II. . 42 CAPITOLO PRIMO Gi Avenzoar, nel deciinosecondo secolo (1072-1161) accenna ad una speciale malattia cau- sata da un piccolissimo animale. Oriuntur egli dice aliqui in corpore sub cuti exterius pediculi parvunculi qui cum excoriatur cutis, exeunt auimalia viva tain parvuncula quod vis possint videri . Pi tardi vari autori fanno cenno, pi o meno distintamente, dell'Acaro della scabbia, come causa della malattia o come suo sintomo. Cos, ad es., Ingrassias, Ioubert, Gabu- cinus, ecc. Aldovraudi, nel 1596, avverte che il Pedicello o Sciro, sta fra la pelle e l'epidermide ; iufetta sopratutto i piedi e le mani, scavando gallerie sinuose e formando vescicole non suppuranti. Se queste si rompono ne sortono animali cosi piccoli cbe per vederli occorrono eccellenti occhi ed una viva luce. Ambroise Pare (1664) dice: Les cirons sont petits animaux cachs dans le cuir, dans lequel ils se tralneut, rampent et le rongent petit petit, excitant une fascheuse demangeaison et gra- telle... Ces cirons doivent se tirer avec espingles et aiguilles . Mout'et (1634) indica il punto preciso dove debbousi cercare gli Acari della scabbia nell'Uomo, cio non nelle pustole stesse, ma accanto. Hantpmanu (1657) d un non troppo buon diseguo dell'Acaro, che figurato meglio pi tardi (1682) dal Muller. Ne tratta auche il Haffeurefter nel 1657. Ma al Redi che spetta veramente il merito di aver attribuito all'Acaro o Pellicello la vera ed unica causa della rogna, negando, anche per questo piccolo animale, la generazione spontanea. Pegli antichi, la causa della malattia nel sangue del soggetto tenendo essi (antichi^ per fermo, che il male della rogna nascesse dall'abbondanza dell'umor melaucolico lussureggiante nel sangue, si sa la gran farragine di medicamenti interni che davano per bocca ai poveri rognosi, prima di veuire al proprio rimedio della rogna, cio a dire alle unzioni . E dopo aver descritto l'acaro ed i suoi efletti nella pelle umana conclude: da tutto ci si raccoglie che la rogna un male, che non dipende da vizio alcuno interno degli umori, u dal sangue, ma che l'unica cagione di essa sono i pelliccili. Che per a volerla ben medicare, e levarla presto da dosso a quegli, che l'hanno, l'unico e vero rimedio si quello di ammazzare i pelliccili... ed i tanti medicamenti interni, che dai medici sono dati ai rognosi per bocca, non servono assolutamente a nulla e non son buoni propriamente altro che a far ingrassare lo speziale . Iu questa lettera, in data 15 gennaio 1710, al sig. Diacinto Cestoni, e ad Antonio Vallis- nieri, il Redi si confessa autore dell'articolo precedente, nel quale illustr con buone ligure l'acaro della scabbia, ne scoperse e figur le uova, e tutto indic egregiamente. L'articolo pub- blicato sotto il pseudonimo di Giovancosimo Bonomo datato da Livorno, 18 luglio 1687, ed intitolato Osservazioni intorno ai pellicelli del corpo umano . Ci valga per quegli scrittori che, non conoscendo il vero Autore celato sotto il detto pseudonimo, attribuiscono ad un perso- naggio immaginario le belle osservazioni che spettano al Redi. Ma dopo queste cosi precise notizie intorno all'Acaro della scabbia, anche come agente della malattia, singolare il vedere come nel secolo XVIII, si inizia una confusione ed una serie di dubitazioni, per le quali tutta la questione, ormai ben chiara, subisce una marcia re- trograda. Linneo (1734) uon distingue l'Acaro della scabbia da quello del formaggio od Acaro dome- stico, di cui non sarebbe che una variet; Nylander (1757), allievo di Linneo, mette in dubbio che la causa della malattia sia appuuto l'Acaro. Segue una polemica vivace in seno ai patologi su questo proposito. Per alcuni, tra i quali si possono citare l'Avelin, Sauvages, Casal, De Ger, Wichmann, Walz, Gohier, Saint Didier, ecc., la scabbia una conseguenza del parassitismo del- l'acaro; per altri, che dimenticando le pi vecchie scoperte e sopratutto l' affermazione del Mouffet cercavano, Beuza trovarlo, l'Acaro nelle stesse pustule (come erroneamente aveva inse- gnato il Pinel), la malattia dipendeva da assorbimento cutaneo, per parte dell'ospite, delle sostanze escretive dell'acaro. Gale, nel 1812, pubblic una assai interessante memoria sull'argomento e non solo diede buone figure dell'animaletto, ma, con esperienze opportune, inoculando a s ed ai propri figli la ma- lattia, semplicemente col mettere sulle mani il Sarcopte, dimostr la natura parassitaria della scabbia. Ma l'incredulit riebbe il sopravvento, sino al punto che il Raspail dichiar non avere il Gals rappresentato nelle sue figure altro che l'Acaro del formaggio ! Si era ormai accettato per cosa sicura e ben ferma che non esisteva un acaro speciale de- GLI AI'KIXI [>K(iLI INSETTI 43 terminante la rogna, allorch il 13 agosto 1834 Francesco Renucci, di nazione Corso e studente medicina a Parigi, sentendo, nell'ospitale di Saint-Louis, alla lozione doll'Alihert negare l'esi- tenza dall'Acaro, propose di mostrarlo, seduta stante, ricorrendo al mezzo veduto praticare dallo 'emminette del suo paese, che tolgono dal l'ondo della galleria il Sarcopte merco uno apillo. L'A- caro venne cosi subito alla luce, con grande meraviglia dei presenti. Vi furono tuttavia degli increduli, senonch, qualche giorno dopo, cio il 20 agosto, nelle sale del dott. Emery, che aveva raccolto alla dimostrazione un gran numero di osservatori, tra i quali Alibert, Lugol, Miqitel, Nicod, Voisenet, ecc.. il dott. Albin Gras estraeva dalla cute di rognosi parecchi acari, che furono osservati al microscopio e lo stesso Raspali dovette riconoscere pertinenti alla specie indicata dal De Geer, cio all' ^4 canta scaiiei o Sarcoptes scdbiei degli entomologi pre- cedenti. Alla fine si convenne non solo nella esistenza di questo parassita, ma ancora della giustezza delle osservazioni dei vecchissimi medici ed entomologi. I lavori pi recenti, cio posteriori alla dimostrazione del Renucci, si riferiscono sopratutto alla morfologia del Sarcopte ed al trattamento curativo della malattia, in base alle cognizioni di storia naturale. Tra i pi importanti lavori meritano di essere citati quelli del Renucci stesso (1835), Albin Gras (1834), Aub (1836); Raspail, Eichstadt, Lanqnetin, Robin, ecc., e per la rogna degli animali gli scritti di Gurlt ed Hertwig (1844) ; Gerlach (1857); Fiirstemberg (1861); Robin (1869): Delafond e Bourguiguon (1862) e pi recenti e con particolare menzione si deb- bono ricordare i lavori del Mgnin, pi volte citato. Il primo sintomo della scabbia manifestato da un forte ed insopportabile prurito, pi comunemente sulle mani, o sui piedi, fra le dita e pi forte durante la notte che non di giorno. Appaiono, nel punto offeso, delle piccole vescicole o pustole, la cui base formata da una porzione del derma leggermente tumefatta e la cui sommit acuminata presenta spesso una tinta bruniccia, dipendente dalla sottigliezza dell'epidermide coprente la pustola che lascia trasparire l'interno di questa. La pustola ripiena di una sierosit e ne procede un cuniculo (sillon dei francesi) cio una stretta galleria, spesso tortuosa, variabilmente lunga, sempre per pochi millimetri, in fondo alla quale, in un punto che si pu riconoscere anche all'esterno per un ^piccolissimo sollevamento dell'epidermide e talora per una assai piccola macchiolina puntiforme, brunastra, se ne sta l'Acaro e si pu di quivi toglierlo merc uno spillo acuto, rompendo la pellicola che lo ricopre. Nel cunicolo, oltre alla femmina, se ne stanno le uova e forme giovanili. L'Acaro pu correre abbastanza velocemente sulla pelle della vittima e passando dall'uno all'altro ospite determina la contagiosit della malattia. Sarcoptes scabiel crustosae Fiirst. Il Canestrini col Fiirstemberg ed il Railliet ammettono uno speciale Sarcoptes determinante sull'Uomo la scabbia cos detta norvegiea. A giudicare dal maschio la specie sarebbe pi piccola della precedente. Nella femmina le squame dorsali sono ottuse e non lasciano sul dorso spazi vuoti come nel S. scdbiei . Inoltre le spine iliache sono lunghe, puntute e leggermente curve, anzich brevi, ottuse e dritte come nella specie precedente. Nel maschio le branche laterali dell' epiandrio si fondono bene cogli epimeri posteriori, ci che non si vede nell'Acaro della scabbia comune. Le dimensioni (dal Canestrini) sono le seguenti: femmina lunga mm. 0,41; larga 0,34. Maschio lungo min. 0,17; largo 0,15. II Mgnin ha trovato questa forma sul Lupo, determinante una speciale rogna e Railliet af- ferma di aver trovato una forma molto affine su un Cane affetto da rogna crostosa. Con effetti analoghi ai gi citati, cio con produzione di rogna sarcoptica su diversi Mammiferi, si conoscono altre specie o variet che sieno di Sarcoptes, tra le quali, quelle che aggrediscono gli animali domestici e ben note ai veterinari sono le seguenti, per le quali tutte pu valere, quanto ai caratteri morfologici, la figura sovraesposta della forma vivente sull'Uomo (fig. 29). 44 CAPITOLO PRIMO Sarcoptes canis (Gerlack). Molto simile al 8. scabiei, anche nelle dimensioni. Non attecchisce sull'Uomo se non del tutto transitoriamente; non attecchisce affatto su altri animali. Sarcoptes equi (Gerlach). Alquanto pi grande del 8. scabiei, cio: Fem- mina lunga nini. 0,45 a 0,50; larga 0,31 a 0,37, Maschio lungo mm. 0,22 a 0,28; largo 0,15 a 0,20. La presenza dell'Acaro sul Cavallo determina piccole zone depilate arrotondate, in varie parti del corpo dell'ospite. Questa la rogna pi grave del Cavallo, assai pi delle altre dipendenti da Psoroptes e Chorioptes, che conosceremo tra breve. La scabbia del Cavallo si trasmette facilmente all'Asino, al Malo ed anche all'Uomo, ma in quest'ultimo non dura a lungo. Sarcoptes suis (Gerlach). Pi rotondeggiante delle altre specie. Spine iliache lunghe, sottili, appuntite. Nel maschio le branche dell'epiandrio sono sal- date agli epimeri posteriori. Femmina lunga mm. 0,35 a 0,50 ; larga 0,29 a 0,39. Maschio lungo mm. 0,25 a 0,35, largo 0,19 a 0,30. La rogna del Maiale trasmissibile anche all'Uomo. Sarcoptes parvulus (Canestr). Specie istituita da Canestrini per una forma trovata dal Guzzoni nel 1877, nel condotto uditivo esterno del Maiale. Il Mgnin ne fa un cenno senza denominare la specie che sarebbe la pi piccola del genere. Femmina lunga mm. 0,288 ; larga 0,216. Ma- schio lungo mm. 0,168; largo 0,128. Sarcoptes caprae (Frst.). Femmina lunga mm. 0,345; larga 0,342. Maschio lungo mm. 0.243 ; largo 0,188. Sulla Capra, trasmissibile alla Pecora ed al Cavallo. Il Perroncito afferma che si trasmette ed alligna anche sull'Uomo, colla stessa intensit come pel S. scabiei. Sarcoptes ovis (Mgn.). Femmina lunga mm. 0,314; larga 0,300. Maschio lungo mm. 0,220; largo 0,100. Non frequente. Il Mgnin afferma che si pu trasmettere alla Capra, al Cane ed anche all'Uomo. Intorno alla trasmissione a quest'ultimo per il Railliet fa qualche riserva. Sarcoptes dromedarii (Gerv.). Le dimensioni date dal Canestrini si riferi- scono ad una femmina immatura. Secondo gli esemplari che possiedo io le di mensioni stesse sarebbero presso a poco conformi a quelle che ne d il Mgnin, cio: Femmina lunga mm. 0,44; larga 0,33. Maschio lungo mm. 0,28; largo 0,24. La specie vive sul Dromedario, Cammello, Lama, nonch sulla Giraffa, Antilope bubaus. molto comune e molto nociva nei nostri possedimenti d'Africa (Etiopia), specialmente perch diffusa sul Lama. Sarcoptes praecox (Can.). Descritto primamente dal Neumann sotto il nome di 8. cunieuli. La scabbia assai contagiosa da Coniglio a Coniglio, ma non si trasmette ad altri animali n all'Uomo. Le dimensioni sono presso a poco quelle del . 46 CAPITOLO PRIMO La scabbia che produce il F. cati sul Gatto assai grave, pressoch incu- rabile e conduce alla morte dell'ospite, come io ho veduto pi volte. Il parassita invade la testa e determina larghe croste, resistenti, su tutta la superficie del capo. Le specie seguenti spettano a tre generi, che sono particolari esclusivamente degli Uccelli. Cnemidocoptes mutans (Robin). Il genere Cnemidocoptes si distingue dai due precedenti perch nel maschio e nelle forme giovani di ambedue i sessi tutte le zampe sono terminate da ventosa peduncolata e nella femmina adulta invece tali ventose mancano su tutte le zampe, le quali sono terminate con una robusta Kig. 31. Due Cnemidocoptes delle Galline, molto ingranditi. A, 0. gallmat Kob., femmina dal dorso; B, O. mutans Rob. femm. supina; O, 0. muta. maschio supino (da Boriose). unghia tarsale, Il dorso non presenta spine o tubercoli, ma sul capotorace un robusto scudo chitinoso rettangolare. L'ano terminale. Mancano i dischi copu- latori del maschio in una specie, ma si trovano nel Cri. columbae e nel Cri. gallinae. Il corpo delle femmine talora pi largo che lungo, sempre rotondeggiante. Nel Cnemidocoptes mutans (Robin) (fig. 31 B, C) il corpo delle femmine pres- soch discoidale, terminato da due sole setole lunghe; nel maschio appena pi stretto, leggermente bilobo. Mancano in questo sesso, per questa specie, i dischi copulatori. Femmina lunga min. 0,45; maschio lungo mm. 0,21. Questo Acaro attacca le Galline ed anche altri Uccelli allevati assieme al- l'ospite preferito. Si trovato anche sui Passeracei. In tutti i casi vive sulle zampe, sulle quali determina incrostazioni talora vistose. ovoviviparo. Si me- dicano facilmente i soggetti affetti togliendo tutte le croste e lavando con sostanze insetticide. La specie nota da molto tempo e spesso confusa colla seguente. Ha ricevuto nomi diversi, ad es. Sarcopte* mutans (Robin, Reynal et Lanquetin, Mgnin, Perroncito, Railliet, ecc.); Bar- copta anaoanthei (Delafond et Bourguignon); Cnemidocoptes viviparus (Fiirstemberg); Dermatoryktes fossor (Ehlers). Col nome intestato illustrato da Canestrini, Berlese ed altri. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 47 Coemidocoptes gallinae (Railliet). La femmina pi larga che lunga, eoa otto setole mediocri nell'estremo posteriore del corpo. Il maschio, molto pi piccolo, ha forma pentagonale, ristretto di dietro e porta due ventose copulatrici (dischi al ventre). Femmina lunga fino a mm. 0,40; maschio nini. 0,22 (fig. 31 A). La specie vive sulle Galline, sul loro corpo, determinando la caduta parziale o totale delle piume. Si trasmette facilmente da un Pollo all'altro. Somiglia molto al seguente, dal quale per distinto per una statura maggiore e per qualche altro carattere. Cnemidocoptes columbae (Railliet). La femmina, pressoch tanto larga che lunga porta due lunghissime setole all'estremo posteriore del corpo, oltre a Fi. 32. Cnemidocoptes columbae Raill. dei Colombi, molto ingrandito. A, B femina prona e supina ; P, maschio supino (da Berlase). quattro piccolissime; lunga mm. 0,30. Il maschio ha le ventose copulatrici ed lungo mm. 0,17 (fig. 32). Vive sui Colombi, alla base delle piume, che si rompono a livello della pelle, producendo cos delle zone del tutto denudate di penne. Il Railliet lo chiam primamente Sarcoptes laevis var. columbae. Laminosloptes cystlcola (Vizioli) (fig. 33). E la sola specie del genere finora nota. I sessi si somigliano. Le ventose peduncolate delle due prime paia di zampe sono caduche. Vivono questi Acari entro la pelle delle Galline, determinando speciali, piccole escrescenze; sono poco molesti. Cytodites nudus (Vizioli). Sola specie del genere finora nota. L'insieme dei pezzi boccali forma un tubulo corto. Corpo ovale, nudo, simile in ambedue i sessi. Tutte le zampe terminate da ventosa con breve peduncolo, glabre. Ovoviviparo. Ambedue i sessi lunghi circa mezzo millimetro. Vive nelle vie aeree dei Gallinacei. Talora, sebbene di rado, si moltiplica al punto da determinare una grave irri- tazione con fenomeni asfittici (fig. 34). Anche questa specie ha ricevuto uomi diversi, come Cytodites glaber e Cytoleichus sarcoptoides (Mguin); Sarcoptes gerachi (Rivolta); Sarcoptes nudit (Vizioli), ecc. 48 CAPITOLO PRIMO Epidermoptidi (Sarcoptidi dermicoli). La seconda famiglia dei Sarcoptidi abbraccia specie viventi parassiticamente su Mammiferi od Uccelli e di cui talune determinano, sui primi, affezioni, in qualche caso abba stanza gravi, sebbene non cos come per la specie della famiglia precedente si veduto accadere. Ricorderemo perci qui le forme pi gravemente parassite degli animali domestici. I caratteri del gruppo sono qui infrascritti: Corpo nelle femmine rotondo od ovale, nei maschi il pi spesso diversamente foggiato, sopratutto nell'estremo posteriore dell'ad- dome, che quivi pu essere bilobo, fornito di appendici foliiformi, ecc. Pelle del dorso rinforzata da almeno uno scudo sul capotorace. Rostro pi grande che nella famiglia precedente, ma egualmente armato. Esistono i dischi copulatori nel maschio; mancano i dischi ge- nitali in ambo i sessi. I generi di questa famiglia finora noti sono i seguenti: Caparinia (Canestrini, 1894); Psoroptes (Gervais, 1841); Psoralaes (Trouessart, 1896), Hicrolichns (Trouess. et Neumaun, 1887) ; Hetero- psonis (id.); Paehilichus (Canestrini, 1894); Rivoltano (id.); Epder- moptes (Rivolta, 1876); Dermation (Trouess. et Neum., 1888). Fra gli Epidermoptidi le specie che meritano di cysiicoia (Vizioi), dai ventre essere ricordate, come determinanti affezioni, talora ab- moito ingrandito (dai Me- bastanza gravi? agli aniluali domes tici, sono le seguenti : Fig. 33. Lamnosioptes Otodectes cynotis (Hering). Il genere istituito con buon fon- damento dal Canestrini. bene distinto dai Psoroptes e Chorioptes per l'armatura delle zampe nei due sessi. Infatti negli Otodectes il maschio ha ventose ambulacrali su tutte le zampe e la femmina solo sulle quattro anteriori; le altre sono terminate da setole. La specie ha le seguenti dimensioni: femmina lunga mm.' 0,530; maschio 0,400. Vive nel padiglione dell'orecchio e nel condotto uditivo esterno del Cane e del Gatto, dove si nutre del cerume. Non produce alterazioni cutanee, ma eccita un prurito cos vivo che le vittime hanno veri accessi di frenesia e si feriscono, grattando violentemente, le orecchie. Gli autori ne trattano, al solito usando nomi vari, come Sarcoptes cynotis (Hering) ; Chorioptes ecaudatus (Mgnin); Symbiotes ecaudatus (Perroncito); Chorioptes auricularum (Railliet). ecc. Psoroptes equi (Ger.) e Ps. bovis (Ger.). Non ho trovato differenze morfologiche e piccolissime di statura fra le due specie, perci ne tratto insieme. Il genere, oltre ai caratteri della famiglia ricordati pi su, si distingue dagli affini, ad es: dal gen. Chorioptes, perch la femmina porta ambulacri a ventosa su tutti i piedi, all'infuori di quelli del terzo paio, che sono, invece, ter- minati de setole Le ventose hanno un lungo peduncolo diviso in pi articoli. Il maschio molto diverso dalla femmina ed ha l'addome posteriormente bilobo; ciascun lobo reca tre setole lunghissime, eguali fra loro e pi lunghe di tutto Fig. 34. Cytodites nudus (Vizioli); maschio supino, ingrandito (da Mgniu). GLI AFFINI DEGLI lNM'.rn 49 l'animale: sempre in questo sesso il 1." paio (li zampe brevissimo, appena lungo (pianto met di quelle del 3. paio. 11 P. bovi* ba le seguenti dimensioni: femmina lunga min. 0,62 : maschio lungo tuui. 0,55. Quanto al /'. equi esso sembra alquanto maggiore. Le misure da me raccolte souo: femmina lunga mm. 0,G0 a 0.70. larga mm. 0,40 a 0.50: maschio lungo nini. 0.50 a 0,58; largo min. 0.30 a 0,39. 11 Psoroptes ri/ni vive sul Cavallo, sull'Asino e Mulo, n attecchisce su altri animali, come Buoi, Pecore. Maiali. Cani, Gatti, u sull'Uomo. Esso causa della scabbia cosi detta psoroptiea. che per meno grave di quella sarcoptica, perch il Psoroptes non scava cunicoli nella pelle, come fauno i ISarcoptes, ma punge dal- Fig. 35. Psoroptes hovis (Ger.) molto ingranditi. .1. muschio; B, femmina, supini (da Beilesr). l'esterno, provoca la formazione di una piccola pustola, che poi si rompe ed il contenuto stravasato secca, dando origine ad una crosta. Siccome gli Acari vivono tutti insieme, cos le croste si fondono in una massa unica, che si estende gra- datamente e regolarmente sulla superficie del corpo. Le parti preferite e prime attaccate sono quelle coperte di crini, come la sommit del collo, sotto la cri- niera o la base della coda, ma ancora il garrese; poi si estende altrove. La diagnosi ne facilissima perch sotto le croste si trovano ammucchiati in gran numero gli Acari in tutte le et. La specie e stata illustrata da tempo. La malattia primamente segnalata dal Lonting, verso la met del secolo decimonono; la prima figura dell'Acaro e data da Goliier e Saint Didier nel 1813; di poi da Bosc nel 1816; da Raspail nel 1833; Hertwig ed Hering nel 1835; Gervais nel 1841: Dujanlin nel 1843; Gerlach nel 1857, ecc. Al solito l'Acaro ebbe nomi diversi; ed es., Dermatodeotes equi (Gerlach) ; Dermatokoptes communi (Piirsteiub.); Psoroptes longirostris var. eqni (Mgniu : Psoroptes communio var. equi (Railliet, ecc.). Il l'soroptes bovis (tg. 35) ha costumi analoghi ed esso pure preferisce (nel Bue) la parte superiore del collo, il garrese e sopratutto la base della coda. B. Bi BLESE, Oli Infetti, li. 7. 50 CAPITOLO PHIMO Psoroptes ovis ((Ieri.). Differisce lai precedenti sopratutto perch il maschio reca cinque setole su ciascuno dei coni addominali posteriori, delle quali due, molto lunghe, per quanto meno del corpo dell'Acaro, sono fra di loro eguali ed altre tre sono cortissime. La statura maggiore, cio: femmina lunga mm. 0,75; maschio mm. 0,60. Vive sulla Pecora, sta sulle parti coperte di lana, come sulla groppa, dorso, reni e collo, provocando depilazioni pi meno estese. Aggredisce anche la ( 'apra. Psoroptes cunlculi, Mgli, sul Coniglio. Molto affine al precedente, al quale somiglia morfologicamente. Vive Fig. 36. Chorioptes equi (Hering) supini, maschio: ]-!, fumraina, ingranditi (da Berlese). Chorioptes equi (Hering) e C. bovis (Ger.). Il genere stato istituito dal (lervais. Si distingue dal precedente perch nella femmina si trovano ventose ani- bulacrali solo agli arti del primo e secondo paio ; gli altri sono terminati da setole (fig. 36). Dagli Otodectes poi differisce perch il maschio ha l'addome posteriormente bilobo. Le tino specie del genere qui indicato non differenziano morfologicamente tra loro, neppure per la statura ; sembrano per diverse, essendo riesciti vani i tentativi del Gerlach e d'altri di comunicare al Bue la scabbia corioptica con Acari tolti dal Cavallo. Il maschio ha l'addome terminato da due brevi coni, ciascuno dei quali reca internamente due lunghe setole semplici e due lunghe appendici a forma di foglia lanceolata, molto allungata, trasparenti. Femmina lunga mm. 0,38; maschio min. 0.31 a 0,30. Determina la scabbia del piede, perch quest'Acaro, a differenza del Psoroptes, attacca le estremit, per non entro la pelle ma all'esterno, in ci affatto come si comportano i Psoroptes. Nel Bue invece attaccata di preferenza la base della coda, di dove il male si estende, poco a i;u affini ni'un.i ixsktti 51 poco, sulla groppa, sui reni e sul dorso. La scabbia corioptica o simbiotica, come detta, <. del resto, assai benigna. Sembra che la forma del Cavallo o sue va- riet si sia trovata anche sulla Capra (Vii. caprai', Del. et Bonrg.), sulla Pecora (Ch. ovis, Ziirn) e sul Coniglio (Ch. ouniculi, Zirn), con et'etti poco gravi. appunto il Ch. vini, rumi' il ]iii cornane, ha ricevuto numi diversi, cio Sarcoptes equi (He- rinr); Symbiotes (. G. di molti passeracei, specialmente del gen. Fringilla ed affini. Questi vivono sulle penne del capo. Si veda a fig. 16 C, come conformato il maschio di una specie comune sulle Sylvia nostrali. Altre forme non meno paradossali per l'ornamentazione e conformazione dell'addome nei maschi sono indicate nella stessa figura 16. Quanto alle femmine, ripeto, esse sono molto semplici e simili fra loro, ma assai diverse dai ri- spettivi maschi (vedi fig. 39, B). SARCOPTID1 1NSETTICOLI o Canestrinidi. Si pos- sono richiamare presso a poco agli Epidermoptidi come loro affini talune specie di Sarcop- tidi, le quali si trovano su diversi Coleotteri e stanno sulla pelle dell'ospite, sempre sull'adulto, probabilmente nu- trendosi de' suoi umori trasu- dati, senza per recargli danno sensibile. Sono Acari che ri- cordano gli Analgesidi e gli Epidermoptidi. sopratutto pel dimorfismo sessuale generalmente molto spiccato, almeno nei gen. Canestrinia e Ganestriniella. Se ne pu aver idea ricercandone la specie pi comune che la Canestrinia blaptis (Canestrini e Berlese) (fig. 40) vivente in colonie sul petto delle Blaps. Mettendo sul portaoggetti quanto con un ago si pu togliere dal prosterno di tali Insetti, allorch vi si vede una macchia biancastra rappresentante appunto la colonia degli Acari, appaiono tutti gli stati della specie in discorso. Altre forme congeneri vivono sotto le elitre di Coleotteri vari nostrali e forestieri. Tra le specie nostrali si possono ricordare le seguenti, oltre la C. blaptis citata: C. provriisti Berlese sul (Procmstes coriaceus); C. dorcicola Beri., sul (Dorcus parallelopipedus) ; C. rotnnda Beri, sul (Pentodon panciata); C. cerambici Cauestr. sul {Cerambyx litro*); C. giardi Trouess. (su Chrysomela : C. carabicola Beri, (su Carabo); C. procera Beri, (su Procerus). Tra le esotiche ricorderemo C. microdisca, Beri.; C. sjievtanda, Beri.; C. nepalensi, Beri.; (su Dorai ili Giava); C. remigali* Beri, (su Morica planata dell'Africa); C. negleeta Beri, e C. tramiUria Beri, (su Saaraboeu centanni dell'Africa); C. manicata Beri, (sulla Doryphora tessellata dell'Africa) nonch una Megacaneetrinia (M. mucronati Frag.; su "E Carabide d'Africa. Il genere Canetriniella Berlese, differisce dal precedente perch i maschi sono sprovvisti di ambulacri a ventosa nel 3. e 4. paio di zampe. Duo belle specie esotiche si conoscono, viventi sulle Batocera delle Indie, Giava, ecc., cio: C. togata Beri. (fig. 11) e C. amplexan Beri. Il genere Coleopterophagus Beri, differisce dai precedenti perch manca il dimorfismo sessuale ed il maschio non ha neppure i dischi copulatoli. La specie nostrale e il C. megninii Beri., che qualche volta si trova sotto le elitre della Ce- tonia metallica. Qualche altra specie esotica nota, vivente su Lamellicorni. Finalmente diremo che col gen. Coleoglyphns Beri., comprendente due o tre specie esotiche Fig. 40. Canestrinia blaptis C. et B. maschio prono, molto ingrandito (da Berlese). GLI AKKIN'I DEGLI INSETTI grandi, viventi su Lamellicorni specialmente, i Canestrinidi passano nei Tiroglifldi, perch in realt il genere pu rientrare bene in quest'ultima famiglia. Si comprende cosi che i Canestri- A B Pig. 41 Caneslriniella logala Beri, parassita di Cerambicidi (Baloeera) ilelle Indie. A, maschio; II. femmina, proni, ingraniiti. nidi, torme ormai multo differenziate, derivano dai Tiroglifldi liberi, adattati alla vita semipa- rassitaria su Coleotteri. Il pi aberrante fra i Sarcoptidi iusetticoli e certo non appartenente alla famiglia Canestri- nidi il Linocoptes cocoinellae Seop. (fig. 42), che si riscontra non di rado sulla Lina pupilli, sotto le elitre. Esso e veramente un Acaro strano, da non sapersi a quale famiglia ascrivere, se non sta vicino agli His'iostoma, che sono Tiroglifldi liberi, del tutto singolari per struttura speciale. Questo il quadro dei Sarcoptidi viventi in tutte le et loro sugli Insetti. Sarcoptidi liberi o detriticoli (Tiioglifidi). Pi particolare men- zione meritano gli Acari di questo gruppo, tanto pi clie vi si trova com- presa quella forma, la quale Ita dato il nome a tutto l'ordine e di cui parla Ari- stotele. Aristotele, adunque, scrive che anche nella cera si generano animaletti, ma cos piccoli che appena si possono vedere e perci sono detti x'.xpzot. Veramente per se la cera scevra da altre sostanze che sono negli alveari, non appetita dagli Acari domestici, ma credibile che quella tale cera, che si faceva allora e tuttavia si fa, greggia, potesse benissimo nutrire delle colonie di Acari domestici. Certamente nei nidi di altri Apidei, come Xyocopa, Chalichodoma, Megachile, ecc. Fig. 42. Linocoptes coccinellae (Scop.) maschio, prono, molto ingrandito (da Berlese). 56 CAPITOLO 1MMMO a spese della sostanza ivi accumulata a nutrimento delle larve, albergano Acari speciali, come vedremo, le cui forme migranti si trovano appunto sugli Insetti adulti delle specie indicate. Ma nelle case, chi voglia trovare qualcuno degli Acari domestici di questo gruppo, li cercher nei detriti del formaggio, special- Fig. 43. Un Histiostoma: A, femmina veduta dui dorso; B, maschio supino molto ingrandito (da Berlese). mente se conservato da tempo o se va in polvere per carie (flg. 48; ; nella farina o prodotti alimentari a base di farina, che in luogo non troppo asciutto sieno rimasti per gran tempo e cos sulle carni, sulle frutta, sui funghi secchi, ecc. Quivi si incontrano tre o quattro specie di Acari domestici, fra i (piali i pi comuni sono i Tyroglyphus siro (L.) e T. longior (Gervais) biancastri, lucidi, ovali, irti di peli lunghi quanto e pi del corpo e senza differenze pi cospicue fra i due sessi. Comune anche VAleurobius farinae (D. G.) od Acaro della farina propriamente detto, ovale allungato, bianco, colle zampe rosee. Il ma- schio pi piccolo della femmina e molto diverso, perch le sue zampe del 1. paio sono molto pi grosse delle altre ed armate di un robusto sprone conico nel loro primo articolo, alla faccia inferiore. Particolarmente sulle frutta secche ed abban- donate a s da tempo vive in numerose colonie il Carpoglyphus passularum (Fumouze et Robin), che si conosce perch non ha che quattro lunghi peli all'estremo posteriore del corpo, sebbene nel resto somigli ai Tyroglyphus. Probabilmente l'owa/Js&J di Aristotele uno dei quattro succitati (flg. 46 I), G, A, B, E). Ma nella polvere delle case, cio in ambiente alquanto pi asciutto e rara- mente in colonie, si incontra VAcarus domesticus degli autori, che poi il Gly- cyphagus domesticus (1). G.), come si chiama correttamente oggid (tg. 46 F.) Fig. 44. Un Tiroglifide dei detriti di fieno ; Glycyfthagus canestrinii Arni, molto ingrandito, prono (da Berlese). GLI AFE INI HKGI.I IN-1 I I I 57 Olyeyphagus significa mangiatore di cose dolci, ma l'Acaro si addatta a tutto, a detriti di ogni sostanza organica. Esso corre velocemente, non , cio, cosi pigro come quelli delle specie succitate, che sono pingui, obesi e si muovono malvolen- tieri. 11 Olycyphagus domesticus e le sue forme vicine, che vivono nei detriti di fieno, sono molto agili e veloci. Alla lente appaiono irti di lunghissimi peli, pi lunghi anche dell'animale e sono di colore bianco. Si distinguono dai Tyroglyphus perch hanno le zampe coll'ultimo articolo sottilissimo e terminato da una pic- colissima borsetta sferica, anzich da un'unghia ro- busta, come in tutti gli altri domestici gi citati. Questi sono i prin- cipali Acari del gruppo dei Sarcoptidi, che si tro- vano sulle sostanze ali- mentari (fig. 46) ma essi sono cacciati attivamente da altri Acari predatori, ad es. del gruppo dei Gamasidi {Laelaps margi- natila; L. casalis, ecc.) e pi frequentemente, anzi sempre . d a particolari Cheyletus, dei quali si gi descritta la poderosa armatura boccale. Nelle case i Vheyletus pi comuni sono il Ch. eruditus (Schrank), che ha ricevuto tale specioso no- me perch non raro nella polvere delle biblioteche, dove vive predando attivamente gli Acari tiro- glitidi che rodono i vecchi volumi (fig. 45 A) ed il Ch. doctus del Berlese, che somiglia molto al precedente. Questi sono bianchi ed hanno le zampe anteriori brevi. Si trova inoltre il bellissimo Cheyletus renustissimus (Koch), di colore giallo ranciato e colle zampe anteriori lunghissime. Questo per pi comune nei detriti di fieno. Anche questi predatori, allorch vogliono migrare, si attaccano a qualche insetto domestico e si fanno cos portare altrove. Questi piccoli difensori di quanto noi procuriamo di conservare per nostro nutrimento o per altro, non impediscono per l'attivit malefica degli Acari che, lasciati fare, presto compiono la loro opera rovinosa. I collezionisti di Insetti sanno benissimo, ad es., che le loro raccolte sono minacciate seriamente da una specie di carie, che manda i loro preziosi esemplari tutti in polvere. Anche in questo caso si tratta di un Acaro speciale, la Monie- zitlht entomophaga (Laboulb.) pi piccola del Tyroph. siro, alla quale potrebbe essere somigliata se non avesse peli sul corpo molto pi corti. Questo Acaro, nelle collezioni entomologiche, compie o prepara l'opera distrut- trice degli Anthrenus. qualora manchino le debite precauzioni di conservazione. Xei detriti e nella polvere che si trova sotto il fieno e le altre erbe secche, conservate, alberga una fauna acarologica speciale, con parecchi Olycyphagus, alcuni A. Bekt.fse. Gii Inselli, II. 8. Fig. 45. Due Cheiletidi ad enormi palpi. A, Cheyletus er-uditus (Scbr.) delle case; B, Cheyletus vorax Oudem., maschio, dal dorso, ingranditi (da Berlese e da Oudemans). 58 CAPITOLO PRIMO dei quali bellissimi, sebbene molto piccoli, perch hanno il corpo coperto di lunghi ed eleganti peli a ino' di piuma (fig. 44) come i Oh/c. plumifer Koch, Glyc. canestrinii Arm., od a guisa di foglia lanceolata {G. palmifer Founi. et. Rob.). Anche nei nidi di piccoli Mammiferi, sotterra (Talpa, Topi campagnoli, Arvicole, Sorex, ecc.) dove sono accumulate foglie secche, sostanze escrementizie, ecc. albergano colonie di speciali Sarcoptidi, che somigliano ai domestici ricordati e di cui le forme migranti si trovano fra il pelo dei mammiferi abitatori del nido. In generale tutti questi Acari, con molti affini, che vivono nelle sostanze organiche putrescenti, ad es. quelli del genere Histiostoma (fig. 43), che albergano in colonie numerosissime nelle sostanze animali o vegetali che si decompongono; oppure i Tyrogl. mycophagus, Mgn.; T. krameri, Beri.; Rhyzoglyphus ech inopus, Claparde, che si trovano particolarmente sui funghi, patate o radici guaste in genere, entro terra o fuori di terra, danno origine a forme ipopiali, cio migranti, con reste particolare da viaggio e tutti questi Hypopus, come sono detti, od anche Trichotarsus, Homopus, ecc. si trovano, talora in gran numero, su parecchie specie di animali, ma particolarmente sugli Insetti. questo un capitolo curioso di storia naturale, che merita realmente una pi ampia illustrazione. Gi si detta la ragione di esistenza di queste speciali forme migranti, che spettano alla famiglia dei Sarcoptidi esclusivamente. Ora, il confronto di alcune figure, cio delle specie rappresentate a fig. 46 nelle loro forme sedentarie colle corrispondenti indicate a fig. 47, che sono le migranti od ipopiali, fa vedere di quanto mutata la veste nell'un caso in con- fronto dell'altro. Si gi avvertito che Vhypopus si forma dentro una ninfa e di poi, mutan- dosi, d origine ad altra ninfa, che finisce poi per divenire adulto. UHypopus, come detta tale forma, pu assumere caratteri diversi, pei quali i pi vecchi entomologi (che non conoscevano cos fatte curiose trasformazioni, la cui scoperta dovuta al Mgnin) avevano creato diversi generi distinti, come ad, es. Tricodactylus, nome che fu poi mutato in Trichotarsus, per un inquilino molto comune della Xylocopa violacea; homopus, per certe forme che si incon- trano specialmente sui Mammiferi, Anoetus per altri, ecc. Le differenze consistono sopratutto nella armatura delle zampe e nel numero e configurazione delle ventose di adesione, che si trovano al ventre, presso l'estremo posteriore del corpo. Questi viaggiatori, infatti, hanno un sistema di ventose, che appaiono nella detta regione ventrale, in forma di dischi a zone concentriche, di varia grandezza e diverso numero. Con tali ventose circolari essi aderiscono tena- cemente alla cute liscia dell'animale che li porta, generalmente un Insetto od un Miriapodo. Le forme che si trovano sui Mammiferi servono a diffondere le specie alle quali appartengono e che vivono nei nidi e cubicoli dei Mammiferi stessi. Questi Acari, in tali casi, recano non gi ventose, ma il corpo loro, nella parte anteriore cos conformato da abbracciare strettamente un pelo dell'ospite, porta cio dei rilievi rotondeggianti, con cute striata di traverso, tra i quali, esattamente come fra le due branche di una morsa, pu essere stretto il pelo del mammifero ospite (fig. 47 ('). Le forme ipopiali pi comuni e pi degne di nota, che si possono incontrare sugli Insetti, sono le segnenti : Il Trichotarsus xylocopae (Duf.;, che si trova in gran numero in ciascun lato del torace, sotto le ali della Xylocopa violacea, l'Ape taglialegno a tutti ben nota. Ha unghie poderose alle tre paia di zampe anteriori e l'ultimo paio termina con lunga setola (fig. 47 A). GLI AFFINI DKGLI INSETTI 59 Pig. 46. I priucipali Sarcoptidi domestici nostrali (torme sedentarie). .1. maschio : B, femmina deWAleurobius farinae (D. G.) supini, egualmente ingranditi ; C, Tyroglyphus longor Kob. D, T. siro iLinn.) proni; E, Carpoglyphxis passvlarum (Hering) maschio supino; F, Olycyphagus domeeHctu (D. G.) prono. Molto ingranditi (da Berlese) 60 CAPITOLO l'RIMO L'adulto vive in gran numero nei nidi della Xylocopa stessa. Molte altre specie congeneri si trovano su altre Xylocopa esotiche e gli adulti nei loro nidi. L'Hypopus spini- tarsus (llerm.). si incontra sugli adulti di vari Lainellicorni, specialmente copro- fagi, sotto le elitre. L'adulto il Ttjro- glyphus mycophagus del Mgnin. che il pi grosso tiro- glifide nostrale e vive di funghi, pa- tate putrescenti, ecc. Un Hypopus si- mile al precedente si rinviene su Coleot- teri che vivono entro terra allo stato larvale e gli Iusetti in discorso lo por- tano con s da dentro terra. Appartiene al Rhyzoglyph us echino- pus, che conoscere- mo meglio perch molto attivo di- struttore delle ra- di ci , bu Ibi , ecc. morti e che imputridi- scono sotto la su- perfcie del suolo. L' Hypopus Tcra- meri (Beri.), di color rosso mattone, si trova spesso in cos gran numero ad- dosso alle Formiche da ricoprire tutto il capo ed il torace, con molestia dell'in- setto, che tenta in- vano di liberarsene coll'aiuto delle zam- pe anteriori. Questo hypopus d origine al Tyroglyphus krameri illustrato dal Berlese e vivente negli stessi ambienti del precedente. L'Hypopus mnscarum (Liun.), che corrisponde WAearus muscarum degli antichi autori, si pu vedere talora alla base dell'addome, al dorso, sulla Cyrtoneura sta- Fig. 47. C D Principali Hypopus (forme migranti) di Sarcoptidi detriticoli. A, del Trichotarsus xylocopae (Dut'.l : B, AeW Aleurobius farina? (D. G.) : 0, &M' Homo- pus talpae (K) ; D, di un Bistiostoma. Tutti supini, molto ingranditi (da Berlese). GLI AFFINI DKGI.l IXM-: I I 1 61 bulini*, mosca ohe esce dui letamai e che si incontra nelle case. Questo hypopus ha le zampe dell'ulti ino paio terminate <1 a una lunghissima setola ed citato anche dai natura listi pi vecchi. Spetta alVHistiostoma muscarum descritto dal Berlese. L' Hypopus julorum (Koch) occorre su gran numero di Insetti, che frequentane le concimaie ed altre sostanze putre- scenti ed ancora si rin- viene su Miriapodi, su altri Acari, ecc., si pu dire su qualunque Ar- tropode terrestre, che gli venga a portata. Spetta a specie del genere Hi- stiostoma, che, come si detto, vivono in colonie sterminate nelle decompo- sizioni (fig 47 D). Fig. 48. Come apparisce al microscopio la polvere di formaggio cariato. Si tratta di colonie del Tyrofflt/phiis longior Gerv. ; uova giovani e adulti. lutine VHomopus tal- pae (Kraiu.) (fig. 47 6'), che si incontra su piccoli Mammiferi viventi sot- terra, ecc. La forma i p o p i a 1 e delV Aleurobius farinae si pu trovare su Insetti ed altri Artropodi domestici (fig. 47 B). Anche i Qlycypluujus danno origine a partico- lari hypopus. Khizoglyphus echinopus (Rob.). Eecentemente stata richiamata 1' at- tenzione degli entomologi agrari su un Tirogliride sotterraneo, il Rhizogly- plius echinopus (Kob.), che da tempo si sapeva vi- vente sotterra, sulle so- stanze vegetali in decom- posizione e che da poco si accusato di concorrere colla Fillossera alla distruzione delle radici di Vite (fig. 49). Fig, 49. Maschi di Rhvsoglyphus echinopus (Rob.), supini A, omeomorto : li, eteromorfo ida Berlese). 62 CAPITOLO PRIMO Il RMzoglyphus in discorso, come tutte le specie congeneri, ha infatti abi- tudini di vita sotterranea e si incontra in gran numero, come % si avvertito, su radici, tuberi, bulbi, funghi, ecc. che marciscono sotterra o sopra terra. degno di nota pei suoi maschi polimorfi. Esistono cos due maniere di maschi. Gli uni (omeomorfi) non troppo dissimili dalle femmine, colle zampe tutte fra loro di eguale sviluppo e terminate da robusta unghia, con traccia di ventosa membranacea alla base; altri (eteromorfi) hanno il terzo paio di zampe pi volu- minoso delle altre e terminato solo da assai grossa unghia senza ventosa (fig. 49) Fig. 50. I pi comuni Criptostigmati nostrali (A, B, C, E planticoli ; D, F musuicoli). A, Nothrui bicarinatits, K. ; B. Oribatula plantivaga. Beri. ; C, Neoh'odes Iheleproctu? (Herm.) ; D, Pkthracarus lentulux (Koch) aperto; E. Sphaerozetee orbicularis, (Kochl : F, Hoploderm carinoti (Kocli). Tutti molto ingranditi. Le figg. D, F sono vedute di lato ; le altre prone (da Berlese). Per quello che riguarda il danno alle Viti per, da ritenersi che esso sia molto limitato, se non nullo, per parte dell'Acaro. Certo esso distrugge i tubercoli radicali prodotti dalla Fillossera e pu essere anche che, trovandosi a rodere, intacchi ancora del tessuto vivo, ma il regime di vita veramente necrofilo, cio a spese di tessuti morti e senza l'opera della Fillossera, che prepara le prime alte- razioni e la conseguente decomposizione dei caratteristici tubercoli, l'Acaro non sarebbe affatto nocivo. Questi sono gli Acari del gruppo degli xVstigmati, che meritano speciale menzione pei loro rapporti cogli Insetti, cogli animali domestici, colle piante col- tivate, i prodotti agrari e coll'Uomo stesso direttamente. Criptostigmati. Nel sottordine dei Criptostigmati stanno tutte forme libere, nessuna parassita d'altri animali e nessuna in alcun modo seriamente nociva. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 63 Qualche volta si iucoutra sugli alberi e particolarmente sulle conifere, io estate, qualche specie molto abbondante. Cito ad es.: tra le piti ovvie, il Peloribates humeral (Kooh), di cui le forme giovani si trovano d'inverno annidate nelle screpolature della scorza dell'Olivo e d'altre piante, il Nthru bioarnatus Kocb ; il Neoliodes Iheleprovtue (Herut.) e qualche altro (fig. 50). singolare che sugli agrumi stata segnalata, in Sicilia, una Orbatula plantivaga Beri, e nella Nuova Zelanda ed in Australia una specie affine, la 0. caudata (Mich.). Trovansi sulle dette piante in granile numero di esemplari, ma apparentemente senza mo- lestia del vegetale. Eterostigmati. Il sottordine degli Eterostigmati comprende, invece, talune specie che meri tano di essere ricordate, perch veri parassiti degli Insetti ed altre nocive alle piante od ai prodotti agrari. Fig. 51. Un Dispurpes (D. claviger Paoli). A, femmina ingrandita; B, maschio (del D. bombi Mich.) molto ingrandito; supini (da Paoli). Le forme libere degli Eterostigmati appartengono a vari generi, ad es. : Disparipes (tg. 51), ed affini (di cui qualche volta si incontrano specie migranti sugli Insetti, ad es. : il D. bombi, che ricorre sui Bombus ma anche su formiche), e le cui femmine sono molto singolari per una enorme espansione anteriore del capotorace, ricoprente tutti gli organi; Pugmephoius, con qualche specie insetticola e Tarsonemus. Tra questi ultimi alcune specie sono da considerarsi come nocive ai cereali, ad es. : il T. oryzae Targ. Le specie della famiglia pi degne di considerazione appartengono ai generi Tarsopolipus, Podapolipus, Pediculoides e sono parassiti di Insetti, ma ancora, una specie appartenente all'ultimo dei tre generi indicati seriamente pericolosa anche per l'Uomo, sebbene la sua attivit sia soltanto momentanea, a danno delle persone che vengono incidentalmente a contatto coli' Acaro in discorso. I Tarsopolipus (genere istituito recentemente dal Berlese) rappresentano forme intermedie fra i Tarsonemus liberi ed i Podapolipus molto degenerati dal parassitismo. Infatti nei Tarsopolipus, nei quali gli effetti riduttivi del parassitismo sono meno inoltrati, le femmine conservano ancora tu CAPITOLO PRIMO una forimi del corpo ricordante i Tarsonemm, ma hanno perduto le zampe del 4. paio. Nei Po- dapolipus le femmine adulte hanno pi o meno ridotte tutte le paia di zampe ed il corpo a forma di borsa ed assai grande per contenere ima enorme massa di uova. Quanto ai masclii, sia detto una volta per sempre, elle essi sono presso a poco dello stesso aspetto in tutti i generi della famiglia e sono molto diversi dalle femmine, ne sui maschi stessi ha influito in alcun modo il parassitismo, dovendo essi muoversi sopratutto per la ricerca della femmina (fig. 51, B). Nei Podapolpits qualche specie realmente degna di nota perch aggredisce animali nocivi. Gi il Berlese ha descritto un P. grami, che vive sul Pachytilut migratoriu, il famigerato Acridio migratorio, e ne occupa in colonie numerose le ali, ma non vi molto frequente. Nel 1906 il Prof. Lahille descriveva un Acaro, che riconosceva molto molesto alla terrihile Langusta dell'America del Sud, cio l'Acridide noto sotto il nome di Schi- stocerca paraeusis Burn. L'Autore rico- nosceva molto giustamente trattarsi di un Podapolipus ed anzi di una specie nuova, elle benignamente mi volle de- dicata, chiamandola Podapolipus berlesei (fig. 52). Questa specie apparisce diversa dalle altre precedentemente conosciute sopratutto per la conformazione della femmina adulta, che ha il corpo coperto di squame trasverse, un solo paio di brevi zampe (anteriori) sotto il rostro, al ventre e due processi, uno per lato, conici, carnosi comprendenti fra loro il rostro. lunga fino a nini. 1,10 e larga min. 0,80. Le ninfe ed i maschi, pur avendo l'aspetto e la grandezza consueta nelle specie del genere, mo- strano pure qualche differenza in con- fronto delle altre gi note. Il Lahille riscontr una percentuale molto forte di Langosta parassitizzate ed in localit varie della Repubblica Argentina, cio una percentuale fino a 78 / . Egli riconobbe che gli Insetti cos aggrediti e nei quali si trovano abbondanti colonie del parassita sulla pelle del collo tra il capo cio ed il protorace (fig. 52, A), si mostrano seriamente malati e poco attivi e che converrebbe quindi tentare una pi ampia diffusione dell'Acaro ai danni della Lnngosta, che costituisce, per quelle regioni del Sud America, il pii grave flagello dell'agricoltura. Fig. 52. Podapolipus berlrsei Lahille, parassita della Lan- gosta del Sud-America. A, capo e collo dell' Aeridide, ingranditi per mostrare in a le fem- mine adulte degli Acari ; B, la femmina adulta ormai apoda, in- grandita : 0, la ninfa molto pi fortemente ingrandita (da Lahille). Ma assai pi efficaci ai danni di molte specie di Insetti sono gli Acari Ete- rostigmati, che rientrano nel genere Pediculoides e ci perch questi veramente conducono a morte la vittima e si sviluppano in cos gran numero da distrug- gere completamente enormi quantit di Insetti durante il loro stato larvale. Il Pediculoides ventricosus (Newp.) gi menzionato si pu incontrare dove si trovano minute larve di Insetti diversi e gli Entomologi conoscevano da tempo la specie perch non di rado si sviluppava a danno dei loro allevamenti, come gi ebbero a lamentare il Newport ed il Lichtestein, il quale fu costretto ad ab bandonare le colture ili Imenotteri, che seguiva a scopo di studio, perch i Pe- diculoides distruggevano in breve tempo tutte le larve (fig. 53). Ma il fatto pel (piale molto pi si messo in vista questo Acaro si riferisce alle sue aggressioni all'Uomo, allorch si trovato in fortuito contatto con nu- merosi individui del Pediculoides. AFFINI DEGLI INSKTTI 65 La larve di Calandra granaria, delle diverse Tignole del grano e d'altri In- setti viventi nei granai, sono spessissimo decimate dal Pediculoides, che si svi- luppa in enorme quantit e, succhiando le larve stesse, presto le conduce a morte. Cosi si pu trovare anche nei depositi di granone, di riso ecc. ed allorquando gli operai maneggiano o trasportano questi semi o qualche persona si trattiene ricino ai depositi di cereali cos inquinati, gli acari si diffondono sulla pelle umana e pungendola determinano pruriti, arrossamenti ed infine una dermatosi. passeggiera bens ma non senza molta molestia e che pu essere confusa colla Bcabbia. La malattia, che in Toscana si elice dei moscione o della gaita porcina rappresentata da una eruzione eritnatoso-vescicolare (e in qualche caso vesoico-pustulosa) a chiazze multiple, piii o meno continenti, senza figurazione speciale, che comincia, generalmente, al collo, all'arto superiore e si diffonde al viso, al tronco ed altrove (figg. 54, 55). Il soggetto tormentato da prurito e cociore intenso, grande inquietudine e talora febbri siuo a 40. In Francia (di- partimento dello Gironda) i mugnai, che conoscono per diverse esperienze gli effetti dell'Acaro, chiamano la malattia febbre de 1 di convivenza, come avviene per altro Taraonenma, il /'. i'uxi fan. et Beri., che si trova tra le due pagine fogliari del Buxna aempertirena, in quelle nicchie che vi scava la nota, connine Diplosis buxi. Mesostigmati. Wesostigmati 1 (Gamasidae). Fra i Mesostigmati. che coni pongono il quarto sottordine, si trovano molte specie degne della massima attenzione nostra per molti riguardi. Vi incontriamo intatti parassiti molto temibili dell'Uomo e degli animali domestici, agenti diffonditori di infezioni gravi: forme nocive alle piante coltivate e parassiti, commensali e conviventi di Insetti. 11 grappo dei Gamasini com- posto di forme pi piccole di quelle degli Issodini e con abitudini del tutto diverse. Due intere famiglie di Gamasidi si compongono di parassiti sangui sughi di Vertebrati. Sono queste i Derma- nissidi ed i Pteroptidi, ma si trovano Acari con abitudini conformi anche in altre famiglie, ad es. : fra i Lela- ,J' J&flK \, "^ \i-M i!, 0!jBT^\ * ptidi ed i Gamasiili. I Dermanissidi sono certo i pi bassi e si vedono essere derivati dai l.elaptidi per adat- tamento alla vita parassitaria. Per tal modo di vita, le mandibole, specialmente nella fem- mina, sono divenute stiliformi, (tg. 56 A) cio atte ad incidere la pelle dell'ospite: il corpo e riescilo piii distensibile, per poter accogliere molto cibo, cio sangue tolto alla vittima, ed il tegumento meno resistente, trattandosi di minore necessit di protezione efficace. Contanti Dermanissidi siigli Uccelli, sui Mammiferi e sui Rettili. 11 pi noto il Dermanyasns gallinae iRedi) o pidocchio pollino, che vive nei pollai e di notte aggredisce i Gallinacei, non pero i Palmipedi. Si nasconde nelle fessure del muro e piti del legname e vi si trova in tutti gli stati ed in numero grandissimo. I Gallinacei domestici ed i Colombi ne sono gravemente tor- mentati e quasi sempre anche i Canarini, specialmente, che finiscono per morirne, fra gli Uc- Fiu. ."iti. Dermanyssiis gallinae (Redi) dal dorso, femmina ingrandita. A, Apice della in indiliola dulia femmioa molto ingrandito (da llt-rleee). 68 CAPITOLO ritmo celli che si tengono in gabbia. Anche in questo caso gli Acari sono nascosti nelle fessure ilei legno delle gabbie stesse entro le cannuccie su cui posano gli Uccelli, ecc. Di notte, come si (letto, sortono dai nascondigli e salgono sulla vittima. Specialmente le femmine si rimpinzano di sangue in modo da triplicare e pi di volume e quindi si lasciano ca- dere per riguadagnare il rifugio diurno. facile per liberare gli ambienti dove si tengono gli Uccelli domestici da siffatto paras- sita. Basta ricorrere ad una buona incatramatura dei muri e degli attrezzi del pollaio, usando catrame fluido od olio di catrame, distribuendolo diligentemente con un pennello, specialmente nelle fessure od anfrattuosita delle pareti, del pavimento, dei legni, ecc. Per le gabbie degli Uccelli sufficiente una passata di colore ad olio allungato nell'acqua di ragia e procurando che penetri in tutte le fessure. Fig. 57. Lophoptes patavinus Megn., (femmina) della Gallina padovana. A, dal dorao; B, dal ventre; senza zampe, ingrandito (dal Mgnin). Il Dtrmanyssus gallinae (g. 56), di color bianco giallastro, se digiuno, oppure di color rosso sanguigno o violaceo bruno se di recente pasciuto, di forma ovale. La femmina , lunga da min. 0,75 (digiuna) ad un niill. ed oltre, se turgida di sangue. 11 maschio appena pi piccolo. Altre specie distinte vivono sulle Ron- dini e sui Passeri. citato dagli Autori qualche raro caso di intenso parassitismo di questo Acaro anche sull'Uomo. Maucano per recenti osservazioni in proposito. stato descritto dal Mgnin anche un Lophoptes patavinus (tg. 57; assai simile al Dermanyssus gallinae e. che si trov molto molesto alle Galline pado- vane. Deve essere affine ai Leiognathus. Il genere Leiognathus differisce dal precedente perch anche nelle femmine la chela della man- dibola a due dita anzich stiliforme. Si trovano specie di questo genere particolarmente sui piccoli Mammiferi (Pipistrelli, Talpa, Topi domestici e campaguuoli), su qualche Uccello e per- sino su Lucertole. Sembra che VOphionyseus natrici dal Mgnin trovato sulla Biscia d'acqua nostrale non si GLI Al'l'INI DKUI.I INSETTI 69 Fig. 58. Pterojjtus vesperlilionis Duf. mascbu, dal dorso, ingramito (da Berleae). possa distinguere genericamente dai Leiognaihus, Vivono tutti questi oome i Dermanysant, Cio succhiando il sangue dell'ospite, ma u sono meno ingordi. Un'altra famiglia, composta di specie, le quali vivono parassiticamente quella dei Pteroptidi, la cui specie pi anticamente nota il Pceroptiis veapertilionis (Duf.), un piccolo Acaro romboi- dale, con enormi zampe grosse e lunghe. Tutti i l'teio- ptus e qualche genere affine vivono sui Pipistrelli. Sano vivipari e la larva ottopoda (fig. 58). Wi jj." 5 ) Probabilmente a questa famiglia va ascritto il yen. Greenia Ondemans, che mostra uno dei pi curiosi casi di simbiosi. Questa avviene tra l'Acaro ed alcune specie del genere Xylocopa, esotiche. Si conoscono gi quattro o cinque specie di Greenia (fig. 60); la pi comune e la pi voluminosa (fino a quasi 4 inill. di lun- ghezza) la G. perkimi Oudem. Di questi Acari si trovano tre o quattro, talora anche pi, individui femmine (i maschi non si conoscono o non esistono) nascosti be- nissimo entro una apposita borsa membranosa, che occupa tutto lo spazio interno del 1. se- gmento addominale della Xylocopa adulta e rimane un piccolo pertugio sul dorso, nella regione del peduncolo, pel quale gli Acari possono fuoriuscire se vogliono. Questa una cameretta entro il corpo dell'insetto, fatta ap- positamente dagli Acari di questo genere (fig. 59, 60). Che fanno essi col e di che si nutrono? Pu essere che mangino il polline che in quella regione del corpo molto spesso abbonda fra i peli dell'insetto o che divorino i molti Tricho- tarsus, che non mancano quasi mai, appunto ai lati del corsaletto delle Xilocope. Il certo che per taluna specie di questi Insetti che hanno la bor- sa, le Green i e non mancano mai di trovarvisi en- tro. Nella stessa fa- miglia, o meglio in famiglia a s, che il Trouessart propo- ne di chiamare lhy- nonysadae, si pu comprendere il ge- li e r e Haafaclme . molto singolare e molto modificato dalla ordinaria figura dei Gamasidi per effetto del parassitismo. Le forme giovani sono esapode. La specie da maggior tempo conosciuta V Haaraclme haliehoeri (Allmann, 1847), che vive nelle narici della Foca Balichoerun. un Acaro molto voluminoso, perch misura circa tre mill. di lunghezza allo stato adulte. Altra specie di Halarachne, la H. attenuata stata receutemente descritta dal Banks e si trovata nelle narici di una giovani- Foca a S. Paul (Islanda). Essa molto singolarmente formata, perch ha la figura di una lunga Fig. 59. Sezione di una Xylocopa esotica mostrante la borsa addominale con entro vari individui di Greenia, Ingrandita. 70 CAPITOLO PRIMO clava, con tutta la parte posteriore dell'addome, che molto lunga, assai assottigliata in con- fronto della parte anteriore del corpo. Misura 4 mill. di lunghezza (fig. 61). Nelle fosse nasali di Uccelli di varie specio albergano diversi Acari, da ascriversi a questo gruppo, alcuni dei quali voluminosi, certo lunghi oltre tre millimetri, come sono il Bhynonyesus ntzschi (Giebel) delle fosse nasali del Succiacapre (Caprimidgus europaeus); una specie pi piccola vivente sul Strepeilas interpres. mentre altre si trovano nelle fosse nasali dei Polli, Piccioni, Oca domestica, Cuculo e di molti altri Uccelli ; la Somatericola evinseni Trgardh, che vive nelle fosse nasali della So- materia mollissima in Groelandia. Alcune specie erano gi note fino dal 1871 (Nitzsch e Giebel) e dal 1882 (Weber e Ziirn), ma pi recentemente ne ha trattato il Troues- sart colla ordinaria diligenza e competenza. Il Trouessart illustra specialmente lo Slernostomum rkiiiolethnim, che una specie molto pi voluminosa del Dermani/ssus gallinae e vive nelle fosse nasali dell'Oca do- mestica. L'Autore dice che questi Acari e gli affini sono molto pi avidi di sangue che non i Dermanissi e che se ne impinzano straordinariamente. Essi possono provocare seri disturbi all'ospite (fig. 62). Finalmente ricorder che in questa famiglia stanno dei veri e propri parassiti degli Insetti, nutreutisi a spese della vittime, come sono le specie appartenenti al genere Berlesia, esotiche e trovate su Ortotteri e Lepidotteri. Fig. 60. Greenia afkeni Oudeui. Femmina dal dorso, ingrandita (da Berlese) La famiglia dei Lelapticli riceve il nome da un genere (Laelaps), di cui le specie sono parassite su Mammiferi, particolarmente Roditori, ma comprende un grandissimo numero di ge- neri con moltissime specie, le quali hanno abitudini delle pi variate. I pi piccoli della fa- miglia, generalmente a te- gumento molle ed incoloro, si trovano sulle piante e predano gli Acari planticoli. Baster citare i generi Seiu- lus, Iphidulus con qualche specie, ad es. S. vepallidis Koch, che la pi comune. Vi sono poi, nella stessa famiglia, una quantit di specie ad es. : dei generi Seius, Ameroseius, Iphis, Laelaps e sottogeneri, Po- docinum ecc. viventi n e i muschi o fra le sostauze vegetali putrescenti e sono tutti predatori di Artropodi pi piccoli. Alcune forme per si incontrano sugli Insetti, negli stessi rapporti che si sono gi citati per le Canestrinia, ad es.: molte specie del genero Vopriphis A Fig. 61 A, H. halichoeri (Alni.) B Due Haarachne. attenuata Bancks, dal dorso, ingrandite. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 71 Ooprolaelaps, che si trovano sotto le elitre o sul ventre di Coleotteri coprofagi adulti e possono esservene pi specie su un solo Insetto. Altri vivono nei formicai e nei nidi di Termiti eduna specie anche negli al- veari (Iphis alvearhts Berlese, tg. (13). Questi convivono cogli Insetti sociali e n sono molestati, n molestano i loro ospiti, ai quali certo rendono speciali ser- vizi in cambio di alloggio, nutrimento e difesa. Pg. 62. Sttriinstoititati rhynolt'thrttm (Trouess.). Parassita nelle fosse nasali dell'Oca domestica Femmina ingrandita. A, Supina; 3, prona senza zampe. Queste specie saranno conosciute pi innanzi assieme a quelle di altre famiglie di Mesostig- mati, allorch si verr a discorrere degli Artropodi mirmecofili e termitofili, che sono certo qualche centinaio di specie ed il luogo di trattarne appunto a proposito degli Insetti sociali e loro abitubini. Per ora basti sapere che parecchi generi affini ai Laelaps, come pure la singolare Xeobe^esia eguitans, tutti appartenenti alla famiglia Lelaptidi, sono co- muni ed abbondanti nei nidi di Formiche e Termiti, in tutto il mondo. Qualche specie parassita dei Topi domestici e campagnuoli, ad es. : dei generi M i/o ni/ ss uh e Lae- laps. Sui Topi domesti sono comuni il Laelaps agilin Koch e X. echidninuH Beri. (flg. 64). Questo il doppio pi grande dell'altro, ovale, di color rosso mattone e lungo circa un millimetro. Esso succhia il sangue dell'ospite ed assicura cos la evoluzione di un microrganismo, un Leueocitozoo, cio VHepa- tozoon pernicioHum Miiller. parassita dei Topi e che causa talora di epidemie mortali fra questi Ro- ditori, come avvenuto a Washington dei topi bianchi allevati nei laboratori dell'Ospitale di marina. Fig. 63. Un commensale delle Api {Iphis alvearius Beri.) Femmina dal dorso, molto ngrandita (da Herleso I leucociti parassitizzati contengono dei corpuscoli, che hanno il significato di gameti. Si congiungono nello stomaco del Laelaps e danno origine ad oocineti e zigoti. Questi traversano la parete gastrica e guadagnano gli organi dell'Acaro, al quale non sembrano troppo nocivi, e vi continuano il loro sviluppo sporogonico. Il Topo, dando la caccia ai suoi Acari parassiti ed CAPITOLO PRIMO ingoiandoli, introduce nel proprio tubo digestivo gli sporozoiti. Questi penetrano nella mucosa intestinale del Topo, cadono in una vena che li porta al fegato. Quivi infestano le cellule epa- tiche e vi si moltiplicano per schisogonia. I gameti, che finalmente ne nascono, cadono nel sangue e penetrano nei grossi leucociti mononucleari. Ecco uno dei pochi casi noti di trasmissione di agenti patogeni ai Vertebrati per mezzo di Acari del gruppo dei Gamasidi. Nella famiglia Gamasidi stanno forme, nelle quali i maschi mostrano un deciso dimorfismo sessuale rispetto alle femmine, non soltanto per l'armatura delle mandibole, ci che anche in altre famiglie, ma per lo sviluppo ed armatura delle zampe, specialmente del secondo paio, che sono provviste di tubercoli, spine, sproni e molto pi grosse delle altre. Ho mostrato altrove che quivi appunto risiedono nei maschi organi stridulanti molto delicati. Fig. 64. Laelaps echidninus Beri. Femmina molto ingrandita. A, dal dorso; B. dal ventre, n zampe n rostro (da Berlese). La maggior parte degli Acari di questa famiglia vive allo stato libero, nelle sostanze, spe- cialmente vegetali, in decomposizione, nelle concimaie, ecc., dando una attivissima caccia agli Ar- tropodi minori o meno hene armati. Sono tutti agili, veloci, bene corazzati ed attivissimi. In ge- nerale sono rivestiti di pelle dura, colorata di giallo-rossastro o rosso bruno. Moltissime specie si incontrano sugli Insetti in atto di migrare. La pi co- mune sugli Insetti coprofagi specialmente il Gamasus coleoptratorum (L.) (fg. 14), di cui l'adulto, meno bene corazzato, vive nelle concimaie in gran numero, e la ninfa che rivestita di placche dure, giallo-ranciate, si trova, in numero, talora grandis- simo, su molte specie di Insetti coprofagi, ad es. sui Geotrupes, ecc., al ventre e vi sta attaccata merc le mandibole, stringendo un pelo fra le chele, ma, mole- stato, se ne fugge rapidissimamente. Sotto il nome di G-amasus coleoptratorum per, i pi vecchi entomologi comprendevano tutti i Gamasiui insetticoli, cio una grande quantit di generi e specie. Alcune forme del gen. Haemogamasus Berlese sono veramente parassiti di Topi, specialmente campagnuoli, di cui succhiano il sangue, comportandosi come i Laelaps, ai quali somigliano molto nell'aspetto. Le specie pi grosse della famiglia appartengono al gen. Megalolaelaps Berlese, e raggiun- gono persino i quattro millimetri di lunghezza. Si incontrano anche sui Coleotteri coprofragi. GLI AFFINI DKtil.l INSETTI 73 A questa famiglia appartengono gran numero di specie pertinenti al gen. Bolostanpis Koleuati (ig. 65), fra le quali .*i annovera quel H. marginatila (llerin.), di cui si gi detto pel rumore olii- dest la sua presenza sul cervello, che si stava sezionando, di un soldato morto per ferite al capo. Auelie gli Boloatatpia si attaccano agli Insetti, specialmente coprofagi, per viaggiare. Due specie giallo-ranciate, cio B. vernali* Beri, ed B. Risentii Beri, si incontrano ad es. : sul- V Athtiicti* semipiinclaln* comune sulle nostre spiaggie. molto probabile che questi Acari, con molti attilli, si lascino rinchiudere nei nidi degli Insetti stercorari, dove trovano lauto cibo negli abbon- danti depositi che gli Insetti suddetti fanno a nutrimento delle loro larve e di poi, trattenendosi sulle ninfe, escano all'aperto coll'adulto, per diffondere la specie. Cosi tanno anche alcuni Laclaps, che si incontrano non solo sugli adulti di Coleotteri scara- bei di come Oryotes, Phjillognatliu*. Pentodon, Polyplujlla, ma anche sulle loro larve. Sono Acari sotterranei, che per migrare guadagnano le larve degli Insetti suddetti e si nascondono fra le pieghe della cute, poi si lasciano rinchiudere nel bozzolo ed al" loivh ne riesce l'adulto, si ar- rampicano su questo, in attesa che esso esca e formi il nido entro terra, per guadagnare al- trove un nuovo campo di azione nel sottosuolo. Alcune forme di questa fa- miglia e spettanti al gen. Hydro- gamaeus Berlese, vivono sulle rive del mare, sotto le alghe gettate sulla spiaggia e non te- mouo di essere inondate dall'ac- qua. La famiglia degli An- tennoforidi comprende spe- cie viventi sempre sii altri Artropodi (Insetti e Miria- podi) ma non in qualit di parassiti, bens di scorri- dori sulla pelle dell'ospite, in cerca di nutrimento, che pu derivare dall'ambiente o dall'ospite stesso. Come questi si comportano anche gli Eterozerconidi, che hanno grosse ventose al ventre per aderire all'ospite, generalmente un Miriapodo. Conosceremo pi davvi- cino gli Antennophorus, che sono Acari grassetti, molto amici delle Formiche, dalle quali sono amorosamente nutriti e portati in giro sul proprio corpo, gene- ralmente sul capo, come per noi si fa con qualche nostro animale domestico, die ci rechiamo volentieri in braccio. Finalmente, nella grande famiglia degli (Tropodidi comprendente specie ta- lora assai elegantemente scolpite ed ornate di peli, creste, ecc. si trovano molte specie Mirmecoflle e Termitoflle, di cui le principali conosceremo in seguito. Altre emigrano a mezzo degli Insetti, merc una loro forma ninfale, che pu emettere un filo di seta dall'ano (d'onde il nome di Uropoda), oppure una semplice papilla di adesione (Uroseius, Dinychus) (flg. 60). Le ninfe di Uropode cosi peduncolate (flg. CO B) non sono mancate di eccitare molto la curiosit degli entomologi pi vecchi, che ne facevano meraviglie poich consideravano queste forme per parassite degli Insetti, trovandosi esse talora in grandissimo numero sugli Insetti, specialmente Coprofagi (flg. 13), e ritenevano A B Fig. 65. Bolostaspis badius K., femmina ingrandita. A, supiua ; B, senza zampe (da Berlese). A. BSBLBSR, Gli Insetti, II. 71 CAPITOLO PRIMO che per mezzo del filamento di adesione il succo dall'ospite passasse nel corpo dell'Acaro. La meraviglia poi aumentava a dismisura qualora si rinvenivano pi Uro- pode in catena, l'ima col filamento aderente al corpo di altra e la prima della serie fissata tenacemente all'Insetto. Si diceva niente meno che cosi il fluido succhiato dalla vittima circolava tra- verso tutti gli Acari della serie ! Singolare concezione ! Quelli per erano i tempi, e durarono molto anche di poi, nei quali si credeva che l'Acaro non avesse organi speciali interni e t'osse un semplice sacco ripieno di una sostanza mucillagginosa. A B La famiglia pi alta com- posta di Gamasidi, che, per la loro dimensione e configurazione si scambierebbero volentieri con Falangidi (giacch il solo tronco raggiunge i 5 mill. di lunghezza) ; quella cio degli Olotiridi, col genere Holothymt Gervais, che comprende poche specie di grande statura e viventi nelle regioni equatoriali. L' Holothyrus coccinella Gerv. delle isole del mare delle Indie si rende molesto perch emi- nentemente irritante per contatto, probabilmente alla stessa maniera e per lo stesso principio at- tivo della Cantaride (fig. 67). Nell'Isola Maurizio noto assai bene col nome di Tonille-Canards ed in certe localit comunissimo nei muschi e sotto le pietre. Col non s possono allevare Oche ed Anatre perch si avvelenano ingerendo tali Acari ed anche gli Uomini che tocchino imprudentemente simili bestiole o peggio, se colle mani poi si toccano mucose della bocca degli occhi ecc. provocano, su queste delicate epidermidi specialmente, gravi irritazioni. Ci fa rammentare le intossicazioni per in- gestione dei giovani getti di Jtriplex, cibo co- mune frai Cinesi poveri, fenomeno che si conosce col nome di Atriplexismo ed dovuto ad un Fig 67 ._ So i olh;/rus coccinella (Gerv.). Acaro giallastro, che vive sulla detta pianta. A, grandezza naturale. Fig. 66. Due stati giovanili di un Uiopudide (allibano romana G. R. Can.). A, ninfa eteromorfa, dal dorso; B, ninfa omeomorfa (viaggiatrice), dal ventre, col filo di seta anale (mancano le zampe a destra per mostrare le fosse pedali). Ingrandite (da Berlese). Mesostigmati II (Ijcodidae). Dal lato pratico certamente il massimo inte- resse fra tutti gli Acari quello che si deve agii lssodini, vasto gruppo, ric- chissimo di specie diffuse in tutto il mondo e da raggrupparsi in due grandi fa- miglie, degli Argasidi e degli Ixodidi, ciascuna comprendente un grandissimo nu- mero di specie, tutte parassite di Vertebrati terrestri, specialmente lei superiori. Si tratta anche di Acari dalle dimensioni massime e che si comportano tutti C.M AFFINI DEGLI INSETTI 75 secondo una maniera
  • rso ; B. dal ventre, , soudo dorsale; br, base del rostro ; m. mandibole; 7, loro guaina; p, palpi (da Salinoli e Stiles). lato e dualmente dell'ipostenia, un pezzo impari, derivato dalla fusione pi o meno accentuata di due pezzi longitudinali e che occupa la regione inferiore, cio ventrale del rostro. La porzione basale (capitolo, testa di taluni autori) larga, ma corta, trapezoidale e porta, nelle femmine, sul dorso, una, o pi spesso due aree porose, cio zone ovali con molti minutissimi pertugi. Si tratta di un organo del senso. Su questo pezzo basale sono piantati i palpi sui lati e l'ipostoma nella regione ventrale. I palpi sono due pezzi laterali. Negli Issodidi sono laminiformi o meglio a cucchiaio, scavati internamente per accoglierei cheliceri, composti di 4 articoli; ma l'ultimo molto breve, tenta- coliforme e sta alla faccia inferiore del palpo. Negli Argasidi invece, i palpi sono composti di 4 articoli, e questi hanno forma cilindroconica e sono fra loro eguali. I palpi non penetrano nella pelle della vittima all'atto del succhiamento. I cheliceri sono al lato dorsale sopra l'ipostoma, col quale sembrano saldati, il che nou . Sou<> due, indipendenti abbastanza l'uno dall'altro, bacilliformi e terminano con una specie di chela a due dita, le qnali per, pur essendo a forma di ronca, sono ambedue incurvate dalla stessa parte e recano dentelli. Le mandibole sono rivestite da una guaina membranosa nella parte loro verso la base. L'ipostoma coperto, alla sua faccia ventrale, da numerose serie di dentelli robusti, tutti rivolti all' indietro. Ci per assicurare la aderenza del rostro nella ferita della vittima. Del resto anche le mandibole, talora i palpi, nonch la base del rostro in qualche specie di Issodide, sono provvisti di deuti acuti, voltati all'iudietro o talora anche il primo articolo delle zampe, special- mente del 1. paio. Lo scopo di tale armatura sempre lo stesso, rendere difficile la remozione dell'Acaro dalla pelle della vittima. II corpo degli Issodidi pi o meno convesso, quello degli Argasidi, invece, piano od esca- vai., (se vuoti) e nei primi esso provvisto di uno scudo chitinoso, duro, nella parte anteriore del 76 CAPITOLO PRIMO dorso nelle femmine, rimanendo poi la massima parte del dorso coperta di pelle molle; nei maschi lo scudo maggiore ed abbraccia quasi tutto il dorso, inoltre in questo eeseo si trovano anche scudi centrali pi o meno estesi sul ventre (ijorcs) o limitati ai lati dell'ano (Byalomma, ecc.). Cos il corpo nelle femmine si pu distendere enormemente per sangue succhiato e per uova con- tenute, ci che non deve n potrebbe accadere dei maschi (tg. 69). Le zampe sono pi o meno lunghe, ad articoli subeguali fra loro, n differiscono quelle di un paio dalle altre e tutte sono terminate da due rubuste unghie, con piccola membrana roton- deggiaute alla base e sotto a quelle. Nei tarsi del 1. paio, al dorso, trovasi uno speciale organo del senso (organo di Haller) cio una fossetta rivestita di minuti e fitti peli. Gli stigmi (fig. 69 J, ), che si trovano solo nelle forme adulte, sono collocati dietro le zampe del 4. paio, al ventre, su scudetto rotondeggiante, sul quale, attorno alla apertura respiratoria, si vedono scolpiti numerosi fori, facenti l'insieme della piastra un crivello. Si tratta di or- gano sensorio speciale. I maschi non sono parassiti, raramente si trova qualche poco di sangue nel loro ventre, essi non pensano che alla riproduzione della specie. L'atto a compimento delle nozze si effettua con par- ticolarit assai singolari, dopo il quale atto il ma- schio cade al suolo e muore in breve. La fem- mina ha diverso destino. Essa si riempie di sangue della vittima, per poter portare le uova che ha nel ventre a buona inaturanza. L'animale si rigonfia, raggiungendo un volume da cinque a venti volte mag- giore che non allo stato di digiuno, poi si stacca spontaneamente dalla vit- tima e cade al suolo. Quivi cerca un luogo riparato, sotto qualche pietra o nelle fessure delle muraglie, ecc. e depone le sue uova, che possono essere in numero da 10(10 a 4000 ; il pi spesso da 2500 a 3000. Mgniu cont fino a 12.000 uova deposte da una sola femmina di Hyalomma aegyptium; altri, per la stessa specie, ne hanno contate 8500 a 10.000. La deposizione dura da cinque a dieci giorni, dopo di che la femmina divenuta floscia e vuota e muore dopo quattro o cinque giorni. Dopo la deposizione l'uovo si arrotondisce e rigonfia, cosicch la massa totale delle uova molto pi voluminosa della femmina da, cui uscita. Le uova, che sono sferoidali, generalmente misurano da mm. 0,40 a min. 0,50. Le prime larve schiudono circa tre settimane dopo la deposizione delle uova, in estate, ma in autunno ritardano di pi, fino a tre mesi e, se deposte nel tardo autunno, probabilmente svernano e non schiudono che a primavera. Le larve hanno solo tre paia di piedi, nel resto somigliano abbastanza al- l'adulto. In una specie di Argaside, V Ornithodoros moubata, la larva non schiude; rimane nel guscio, vi si trasforma e ne esce invece la ninfa ottopoda. La larva si arrampica sulle erbe ed attende il passaggio di qualche animale da potersi attaccare per succhiarne il sangue. Al capo di B. Speranza il Loun- sbury ha contato fino 2250 larve di Boophilus decooratus all'estremit di un solo Fig. 69. Armatura ventrale di due Zecche maschi. A, di Ixodes ; B, Rhipicephalus. lil.I Al FINI DKG1.I INSETTI 77 Fig. 70. Una zecca degli Uccelli. lxodes avisugus. Beri. Femmina ingrandita (da Berlese). filo d'erba. Rimasero l, viventi per ben tre mesi. Possono infatti questi animali vivere assai a lungo senza cibarsi. In jieiierale le prime vittime di questi Acari allo stato di larva sono piccoli Mammiferi. Uccelli Rettili. Cominciano a succhiare sangue e crescono; entro tre o quattro giorni issi sono cresciuti abbastanza e cessano di nutrirsi; ordi- nariamente allora si staccano dall'ospite per seguire la evoluzione allo stato libero. 11 tegumento della larva si solleva, si strappa alla base del rostro e lungo i fianchi e sorte la ninfa, da (5 a 10 giorni dopo che la larva si riempita di sangue. S'ella ninfa le zampe sono in numero di otto; apparso il 4. paio. Si tratta veramente di una Protoninfa o Neoninfa (secondo Lahille) incapace di succhiare il sangue e soltanto dopo qualche giorno essa acquista tale facolt. provveduta di due stigmi e di trachee, so- miglia insomma moltissimo alla femmina adulta, manca per di apertura sessuale esterna e delle aree porose. Perci se ne riconosce il suo stato giovanile. Dopo sei giorni circa essa cresciuta abba- stanza e diviene Deutoninfa, che pu abbandonare l'ospite e cadere a terra. Due o tre giorni dopo, con una muta simile alla prece- dente, essa diviene adulta, ed allora soltanto se ne pu distinguere il sesso. Quanto all'adulto, da notarsi che, specialmente negli Ixodidi, la differenza di statura e di peso fra i due sessi sempre molto rile- vante, molto pi. poi, allorch il ma- schio messo a confronto colla ri- spettiva femmina ripiena di sangue. Xella femmina infatti, il tegumento dell'addome, essen- do molto elastico, allorch i ciechi in- testinali sono pieni di sangue succhiato, la distensione del- l' addome stesso massima e perci il volume ed il peso dell'animale, in confronto dello stato digiuno, sono grandissimi. Ad esempio, neWIrodes ricinus il maschio pesa gr. 0,000 appena, mentre la femmina raggiunge i gr. 0.24 ed anche 0,30, viene cio a pesare da 40 a 50 volte pi . Piana o Leggermente concava nello stato di digiuno, turgida e convessa in quello di reptazione. Il corpo ovale, allungato, a margini laterali convessi, pi stretto all'innanzi che di dietro, mostra, lungo tutti gli orli, al dorso, delle placchette rettangolari contigue e, sul dorso, gran numero di fossette rotondeggianti, nelle quali la cute liscia, circondata da pelle marcata di rughe complicate, le quali fossette sono simmetriche sui duo lati e portano un piccolis- simo pelo centrale. specie che gode triste fama poich passa per molto pericolosa anche al- l'Uomo, non tanto agli indigeni dei luoghi da essa abitati, che sono il Nord della Persia, specialmente Mineh e regioni vicine, quanto dai viaggiatori che, non accostumati per una specie di vaccinazione alle conseguenze della puntura del- l'Acaro, ne risentono effetti pi o meno gravi e non di rado anche mortali. Fig. 75. Argas persietts, ingrandito circa 8 volte. A, dal ventre; B, dal dorso (da Bodein). Del resto, la Persia, dove l'Acaro noto con nomi speciali come Cimice di Mineh , Guerib- gite: o Garib-gnez ; ilalleh ; Bh-ibguez (quest'ultimo nome significa mordente di notte) non la sola localit ove la specie si incontra, poich si trova ancora in China (Pekino) ; Turkestan ; Russia; Asia Minore; Egitto; Algeria; Sudan; Nubia ; Isola Maurizio e del Capo. Una sua variet, distinta dal Neumann col nome di A. persicus var. firmatili si trova in Algeria, Nell'Africa australe questo Argas noto coi nomi volgari di Aumpan; Tampa n : Wand Luis. Gli effetti disastrosi delle sue punture sopracitati non sembrano potersi attribuire soltanto all'avvelenamento, ma vanno riferiti piuttosto ad una malattia infettiva, che non si esita di richiamare a spirochetosi, per quanto manchino tuttavia prove dirette della cosa. Certo per questo Argas, in regioni diverse, specialmente in Algeria e nel- l'Africa australe, propaga una particolare epizoozia nei Gallinacei, dal Bevan attribuita alla Spirochaete gallinarum. Non sembra invece dimostrata la trasmissione per mezzo di questo Acaro di un parassita delle emazie, da avvicinarsi alle Babesia od alle Leismannia, tra i Gallinacei, al Sudan, secondo vorrebbe il Balfour. 86 CAPITOLO PRIMO Argas miniatus Koch. specie notissima e descritta da gran numero di naturalisti, anche sotto nomi diversi, oltre a quello che nel 1844 ebbe dal Koch ed soprariferito. Sembra che il De Geer la denominasse Acarus nigua. Certa- mente corrisponde aXVArgas americanus del Packard e d'altri, all' ^. sanchezi del Dugs, ecc., allM. radiatus del Kailliet ed noto coi nomi volgari Ghicken Tick; Foni Tiek ; Adobe Tick. La specie estesa al sud degli Stati Uniti (Texas, Arizona, Florida); Cali- fornia; Messico; Piccole Autille (Antigua); Guyana inglese; sud dell'Australia (probabilmente importata dal Nord-America). questo un Argas molto alfine alPJL. persicus F. v. W., anzi il Xeumann riun insieme le due specie. Tuttavia il Blanchard, con altri, afferma le due specie essere decisamente distinte, sebbene molto affini. L'aspetto generale intanto quello dell' A. persicus e le differenze specifiche si devono rintracciare in carat- teri minuti. Fig. 76. Oriitliodoros moubata, ingrandito circa 6 diametri. A, prono; B, supino (da Doflein). L'Acaro, che si incontra raramente sui Mammiferi, attacca in tutte le et gli Uccelli, specialmente Gallinacei selvaggi o domestici, come i Polli, Tacchini. Pernici. Vive nei pollai, a spese particolarmente del giovani Gallinacei ed l'agente di trasmissione della temuta Spirochaete gallinarum, per cui provoca tra i volatili una mortalit spesso molto elevata. I mezzi di distruzione sono quelli gi indicati per VA. reflexus. Il Blanchard accenna alla straordinaria resistenza di questo Acaro, non solo alla inedia, per cui la larva e la ninfa possono vivere pi mesi senza cibo e l'adulto si veduto vivere fino a sei anni in recipiente di vetro chiuso, ma ancora ad agenti tossici assai potenti, come sono, ad esempio, i vapori di acido cianidrico, nei quali l'Acaro ha resistito due ore, come vissuto per mesi entro scatole riempite di fiori di zolfo. Con tuttoci esso cede facilmente ad insetticidi liquidi come il petrolio, l'olio di catrame, ecc. Ornithodoros moubata (Murray) (fig. 76). Dal 1877, nel quale anno il Murray descrisse la specie sotto il nome di Argas moubata, moltissimi autori hanno illustrato questo Acaro e talora con nomi diversi da quello riferito, non di rado confondendolo coll'O. savignyi (Audouin). GLI AFFINI DEGLI INM ITI 87 mia specie fra le maggiori, poich la femmina misura da 7 ad 11,5 min., secondo lo stato di reptazione. Il corpo ovale, con una leggiera strozzatura verso il mezzo; la cute coperta di grosse placche rotondaggianti. Il colore bruno nerastro al dorso, pi chiaro al ventre. Il rostro e le zampe di un giallo pallido. Queste ultime Inumo fino a tre rilievi conici sulla parto dorsale di ciascun articolo dal terzo in poi. Non possiede occhi. La larva rimane inclusa nell'uovo, da cui sguscia la ninfa. La specie molto diffusa in Africa, dall'Egitto al Transvaal e dall'Oceano indiano all'Atlantico. Si trova al Soudan,, Ouganda, Congo. Angola, nel bacino dello Zambese e nella regione dei grandi laghi. Questo Acaro, dei pi temibili, era gi noto al Livingstone. Abbonda nelle case degli indigeni, nella polvere. Aggredisce di notte e solo le persone addor- mentate. Mentre succhia emette in gran copia dalle ghiandole cutanee, special- mente per il 1. e li. paio di zampe, un liquido chiaro. La puntura molto dolorosa e ne rimane, sulla cute della vittima, un cerchio di color cinereo-violaceo di ardesia di dieci millimetri di larghezza e bianco al centro e vi si forma rapi- damente una crosta. Il pericolo principale rappresentato dal fatto che questo Argaside l'agente di trasmissione della Spirochaete duttoni determinante la febbre delle Zecche o 77(7. fever dei patologi, come riconobbe primamente il parassitologo inglese I. Ewerett Dutton, che soccombette presisamente a questa spirochetosi. Secondo E. Koch e Carter, le Spirochete si accumulano negli ovari della femmina dell'Acaro e di l passano nelle uova che essa depone e sembra vi si moltiplichino, cos che i neonati sono capaci di diffondere l'infezione (fig. 73). Anche la Spirochete gallinarum, secondo Fiilleborn e M. Martin, pu essere propagata fra i Polli da questo stesso Acaro, e l'Acaro conserva la facolt tras- mettitrice dell'infezione anche dopo 103 giorni da che ha succhiato il sangue di un Uccello malato. Sono invece infondati i sospetti di trasmissione, da parte di questo Ornitodoro, della Filaria prestaus e del Trypanosoma gambieiise. Questo Acaro designato dagli indigeni delle regioni dove diffuso con nomi vari, cos ad es. si chiama: Bifitndikala a Leopoldville; Kibu uell'Ougauda ; Kimputu nella parte orientale dello Stato del Congo; Momjaia a Popokabata ; Ochihopio all'Angola; Papasi, Bimpusi, ecc. altrove. Ornithodoros savignyi (Audoua, 1827). Distinto dal precedente, al quale somiglia, sopratutto perch possiede gli occhi. Diffuso in Nubia ed Abissinia sin verso il sud ovest dell'Africa; dal Mar Rosso fino alle Indie. A torto il Blanchard ritiene come identico a questa specie V Jrgas conicrps Canestrini, trovato assieme all'J. reflexus nei nidi di Colombi a Venezia. Pi verosimilmeute si deve, invece, come ha fatto il Xeuniauu, considerare VA. coniceps sinonimo dell' Ornithodoros talaie Gur. Mn., di cui si far cenno pi sotto. Ornithodoros turicata (Alf. Dugs. Manca d'occhi. Il corpo di color giallo terreo; le zampe pi chiare. Il dorso rilevato in un alto margine, di cui la cute ha la stessa struttura del rimanente tronco. Tarsi con tre tubercoli dorsali rilevati. La femmina misura da 5 a 7 mill. di lunghezza per 3 a +,5 di larghezza. Questa specie abita nel Messico (Guauajato). Aggredisce il Maiale e l'Uomo. Il Blanchard ritiene, che questo Argaside in Colombia diffonda la spirochetosi umana. Ornithodoros megninii (Alf. Dugs, 1883). specie comune al Messico, dove noto col nome di Pinolia ; si trova anche negli Stati Uniti del sud. Si introduce e si fissa nelle orecchie del bestiame, come pure sul Cavallo, Asino, Cane, Montone, sulle Tartarughe terrestri ed auche sul- 88 CAPITOLO PRIMO l'Uomo, sul quale ultimo si trovato pi volte al Texas ed al Messico, nel condotto uditivo esterno, provocando dolori assai vivi e prolungati. Sembra si trovi anche nell'America del Sud, sul Llaina. Ornllhodoros pavimentosus (Nenmann, 1901). Specie simile all'O. aavignyi. Vive nel sud Africa, nella polvere, nei luoghi dove le carovane si arrestano. Attacca i viaggiatori e li punge attivamente allorch si sdraiano a terra. L'Ornithodoros tbolozani (Lahoulbne et Mgnin, 1882) vive in Persia, dove noto col nome volgare di Kn, ed anche nel Caucaso ; si trova nei pollai e sul Cammello e Montone. L'Ornithodoros talaje (Guerin Meneville, 1845), che si trova nell'America tropicale, nelle isole Hawai, come in quelle vicine alla Colonia del Capo e nell'Oceano indiano, si rinvenuto auche a Venezia ( Argas coniceps Canestrini), sui Colombi. anche sospettato di propagare malattie pa- rassitarie. La famiglia degli Ixodidi suddivisa, come ho accennato, in parecchie sottofamiglie, in tutte le quali si incontrano specie prati- camente importanti. Nella sottofamiglia degli Ixodini si trovano grandissimo numero di specie ap- partenenti al genere Ixodes (una trentina circa) e pochissime, come pure di scarso o nullo rilievo pratico negli altri due generi. La caratteristica degli Ixodes quella di vivere indifferentemente su ospiti i pi diversi e perci molte specie possono riuscire nocive o moleste agli animali domestici ed all'Uomo stesso. Noi qui per non citeremo che le due Europee pi ovvie e di cui una, anzi, accusata, a ragione, di diffondere gravi agenti patogeni in animali domestici. Il genere rappresentato in tutto il mondo. Ixodes ricinus (Linn) (tg. 77). la specie pi comune sui Cani e su pa- recchi altri animali domestici, perci pi volte descritta e citata da autori vari, anche con nomi diversi, tra i quali pi comunemente per Ixodes reduvius La femmina, a digiuno, misura 4 mill. di lunghezza su tre di larghezza ; allorch turgida raggiunge i 10 ali millim. di lunghezza su 6 a 7 di larghezza. .11 ma- schio molto pi piccolo, cio lungo non oltre 2,5 mill. comune in tutta Europa, Algeria, Tunisia, Arabia, Giappone, Stati Uniti, Capo. La larva e la ninfa si trovano sui piccoli Vertebrati (Mammiferi, Uccelli, Eet- tili). L'adulto si incontra su alcune specie di Uccelli e su molti Mammiferi fra i maggiori (Montone, Capra, Bue. Cavallo. Cane, Gatto, Riccio ed ancora sull'Uomo). Talora penetra sotto la pelle. Questo Ixodes propaga la babesiosi bovina e canina, almeno in Europa. Se- condo G. Martin non sarebbe capace di diffondere i Tripanosomi. Secondo Schandinn l'Emosporidio della Lucertola (C'aryoyssus lacertarum) si svolge nel tubo digerente dell' Ixndrs, passa traverso le uova uella nuova generazione e di qui ad altre Lu- certole. Ixodes hexagonns (Leach, 181r>). E una specie molto affine alla precedente e con altitudini con- formi. Essa pure trasmette la Bbesia canis. Trovasi in Europa e negli Stati Uniti, non meno co- mune del /. ricinus. Fig. 77. Ixodes ricinus (Linn). A, maschio ; B, femmina, supini, ingranditi (da Berlese). OLI AFFISI DEGLI INS1 ili MI La sottofamiglia dei Eipicefalini comprende parecchi generi, molto ricchi di specie. 11 tipo il Rhipicephalus sanguinella (Latr.), che comune anche in Europa. La maggior parie pero delle specie sono afrioane e molte, cosa ormai dimostrata, diffondono la Babesia parva e la B. cani*. L'infezione deve avvenire per puntura della ninfa o dell'adulto perch non passa attraverso l'uovo. Le larve non sono mai suscettibili d'infettare. Rhipicephalus sanguineus (Latr.) (fig. 78). la specie pi comune nelle nostre macchie, specialmente lungo il littorale mediterraneo ed infesta in grandissimo numero i Mammiferi domestici oltrech molti selvatici. La femmina pu raggiungere, se ripiena, gli 11 udii, di lunghezza, su 7 di lar- ghezza. Il maschio lungo al massimo mill. 3,35 e largo circa due mill. Talora porta una appendice conica all'estremit posteriore ed tutto di colore marrone, lucente al dorso e sulle, zampe. Di tale colore sono lo scudo dorsale, rostro e zampe della femmina, mentre il ri- manente corpo di un colore grigiastro oscuro. La specie cosmopolita. Ne aggredito anche l'Uomo. Nocard, Balfour e Cristophers accusano questo Acaro di es- sere l'agente trasmettitore della Babesia canis in Europa come iu Africa ed alle Indie. anche affermato che esso pro- paga i 1 Leucocytozoon canis. E. Koch ascrive a questo Is- sode anche la diffusione della Babesia parva nell'Africa del sud, ma pu esservi confusione con qualche Rhipi- cephalus affine, ad es. Rh. appendiculatus. Molte altre specie di Rhipicephalus in diverse regioni del globo diffondono la Babesia parva del Bue (febbre littorale) e sono le seguenti: Fig. 78. Rhipicephalus sanguinili Latr. A, maschio prono ; 7>\ femmina digiuna, prona. Ingranditi (da Berlese). Rhipicephalus appendiculalus Neum; Comunissimo nell'Africa australe sui Ruminanti domstici e selvaggi. Trasmette la Babesia parr, ma non la B. mutane. Uh. capensis C. L. Koch. Dal Sudan al Capo, su Ruminanti e su Sauri i. Rh. t irrisi Neum. Comunissimo nell'Africa orientale tedesca, fino al Capo, sui Mammiferi do- mestici e selvaggi. Trasmette anche la Babesia equi, Rh. nilens Neum. dell'Africa subequatoriale. Rh. simus C. L. Koch diffuso in tutta l'Africa su gran numero di Mammiferi. Trovasi anche alle Indie, Turkestan orientale, Borneo. Il Rhipicephalus bursa Canestrini e Fauzago (fig. 79) trovasi anche ne) mezzogiorno d'Europa, oltrech in tutta l'Africa, nelle Indie e nell'Arcipelago di Bismarch ecc. In Italia lungo il litto- rale mediterraneo comune qualche volta anche pi del Eli. sanguineus, col quale si trova me scolatu sugli stessi ospiti ed a cui, del resto, molto simile. Secondo Molas questa specie in Rumenta diffonde la babesiosi del Montone o oarceag. Boophilus annulatus Say (fig. 71). - - Di questa specie, descritta nel 1821 dal Say e che ha cos triste fama perch nel nuovo come nel vecchio mondo propaga l'ematuria dei bovini, hanno trattato gran numero d'autori sia d'America. d'Eu- A. Bf.rlf.se. (ili Infetti, TI. 12. 90 CAPITOLO PRIMI) ropa, d'Australia, come del Capo di Buona Speranza. Anche i nomi imposti a questa specie sono molti, aAVLxodes annulatus con cui fu primamente descritto dal Say; Haemaphysalis rosea del Koch ; Ixodes bovis del Riley ; Bhipieephalus ealoaratus del Binila; Eh. annulatus di molti autori; Margaropus annulatus, ecc. La specie del genere, che si distingue dall'affine Rhipicephalus pei caratteri sopraindicati, rappresentata da molte variet, con distribuzione geografica diversa. Il maschio lungo da 2,15 a 2,35 mill. su 1,30 di larghezza e nella forma tipica non ha l'addome prolungato, nell'orlo posteriore, in tubercolo conico. La femmina raggiunge fino i 13 mill. di lunghezza per 7,5 di larghezza. specie cosmopolita. La forma tipica diffusa agli Stati Uniti, dove propaga la febbre del Texas (Babesia bovis) ed ancora al Messico ed a Cuba. Aggredisce il Bue ed il Cavallo e compie tutte le fasi della sua vita sullo stesso ospite e diffonde sopratutto la Babesia bovis, che si trova costantemente nelle regioni dove si in- contra questo Acaro. Diffonde anche la Babesia parva; ci per meno bene dimostrato. Fig. 79. Una comune Zecca, Bhipiee- phalus bursa, maschio, ingrandito, dal T . dorso (da Berlese). La val '- '"'S^' 1 '' 8 Neum. si e trovata a Buenos Aires. La var. eaiulatus Neum., di cui il maschio presenta un tubercolo conico prominente dall'orlo posteriore del corpo, vive al Giappone e si attacca al Cavallo. La var. calcaratus Binda si trova nel Caucaso, Africa del Nord, Egitto, Marocco, .Sahara, Senegal, Congo. In Europa stata trovata in Italia, specialmeute nei dintorni di Roma. Sar- degna, ecc. ; iu Francia, in Germania ed altrove. La var. microplus Canestr. trovasi alle Antille, America centrale e Repubblica Argentina Australia, Nuova Guinea, Malesia, Filippine, Birmania, India, Ceylon, Africa del Sud. La Febbre del Texas o delle Zecche (Tick fever) come anche detta, Tristeza, come si chiama nel Sud America, oppure Emoglobinnria episootica od anche Ematinuria (volgarmente, in Italia : piscia sangue) malattia infettiva dei Bovini e dipende dalla Babesia boris, ematozoo detto anche Pirosoma o Piro- plasma bigeminum, Babesia bigtmina. Non ancora ben noto tutto il ciclo di sviluppo, ma si presenta con corpuscoli globulari o piriformi, per lo pi appaiati e contenuti nel globulo rosso del sangue, che ne pu essere inquinato nella proporzione del 40 al 90 / , come si osserva in animali morti per questa malattia allo stato acuto. Il parassita distrugge le emazie, i cui resti formano degli emboli ed ostruiscono i capillari, provocando accidenti vari. Oltre a ci, se la malattia ha decorso acuto, la morte pu avvenire in poche ore, come in pochi giorni, dal momento in che la febbre apparsa. Se gli animali non muoiono, la con- valescenza lunga e spesso con ricadute pericolose. Nei casi a decorso pi lento del morbo (febbre benigna o subacuta) la malattia si potrebbe dire anche cronica ed con effetti molto meno gravi che nell'altro caso. In Italia questo morbo fu osservato in Sardegna dal Manca, fino dal 1750. Il Metaxa lo riconobbe nell'agro romano e ne tratt egregiamente nel 1836. Di poi ne trat- tarono Carlo Lessona (1852); Saufelice e Loi (1895); Bastianelli (1896); Dionisi (1897); Celli e Santori (1897); Oreste (1892); Perroucito (1890); Padovani (1897-98); Nosotti, (1898), ecc. Alcune cifre desunte da quanto si veduto accadere da noi possono dimostrare la gravit della enzoozia. Gli animali di recente importazione in una localit infetta sono i pi colpiti. Possono mo- rirne tino all'80 o 90 / o . Nell'Agro romano ed altrove intere mandre svizzere furono completa- mente distrutte. In Sardegna un solo proprietario ebbe 800 capi bovini morti. Fig. 80. - Babesia bovis entro una emazia (da Dotlein). lil.I AFFINI DEGLI INsl: 1 l 1 91 La oara preventiva col chinino, iniziata al primo oaso constatato in una localit, ha dato eccellenti risultati. Bisogna inoltre ourare la distruzione dvlle Zecche nelle stalle, come sul corpo delle bovine. Boophilus decoloratus (lvocli). Affine al precedente. Trovasi in tutta l'Africa equatoriale e meridionale, dove l'unico rappresentante del genere. Esiste ancora nelle isole vicine (Capo verde, Maurizio, Riunione, Madagascar). Sulla costa orientale e mescolato al /'. anmilaliis. Fig. 81. Hyalomma aeijyptium (Liun). A., maschio prono: B, ano ventre: C, femmina digiuna e prona. Ingrandito (da Berleae). Trovasi su Mammiferi diversi, cio Bue, Capra, Cavallo, Cane. Nell'Africa del Sud trasmette al Bue la Spirochaete theileri e la Babesia bor'ts. Non sembra atto a propagare la B. parva e la B. mutali* al Bue, n la B. equi al Cavallo, come non diffonde le diverse ti ipanosomosi animali. Il genere Hyalomma comprende poclie specie, in generale per assai volumi- nose. La forma tipica del genere e comunissima anche da noi la seguente: Hyalomma aegyptium (Linn) (fig. 81) conosciuto da grandissimo tempo e de- scritto da molti autori spesso con nomi diversi, che si richiameranno pi innanzi. 92 CAPITOLO PRIMO la pi grossa specie fra le Zecche nostrali, poich il maschio misura da li a 7 mill. di lunghezza su 3,5 a 5 di larghezza. La femmina, che allo stato digiuno lunga solo 7 mill. e larga 3,5 pu giungere, allorch ripiena, tino a 20 mill. ili lunghezza, per 18 di larghezza. Questa specie stata introdotta in Europa ed altrove, nelle pi diverse re- gioni, dai paesi caldi. Si estende nel Nord dell'Africa, come anche al Capo, Se- negal, Arabia, Asia Minore, Persia. Afganistan, Turkestan. India. Mongolia ed anche a Pechino. Inoltre Brasile, Oruadalupa, Trinit. In Europa trovasi nella parte meridionale. comunissima in Italia, special- mente nella centrale, meridionale ed isole, pi che mai lungo il littorale medi- terraneo. Attacca il Bue, Cavallo. Mulo, Asino. Montone, Cane, Cammello, Drome- dario e si trova spesso anche sull'Uomo e con efletti temibili, conforme ha mo- strato il Roucisvalle (1891) per qualche caso. Esso pu trasmettere la Babesia bovis, ma non quella del Cavallo. Skinner, basandosi sul fatto che questo Acaro si incontra nei paesi dove infierisce la peste, vorrebbe anche renderlo responsabile della diffusione di questa terribile ma- lattia. Sono ricordate dagli autori parecchie variet della specie tipica, come, ad es.: var. drome- dari Kocli di Siria ed Egitto; var. lusitanicum Koch del Portogallo; var. impressi/m Kocli del Senegal. La specie, come ho detto, descritta e ricordata pi volte per regioni diverse e da molti autori ha una complicata sinonimia. Eccola: Acarus aegypiius Linn, ecc.: A, liispanus Eabr. ; Cy- norhaestes aegyptius Hertn.; Ixodes camelinus Fischer v. Wald. ; /. fabricii Aud. ; T. sarignyi Gerv. ; Hyalomma anatlum, B. dromedari'*, H. excavatnm, H. grommi, B. hispanum, B. impressimi, H. lusita- nicum, B. marginatimi, H. rufipes, B. triincatum Koch; I. gracilenti!* Lucas ; I. africanui Mgn.; B. dentatimi C. et F. ; B. eornuger Murray; /. algerieusis Mgnin. ; B. ntrieulus Berlese, ecc. Nella sottofamiglia Ambliommini ricorder i generi Amblijommu ed Aponomma con un gran- dissimo numero di specie, particolarmente pel primo genere, pero extraeuropee. L'Ambi, americanum (Linn) dell'America, dagli Stati Uniti al Brasile attacca il Bue oltrech diversi animali ed anche l'Uomo. Non si sa che diffonda malattie. VA. cayennense Koch trovasi nel Sud degli Stati Uniti, Brasile, Cuba, Giammaica, Trinit. la specie nota, con altre, sotto il nome volgare di Gai-rapata nell'America centrale. Le sue abitudini sono conformi a quelle della specie precedente. L'Ambi, hebraeimi Koch, dell'Africa (Sudan, a Zanzibar ed al Capo), vivente su molti Mam- miferi anche selvaggi e sull'Uomo. Non trasmette la Babesia bovis, bens, secondo Theiler la lieart- water al Montone, Capra e Bue. Il genere Dermacentor abbraccia parecchie specie esotiche ed una che si trova anche in Italia comune. Fra le esotiche inerita menzione il D. occidentali* Marx delle Montagne Rocciose, vivente sul Bue, Cavallo, Montone, Cervo e sull'Uomo. accusato di diffondere la febbre maculala delle montagne rocciose (Rocky Mountain spotted fever), che infierisce sugli abitanti delle localit dove l'Acaro presente. L'etiologia del morbo , del resto, molto oscura tuttavia. Dermacentor reticulatus (Fabr.) (fig. 82) che trovasi hi Francia, Portogallo, Uumenia, Caucaso, Persia, Turkestan, Siberia, Giappone e forse nel Sud-ovest degli Stati Uniti. Si incontrato anche in Italia, specialmente nella settentrionale. Si attacca al Cane, Bue, Montone, Capra, Cervo, Porco ed anche all'Uomo. In Europa esso diffonde la Babesia canis. un bellissimo Acaro a tegumenti molto resistenti, piatto, marmorato di bruno e di vena- ture aurulente. Nel genere. Baemapltysalis si conta un enorme numero di specie, per la massima parte esotiche e tra queste molte che attaccano gli animali domestici e taluna aneli.- l'Uomo. Una sola per, la GI.l AFFINI DEGLI INSETTI !C //. IkicIi (Ami.) conosciuta oggi come diffouditrice di Babesia santa, in Italia ed al Capo di Buona Speranza, ma solo allo stato adulto. Si sappone audio che al Giappone essa trasmetta al Bue la />. parva. La specie diffusa in tutta l'Africa e vive sul Cane, Gatto, Leone, Leopardo, Vi- verra, eco. Una variet (nn- stralis), che si trova a Su- matra, si incontra sulla Tigre; in Australia ed al Giappone sul Cavallo. Pare che anche V H. pun- ctata Can. et Fanz. cosmopo- lita e che vive allo stato adulto su molti Mammiferi ed allo stato di ninfa sui Rettili sia capace, secondo Stookmaun, di trasmettere la Batista bovis. Fig. 82. Dennacentor reiiculatus (Fabr.), femmina. A, dal dorso; B, ventre. Ingrandito (da Berlese). Questi sono i prin- cipali Acari di questo gruppo, che meritavano di essere citati per la loro importanza pratica Prostigmati. Il penultimo grande sottordine degli Acari quello dei Prostigmati, da dividersi in Acquatici (Idracnidi ed Alacaridi) e Terrestri. Dei primi si gi detto abbastanza e si anche accennato che le larve di talune specie si tro- vano su Insetti che frequentano le acque, come ed es. lungo le nervature delle ali di Libellule, oppure sul petto di Ditiscidi, sulle zampe di Eanatre ed altri Binitteri acquaioli. Quivi spiccano per la loro tinta rossa vivissima ed anche spesso per le dimensioni, perch non di rado queste larve sono grandette e rag- giungono talora il millimetro di lunghezza. Ala fra i Prostigmati terrestri si trovano parecchie specie degne di nota, perch nocive alle piante od altrimenti moleste all'Uomo e ad altri animali. Si contano per nel gruppo attivissimi predatori di altri Acari minori od altri Artropodi, mentre pu esser detto che mancano forme viventi nelle sostanze putrescenti animali o vegetali, a spese di queste. Tutto il gruppo infatti composto di divoratori di sostanza organica vivente e quindi non pu essere diviso che in parassiti di animali o di piante ed in pre- datori. I parassiti delle piante, come ancora attivamente semoventi conservano la caratteristica con- figurazione particolare alle specie del sottordine, ma quelli che vivono sugli animali hanno per- duto, pi o meno marcatamente, l'aspetto comune anzidetto, ci per involuzione degli organi lo- comotori, sviluppo maggiore del tronco, ecc. ed anche il colore vivace (pi comunemente rosso) che appartiene alla maggior parte delle forme planticole libere. Si pu audare dai Paorergates parassiti dei Topi, per le Alyobia, forme parassite di piccoli Mammiferi ed ancora poco involute, fino ai Sareopteriis, che sono parassiti di Uccelli, special- mente Passeraeei e molto ridotti negli organi loro locomotori, i quali sono ancora abbastanza evoluti solo nelle forme migratorie, ma in parte assenti o piccolissimi ed abortivi nelle forme sedentarie delle medesime speci. 94 CAPITOLO PRIMO Gli Acari del sottordine Prostigmati parassiti delle piante spettano per la quasi totalit ad una sola famiglia, quella cio dei Raflgnatidi o Tetranichidi, e di questi si tratter pi diffusamente. Fig. 83. Tydaeus foliorum (Scbr.) molto ingrandito, prono (da Bei- lese). Gli Autori non mancano di ascrivere ai parassiti delle piante ancho talune specie del ge- nere Tydaeus e quindi il pi comune T. foliorum (Sdir.) (fig. 83), che un acaro piccolissimo (lungo min. 0,40) bianco o bianco giallastro, agile; cammina con un caratteristico tremolo, e si trova in colonie numerose lungo la nervatura nella pagina inferiore delle foglie di piante le pi diverse, specialmente di quelle molto facilmente aggre- dite da Cocciniglie ed altri piccoli Insetti litofagi. Questo Tydaeus appartiene, con molte altre specie, alla famiglia Eupodidi, ma non si nutre veramente di succili vegetali cir- colanti, bens di detriti vari, muffe, spoglie di Insetti morti, specialmente Cocciniglie, die stanno sulle foglie. Perci non minimamente nocivo. Gli altri Acari della famiglia sono tutti eccellenti predatori. Per, a carico di un altra specie di Eupodide sono stati sollevati vivi lamenti da parte di qualche agricoltore e si accusato cos il Penlhaleus haematopus Koch di danni non lievi alla vegetazione in qualche caso, specialmente sulle Lat- tughe ed altri ortaggi. Questo PentkaUus un bell'auimale, dalle lunghe zampe rosse scarlatte, dal corpo nero di velluto, lungo (il solo tronco) poco pi di mezzo millimetro. molto agile e veloce e comunemente sta nei muschi o sul nudo terreno, generalmente del tutto innocuo. Ma nella famiglia suddetta dei Eafignatidi o Tetranichidi si trovano molte specie gravemente nocive alla vegetazione, per l'enorme incremento di individui che raggiungono a tutte spese delle piante, fra cui molte di coltivate. Il pi noto Acaro il Tetranychus telarius (L.), che ha un'area di diffusione molto estesa sul globo, ritengo tutta la zona temperata In America ed altrove si trovano specie affini, che si comportano come le congeneri del vecchio mondo. Veramente le forme nostrali pi comuni sono almeno tre, cio, oltre al citato, il T. pilosus 0. et F. ed il T. latus C. et F. Questi due ultimi per, sebbene in taluni casi si trovino molto diffusi, spe- cialmente il primo dei due, nelle serre, pure, in generale, sono assai meno comuni del T. telarius, che, da solo, si pu dire, sostiene tutto il peso della cattiva rinomanza della specie. Era ben noto anche agli Entomologi pi vecchi, appunto per le sue abitudini moleste seriamente alle piante. Fig. 81. L'Acaro fitofago pi te- mibile. Tetra ychas telarius (L.), femmina ingrandita, vista dal dorso (da Berlese). Tetranychus telarius (L.) (fig. 84). - un acaro piccolo, appena pi lungo di mezzo millimetro (min. 0,600 di lunghezza) di color rosso bruno sui due lati del corpo, rosso nel mezzo, coi piedi e rostro di color roseo o rosso giallo. E ovale, tutto irto di peli (lunghi quanto met della larghezza del tronco) sparsi sul dorso e peli lunghi ed abbondanti sono anche sulle zampe. Le larve sono esapode, GLI AFFINI DEGLI INSK.III 95 rosee e si trovano colle uova e con tutti gli altri stadi sulle foglie di piante diverse. Merc le mandibole armate di lungo ed acutissimo stiletto, l'Acaro punge le foglie e ne succhia l'umore. Inoltre le colonie di questo Acaro sono protette da sottili tele di seta o meglio di fili sparsi, formanti una trama sulla pagina infe- riore della lamiera fogliare e cos si riparano dall'aggressione di nemici vari. D'inverno parecchie femmine sopravvivono e si trovano nascoste sotto le cor- teccie; in tale epoca esse sono di colore rosso ranciato. L'Acaro nocivo molto alla vegetazione sia degli alberi d'alto fasto, come ad es. il Tiglio, per a foglia larga, sia e pi ancora agli ortaggi. Non facile combattere questo animaletto all'aperto ed io confesso di non esservi mai riuscito con abbastanza soddisfacimento. Ci dipende dalla resistenza dell'Acaro a molti agenti tossici, alla protezione delle tele sericee ed alla sua residenza alla pagina inferiore delle foglie, come pure alle dimensioni delle piante attaccate. Xon vi possono essere cbe le polveri (zolfo, calce viva, ecc.) cbe forse praticamente si possano raccomandare, non certo gli inset- ticidi liquidi, a meno cbe non si tratti di difendere ortaggi o piante nane e cbe consen- tano le spese di mano d'opera e di insetti- cida, che sono rilevauti, perch le irrorazioni vanno fatte con cura, pazienza e con una certa abbondanza di liquido insetticida. Nelle serre la difesa pi facile perch in ambiente chiuso si pu ricorrere utilmente alle fumigazioni di tabacco, ecc. L'Acaro preda di piccoli Coccinellidi dei generi .R/ii/- zobius, Scymnus, ecc. La specie ha ricevuto nomi diversi, dei quali ricordo solo i seguenti: T. Hntearius (Dufour ed altri); Dittigmatus pilosus (Donnadieu); T. teiuiipes, T, tiliarius, T. ulmi, T. maior, ecc. di altri autori. Fig. 85. Tetra yehopsis horrida (C. et F.) vista dal dorso, ingrandita (da Berlese). 11 Tetranychus pilosus Can. et Fanz. molto simile in tutto; differisce per pel colorito rosso- bruno pi vivace e pei peli del dorso molto pi robusti, tutti fra loro pressoch d'eguale lun- ghezza e sorgenti da grossi tubercoli. Il Tetranychus latus Can. et Fanz. invece col corpo pi corto, quasi tanto largo che lungo, peli cortissimi, appena visibili e le zampe molto pi lunghe e sottili che non nelle specie prece- denti e con peli radi e cortissimi. Meno frequenti assai sono da noi il T. minimus Targ. ; il T. gibbosus Can. e qualche altro. Nell'aftine genere Tetranychopais sta la T. horrida (C. et F.), che un bellissimo Tetranichide con alte e robuste setole cilindriche sul dorso, sorgenti da tubercoli molto elevati e col dorso pianeggiante. di colore verdastro, macchiato di bruno ed ha dimensioni da paragonarsi a quelle del Tetranychus telarius ed abitudini conformi. Vive su molte piante ed nociva (tg. 85). Nel genere Bryobia stanno Acari caratterizzati dall'addome depresso o scavato, glabro, rugoso e dal capotorace anteriormente provvisto di una lamina trasparente intagliata a quattro dentelli, su ciascuno dei quali sta una appendice a forma di ventaglio mezzo aperto. Appendici consimili sono qua e l sul corpo, molto piccole, appena visibili. Da noi si trovano due o tre specie; la pi comune la B. praetiosa (fig. 86), bruna o nera sull'addome, rossa sul capotorace, grandetta 96 CAPITOLO PRIMO Fig. 86. Bfi/obia praeliosa (K.). In- grandita, prona (ila Berlese). ,poco pi di mezzo millimetro), ".olle zampe anteriori lunghissime e tutte poi mule e rosse. Lenta; s i trova su molte piante, comunissima poi sull'Edera. specie poco nociva, ma nel genere sta una B. patenti*, della quale gli Americani hanno molto da lamentarsi, perch assai nociva a piante varie, specialmente nelle praterie. Meno temibili e di effetto trascurabile sono certi mi- nuti Tetranichidi, rossi scarlatti, pigri e non abbondanti, che pure si trovano sulle piante in qualit di loro parassiti ed ap- partengono ai generi Te" nuipapus (Donuadieu) (fig. 87). Xeophylobiiis Kerlese, ecc. Pare si debba anche ad un Tc- nuipalpns una speciale malattia di frutti di Agrumi, cio una specie di crosta biancastra che li ricopre in parte e li deturpa. Tutti gli altri Pro- 8tigmati sono predatori e qualcuno parassita di Vertebrati. Cos, ad esempio gli Eupterygosoma vivono parassiticamente, in tutti gli stati, sui Sau- riani. Sul comune nostro Patydactylus manritamem se ne trovano tre specie spettanti al sottogenere Gekobia e la pi comune la G. lutasti Mgn . ed altre su altre Lucertole esotiche ad es. del ge- nere Agama. Questi Acari in generale sono rossi scarlatti e di forma singolare, cio estesi trasversalmente, pi larghi che lunghi per offrire minor parte del corpo non protetto dalle squame, dell'ospite, tra le quali si insinuano e permangono tssi (fig. 88). Sulle piaute, a predare Acari ed altri Artropodi minori si trova comune da noi l'Jctineda vitis (fig. 89 D), bello Acaro rosso cinnabarino, globuloso, non pi lungo di un millimetro, coi piedi lunghi, estesi trasversalmente e corre sulle erbe e sulle foglie con movimenti vorticosi e velo- cissimi. Sotto le pietre ed altrove, in luoghi pi umidi occorrono le Bdella (fig. 89 C', dal lungo rostro conico e sottile e dai lunghissimi palpi che sembrano antenne. Nelle case, nei magazzini, granai, fienili, ecc. riuvengonsi i Cheyletut e ge- neri affini, alcune specie fornite di palpi enormi, che formano un forcipe pi voluminoso del ri- manente corpo. Sulla nuda terra dei cahipi o fra le erbe occorrono varie specie di Eritreidi, Acari di questo gruppo pi voluminosi e le cui larve, come (inelle dei Trombididi sono diverse molto dall'adulto e parassite di Artropodi, in tutto dunque da assomigliarsi appunto a (pici Leptu che conosceremo tosto. Il pi anticamente noto l' Erythrans pha- langioides (De Geer), dalle lunghe zampe, il corpo pressoch tanto largo che lungo o che misura circa due mill. Sui muri od altrove sulla terra in estate si rinviene comune V Achorolophut quUqniliarvm (Herm.) (fig. 89 A) di un rosso cinnabrino vivacissimo e le cui larve sono parassite degli Afidi e su questi Insetti si vedono benissimo perch Fig. 87. Un magnifico Tetra- nichide planticolo (Tenuipalpits palmatts Donn.). Dal dorso, ingrandito (da Berlese). Fig. 88. Gekobia neumanni Bei]., parassita di Agama colonorum dell'Africa. Ingrandita, dal dorso. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 97 spicca assai il colore loro roseo di cinabro su quello verde o bruno dell'ospite. Queste larve stanno attaccate al corpo od alle zampe della vittima e la succhiano avidamente. Del resto aggre- discono anche altri Insetti. Ma, dal lato pratico, la famiglia pi impor- tante quella dei Troni - bididi, in cui si trovano anche forme grandissime, come ad es. il Trombiti inni tinctorium (L.), che pu raggiungere il centimetro e mezzo di lunghezza, e, con due o tre specie affini, diffuso a tutta la zona tropicale e subtropicale. comunissimo ad es. a Massaua, dove talora tap- pezza le brulle arene, che da lungi si vedono larga- mente chiazzate di rosso vivo per le agglomera- ziono di tali Acari. Gli indigeni, in talune localit, se ne servono per ritrarne un bel colore rosso di cinabro molto persistente. 1 rappresentanti pi comuni da noi sono VAl- loth rombium fuliginosum (Herni.) (fig. 19), che si trova comune in prima- vera sulle piante, a cam- minare sui tronchi, sulle pietre, ecc Fig. 89. I principali Acari planticoli nostrali, predatori di altri Acari fltofagi. A, Achorolophus qutiquiliarum (Herm.) ; B, Iphididus plumiger (C et F.) : O, Bdella longirostris (Herm.) ; D, Actineda viti (Schr.). Quello indioato con Smi Gamaside, gli altri sono Prostigmati. Dal dorso, ingranditi (da Boriose) . e che a primavera inoltrata ripara sotto le pietre per deporre dei mucchietti di uova rotonde, rosse. lungo da tre a quattro millimetri, vellutato, di color scarlatto traente al rosso mattone, non troppo agile ne veloce. attivo divoratore di Insetti minori e specialmente delle uova ad es. di Afidi, di Cocciniglie, ecc. Sotto questo punto di vista si pu considerare per un animale utile. Nel Nord d'Italia e nella rimanente Europa centrale e settentrionale, anche comune, nella medesima stagione special- mente, il Sericothrombium holoserieeum (L.) (fig. 90), che pi largo e pi tar- chiato del precedente e di colore rosso cinabrino vivacissimo. Del resto, l'antico genere Trombidium, che io ho recentemente diviso in pi Fig. 90. Sericothrombium holoserieeum (L.)' da! dorso, ingrandito (da Beilese). A. Beklesk, Gli Insetti, II. 13. 98 CAPITOLO PRIMO generi, molto ricco di specie diffuse in tutto il mondo, dalle regioni pi fredde alle tropicali e tutte hanno abitudini pressoch conformi. L'interesse pratico destato sopra tutto dalla attivivit delle loro larve, le quali sono parassite di altri Artropodi e di Vertebrati e talora con effetti pato- logici molto serii. Queste larve , munite di soli sei piedi e tutte di color rosso vivo (fig. 18). hanno una organizzazione molto complicata e sono differentissime fra loro, a seconda che appartengono ad un genere piuttosto che ad altro, ma anche diversi- ficano assai dai rispettivi adulti, coi quali non hanno somiglianza morfologica ve- runa. Le figure riportate (18, 19) ne possono fare testimonianza. Ordunque queste larve, a partire da appena nate, debbono vivere parassitica- mente, succhiando gli umori di qualche altro animale superiore e per far ci, in- fisse che sieno col loro rostro traverso la pelle della vit- tima, si servono di un sin- golare specialissimo organo, che contengono nel loro ro- stro e che risulta da un insieme di appendici a cute sottilissima, che si diramano a guisa di radici e penetrano nei tessuti dell'ospite molto profondamente e succhiano gli umori cos come appunto le radici fanno nel terreno. Tali organi si incontra- no, collo stesso effetto ed apparenza anche in Crosta- cei parassiti, ad es. del ge- nere Sacculina, che succhiano altri Crostacei appunto diramando per tutti gli or- gani della vittima un cos fatto apparato austorio radiciforme. Si souo fatti ljuoni studi da parte di qualche Autore e pi recentemente del Trouessart, bu questo modo di succhiamento delle larve di Trombididi. Primieramente Guddeu (1871) ha descritto l'organo di fissazione del Leptus nella pelle umana : di poi Jourdain ha fatto le medesime ricerche per gli stessi Acari fissati nella cute di Mammi- feri e di Artropodi. Per questi ultimi egli riconobbe l'apparecchio radiciforme o stornato rizico, come egli lo chiama. da assomigliarsi, conforme si gi detto, a quello delle Sacculina (fig. 91). Fig. 91. Come un Leptus (larva di Trombidide) dirama il suo or- gano rizomorfo nei tessuti di un Artropodo per succhiarlo. C, l'Acaro visto di lato col rostro infsso e l'organo (&) ancora poco ramifi- cato ; A, rostro dell'Acaro coll'organo b appena visibile; l, lo stesso col- l'organo pia potratto ; 7>, lo stesso coll'organo radicitornie molto espanso e ramificato; a cute della vittima (da Flgel). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 99 Fig. 92. Un Leptus ossia una larva di Trombidide (Trombidium poriceps Oudem.), parassita ambe dell'Uomo, ingrandito, dal dorso (da Oudemans). Per, il Trouessart, che studi l'argomento (1897) avverte che nei Vertebrati il Leptus intro- duce la lingua entro la pelle della vittima e questa lingua un lunghissimo tubulo esile e ci- lindrico, sporgente fra i cheliceri. Attorno alla lingua si forma un tubulo cilindrico, in grazia degli essudati pro- vocati dalla ferita e rassodati. Cos la lingua dell'Acaro agisce come stantuffo entro un cilindro, che penetra ab- bastanza profondamente, cio presso a poco quanto l'Acaro lungo, entro i tessuti dell'ospite Il Trouessart non ha veduto, nel caso di parassitismo sui Vertebrati, l'apparecchio stomatorizico, ma credibile che esso appartenga alle specie che infestano gli Artro- podi, oppure soltanto in questi venga emesso da parte delle larve di Trombidium. Certo che la puntura dei Leptus (dai Fran- cesi detti Eoiii/rt automnal, Autat, Yendanyeur, ecc.) molto pi dolorosa di quella della Zanzara. Essa produce prurito forte, insopportabile, che obbliga il paziente a grattarsi di continuo e pro- voca insonnie delle pi penose. Intanto il paziente, grattandosi, provoca la formazione di piaghe, che, anche dopo guarite, lasciano cicatrici colorate visibili anche dopo quindici a diciotto mesi. Sono attaccati dal Leptus (fig. 92) oltrech l'Uomo anche alcuni animali do- mestici, sebbene non troppo spesso; ad es. il Cane, il Gatto e si crede ancora il Bue nonch le Galline. Sull'Uomo il parassita invade di preferenza gli arti inferiori, arrestan- dosi alla cintura. Sui Cani da caccia questo caso di paras- sitismo abbastanza frequente ed i Leptus si fissano sopratutto sulle zampe, al ventre ed alla testa ed il Cane se ne risente molto in causa di un vivo prurito. Contuttoci questa infezione di poca gravit perch di per se passeggiera. Si pu togliere facilmente con semplici frizioni di glicerina benzinata. Il Rouget, che parassita frequente del- l'Uomo in Francia ed altrove nell'Europa centrale non so che si comporti egualmente in Italia, eppure le specie nostrali di Trom- bidi uni corrispondono a quelle della rimanente Europa, in modo particolare della centrale. Ho sempre trovato comunissimi i Leptus di varie specie qui da noi su piccoli Mammiferi, Uccelli, Artropodi diversi, ma non mi mai accaduto di seutire che ne sieno stati aggre- diti Uomini o Mammiferi domestici. La famiglia dei Caecuiidi, rappesentata dal solo genere Caeculus, con parecchie specie. di cui la pi comune da noi il C. echinipes Duf. (fig. 93), segna un passaggio dagli Acari agli Opilionidi. Le specie del genere Caeculus sono grandette (circa 2 mill. di lunghezza pel solo corpo i e tutte coperte di cute e di scudi resistenti e bruni o neri. Le zampe, specialmente le anteriori sono molto spinose. Sono predatori, vivono sul terreno, sui muri, in luoghi asciutti. Fig. 93. Caeculus echinipes Duf., dal dorso. Ingrandito (da Beilese). 100 CAPITOLO PRIMO Nel sottordine dei Notosiigmata non si conoscono che pochissime specie, senza alcun interesse pratico Falangidi od Opilionidi. Questi Aracnidi, rappresentati presso di noi da parecchie specie, alcune delle quali molto comuni d'estate e d'autunno, sulle erbe dei prati o sulle roccie e che attirano l'attenzione per le loro zampe lunghissime ed esilissime attorno ad un / Fig. 94. Due Falangidi; A, il comune Phalangium opilio L. ; B, un Gonyleptes. Grand, natur. corpo piccolo e rotondeggiante, non hanno veramente alcun interesse pratico e perci se ne pu discorrere assai brevemente. Si avvicinano agli Acari, dei quali per, come dagli altri ordini di Arac- nidi pi alti, si differenziano per caratteri importanti, che si possono cos riassumere: Tracheati. Le trachee procedono da due stigmi situati presso le anche del 4. paio, sui lati del 1. arco ventrale. Addome sessile ed unito per tutta la sua larghezza al capotoraee. Ovipari ; non su- biscono metamorfosi. Addome con sensibile segmen- tazione. Un paio di ghiandole odorifere che si apre sul torace. Due occhi semplici. Cheliceri tri-artico- lati; i due ultimi articoli formano una pinzetta. Palpi non chelati. Mancano (od esistono assai di rado) organi per secernere e filare la seta. Fig. 9S. Trogulus Iricarinatus, ingrandito (da Berlese). Le principali famiglie comprendenti specie nostrali, sono le seguenti: Sironidae, Phalangodesidae, Phalangiidae, Ischi- ropsaidae, Nemastomidae, Trogulidae. Il Phalangium opilio L., che il pi frequentemente citato dagli autori come il pi ovvio rappresentante dell'ordine in Europa ed altrove, assai frequente anche da noi e basti questo esempio del gruppo (fig. 9-4, ^1). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 101 Alcune forme esotiche sono molto strane e di singolare aspetto, come ad es. quelle che appartengono al genere Gonyeptes ed affini, di una specie del quale diamo figura (fig. 94, B). I Trogidus (fig. 95) sono i Falangidi pi vicini agli Acari. Pseudoscorpioni o Chernetidi. Non raro il caso di incontrare, anche negli ambienti domestici, nella pol- vere dei magazzini, nei musei ed altrove, certi piccoli animaletti, non pi lunghi di mezzo centimetro, i quali somigliano a piccoli scorpioncini, con questa diffe- renza pi saliente, che essi mancano di coda, come volgarmente si dice, o post- addome, come conviene dire pi correttamente. La somiglianza deriva, quanto al- l'aspetto d'insieme, dai palpi allungati e terminati da una pinza, che sono caratteristici nei nostri Scorpioni. Ecco perch questi piccoli Aracnidi sono stati anche detti Pseudoscorpioni o falsi Scorpioni, e come si sono meritato il nome ancora di Cheliferi, per aver essi, come si detto, i palpi terminati da una chela. In realt per, tranne la somiglianza accennata, non hanno nulla a che ve- dere cogli Scorpioni, dai quali, per la struttura loro, sono infatti diversissimi. Questi Chernetidi sono predatori di altri Artropodi minori o di piccoli Vermi e quelle specie che si incontrano nelle case, come ad es. Chelifer cancroides, (fig. 96, A) la specie pi anticamente nota, gli Obisium, il Cheiridium museorum Leach (fig. 96 B), ecc., danno attiva caccia ad Acari e a minuti Insetti domestici. Altre specie vivono nelle sostanze in decomposizione, nelle concimaie, nelle borraccine, sulle piante, tutte coi medesimi istinti. Per emigrare qualche forma profitta degli Insetti maggiori, come appunto si veduto che fanno molti Acari. Ad es. non raro il caso di trovare qualche Mosca domestica con uno di questi Chernetidi (Chemes nodosus K.) attaccato alle zampe, in atto di farsi trasportare dall'una all'altra concimaia, dove comune- mente la specie vive a spese di Acari e Podure che ivi abbondano. Molte osservazioni consimili, anche per parecchie altre specie di Chernetidi d'Europa, d'America e d'Australia, sono state fatte e si sono trovati questi ani- mali aderenti non solo a Ditteri diversi, ma ancora a Coleotteri (sotto le elitre ed altrove) e perfino a Falangidi. Ho trovato, sotto le elitre di un grosso Cerambicide della Piata (Sterno - dontis damicomis F.) un centinaio circa di grossi Cheliferi, che ivi se ne stavano raccolti, bene protetti e nascosti, per farsi trasportare con tutta sicurezza e ra- pidit. Questi Aracnidi hanno un modo molto curioso di comportarsi per fuggire il pericolo. Essi, se toccati, corrono all'indietro velocissimamente, coi grandi palpi sollevati in atto di esplorare l'ambiente. Tra le specie pi ovvie da noi citer il Chemes nodosus sopradetto, la cui femmina, d'inverno, si vede onusta delle proprie uova, che porta in un mucchietto sul ventre; il Chelifer cancroides L., che spesso si rinviene negli alveari, dove vive dei detriti e predando insettini ed Acari che frequentano tali ambienti ed an- cora il Cheiridium museorum Leach, che specie molto comune dove si conservano collezioni zoologiche o nelle biblioteche e si trova col per dare attiva caccia a piccoli Artropodi molesti alle collezioni ed ai libri. 102 CAPITOLO PRIMO Si tratta adunque, in tali casi, di forine utili, ma la loro azione troppo scarsa per riescire efficace sensibilmente, perch mai si moltiplicano in grande numero, quale si converrebbe ad una seria difesa di ci che amiamo con- servare. I caratteri morfologici del piccolo gruppo cos si compendiano: Respirazione per trachee. Addome segmentato, con quattro stigmi, sessile, riunito al torace per tutta la sua lunghezza. Segmenti del torace confluenti o solo distinti con un solco. Postad- dome nullo. Cheliceri e mascelle grandi, multiarticolati, terminati da robusta pinza a chela. Zampe tutte eguali fra loro. Occhi nulli oppure in numero di due o di quattro. Fig. 96. Cheliferi comuni nelle case, molto ingranditi. A. Ohel/er cancroides L. ; B, Oheiridium museorum Leach (da Canestrini). La grandezza naturale rappresentata dalla lineetta accanto. Una sola famiglia (Cheliferidae) con non molti generi, appena una diecina di nostrali e poche specie compongono questo ordine, che, dal lato morfologico e pi da quello embriologico , invece, molto interessante. Solifughi. Sotto il nome di Phalanga, nella regione del Caucaso ed in tutta la Russia meridionale si designa ancora, come per testimonianza di Ebano anche antica- mente, si designa, dico, uno speciale Aracnidi, che, a prima giunta, richiama un grosso Eagno e che in scienza si conosce sotto il nome di Galeodes. Le specie europee sono due, il G. araneoides del Pallas ed il G. graeous. Questi Aracnidi per sono ben diversi dai Eagni propriamente detti, ed as- sieme ad altre forme vicine compongono il gruppo dei Solifughi, i quali tutti hanno una ben triste rinomanza, come di animali molto pericolosi e da temersi grandemente. La conformazione di questi Artropodi cos fatta, che i pi vecchi autori hanno creduto di trovarla intermedia fra gli Aracnidi e gli Insetti, ai quali ul- timi si sono accostati sopratutto pel carattere del corpo diviso in anelli ben chiaramente e di una regione anteriore bene riconoscibile e distinta, considerata per testa. GLI Al.'1'I.NI DKGI.I INSETTI 103 Per verit la segmentazione dell'addome ben chiara e cos pure quella del torace, ma quanto alla presenza di una testa distinta, su ci bisogna fare delle riserve, perch in realt, la porzione anteriore del corpo, che pu essere paragonata al capo, risulta dalla fusione di una porzione veramente cefalica con una toracale. Infatti il prosoma o capotorace che dire si voglia, diviso in quattro seg- menti, di cui i tre posteriori, esclusivamente toracali, recano ciascuno un paio- di zampe ambulatone e la porzione anteriore, risultando dalla fusione del primo segmento toracale con quelli cefalici, reca un paio di arti, che per non servono a cammi- nare e sono, come i palpi, privi di unghie e come questi rappre- sentano organi di tatto. Questo segmento porta inoltre gli organi boc- cali ed anche un paio d'occhi ben grandi e situati su un rilievo tu- bercoliforme comune. L'addome diviso in 9-10 segmenti liberi. In confronto degli altri Aracnidi questi Soli fughi presentano i seguenti caratteri : Aracnidi tracheati coi tre ultimi segmenti del prosoma e coll'addome se- gmentati. Il primo se- gmento del prosoma fuso colla regione cefalica. Cbe- liceri molto sviluppati e terminati da pinza. Palpi non terminati da unghia. Fig. 97. A B Un Solifugo (Galeodes araneoides Pallas). A, dal dorso e met circa della grandezza naturale; B, dal ventre, senza zampe, in grandezza naturale; a, b, orifizi degli organi respiratori toracali ed addominali (da Blanchard). La mala fama che circonda questi Aracnidi non dipende solo dalla loro fe- rocia, che davvero impressionante, poich essi assalgono, uccidono e divorano in breve tempo animali molto pi di loro voluminosi e che sembrerebbero non dover troppo temere dalle loro aggressioni, ma anche si sempre creduto fer- mamente alla grandissima velenosit di questi predatori. Questa tuttavia non dimostrata, anzi molto discussa. Certamente per assai bene provato il coraggio e la voracit di questi Solifughi. Interessanti osservazioni sulla loro struttura ha fatto recentemente il Ber- nard e cosi apparsa discutibile la natura della ghiandola, che fu interpretata per velenifera ed altri crede semplicemente repugnatoria ed anche la vera sede del veleno, se questo esiste. Non meno degne di curiosit sono le notizie che sui costumi di specie in- diane, ha fatto il capitano Hutton, fin dal 1843, su un Galeodes, probabilmente il G. fatalis Herbst. 104 CAPITOLO PRIMO Il nutrimento abituale consiste di Insetti d'ogni specie, cbe questi Aracnidi non solo succhiano, ma sbranano completamente. Si sono visti aggredire Lucertole, molto pi grosse di loro, aflerrarle alla nuca ed in breve tempo non lasciarne che le ossa, cos pure uccidere e divorare un piccolo Topo muschiato, un Pipistrello, un Passero e finalmente lottare con vantaggio contro uno Scorpione assai grande. Questi animali lottano e si divorano fra loro. La femmina per mostra grande affezione alla sua prole, come del resto accade generalmente degli Aracnidi. Si vide una femmina del G. fatali scavare in terra una galleria e deporvi una cinquantina d'uova, che essa vegliava assiduamente. Dopo 14 giorni avvenne la schiusura dei giovani che, fino alla loro prima muta, cio per tre settimane, rimasero immobili e di poi essi cominciarono a correre e crescere senza per prendere cibo di sorta. Questo accrescimento, che si osserva d parecchi Aracnidi, pur non assumendo essi alcun cibo, non affatto incomprensibile, quando si pensi alle loro funzioni digestive. In generale gli Aracnidi hanno grandissimi animassi ghiandolari, circondanti il piccolo tubo digerente, i quali sono composti di cellule, che fungono ciascuna come magazzino di sostanze nutritive, specialmente albuminoidi e quindi lentamente le digeriscono, scaricando pi i prodotti di digestione nell'intestino. Cos accade che l'animale pu crescere, senza mangiare, anche per molto tempo dopo l'u- scita dall'uovo, perch contiene nelle dette ghiandole gran parte del tuorlo dell'uovo da cui derivato. Inoltre, qualora questi Artropodi possano fare un abbondante pasto, essi poi a spese delle sostanze immagazzinate, vivono lungamente in un digiuno, che non se non apparente, poich senza che nuovo cibo venga assunto dal di fuori, essi utilizzano quello che conservano entro di s. Di tale guisa si sono veduti Issodi nascere e di poi crescere per tutta la loro vita senza nutrirsi e si gi detto che gli Argas possono vivere per pi anni senza mangiare, e negli Aracnidi facile constatare dei digiuni che possono prolungarsi per parecchi mesi, prima di giungere alla morte dell'animale, il quale se non perisce per sa bene rifarsi largamente della lunga astinenza alla prima occasione. In questo gruppo si contano parecchie specie di dimensioni vistose, come sono appunto i Galeodes. Rappresentanti dell'ordine si trovano largamente diffusi sul globo, sebbene le specie non siano molte numerose, tutte per appartengono a regioni temperate o moderatamente calde. In Europa se ne trovano d Spagna e Portogallo, Grecia, Eussia meridio- nale; in Africa nella parte settentrionale ed al Capo; in Asia; in America set- tentrionale e meridionale. Non se ne conoscono rappresentanti per l'Australia ed il Madagascar. In Spagna e Portogallo si trova una specie pertinente al genere Gluvia (G. dorsali o striolata) e nella Russia meridionale, Caucaso, Grecia, ecc., esistono le due specie di Galeodes ricordate, e che gli abitanti di quelle regioni chiamano Phalanga, conforme si avvertito. Intorno alle abitudini di queste ultime forme europee il Pallas narra cose mirabili ed afferma che il Galeode, comune nelle steppe della Eussia e nei paesi dei Calmucchi e dei Chirghisi, ha una fama delle pi paurose, tanto che sono abbandonate le localit dove questi Aracnidi sono frequenti, perch temuti non meno degli Scorpioni e reputati velenosissimi. Essi ferirebbero al ventre i Cam- nielli ed i Montoni, allorch questi animali si sdraiano sulla nuda terra. (ILI AFFINI DEGLI INSETTI 105 Vi ha tutto un curioso ricettario per medicare le ferite ed evitare gli ef- fetti del morso di questi Aracnidi, che molto spesso feriscono anche l'Uomo. I Galeodi stanno di giorno ritirati sotto le pietre od altrove in luoghi oscuri e non sortono che di notte; aggrediscono la preda con un balzo e la trafiggono colle loro mandibole. II gruppo si divide in tre famiglie, cio: Galeodidae, Solpugidae, Hexiso- podidae. Araneidi. Aracne, giovane lidia, figlia di un tintore di Colofone os sfidare Minerva a chi ricamasse meglio. La dea, vinta nel concorso, si vendic distruggendo l'o- pera della rivale, che per disperazione si impicc e fu poi da Minerva stessa, trasformata in Eagno. Dalla protagonista di questa favola intanto venuto il nome a tutta la classe degli Aracnidi, per quanto le forme cos bene note per la loro attitudine a fabbricare le tele meravigliose, si restringano al solo, gruppo degli Araneidi o Eagni propriamente detti, ed anche a non molti fra questi, pur essendo quasi generale la facolt di emettere fili di seta, colla quale si aiutano grandemente in molte circostanze della loro esistenza. ^Nonostante questa attitudine, per cui molte specie, tra le pi ovvie, si richia- mano alla ammirazione nostra, i Eagni hanno invece conquistato una non buona rinomanza, come di esseri detestabili e da temersi, perch velenosi o grande- mente pericolosi per altre non bene definite ragioni. Tutto ci abbastanza immeritatamente, perch se vero che taluna specie, anche nostrale, pu mordere con qualche effetto spiacevole anche per l'Uomo, pur vero che tale morso di gran lunga meno doloroso e pericoloso di quello dell'Ape, pel quale insetto invece da parte nostra non si ha che viva simpatia. Anche i Eagni, col muover guerra ad una quantit di lusetti, in qualche modo molesti o spiacevoli dovrebbero invece essere considerati come forme utili, senza preoccupazioni di sorta per le loro facolt velenifere, che sono trascurabili o nulle per noi, nella maggior parte dei casi, mentre invece hanno una reale energica efficacia per animali minori, come possono essere altri Artropodi, ecc. Le forme europee d'altronde, se se ne tolga la Malmignatta e la Tarantola, di cos terribile ed esageratamente cattiva fama, sono anche per l'Uomo senza pericoli di sorta, poich troppo resistente la nostra epidermide alle loro deboli mandibole e se pure fosse perforata tutto il male si ridurrebbe ad un insignifi- cante dolore, senza ulteriori conseguenze. Noi dunque pi equamente faremo considerando gli Araneidi come forme utili in generale e con non piccola .nfluenza, talora, nella economia agraria spe- cialmente, come attivissime distruttrici di specie nocive. Potremo riferire qualche esempio, dal quale apparir evidente il non pic- colo aiuto, per quanto ignorato, che danno certe specie di Eagni all'agricoltore, liberandolo da Insetti seriamente pericolosi. I Eagni domestici poi, prendono di mira specialmente le Mosche delle case e basterebbe questo solo merito per aver diritto alla nostra gratitudine, certo non meno, anzi molto pi, a mio giudizio degli Uccelli, ad es., dei quali si decanta cos male a proposito l'effetto utile in agricoltura, o dei Eospi e delle Lucertole, che trovano oggid tanti paladini, per quanto non possano A. Bbri.kse, Gli Inietti, IT. 14. 106 CAPITOLO PRIMO vantare come gli Uccelli in loro vantaggio almeno l'aspetto elegante e punto disgustoso. I Eagni compongono un vasto gruppo, con rappresentanti in tutte le regioni del globo dove gli Artropodi vivono. Essi possono essere distinti fra gli altri Aracnidi dai seguenti caratteri: Fig. 98. Mascella (eh) e palpi (pp) colla ghiandola velenifera (g) in Lycosa laren- tula. Respirazione per trachee e sacchi polmonari. Cefalotorace bene distinto dall'addome, che attaccato al cefalotorace stesso merc un esile pedun- colo. Ambedue queste regioni del corpo non sono divise in segmenti distinti. Cheliceri non terminati da pinzetta, bens da unghia perforata dall'orifizio della ghiandola velenifera. Palpi, nel maschio, modificati par- ticolarmente per l'opera di riproduzione. Addome fornito di papille-filiere. Molte particolarit appartengono alla struttura dei Eagni, le quali meritano di essere conosciute anche perch si riferi- scono ad effetti di interesse pratico. Le mandibole o cheliceri sono composte di due articoli, il basale grosso e cilindrico ; l'apicale conico, allungato, ter- minato a punta e resistente. Questo un vero organo perfo- rante. Esso poi traversato da un tubulo esile, che rappre- senta il condotto di scarico di una ghiandola piriforme (fig. 98 g), contenuta nel capotorace e che secerne il veleno. Lo sbocco di tale ghiandola all'apice stesso dell'unghia suddetta, cio del pezzo apicale della mandibola. Siccome l'una contro l'altra le due mandibole fanno insieme una tenaglia, che pu stringere gli oggetti fra i suoi pezzi terminali od unghie che dire si vo- gliano, cos accade che il Eagno, per mor- dere, stringa l'oggetto fra le sue mandibole e, penetrando l'unghia, introduca contempo- raneamente anche il veleno. Questa immissione del veleno volon- taria e dipende da contrazione della tunica muscolare periferica della ghiandola vele - nifera. In riposo l'unghia stessa ripiegata (fig. 99) sul pezzo basale, esattamente come la lama di un coltello a serramanico contro il manico stesso. Il veleno contiene Varac- nolisina, come principio attivo e mostra gli stessi effetti negli animali in cui ino- culato, del veleno delle Vipere. Questi effetti del veleno dei Eagni, particolarmente nella credenza popolare, sono stati molto esagerati, sopratutto per quanto riguarda animali voluminosi e lo stesso Uomo. Il volgo crede fermamente alla seria pericolosit di tutti i Eagni e teme questi animaletti, avendone spesso un vero ribrezzo. Non pochi studiosi della natura, tra i quali cito De Geer, Clerck, Wal- kenaer, Dugs si sono fatti mordere dai pi grossi Eagni nostrali, appunto per riconoscere l'effetto delle punture, ma non ne hanno mai risentito altro se non Fig. 99. Capo veduto dall'innanzi di Epeira diadema coi cheliceri e gli otto occhi. Ingran- dito (da Roesel). GLI AFFINI DKGLI INSKTTI 107 quello che avrebbe provocato la puntura di un sottile spillo, senza altre conse guenze pi gravi. Non sembra per potersi escludere in modo reciso che qualche specie di- Ragno, particolarmente fra i Licosidi e Terididi e che conosceremo tosto, sia da temersi pi seriamente, almeno secondo il parere di parecchie testimonianze, oltrech della tradizione, mentre per tali conclusioni sono da altri decisamente negate e trattate di superstiziose. singolare come a tutto oggi rimanga controversa una tale questione ed anche oggid si trovano persone degnissime di fede, anche fra i medici, le quali affermano, con molti casi a titolo di esempio, la seria velenosit della Tarantola da noi e della Malmignatta, precisamente quando altre esperienze, eseguite da altre persone non meno oculate e diligenti, giun- gono a concludere per l'assoluta innocuit del morso di tali Eagni. Non pare neppure che si possa trovare e scegliere una via di mezzo fra la inno- cuit affermata da taluno e l'effetto gravis- simo e talora letale accertato da altri, perfino sull'Uomo. Tuttavia si pu intanto ritenere, che certi fenomeni attribuiti al morso della Tarantola (Lycosa tarentula L.), dei quali tratt a lungo il nostro Aldovrandi (e di poi Baglivi e moltissimi altri), siano piut- tosto da attribuirsi a fenomeni isterici. Il Ragno (flg. 100), che ha preso il nome da Taranto, giacch comune nel- l'Italia meridionale, accusato di determi- nare, colla sua puntura, uno stato morboso speciale, che pu condurre alla morte e che, per essere curato, richiede l'inter- vento della musica, per cui il paziente si abbandoni ad una danza frenetica (la Tarantella) finch, perdute le forze, cada sfinito in un lago di sudore. Questa cura diviene necessaria ogni anno, occorrendo l'anniversario della puntura e pu durare anche per tutta la vita tale stato morboso. Senza l'intervento di cos fatto rimedio, o se avvengono incidenti speciali, ad es. che la musica si inter- rompa nel pi bello della danza, od altri simili, il paziente muore. Cotali effetti per non si avverano certamente nelle altre regioni d'Europa e d'Africa, nelle quali pure si trova la Tarantola di Puglia, n si avvera per le specie affini. Ma per converso, esperienze dirette negano qualsiasi effetto sensibile seriamente al morso della Tarantola. Anche persone fattesi mordere per prova dalla Tarantola di Puglia, non hanno avuto conseguenza di sorta dal morso, se non qualche poco di bruciore, non troppo diverso da quello che si pu risentire dalla puntura di uno spillo. Cito fra gli sperimentatori, nel detto senso, Leon Dufour, Giuseppe Erker, ecc. Essi invece riconobbero la efficacia mortale del morso di questa Ta- rantola rispetto ad Insetti diversi. Fig. 100. La tarantola {Lycosa tarentula L ). in grandezza naturale. 11 Fabre riconobbe la morte di un giovane Passero in tre giorni e di mia Talpa in 36 ore dalla puntura di una Tarantola. Le Api e le Vespe, quando morse nel collo, muoiono pressoch immediatamente e quivi appunto il Ragno di preferenza le colpisce, mentre se ricevono il morso in altra parte del corpo, ad es. nell'addome, possono vivere per parecchie ore. 108 CAPITOLO PRIMO Pi singolare quanto si riferisce a Bagni della famiglia dei Teridiidi e pi precisamente alle Malmignatte. Anche per questi, del resto, non mancano sperimentatori che, fattisi mordere essi stessi, non hanno avuto da tale puntura effetto nocevole alcuno. La comune Malmignatta (flg. 101), nostrale stata l'oggetto di queste prove. Anche recente- mente il Bordas, che ha ripetuto tale esperienza, non ne ha avuto danno. D'altro canto per impressiona il fatto che in regioni del globo lontanissime fra loro e diversissime, si incontrano le stesse affermazioni rispetto a specie di- verse di Malmignatte e tutte queste affermazioni accennano a fenomeni morbosi analoghi sull'Uomo, e tutti gravissimi, fino alla morte. Ci induce un terrore grandissimo di tali Ragni in localit le pi disparate, appunto come da noi temuto il Bagno volterrano, cio la comune Malmignatta (Latrodectes 13- guttatus Bossi). Cos, ad es., nel Madagascar, nella Nuova Zelanda, in Algeria, nelle Indie orientali ed in America del Nord trovansi specie diverse di Malmignatte (Latrodectes), tutte di dimensioni mediocri eppure grandemente temute. Al Madagascar due specie sono conosciute coi nomi volgari dati loro dagli indigeni, di Menavodi e Vancoho. Quest'ultimo il pi pericoloso. Affermasi, da persone degne di fede, che il morso di questi animali produca uno stato di sincope, che pu durare anche due giorni. L'effetto disastroso si pu evitare in parte provocando _.,,., r ,, , . nel ferito un'attiva traspirazione. Fig. 101. La Malmignatta (Latrodectes 13- guttatus La specie della Nuova Zelanda (Latrodectes scelio), Rosei) in grandezza naturale. ilK ii cata dagli indigeni col nome di Katipo, sebbene non pi grossa di un pisello, pure darebbe conseguenze disastrose col suo morso, cio dolori vivi per tutto il corpo, generale abbatti- mento, ecc. ; malanni questi da curarsi con difficolt ed in molto tempo. G-li indigeni hanno perci, di tale Bagno, un grandissimo, giustificato timore. Il Latrodectes mactans Fabr. la specie americana, di cui si dicono pessime cose quanto agli effetti del suo morso. Sono citati casi avvenuti nella Carolina del nord e sembrano bene accertati, di persone morte in conseguenza di tali punture. Un operaio, morso circa alle ore otto e mezzo del mattino, moriva fra le dieci e le undici ore di notte. In un altro caso l'individuo morsicato si salv dopo lunghissime cure e molto a stento. Quanto alla Malmignatta nostra, secondo la credenza comune e secondo anche affermazioni di persone di scienza, come ad es. il Dr. Graells, incaricato nel 1S33 dalla B. Accademia di Medicina e Chirurgia di Barcellona di studiare gli effetti del morso di questo Bagno, sembrerebbe che questi sieno veramente assai gravi, dal gonfiore della parte ferita al dolore estendentesi all'arto e spesso a tutto il corpo; convulsioni seguite da grande prostrazione e collasso. La gua- rigione si ottenne coll'aiuto di una abbondante traspirazione. Affermazioni conformi sono fatte da molti altri autori degni di fede, come Cauro, Boccone, Keisler, Lambotte, ecc. Per l'opposto il Lucas, che in pi occasioni si fece mordere dal Latrodectes, non ne ebbe alcun effetto morboso. Il Bordas, come si detto, che studi recentemente, colla consueta diligenza . le ghiandole velenifere ed il veleno della Malmignatta, conclude che punture fattesi fare da Malmignatte sulle dita, non produssero che una leggera zona in- fiammatoria, seguita da un piccolo gonfiamento rossastro, accompagnato da forte GLI AFFINI DEGLI INSETTI 109 prurito e da fenomeni locali senza carattere di gravit. Il tntto scomparve dopo qualche giorno, senza alcun trattamento. Invece sulle Mosche, Stafilini, Carabi, Grilli, Locustidi ed altri Insetti la puntura produce una specie di paralisi, seguita da morte a breve distanza. Anche il Phidippus morsitans del gruppo degli Artidi e fra i pi voluminosi, considerato come capace di sensibili effetti velenosi col suo morso e si pu dire accertato, che qualche specie, anche non vistosa per dimensioni, come il nostrale Chiracanthium punctorium Vil- lers. pu produrre nell'Uomo disordini nervosi col suo ve- leno. Intanto non si hanno pre- cise o sufficienti notizie sul grado di velenosit dei mag- giori fra i Ragui, cio di quelle grosse Mygale, che se fossero venefiche in proporzione delle loro dimensioni, sarebbero dav- vero temibilissime anche per l'Uomo. Fig. 102. Filiere di Ragno (Epeira). A, aperte; B, chiuse. Emettono il filo. Ingrana. Da Roesel. Un'altra particolarit morfologica degli Araneidi, in rapporto con una fun- zione caratteristica, cio la filatura della seta, si la presenza di organi appo- siti per tale ufficio, ossia delle cos dette filiere. I Ragni presentano, al ventre, appena al disopra dell'ano, un insieme di ri- lievi conici, papilliformi, che sono appunto le cos dette filiere (fig. 102). Tali ri- lievi sono abitualmente in numero di sei, cio un paio anteriore, uno posteriore ed uno mediano; per, in causa di riduzione di un paio o di un altro, essi possono trovarsi in minor nu- mero, cio di quattro od anche di due. Tali papille presentano anche pseudoarticolazioni e sono mobili abbastanza. Talora qualche paio notevolmente lungo e sporge come due codette dall'estremo posteriore dell'addome : per, in tale caso, queste papille non hanno pi l'ufficio di organi per la filatura della seta. Le papille sono, specialmente nell'articolo terminale, ricoperte fittamente di appendici coniche, sottili, rigide e troncate, abbastanza simili a peli, le quali sono tubuli, da cui esce il filo di seta. Se ne conta gran numero, ad es. 400 in Epeira diadema; 300 in Tegenaria domestica; 100 in Segestria senoculata, ecc. Da ciascuno di questi tubuli esce il sottilissimo filo di seta, e tutti insieme questi fili esilissimi, formano un filo unico, di cui il Ragno fa cos grande uso nella sua vita. Oltre a questo insieme d'organi, taluni Ragni possiedono anche il cos detto crivello, cio una duplice piastra, formante un insieme ovale allungato, collocata al ventre, al disopra delle papille e tutta fittamente perforata, appunto come un Fig. 103. Estremit della zampa 4." paio di un Ragno col ealmistro (da Warbuiton). 110 CAPITOLO PRIMO Fig. 104. L'estre- mit della zampa 'li un Raguo. Ingran- dita. crivello. Si tratta sempre di un organo per la filatura della seta ed i Ragni che lo possiedono hanno anche il pettine o calmislro (fig. 103), alle zampe dell'ultimo paio, sul penultimo segmento al dorso. Questo calmistro composto di una serie di spinette disposte regolarmente su una linea longitudinale, formanti una specie di pettine e serve a cardare la seta e disporla in matassa a fili paralleli, mano mano che esce dagli organi filanti. Simon, in vista della presenza o mancanza del crivello, divide appunto i Eagni in Gribelati ed Ecribellati. Anche gli organi di adesione collocati all'estremit delle zampe sono molto elegantemente conformati e con una certa complicanza (fig. 104). Infatti essi consistono principalmente in due unghie fal- ciformi, il cui orlo inferiore per armato di dentelli a guisa di pettine (solo in talune specie di Avicularidi le unghie sono semplici). Oltre a ci, in molti casi, l'apice del segmento estremo, sotto le unghie, porta un ciuffo di peli, detto scopula oppure peli piumati od anche una unghietta, minore delle principali, ma egualmente conformata. Certo totali organi pet- tini formi hanno l'ufficio di cardare i fili sericei, per disporli ordinatamente in serie. Speciale menzione merita anche il palpo del maschio adulto, il quale organo, come sar avvertito, specialmente conformato in modo spesso complicatissimo, per intervenire nell'opera della riproduzione (fig. 105). Invece, per le femmine e per le forme giovani della serie maschile, il palpo stesso semplice, cilindrico, cogli ultimi articoli non diversi dai precedenti e nel maschio assume la peculiare struttura solo all'ultima muta, allorch l'individuo diviene adulto. Gli occhi nei Ragni sono semplici, cio di una sola cornea e distribuiti sulla parte anteriore del capotorace. Essi sono generalmente in numero di otto (fig. 99) ; talora per il loro numero ridotto a sei, raramente a due ed in qualche specie caver- nicola mancano del tutto (Anthrobia mammuthica ; Stelita taenaria; Hadites tegenarioides). La disposi- zione degli occhi stessi, il numero, ecc., sono eccel- lenti caratteri sistematici. Quanto alla forma dei Ragni, cio alle varia- zioni dal tipo fondamentale, che ognuno ha in mente, bisogna convenire che essa mutabile assai, pi che altro per l'addome, che pu avere le forme pi diverse, da lineare, convoluto a globoso, breve, con spine a processi lunghissimi, ecc. come si pu vedere da alcuni esempi recati dalle figg. 100-108. Cos pure il Capotorace pu variare, specialmente per la regione oculare spesso elevata in cono pi o meno lungo. Le abitudini dei Ragni, per quanto riguarda gli ambienti in cui vivono, sono abbastanza variate, poich, mentre alcuni abitano sotterra od altrove bene nascosti in recessi bui durante il giorno, altri invece vivono alla grande aria, sulle piante, sopra terra, ecc. Qualche specie frequenta le acque, nelle quali anche pu immergersi senza bagnarsi, portando seco sul corpo un sottile velo d'aria. Questi animali non vivono ordinariamente in colonie od in societ, ma soli- Fig. 105. Schema dell'organo pal- pale. T, 'tarso; A, alveolo; H, ematodoca-, B, bulbo ; R, ricettacolo del seme ; a, suo orifizio; S. stilo (da WarbnrtoD). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 111 tari, neppure i maschi stanno colle loro femmine, poich ne verrebbero presto uccisi e divorati. Si hanno rari esempi di forme che si raccolgono a vivere in colonie numerose e questi esempi riguardano forme esotiche, come quelle specie che incontr il Livingstone nell'Africa del sud, di cui i nidi sono avvici- nati cos l'uno all'altro, da formare un tessuto ininterrotto di seta sul tronco intero di un albero. Anche Darwin parla di un Eagno incontrato a Santa Baiada (La Piata), i cui nidi verticali, discosti una sessantina di centimetri l'uno dal- l'altro, sono per riuniti da fili in comune e vi stanno insieme molti individui di questo grosso Araneide. Egualmente il Simon descrive qualche specie gregaria del Venezuela. Fi. 106, Ragni esotici di forme strane. Ingranditi (la grandezza natur. indicata dalla linea accanto'. A, Trithaena triatspidata Blanc. ; B, Oastercantha doride Sira. ; O, Acrosoma horrida Tacz. ; D, Acrosoma maronica Tacz. t E, Acrosoma oblonga Tacz. ; -F, Acrosoma luctuosa Tacz. (da Taczanowski e da Simon). Tele e nidi. Si detto che la caratteristica principale dei Eagni quella di filare della seta, che viene. emessa dalla parte posteriore del ventre. Con tale seta le femmine di tutte le specie avvolgono e riparano le loro uova ed inoltre molte specie fabbricano le tele, pi o meno complicate, mediante le quali si pro- curano la preda. Non tutte le specie di Eagni ricorrono a questo mezzo per provvedere al proprio sostentamento. Ve ne ha gran numero che meritano il titolo di vaga- bondi, i quali, senza dimora fissa, si aggirano continuamente in cerca di preda, che sanno catturare di sorpresa, uccidono subito e succhiano senza pi. Ma quelli che costruiscono tele molto bene architettate, hanno attratto da lungo tempo l'attenzione nostra e gi Aristotile distingueva tre specie di Eagni. appunto per la diversa maniera di costruzione della ragnatela. 112 CAPITOLO PRIMO La seta si trova negli organi sericipari dell'animale allo stato di sostanza fluido-gommosa, appunto come nelle ghiandole sericipare degli Insetti, ed ap- pena emessa traverso le filiere allo stato di filo, si solidifica all'aria. Il filo non si forma per se non per stiramento, sia praticato dal Eagno colle zampe, sia fis- sando la gocciola ad un punto ed allontanando- sene di poi. Cos, quando l'animale vuole discendere a terra se sia da questa discosto, fissa una gocciola di seta sull'oggetto ove si trova e di poi si abbandona nel vuoto (fig. 109). Pel suo peso esso discende ed intanto il filo si svolge fuori- uscendo dal suo ventre. Se il Eagno si vuole arrestare pu farlo a suo piacimento, poich in suo potere di intercettare l'uscita della seta ed in tale caso l'animale pu rimanere sospeso in aria, attaccato al sottile filo di seta. Il filo poi pu essere rotto dal Eagno stesso, stringendo e sfregando l'una contro l'altra le sue filiere. Questa facolt sericipara ha grandissimo gioco nella vita e nelle abitudini del Eagno, poich non solo i nidi, i sacchi per le uova e le tele sono fabbricati di seta, ma ancora i Eagni buoni filatori non muovono passo, si pu dire senza assicurarsi prima che qualche filo li trattenga in luoghi di dove possono facilmente cadere, o li accompagni nelle loro peregrinazioni per aver pronto e facile il ritorno al punto di partenza. I Eagni, allorch vogliono traversare un largo spazio nell'aria senza discen- dere a terra, e guadagnare pedestremente il punto desiderato, il che sarebbe Fig. 107. Gasteracantha arcuata Fabr. Grandezza naturale. Fig. 108. Profili di Ragni per mostrare strane forme di addome. A, Argyrodes paradoxug : B, Arianne Jlagellum; C, Stegosoma testudo. viaggio lungo e disagevole, oppure vogliano tendere i fili maestri su cui poi co- strurre le loro tele, usano un metodo semplice e molto opportuno. Essi lasciano andare un filo liberamente nell'aria e questo, se l'aria mossa, sventola in giro, fino a che viene casualmente a toccare un oggetto discosto e, merc il potere adesivo di cui fornito, vi si fissa tenacemente. Subito il Eagno ne tenta la resistenza, tirandolo colle zampe e se questa sufficiente a sopportare il suo peso, il Eagno vi si avventura sopra, curando intanto di emettere altro filo a Berlese - Voi. II. Tav. I. $0m m w Due Aracnidi fra i pi grossi indezza infunile). / l'na ir. roZi | 1/" '. '" ri) elei Brasile. ? Ono Scorpione [Pandinus a/ri ai var. iinprrator) i Africa. Milano - Societ Editrice Libraria. GLI AFFINI OBOLI INSETTI 113 rinforzo del primo e cos raggiunge il punto di adesione del primo filo e vi attacca il secondo. Si sono veduti cos fuggirsi dei Ragni da pezzi di legno galeggianti nel centro di vasi pieni di acqua. Persuasosi il Ragno che non vi aveva modo al- trimenti di traversare il piccolo lago, ricor- reva all'impiego di fili, da lasciar volanti, liberi con un capo nell'aria, ed allorquando avevano fatto presa, per quelli se ne fuggiva rapidamente. Del resto il Ragno sa esplorare anche la direzione del vento, appunto per cono- scere se l'aria mossa abbastanza da poter far sventolare i suoi fili. Una simile esplorazione della massima importanza per l'animale, ed esso la pratica standosene su un punto elevato, merc le zampe anteriori, che tiene sollevate quanto pi pu, mentre il rimanente corpo fermo e percepisce i moti dell'aria ambiente. Le tele dei Ragni si possono distin- guere in regolari ed irregolari, cio in quelle che, per ciascuna specie, hanno egual forma e distribuzione dei nli ed assumono una con- figurazione pi o meno geometrica; le altre variano a seconda delle condizioni del sito ove sono costruite e si possono piuttosto paragonare a tessuti di seta disposti senza ordine costante e definibile geometricamente. Fig. 109. Epeira veduta dal ventre, che discende sospesa al suo filo. Grand, natur. (da Roesel). Certo le tele regolari, nelle quali le nostre Epeire e tutti i Ragni della stessa famiglia si mostrano maestre, sono state quelle che fin dall'antico pi hanno eccitato la nostra ammira- zione e la cui costruzione stata piti accuratamente sorvegliata e descritta. Le Epeire fanno una tela circolare, sospesa e distesa nell'aria, fra le piante o nelle case ed stata bene seguita la costruzione della tela che fa la comune Epeira diadema (Limi.), il grosso Ragno ad addome grosso, globoso-conico, e variegato di varie tinte, che si incontra comune nei campi come nelle nostre case (tig. 110). Anzitutto si tratta di disporre il filo orizzontale maestro e per far ci l'animale ricorre a quell'espe- diente che sopra si ricordato. Pu anche il Ragno sospendersi esso stesso all'estremit di un filo pi o meno lungo, che penzola cos verticale e, mosso dal vento qua e l questo pendolo naturale, accade che il Ragno finisca per toccare qualche oggetto circostante, su cui subito si fissa. Cos si mette il primo capo e questo filo teso in tal modo fra due oggetti a distanza varia, da pochi decimetri a qualche metro, a seconda dell'ambiente in cui il Ragno lavora. Tutto il rimanente dell'opera varia naturalmente a seconda dei punti circostanti a cui l'animale pu fissare gli altri fili principali che debbono reggere tutto il tessuto, i quali peni debbono essere almeno tre fissi, meglio poi se sono in maggior numero. Comunque condotto il filo orizzontale maestro, esso sufficientemente rinforzato dal Ragno A. BgRLESE, Gli Insetti, II 15. Fig. 110. Epeira diadema (L.). Femmina in grandezza natur. (da Roesel). 114 CAPITOLO PRIMO B C O 9Q O G>9 QO O OQOOOG CiQ O Fig. 111. Diversi staili di formazione dei globuli viscosi sul filo (da Warbmton). c on altri (ili aggiuntivi e tutta questa prima sottile fuue tesa a sufficienza perch possa sop- portare la tela che vi sar fabbricata sotto. Si tratta ora di trovare un terzo punto d'appoggio. Per fare ci l'Epeira attacca una goc- ciola di seta al filo maestro e si abbandona nel vuoto, scendendo cos e formando un pendolo col suo filo, che gli esce dall'addome quanto occorre. In tal modo, il pi spesso passivamente, per opera dell'aria mossa circostante, il Ragno guadagna qualche oggetto sottostante e quivi fissato il capo, il filo principale trovato e con esso il terzo punto di appoggio. Bisogna ora istituire l'altro lato del triangolo, ci che l'animale fa rimontando lungo il filo verti- cale, fino al capo maestro e correndo su questo, mentre intanto un filo esce dal ventre, e fissando poi questo nuovo filo ad un punto prestabilito di quello orizzontale maestro. Ecco fatto il quadro su cui la tela pu essere costrutta. Ora il Ragno tira un filo diagonalmente ; nel nostro caso si tratta di una mediana del triangolo e dal punto di mezzo di questa mediana, come centro, il Ragno poi fa partire tanti fili raggianti, che vanno ai tre fili principali, che limitano il triangolo. Per condurre ciascuno di questi raggi l'auimale deve, ogui volta, partirsi dal centro, percorrendo il raggio precedentemente disposto. Tutto l' insieme del quadro primitivo e dei raggi fatto di fili di seta secchi, cio non ri- coperti di una sostanza glutinosa e vischiosa speciale, che segregata da certe particolari ghiandole. Ma il rimanente della tela, che fatto di fili sottili e girati spiralmente attorno al centro, la parte destinata a trattenere gli Insetti, che vi battono contro e vi si invischiano colle loro ali, merc la sostanza appiccicaticcia suddetta. Il Ragno dunque, partendosi dal centro, si muove spiral- mente attorno ad esso e cos conduce un solo lungo filo, che attacca via via ed incolla sui raggi, mano mano che li in- contra, fino all'ultimo giro della spira, che rappresenta il limite circolare estremo della tela. Guardando al microscopio tale filo lo si vede asperso della sostanza glutinosa. Dapprima, appena il filo sortito dal ventre del Raguo, la sostanza stessa vi distribuita sopra pressoch uniformemente; poi essa si raccoglie adagio adagio in tante goccioline (fig. Ili) pressoch equidistanti fra loro, che formano come tanti piccoli nodi attorno al filo e sono molto numerosi, tanto che sono stati calcolati a circa 120,000 in una sola tela. Dopo ci la ragnatela finita, ma l'Epeira vi aggiunge ancora due o tre fili che, bene tesi, vanno dal centro della tela al luogo dove il Ragno si tiene nascosto e sono come fili telegrafici, che, vibrando, allorch un Insetto batte nella tela, vi si impiglia e la scuote cogli sforzi che fa per liberar- sene, avvertono il predatore della cattura. 11 Kagno sta nascosto, come si disse, accanto alla sua ragnatela, cou essa in rapporto immediato, oppure vi sta nel centro, dove c'i secchi apposta perch vi possa stare sopra comodamente il costruttore. Non va obliato un tratto molto singolare, ricordato dal Ninni, che lo constato de visti, il quale dimostra quanto possa soccorrere una speciale ingegnosit, oltre al naturale istinto, in questi animali, per trarre profitto da spedienti vari in condizioni anormali per la costruzione di una tela. Una Epeira diadema intendeva di costrurre una tela sotto una tettoia, tra lo sporto di quella ed il muro della facciata. Ma quivi non erano possibili che due punti di appoggio, quello Fig. 112. Argope brunnicki Sci. iu grandezza naturale. una trama di fili GLI AFFINI DEGLI INSETTI 115 sullo sporto della tettoia e l'altro al muro. L'Epeira leg con un suo filo un piccolo sasso e, fis- sato l'altro capo dei filo alla tettoia, abbastanza discosto dal muro, su questo pendolo trov il terzo punto di appoggio e per quanto la tela fosse molto oscillante al vento, pure fu costrutta benissimo e serv allo scopo. l'u notevole costume illustrato dal Vinson per un Ragno dell'Isola Maurizio {Epeira mau- rtu), che costruisce le sue tele poco dissimili da quelle delle nostre comuni Epeire, ma che limilo nel centro un grosso filo bianchissimo, avvolto a zig-zag e di cui non si conosceva lo scopo. Esso serve a legare solidamente le grosse prede recalcitranti, perch se nella tela cade una Mosca, il Ragno la avvolge semplicemente con pochi fili leggeri, ma se vi batte entro un animale pi grosso, ed il Vinson ha veduto appunto tutta l'azione a proposito di una grossa Cavalletta, caduta nella rete, il Ragno usa del grosso filo per avvolgere solidamente e con grande prestezza l'insetto, che non potrebbe essere trattenuto dalle esili maglie della rete. In modo simile operano certi Ragni dell'America del nord, come V Argiope cophinaria Cook, nelle cui tele il filo spirale piegato a zig-zag tra due raggi vicini. Del resto un bel nastro di un bianco argenteo, fatto di fili sericei molto fitti e steso per lungo tratto fra due raggi della tela, a suo ornamento o per altra ragione, si trova anche nella ragnatela della nostra bellissima Ar- giope biuiiiiicki Sci. (tg. 112). Tale ornameu- tazione visibile anche in una ragnatela orizzontale e discoidale fatta da specie del genere Uoborus (fig. 113). Allorch la malaugurata vittima venuta a dar dentro nella tela, il Ragno Vi Si precipita addosso rapida- Fig. 113. - Tela orizzontale di roborus con fili , , ,., , rinforzati (da M. Cook). mente, la morde colle sue mandibole, cos che essa muore immediatamente e dopo avvoltata strettamente in pi fili, in guisa che anche se fosse viva non potrebbe dare un crollo, la trasporta nel suo covo e la succhia a suo agio, quando per la fame non spinga il Eagno ad una manovra pi sollecita, come quella di succhiare l'insetto uccidendolo senza legarlo altrimenti e senza traspor- tarlo fuori della tela. I cadaveri poi delle vittime sono gettati a terra. Qualora per l'insetto impigliatosi nella tela sia di dimensioni rilevanti e pericoloso ad accostarsi, come il caso di molti Imenotteri, allora la cattura opera difficile e da farsi con molta prudenza da parte del Ragno. Sono impie- gati pi fili di seta, che vengono da distanza lanciati sull'animale che si dibatte, fino a legarlo strettamente ed impedirne ogni movimento. Se per l'insetto cat- turato troppo voluminoso e troppo si agita con pericolo di tutto l'edificio o se il Ragno non troppo affamato e non vuol darsi la pena del lungo lavoro per immobilizzare la preda, allora il Ragno stesso, recidendo i fili attorno all'animale impigliato, ne facilita la fuga. Le tele sono fatte tanto dai maschi come dalle femmine, in generale per i maschi sono meno egregi costruttori o amano piuttosto il vagabondaggio in cerca delle rispettive femmine. Per talune specie la tela, anzich circolare, formata da un settore pi o meno ampio di cerchio. Cos ad es. per gli Syptiotes, la cui tela potrebbe essere paragonata ad un settore equivalente ad una quinta o sesta parte della tela di una comune Epeira e per di pi, da' centro del settore procede un filo ben teso, all'estremit del quale se ne sta il Ragno, celato sorto una foglia od altro riparo e dallo scotimento del filo stesso, allorch la tela tutta agi- tar .1 per esservisi impigliato dentro un qualche animale, il Ragno avvertito della cattura ed ac- corre tosto. Le tele di alcune specie di Ragni sono orizzontali, anzich verticali come quelle ora de- 116 CAPITOLO PRIMO scritte e spesso complicate con particolari costruzioni. Merita ad es. particolare menzione la tela della Argiope basilica del Texas, cos detta perch questo Ragno, entro una trama conica di fili radi, costruisce uua rete a cupola molto regolare e caratteristica (fig. 114). Singolari sono anche le tele costrutte dalla Spilassma artifex Sim. del Venezuela, della quale il Simon ha dato eccellenti figure e descrizioni (fig. 115). Esse tele sono orizzontali e circolari e nel loro centro portano una camera fusiforme, diretta verticalineute, che in parte sporge sotto la tela ed in parte sopra, ed essendo sospesa con un filo verticale, fissato in alto, regge tutta la tela. In tale camera di fitto tessuto sericeo sta nascosto il Ragno colle uova e coi piccoli nati di recente. Fig. 114. Tela della Argiope basilica Cook (da Cook). Molte specie di Ragni per costruiscono tele irregolari, cio con fili intrecciati in tutti i sensi, pi o meno fittamente ed in guisa da formare un tessuto senza forma determinata. Cos sono, ad es., le tele che si veggono lungo le siepi molto comunemente e pi appariscono al mattino per tempo, quando sono coperte di rugiada. Le pi ovvie e maggiori spettano a Ragui del gen. Hnyphia, comuni in Europa. Generalmente il Ragno sta sotto la rete, col ventre all'ins e gli insetti cadono sulla tela dopo aver inciampato ed essersi dibattuti contro i fili sparsi, tesi irregolar- mente al di sopra della tela stessa. Molti altri Ragni si accon- tentano di costrurre i loro ag- guati anche senza la tela sotto- stante orizzontale, cio semplice- mente con fili tesi irregolar- mente in tutte le direzioni, per entro a qualche pianta o cespu- glio. Cos fanno alcune specie del genere Theridion. Tele piane e con un tubulo dove ripara il Ragno, sono fab- bricate da specie dei generi Age- lena, ad es. A. labi/rintica, che fa le sue ragnatele sui margini dei fossati e nelle siepi. Della stessa maniera, si pos- sono dire le tele dei grossi Ragni domestici, spettanti al genere Tegenaria (T. domestica L.), che le costruiscono negli angoli dei locali meno frequentati ed ognuno le ha presenti, come pure il grosso Ragno nero, velloso, colle zampe molto lunghe, oggetto di non piccolo terrore alle persone che non ne conoscono la sua innocuit. Entro i loro naseon- Fig. 115. Tela e tubo di abitazione della Spilasma arti/ex Sim. ridotto di un terzo. B, spaccato del tubo mostrante il mucchietto di uova ed i piccoli ragui (da Simon). GLI AFFINI DUOLI INSETTI 117 digli tabulari i Ragni stanno in agguato (lg. 116), pronti a precipitare sull'Insetto, che, caduto nella rete e dibattendosi, avverte cos l'Araenide che una preda a sua portata. Ma non minore ammirazione delle tele destano nell'osservatore i nidi dei Eagni, siano essi loro dimore oppure costruzioni varie a difesa della loro prole. Le pi curiose dimore sono quelle che appartengono ai Ragni della famiglia Avioulariidi, i quali generalmente sono ad attivit notturna e durante il giorno stanno celati entro i loro nascondigli. Questi sono cunicoli molto complessi, scavati nel terreno, merc le mandi- bole, le quali in questi Ra- gni sono particolarmente foggiate appunto a questo scopo. Si tratta di gallerie cilindriche, che penetrano perpendicolarmente o con forte angolo nel terreno e cos larghe che il Ragno vi si pu rigirare per entro. Le pareti sono accurata- mente tappezzate di seta e l'orifizio chiuso da un oper- colo discoidale, che si adatta esattamente al foro d' in- gresso ed articolato in modo da potersi alzare ed abbassare. Tale opercolo (fig. 118, G), pu essere trat- tenuto dall'interno salda- mente dal Ragno, merc le sue zampe anteriori. L'opercolo fatto di strati alternati di seta e granuli terrei ed molto resistente. Xei nidi di talune spe- cie si trova anche un altro opercolo interno e situato sul percorso del cunicolo, di guisa che questo diviso in due camere. Il Simon illustr alcuni bellissimi esempi di nidi molto complessi, dovuti a Ragni di questa famiglia, come sono quelli ad es. dei generi Pachyloscelis, Sto- this, Idiops, Psalistops, Rhytidieolus, ecc., che sono tutte specie del Venezuela. Il Bhytidicolus structor Sim. fa nidi di tre camere, la prima eia terza ovale, quella dimezzo cilindrica. Gli opercoli della prima e della terza si aprono dall'esterno e quello della camera di mezzo dall'interno (fig. 117). La femmina depone le uova nella prima camera, di cui chiude all'interno i due opercoli e le uova stesse sono avvolte da un fitto tessuto di seta, e questo bozzoletto allungato sospeso alle pareti della camera come un'amaca. Qualche specie fa una galleria ad arco, che affiora alla superficie del terreuo con due aper- ture, ambedue chiuse da opercolo (Slothh xtitta Sim.) mentre altre specie dello stesso genere S. caenobita), si contentano di una camera a forma di fiasco e con un solo opercolo (fig. 118, A). Comune una maniera di gallerie fatte ad Y con un ramo di ingresso, chiuso da opercolo e Fig. 116. 11 ragno domestico (Tegenaria domestica L.) nella sua diinora in fondo alla sua tela. Debolmente ingrandito. 118 CAPITOLO TRIMO l'altro, ascendente, che giunge solo alla superficie del terreno, ma non pervio. C'osi fauno le Cteniza, le Nemesia, Atypus, ecc. Questi generi comprendono specie anche europee, particolarmente dell'Europa meridionale, come ad es., la Cteniza fodiens Valck., la Nemesia suffusa Sav., V Atypus sulzeri Lati'., ecc. Anche molte specie del genere Lycosa, in ffi cui notevole la famigerata Tarantola (L. ta- ri tuia L.), scavano gallerie entro terra e talora ne elevano gli orli all' orifizio con costruzioni in terra o con pezzetti di legno, ecc. (fig. 120), cos da formare dei cilindri vuoti sollevati sopra il piano. Cos partico- larmente fanno le specie pi voluminose, mentre le pi piccole non praticano costruzioni o gallerie di sorta. Singolare anche il nido del Cyrtauchenius eongatus (Sim.) del Marocco, il quale non solo scava un cunicolo perpeudicolarmente nel suolo e lo riveste di seta, ma il rivesti- mento fuoriesce di terra una decina di centi- metri circa e si espande ad imbuto, sostenuto dalle erbe adiacenti, cos che somiglia ad un fungo (fig. 119). Un Ragno molto degno di osservazione per le sue curiose abitudini, frequenta le acque, nelle quali si pu immergere e si im- merge anzi di frequente e rimane sott'acqua a suo piacimento. comune nei nostri fossati. Intendo parlare della Argyroneta aquatica L., che rappresento a fig. 122. Questo Ragno non respira diversamento dagli altri, che sono affatto aerei, ma pu vivere sott'acqua perche, attorno al suo corpo, in virt della peluria fitta che lo ri copre, rimane aderente un velo d'aria e con questo, a guisa di palombaro, il Ragno va sott'acqua, senza difficolt per la respirazione. Si vede cos come tutto argentato e da ci ritrae il suo nome. Fig. 117. Nido di Rhylidicolus struclor Sim. Spao- j cato; ridotto di un terzo (da Simon). Fig. 118. Nidi di Ragni del Venezuola. A, Spaccato del nido di Slothis eoenobita Sim. ; B, Nido di Pseudidiops opifex Sim. su un pezzo di ramo; 0, opercolo aperto del nido di Pachylotcelit scalops Sim. ridotto di circa un terzo (da Simon). Ora V Argyroneta fabbrica anche il suo nido sott'acqua, costruendo una cupola di seta ap- pena sotto la superficie, a ridosso di qualche corpo galleggiante e di poi vi porta dell'aria, che trascina seco in bolle e trattiene aderente al suo corpo coll'aiuto delle zampe posteriori in cia- scuna sommersione e di poi lascia libera sotto la cupola di seta, dove rimane. Cos, merc ripe- tute operazioni, il Ragno accumula una grossa bolla d'aria, trattenuta dalla cuffia di seta e quivi pu disporre le sue uova. GLI AKKIXI DEGLI INSETTI 119 La seta ha inoltre largo impiego nella fabbricazione dei nidi in cui vengono riparate le uova. Questi bonoli contenenti uova hanno t'orma eostante per ciascuna specie e caratteristica. Ad es. quello della comune Epeira diadema sferoidale, a guisa di batuffolo di seta gialla: altri sono variamente foggiati (fig. 121) e per lo pi nascosti in ripari bene scelti oppure esposti liberamente sulle tele stesse o sulle piaute od altrove. Talora i bozzoli sono numerosi, come avviene per due specie di Epeire d'America (del genere Cyclosa), che fanno tiuo a quattor- dici bozzoli, tutti ordinatamente legati ad un filo. Il modo di costruzione presso a poco lo stesso per tutte le specie. tessuto prima uno strato piano, sul quale o sotto il quale sono deposte le uova, che poi vengono ricoperte da altri strati di seta ed al bozzolo data la forma speciale. I Licosidi, dei quali molte specie sono anche da noi, fanno un bozzolo sferico, composto di due calotte saldate assieme , secondo una linea equato- riale. Le femmine portano con s continuamente questi bozzoli appesi al ventre e ne hanno grande cura e mostrano una vera e propria disperazione se essi vengono loro tolti (fig. 125). Anche il nostro comune Ragno a zampe lunghe ed esilissime, che si vede nelle case (Pholcus), porta sul ventre il suo bozzolo d' uova, a guisa di un piccolo sacchetto biancastro (fig. 123). Fig. 119. Tubulo di Oyr- tauchenius elongatus (Sim. (da Cook). Fig. 120. Torretta di Lyeosa carolinensi. (da Cook). Xon facile a spiegarsi, sopratutto per le nostre incomplete cognizioni sui costumi dei Ragui, sulle cause nemiche alle singole specie, ecc., la diversit grandissima nel numero d'uova che i Ragni depongono nel loro follicolo, diversit, dico, da specie a specie. Mentre i maggiori Ragni possono in- cludere fino a .3000 uova in ciascun bozzolo (Theraphosa eblondi), altre non ne mettono pi di due (Oonops pulcher). Nel bozzolo della Synagetes piet non sono pi di tre nova; sei in quello della Ero fureata; da due a cinque ne mette la Anthrobia mam- mouthica delle caverne d'America, ecc. I numeri pi elevati invece vanno alle migliaia, a cominciare dalle parecchie centi- naia (600 uova) della nostra grossa Epeira diadema, che fa fino a sei bozzoli, come dell'i/. quadrata; E. narbonensis ; alle 1150 fino a 2200 della Argiope cophinaria e ad un nu- mero anche maggiore per le grosse Avicularie. Si tentato di utilizzare la seta dei Ragni, ma se ci potrebbe essere possibile per talune specie esotiche, le quali emettono fili molto pi grossi e robusti delle nostrali, non riuscito pratico invece per le specie da noi pi ovvie. Fig. 121. Vari follicoli d'uova. A , di Theridion pollens {i diam.) ; B, di Agroeca bruniteci (grandezza naturale) ; O, di Ero fureata (4 di ara.) (da Warburton). 120 CAPITOLO I'ItIMO A E La seta, di cui sono protette le uova, pi robusta e pi facilmente filabile di quella delle tele. In modo vario si compor- tano i Eagni neonati, che sono molto simili od identici all'adulto ed hanno le mede- sime abitudini o le acquistano presto. In generale, per parecchi giorni dalla schiusa, i piccoli rag etti non prendono cibo; loro sufficiente la provvista che si portano dall'uovo nel loro intestino, e per lo pi vivono gregarii, come si pu vedere dal comune esempio dei neo- nati della Epeira diadema, che sono tutti riuniti nel fol- licolo, che conteneva le uova, da cui sono usciti e non ne scappano se non molestati ; nel quale caso si vedono dispersi in tutti i sensi sui fili che reg- gono il follicolo o su fili che essi stessi emettono abbando- nandosi verso terra (fig. 124). Tutto ci descrisse bene il Redi. Per alcune specie, come pei Licosidi, i neonati, usciti Fig. 122. L'Argyroneta aquatica L., in grandezza naturale. ,j a j follicolo d'uova, Ce la a, ii ano nido. madre in tutte le sue escur- sioni porta con s al ventre o fra le mandibole, si recano sul dorso della madre stessa, e l rimangono fermi e Fig. 123. Pholcus phalavgioidee (L.) delle case, che trasporta il suo mucchietto d'uova. Ingrandito circa tre volte (da Blaukwall). sono trasportati cos in giro, per circa una settimana, finch, abbastanza cre- sciuti, provvedono a se e si disperdono. GLI AI-FINI DBOLI INSETTI 121 Quelli che fabbricano tele, nei primi giorni di indipendenza, costruiscono le loro ragnatele le une poco discoste dalle altre. Xei primi tempi per, mentre i ragnolini sono tuttavia gregari, non una pratica infrequente quella del canni- balismo, ed cos che di tanti schiusi solo pochissimi, il pi spesso, riescono ad incamminarsi verso la maturanza. I giovani Ragni hanno, in generale, molta attrazione per veri e propri viaggi aerei, che essi compiono portati via dal vento, coll'aiuto di fili di seta, che emettono dal ventre e che servono come una leggiera matassa atta a sollevarsi nell'at- mosfera mossa. Anche i Eagni terricoli, come sono i Licosidi. sentono questo bisogno nella prima giovinezza. II ragnolino che vuol fare l'areonauta, profitta di una giornata ventosa; sale su un punto eminente e col, alzando l'addome e distendendo le zampe, reggendosi cio sulla punta dei piedi (tg. 126), emette dei fili dal- l'estremit posteriore del corpo, i quali fili, allorch sieno in volume sufficiente, portati via dal vento, trascinano con s anche il pic- colo Eagno, che viaggia a caso e finisce per cadere a distanza dal luogo di partenza. questo un buon mezzo di diffusione della specie e non a credersi che i voli riescano corti; talora superano molti chilometri. Darwin vide arrivare cos, sulla nave a 60 miglia dalla costa una quantit di piccoli Eagni rossastri. Questi fili vaganti, con tutti quelli di tele strappate dal vento, portati nell'aria, sono ben noti col nomignolo di fili della Vergine, fili di Maria, fili della Madonna, fili d'Autunno ed hanno molto preoccupato i naturalisti di due secoli fa per conoscerne l'origine. Pu essere per che vi siano anche compresi i sottilissimi fili di quell'Acaro, che abbiamo gi conosciuto sotto il nome di Tetranico tessitore. Oltre al cannibalismo suaccennato, sonovi altre cause avverse, che moderano la moltiplicazione dei Eagni, alcuni dei quali, essendo fecondissimi, come si gi veduto, sareb- bero in numero eccessivo specialmente rispetto agli altri che si sono indicati per migliaia di volte meno fecondi. I Eagui, per quanto bene armati di temibilissimi or- gani di offesa e difesa, temibilissimi dico per altri animali della loro stessa statura o di poco maggiori, pure sono insidiati, depredati, distrutti da molti animali, anche di minor volume, ma pi sagaci e meglio armati e che attivissimamente ne fanno caccia. Anzitutto vi sono Vespe del gruppo degli Icneumonidi, che conosceremo bene pi innanzi, da poich hanno una importanza pratica grandissima nella economia della natura, che depongono le loro uova entro i follicoli dei Eagni e le larve, che ne nascono, vivono a spese delle uova stesse, che distruggono com- pletamente. Ben inteso per che le uova di Eagno non debbono essere perauco schiuse, perch altrimenti avviene il caso inverso, che, cio, i giovani Eagni di- vorino la larva dell' Icueumonide. Fig. 124. Un nido di Upeira diadema mentre stanno nascendone i pic- coli. Grandezza uatur. (da Roesel). A. Bbrlkse, Gli Intetti, li. 16 122 CAPITOLO PRIMO Fig. 125. Dolomedes mirabilia col 9uo mucchietto di uova. Ingrandito oirca due volte (da Blankwall). Talora le uova sono distrutte da altri Eagni, ci che avviene ad es. per le Clubiona. Quando poi i Ragni sono schiusi allora sono insidiati non solo da altri Eagni di altra specie, se non della propria, ma da molti Insetti. Altri Icneumonidi de- pongono le loro uova sul corpo del Ragno e le larve che ne nascono, penetrano sotto la pelle dell'ospite ed in breve ne divorano gli organi interni ed uccidono la vittima, che non vi pu fare alcun riparo. Quanto ad endoparas- siti i Eagni sono anche ag- grediti spesso da vermi del gen. Gordius. Ma i pi terribili di- voratori di Bagni sono parecchie specie predatrici fra gli Insetti. Molte Vespe, partico- larmente della famiglia delle Sfegidi, nutrono i loro pic- coli di Eagni, che catturano e trasportano nei nidi dopo averli immobilizzati con una puntura nei centri nervosi. questo uno dei pi interessanti capitoli nella storia degli Artropodi e ne sar trattato colla larghezza che ne conviene, allorch si parler di queste me- ravigliose Vespe cacciatrici e delle loro abitudini. Le Formiche distruggono gran numero di Eagni, sia che li incontrino sulla terra o sulle piante ed essi non se ne sal- vano, in questo ultimo caso, se non lasciandosi cadere dal ramo, sospesi ad un filo, sul quale le Formiche non si avven- turano. Tutti gli Insetti predatori divorano volentieri i Bagni, che non sempre possono difendersi, ad es. contro la dura co- razza dei Coleotteri. Anche Eettili, Uccelli e Mammiferi, in certi casi, non disdegnano nutrirsi di Eagni, ma la loro azione certo meno efficace di quella degli Insetti alla distruzione di questi Aracnidi. Per sfuggire ai nemici, come pure per ingannare la preda, cos che essa possa essere aocostata facilmente, moltis- simi Eagni godono di colorazioni protettive o di forme mime- tiche, per le quali cio somigliano ad animali o corpi diversi meno paurosi per le vittime prese di mira. I casi di colora- zione protettiva, per cui il Eagno si uniforma alla tinta prevalente intorno a se e cos sfugge ai nemici suoi od accostato pi facilmente dalle sue vittime, allorch se ne sta in agguato, sono molto frequenti, anche fra le specie nostrali ed ognuno ha veduto Bagni di tinte verdi, che frequentano le erbe, altri screziati di colori grigi, che si trovano sul terreno, sulle corteccie degli alberi, ecc., dove riesce cos diffcile scorgerli quando non si muovano. Fig. 126. Giovane Ragno che si accinge ad un viaggio aereo Ingrand. (da Enier- ton). SU AFFINI DEGLI INSETTI t23 Ne vedremo un bell'esempio a proposito li un Ragno nostrale, che preda le Api, attendendole nei fiori, dove nascosto fra i petali e per la sua tinta non facilmente visibile. Colorazioni particolari di Ragni che frequentano una data pianta e ne imi- tano esattamente i fiori, sono citate comunemente dagli autori. Quanto alle forme mimetiche, sono comuni anche da noi alcune specie di Ragni, che per la loro forma somigliano le Formiche (fig. 127) e sono parecchie. La somiglianza non solo nella forma del corpo e nel colorito bruno, ma an- cora nel fatto che tali Ragni usano tre sole paia di zampe per camminare ed un paio anteriore simula i movimenti delle antenne dell'insetto. Gli autori citano il caso di un Ragno di Giava (Ornitltoscatoides decipienu), che, supino su un piccolo letto di seta su una foglia, imita assolutamente bene gli escrementi di Uccelli, dei quali vanno in traccia certe Farfalle. Queste, ingannate, vanno a posarsi sul Ragno, che le afferra senza pi. I naturalisti hanno trovato argomento di ammira- zione, a proposito dei Ragni, in quanto concerne i loro amori. Infatti si tratta di abitudini spesso molto singo- lari, compreso anche l'atto ultimo, pel quale, dal concorso dei due sessi, assicurata la conservazione della specie. L'umor fecondante portato dal maschio nelle vie sessuali femminili, non direttamente, ma a mezzo dei palpi del maschio stesso. Questi sono particolarmente conformati a ci nel Fig. 127. Un Eagno ohe ...... -.. somiglia ad una Formica. loro apice e sono talora complicatissimi, come pure diversa salticus formicariua (L.) ne la fabbrica da specie a specie, tanto che lo studio DaI k do ' in s randit0 ( da di questo intricato organo palpale, offre, caratteri diagno- stici eccellenti per la distinzione delle specie (fig. 105). II maschio adunque, raccoglie nell'organo suddetto del palpo l'umor semi- nale, che ha messo prima all'esterno dall'orifizio che sul ventre e tutti gli atti di corteggiamento verso la femmina, talora complessi e singolari, hanno per iscopo di far s che la femmina si lasci accostare abbastanza perch l'apice del palpo mascolino venga a contatto colle vie sessuali femminee e l'umor fecondante, contenuto in speciali spermatofori, che sono occlusi nel palpo del maschio, trovi la strada a cui destinato per raggiungere le uova. Ma questa operazione non per nulla scevra di difficolt, perch non basta vincere la ritrosia della femmina, necessario, in quasi tutti i casi, che il ma- schio sia molto guardingo, se non vuole cader vittima della femmina stessa ed esserne prontamente divorato, non appena compiuta la funzione sessuale se non anche prima. Perch le femmine, generalmente molto pi voluminose dei maschi, non di- sdegnano nutrirsene anche in occasione delle nozze, quando essi non siano abba- stanza solleciti a fuggirsene. Certi maschi (ad es. dei generi Argiope, N^ephila) non raggiungono che la millesima parte del volume della femmina, hanno quindi tutte le ragioni per te- merne seriamente. Non per le femmine di tutte le specie sembrano cos feroci, perch in ta- luni casi, come ad es. fra le Lini/ pitia, maschi e femmine, all'epoca degli amori, vivono insieme, e non sembra che i maschi dei Licosidi abbiano troppo a temere dai rappresentanti dell'altro sesso. Ad ogni modo per non mai senza un serio pericolo di vita pel minore fra i due sessi, che le nozze si compiono. 12 1 CAPITOLO PRIMO Fig, 128. Ma6chi in atto di danzare dinanzi alle rispettive femmine. A, di Astia vittata; B, di Icius mitrante (da Peckam). quindi naturale che i preliminari molto spesso siano laboriosi, desiderando il maschio entrare nelle grazie della rispettiva femmina, quanto pi sicuramente per s possibile. Per molte specie gli atti di corteggiamento e di seduzione, sono molto va- riati e complessi, ed i maschi mettono sotto gli occhi delle loro femmine, molto in vista, tutte le attrat- tive che derivano dagli ornamenti di colorazione del loro corpo ed anche taluni corteggiano a lungo la femmina, dan- zandole intorno con mo- vimenti vorticosi viva- cissimi, che sembrano irresistibili... Nella famiglia deg Atti di stanno specie eso- tiche, tropicali di mera- vigliosa bellezza per tinte smaglianti ed i maschi sono sempre pi riccamente ornati delle rispettive femmine e di tale loro van- taggio sanno trar profitto nell'opera di seduzione. Cos descrive il Peckharn la danza di un Ragno d'America, V Mabrocettum pulex Hentz, di- nanzi alla sua femmina. Giunto a quattro pollici da essa si arrest e di poi cominci la pi meravigliosa esecuzione che un maschio innamorato possa offrire ad una femmina ammirata. Essa lo guardava amorosa- mente, cambiando di tempo in tempo la sua posizione, cos da vederlo sempre. Il maschio, avanzava l'intero corpo da un lato col raddrizzare le sue zampe; lo abbassava col piegare le due prime paia di piedi, so- stenendosi or qua or l sugli arti, fino quasi a perdere l'equilibrio. Molte volte esso girava da una parte al- l'altra, mentre la femmina lo fissava, evidentemente ammirando la grazia delle sue movenze. Tali mosse si sono ripetute per ben centoundici giri, eseguiti dall'ardente maschio attorno alla femmina, alla quale egli si accosta girando sempre pi vivace- mente fino a raggiungerla in un rapidissimo vortice, Di nuovo il maschio indietreggia e ricomincia le sue evoluzioni semicircolari, col corpo diretto all'ins e la femmina, tutta eccitata, abbassa la testa ed alza il suo corpo, cos che esso quasi verticale. I due individui si accostano e le nozze si compiono . Fig. 129. Un maschio in attitudine stri- dulante. Chilobrachys stridularla, (da Wood Mason). Molte altre specie hanno abitudini ana- loghe e noi qui riportiamo le figure di due maschi in atto di danzare al cospetto delle loro femmine (fig. 128). Per richiamare le femmine rispettive, taluni maschi godono di organi stri- dulanti in forma di radule, come appunto pel Chilobrachys stridulans, di cui riproduciamo la figura (fig. 129) e per qualche altra specie. Durante lo strido i maschi si dispongono in una speciale posizione. Non sono per stati trovati ancora organi uditivi specializzati nei Ragni. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 125 si riferiscono da pi testimoni fatti che indurrebbero a credere esistere nei Ragni non solo un organo dell'udito atto a funzionare bene, ma ancora spiccata attrazione per la musica. si narrano parecchi casi di Ragni visibilmente attratti e molto vivamente, dai suoni di strumenti diversi, particolarmente a corda, come sono il violino, violoncello, ecc., ma anche da altri. I fatti sembrano troppo bene accertati per poterli mettere in dubbio, ma quanto alla na- tura vera di questa attrazione, se veramente un fatto, non lecito tuttavia pronunziarsi. Gli Araneidi sono divisi in oltre una trentina di famiglie, nelle quali tutte si notano specie molto interessanti, alcune anche dal lato pratico o perch ovvie. Essi sono distribuiti in tutto il mondo, ma le specie pi voluminose ed anche pi singolari per forma del corpo, colori, ecc., si incontrano nelle regioni calde. Fig. 130. 11 Ragno d'acqua. Argyroneta aquatica (L.) ingrandito circa il doppio (da Blankwall). Per la classificazione si tiene conto del numero di sacchi polmonari, se sono due (Dipneu- moti) o quattro (Tetrapneumoni); del numero e disposizione degli occhi; della presenza o man- canza del cribrello e del calmistro ; del numero di unghie nell'estremit delle zampe, ecc. Va- riano grandemente anche le abitudini nelle diverse famiglie. Accenner brevemente alle pi interessanti specie. Nella famiglia Aricnlaridi si trovano le maggiori forme e sono in gran parte esotiche. In Europa, nella regione mediterranea, si rinvengono alcune poche specie appartenenti ai generi Vienila, Nemesia, Atypiis, delle cui escavazioni sotterranee si gi detto. Ma alcune specie tropicali o subtropicali, specialmente del genere Avicitlaria, Mygale ed affini, sono di dimensioni enormi come ad es. della AI. javannensis Walken. di Giara, che misura 8 ceut. dall'orlo anteriore del capotorace all'estremo addome e presso a poco delle stesse dimen- sioni la AI. ui-sina Koch del Sud America. Un poco pi piccole sono la AI. avicularia Limi, egualmente del Sud America, la AI. biondi Latr. della stessa localit, ecc. affermato da pi autori che questi grossi Ragni predano non solo Insetti ed altri Artro- podi, ma ancora i piccoli Uccelli, specialmente i Colibr, li uccidono col loro morso e ne suc- chiano gli umori. Per le loro dimensioni questi Araneidi possono bene essere atti a ci. Nella famiglia Drassidi si contano moltissime specie nostrali e tra queste quel Ckeiraean- tkiitm punctorium Villers, di piccole dimensioni, eppure con effetti del suo veleno non trascurabili anche per l'Uomo. La famiglia dei Folcidi contiene il Pholcus phalangioides Fuessl., che si trova nelle case, agli angoli delle muraglie, molto comunemente e se ne gi accennato, come pure alla Tegenaria domestica L., che appartiene agli Agelenidi. 126 CAPITOLO PRIMO Fig. 131. Una mosca in pericolo, insidiata da un Sallicus pronto a lanciarsi sulla preda. Moltissime specie nostrali, assai importanti per molti riguardi, sono nella famiglia Teri- diidi e fra queste appunto quei Latrodectes, che hanno cos eattiva fama in tutto il mondo, se- condo si e detto. Singolare, per forma dell'addome, ornato di tre punte ai tre angoli la Trithaena tricuspi- data Sim. del Sud America, nonch taluue specie di vari generi esotici mirabili per la conforma- zione del capotorace, nel quale la re- gione oculifera < variamente sollevata in rilievi tubercoliformi o corniformi sul restante dorso. Ma la famiglia che comprende le pili singolari e belle specie si quella ricchissima degli Epeiridi, di cui il rappresentante nostrale pi noto e pi ovvio la Epeira diadema L., il co- mune Ragno dei giardini e di cui si descritta la costruzione della tela. Molte altre belle specie del genere sono anche nostrali. In Italia ed altre regioni del Sud Europa si incontrano le Argiope, come la nostra bellissima A. brunnicki coll'addome a fascie alternate di colore giallo, bianco argenteo e nero (fig. 112) e le zampe zonate di nero. Fa tele rotonde, bellissime, nelle siepi. Il genere Gasteracantha, tutto di forme esotiche, meraviglioso per le spine o meglio pro- cessi conici, acuti, duri, talora lunghissimi, di cui rivestito l'addome. Ne d alcuni esempi (figure 106, 107). I Tomisidi, famiglia ricchissima di oltre 110 generi, sono rappresentati in tutto il mondo e moltissime specie sono nostrali. Curioso il loro modo di camminare; stanno colle zampe di- stese lateralmente e camminano cosi bene verso l'innanzi, come di lato o all'indietro. Sono, in generale, forme caccia- trici, che attendono la preda nascoste in agguati o la scovano ed aggrediscono (fig. 132). In generale non [emettono che radi e disordinati fili, anzich una vera tela. Si incontrano sui muri, sui tronchi d'albero, sulla terra o sulle piante in agguato od in atto di cacciare. Tra gli Agelenidi troviamo la Argyroneta aquatica L. (fi- gura 130), di cui si detto, che frequenta le acque e vi si pu immergere portando seco la provvista di aria . Anche la Tegenaria domestica L. appartiene a questo gruppo. I Licosidi abbracciano vari generi, comprendenti grosse specie, anche quelle del genere Lycosa (colla Lijcosa tarentula nostrale), assai ricco di forme, specialmente nella regione mediterranea. Finalmente fra gli Attidi o Salticidi che dire si vogliano, trovatisi Ragni vagabondi, non facenti tela e che vivono cac- ciando e predando insetti, sui quali, dopo essersi con prudenza avvicinati, si lanciano con un salto. L'esempio pi comune rappresentato da noi dal Salticus scenicits L., che vediamo insidiare le Mosche delle case, con molta astuzia (fig. 131). Questo Ragno sa accostarsi all'insetto, celan- dosi opportunamente fino ad una certa distanza, e di poi con un balzo salta sopra la preda e subito la ferisce ed uccide. Qualche specie della famiglia gode di forme mimetiche, per cui somiglia a Formiche Fig- 132. Un ragno vagabondo, Thomsus cambrdgii, ingrandito, dal dorso (da Blanlrwall). GLI AFFINI DEGLI INSETTI 127 Palpigradi. Dotti anche MicroteUfonidi. questo un ordine circoscritto a sole pochis- sime forme, costituenti il genere Eoenenia, delle quali la prima specie fatta co- noscere agli studiosi la E. mirabilia (fig. 133), scoperta dal Grassi in Sicilia, ma che si trova anche in altri luoghi, specialmente meridionali. Si tratta di piccolissimi Aracnidi, che si aggirano intorno al millimetro di lunghezza, bianchi, molli, deli- catissimi e molto rari. Si rinvengono nell'humus, tra le foglie secche, ecc. La loro importanza pratica affatto nulla, mentre invece sono forme interessantissime dal lato puramente zoologico e morfologico. Fig. 134. Phrynns pattasti Latr. , dal dorso, in grandezza natur. (da Blanchard). Fig. 133. Koenenia mira- bilia Grassi, molto ingran- dita (da Hansen). Pedipalpi. Questo ordine com- prende forme non di rado molto voluminose e proprie delle regioni, calde. Sono caratteriz- zati dalle zampe an- teriori allungate, an- tenniformi, coll'ultimo articolo sottilissimo, flagelliforme, tattile. Cheliceri e pedipalpi non terminati da chela. Addome diviso in se- gmenti distinti ed attaccato con larga base al prosoma. Respirano per polmoni. L'ordine diviso in due famiglie, cio dei Telifonidi e dei Frinidi. Nei Telifonidi (Telyphonidae) l'addome si allunga in una sottile coda articolata. I paini sono ini. usti e lunghi quanto il capotorace, sono terminati da un'unghia forte ed acuta. I Telyphonus (di cui alcune specie sono dell'Asia tropicale, altre del Messico) sono temuti pel loro morso, che praticano colle mandibole non diversamente da quello che fanno i Ragni. In generale le specie sono piuttosto voluminose; alcune grandi anche molto pi della nostra 128 CAPITOLO PRIMO figura (fig. 135). Ad ea. il Teyphonus yiganteua Koch del Messico lungo (senza i palpi) cin. da 7 ad 8, dal vertice del capotorace all'apice della coda. Nei Frinidi (Phrynidae) (fig. 131) l'ad- dome ristretto alla base, quasi peduncolato, uia non si prolunga in coda ed composto di 11 articoli; i palpi sono grandissimi, termi- nati da unghia. Il capotorace reniforme, largo trasversalmente. Anche questi sono Aracnidi di dimensioni discrete ; alcune specie anzi piuttosto grandi. Scorpioni. Si gi avvertito che questo or- dine il solo della sottoclasse Cteido- fori o porta pettine, che si distingue dagli altri Aracnidi per caratteri mor- fologici di grande rilievo, e per non piccole affinit coi Merostomi, a cui si gi accennato. Il corpo degli Scorpioni si com- pone qui pure di prosoma e di ad- dome, ma quest'ultima regione risulta dall'addome propriamente detto, largo e composto di sette segmenti e del postaddome (o coda), che diviso in sei segmenti, di cui l'ultimo sferoidale, terminato da un'unghia acuta, legger- mente curvata. Questo ultimo articolo contiene una doppia ghiandola vele- nifera, che inette all'esterno traverso l'unghia suddetta, la quale dunque perforata per lungo e presso l'apice mostra due piccoli fori, pei quali geme il veleno. Anche questa ghiandola velenifera, come quella dei Eagni, circondata da una tunica muscolare che, contraendosi, determina la eiaculazione del liquido velenoso (fig. 137). 1 cheliceri sono divisi in tre articoli e terminati da chela; essi si vedono sporgere disotto l'orlo anteriore del prosoma o capotorace. I palpi sono grandissimi e, col loro ultimo articolo foggiato a chela robusta e pi grosso degli altri, danno il caratteristico aspetto allo Scorpione. Le zampe sono di grandezza crescente dal primo all'ultimo paio, semplici, terminate da due unghie. Su quell'articolo dell'addome che si conta per secondo, vedonsi, al ventre, i caratteristici pettini (fig. 136 p), cio due appendici, inclinate all'indietro ed al- l'esterno, coll'orlo inferiore intagliato in tanti denti ordinati, cos che il nome di pettini veramente giustificato. Al ventre poi, dal 3. al 6. articolo dell'addome, veggonsi, sui lati, le fes- sure (fig. 136 s), che portano nei sacchi polmonari, e sono quattro paia. Fig. 135. Thelyphonus caudatus (Linn.), dal dorso, in grandezza natur. (da Blanchard). ll.I AFFINI DEGLI INSETTI 129 Fig. 136. Uno Scorpione velluto dal ventre; p pettini; s, stigmi (ila Emery). Sul capotorace trovansi due grandi ocelli, situati accosto alla linea mediana longitudinale. Inoltre, presso il margine del capotorace, trovansi generalmente altri occhi (da due a cinque per Iato) pi piccoli. Gli Scorpioni sono diffusi nelle regioni calde, o nei paesi pi ealdi delle regioni temperate. Cos ad es. in Europa, essi non salgono oltre il 45. grado di latitudine nord. Nei paesi subtropicali o tropicali si tro- vano inoltre le specie pi voluminose e peri colose. alcune delle quali raggiungono o su- perano una quindicina di centimetri, dall'orlo anteriore del capotorace all'apice della coda. Si comprende che questi grossi animali vele- niferi sono impressionanti e del resto la loro puntura veramente pericolosa anche per l'Uomo; mortale poi per animali minori. Sono tutte forme predatrici, che si na- scondono volentieri nelle fessure dei muri, sotto le pietre, ecc., durante il giorno e vanno a caccia specialmente di notte. Predano e si nutrono di ogni specie di Insetti, Ragni, ecc., che possono afferrare colle loro tenaglie ed uccidere subito, iniettando nel corpo della vittima il veleno contenuto nell'ultimo articolo della coda. Neppure si risparmiano fra loro. Essi succhiano la preda o la sbra- nano e divorano. Gli Scorpioni sono vivipari. 1 piccoli, di colore molto pallido, somigliano in tutto ai genitori. Essi, per qualche giorno dopo nati, stanno tutti sul dorso della madre e vi si trattengono tena- cemente. Di poi si disperdono ed ognuno provvede alla propria esistenza. Subiscono parecchie mute, cio sem- plici esuviamenti senza modificazione sensibile dei loro organi esterni. La triste fama e paurosa che godono gli Scorpioni di animali temi- bili e detestabili, non troppo giusti- ficata per le forme nostrali, ma assai meglio per le grosse specie tropicali o subtropicali, la cui puntura pu essere seriamente pericolosa ed anche mortale. L'efficacia del veleno varia non sol- Fig. 137 . - Estremo articolo caudale mostrante le ^^ coHe dimension j (lello Scorpione, "hmulole velenifere di Scorpione. * ,1. ..li loto e separatane nna : B, vednte di sopra. Ingrandito ma ancora Col Clima e colla tempera- la , Bianchard). tuv& ambiente, essendo esso pi attivo quando e dove pi caldo. singolare che alle punture degli Scorpioni sembra sia possibile una specie di adattamento, per cui esse fanno maggior effetto nella prima volta che non nelle successive e sempre in grado minore, fino a che non ne rimani' che quello meccanico della semplice ferita. Cos'i avviene che i cacciatori di Scorpioni, conforme ricorda il Redi, la A BBRLE8B, (ili Insetti, li. 17. 130 CAPITOLO PRIMO quale professione una volta era praticata piuttosto largamente, poich gii usi a cui si facevano servire gii Scorpioni, specialmente in medicina erano moltissimi, quanto, del resto, senza fondamento serio, per togliere questi animali dai sac- chetti in cui li portavano, vi introducevano le mani senza scrupolo alcuno e li toglievano a manate. Del resto la puntura dei nostrali Scorpioni comuni, dico di quelli italiani, che appartengono al genere Buscorpius, assai poco pericolosa. Ma fra le specie europee si annovera i Buthus europaeus (o B. occitanus di altri autori), pressoch cosmopolita, spettante all'Europa meridionale, cio Spagna, Grecia, ecc., che si trova anche nel mezzod della Francia, anzi vi comune, ma che, cosa stranissima, non si incontra, ripeto, da noi, e questo Scorpione molto pi grosso degli Euscorpius suddetti ed anche la sua puntura seriamente pericolosa. Molti sono i naturalisti che hanno fatto diligenti esperienze col veleno di questi Buthus e. d'altri Scorpioni e ne hanno avuto risultati che dimostrano l'attivit grandissima del veleno sugli Artropodi, ma ancora su Vertebrati anche di non piccolo volume, mentre invece non sembra altrettanto efficace contro i Pesci ed i Molluschi. Anche il nostro Redi ha eseguito innumerevoli esperienze e molto scrupolose col veleno di un grosso Scorpione africano e ne ha dimostrato la grande veleno- sit, specialmente rispetto ad animali non troppo voluminosi. Il veleno degli Scorpioni liquido e solubile nell'acqua, in- solubile invece nell'alcool assoluto e nell'etere. Secondo Toyeux, una goccia di tale liquido, sia pure allungato in acqua, iniettato sotto la cute di un Coniglio, lo uccide rapidamente. Anche gli Uccelli ne muoiono in poco tempo. La stessa quantit uccide da sette ad otto Rane. La massima efficacia si manifesta negli Artropodi, perch la centesima parte di una gpccia basta per uccidere un Granchio, anche ben grande e cos pure Mosche, Ragni ed Insetti sono come fulminati dalla puntura dello Scorpione. Un (Jane, che sub per quattro volte la puntura del Buthus europaeus L., dopo gonfiamento locale, vomiti, convulsioni, mor in cinque ore. Una puntura dello stesso Scorpione sul pollice di un Uomo determin il gonfia mento del braccio, che divenne grosso quanto la gamba; seguirono convulsioni, delirio, vomiti frequenti e sincope. Le condizioni migliorarono dopo cinque giorni, ma occorse molto tempo alla guarigione completa. In generale ad un periodo di eccitamento nell'individuo ferito dallo Scor- pione, segue un accesso di depressione. Il veleno agisce sul cervello ed in un modo da potersi paragonare all'azione del Curaro . L'ordine si divide in parecchie famiglie, cio: Butidi, Scorpionidi, Cherilidi. Cactidi, Veiovidi, Botriuridi. Le specie europee appartengono alla prima ed alla quarta famiglia. Nella prima si novera il Buthus europaeus L., gi citato (Isometrus europaeus di altri autori) e molte altre specie esotiche. La seconda famiglia comprende specie d'Africa, Asia e di America; la terza Fig. 138. Uno Scorpione comune {Enseorpus flaricaiidis Degeer) debolmente ingrandito, dal dorso. GM AFFINI DF.GLI INSETTI 131 forme orientali; la quinta specie Indiane e la sesta forme Australiane e Sud- americane. Nella quarta famiglia stanno i generi Euscorpius, con tre specie o quattro nostrali (E. flavicaudis De Geer; E. italious Herbst; E. fanzagoi Sim. ; E. carpa- thieus L., molto simili fra di loro e che si distinguono Pumi dall'altra solo per minute particolarit. La pi comune VE. flavicaudis De Geer (flg. 138). Anche il gen. Belisarius (con forme completamente cieche e delle grotte) appartiene ad altre parti d'Europa; ad es. il Belisarius xambeui E. Sim. dei Pirenei. Fra le maggiori specie va ricordato lo Scorpio imperator dell'Africa centrale che pu essere lungo fino a 20 centim. M i r i a p o d i . Fra tutti gli Artropodi, le forme meno discoste dagli Insetti sono appunto i Miriapodi, i quali ritraggono il loro nome dal numero grandissimo di piedi posseduti da talune specie, che se non sono precisamente diecimila, come vor- rebbe indicare la etimologia del nome stesso, possono raggiungere per la non Trascurabile cifra di anche un centocinquanta paia, sebbene nonostante un cos grande numero di appendici locomotorie, i Miriapodi, in generale, siano animali poto proclivi al moto e lenti, toltene poche specie, tra le quali giova notare la comune Scutigera delle nostre case, che invece velocissima, sebbene non cos ricca di piedi tino al numero sopracitato. Il gruppo interessante appunto per le ricordate affinit cogli Insetti, che sono tali da far s che alcune forme del gruppo dei Sintli sieno state conside- rate, se non come un auello ili passaggio fra i Miriapodi e gli Insetti, come qualche cosa di simile ad un un ceppo comune, dalle cui branche divergenti poi si sono incamminate le due classi suddette di Artropodi. Certo si per che il gruppo dei Mirientomi o Proturi, come si dicono, recentemente messo in luce, mostra insieme caratteri degli Insetti pi bassi ed altri dei Miriapodi, non potendosi per accordare bene n cogli uni n cogli altri e lasciando molto incerto il sistematico sulla loro precisa posizione, che in- tanto cade fra le due classi. La forma generale del corpo, comune fra i Miriapodi, quella allungata assai, tranne che pel gruppo dei Glomeridi, dove invece essa raccolta cos che questi animali ricordano molto quei comuni Porcellini terrestri, a tutti ben noti, che sono invece dei veri Crostacei. Il corpo dei Miriapodi diviso in segmenti numerosi ed omonimi, cio tutti eguali fra loro, ad eccezione del primo e di un riiccolo numero fra gli estremi e questo numero corrisponde, in certo modo, a quello dei piedi, poich per ogni anello si conta un paio di zampe (Chilopodi, Sin/ili, ecc.) o due (Diplopodi),, a seconda che il segmento o meno composto di un solo anello o di due fusi as- sieme. Anche nei Diplopodi per i tre primi segmenti del corpo (toracali) hanno ciascuno un solo paio di zampe. Sempre dillereuziato il capo, il quale molto somiglia a quello degli In- setti e sta alla parte anteriore del corpo, munito di ben visibili antenne, talora notevolmente lunghe e degli organi boccali. Talora l'estremo corpo (Chilopodi, Sinfili) porta due veri e propri cerei, che sono variamente foggiati, non di rado somigliando a zampe ambulatone essi 132 CAPITOLO PRIMO pure o costituenti insieme un forcipe, oppure conservando l'aspetto di organi sensoriali antenniformi. La respirazione, se affidata ad organi speciali, sempre per trachee dipen- denti da stigmi, che, in numero vario, a seconda di quello dei segmenti del corpo, si trovano aperti sui lati del tronco, di dove procedono tubuli aeri feri negli organi tutti del corpo. Nella Scutigera per i fori respiratori sono sul dorso dei segmenti, nel mezzo dello scudo dorsale e ciascuno comunica con ciuffi di tubi aerei. I pi vecchi autori sono stati in dubbio circa la posizione sistematica dei Miriapodi, alcuni volendo aggregarli ai Crostacei, sia per la somiglianza dei Glo- meridi con quei Porcellini sopracitati, sia perch nei Diplopodi il tegumento arricchito di sali calcarei, che lo rendono fragile e ricorda cos quello dei Cro- stacei, nei quali la presenza dei detti minerali nello scheletro di regola. II Leach per, molto giustamente, separ per primo i Miriapodi dagli altri gruppi di Artropodi, facendone una classe a s. Gli arti, per la forma dei loro segmenti, sono meno differenziati che non quelli degli Insetti. Quanto all'apparato boccale, esso si compone del labbro superiore, delle mandibole, delle mascelle e del labbro inferiore, per si notano rilevanti diffe- renze fra i vari gruppi di Miriapodi. Infatti nei Diplopodi, Pauropodi e Sinfili le mascelle sono fuse col labbro inferiore in un pezzo che prende il nome di ipostoma o gnatochilario e non esi- stono palpi, u mascellari, u labiali bene distinti, n entra a far parte della bocca alcun paio di zampe. Nei Chilopodi il labbro inferiore distinto dalle mascelle e reca due bei palpi articolati; inoltre il primo paio di zampe trasformato in piedi-mascelle. Nei Mirientomi le mascelle hanno palpi e sono distinte dal labbro inferiore, che porta esso pure palpi, mentre nessun paio di zampe viene a far parte della bocca. I piedi-mascelle dei Chilopodi sono composti di pi articoli ; i pezzi basali fusi assieme, formano una specie di labbro mobile dietro la bocca e sono traversati, nell'ultimo articolo foggiato ad unghia, dal condotto di una ghiandola velenifera, che mette all'esterno per un foro esistente nell'apice stesso dell'unghia (fig. 139, B). L'insieme di questi piedi-mascelle forma dunque una tenaglia entro cui l'og- getto afferrato viene stretto e contemporaneamente vi si inietta il veleno. Questa del veleno, il quale manca negli altri gruppi all'infuori dei Chilo- podi, non la sola secrezione vistosa dei Miriapodi, poich noto che i comuni Julus o Centogambe, sono molto puzzolenti, cio emettono una sostanza liquida, fetida, che loro esce da forellini minuti, aperti ciascuno su ogni articolo del corpo (meno alcuni primi e gli ultimi); noto inoltre che certi Geophilus. se molestati, emettono da ciascun segmento al ventre, una gocciola di sostanza rossa, fetida, ecc. Il Geofilo elettrico d fuori una secrezione luminosa molto appariscente nel buio, ecc. Gli occhi dei Miriapodi sono semplici ed aggregati in vario numero sul capo. Quelli della Scutigera sono invece composti alla guisa degli occhi degli Insetti. Speciali organi dei sensi si trovano disseminati sul corpo dei Miriapodi. Ad es. sul capo dei Diplopodi, si osserva il cos detto organo del Tomswary; nelle antenne dei Pauropodi vedonsi particolari organi sensorii in forma di papille sfe- roidali, ecc. In generale i Miriapodi sono ovipari. Lo sviluppo avviene senza vere meta- GLI AFFINI DEGLI INSETTI 133 mortosi, ma i giovani nascono con un numero di segmenti minore che non sia quello degli adulti rispettivi, ed il numero degli articoli cresce particolarmente ad ogni esuviamento. Questo il carattere per cui i Mirientomi non possono essere riuniti agli Insetti, come taluno autore vorrebbe. Alcuni Miriapodi sono di dimensioni veramente piccolissime, come si osser- vami ad es. nei Pauropodi, dove la misura media del corpo si aggira intorno al millimetro, mentre altri, specialmente fra gli esotici, nei gruppi dei Diplopodi e Ctiilopodi, raggiungono dimensioni vera- mente vistose, fino a molto oltre i venti centimetri. Tutti questi animali vivono in am- bienti piuttosto umidi, sotto le pietre, sotterra, fra le foglie marcie, ecc. e mentre i Diplopodi in generale si pos- sono dire non predatori, ma viventi piut- tosto di sostanze vegetali vive o putre- scenti, invece fra i Cliilopodi si incon- trano attivi e temibili predatori, temi- bili, dico per altri Artropodi e Vermi, che assalgono ed uccidono merc il ve- leno dei loro piedi-mascelle. Ma le Scolopendre, che sono i mag- giori Cbilopodi, sono da temersi anche per parte nostra, siano quelle europee, il cui morso pu recare la febbre per qualche giorno anche all'Uomo, sieno quelle forestiere, di cui taluna raggiunge perfino i 25 centimetri di lunghezza, ed davvero un animale pericoloso se, come si afferma, col suo morso, pu condurre alla morte l'Uomo stesso. Si comprende che mentre fra i pre- datori si potrebbe citare qualche forma da ritenersi utile, invece, fra i Diplopodi pu essere annoverata qualche specie agrariamente nociva, perch attacca spe- cialmente le piante al loro nascere. Divideremo, cogli autori pi accre- ditati, la classe dei Miriapodi nei seguenti sottordini : Diplopodi; Chilopodi; Sintli; Pauropodi; Mirientomi Fig. 139. Scolopendra cingidata. A, capo e pi imi segmenti del corpo visti dal disotto; Fin. piedi-mascelle; IT, mandibole; P. palpi. B, piedi -mascelle separati dal resto. Ingrandito. Diplopodi. Questo ordine, di cui si hanno ovvi esempi nei Centogambe comuni e che racchiude le seguenti principali famiglie: Polyxenidae ; Glomeri&ae; Polydesmidae; Ghordeumididae ; dicati. Julidate; Polyzonidae, distinto dai caratteri qui sotto in- 134 CAPITOLO 1MIMO Corj) cilindrico o depresso, composto di numero variabile di segmenti, ciascuno recante (all' infuori degli anteriori e degli apicali) due paia di zampe. Antenne di 7 od 8 articoli. Man- cano i piedi-mascelle. Non veleniferi. Alcuni si avvolgono a spira se molestati od in pericolo, altri a pallottola. Nella famiglia Pob/xenidae sono compresi piccoli animali (i nostri rappresentanti maggiori non superano i 5 millimetri di lunghezza), tardi, con ciuffi di peli molto ornati sui lati ed attorno alla testa e peli partico- larissimi in due scope, all'estremo poste- riore del corpo. Sono predatori di altri Artropodi minori. Le specie pi comuni da noi sono il Poyxenus lagurus (L.) ed il Lophoproctus lucidus (Oliai.) (fi- gura 140). Il primo pi comune del se- condo nell'Italia settentrionale. Vi- vono sotto le pietre o sotto le cor tecce delle piante, sui tronchi delle quali il P. lagurus si trova durante la calda stagione. Si creduto che il P. lagurus ci potesse essere utile come distruttore della Fillossera, ma se pure il piccolo Miriapodo all'occasione pu divorare un individuo o due del pericoloso Omottero, addirittura assurdo attendersene il bench minimo vantaggio La famiglia dei G-lomeridi composta di forme a corpo breve, scmicilin- drico, che possono arrotolarsi a pallottola come i comuni Porcellini di terra, ai quali somigliano. Molte forme esotiche raggiungono grandi dimensioni, anche 5 a centim. di lunghezza, ma le nostrali, appartenenti ai generi Glomeris, Gervasia sono molto pi piccole; le prime sono pi lunghe di un cen- timetro e le altre anche pi piccole, non arrivano a 4 inill. Vivono sotto le pietre, si appallottolano se impau- rite; non hanno importanza pratica di sorta e non sono nemmeno molto comuni dovunque (lg. 141). I Polidesmidi (fig. 142) e molti Gordeumidi hanno il corpo cilindrico, ma che sembra pianeggiante per espan- sioni carini formi dei segmenti, sui lati. Il numero degli anelli del loro corpo modesto, circa di una ventina nella prima famiglia e di una trentina nella seconda. Si Fig. 110. Due Polixeuidi nostrali, ingranditi ili ima decimi di diametri e proni (da Berlese). A, Poyxenus lagwrus (L.) ; B, Lophojroctus lucidus (l'imi ). b'ig. 111. Glomeris con- nexa Koch, var. lunato- sguala Costa. luiiraudita circa de] doppio (da Berlese). tratta di forme vegetariane con poco interesse pratico, e viventi sotto le pietre, nelle sostanze vegetali putrescenti, ecc., ma talora anche a danno di piante coltivate, poich ne attaccano le radici. La specie nostrale pi comune il Polydesmus cowplanatus (L.), che pu arrivare ai due cent, circa di lunghezza o poco pi. Il Del Guercio attribuisce al P. oomplanatus e ad un Strougylosoma, che appartiene alla stessa famiglia, nonch a specie di Craspedosoma, che spettano alla famiglia dei Cordeumidi, danni non indifferenti ai prati di Loiessa del Ferrarese ed ai campi di Grano delle provinole di Ferrara, Parma, Piacenza e Modena. I danni, come quelli delle larve di Elateridi, sono portati nella regione del colletto o nodo GLI Ali INI DEG1 1 INSET1 I 135 :ill:i viralo, dove questi Miriapodi Beavano un solco lungo l'aase longitudinale del l'usto e limitato parte dell'asse olorofillato contenuto nel terreno. Entro terra o fuori di terra, gli animaletti passano la una all'altra pianta e man mano che, coll'aumento della pianta stessa, i tesanti si fauno pi consistenti, dallo stelo dei cereali vernini i Miriapodi passano a quelli estivi, come il Panico, il Miglio ed il Granturco e, verso il giugno sulle l'i le radici della Carota, della Pastinaca, della Barbabie- tola, dal (avolo e di altre piante. 11 Del Guercio, da cui togliamo queste Dotizie, consiglia l'uso di Bolfosali alcalini o di solfuro di carbonio, trasfor- mato in solfocarbonato di potassa e di calce, alla dose dal 3 al 5 ,, nell'acqua e spargendo delle soluzioni col mezzo delle pompe a grande lavoro per le piante erbacee. L'Autore calcola a circa 60 lire, fra tutto, la spesa per mezzo ettaro ad un ettaro di terreno, spesa, che non grave pensando die questi Miriapodi generalmente invadono ristrette zone di terreno. Anche tra i Brachyde.smus, Diplopodi che molto somigliano ai Poydesmus, qualche specie avrebbe attitudini dannose alle piante, conformi alle citate. Quanto ai Craspedosoma essi sono accusati di attaccare i chicchi di Grano seminati allorch cominciano a germogliare. Fig. 142. Un Poydesmus (P. di- ,, , , .. ,. , . smylus Berlese) ingrandito circa .Molte forme esotiche sono assai pi grandi. In 4 volte e prono (da Beriese). condizione di timore, questi animali si avvolgono su s stessi a spira. Dei Polizonidi non vale la pena di tener parola, poich presentano interesse solo pegli zoologi, ma nella famiglia degli Julidi si incontrano molte forme, che meritano di essere ricordate per la loro frequenza e perch alcune sono accusate di danni alla vegetazione in par- ticolari condizioni. Gli scrittori di Entomologia agraria, hanno da tempo rivolto le loro accuse al Blaniulus guttulatus Bosc. del quale si dice che danneggia gravemente piante diverse, ma in modo particolare le Fragole (fig. 144). L'animale si cela sotto le foglie morte e nel concime attorno alle piantine e su queste sale per corroderne i frutti, nei quali penetra dalla base, allorch sono maturi e non di rado il consumatore mangia col frutto questo suo baco. In mancanza d'altro questi Midi offendono le piante erbacee, conforme si veduto fare da parte dei Polisdemidi ricordati e si combattono come questi. Qualche specie di Juus fra i comuni Centogambe, considerata come nociva a piante diverse, di cui roderebbe le radici. Ho avuto per occasione di constatare io stesso ch e non di rado il Paehvjulus flaripes (K.), l dove numeroso, come talora avviene in localit dell'Italia centrale e me- ridionale, dove la specie diffusa, pu riuscire seriamente nocivo alle seminagioni, specialmente di leguminose e cereali, rodendo i semi allorch germogliano e le tenere piantine da qualche giorno sortite di terra. Fig. 143. Tre Julidi cornimi. A. Pachyjuhu varine (F.) : B, Juh/s sabu- Insu* iL.i. f. altro Julus avvolto a epira. Tatto in grandezza naturale. 136 CAPITOLO PRIMO Le nostrali specie di luridi (fig. 143) pi comuni e piti grosse appartengono al genere Pachyjalns. Nell'Italia settentrionale molto comune il P. varimi (Fabr.), clie si trova talora anche sulle piante, nei grappoli d'uva matura, ecc., tutto nero di pece e coi piedi neri ; giunge a 9 era. di lunghezza. Il /'. oenologus Beri., di colere traente al sanguigno, molto scuro, quasi nero e coi piedi di color vinoso, lungo fino a 85 mill, e vivente nell'Italia centrale e meridionale ; il I'. flaripes (K.), bruno al dorso, giallo-bruno al ventre, coi piedi pallidi, lungo fino a 90 mill. e che si trova nell'Italia centrale e meridionale, ecc. Nel genere Jiins propriamente detto, va ricordato il J. satulosus L., di colore bruno, listato di due linee rosse longitudinali sul dorso; lungo fino a 45 mill., di tutta Italia e comune nel resto d'Europa; l'J. cavannae Beri., che somiglia al precedente, ma le liste dorsali sono piii discoste fra loro e piti pallide. Sonovi poi altri generi nostrali, ad es. Ophjiiliis, Diplojulus, Brachy- jiilus da me istituiti per forme minori e con molte specie nostrali. Fra le esotiche si hanno forme grandissime, appartenenti a gran numero di generi, ad es. Spirobolus, Spirostreptus , ecc., in cui si trovano forme colossali, che raggiungono e superano i 25 cent, di lunghezza. Fig. 144. Blaniulus f/utlnlalits (Bosc). 1 in grandezza na- turale; 2 ingrandito (da Del Guercio). Sinfili e Pauropodi. I due ordini comprendono forme minute, delle quali le maggiori pertinenti al primo gruppo superano di poco il mezzo centimetro e sono rappresentate da noi special- mente dal genere Scolopendica (fig. 145). Si tratta di animali molto interessanti dal lato morfologico e da quello dei rapporti filogenetici cogli Insetti, ma praticamente di nessun rilievo. Vivono sotto le pietre, nei detriti vegetali, sul terreno, ecc., assieme ai Pauropodi. Questi sono anche piti piccoli, cio poco pi lunghi di un millimetro (le specie maggiori); taluni pi piccoli ancora. Essi pure biauchi o leggermente colorati ; non hanno importanza pratica. Fig. 145. Scolopen- drella immaeulata Newj. molto ingran- dita (circa 8 diain. ) (da Berlese). Chilopodi. Sollevando le. pietre nei campi, negli orti, ecc., si mette alla scoperto una fauna speciale, talora molto ricca e molto rappresentata, specialmente se il terreno circostante fresco ed erboso. A limitarsi agli Artropodi non sar difficile vedere aggo- mitolata su s stessa e svolgersi lentamente per poi fuggirsene con velocit qualche grossa Scolopendra dalla tinta gialla, con sfumature olivastre o bluastre sul dorso. Ci accade molto spesso, se tale ricerca si fa nell'Italia centrale e nella meridionale. Si trover anche qualche Julus, qualche altro Miriapodo, parecchie specie di Insetti, ma quasi costante- mente poi certi altri Miriapodi, aventi tutto l'aspetto di piccole Scolopendre, per di colore rosso mattone e che non stanno avvoltolati, ma sempre stesi e fuggono velocissimamente appena la pietra si sollevata. Questi sono i Lithobiut cio animali viventi sotto le pietre, secondo la eti- mologia, ma che si trovano anche, sebbene pi raramente, sotto le foglie marce, nelle borraccine, ecc. (fi"-. 146). Non sar poi difficile che si trovi nello stesso ambiente qualche Geofilide, cio qualche cosa come una lunghissima Scolopendra, di color giallo pi o meno Berlese - Voi. 11. Tav. 11. Tre Miriapodi fra i pi grossi (grandezza naturale). / Scolopendra subftpinipcs delle Indie. 2 SpirogtrepUa indvt del Brasile. .v 1 "ii Glomerideo [Sphaerotherium) di ifrica, Milano - Societ Editrice Libraria. GLI AFFINI DEGLI INSETTI 137 Fig. 146. Lithobius im- jiressus K., ingrandito circa una volta e mezza ; prono (da Berlese). intenso, con piedi numerosissimi, ma anche brevissimi, avvoltolato replicata- mente su s stesso e che si svolge con grande lentezza u fugge mai troppo velocemente (fig. 147). Non poi infrequente il caso di incontrare nelle nostre abitazioni la Scutigera coleoptrata Latr. (fig. 149), dalle lunghe zampe e dalle lunghissime antenne, grigia, cogli arti distesi sul piano, corrente con grandissima velo- cit sulle muraglie. Ecco i principali rappresentanti e pi comuni dei Chilopodi, i quali si dividono in parecchie famiglie e siano per noi ricordate le principali, cio; Geophilidae ; Lithobiidae ; Scolopendridae ; Scutigeridae. I caratteri morfologici dei Chilopodi si possono cos riassumere brevemente : Corpo depresso, composto di un numero variabile di segmenti, ciascuno dei quali porta un solo paio di piedi. Autenne lunghe di un numero variabile, talora grandissimo, di articoli, non meno di 12. Piedi del primo paio trasformati in organi di presa, al servizio della bocca. Veleniferi. Tra i Geofilidi, che contano molti generi e molte specie anche nostrali e che vivono entro terra anche profondamente, ricorderemo il Geophihis electricus (L.), che emette una secrezione luminosa, per cui l'animale brilla di una fosforescenza speciale e gli Himantarium, che sono i pi volu- minosi Geofilidi, dei quali da noi si trovano due specie comuni, VH. gabiielin (L.) e VH. rugu- osum Koch. Il primo arriva a 190 mill. di lunghezza ed ha fino a 173 paia di zampe ; il secondo, che molto gli somiglia, giunge a 120 millimetri ed ha fino a 100 paia di zampe (fig. 147). Questi animali predano Vermi ed Insetti molli. Assal- gono perfino i grossi Lombrichi di terra, sui quali si avvolgono a spira, senza per stringerli come risano fare i Serpenti, ed intanto li teuagliano coi loro piedi mascel- lari, li mordono, iniettando il veleno, fino a che riescono ad ucciderli. I Geofilidi sono accusati di danni alle radici di piante, come Patate, Carote, ecc. Secondo Kirby, questi animali, se in gran numero, fanno morire le Leguminose, forando di gallerie in tutti i sensi le radici, aiutati in ci dai Polydesmua e da Insetti e Verini diversi. I Litobidi, che contano grandissimo numero di specie e di generi distribuiti in tutto il mondo, non hanno importanza pratica di sorta. Le specie maggiori da noi, come il L. montanus K., sono presso a poco della grandezza indicata nella fig. 146, che per rappresenta altra specie al- quanto ingrandita. I pi piccoli si aggirano in torno al centimetro di lunghezza. Nella famiglia degli Scolopendridi si trovano i massimi rappresentanti di tutto l'ordine. Le specie pi voluminose e temibili pel loro morso si rinvengono nei paesi caldi. Da noi sono comuni alcune poche Fin. 147. Un Geofilide: Rimantarium rugnlosiim Koch., in grandezza natu- rale (da Berlese). A. Berlese. ali Insetti, II. 18. 138 caputolo pimio specie, delle quali la pi ovvia, specialmente nell'Italia meridionale, la Scolo- pendra cingulata L. ed un'altra forma, propria delle Isole (Sicilia, Sardegna, ecc.), che per si scosta alquanto dalle Scolopendre vere, di cui ha tutto l'aspetto, il Plutonium zwierleiini Gav. e sta, come la 8. cingulata, di cui ha le dimen- sioni, sotto le pietre (fig. 148). La Scolopendra cingulata L. o S. morsitans degli autori, la specie pi comune nel Sud-Europa, conni - nissima poi nell' Italia meridionale. Non si pu quasi levar pietra nei campi, che sotto non vi si trovi qualche esem- plare di questa specie. Si tratta, come delle for- me congeneri ed affini, di un animale notturno, che di giorno rimane cos nascosto e di notte va a caccia di Insetti, Arac- nidi e Vermi, che afferra tra le zampe, avvolgeu- dovisi attorno e tratte nendo la preda merc i piedi posteriori, che sono robustissimi ed armati di forti aculei, mentre intanto la morde coi piedi mascelle ed iniettandovi il veleno la uccide in brevissimo tempo, per divorarla poi con comodo. Il veleno non certo meno attivo di quello dello Scorpione nostrale anzi assai di pi, ed molto pericoloso lasciarsi mordere da questo im- pressionante animale, poich se ne pu avere, oltrech gonfiore della parte e vivo dolore, anche qualche accesso febbrile. Il colorito della Se. cingulata giallo con sfumature verdastre dorsali. Le nostre Se. dalmatica K. e Se. clavipes K. sono invece di colore olivastro. Il Plutonium zwierleinii, descritto dal Oavanna, ma forse gi noto al Costa, di coloro giallo ranciato. Si gi detto che alcune specie esotiche di Scolopendre, specialmente delle Indie, raggiungono dimensioni veramente colossali e sono molto pericolose anche all'Uomo. Sulle Scolopendre, nonostauto tutta la loro terribilit, si avventurano speciali Acari del gruppo dei Ganiasidi, che u percorrono continuamente tutto il corpo e non souo veramente troppo piccoli. Fig. 148. Le due massime Scolopendre nostrali in arandezza uatur. A, Scolopendra cingulata Latr. ; B, Plutonium zwierleinii Cav. e; LI AFFINI DEGLI INSETTI 139 Sulla Scolopendra nostrale comune illParantennulua scolopendrarum Bori., come sulla Scolo- pendra inbspinipe Leaoh ili Giava, si trova abbondante il Disco;irmi, mirbili Beri, e su Scolo- pendre e grossi Inlidi {Spirottreptus) di Giava, si trova anche l' Heterozercon audax Beri. Tutti questi Acari vivono o di qualche essudato dei detti Miriapodi o dei detriti od avanzi delle loro prede. La Scutigera coleoptrata L. (Se. araneoids, Cermatia variegata, araneoides, ecc., degli autori), che ha parecchi nomi volgari e la cui presenza in Italia creduta dal popo- lino un avviso di una prossima buona ventura (perci in talune regioni si chiama comunemente Fortuna) diffusa in Europa ed altrove, nel Nord-Africa, Asia. ecc.. mentre altre specie si rinvengono in altre parti del globo. un animale prevalentemente notturno e che di notte appunto d la caccia agli Insetti domestici e particolarmente alle Mosche co- muni. velocissimo e perde con tutta facilita, specialmente quando si afferra, le zampe, sopratutto le posteriori, che sono lunghissime. Forse si tratta di un caso di autotomia o per- dita spontanea degli arti in momento di peri- colo. Questo Miriapodo morfologicamente molto interessante per molti caratteri e par- ticolarit, mediante le quali si accosta agli Insetti. lungo circa 3 eentim. non computate le zampe e le antenne. Il colorito pallido, con tre liste longitudinali pi brune (flg. 149). Mirientomi. Questi singolari esseri minutissimi, giacche i mag- giori giungono a circa un millimetro e mezzo, hanno insieme i caratteri degli Insetti pi bassi e dei Miria- podi, ai quali certo si avvicinano perch nello sviluppo postembriouale aumenta il numero dei loro segmenti addominali da 9 a Ili; perch possiedono tre o quattro paia di arti addominali, sia pure allo stato rudimen- tale, ecc. L'aspetto per e gli organi boccali si avvicinano a quelli degli Insetti e possiedono tre paia di arti toracici, ma il luogo dell'apertura sessuale diverso. Le specie nostrali, che sono una dozzina circa finora trovate in Italia, mentre qualcuna si rinvenuta in altre parti d'Europa e nell'America del nord, si dividono in due famiglie, a se- conda che hanno stigmi e trachee (Eosentoniidae), o che ne mancano ( Acerentomida). In queste famiglie mancano affatto le antenne, ma in un genere esotico (Protapteron) delle Indie, le antenne si trovano e sono lunghe, cilindriche, multiarticolate. In questo genere ancora i piedi addominali sommano a quattro paia, mentre negli altri generi delle due famiglie no- strali, i detti arti sono in numero di tre paia soltanto. Sempre per ne sono forniti i soli seg- menti anteriori dell'addome. Questi animali hanno anche ghiandole repuguatorie all'estremo addome. Fig. 14il. La Scutigera coleoptrata (L.) delle case. Leggermente ingrandita (da Berlese). 140 CAPITOLO PRIMO Le larve, molto simili all'adulto, nascono con 9 segmenti addominali. Nelle successive mute il numero aumenta per ciascuna muta di uno, fino a rag- giungere i 12 segmenti. Cos ho trovato io, che ho pub- blicato una grossa monografia di questo ordine. Vivono tutti entro il terriccio ; fra le borraccine o le foglie marce o sotterra e sembra sieno predatori di animali minori. Sono lenti, portano le zampe anteriori sollevate ed in atto raptatorio, come fanno le Mantis (fig. 150). Per alcuni autori il gruppo forma un sottordine (Pro- turi) di Insetti fra gli Apterigoti. Come ripeto, queste forme, certo molto interessanti morfologicamente e dal lato sistematico, non hanno, che si sappia finora,, alcuna importanza pratica. Questi, cogli Aracnidi e le altre forme ricordate in precedenza, sono gli Artropodi tracheati affini degli Insetti, che conveniva conoscere abbastanza prima di iniziare lo studio della vita degli Insetti propriamente detti e sopratutto delle specie le quali, dal punto di vista pratico, hanno per noi un sensibile interesse. Fig. 150. Un Mirientomo (Acereti- tomon), molto ingrandito (da Berlese) Bibliografia. Opere zoologiche sugli Artropodi in generale, dove trattato degli Aracnidi e dei Miriapodi, oltre che degli Insetti. Albin E., Insectorum Angliae Naturalis Historia, etc. Loudini, 1731. Aldovrandus U., De animalibus insectis libri septem. Bononiae, 1602. Audouin J. V., Iconographie des Anelides, Crust., Arachn. et Myriapodes. Paris, 1829. Berlesk A., Acari, Myriopoda et Scorpiones hucusque in Italia reperta. Con 1200 tavole. 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L'ANTICHIT DEGLI INSETTI GRANDI archivi dove in pagine eterne scritta la storia degli organismi che hanno popolato il globo in tutti i tempi ; gli strati che compongono la crosta ter- restre e conservano le traccie ed i testimoni della vita attraverso le migliaia di secoli dalla sua prima manife- stazione al momento attuale ci dicono che specie di In- setti pi o meno somiglianti alle attuali hanno, da tempi remotissimi, abitato sul nostro pianeta e le loro vestigia sono impresse indelebilmente nelle roccie, come interi corpi e ben conservati si custodiscono nell'ambra, nel copale ed altrove ed illuminano lo studioso circa l'origine di queste meravigliose forme attualmente viventi. Ma se altri animali dotati di scheletro pi resistente ed impregnato di sali minerali hanno potuto lasciare le traccie loro pi abbondanti, complete e pi di- mostrative, come sono ad es. tutti quei Molluschi, Brachiopodi, Trilobiti, ecc. che formano la pi numerosa falange in appoggio della Paleontologia, pure anche degli Insetti, rappresentati da parti loro e spesso da interi e ben conservati corpi (come sono quelli compresi nell'Ambra e nel Copale) non scarse n poco carat- teristiche traccie si sono conservate nei vari strati. N solo Insetti adulti si trovano a testimoniare della presenza di questi Bsapodi nelle varie epoche, ma, ancora le loro forme giovanili o i follicoli delle uova od i bozzoli ed altre protezioni di larve e di ninfe od anche parti di piante colle speciali alterazioni dovute ad insetti diversi. Certamente il maggior numero dei resti di Insetti, che sono finora stati fatti oggetto di studio, si riferiscono alle ali, di cui la speciale disposizione delle ner- vature offre caratteri sicurissimi diagnostici e di confronto colle vicine forme attuali. Perci appunto questo studio pterografico, dal quale anche per gli Insetti attualmente viventi, in particolar modo di taluni ordini, cos grande ed eccellente messe di precise indicazioni si hanno, del pi grande rilievo alla definizione dei generi e delle specie, seguito col massimo interesse e scrupolo da parte degli studiosi delle forme fossili di Esapodi. Non e per da credere che a questo solo si restringa il materiale paleoen- l'antichit DEG INSETTI 153 tomologico, mentre si sono trovati resti numerosi e bellissimi anche ili molte altre parti del corpo ed impressioni ottime in roccie diverse particolarmente del periodo carbonifero. Cosi si hanno zampe posteriori e parti di ali, anche col caratteristico organo stridulante di Locnstidi primitivi; ed avanzi, con ovopositori e lunghe antenne setiformi di Elcanidi, che si considerano per progenitori degli attuali Locnstidi. Di un antenato dei presenti Eincoti, cio delV Eugereon si hanno mirabili impronte dell'organo boccale tutto. Nel Carbonifero si sono rinvenuti Esapodi da considerarsi come capostipiti degli attuali Ortotteri e mostrano le zampe poste- riori saltatone. Avanzi antichissimi di Insetti, forse i pi vecchi, come sono i Paleodittiotteri si hanno in bellissime impronte, che mostrano espansioni aliformi anche del protorace, ecc. Per tutte le epoche geologiche si trovano campioni di Esapodi rappresentati da vestigia, molto dimostrative ed addirittura preziose per la storia delle migliaia di secoli, di questo grande gruppo cos numeroso attualmente. Certo, confrontando il materiale di specie fossili conosciute tino ad ora, che non sommano ad 8000, delle quali 900 sono del periodo Paleozoico, circa 1000 del Mezozoieo e poco meno di 6000 del Cenozoico, con quello sterminato oggi vivente, che sono parecchie decine di migliai;!, esso pu sembrare scarso, ma a questo proposito giova tener presenti alcuni fatti. Anzitutto le specie attuali sono cos numerose in grazia del diligentissimo studio differenziale che pu essere fatto solo su numerosi e ben conservati indi- vidui e molte volte le differenze specifiche sono tenuissime, sebbene di valore indubbio, ma non tali certo che potessero essere riconoscibili in detriti pietrifi- cati od in individui da studiarsi traverso l'ambra. Inoltre moltissime forme delle pi alte fra gli Insetti appartengono ad epoca recentissima od alla attuale, come sono gli Acrididi, i Lepidotteri, i Coleotteri, gii Imenotteri parassiti, i Ditteri ciclorafi, ecc. Quello che pi interessa, nell'ambito della Paleontologia, si il mettere in vista forme diverse fra loro pi che specificamente a ci che il graduale progresso da specie geologiche alle attuali ed i rapporti genetici fra queste appaia nel miglior rilievo. Ora ci fatto gi molto largamente col sussidio delle forme sinora note fra le paleoentomologiche perch coll'aiuto dei frammenti a nostra disposizione attualmente si possa disporre un quadro abbastanza completo della fauna ento mologica di tutti i tempi, rappresentata ben inteso nelle sue linee generali. Le localit, che hanno dato buona o discreta n esse di materiale paleoento- mologico non sono finora molto numerose n egualmente essa abbondante per ciascun periodo geologico ; vi sono tuttavia, nell'un senso e nell'altro, non poche lacune. Ad esempio del periodo triassico e cretaceo ben pochi sono i rappresen- tanti di Esapodi messi in vista finora. Al contrario, alcuni sedimenti sono straor- dinariamente ricchi di rappresentanti del gruppo. Tale diversa ricchezza dipende dalla diversa capacit di conservazione per parte dell'ambiente, degli avanzi di questi Artropodi. La mancanza di determinate forine in un tempo, le quali per si trovano nel precedente e nel successivo, giustifica il pensiero che essa deficienza si debba attribuire alla natura dei sedimenti non atti alla conservazione delle traccio di Insetti. Perci ancora allorch una forma particolarmente specializzata si vede ap- parire d'un tratto senza alcuna predecessione che quasi la prepari, questa si deve logicamente ammettere per esistita e non ancora trovata o per insufficienza di A. Berlese. Oli insetti, II. 20. 154 CAPITOLO SECONDO ricerche o per inettitudine degli strati precedenti ad una sufficiente conservazione dei resti di simili organismi. Tutto sommato non sembra doversi giudicare per molto scarso il materiale paleoentomologico finora a nostra disposizione. Esso tale, perlomeno, da poter concorrere molto efficacemente ad una storia degli Esa- podi traverso le epoche passate. risultato," fra l'altro, che il pensiero di poter includere anche le specie d'altre et, scomparse ora, negli stessi ordini che attualmente compongono la grande Classe non da seguirsi e gli Autori pi vecchi, che a tale modo di ve- dere si attenevano, si trovavano \n\ spesso nel pericolo di ingenerar confusioni pi che altro. I gruppi attuali sono stati preceduti da altri con caratteri diversi e perci oggid sembra pi opportuno, anzich tentare di far entrare a forza le antiche forme nei gruppi attuali, il raccoglierle in ordini, famiglie e generi a s e pro- cedere ad un paragone, come delle specie cos anche degli aggruppamenti di forme fossili, coi corrispondenti d'oggid, i quali si pu credere che da quelli sieno proceduti. Da quando l'ambra fu ricercata come sostanza preziosa e d'ornamento e quindi attrasse l'at- tenzione anche per le sue note qualit elettriche, fu rilevata la presenza, molto frequente, di Insetti ed altri piccoli animaletti, compresi nel corpo dell'ambra stessa e ci non mancato di destare la viva curiosit degli osservatori di cose naturali. Molto spesso tra gli scrittori antichi fatta menzione di Mosche, Formiche ed altri piccoli animali, che si vedono iicorporati nell'ambra e gi l'Aurifaber ne parla fino dal 1551. Una dissertazione speciale in proposito fa l'Aldovrandi, in due classiche opere (1638 e 1648). Di Miacas majores et minore, culices, crabrone, ape, tineas, blatta*, formica, locustas incluse nell'ambra fa cenno l'Hartmann, poco di poi (1677 e 1699). Anche lo Scheuchzer, trattando di parecchi fossili del Monte Bolca e di Oeningen, accenna anche ad Insetti compresi nell'ambra e ne discorre anche il Mercati (1717). Anche il Vallisnieri parla di Hu- scas, culices, araneas, formica volante, scolopendra alia/ine ammalia, che sono nell'ambra e ci a pro- posito di certi fossili di Turingia (1715). Del resto, ili scarabaei et papiliones trovati nell'ambra in Westrogothia fa menzione anche il Brousell (1729). 11 Sendelius (1742) ricorda diversi insetti dell'ambra ed anche di una falsa ambra che viene dall' Africa e che lieve essere il Copale. Appartengono al secolo successivo accurati e Fig. 151. - Un Dittero dell'Ambra .1-1 Bai- cospicui lavori sugli Insetti fossili, a principiare tic, come apparisce per trasparenza, lugran- da quello di Brulle (1839), che [primamente fece ri- dite circa 3 diam. levare l'importanza di questi per gli studi geolo- gici, mentre il Germar (1839), coutinua gli studi sugli Insetti fossili degli schisti litografici di Solenhofen, studi del resto iniziati gi nel se- colo XVIII e proseguiti di poi dall'Hagen, dal Vou Heiden, dal Goldenberg, dal Giebel, dal Deichmiiller e dall'Oppenheim (dal 1866 al 1888). Importanti sono i lavori dell'Heer, apparsi intorno alla met del secolo scorso, pei quali lo studio degli Insetti fossili ricevette grande impulso. L'Heer illustr circa mille forme di Oeningen in Baviera, di Radoboj in Croazia, di Aix in Francia, dell'Argovia in Svizzera, di Madera, della Groenlandia, ecc. Sono meritevoli di considerazione le sue induzioni circa i modi di vita di questi esseri, i loro rapporti coi fiori contemporanei, i confronti colle forme attuali nonch sul clima delle antiche epoche geologiche. dello stesso tempo la classica opera del Berendt sugli Insetti dell'ambra. Parecchi autori trattano degli Insetti fossili, particolarmente del terreno Carbonifero, trovati in Inghilterra. I. ANTICHIT DEGLI INSETTI 155 I pi notevoli progressi della paleoentomologia si devono al Brongniart, in Francia, ed allo Scudder, negli Stati l" ni ti d'America. Essi, in gran numero di scritti, illustrarono la fauna ento- mologica ili epoche di\erse e di varie Idealit, specialmente dell'epoca carbonifera dei loro paesi. L'opera di questi autori continuata in America dal Cockerell ed in Francia dal Meunier. il finale ultimo sopratutto ba rivolto le sue ricerche agli Insetti dell'Ambra baltica e del Copale. Finalmente l'Handliraoh, in Austria, prese in esame gli Insetti fossili di tutti i tempi e di tutte le localit, pubblicando in proposito molti e voluminosi lavori, nei quali le considerazioni d'indole generale e sintetica sono ampiamente svolte. Noi seguiremo molto davvicino precisamente le opere di questo Autore, nella redazioni' ilei presente capitolo. Del resto lo studio degli Insetti fossili non si limitato alle regioni d'Europa gi citate, ma per molte altre esso stato felicemente seguito. Cosi, oltre ai lavori dell' Heer per la Groen- landia, del Meunier per l'Africa gi ricordati conviene tener presenti quelli dell' Eichwald 1 1864), del Hrauer, del Redtenbacher e del Gangelbauer (1889) per le formazioni giuresi della Siberia orientale; del Murray (18(50) e dell'Hislop (1862) per l'India centrale; dell'Etheridge e dell'Oliti' (1890) per l'Australia i Nuova Galles del Sud). Quanto all'Italia gli studi di Paleoentomologta sono meno ricchi in causa della scarsit di avanzi fossili di Insetti. Tuttavia debbonsi ricordare, colla dovuta lode, i lavori dell'Omboni, del Capellini, del Rebel, del Bosniaska sugli Insetti terziarii delle provincie di Pisa e di Livorno; del Canavari su quelli permiani del Monte Pisano : del Sismonda e del Sordelli pegli Insetti terziari del Piemonte e della Lombardia ; del Gandhi e Strozzi sui travertini toscani ; del Mas- salongo sugli Insetti terziari del Vicentino e del Veronese e del Senigalliese, sui quali ultimi aveva lavorato anche il Procaccini-Ricci. Gi nel 1838 il Guriu-Meneville aveva studiato gli Insetti dell'Ambra siciliana ed a questo proposito giova ricordare una lettera pubblica del nostro Rondani (1840), colla quale vengono emendate alcune determinazioni dell'Autore francese. Gli Insetti dell'Ambra siciliana sono stati, pi recentemente, studiati anche dal Malfatti, dal Tosi e dall'Emery; il primo dei quali aveva anche fatto ricerche sugli Insetti dei tripoli di Mondaino, presi in esame anche dal Cecconi. II Ponzi studi le forme plioceniche del Monte Vaticano ed il Pampaloni rinvenne alcuni minutissimi Insetti nel Disodile di Melili i in Sicilia. Era Paleozoica. Siluriano e Devoniano. Il Brongniart, nel 1885 descrisse una Paleoblitttina douvillei del Siluriano medio di Iurques in Francia e nel 1892 il Moberg illustr un Proiocimex silurieus degli scliisti a G-raptolit di Killeroed in Svezia. Queste due forme sembrarono da considerarsi pei pi antichi insetti cono- sciuti. Senonch. in seguito, esaminati con maggior diligenza i campioni, si dovette convenire che se il primo poteva riferirsi a frammento di Trilobite, il secondo sembrava non potersi neppure considerare per avanzo di cosa organizzata. Per ora adunque all'antichissimo Siluriano non possono essere attribuiti veri e propri Esapodi, mentre si hanno invece avanzi da attribuirsi sicuramente a Scorpioni. Quanto al Devoniano, generalmente sono ascritti a questo strato numerosi avanzi di veri Esapodi, trovati negli schisti di Sant John nella Nuova Brunswick e questa opinione molto frequentemente espressa nei testi di Entomologia e di Paleontologia. Ma i detti sciasti, che da taluno autore sono stati perfino attribuiti al Silu- riano, si riconosce invece che appartengono al Carbonifero. Perci neppure pel Devoniano si conoscono ora forme fossili di Insetti. 156 CAPITOLO SECONDO Carbonifero. A questo periodo appartengono veramente i pi vecchi Insetti conosciuti e se ne hanno numerosissime vestigia. Non gi nel Carbonifero inferiore (Oulm) per quanto sieno stati attribuiti a questo strato quei Kuhn Eiifer o Coleotteri del Culm, i quali si conservano a Berlino ed a Tiibingen, ma che ora non si ritengono neppure per resti di Ar- tropodi e del resto i Coleotteri sono assai tardivi a comparire nelle epoche geologiche. I veri Insetti appaiono, per la prima volta, in quella porzione di Antracitifero che dai tedeschi viene detta unteres Obercarbon e si rinvengono oramai molto numerosi ed in molte localit dell'Europa (in particolar modo Inghilterra, Francia Germania) nonch nell'America settentrionale, (specialmente Mazon Creek, nel- Plllinois). Compaiono, per verit, forme da ascriversi a gruppi ormai tutti estinti, all'in- JP Pig. 152. Un Paleodiottern. Stenodiclya lutala Brongn. A, figaro schematica (ial Brongniart) : B. la stessa ricnst.nuta {da Handlirseh). fuori dei Blattoidi, dei quali si hanno molti rappresentanti anche oggid, ma in molti ili questi gruppi si possono veramente riconoscere caratteri pei quali essi possono considerarsi come i capostipiti, ormai scomparsi, di parecchi gruppi attuali. Non certamente gli Insetti del Carbonifero debbono considerarsi per le prime forme apparse sulla faccia del globo, sebbene di precedenti, come ripeto non si abbia oggi sicuro vestigio. Tuttavia in questo periodo si trovano i resti di forme da ascriversi ad un notevole gruppo, quello cio dei Paleodittiotteri (Palaeodi- cty opter),. che, per ora almeno, sono le pi primitive conosciute. Paleodittiotteri. Tale nome fu primamente usato dallo Seudder per indicare tutti gli Insetti del periodo carbonifero. Ma l'Handlirseh ne ha fatto pi ordini, limitando quindi la primitiva estensione del gruppo come era intesa dallo Seudder. (ili avanzi che si hanno di Insetti di questo gruppo sono, come ho avvertito, numerosissimi ed appartengono ai depositi carboniferi dell'Europa (Inghilterra, Francia, Germania, Belgio) e dell'America del Nord. I. ANTICHIT HKOI.1 INSETTI 157 Fig. 153. Lycocercus yoldenbertj Brongn., figura schematica {'lai Brougniart). Paleodittiottero con appendici (gonapotsi ?) all'estremit dell'addome. In linea generale si hanno solo porzioni di ali, ma qualche volta anche pezzi piii o meno vistosi del corpo. Perci lo studio di queste forme ha potuto essere abbastanza sodili staceli te. Si ritiene che i Paleodittiotteri (tgg. 1512-154) avessero il capo grosso, roton- dato e fornito ili antenne semplici, brevi anzichen, tutte composte di articoli omo- nomi. Gli occhi, bene svilup- pati, erano composti e l'appa- rato boccale atto alla mastica- zione. Nel torace i due ultimi segmenti recavano ali e non troppo diversificavano fra loro e col precedente. Questo, cio il protorace, recava espansioni aliformi, le (piali sono state considerate per organi di volo rudimentali. Quanto alle ali del pterotorace esse erano tutte e quattro fra loro eguali e for- nite di una nervatura molto semplificata, secondo, cio, un tipo molto primitivo. Queste ali stavano sempre distese la- teralmente, non sembra che fossero molto mobili sul segmento toracale, al quale si univano per larga base. Le zampe erano eguali fra di loro, robuste, atte alla corsa e terminate da tarso con pochi articoli; esse erano in numero di tre paia. L'addome era sessile, di varia lunghezza, diviso in undici articoli, eoll'articolo estremo non ridotto e for- nito di cerei multiarticolati, spesso presenti oltrech nella forma adulta anche nelle giovanili. In talune forme, al lato ventrale dei segmenti 8. o 9. si trovavano anche appendici, da paragonarsi alle gonapotsi di molte specie attuali (fig. 153). Non di rado si scorgono delle appendici particolari, uscenti da espansioni pleurali nei segmenti dell'addome e che sono state considerate per tracheobranchie. il che indicherebbe, per queste forme, una vita anfibia probabilmente nelle frequenti paludi disseminate nelle ricche foreste e lussureggianti, proprie del periodo carbonifero. Branchie anche allo stato adulto in parecchi Paleodittiotteri devono aver esistito anche all'e- stremit dell'addome, ad un dipresso come attual- mente nelle larve di Effemeridi, che sono appunto insetti Antibiotici, come anche i Perlarii e gli (donati, essi pure affini a questi antichissimi Paleodittiotteri, che sono caratteristici del periodo carbonifero, nella quale epoca dovevano essere abbondantissimi. Si tratta di Insetti, alcuni dei quali raggiungevano dimensioni veramente enormi e del tutto inusitate attualmente. Ad es. : le ali del Megaptilus blanchardi (Brongn.) misuravano l(i cent, di lunghezza; 12 quelle del Rypermergethes schucherti Handl.; 9 quelle delle Paolia vetusta Smith, ma nientemeno che 36 cent, di aper- tura d'ali aveva V Archeoptilus yaullei Menu. Fig. 154 Un Paleoditiottero Euble- ptus danielsi Mandi. Ricostruito (da Haiidlirsch). 158 CAPITOLO SECONDO Anche il Titanophasma fayoli Brongn., il cui corpo lungo 260 uiill., forse esso pure un Paleodittiottero. Si ritiene che Insetti cos voluminosi, pi che volare bene come gli attuali nostri Odonati, facessero dei voletti corti e faticosamente, per passare d'uno in altro stagno. L'ordine stato diviso in ben 22 fa- miglie, nelle quali si contano specie molto importanti, perch considerate come caposti- piti di gruppi attuali. Fra le forme fossili, appartenenti a questo ordine, si possono ricordare la Litltomantis carbo- naria Woodw. fre- quentemente citata nei testi di Ento- mologia, perch sul pr torace reca due grandi espansioni aliformi, percorse da rilievi simulanti nervature. Fig. 155. Un Protortottero Dieconeura al- enata Scucili. Ricostrutta (da Handlirsch). Anche la Xenoneura antiquonum Scudder, che per molto tempo si ritenne il pi antico insetto fornito di organo stridulante (sebbene di poi si sia riconosciuto che le pliche speciali che avevano fatto credere a tale organo sono invece dovute a sovrapposizioni di parti) si pu ritenere che appartenga all'ordine dei Paleodit- tiotteri. Fig. 156. Un Protortottero alter i-ante. Gerarus longi- collis Haudl. ricostrutto (da Haudlirsch). Differenziazione verso gli ordini attuali. In questo grappo si trovano parecchie forme che segnano un passaggio verso ordini pi recenti, a partire da quelli pi antichi. Cosi i Protortotteri, di cui si conoscono una quarantina di specie, da riunirsi in varie famiglie e che si trovano nelle stesse localit dei Paleodittiotteri, rap- presentano forme transitorie verso gli attuali Ortotteri (flgg. 155-158). Questi Protortotteri avevano ali maggior- mente differenziate e, durante il riposo, si ri- piegavano sull'addome; le anteriori hanno gi qualche maggiore complicanza nella nervula- zione e questa, nelle posteriori, mostra gi un campo anale limitato da una piega e talora piccolo, ma altre volte piuttosto grande. La testa grossa, fornita di robuste mandibole e di antenne esili e lunghe. Il corpo piut- tosto tozzo, con protorace robusto o, in talune specie, molto allungato ed in qualche forma con espansioni laterali corrispondenti a quelle gi avvertite per alcuni Paleo- dittiotteri. Per tali espansioni non si sviluppano ulteriormente ed anzi tendono a scomparire; certo non se ne ha esempio nelle specie successive. Cominciano Fig. 157. Un protortotteri GyropJUabia longrollis Handl., figura schematica (da Handlirsch). 1 \\ il. imi i iiKui.l i\'m:i 11 t59 ad apparire, in talune torme, le zampe posteriori saltatone, cio pi robuste e pi lunghe delle altre, per quanto invece in molte altre specie tutte le zampe sieno fra loro di sviluppo conforme. Man- cano (inora gli organi stridulanti. I Protobialtoidei t'orinano un altro ordine, messo come anello fra i Paleodittiotteri ed i Bluttoidei, che appaiono per la prima volta nello stesso periodo carbonifero e si conser- vano traverso tutte le epoche Ano alla attuale. Vi ha chi ritiene che i Protoblattoidei rappresentino coi, Blat- toidei, due rami proce- denti da un unico sti- pite piuttosto che es- sere essi stessi i pro- genitori dei Blattoidei. Ancbe dei Protoblattoidi si conoscono una quarantina di specie, distribuite in diverse famiglie, che sembra doversi considerare rispettivamente i progenitori dei Blattidi, dei Fasmidi e dei Locustidi attuali (flgg. 159, 160). Tutti i Protoblattoidi presentano un capo tozzo, sebbene non cos come negli attuali Blattidi; ali ripiegate in riposo sull'addome, le ante- Fig. 158. Un Protortottero a zampe poste- riori robuste; Oedischia williamsoni Brongn. ricostrutta (da Haudlirseh). Fig. 15y. Un Proto - blattoide. Eucaenus at- tenuai us Haudl. (dal Handlirseh). non con campo anale ristretto, traversato da vene arcuate ed oblique verso il Fig. 160. Due Protoblattoidi. A, Eucaenus ovalis Seudder ; B, Protophasma damasi BrODgn., ricostrutti (da Haudlirsch). margine posteriore; il protorace largo ma non cos espanso come negli attuali Blattidi. Nella famiglia Oryctoblattinidae si trovano specie, le quali, pei caratteri delle ali, ricordano i Mantidi attuali, di guisa che si pu dubitare ne siano i progenitori. 160 CAPITOLO SECONDO Alla famiglia Protophasmidae appartiene il Protophasma dumosi, illustrato dal Brongniart nel 1878, quale precursore dei Fasmidi attuali non bene allora dal- l'Autore completato e ricostruito; pi tardi, dallo stesso Brongniart, messo nell'or- dine dei Neurotteri, colla Lithomantis e quindi nuovamente considerato per un Ortottero. nn vero Protoblattoideo, come quel Protascalaphus o Stenoneura fayoli dello stesso Brongniart, da lui ritenuto un Proto- mirmileonide. cio un capostipite di Neurotteri e di poi un Protofasmide. Finiscono, col Permiano, i Protortotteri e Proto- blattoidi, anzi in questo periodo sono essi rappre- sentati, a quel che se ne sa per ora, da una sola specie. Fi. 161. Una delle pi antiche e primitive forme di Blattoidi ge- nuini. Aplithoroblallina johnsoni Woodw., ricostrutta (da rian- darseli). Blattoidi. Si gi detto che tino dal Carbo- nifero si hanno resti di veri Ortotteri e pi preci- samente di Blattoidi, la quale famiglia vive tuttod. L'Handlirsch infatti ritiene che veramente si tratti della stessa famiglia, mentre lo Scudder vuole in- trodurre in una famiglia distinta (Protoblattariae) le forme fossili e ci dietro speciali considerazioni della nervulazione delle ali, modo d vedere questo che non condiviso dalla maggioranza degli autori. Certo che anche i Blattoidei antichi, come gli attuali, deponevano le loro uova in ooteche, che si sono trovate fossili nel Carbonifero. Si conoscono 11 famiglie, comprendenti 470 specie fossili e sono molto ab- bondanti nei depositi di Conemaugii (America del Nord) e di Ottweiler (Germania); appartengono alla parte pi alta del Carbonifero (Ouraliano e Stefaniano). Le due famiglie degli Archimylacridae e ilei Mylacridae presentano molto interesse, la prima perch numerosissima di specie finora note, la seconda perch vi si sono osservate forme decisamente mimetiche con foglie di Felci, fra le quali certamente vivevano. L'esempio pi dimostra- tivo rappresentato dalla Pieri domylacris paradoxa Handl. della famiglia Pteridomylacridae, le cui ali sono cos somiglianti alle fronde di talune Felci da lasciare spesso dubbio se si tratti di una cosa o dell'altra. I Blattoidei sicuramente erano forme terrestri, in tutte le et e le forme ninfali presentavano foderi di ali presso a poco cos come nelle nostre Blatte, sebbene meno rivolte all'indietro. Pig. 162. - Blaltoi- dea earri Sehuch. niufa (dal Scbu- ohert), Protodonati. Anche fra i Paleodittiotteri e gli Odonati at- tuali sta un ordine, che trovasi nel Carbonifero, rappresentato per ora da poche specie, non pi di nove e chiamasi dei Pro- todonati. Non convengono coi Paleodittiotteri, per ci che la ner- vatura delle ali pi differenziata, ma nemmeno cogli Odonati, poich mancano del pterostigma. Poco si pu argomentare della struttura di questi Insetti in base agli scarsi ed insufficienti resti che se ne hanno finora, sembra per potersi dire, con sicu- rezza, che si tratta di forme anfibie, le cui ali erano distese orizzontalmente e che raggiungevano dimensioni colossali. Infatti le ali di alcune specie di Meganeura (ad es. : M. monyi Brongn., M. brongninrti Handl.) raggiungevano i 30 centim. di lunghezza. Sono questi dunque i pi voluminosi insetti fossili conosciuti. ANTICHIT ttKGLI INSKl'II 161 Protefemeridi il . Questo gruppo, secondo il concetto dell'Hamllirsch, e finora Fig. 163. AH anteriore e posteriore di Mer/aneura, impiccolite, figura schematica (dal Handlirsch). rappresentato da una sola specie (fig. mentry in Francia. Tale forma presenta caratteri intermedi fra i Paleodittiotteri e gli attuali Efemeridi. Le ali in nu- mero di quattro sono tutte fra loro eguali e per la nervatura in gene- rale corrispondono ai Paleodittiot- teri. ma hanno dei caratteri speciali di quelle degli Efemeroidi attuali Inoltre la torma fossile possedeva un prolungamento filiforme dell' 11. tergite appunto come si vede essere in aluni Efemeroidi odierni. I seg- menti del torace e dell'addome erano omonomi e rispettivamente eguali fra di loro e gli occhi com- posti piccoli come nei Paleodittiot- teri. 164) trovata nello Stefaniano tipico a Oom- Fig. 161. Uu Protoefemeride. Triplosoba nnchella Brongu., ricostruita (dal Handlirsch). SI Megasecopteri. - Per Brongniart tratta di una famiglia da ascriversi ai Neurotteri, ma per l'Handlirsch, che (1) Con tale nome il Brongniart. che primo ne us, indicava talune forme appartenenti ai Paleodittiotteri, come Homaloiieiira, con cerei lunghi fino a 10 centim. ed ali, invece, poco pi lunghe di 3 centim. Qui noi usiamo tale parola secondo il significato molto diverso attribuitole dall'Handlirsch. A. Bbrlese, Oli Inietti, li. 21. 162 CAPITOLO SECONDO ritiene anche gli odierni Neurotteri come un complesso di pi ordini, i Megase- copteri costituiscono un vero ordine a s, da dividersi in cinque famiglie, com- prendenti 21 specie fino ad ora conosciute (tg. 105). Questi sembrano i precursori degli odierni Panorpati e derivano dai Paleo- dittiotteri. Le nervature delle ali scemano di numero e si dispongono pi ordinata- mente a quelle longitudinali, le quali pure diminuiscono di numero e si accostano pi strettamente fra di loro. La testa cordi- forme; il protorace piccolo eie quattro ali. indipendenti L'ima dall'altra, nel riposo se ne stanno distese orizzontalmente. Addome composto di segmenti omonomi, provvisto di due lunghi cerei. La piti gran parte delle specie si trovata a St. Etienne, in Francia, Questi Megasecotteri erano Insetti etero- metaboli, come si riconosciuto in seguito al ritrovamento di una ninfa, che presen- tava i caratteristici foderi delle ali, diver- genti ai lati del torace. Fig. 165. Un Megasecoptero. Miscoptera woodwardi Handl., ricostrutta (da Haudlirsch). Reculoidi, Adentomoidi, Apalopteroidi e Mixo- termitoidi. Sono questi altri gruppi minori, ma anche meno bene noti, perch fondati su poche specie e su scarso e mal conser- vato materiale. Concludendo, per quanto si riferisce al periodo Carbonifero, noi vediamo che in questo gli Insetti sono primamente rappresentati e con sicurezza dai Paleodittiotteri. Inoltre, accanto a questo maggiore gruppo trovansi parecchi ordini oggid scomparsi e che sono intermedi fra i Paleodittiotteri e gli attuali Ortot- teri Blattoidi, Odonati, Efemeridi e Panorpati. Tutti questi ordini intermedi per non sono rappresentati attualmente, u alcuno degli attuali esiste gi nel periodo Carbonifero. Fanno eccezione i soli Blattoidi i quali, com- parsi gi nel periodo Carbonifero, appunto si con- servano fino all'epoca attuale. Fig. 16i. Un Adentoiuoide : Ha- denlomum americanum Handl-, ricostrutta (da Handlirscb). Permiano. Il terreno Permiano molto meno ricco di avanzi fossili di Insetti di quello che non si sia veduto essere stato il Carbonifero ; potrebbe dunque ritenersi che la fauna fosse realmente meno abbondante. Il fatto principale di questo periodo la mancanza dei Paleodittiotteri. Nel Permiano fluiscono quegli Ordini precursori degli attuali che furono i Protobat- ioidi, i Protodonati ecc., mentre continuano i Blattoidi e se ne conoscono circa 120 specie, in massima parte spettanti alla famiglia Archimylacridae. Sono questi L'ANTICHIT lil'.IJLI INSETTI 163 i soli Insetti fossili dell'epoca paleozoica che si sieno trovati in Italia, cio sul Monte Pisano, dal Canavari. Gli Archimilacridi del Permiano sono per meglio differenziati che non quelli del Carbonifero. Oltre. alla detta famiglia, nel Permiano trovansi rappre- sentanti anclif di quella dei Mantoidei, come si argomenta da due ali che l'IIandlirscli trov nel Permiano superiore di Russia per le quali egli istitu il genere Palaeomantis. Non se ne sono trovate le zampe e perci dubbio se esse sieno sul genere di quelle delle nostre Mantidi, cio rapta- torie (ben inteso quelle del 1." paio). I Protodonati non sono pi che scarsamente rappre- sentati e se ne conosce una sola specie del Permiano infe- riore di Franconia, le cui ali misuravano almeno 10 centim. di lunghezza, ma se ne hanno solo incompleti resti. II Permiano poi contrassegnato tlall'apparsa di nuovi tipi molto importanti di insetti, i quali rappresentano i pi vicini progenitori di gruppi attuali. Pig, 167. Un Efeme- nii J-" " Odonati. Di questi Insetti aumenta il numero. (Ili Anisozigotteri sono in diminuzione e non se ne conoscono pi che 9 specie, da distribuirsi in almeno 3 famiglie. Aumentano invece gli Anisotteri e se ne hanno pi specie, da intro- dursi in due famiglie, cio Gonfidi (ancora esistente) e l'altra degli Eschnididi (Han- dlirsch) estintasi. A questa famiglia appar- tiene la Cymatophlebia longilat (fig. 173) del Germar, gi introdotta nei generi Li- bellula Aeschna, Afiax, Peialia, Gynacantha. In questo ultimo genere le femmine pos- sedevano un lungo ovopositor